mercoledì 18 gennaio 2012

Quegli sgambetti in Vaticano. Monumentale commento di Filippo Di Giacomo

Su segnalazione di Alessia leggiamo:

Quegli sgambetti in Vaticano

Filippo Di Giacomo

All’ombra delle grandi querce, si dice, non cresce l’erba. Se la quercia però è un Papa, anche i proverbi possono traballare: è stato il cardinale Ratzinger a crescere all’ombra di Papa Wojtyla oppure, per i ventiquattro su ventisette anni del suo pontificato, Giovanni Paolo II è potuto crescere liberamente grazie «all’umile lavoratore» (come Benedetto XVI si è definito il giorno della sua elezione) che zappettava tutto intorno alle sue radici?
Di «fallimento Ratzinger», si è iniziato a parlare già dal tardo pomeriggio del 10 settembre del 2006, quando le informazioni sull’omelia della messa celebrata al mattino dal Papa alla Neue Messe Stadt vennero reinterpretate in senso polemico, da una penna italiana in vena di favori.
La stupida trovata, uscita dall’ambito paracattolico, coincideva con il debutto di Padre Federico Lombardi come direttore della sala stampa vaticana: qualcuno pensava di doverlo gratificare con uno sgambetto.
E a sfogliare i ritagli che hanno accompagnato le nomine apicali operate da Benedetto XVI, risulta come il giochino sia continuano senza interruzioni.
Così, negli archivi dei giornalisti materiale e titoli si sono depositati tanto da far parlare di «fine», «discredito», «fallimento» della Chiesa, del Vaticano, del Papa e dell’intero mondo cattolico. Persino le recenti nomine cardinalizie sono entrate nella cronaca nostrana, con il solito provincialismo “de noantri”, quello che fa finta di riferirsi a fonti oggettive (virgolettando anonimamente «un cardinale», «i sacri palazzi», «un monsignore di curia») per riversare sulle pagine di quotidiani importanti le pene del cuore del solito malato (la definizione è di Paolo VI) di «porporite» cronica. Se il cardinale Angelo Sodano ci mise una decina d’anni a guadagnarsi il titolo (su L’Espresso) di «peggior segretario di stato vaticano dell’ultimo secolo», il segretario di stato di Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone, lo ha ottenuto in meno di due anni, dalla sua visita a Cuba nel febbraio del 2008, quando venne ampiamente sbeffeggiato per la sua velleità di far accompagnare dalla Chiesa la transizione cubana che, soprattutto allora, si presentava ricca di incognite.
Che poi questa velleità si sia trasformata nel lento, faticoso ma pacifico percorso che il mondo sta osservando, pare non interessare molto le gazzette nostrane. Così come insignificante viene considerato il disegno tracciato dagli uomini scelti da Ratzinger che sull’orizzonte di un’Europa piena di nubi ha invece dotato i cattolici che vogliono dedicarsi alla politica di una piattaforma riformista, mediamente espressa con un linguaggio più radicale di quello caro alla sinistra borghesizzante del nostro Continente.
Una piattaforma che, se e quando le democrazie parlamentari europee ritroveranno stimoli e ideali, aiuterà a riportare il dialogo sociale sulle grandi parole vilipese dal capitalismo finanziario moderno: lavoro, coraggio imprenditoriale, fantasia politica, compattezza sociale. Senza parlare, poi, dell’importanza che sul lungo termine avrà, nella riscrittura delle regole che stanno cambiando l'Europa e la sua moneta unica, la visita di Stato di settembre del Papa Bundestag.
E non è certo un “fallimento” quello di Ratzinger e dei suoi, in un campo che Emma Fattorini, chiosando il discorso del 9 gennaio al corpo diplomatico, ha visto Benedetto XVI esprimere una piattaforma politica e sociale che vede, «…nei Paesi più oppressi, quelli nei quali le religioni sono causa principale della soppressione dei diritti, sono proprio le donne a convertirsi in maggior numero al cristianesimo perche trovano li, nel suo senso di eguaglianza e di giustizia, una superiore occasione di affrancamento e di liberazione». Questo seme di «evangelizzazione del femminile tramite il femminile», è stato un sogno che lo stesso Giovanni Paolo II con la forza dei suoi gesti ha inseguito, ma non conseguito.
Anche se non direttamente riferito alle vicende ecclesiali, l’ultimo libro di Ilvo Diamanti (Gramsci, Manzoni e mia suocera. Il Mulino) dovrebbe in Vaticano, essere indicato come utile lettura per gli ecclesiastici in carriera, quelli con l’hobby dello sgambetto a mezzo stampa, abituati dalla nomina di Benedetto XVI in poi (per usare una metafora di Diamanti) «a negare la realtà per non cambiare gli occhiali con cui la osserviamo. Dall'alto e di lontano». Ne consegue, come ulteriore motivo di apprezzamento per questo momento della Chiesa, la enorme capacità degli uomini scelti da Papa Benedetto di non reagire alle infinite contumelie.
«Come ha fatto il cattolicesimo a scegliere come Papa un cristiano», si chiedeva Hannah Arendt al momento dell’elezione di Giovani XXIII. Qualcuno si chiederà: come ha fatto Joseph Ratzinger, in una generazione di chierici così combinata, a scegliere come collaboratori preti così bravi?

© Copyright L'Unità, 18 gennaio 2012 consultabile online anche qui.

La prima frase di questo articolo andrebbe incorniciata e spedita a chiunque sia in grado di leggere!
Papa Benedetto non ha accanto a se' chi gli zappetta tutto intorno alle radice e questo va a ulteriore coronamento della vita di un uomo che ha dato tutto se stesso per la Chiesa.
In un unico passaggio non concordo con Di Giacomo: a mio avviso si doveva reagire, e in modo drastico, alle contumelie riversate sul Papa e sui suoi collaboratori in questi anni.
Probabilmente sbaglio io ma per me la giustizia (anche quella umana) e' al primo posto.
Io avrei preso severissimi provvedimenti contro chi ha diffuso parole che il Papa non ha mai pronunciato e cio' non e' accaduto una volta ma dieci, cento, mille volte, in questi anni.
Dispiace che la maggiorparte degli svarioni provengano da giornalisti italiani ma, del resto, non penso che il nostro Paese possa scendere ancora piu' in basso...
Detto questo, penso proprio che il commento di Di Giacomo vada incorniciato e conservato.
.
R.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

chapeau a Digiacomo,unico commentatore degno di tal nome a tv2000;non solo andrebbe incorniciato,ma fatto imparare a memoria a tutti coloro che s-parlano a vanvera di questo immenso papa,dono di portata incommensurabile alla chiesa ed al mondo,da tener presente a tanti paludati pavoni che troneggiano a destra e a manca sui media.....

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe sapere il nome della penna italiana in vena di favori e il nome del beneficato. Qualche sospettuccio posso anche averlo ... andando a guardare la rassegna stampa di quei giorni, ma nulla di più. Questo, seguito dall'immenso inganno post Ratisbona che, di fatto, stornò l'attenzione da questo precedente. Congratulazioni! Beh, tutti, prima o poi, siamo obbligati a fare i conti con la nostra coscienza. Anche i paracattolici.
Alessia

Anonimo ha detto...

RV e l'Osservatore intervistano Monti. Tanti aprezzamenti e citazioni per il Papa. Eufemia

mariateresa ha detto...

vado dal corniciaio, sono d'accordo.

Anonimo ha detto...

Già, effettivamente don DiGiacomo parla di sgambetti con cognizione di causa, da vero esperto, avendone fatti assai quando su Europa si firmava con lo pseudonimo Vladimir...

gemma ha detto...

non so a chi alluda Di Giacomo, ma riguardo alla stampa di quei giorni, se si riferisce all'omelia a Monaco (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2006/documents/hf_ben-xvi_hom_20060910_neue-messe-munich_it.html), ricordo almeno tre articoli che mi rimasero impressi perchè non mi piacquero nessuno dei tre. Uno lo scrisse Lerner su repubblica, allarmato da un ipotetico asse del sacro tra cattolicesimo e islam contro la modernità, un altro era di Magdi Allam sul corriere allarmato che il discorso suonasse come una legittimazione dell'integralismo islamico alla vigilia dell'anniversario dell' 11 settembre e un terzo, sempre sul corriere, di Messori su Islam e ostilità anticristiana
Lo ricordo bene perchè mi parve uno strano accerchiamento amico e nemico su una parte estrapolata dal discorso, che purtroppo doveva preparare tempi peggiori da parte della stampa nei confronti di Benedetto XVI e il suo discorso di Regensburg

Giova ha detto...

Tipico articolo per addetti ai "livori". L'autore sfrutta una trita tecnica curiale e clericale (quella del dire e non dire) che infanga il giornalismo italiano. Se si vuole fare polemica, si abbia il coraggio dei nomi e dei cognomi e ci si assuma anche il rischio di una ritorsione. Altrimenti si taccia. Oltretutto, resta oscuro ai più (cioè i sacri lettori) il significato di ambito "paracattolico".

Raffaella ha detto...

Infanga il giornalismo?
Mi pare che riporti solo i fatti anche se non fa nomi.
R.

Giova ha detto...

Quali fatti? Che qualcuno si è permesso di criticare Bendetto XVI? E allora? Non c'è libertà e legittimità di opinione, diritto di critica? O bisogna sempre genuflettersi?

Raffaella ha detto...

Davvero? Solo critiche?

Leggere per credere, iniziando dall'ultimo episodio che ha visto la Reuters come protagonista:

http://paparatzinger5blograffaella.blogspot.com/2011/10/i-media-e-benedetto-xvi-perche-tanto.html

La stampa (e non solo italiana) parla da sola.
R.

gemma ha detto...

"qualcuno" si è permesso di criticare Benedeto XVI? Mi pare che la cosa in genere riesca bene a tanti, più che a qualcuno, e non è questo il problema. Il problema dal mio punto di vista non è che lo facciano, è il come, sempre su frasi estrapolate e spesso sulla base dell'interpratazione di agenzie di stampa che divulgano la loro interpretazione con tanto di virgolettato.
Sul fatto che Di Giacomo avrebbe dovuto essere meno allusivo sono invece d'accordo. Spesso i giornalisti in realtà parlano a noi per parlarsi tra di loro

Anonimo ha detto...

giova, giova, la libertà di espressione è da garantire sempre,ma quando le opinioni pendono solo da una parte sola,di solito ben schierata,non è più libertà,è servilismo;nessuno è obbligato a genuflettersi,ma neanche a stendersi a tappetino seguendo i maitres à penser che imperversano,politically correct,da ogni parte, con corollari ipocriti su tutti i media;bisogna essere onesti e corretti anche quando si è contro, come hai dimostrato di essere tu.

Raffaele Ibba ha detto...

Grande raffaella,

sono d'accordo con te con tutto quello che Di Giacomo scrive ... anche su Tarcisio Bertone ... pure se l'esempio di Cuba porta (ovviamente!) anche il nome di un prete sardo che è attualmente vice di Bertone ...
papa Ratzinger è come il Giovanni XXIII di Hannah Arendt ... un cristiano (ed un prete!).

ciao
r