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venerdì 1 giugno 2012
Terremoto, il Papa: sgomenta tanta incomprensibile distruzione. Un onore essere alla Scala, intensa l'esecuzione di Beethoven. La gaffe di Lissner (Izzo)
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Il Papa alla Scala: "Non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca del Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l’altro e così aiuta ad andare avanti"
Sala Stampa Santa Sede: la presenza di Bertone era prevista (Izzo)
Benedetto XVI: ''Milano non si isoli e guardi al futuro'' (video Repubblica)
Il Papa alla Scala: foto Corriere
Il Papa a Milano: lo accolgono Scola e Riccardi. Migliaia di fedeli lungo il percorso. Il Papa: Chiesa mobilitata per soccorrere le famiglie (Izzo)
Il vento gioca con il Santo Padre: foto Repubblica
Guardare al futuro. L'incoraggiamento di Benedetto XVI a una città che cerca un ''nuovo volto'' (Sir)
Il Papa risponderà domani sera alle domande di alcune famiglie, poi via a musica (Izzo)
Benedetto XVI è arrivato a bordo della "papamobile" in una gremitissima e plaudente Piazza Duomo per incontrare la cittadinanza di Milano (Ansa)
UN GRAZIE DI CUORE A TGCOM24! STRAORDINARI!
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Il Papa a Milano: foto Corriere
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Il Papa a Milano: "La Chiesa ambrosiana, custodendo le prerogative del suo rito e le espressioni proprie dell’unica fede, è chiamata a vivere in pienezza la cattolicità della Chiesa una, a testimoniarla e a contribuire ad arricchirla. Il profondo senso ecclesiale e il sincero affetto di comunione con il Successore di Pietro, fanno parte della ricchezza e dell’identità della vostra Chiesa lungo tutto il suo cammino, e si manifestano in modo luminoso nelle figure dei grandi Pastori che l’hanno guidata"
STRAORDINARIA ACCOGLIENZA DEL PAPA A MILANO
IL PAPA E' ARRIVATO A MILANO
Il Papa ha lasciato Roma alle 16.20. Lo accompagna il card. Bertone
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TERREMOTO: PAPA, SGOMENTA TANTA INCOMPRENSIBILE DISTRUZIONE
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 giu.
Davanti alle immagini del terremoto che ha devastato l'Emilia e altre zone del Nord Italia si resta "paralizzati dal dolore per cosi' tanta e incomprensibile distruzione che e' costata vite umane, che ha tolto casa e dimora a tanti". Benedetto XVI ha voluto confidare la sua emozione dopo il Concerto di questa sera alla Scala che, ha detto, "doveva essere una festa gioiosa in occasione di questo incontro di persone provenienti da quasi tutte le nazioni del mondo". Ma non ha potuto esserlo a causa "del sisma che ha portato grande sofferenza su tanti abitanti del nostro Paese"
Il Papa ha parlato di "un'ombra" che turba gli animi di tutti.
"Le parole riprese dall'Inno alla gioia - ha rilevato commentando l'esecuzione della celebre composizione di Beethoven sul testo di Schiller - suonano come vuote per noi, anzi, sembrano non vere. Non proviamo affatto le scintille divine dell'Elisio. Anche l'ipotesi che sopra il cielo stellato deve abitare un buon padre, ci pare discutibile. Il buon padre e' solo sopra il cielo stellato? La sua bonta' non arriva giu' fino a noi?".
"Noi - ha spiegato il Pontefice - cerchiamo un Dio che non troneggia a distanza, ma entra nella nostra vita e nella nostra sofferenza. Non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca del Dio vicino. Cerchiamo una fraternita' che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l'altro e cosi' aiuta ad andare avanti".
Nel suo discorso, Papa Ratzinger ha anche ricordato il ritorno a Milano, l'11 maggio del 1946, di Arturo Toscanini, che quel giorno "alzo' la bacchetta per dirigere un concerto memorabile nella Scala ricostruita dopo gli orrori della guerra". "Narrano - ha detto - che il grande Maestro appena giunto qui a Milano si reco' subito in questo Teatro e al centro della sala comincio' a battere le mani per provare se era stata mantenuta intatta la proverbiale acustica e sentendo che era perfetta esclamo': 'E' la Scala, e' sempre la mia Scala!'". Secondo il Pontefice, "in queste parole e' racchiuso il senso di questo luogo, tempio dell'Opera, punto di riferimento musicale e culturale non solo per Milano e per l'Italia, ma per tutto il mondo. E la Scala e' legata a Milano in modo profondo, e' una delle sue glorie piu' grandi e ho voluto ricordare quel maggio del 1946 perche' la ricostruzione della Scala fu un segno di speranza per la ripresa della vita dell'intera Citta' dopo le distruzioni della Guerra".
"Dopo il concerto di questa sera - ha poi osservato - molti andranno all'adorazione eucaristica - al Dio che si e' messo nelle nostre sofferenze e continua a farlo. Al Dio che soffre con noi e per noi e cosi' ha reso gli uomini e le donne capaci di condividere la sofferenza dell'altro e di trasformarla in amore. Proprio a cio' - e' stata la conclusione del Pontefice - ci sentiamo chiamati da questo concerto".
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PAPA: UN ONORE ESSERE ALLA SCALA, INTENSA ESECUZIONE BEETHOVEN
Salvatore Izzo
(AGI) - Milano, 1 giu.
"Per me e' un onore essere qui con tutti voi e avere vissuto, con questo splendido concerto, un momento di elevazione dell'animo". Benedetto XVI ha ringraziato con queste parole il sindaco Pisapia e il sovrintendente Lissner "ma soprattutto l'Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala, i quattro Solisti e il maestro Daniel Barenboim per l'intensa e coinvolgente interpretazione di uno dei capolavori assoluti della storia della musica". "La gestazione della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven - ha ricordato - fu lunga e complessa, ma fin dal primo movimento, si crea un clima di attesa di qualcosa di grandioso e l'attesa non e' delusa". Nel suo discorso, il Pontefice ha osservato che "non e' una gioia propriamente cristiana quella che Beethoven canta, e' la gioia, pero', della fraterna convivenza dei popoli, della vittoria sull'egoismo, ed e' il desiderio che il cammino dell'umanita' sia segnato dall'amore, quasi un invito che rivolge a tutti al di la' di ogni barriera e convinzione".
Il Papa ha letto il suo discorso accnato al direttore d'orchestra, mentre dalla platea e dai palchi il pubblico - compresi i cardinali e le autorita' - era dominato dall'emozione per la musica ascoltata ma anche per quella figura vestita di bianco che per la prima volta ha conquistato il podio della Scala.
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PAPA: SOVRINTENDENTE DELLA SCALA LO SALUTA CON UNA GAFFE
Salvatore Izzo
(AGI) - Milano, 1 giu.
"Santo Padre il destino ha voluto che questo incontro si tenesse a poca distanza di tempo e di luogo dal grave sisma". Con queste parole che evocano una visione evidentemente non cristiana, il sovrintendente della Scala, Stephan Lissner, ha salutato Benedetto XVI prima dell'inizio del Concerto, comunicandogli la decisione del Teatro di contribuire alla ricostruzione delle zone del Nord Italia colpite dal terremoto.
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Sala Stampa Santa Sede: la presenza di Bertone era prevista (Izzo)
PAPA: SALA STAMPA S.SEDE, PRESENZA BERTONE ERA PREVISTA
(AGI) - Milano, 1 giu. - "La presenza del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, era prevista nel programma ufficiale del viaggio del Papa a Milano, preparato gia' da moltissimo tempo". Lo sottolinea la Sala Stampa della Santa Sede che smentisce cosi' quanto affermato da alcuni media. "E' vero - chiarisce la Sala Stampa - che il segretario di Stato in genere accompagna il Papa solo nei viaggi internazionali, ma questa visita ha carattere internazionale perche' avviene in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie". (AGI)
Il Papa a Milano: lo accolgono Scola e Riccardi. Migliaia di fedeli lungo il percorso. Il Papa: Chiesa mobilitata per soccorrere le famiglie (Izzo)
PAPA: L'ARRIVO A MILANO, LO ACCOLGONO SCOLA E RICCARDI
Salvatore Izzo
(AGI) - Milano, 1 giu.
L'aereo di Benedetto XVI e' atterrato all'aeroporto di Linate alle 17,12. Il Papa e' in visita alla diocesi ambrosiana per le celebrazioni conclusive del VII Incontro mondiale delle famiglie e, scrive l'Osservatore Romano, "vi restera' fino a domenica 3, per riportare all'attenzione del dibattito internazionale l'istituzione fondamentale di ogni societa' civile". Ad accogliere il Pontefice ci sdono i cardinali Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e a nome del Governo il ministro per la cooperazione, Andrea Riccardi. Papa Ratzinger e' accompagnato dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, la cui presenza sottolinea l'importanza dell'evento e l'attenzione della Santa Sede per la diocesi ambrosiana. Ai piedi della scaletta, che ha disceso reggendosi al mancorrente, il Pontefice ha trovato anche due bambini con un omaggio floreale e l'arcivescovo emerito di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.
Impressiona intanto il flusso ininterrotto di pellegrini che continuano ad arrivare con ogni mezzo, voli speciali, pullman, treni e automobili, sta dando un volto di festa ai luoghi pubblici della citta': solo nella giornata di ieri, giovedi' 31, sono stati registrati trentamila visitatori alla Fiera internazionale della famiglia, mentre nelle parrocchie ambrosiane si sono svolti momenti di condivisione tra comunita' locali e delegazioni di fedeli di ogni latitudine. I piccoli disagi che i milanesi devono sopportare per quest'invasione pacifica sono ripagati dall'atmosfera di gioia che si respira ovunque. Per il Pontefice, ricorda il giornale vaticano, "questo 28esimo viaggio in Italia, il piu' lungo tra quelli compiuti finora nella Penisola, con ben tre giorni e due notti di permanenza, e' l'occasione per visitare la grande arcidiocesi ambrosiana: anzi i primi appuntamenti sono proprio con la cittadinanza in piazza Duomo e poi nel Teatro alla Scala, per assistere a un concerto in suo onore, con le delegazioni dell'Incontro mondiale delle famiglie". Diretto dal maestro Daniel Barenboim, l'appuntamento musicale e' dedicato alle vittime del terremoto in Emilia e Lombardia.
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PAPA: MIGLIAIA DI FEDELI LO SALUTANO LUNGO LE STRADE E AL DUOMO
Salvatore Izzo
(AGI) - Milano, 1 giu.
Le immagini televisive riprese da un elicottero e da una moto documentano l'accoglienza calorosa che i milanesi hanno riservato oggi a Benedetto XVI riversandosi in migliaia lungo le strade che da Linate portano in piazza Duomo, gremita in tutti i settori.
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CRISI: PAPA, CHIESA MOBILITATA PER SOCCORRERE LE FAMIGLIE
Salvatore Izzo
(AGI) - Milano, 1 giu.
Benedetto XVI ha voluto ringraziare oggi la Diocesi di Milano per quanto "ha fatto e continua a fare per andare incontro concretamente alle necessita' delle famiglie piu' colpite dalla crisi economico-finanziaria, e per essersi attivata subito, assieme all'intera Chiesa e societa' civile in Italia". La sua gratitudine il Papa l'ha esternata oggi in piazza Duomo, nel primo incontro con la citta'.
Dal 2008 la diocesi di Milano ha promosso un fondo per aiutare le famiglie in difficolta' perche' hanno perso il lavoro o non riescono a paagare mutui e affitti. L'annuncio era stato ufficializzato dall'allora arcivescovo, il cardinale Dionigi Tettamanzi, durante l'Omelia pronunciata nella messa di Natale al Duomo di Milano. "In questa Notte Santa, come arcivescovo di Milano mi appello alla responsabilita' dei singoli e delle comunita' cristiane della diocesi e propongo di costituire il "Fondo famiglia-lavoro" - aveva detto Tettamanzi - per venire incontro a chi sta perdendo l'occupazione. Come avvio di questo fondo, attingendo dall'otto per mille destinato per opere di carita', dalle offerte pervenute in questi giorni 'per la carita' dell'arcivescovo", da scelte di sobrieta' della diocesi e mie personali metto a disposizione la cifra iniziale di un milione di euro". Successivamente la Cei ha seguito l'esempio dell'arcidiocesi milanese ed ha adato vita ad un analogo fondo a livello nazionale.
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Guardare al futuro. L'incoraggiamento di Benedetto XVI a una città che cerca un ''nuovo volto'' (Sir)
Guardare al futuro
L'incoraggiamento di Benedetto XVI a una città che cerca un ''nuovo volto''
Un popolo in festa ha accolto Benedetto XVI in piazza Duomo a Milano per il primo appuntamento della visita pastorale all’arcidiocesi di Milano, in occasione del VII Incontro mondiale delle famiglie. Arrivando in piazza in papamobile tra due fila di fedeli, più volte l’auto è stata fermata per permettere al Santo Padre di dare un bacio e una carezza ad alcuni bimbi. In piazza Duomo a rivolgergli un saluto sono stati il sindaco Giuliano Pisapia e l’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola. Ad accoglierlo tra le autorità, anche i cardinali Dionigi Tettamanzi ed Ennio Antonelli, Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. “In questo tempo di grande travaglio, Milano è cambiata” e “i cristiani stanno contribuendo a questa comune impresa. Sono a loro agio nella società plurale; non sono profeti di sventura, ma testimoni e quindi edificatori tenaci di vita buona. Consapevoli che la vera novità non è tanto l’inedito, quanto piuttosto l’innesto dell’antico nelle condizioni mutate dell’oggi”, ha affermato il card. Angelo Scola nel suo saluto al Papa.
Vicino a chi soffre. “Essere un crocevia – Mediolanum – di popoli e di culture”. È questa la vocazione di Milano, come ha detto, stasera, Benedetto XVI, incontrando la cittadinanza a piazza Duomo. La città ha saputo “coniugare sapientemente l’orgoglio per la propria identità con la capacità di accogliere ogni contributo positivo che, nel corso della storia, le veniva offerto. Ancora oggi, Milano è chiamata a riscoprire questo suo ruolo positivo, foriero di sviluppo e di pace per tutta l’Italia”, ha osservato il Papa. Il Pontefice non ha mancato di rivolgere un saluto ai rappresentanti delle famiglie che partecipano al VII Incontro mondiale e un pensiero affettuoso “a quanti hanno bisogno di aiuto e di conforto, e sono afflitti da varie preoccupazioni: alle persone sole o in difficoltà, ai disoccupati, agli ammalati, ai carcerati, a quanti sono privi di una casa o dell’indispensabile per vivere una vita dignitosa”. “Non manchi a nessuno di questi nostri fratelli e sorelle l’interessamento solidale e costante della collettività”, ha esortato il Santo Padre, che si è detto compiaciuto “di quanto la diocesi di Milano ha fatto e continua a fare per andare incontro concretamente alle necessità delle famiglie più colpite dalla crisi economico-finanziaria, e per essersi attivata subito, assieme all’intera Chiesa e società civile in Italia, per soccorrere le popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna, che sono nel nostro cuore e nella nostra preghiera e per le quali invito, ancora una volta, ad una generosa solidarietà”.
Un fiume di santità. Benedetto XVI ha anche sottolineato “i vincoli stretti e costanti che legano la comunità ambrosiana alla Chiesa di Roma e al Successore di Pietro”. Infatti, “sant’Ambrogio proveniva da una famiglia romana e ha mantenuto sempre vivo il suo legame con la città eterna e con la Chiesa di Roma, manifestando ed elogiando il primato del vescovo che la presiede”. “La saggezza pastorale e il magistero di Ambrogio sull’ortodossia della fede e sulla vita cristiana – ha aggiunto - lasceranno un’impronta indelebile nella Chiesa universale e, in particolare, segneranno la Chiesa di Milano, che non ha mai cessato di coltivarne la memoria e di conservarne lo spirito. La Chiesa ambrosiana, custodendo le prerogative del suo rito e le espressioni proprie dell’unica fede, è chiamata a vivere in pienezza la cattolicità della Chiesa una, a testimoniarla e a contribuire ad arricchirla”. Il Papa ha poi ricordato alcune figure di “grandi Pastori” che hanno guidato la Chiesa ambrosiana: “Anzitutto san Carlo Borromeo”, il quale fu, come disse Paolo VI, “un plasmatore della coscienza e del costume del popolo”; ma anche “altri eccellenti Pastori più vicini a noi” come “il beato cardinale Andrea Carlo Ferrari” e “il beato Alfredo Ildefonso Schuster”. Ancora ha citato due arcivescovi di Milano che divennero Pontefici: Achille Ratti, Papa Pio XI e Giovanni Battista Montini, Paolo VI. Nella Chiesa ambrosiana sono maturati inoltre “alcuni frutti spirituali particolarmente significativi per il nostro tempo. Tra tutti voglio oggi ricordare, proprio pensando alle famiglie, santa Gianna Beretta Molla, sposa e madre, donna impegnata nell’ambito ecclesiale e civile, che fece splendere la bellezza e la gioia della fede, della speranza e della carità”.
Per il bene comune. “La vostra storia – ha evidenziato il Pontefice - è ricchissima di cultura e di fede. Tale ricchezza ha innervato l’arte, la musica, la letteratura, la cultura, l’industria, la politica, lo sport, le iniziative di solidarietà di Milano e dell’intera arcidiocesi. Spetta ora a voi, eredi di un glorioso passato e di un patrimonio spirituale di inestimabile valore, impegnarvi per trasmettere alle future generazioni la fiaccola di una così luminosa tradizione”. “Voi – ha proseguito - ben sapete quanto sia urgente immettere nell’attuale contesto culturale il lievito evangelico. La fede in Gesù Cristo, morto e risorto per noi, vivente in mezzo a noi, deve animare tutto il tessuto della vita, personale e comunitaria, privata e pubblica, così da consentire uno stabile e autentico ‘ben essere’, a partire dalla famiglia, che va riscoperta quale patrimonio principale dell’umanità, coefficiente e segno di una vera e stabile cultura in favore dell’uomo”. Per il Santo Padre, “la singolare identità di Milano non la deve isolare né separare, chiudendola in se stessa”. Al contrario, “conservando la linfa delle sue radici e i tratti caratteristici della sua storia, essa è chiamata a guardare al futuro con speranza, coltivando un legame intimo e propulsivo con la vita di tutta l’Italia e dell’Europa. Nella chiara distinzione dei ruoli e delle finalità, la Milano positivamente ‘laica’ e la Milano della fede sono chiamate a concorrere al bene comune”.
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Il Papa risponderà domani sera alle domande di alcune famiglie, poi via a musica (Izzo)
PAPA: RISPONDERA' A DOMANDE FAMIGLIE SU RAI UNO, POI VIA A MUSICA
Salvatore Izzo
(AGI) - Milano, 1 giu.
Benedetto XVI dialoghera' domani sera con alcune famiglie - in diretta su Rai Uno - di temi attuali e concreti come matrimonio e divorzio, crisi economica e vita nelle tendopoli emiliane.
Lo ha annunciato oggi in una conferenza stampa don Antonio Ammirati, dell'Ufficio Nazioneale delle Comunicazioni Sociali della Cei, che firma lo Speciale di "A Sua Immagine".
A porre lel oro domande al Papa saranno una famiglia greca, una famiglia brasiliana, una famiglia terremotata di Cento, che ha perso la propria casa con il sisma, e una famiglia di circensi. "ONE World Family Love" sara' trasmesso a partire dalle 20,35 dall' aeroporto di Bresso ed e' curata dal produttore esecutivo Laura Misiti con gli autori Gida Salvino e Franz Coriasco e la regia di Marco Aleotti. Tra gli artisti presenti sul grande palco milanes la star israeliana Noa, la portoghese Dulce Pontes, la giovane pop-band svizzera dei 77 Bombay Street, il talento emergente della world-music africana Dudu Manhenga, la stella del gospel britannico Lois Kirby, e il gruppo di sette vocalist francesi Tale of Voices. A rappresentare l'Italia, il maestro Ennio Morricone, Ron, il chitarrista Maurizio Colonna con la pianista Luciana Bigazzi, la cantautrice italo-somala Saba Anglana, e la giovane band dei Sonohra (insieme alla pop-star spagnola Hevia), il Circo Bellucci, l'ensemble Rom Alexian Group, e il cantautore Giampiero Alloisio. Ad arricchire questa straordinaria serata-evento - ha spiegato Marco Brusati direttore di Hope Music che ha collaborato all'evento - anche i contributi di alcuni grandi attori e celebri volti televisivi: Paolo Bonacelli, Pamela Villoresi, Serena Autieri, Giuseppe Cederna, Myriam Catania, Benedetta Rinaldi, Fabrizio Bucci, Francesca Fialdini, Manolo Martini E Marilu' Pipitone. L'evento prevede anche la partecipazione di diversi grandi strumentisti solisti, dell'Orchestra Terraconfine (diretta e coordinata dai maestri e Michele Lorusso e Nico Arcieri), dei vocalist Anno Domini e dei settanta elementi del Coro Hope.
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Benedetto XVI è arrivato a bordo della "papamobile" in una gremitissima e plaudente Piazza Duomo per incontrare la cittadinanza di Milano (Ansa)
Papa a Milano per il Family 2012
In visita pastorale con il segretario di Stato, Bertone. Pisapia: 'Insieme possiamo fare tanto'
MILANO - Benedetto XVI è arrivato a bordo della "papamobile" in una gremitissima e plaudente Piazza Duomo per incontrare la cittadinanza di Milano, al suo arrivo nella città lombarda per l'Incontro mondiale delle famiglie. Lungo il tragitto dall'aeroporto il Papa è stato calorosamente acclamato dalla folla.
Al fianco del pontefice c'è un altro aiutante al posto del maggiordomo Paolo Gabriele, arrestato la settimana scorsa per il possesso illecito di documenti riservati. A seguire il Pontefice in tutti i suoi spostamenti nella visita a Milano e l'altro aiutante Sandro Mariotti, detto "Sandrone". Si tratta del primo viaggio del Pontefice dopo l'arresto del maggiordomo. Nel nutrito seguito, come sempre avviene in occasioni analoghe, compare il suo più stretto collaboratore di Curia, il card.Tarcisio Bertone.
La fede "deve animare tutto il tessuto della vita, personale e comunitaria, privata e pubblica, così da consentire uno stabile e autentico 'ben essere', a partire dalla famiglia", da riscoprire "quale patrimonio principale dell'umanità" e "segno di una vera e stabile cultura in favore dell'uomo" ha detto il Papa a Milano. Benedetto XVI ha invocato ancora una volta "una generosa solidarietà" verso le popolazioni dell'Emilia Romagna colpite dal sisma, "che sono nel nostro cuore - ha detto - e nella nostra preghiera". Il Papa lo ha affermato durante l'incontro con la cittadinanza di Milano in Piazza Duomo.
"Mi compiaccio di quanto la Diocesi di Milano ha fatto e continua a fare per andare incontro concretamente alle necessità delle famiglie più colpite dalla crisi economico-finanziaria - ha detto il Papa -, e per essersi attivata subito, assieme all'intera Chiesa e società civile in Italia, per soccorrere le popolazioni terremotate dell'Emilia Romagna, che sono nel nostro cuore e nella nostra preghiera e per le quali invito, ancora una volta, ad una generosa solidarietà".
Durante l'incontro con i milanesi in Piazza Duomo, Benedetto XVI ha indirizzato "un pensiero affettuoso" a "quanti hanno bisogno di aiuto e di conforto, e sono afflitti da varie preoccupazioni: alle persone sole o in difficoltà, ai disoccupati, agli ammalati, ai carcerati, a quanti sono privi di una casa o dell'indispensabile per vivere una vita dignitosa". "Non manchi a nessuno di questi nostri fratelli e sorelle - ha affermato - l'interessamento solidale e costante della collettività".
"La singolare identità di Milano - ha poi detto il Papa - non la deve isolare né separare, chiudendola in se stessa. Al contrario - ha aggiunto -, conservando la linfa delle sue radici e i tratti caratteristici della sua storia, essa è chiamata a guardare al futuro con speranza, coltivando un legame intimo e propulsivo con la vita di tutta l'Italia e dell'Europa". Nella chiara distinzione dei ruoli e delle finalità, "la Milano positivamente 'laica' e la Milano della fede sono chiamate a concorrere al bene comune".
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UN GRAZIE DI CUORE A TGCOM24! STRAORDINARI!
Vorrei ringraziare di vero cuore i giornalisti di Tgcom24 per la copertura della prima parte della visita del Santo Padre a Milano. Grazie per l'entusiasmo di Paolo Liguori (troppo forte! Si e' arrampicato ovunque pur di essere piu' vicino al Papa), di Fabio Marchese Ragona e degli altri giornalisti, in Piazza e in studio.
Davvero encomiabile il lavoro fatto cosi' come ottima l'idea di intervistare i fedeli che via via venivano incontrati per strada.
Bene anche Sky, che ha lasciato la parola alle immagini, Telepace e Tv2000. Nei: la diretta di raiuno. Vi confesso che, appena ho sentito la voce di don Mazzi, non ho resistito nemmeno un secondo e cambiato canale ben sapendo che cosa pensa del Papa.
Mi fido del vostro giudizio espresso qui.
Pessima anche raitre che ha interrotto il discorso del Papa!
Nessuno mi venga a dire che il Vaticano gode di favori in rai perche' lo censuro.
:-)
R.
Davvero encomiabile il lavoro fatto cosi' come ottima l'idea di intervistare i fedeli che via via venivano incontrati per strada.
Bene anche Sky, che ha lasciato la parola alle immagini, Telepace e Tv2000. Nei: la diretta di raiuno. Vi confesso che, appena ho sentito la voce di don Mazzi, non ho resistito nemmeno un secondo e cambiato canale ben sapendo che cosa pensa del Papa.
Mi fido del vostro giudizio espresso qui.
Pessima anche raitre che ha interrotto il discorso del Papa!
Nessuno mi venga a dire che il Vaticano gode di favori in rai perche' lo censuro.
:-)
R.
Milano accoglie il Papa "col cuore in mano" (Michelangelo Nasca)
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Benedetto XVI: Guglie Milano invitano a guardare a Dio. Milano non si isoli e guardi al futuro
Family 2012, Benedetto XVI: Guglie Milano invitano a guardare a Dio
Milano, 1 giu. (LaPresse)
Papa Benedetto XVI, in piazza Duomo a Milano per partecipare al VII incontro mondiale delle famiglie dal titolo 'La famiglia: il lavoro e la festa', dopo aver salutato e ringraziato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e le altre autorità presenti, si è rivolto alla folla dicendo: "Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e ringrazio Dio, che mi offre l'opportunità di visitare la vostra illustre città. Il mio primo incontro con i milanesi avviene in questa piazza del Duomo, cuore di Milano dove sorge l'imponente monumento simbolo della città. Con la sua selva di guglie esso invita a guardare in alto, a Dio. Proprio tale slancio verso il cielo ha sempre caratterizzato Milano e le ha permesso nel tempo di rispondere con frutto alla sua vocazione: essere un crocevia - Mediolanum - di popoli e di culture".
© Copyright (LaPresse News)
Family 2012, Benedetto XVI: Milano non si isoli e guardi al futuro
Milano, 1 giu. (LaPresse)
"La singolare identità di Milano non la deve isolare né separare, chiudendola in se stessa. Al contrario, conservando la linfa delle sue radici e i tratti caratteristici della sua storia, essa è chiamata a guardare al futuro con speranza, coltivando un legame intimo e propulsivo con la vita di tutta l'Italia e dell'Europa. Nella chiara distinzione dei ruoli e delle finalità, la Milano positivamente 'laica' e la Milano della fede sono chiamate a concorrere al bene comune". Lo ha detto papa Benedetto XVI in piazza Duomo a Milano in occasione del VII incontro mondiale delle famiglie.
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Benedetto XVI alle famiglie: "Dov'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Galeazzi)
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STRAORDINARIA ACCOGLIENZA DEL PAPA A MILANO
Due ali di folla nel lunghissimo percorso da Linate a Piazza Duomo.
IL PAPA E' ARRIVATO A MILANO
L'Airbus A319 CJ dell'Aeronautica militare con Benedetto XVI è appena atterrato a Linate.
IL PAPA QUASI IN PIAZZA DUOMO :-)
IL PAPA QUASI IN PIAZZA DUOMO :-)
Il Papa ha lasciato Roma alle 16.20. Lo accompagna il card. Bertone
MILANO - Papa Benedetto XVI, accompagnato a sorpresa dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, è in volo per Milano per la visita pastorale e il VII Incontro Mondiale delle Famiglie. L'Airbus A319 CJ dell'Aeronautica Militare, messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio, è partito dall'aeroporto militare di Ciampino alle 16.20: l'arrivo è previsto intorno alle 17 all'aeroporto di Linate, da dove il pontefice si recherà in piazza Duomo con attraversamento del centro cittadino in Papamobile. (Corriere)
Benedetto XVI a Milano. Venerdì pomeriggio l'arrivo in una città in festa per l'Incontro mondiale delle famiglie (Biccini)
Venerdì pomeriggio l'arrivo in una città in festa per l'Incontro mondiale delle famiglie
Benedetto XVI a Milano
Gianluca Biccini
Benedetto XVI è a Milano per le celebrazioni conclusive del VII Incontro mondiale delle famiglie. È giunto nel capoluogo lombardo venerdì pomeriggio, 1° giugno, e vi resterà fino a domenica 3, per riportare all'attenzione del dibattito internazionale l'istituzione fondamentale di ogni società civile.
Il flusso ininterrotto di pellegrini che continuano ad arrivare con ogni mezzo - voli speciali, pullman, treni e automobili - sta dando un volto di festa ai luoghi pubblici della città: solo nella giornata di ieri, giovedì 31, sono stati registrati trentamila visitatori alla Fiera internazionale della famiglia, mentre nelle parrocchie ambrosiane si sono svolti momenti di condivisione tra comunità locali e delegazioni di fedeli di ogni latitudine. I piccoli disagi che i milanesi devono sopportare per quest'invasione pacifica sono ampiamente ripagati dall'atmosfera di gioia che si respira ovunque.
Intanto, in concomitanza con l'arrivo del Papa a Milano, giunge al termine la tre giorni del congresso teologico-pastorale, nel corso della quale si sono susseguite testimonianze e tavole rotonde per affrontare il tema «La famiglia: il lavoro la festa». Gli esempi positivi emersi lasciano ben sperare per il futuro, nonostante sull'istituzione familiare pesino la crisi economica e la mancanza di adeguate politiche di sostegno.
Per il Pontefice questo XXVIII viaggio in Italia - il più lungo tra quelli compiuti finora nella Penisola, con ben tre giorni e due notti di permanenza - è l'occasione per visitare la grande arcidiocesi ambrosiana: anzi i primi appuntamenti sono proprio con la cittadinanza in piazza Duomo e poi nel Teatro alla Scala, dove assiste a un concerto in suo onore, con le delegazioni dell'Incontro mondiale delle famiglie. Diretto dal maestro Daniel Barenboim, l'appuntamento musicale è dedicato alle vittime del terremoto in Emilia e Lombardia.
Sabato 2, la visita di Benedetto XVI prosegue in duomo con la celebrazione dell'ora media secondo l'antico rito ambrosiano, e poi allo stadio Meazza con un incontro riservato ai cresimandi. Nel pomeriggio in arcivescovado il Papa incontrerà quindi le autorità e gli imprenditori locali, prima di partecipare, nel parco di Bresso, alla festa delle testimonianze che di fatto anticipa la messa domenicale conclusiva dell'Incontro mondiale delle famiglie. La celebrazione avrà luogo l'indomani mattina, sempre nel grande parco capace di accogliere l'enorme folla di fedeli attesa. In arcivescovado Benedetto XVI pranzerà con cinque famiglie, che rappresentano i continenti di provenienza, e nel pomeriggio infine saluterà gli organizzatori dell'avvenimento, per poi ripartire dall'aeroporto di Linate.
(©L'Osservatore Romano 2 giugno 2012)
Card. O'Malley: in pena per il Papa con una traditore in casa (Izzo)
VATICANO: O'MALLEY, IN PENA PER IL PAPA CON TRADITORE IN CASA
(AGI) - Milano, 1 giu. - Davanti alla scoperta che l'assistente di camera trafugava carte riservate dall'Appartamento Pontificio, per il cardinale Sean O'Malley, arcivescovo di Boston e campione della lotta alla pedofilia nella Chiesa, il primo sentimento e' stato di "pena" per "il grande senso della difficolta' vissuta dal Santo Padre che ha saputo di avere questa persona nella sua casa". Secondo l'arcivescovo di Boston "la Chiesa ha bisogno di trasparenza ma ha anche il diritto e la necessita' di avere documenti segreti, che non possono essere pubblicati per rispetto delle coscienze".
E quindi "e' inaccettabile" che i media abbiano potuto averli. Quanto allo scandalo, "la stampa americana ha dato meno spazio ma in internet si e' letto moltissimo". (AGI)
COME SEGUIRE IN DIRETTA LA VISITA DEL PAPA A MILANO
Gli eventi legati alla visita del Santo Padre a Milano possono essere seguiti in diretta televisiva su Telepace (canale 850 del decoder satellitare o sul digitale terrestre alle numerazioni regionali. In alternativa sul sito di Telepace) ovvero su Tv2000 (canale 801 del decoder satellitare e 28 del digitale terrestre. Diretta anche sul sito). Alcuni eventi saranno seguiti dalla Rai.
In alternativa le televisioni regionali lombarde hanno predisposto la copertura della visita del Santo Padre.
In particolare la famosissima (per i Lumbard eheheheh) Telenova. Qui il sito.
Un utilissimo schema e' accessibile a questo indirizzo.
Family 2012 su iPhone
In alternativa le televisioni regionali lombarde hanno predisposto la copertura della visita del Santo Padre.
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Il Papa a Milano per l'Incontro mondiale delle famiglie
Il Papa a Milano per l'Incontro mondiale delle famiglie
Benedetto XVI arriva questo pomeriggio a Milano in occasione del settimo Incontro mondiale delle famiglie che sarà lui stesso a concludere domenica prossima. Oggi, al Fieramilanocity, sono terminati gli interventi delle sessioni plenarie del Congresso internazionale, con una serie di interventi sul tema della celebrazione della domenica. Il servizio del nostro inviato a Milano, Alessandro De Carolis:
I luoghi-fulcro dove Benedetto XVI transiterà da questo pomeriggio sono ormai presidiati da una parte di quei 10 mila membri delle forze dell’ordine disposti per la sicurezza della visita. Milano respira da questa mattina il clima di attesa: dal Duomo, al Teatro alla Scala, al Parco di Bresso, dove la festa delle famiglie con il Papa toccherà il suo culmine domani sera – e dove Benedetto XVI presiederà la Messa di domenica – è un brulicare di agenti e volontari. Diverso il clima che fino a poco fa si respirava alla Fiera di Milano, dove il Congresso internazionale sulla famiglia ha celebrato le ultime battute, almeno per ciò che riguarda gli incontri generali del mattino.
A tirare le somme davanti a circa 4 mila persone è stato il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia. Tornando sulle tematiche sviluppate in modo specifico dagli oltre 100 relatori intervenuti al Congresso – qui in Fiera e altrove in città e nella regione – il porporato ha ripetuto che in un contesto culturale “in cui la persona è ridotta a individuo, la società a gioco d’interessi, la felicità a piacere, la verità a opinione”, la famiglia può ridursi “a semplice coabitazione di individui nella stessa casa, secondo una molteplicità di modelli, stimati equivalenti tra loro”:
“Solo curando la qualità delle relazioni e restituendo il primato all’amore e alla comunione, la famiglia, il lavoro e la festa potranno ritrovare la loro autenticità e armonizzazione. Per superare la crisi, sembra necessaria, a livello globale, una rivoluzione culturale, antropologica, prima che economica”.
Scrutando sulla falsariga degli interventi di ieri il legame tra famiglia e lavoro, il cardinale Antonelli ha detto che “la famiglia è amica delle imprese” e che, “al di là dell’equità fiscale, dovrebbe essere sostenuta con un disegno organico di politica familiare” che ne “tuteli l’identità e i diritti”:
“Nella misura in cui sa offrire un capitale umano di qualità, la famiglia diventa soggetto produttivo di valore economico per il sistema. Dovrebbe dunque essere tassata, tenendo conto sia dei redditi che delle persone a carico, un po’ come le imprese che vengono tassate sulla base dei guadagni al netto dei costi di produzione. (...) L’obiettivo centrale e unificante dovrebbe essere il sostegno da dare alle relazioni che strutturano la famiglia e la rendono risorsa sociale: sostegno cioè alla stabilità della coppia e alla sua missione procreativa ed educativa”.
Poco prima, il cardinale statunitense, Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, con un intervento brillante – ricco di aneddoti di vita vissuta e spesso sottolineato dagli applausi delle 4 mila persone presenti – ha messo in luce i molti modi in cui la famiglia è invitata a celebrare la festa, invitando i genitori a darne per primi testimonianza ai figli. “Senza l’Eucaristia domenicale, ha detto, noi cristiani “perdiamo la nostra identità”. Eppure, ha denunciato con vigore, oggi non è raro il caso in cui la religione finisce per essere “triviliazzata” e il parlare politicamente corretto contagia perfino chi deve proclamare “la verità”:
“Tutti vogliamo che la Messa sia celebrata con dignità e bellezza. Ci preme molto che la gente capisca il significato dei riti e la ricca storia della nostra tradizione. Ma tutto questo non è sufficiente. Abbiamo bisogno di insegnare alla gente come pregare, allora la Messa avrà senso. Allora cominceremo a penetrare il mistero. Senza l’Eucarestia della Domenica noi perdiamo la nostra identità”.
Anche il vescovo Erminio De Scalzi, presidente della Fondazione organizzatrice dell’Incontro milanese, aveva riflettuto in apertura di mattinata sul fatto che l’uomo moderno ha creato il “tempo libero e ha dimenticato la festa”. Nella vita di tante persone oggi, ha proseguito, ci sono sostanzialmente due fasi: il tempo del lavoro, sempre più invadente, e quello del non-lavoro, spesso vissuto come un tempo “commerciale”. Per i cristiani, ha affermato, fare festa è invece raccogliersi con Cristo occorre “difendere la domenica come giorno che salva l’umanità”, che “riunisce la famiglia rigenerandola”. Per questo motivo, ha concluso, “la domenica non ha prezzo”.
© Copyright Radio Vaticana
De Scalzi: «I cristiani difendano la festa». Antonelli: «La logica del dono»
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Festa delle famiglie: editoriale di padre Lombardi (Radio Vaticana)
Festa delle famiglie: editoriale di padre Lombardi
Sull’Incontro mondiale delle famiglie ascoltiamo la riflessione del nostro direttore, padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per Octava Dies, il Settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:
Ho celebrato il 50° di matrimonio di due sposi che si sono veramente voluti bene e si vogliono bene oggi come e più del primo giorno. E’ una delle feste più belle a cui abbia partecipato. Questi sposi hanno avuto il dono di stare insieme per tanto tempo, altri sono stati separati prima – fisicamente – dalla morte, ma hanno vissuto la stessa esperienza anche se per un tempo più breve. Non tutto è stato facile, ma la volontà di fare il cammino insieme non è mai venuta meno, e la vena dell’amore e dell’unione profonda non si è mai esaurita. E’ una cosa possibile, è una cosa reale, la si trova in mezzo a noi. Penso che sia l’esperienza più bella che sia offerta alle donne e agli uomini di questa terra nell’ambito dell’ordine normale delle cose e della vita; esperienza completa, umana, cioè fisica e spirituale insieme, che tende naturalmente a diffondersi dando altra vita e gioia attorno a sé. Che cosa di meglio possiamo augurare ai giovani e alle persone a cui vogliamo bene? E allora, non dovremmo aiutarli davvero a guardare in questa direzione e a desiderare di poter realizzare, se non perfettamente almeno con sufficiente serenità, questo ideale? Perché dobbiamo far credere loro che è una cosa dell’altro mondo, che è impossibile?
Forse molti l’avrebbero voluta e non l’hanno avuta, ma la sofferenza e la delusione non devono impedire di continuare a guardare insieme nella direzione giusta, perché solo così c’è più speranza e probabilità di arrivarci. E del vero amore tutti possiamo godere, anche quando è vissuto dagli altri. Insomma, non bisogna sminuire il valore dell’amore profondo e fedele fra un uomo e una donna: quando lo si vede e lo si trova diventa evidente che è una delle cose più belle del mondo. Chi ci guadagna a non volerlo riconoscere? Chi cerca la felicità per altre strade è libero di farlo e di venirci a raccontare che cosa avrà trovato. Ma questa è la strada maestra offerta alla grande maggioranza delle donne e degli uomini di questa terra, attraverso tutte le epoche. Per il loro bene, per la loro felicità, dobbiamo aiutarli a trovarla e a percorrerla per tutto il tempo che sarà loro donato in questo mondo. E così forse potranno anche capire meglio come continua la vita nell’altro: Amore. E’ il senso della festa di Milano.
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La bandiera del Vaticano sulla "Madonnina" di Milano: foto
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Un piccolo omaggio al Santo Padre:
"O mia bela Madunina"
A diesen la canzon la nass a Napuli
e francament g'han minga tutti i tort
Surriento, Margellina tucc'i popoli
i avran cantà on milion de volt
mi speri che se offendera nissun
se parlom un cicin anca de num
O mia bela Madunina che te brillet de lontan
tuta d'ora e piscinina, ti te dominet Milan
sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man
canten tucc "lontan de Napoli se moeur"
ma po' i vegnen chi a Milan
Ades ghè la canzon de Roma magica
de Nina er Cupolone e Rugantin
se sbaten in del tever, roba tragica
esageren, me par on cicinin
Sperem che vegna minga la mania
de metes a cantà "Milano mia"
O mia bela Madunina che te brillet de lontan
tuta d'ora e piscinina, ti te dominet Milan
sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man
canten tucc "lontan de Napoli se moeur"
ma po' i vegnen chi a Milan
Si vegni senza paura, num ve songaremm la man
tucc el mond a l'è paes e semm d'accord
ma Milan, l'è on gran Milan!
Un piccolo omaggio al Santo Padre:
"O mia bela Madunina"
A diesen la canzon la nass a Napuli
e francament g'han minga tutti i tort
Surriento, Margellina tucc'i popoli
i avran cantà on milion de volt
mi speri che se offendera nissun
se parlom un cicin anca de num
O mia bela Madunina che te brillet de lontan
tuta d'ora e piscinina, ti te dominet Milan
sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man
canten tucc "lontan de Napoli se moeur"
ma po' i vegnen chi a Milan
Ades ghè la canzon de Roma magica
de Nina er Cupolone e Rugantin
se sbaten in del tever, roba tragica
esageren, me par on cicinin
Sperem che vegna minga la mania
de metes a cantà "Milano mia"
O mia bela Madunina che te brillet de lontan
tuta d'ora e piscinina, ti te dominet Milan
sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man
canten tucc "lontan de Napoli se moeur"
ma po' i vegnen chi a Milan
Si vegni senza paura, num ve songaremm la man
tucc el mond a l'è paes e semm d'accord
ma Milan, l'è on gran Milan!
Dalle famiglie per le famiglie. L'incontro mondiale al tempo della crisi (Ennio Antonelli)
L'incontro mondiale al tempo della crisi
Dalle famiglie per le famiglie
di Ennio Antonelli*
L'evento di Milano, come ogni incontro vero e intenso fra persone, è costituito da un intreccio ricco, complesso e interessante di relazioni. Per questo motivo il successo di una iniziativa come il VII Incontro mondiale delle famiglie si misura anzitutto nella capacità di lasciar crescere tali relazioni, affinché i partecipanti le riconoscano, le accolgano, le abitino in modo evangelico, mettendosi in gioco con gratuità, passione e intelligenza. Solo successivamente, nella verifica di un evento simile, entrano in campo i numeri, anche quando questi sono, come sta accadendo a Milano, decisamente importanti.
Il primo intreccio di relazioni che vale la pena sottolineare è quello definito dal titolo dell'incontro scelto da Benedetto XVI, che offre una precisa articolazione tra tre aspetti centrali dell'esperienza umana: «La famiglia: il lavoro e la festa».
È necessario infatti riaffermare la necessità di indagare e sostenere anzitutto il rapporto tra famiglia e lavoro, in un tempo in cui tutta l'attenzione è rivolta verso il singolo individuo, con il rischio di dimenticare quei corpi intermedi (in primis la famiglia) che danno concretezza e struttura a quella ricca trama di relazioni che costituiscono l'esperienza umana.
La crisi economica che segna la stagione attuale rende subito evidente la necessità del lavoro per una famiglia, sia per le indubitabili ragioni economiche connesse ai temi della sussistenza giusta e dignitosa, sia per l'incidenza che la mancanza del lavoro o una condizione lavorativa talvolta alienante hanno sulla qualità della vita e delle relazioni all'interno di una famiglia, sottoposta a tensioni , incertezze e solitudini che ne incrinano gravemente l'equilibrio.
Insieme va però indagata la necessità, forse meno evidente, della famiglia per il lavoro. È nell'alveo delle relazioni familiari infatti che nasce e cresce quel capitale umano che sempre più viene riconosciuto fondamentale in ogni operazione economica. Inoltre sempre più è riconosciuta l'attitudine dell'istituto familiare a tutelare i soggetti più deboli, a offrire servizi qualitativamente migliori a costi inferiori, a procedere a una ridistribuzione dei redditi e delle risorse che risponde primariamente a un ineludibile bisogno di giustizia ma che mostra anche i positivi ritorni economici e sociali. In alcuni contesti, infine, la famiglia non opera economicamente soltanto come primario produttore di capitale umano e come ammortizzatore sociale, ma crea e gestisce direttamente la piccola impresa che in non pochi Paesi costituisce il tessuto economico più produttivo.
Se, come Giovanni Paolo II scriveva nella Laborem exercens, il lavoro rende materialmente possibile la famiglia e questa è, al contempo, vera e propria scuola di lavoro, è però oltremodo urgente riconoscere che la dimensione economica non esaurisce l'intera vita umana. Ecco la necessità della festa, luogo ove emerge il senso dell'esistenza, si sperimenta l'anticipo della festa eterna cui tutti gli uomini sono chiamati, si scopre il gusto e il desiderio anche del lavoro.
La relazione tra lavoro e festa qui accennata istantaneamente mostra la necessità di indagare il binomio famiglia e festa. A differenza infatti del tempo libero che può essere vissuto anche in forma totalmente individualistica (con il rischio grave di una solitudine muta), la festa è nella sua stessa natura un evento sociale che ha nelle dinamiche familiari uno dei suoi luoghi decisivi. Basti pensare alle feste familiari e a quei processi educativi di trasmissione di una cultura che, di generazione in generazione, introduce i più piccoli alla vita sociale, fatta di linguaggi, di tradizioni, di costumi, di ricorrenze. La domenica, giorno del Signore, è per ogni famiglia cristiana il paradigma della festa, il luogo del rinsaldarsi delle relazioni in un contesto gratuito e disteso, l'occasione per ritrovarsi con tutta la comunità a far memoria della Pasqua del Signore in cui si manifesta pienamente ed efficacemente la salvezza operata da Dio.
Le parole e i concetti non sono però sufficienti. Ogni incontro mondiale delle famiglie costituisce un'occasione preziosa per conoscere anzitutto storie vere, concrete. Va in questa linea la scelta fatta a Milano di progettare un evento che sia anzitutto fatto da famiglie e sia rivolto a famiglie: sono loro a parlare sul palco del congresso, saranno loro a dialogare con il Papa durante la festa del sabato sera, 2 giugno.
L'intreccio di relazioni che si viene a costituire tra le migliaia di famiglie presenti a Milano è certamente la più grande ricchezza che questo momento offre ai partecipanti, alla Chiesa e al mondo intero.
In questi giorni le accoglienti famiglie milanesi e le tantissime famiglie provenienti da tutto il mondo possono sperimentare concretamente «rapporti autenticamente umani di amicizia e socialità, di solidarietà e reciprocità, [innervati dal] principio della gratuità e dalla logica del dono» (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 36). Grazie anche a questa fortissima esperienza di incontro personale che segnerà in modo significativo la loro storia, esse potranno ritornare ai propri Paesi d'origine e alle attività quotidiane con entusiasmo rinnovato e desiderio di annunciare a tutti quanto sperimentato. Non poche Chiese locali hanno rilanciato la propria pastorale familiare a seguito di un incontro mondiale e grazie anzitutto al servizio di quanti vi avevano partecipato.
La natura sacramentale del matrimonio esalta e porta a compimento la qualità simbolica dell'esperienza umana: l'amore fecondo tra un uomo e una donna non soltanto richiama e rimanda a qualcos'altro ma rivela efficacemente e realmente qualcosa di più profondo. San Paolo ricorda che l'amore di Cristo per la sua Chiesa si manifesta nell'amore tra un marito e una moglie, e altre parole non si sono potute usare per dire qualcosa del mistero trinitario di Dio se non quelle di Padre, di Figlio, di Amore.
Le intense giornate di Milano che stiamo vivendo hanno protagonisti allora non soltanto tanti padri, madri e figli, né semplicemente il loro amore. Il loro convenire insieme, l'intreccio sapiente di parole e di volti, è un'occasione straordinaria in cui si manifesta qualcosa del mistero stesso di Dio, in cui sperimentare un anticipo di quel Regno che di solito è così umile e nascosto che quasi non si vede, ma che agisce e trasforma la storia dall'interno.
*Cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia
(©L'Osservatore Romano 1° giugno 2012)
A lezione di gratuità. Milano si prepara ad accogliere Benedetto XVI (Angelo Scola)
Milano si prepara ad accogliere Benedetto XVI
A lezione di gratuità
di Angelo Scola*
In occasione del iv Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, celebratosi a Verona il 19 settembre 2006, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di «non perdere di vista nella nostra azione pastorale il collegamento tra la fede e la vita quotidiana, tra la proposta del Vangelo e quelle preoccupazioni e aspirazioni che stanno più a cuore alla gente». Si tratta di un'indicazione che in questi anni le Chiese, sia in Italia che all'estero, hanno voluto assecondare con decisione.
Su questa linea si colloca ora anche il VII Incontro mondiale delle famiglie che già a partire dagli argomenti messi a tema -- «La famiglia: il lavoro e la festa» -- desidera proporsi quale evento di popolo, capace di entrare in dialogo con le esigenze fondamentali di ogni persona. Le modalità stesse di svolgimento suggeriscono come questo grande gesto abbia di mira l'unità della persona e la decisività delle sue relazioni.
Momenti di approfondita riflessione -- assicurati dal Congresso teologico-pastorale con circa settemila partecipanti e gli interventi di 104 relatori di variegati contesti culturali -- sono arricchiti dalla testimonianza reciproca che le numerose famiglie, provenienti da circa 160 Paesi, sapranno scambiarsi durante i giorni di convivenza in Milano e diocesi e, in particolare, nella festa di sabato 2 giugno.
Non mancano naturalmente preziose occasioni di preghiera in città -- il duomo, le chiese di Milano e Lombardia sono aperte per l'adorazione -- che troveranno coronamento nell'Eucaristia presieduta domenica 3 dal Pontefice all'aeroporto di Bresso.
Come e dove percepire, in questo incontro così articolato, quel «collegamento tra la fede e la vita quotidiana» a cui ci richiama il Papa? Egli stesso suggerì la risposta nell'allocuzione di Verona: «Per parte mia vorrei sottolineare come, attraverso questa multiforme testimonianza, debba emergere soprattutto quel grande “sì” che in Gesù Cristo Dio ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo. Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza».
Riflettere, incontrarsi, condividere, pregare mettendo a tema la famiglia, il lavoro e la festa costituisce un'occasione privilegiata per riconoscere e far proprio questo grande sì che Dio ha detto all'uomo in Gesù Cristo.
Il Figlio di Dio, facendosi uomo per noi e per la nostra salvezza, ha voluto nascere e crescere in famiglia: ha voluto personalmente sperimentare questa via maestra e insostituibile per imparare che la legge della vita è il dono totale di sé. In famiglia, infatti, ognuno di noi assimila, in modo sempre più consapevole, che nessuno si genera da sé. L'esistenza è frutto di un dono d'amore che ci precede. Il valore della nostra vita, quindi, ci è dato a priori: non è qualcosa che dobbiamo guadagnare! In famiglia comprendiamo, inoltre, che questo amore gratuito chiede il coinvolgimento della nostra persona, esige da noi una risposta. L'amore è anche compito, responsabilità, sacrificio. Crescendo, il bambino comincia a rendersene conto e si esercita a far dono all'altro della propria vita per il bene di tutti: apprende, in definitiva, a lavorare, poiché significato genuino del lavoro umano è quello di porci in collaborazione col Creatore. Anche Gesù imparò a lavorare a Nazareth. Restano indelebili, a questo proposito, le parole che Paolo VI pronunciò durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa: «Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine».
Infine, il Figlio di Dio ha condiviso con gli uomini anche le gioie del riposo e della festa: come quando si ritirava con i suoi amici a pregare e a riposare, o partecipava con loro e con sua madre alla festa di Cana, o si paragonava allo sposo del banchetto di nozze. Gesù ha sperimentato la necessità del giusto riposo, che riapre lo spazio agli affetti e ritempra corpo e anima, permettendo poi una serena ripresa del lavoro.
Per i cristiani parlare di famiglia, lavoro e festa, è confrontarsi su ciò che interessa ogni uomo e ogni donna di questo mondo e proporre loro la strada del compimento che lo stesso Figlio di Dio ha voluto percorrere e sulla quale ci invita a seguirlo. Nessuna persona è lontana dall'esperienza degli affetti, del lavoro e del riposo: ciascuno di noi è compagno di strada del proprio prossimo. Per questo partecipare fisicamente o da lontano attraverso i mezzi di comunicazione al VII Incontro mondiale delle famiglie, potrà risultare di grande giovamento per la comunità cristiana e per la società intera.
Come cristiani saremo aiutati a identificare gli ambiti essenziali della nuova evangelizzazione: un'urgenza, questa, che non può essere assecondata se non facendoci carico dei bisogni dei nostri fratelli uomini, incoraggiando noi stessi e loro a scoprire tutta l'altezza, la larghezza e la profondità del desiderio di infinito che abita il cuore dell'uomo. Essere amato, edificare il mondo, vivere gratuitamente insieme agli altri: non è forse questo ciò che ogni nostro contemporaneo cerca formando una famiglia, lavorando e riposando? Se ripartiremo da una condivisione sincera e partecipe di queste realtà fondamentali dell'esistenza quotidiana, che ci accomunano a tutti gli uomini, avremo, come cristiani, l'occasione di abbattere steccati artificiosi nella prospettiva della nuova evangelizzazione.
Riflettere sull'importanza e sul significato della famiglia, del lavoro e della festa porterà così un indubbio beneficio all'intera società. Essa, infatti, ha bisogno, oggi più che mai, di rimettere al centro la persona umana e il valore delle relazioni. Una consapevolezza fondamentale per l'attuale frangente di crisi economico-finanziaria.
Il VII Incontro mondiale mostra che la famiglia fondata sul matrimonio fedele e aperto alla vita tra un uomo e una donna è un solido pilastro in questo tempo fluido di grande travaglio. Anzi già lascia intravvedere qualche lineamento del volto dell'uomo postmoderno.
*Cardinale arcivescovo di Milano
(©L'Osservatore Romano 1° giugno 2012)
Una sinfonia in salita. La «Nona» di Beethoven al Teatro alla Scala per la Giornata mondiale delle famiglie (Filotei)
La «Nona» di Beethoven al Teatro alla Scala per la Giornata mondiale delle famiglie
Una sinfonia in salita
di Marcello Filotei
La Nona sinfonia di Beethoven è tutta in salita. L'Inno alla gioia è il panorama che si gode dalla vetta. Prima però bisogna pedalare parecchio e questa volta tocca a Daniel Barenboim, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro alla Scala e di solisti di livello. Toccherà a loro riempire quelle «quinte vuote» che, come spiegava Benedetto XVI in un discorso del 27 ottobre 2007, all'inizio del primo movimento restituiscono «il vuoto interno di chi dalla sordità era stato spinto nell'isolamento».
Poche note bastano a Beethoven per descrivere il suo dramma esistenziale, si sente solo, tradito, incompreso, ma non si compiace del dolore, non è un romantico. Trova rifugio temporaneamente nell'eloquenza del primo movimento, richiamando un individualismo assoluto sperimentato nella Terza e nella Quinta. Ma ormai quella visione è superata, non esistono più eroi. Il balzo nella fantasia dello Scherzo è un sollievo da poco: il balsamo allevia il dolore ma non intacca la sofferenza. Finalmente l'Adagio riconduce la carica dei temi universali nell'ambito delle confessioni personali, un processo di maturazione che trova nella religiosità e nel moralismo kantiano le possibili ancore di salvezza. Eccolo dunque il finale, appello corale all'umana fratellanza: una speranza che nasce dal passaggio nella più desolata solitudine, la necessità dell'ottimismo direttamente dedotta dalla disperazione.
Ma la salita è dura e l'uomo è solo. Il mito rivoluzionario di Napoleone si è già infranto nella dittatura, Vienna idolatra Rossini ed esige disimpegno. Beethoven invece continua a porre interrogativi. Non sempre trova risposte. Procede per tentativi utilizzando le sonate per pianoforte come palestra di scrittura. Nell'ultima, l'opera 111, approda a una sorta di introduzione senza seguito che rimane sospesa. Sospesa come l'inizio della Nona, sospesa come un'opera che avviandosi a concludere è costretta a invocare l'uso della parola.
Un testo dunque. Ma quale? Su questo Beethoven non ha avuto dubbi: l'Inno alla gioia di Schiller gli frullava in testa da decenni. Nel 1808 aveva sperimentato l'introduzione del coro nella Fantasia opera 80, ora per primo inseriva il testo in una sinfonia, decretando l'insufficienza espressiva del suono. Mahler gli era debitore e lo sapeva. Schiller, invece, non avrebbe mai sperato di entrare nella storia con un incipit nemmeno troppo riuscito, ma perfetto per rompere per sempre il silenzio in una sinfonia: «Amici, non queste note, intoniamone altre, più grate, più gioiose». Ma a chi affidare l'esortazione? Non certo al coro, più adatto a sostenere il ruolo degli «amici» da convincere a intonare «note più grate» che a quello dell'esortatore. Ci vuole un solista: la fortuna ha arriso ai baritoni che a ogni esecuzione della Nona tornano a infrangere il muro del suono. Poi il quartetto si ricompone con l'ingresso di tenore, soprano e contralto.
La via è segnata il coro prima accenna qualche intervento, poi prorompe inesorabilmente. Niente più sarà come prima: «Gioia bella scintilla degli dei, figlia di Elisio, ebbri e ardenti noi entriamo, creatura celeste, nel tuo santuario! Abbracciatevi moltitudini! Un bacio al mondo intero! Fratelli! Oltre il firmamento deve abitare un Padre amato».
Perfetto. Ma Beethoven non lo sentirà mai. Quando sale sul podio per la prima esecuzione, il 7 maggio del 1824, è completamente sordo. Muove il braccio e pensa di dirigere, ma non è del tutto vero. Il maestro di cappella Umlauf impartisce discretamente ordini a orchestra e coro da una postazione defilata. La musica finisce, il pubblico è in delirio. L'autore continua a dirigere. Una cantante gli tocca la spalla e lo invita a voltarsi verso la sala. Applausi scroscianti, molti per lui, pochi per la Nona, che semmai suscita sconcerto.
I critici che si rispettano sono sempre qualche decennio indietro e sollevano riserve. Ancora non sanno che le quinte non sono più «vuote», che il cammino ha avuto un suo approdo. Ma che fatica. Chi ascolta la Nona e alla fine non è stremato non ha fatto la salita.
(©L'Osservatore Romano 1° giugno 2012)
La testimonianza del figlio di Gianna Beretta Molla e dei bambini del "Family 2012"
Clicca qui per leggere l'intervista segnalataci da Laura.
Milano: la famiglia educa al lavoro (Simone Baroncia)
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.
Secondo Tecce la Gendarmeria vorrebbe interrogare due porporati ma la commissione cardinalizia si oppone
Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Alberto ed Eufemia.
Prendiamo tutto con molte molle vista la situazione. C'e' da augurarsi che non ci siano divisioni e che la pulizia sia tutto fuorche' morbida. Ne va della fede dei semplici.
Prendiamo tutto con molte molle vista la situazione. C'e' da augurarsi che non ci siano divisioni e che la pulizia sia tutto fuorche' morbida. Ne va della fede dei semplici.
Il direttore artistico della Scala, Lissner: attendiamo con gioia il Papa “musicista”
Il direttore artistico della Scala, Lissner: attendiamo con gioia il Papa “musicista”
Uno dei momenti più significativi della prima giornata del Papa a Milano sarà la visita al Teatro alla Scala, dove stasera si terrà un concerto in suo onore. Sulla presenza del Pontefice nel luogo simbolo della musica classica, Antonella Palermo ha intervistato Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano:
R. - Prima di tutto direi che tutto il Teatro è, ovviamente, molto onorato della visita del Santo Padre, perché è chiaro che, in un momento anche di crisi, di grande difficoltà, è un evento straordinario sia per il nostro Teatro, sia per la città di Milano. Dico la città di Milano perché, ovviamente, si sa come è tanto legata la Scala alla sua città. Per noi, quindi, è un onore e un evento veramente fantastico che, per di più, al di là di Milano, attraverso ovviamente la televisione, il concerto della Nona di Beethoven, la presenza del Papa, il suo discorso sul palcoscenico tutto questo sarà diffuso nel mondo intero.
D. - Benedetto XVI, infatti, non solo assisterà al concerto di cui gli farete omaggio, ma pronuncerà anche un discorso proprio da questo palcoscenico. Che messaggio vi attendete?
R. - Ci aspettiamo, ovviamente, un discorso sulla pace, perché è un momento di grande violenza nel mondo, di grande confusione e soprattutto dove ci sono sempre più persone che hanno tante difficoltà a vivere, tante persone sempre più povere che sono in grandi difficoltà: basta guardare in Italia tutte le famiglie che sono in grandi difficoltà. E’ chiaro che la presenza del Papa e il suo discorso saranno ovviamente molto attesi.
D. E’ nota la spiccata sensibilità musicale di Benedetto XVI…
R. Questo, ovviamente, è grazie alla sua nazionalità tedesca: da quattro secoli, grandi Paesi come Italia, Francia e Germania sono naturalmente i tre grandi Paesi della musica classica. E quindi è vero il fatto che il Santo Padre è un musicista ed è chiaro che noi, che cerchiamo sempre di essere all’altezza dell’evento dal punto di vista musicale, questa volta dovremo esserlo ancora di più!
D. - Come avete scelto il programma della serata dedicato al Papa?
R. - C’erano due possibilità: o prendere quattro - cinque pezzi italiani diversi, per fare un programma, oppure fare la Nona di Beethoven, con l’Inno alla Gioia, ovviamente. E quindi abbiamo optato per questa scelta, insieme al nostro direttore musicale, Daniel Barenboim, ed un cast eccezionale, con due grandi artisti italiani – Barbara Frittoli e Daniela Barcellona – ed altri due artisti come John Botha e René Pape.
D. - Quindi perché questa scelta?
R. - Ci sono alcuni vincoli, come ad esempio la durata: deve essere un concerto che non vada troppo al di là di un’ora, un’ora e dieci minuti. E poi abbiamo pensato, anche attraverso l’idea della famiglia, che l’Inno alla Gioia è un po’ il prolungamento delle tre giornate dell’Incontro mondiale delle famiglie. Poi, è chiaro che è stata una scelta legata alla grande musica tedesca. Ci sono ovviamente tante motivazioni: il messaggio, naturalmente, deve essere un messaggio universale.
D. - L’arte musicale avvicina alla fede, secondo Lei?
R. - Sì, è un linguaggio universale. La musica, così come la pittura ad esempio, sono delle arti che hanno una qualità, più di altre forse, che permette loro di essere capite da tutti. E questo naturalmente è un punto importante. Barenboim ha deciso di formare un’orchestra con musicisti palestinesi, arabi, israeliani, proprio per mettere insieme questi due mondi che non riescono a parlare insieme, a trovare la pace. Poi, io direi anche che dal punto di vista del nostro momento così difficile, della crisi attuale, è anche per noi un segnale da dare per confermare che la musica è anche un “cemento sociale”: riesce a mettere la gente insieme e questo, in questo momento, è ancora più importante.
D. - Un’ultima domanda riguarda proprio i tagli alla cultura che portano in uno stato di grande sofferenza chi è chiamato a promuoverla. Lei come valuta l’interesse e il contributo da parte della Chiesa oggi nella diffusione della cultura musicale, in particolare, soprattutto tra le giovani generazioni?
R. - Ancora una volta, in questi momenti di difficoltà, è chiaro che si sa bene che la gente ha bisogno sempre più di cultura, sempre più di riflessione, che sono fondamentali in questo momento, perché non basta soltanto divertirsi e andare avanti soltanto con un’idea di leggerezza: la leggerezza è importante, però ci vuole anche attraverso l’arte e la cultura, la possibilità di riflettere e di cercare di diminuire l’egoismo, l’individualismo della gente di oggi. Per questo, prima ho parlato di “cemento sociale”: perché la cultura riesce, giustamente, a mettere la gente insieme e a farla riflettere insieme, a partire da un libro, da una musica, da una mostra…Tutto può aiutare. E quindi è dovere dello Stato, è dovere di tutti, naturalmente, aiutare lo sviluppo della cultura e permettere che un Paese come l’Italia, che ha uno dei più bei patrimoni del mondo, usi questo patrimonio e permetta a tutti, soprattutto a chi non può permettersi di andare all’Opera o di andare ad un concerto, di aprire le porte di tutto questo patrimonio, perché la cultura deve essere per tutti.
D. - Dalla Chiesa vi sentite sostenuti abbastanza?
R. - Ha sempre avuto, con il nostro Teatro e con la nostra cultura in Italia, un atteggiamento molto forte ed è stata sempre vicina all’arte e alla cultura. Quindi mi sembra che da secoli sia così.
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