lunedì 2 gennaio 2012

Il Papa vicino agli ultimi del mondo. Con monsignor Dal Toso un bilancio dell'attività di Cor Unum nel 2011 (Biccini)

Con monsignor Dal Toso un bilancio dell'attività di Cor Unum nel 2011

Il Papa vicino agli ultimi del mondo

di Gianluca Biccini

Tre milioni di euro erogati in un anno per le emergenze del pianeta, ai quali vanno aggiunti oltre due milioni di dollari statunitensi per la fondazione Populorum Progressio, al servizio delle comunità rurali dell'America latina e dei Caraibi; e un milione e 860.000 dollari per progetti della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, a sostegno dei Paesi africani minacciati dalla desertificazione. È il bilancio della carità del Papa, raccolta e distribuita nel mondo dal Pontificio Consiglio Cor Unum nel 2011 appena concluso. «Non sono cifre esorbitanti» -- spiega in questa intervista il segretario di Cor Unum, monsignor Giampietro Dal Toso -- ma hanno un effetto trainante «nello spingere i fedeli o altri organismi a intervenire. Dunque il loro valore effettivo supera le somme indicate». Dall'emergenza umanitaria nel Corno d'Africa allo tsunami con il conseguente disastro nucleare di Fukushima, dalle alluvioni nel sud-est asiatico alla ricostruzione di Haiti devastata dal terremoto due anni fa, ovunque nei cinque continenti si sia registrata una calamità, il dicastero vaticano è prontamente intervenuto per portare solidarietà concreta alle popolazioni colpite.

Il 2011 è stato un anno di emergenze. Qual è stato l'intervento di Cor Unum in questi frangenti?

Effettivamente l'anno che abbiamo alle spalle ha registrato crisi umanitarie su vasta scala, diffuse un po' ovunque in tutto il pianeta. E nonostante sia avvenuta quasi due anni fa, non è ancora risolta la drammatica questione di Haiti. Il terremoto ha aggravato una situazione di debolezza endemica già presente, e la popolazione stenta a uscire da questo tunnel, nonostante ci sia stato un forte intervento internazionale per favorire la stabilità e il miglioramento delle condizioni di vita nel Paese. Cor Unum si è impegnato molto per l'isola: nella sua visita del gennaio 2011, a un anno dal terremoto, il nostro presidente, il cardinale Sarah, ha posto la prima pietra di una scuola che finanzieremo a Léogane. Inoltre sono previsti altri progetti da realizzare in quel Paese. Non possiamo dimenticare inoltre la tragedia nucleare in Giappone a marzo, e poi, in un triste elenco che purtroppo non esaurisce i casi avvenuti, vanno menzionate la crisi umanitaria nel Corno d'Africa, le inondazioni in tutto il sud-est asiatico, con picchi in Thailandia, e quelle in America Centrale, e ancor più di recente le alluvioni e distruzioni nelle Filippine. Ne ho citate solo alcune, ma la litania purtroppo potrebbe continuare. Alcune di queste catastrofi sono naturali, altre sono motivate dal comportamento dell'uomo. Alcune occupano maggiormente la nostra attenzione, altre riempiono il breve spazio di un giorno nei nostri mass-media e poi vengono dimenticate. La parola di Benedetto XVI in queste occasioni è fondamentale, perché, esprimendo la sua vicinanza alle vittime, richiama la comunità internazionale al dovere di soccorrere popolazioni spesso già svantaggiate. Il Papa ci ricorda che solo insieme possiamo fare fronte al nostro futuro. Da parte nostra interveniamo, nella misura del possibile, per dare un segno tangibile della sua costante preoccupazione per chi soffre.

Può presentare in dettaglio gli interventi del dicastero in queste crisi?

Le donazioni di Cor Unum a nome del Papa hanno superato, nel 2011, i tre milioni di euro. A essi si devono aggiungere i progetti finanziati dalle Fondazioni che ci sono state affidate: 2.102.500 dollari statunitensi per 189 progetti della fondazione Populorum Progressio e 1.860.000 dollari per 176 progetti della fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel. Non sono cifre esorbitanti, ma il loro valore consiste soprattutto nel fatto che manifestano come il Pontefice voglia mostrarsi vicino ai tanti poveri della terra. Va anche detto che, in queste emergenze, quelli citati sono interventi diretti della Santa Sede, che spesso hanno la funzione di spingere i fedeli o altri organismi a intervenire. Dunque il loro valore effettivo supera le somme indicate. Voglio anche sottolineare che tutto questo è solo una parte del grande intervento che la Chiesa cattolica offre per le popolazioni più povere e per gli uomini più bisognosi del pianeta. Quelle cifre sono incalcolabili. A titolo di esempio, posso dire che in un Paese africano di medie dimensioni, con circa 13 milioni di abitanti, l'intervento della Chiesa cattolica tramite i suoi diversi organismi si colloca tra i 25 e i 30 milioni di dollari l'anno. Sinceramente non mi sembra poco.

A novembre il Papa si è recato in Benin per parlare a un continente che è spesso colpito da crisi umanitarie di diverso genere. Quest'anno il Corno d'Africa ha subito una situazione di emergenza molto grave.

E il Santo Padre ne ha parlato ripetutamente, anche di recente. Forse è la crisi umanitaria più grave nel mondo. Nel mese di ottobre abbiamo organizzato una riunione presso Cor Unum per valutare l'impatto del problema e per riflettere sull'intervento della Chiesa cattolica. Le cifre del disastro si conoscono, così come è emerso chiaramente che si tratta di una crisi che ha radici lontane. All'instabilità politica si è aggiunta la carestia, che a sua volta ha provocato morte e migrazione di milioni di persone, con immaginabili conseguenze per le popolazioni che accoglievano questi profughi, popolazioni che già di per sé sono povere. In questa emergenza, che ha colpito almeno Somalia, Gibuti, Etiopia e Kenya, abbiamo in primo luogo potuto assicurare che la Chiesa c'è e che i suoi diversi organismi vogliono operare insieme per soccorrere queste popolazioni. Si pensi che abbiamo ricevuto donazioni per il Corno d'Africa anche da comunità cristiane numericamente contenute o povere, come quelle di Bielorussia o Ecuador: la Chiesa vive la comunione anche in questi momenti. Da parte nostra, abbiamo sostenuto con un dono del Santo Padre tutte le diocesi coinvolte in loco nell'accoglienza e nel soccorso dei profughi. Gli organismi cattolici stanno svolgendo uno splendido lavoro, in collaborazione con le Chiese locali. Purtroppo, se nel Corno d'Africa la situazione -- che resta grave -- si è almeno stabilizzata, le notizie che riceviamo non sono positive, perché la carestia si sta allargando ad altri Paesi della fascia del Sahel. E questo è un dato molto preoccupante.

Sempre a novembre il dicastero ha organizzato un incontro in occasione dell'anno europeo del volontariato.

Sì, l'Unione europea ha dedicato il 2011 al volontariato. Ci sembrava necessario che anche la Chiesa dicesse una parola su questo fenomeno: in primo luogo perché le origini del volontariato sono in campo cattolico, e poi per dare un segno di riconoscimento a questo mondo così importante per la Chiesa. Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni istituzione della Chiesa vive anche grazie all'apporto dei volontari. Ci sono milioni di cristiani che spendono tempo ed energie per gli altri in tanti organismi. Così il Papa ha voluto dire loro il suo grazie. E ha voluto anche ricordare un elemento per noi essenziale. Il termine «volontariato» viene da volontà; ma per noi cristiani il volontariato è soprattutto una grazia: poter lavorare per gli altri gratuitamente è un dono che Dio ci fa. La scrittura ce lo dice: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Matteo 10, 8) e «Si è più beati nel dare che nel ricevere» (Atti 20, 35). Tantissimi volontari possono dire che molto hanno ricevuto dal loro donarsi. Ma alla radice di questo c'è lo Spirito di Dio che agisce. È il suo amore che ci spinge ad amare; è la sua azione in noi che ci motiva a offrirci; è dalla sua gratuità che impariamo la gratuità. Tanto più il cristiano riceve lo Spirito di amore che abita la Trinità, tanto più è in grado di condividere questo dono con gli altri. Questa motivazione profonda, spirituale, teologica non ci deve abbandonare. Lo hanno compreso bene i partecipanti all'incontro, vescovi e responsabili di organismi di volontariato da 28 Paesi europei: Famiglia vincenziana, Caritas, Misericordie, associazioni Scout, organismi nati da movimenti ecclesiali, solo per dirne alcuni.

Cor Unum ha celebrato quest'anno il quarantesimo della sua fondazione. Vuole tracciarci un bilancio?

Sarebbe difficile in brevi righe riassumere quarant'anni di esperienza. Il dicastero è nato per volontà di Paolo VI per offrire agli organismi cattolici di carità un riferimento all'interno della Santa Sede. Giovanni Paolo II ha voluto le due fondazioni che poi ci ha affidato. Benedetto XVI ci ha tracciato chiaramente un compito importantissimo nella sua prima enciclica Deus Caritas est: la pastorale della carità è essenziale per la Chiesa, al pari della proclamazione del Vangelo e della celebrazione dei sacramenti. Dunque l'attività caritativa della Chiesa, prima di essere sociale, è ecclesiale, cioè realizza la Chiesa. Chiarire questo messaggio, diffonderlo, enuclearne le conseguenze per la vita della Chiesa e degli organismi di carità della Chiesa: questo è il compito certamente di maggiore responsabilità che abbiamo e che negli ultimi anni stiamo realizzando. Nel 2011 ho colto anche il bisogno e il desiderio da parte di molte organizzazioni di creare unità; infatti siamo latori di un unico grande messaggio, che è Gesù Cristo e la sua carità per l'uomo. Questo già getta un ponte importante verso la nuova evangelizzazione, di cui la testimonianza di carità è parte integrante e che sarà il tema del prossimo Sinodo dei vescovi.

L'attuale crisi economica pesa sulle donazioni?

La crisi pesa sulle famiglie ed è significativo che organismi come le Caritas ai diversi livelli o come il Banco alimentare in Italia siano sempre più impegnati nell'assicurare generi di prima necessità a famiglie povere, ad anziani, a genitori soli con figli. Vorrei, nella crisi, dare però anche un segno di speranza, perché ci sono persone che, percependo la difficoltà di altri, sono più disposte a dare. Nonostante la secolarizzazione, il comandamento cristiano dell'aiutare il prossimo in difficoltà, nonostante tutto, ha radici profonde, che emergono in questi frangenti.

Quali progetti per il futuro?

La nostra agenda per il 2012 si sta rapidamente riempiendo. Il prossimo appuntamento significativo sarà la riunione del consiglio di amministrazione della nostra fondazione per il Sahel, dal 6 al 13 febbraio. Ventisette anni di esperienza ci hanno insegnato molte cose ed è giusto metterle a frutto per rendere più efficace una fondazione che è molto riconosciuta nei Paesi del Sahel e che in questi anni tanto ha contribuito alla crescita di popolazioni tra le più povere del pianeta. Poi dovremo chiaramente concentrarci ancora sul Corno d'Africa, la cui situazione resta debole. Un altro tema che chiederà maggiore attenzione è il rapporto degli organismi cattolici di carità con il grande mondo degli organismi internazionali, con i quali si devono misurare sia in termini di collaborazione che di dialogo. Siamo stati sollecitati, inoltre, durante e dopo l'incontro sul volontariato, a continuare la riflessione su un tema che coinvolge tanti cristiani. Sono alcuni ambiti di lavoro, ai quali si deve sommare la quotidianità fatta di incontri, lettere, conferenze. Evidentemente resta prioritario l'accompagnamento della pastorale della carità sulla scorta dell'insegnamento di Benedetto XVI.

(©L'Osservatore Romano 1° gennaio 2011)

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