venerdì 30 dicembre 2011

Padre Cavalcoli: E' assolutamente indimostrabile che non ci sia continuità dottrinale tra i documenti del Vaticano II e il precedente Magistero

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2 commenti:

Raffaele Ibba ha detto...

Vorrei sottolineare con molta forza la conclusione dell'intervento di p. Cavalcoli.
"Ma allora chi è infallibile? La Chiesa o lo siamo noi?"
Perché se la Chiesa (Santa e Cattolica) ha un compito ed un merito costante nei confronti di tutti i suoi figli è proprio quello di insegnarci l'umiltà davanti alle strade di Dio.
Le quali non sono MAI le "nostre" strade.

Ciao
r

Anonimo ha detto...

Il discorso di Padre Cavalcoli è molto chiaro e fissa degli spartiacque precisi: continuità con la tradizione teologica, disinvoltura nella pastorale. Però, Padre Cavalcoli, mi consenta di farle notare che i comuni (ignoranti) mortali, che non sono dotti ed eruditi come lei in materia religiosa, a volte esternano le loro perplessità su alcune evidenti devianze (chiamiamole formali se non vuole sentirsi offeso) della Chiesa, che per immeddiata deduzione mentale inducuno a pensare che la Chiesa di oggi (dottrina e teologia) non sia più quella di un tempo.
Porto un piccolo, forse stupido esempio, che nulla ha a che fare con la teologia e la dottrina, ma che attiene allo "stile" (se vuole, lo chiami di pastorale).Il Concilio aveva accordato ai presbitori la facoltà di avvalersi del clergyman, prima non ammesso. Lei conosce meglio di me quanto è successo: quasi nessun prete usa il clergyman, né tanto meno la talare; spesso non pochi di loro girano addobbati come dei metallari (hippies, freakettoni, chi più ne ha ne metta, li chiami come vuole) e forniscono un'immagini deteriore del loro ruolo ministeriale nella società. Perchè i Vertici, in buona sostanza, si sono sempre messi le fette di salame sugli occhi, o hanno tacitamente tollerato le devianze?