domenica 16 settembre 2012

L'Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", un documento per tutti i cristiani della regione (O.R.)



I saluti rivolti al Pontefice ad Harissa

Un documento per tutti i cristiani della regione

Alla firma dell'esortazione apostolica post-sinodale, nella basilica di San Paolo ad Harissa, venerdì pomeriggio, 14 settembre, il Papa è stato accolto dal patriarca di Antiochia dei greco-melkiti Gregorios III Laham, il quale gli ha rivolto alcune parole di benvenuto. «Oggi -- ha detto -- ci porta la luce dell'Oriente, Orientale lumen, contenuta nell'esortazione apostolica post-sinodale. Da parte nostra, accogliamo questo documento con affetto e riconoscenza. Per questo motivo, a nostra volta, desideriamo offrirle, Santità, la conferma mutua di questa fede, che è la sua e dei nostri amati fratelli in Occidente».
Il patriarca ha poi dato il benvenuto al Pontefice anche «a nome dei patriarchi e dei vescovi delle Chiese cattoliche orientali, che hanno risposto al suo invito, partecipando numerosi all'Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi». Un'assise -- ha aggiunto -- «che è stata il segno del suo affetto e della sua sollecitudine. Lei porta un messaggio a questo “Libano-messaggio”, come l'ha ben definito il suo predecessore Giovanni Paolo II, amico del Libano, dei Paesi arabi e del mondo intero».
Dopo aver ricordato come Papa Ratzinger abbia voluto apporre la sua firma sul documento post-sinodale proprio in Libano, il patriarca ha sottolineato che essa si rivolge a tutti i cristiani dell'Oriente arabo. «È un documento -- ha detto -- che li aiuta a chiarire il senso della loro esistenza, del loro ruolo, della loro missione, del loro servizio, della loro testimonianza, in questo mondo arabo a maggioranza musulmana. Questa missione si riassume nell'invito a essere luce, sale e lievito. Permette ai cristiani di sapere che sono il piccolo gregge che non ha paura e non indietreggia di fronte alla grandezza del compito, di essere per e con il grande gregge».
L'essenza di questa esortazione apostolica post-sinodale, ha proseguito, è contenuta nei suoi testi, soprattutto quando fa riferimento all'unità all'interno per una testimonianza all'esterno (ad intra e ad extra). Si tratta di una visione cristiana, che può però essere considerato allo stesso tempo anche musulmana, un invito a vivere nell'interazione con tutte le componenti e le comunità del mondo arabo.
Quindi il patriarca ha espresso la propria gioia nel «proclamare in questa occasione la comunione piena, ferma e costante del nostro patriarcato con la Chiesa di Roma, che presiede nella carità. Vorremmo inoltre sottolineare l'importanza dell'unità dei cristiani, tema centrale dell'Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. Possano -- ha auspicato -- le nostre Chiese, forti e coerenti, operare insieme, e mostrare a tutti, con la loro sinergia, i valori del messaggio sempre nuovo del Vangelo, valori che lei ha espresso nelle sue encicliche sulle virtù teologali: valore dell'amore di Dio (Deus caritas est), della speranza (Spe salvi) e della fede nella verità (Caritas in veritate)». Concludendo, il patriarca ha sottolineato come il mondo abbia bisogno di «una Chiesa che respiri con i suoi due polmoni, con tutta la sua vitalità, affinché la fede resti pura, serena, bella e capace di rinnovare il mondo, perché il mondo creda, perché vi regni la civiltà della fede, della speranza e dalla carità: la civiltà di Dio -- ha concluso -- sulla terra degli uomini».
Successivamente, è intervenuto l'arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi. «Secondo la promessa del Signore, “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro", anche noi, membri dell'assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, abbiamo potuto vedere Gesù -- ha detto -- durante l'indimenticabile esperienza di preghiera, di riflessione e di scambio di opinioni nel corso dell'assise sinodale, dal 10 al 24 ottobre 2010».
L'arcivescovo ha poi ricordato la convocazione a Roma, per la prima volta nella storia della Chiesa, di tutti i vescovi del Medio Oriente, diocesani e titolari, compresi alcuni emeriti, per prendere parte ai lavori sinodali sul tema «La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola”». In occasione dei lavori sinodali, «nello scambio dei doni -- ha spiegato -- noi abbiamo conosciuto nuovamente Gesù Cristo sotto il segno della croce, riconoscendolo nelle numerose esperienze di emarginazione, d'ineguaglianza, di dolore, di sofferenza, di violenza e a volte persino di guerra. Nella grazia dello Spirito Santo, abbiamo però sempre tenuto presente che la croce è la via della glorificazione, non solo per il Signore, ma anche per tutti coloro che lo seguono portando con lui ogni giorno la loro croce».
Un particolare ringraziamento poi è andato ai Padri che hanno partecipato al Sinodo, «per il loro competente e valido contributo alla riflessione sulla situazione ecclesiale e sociale in Medio Oriente. Della comunione e del lavoro dell'assemblea si è potuto mettere in evidenza, tra le difficoltà che non mancano, la nascita di una nuova alba carica di speranza, persino per i cristiani».
Infine la gratitudine del segretario generale per «i membri del Consiglio speciale, per la loro preziosa collaborazione nel riunire e classificare l'abbondante materiale delle riflessioni sinodali, raccolte nell'esortazione apostolica post-sinodale che lei, Santità, ha voluto redigere, esaudendo così il desiderio dei Padri sinodali».
Infine, il presule ha concluso rivolgendosi al Papa e chiedendogli «a nome di tutti i membri dell'assemblea speciale per il Medio Oriente» di firmare l'esortazione apostolica post-sinodale, «affidandola alle Chiese che peregrinano nella regione mediorientale, tanto cara al cuore di ogni cristiano».


(©L'Osservatore Romano 16 settembre 2012)

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Folla oceanica questa mattina, Raffy.
Raitg24 parecchio simpatizzante in questa occasione. Ottima Vania De Luca. L'altro giorno persino Corradino Di Meo ...:-)
Alessia

Raffaella ha detto...

Ciao carissima! Questo viaggio e' davvero commovente. Non e' necessario nemmeno fare commenti. Parla il cuore :-)
Ottima la De Luca :-)
R.

mariateresa ha detto...

è vero. é inutile farci sopra tanti discorsi.Siamo felici.

Eugenia Franceschin ha detto...

Siamo felici per il nostro Papa e speriamo che il suo messaggio di pace apra anche i cuori piu' duri ed insensibili! Benedetto ti vogliamo bene e ti siamo vicini piu' di quanto tu possa immaginare! Oremus pro Pontifice nostro Benedicto!

Anonimo ha detto...

Felici è riduttivo,una gioia inspiegabile ed immensa vedere quel mare di persone con berretti bianchi,era un'immensa distesa candida,gente che piangeva commossa quando il papa parlava,tanti mussulmani,gente arrivata con mille peripezie e rischiando pure, dalla Siria,dall'Irak ed altri paesi martoriati,uno spettacolo da senza parole,ma i nostri solerti media si dilungano su cose di capitale importanza,volete mettere il danno d'immagine della casa reale inglese?Ma mi faccia il piacere(Totò dixit).GR2

Eugenia Franceschin ha detto...

Hai ragione GR 2 in fin dei conti e' piu' interessante la casareale inglese fornitrice di scandali da rotocalchi piuttosto che la MAREA DI PERSONE ACCORSE DAI PAESI DEL MEDIO ORIENTE PER IL PAPA! Ma in fin dei conti chi e' il Papa in confronto a Kate? POVERI NOI!

Andrea ha detto...

Dicevo in questi giorni, caro GR2, che i musulmani, nonostante la loro tragica storia di violenze anticristiane, sono vissuti spesso accanto ai Cristiani senza particolari tensioni.
È evidente che le teste islamiche coperte da quei berretti bianchi lo sanno bene.

Le situazioni paradossali che conosciamo oggi (Pakistan, Egitto, Iraq..) sono tipicamente contemporanee, cioè segnate anzitutto dalla ricaduta devastante del concetto di Patria ("Patrie" francese) sul mondo islamico.
Se lo Stato/Patria/Nazione, realtà sconosciuta alla cultura islamica, dev'essere un Assoluto, allora è ovvio che esso assuma il volto di una teocrazia feroce: l'unico Assoluto che quei popoli conoscano è quello.

Mi permetto di ripetere anche il richiamo a Maria Ss. Essa è -iuxta modum- conosciuta e venerata dai musulmani