giovedì 26 luglio 2012

Una nuova iniziativa nei Musei Vaticani. Da agosto due sacerdoti saranno a disposizione dei visitatori (Guidi)


Una nuova iniziativa nei Musei Vaticani


Un tavolino, due sedie


Da agosto due sacerdoti saranno a disposizione dei visitatori


di Silvia Guidi


Via pulchritudinis non è solo una metafora; per molti può diventare -- e per tantissimi lo è già -- un'esperienza. I Musei Vaticani ne sono un esempio perché «rappresentano, da sempre -- dice il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano -- un unicum nel panorama delle grandi istituzioni culturali. Sono lo scrigno prezioso nel quale la saggezza dei Romani Pontefici, il loro amore per il “bello” ha inteso accogliere e custodire con gelosa e attenta cura quanto forse di più alto il genio umano ha saputo forgiare nel volgere dei secoli. La loro unicità sta anche nel testimoniare al visitatore l'identità che li caratterizza. I Musei del Papa non hanno timore di mostrare che sono essi stessi un particolare veicolo attraverso il quale la buona novella del Dio fatto uomo può essere annunciata al mondo».
Perché dunque non rendere la via pulchritudinis -- che guida oltre le angustie del quotidiano e dischiude nuove opportunità di conoscenza e di incontro con il Divino -- sempre più concreta, affiancando al muto dialogo tra il visitatore e gli artisti anche una possibilità di colloquio con una persona in carne e ossa, un sacerdote che di quel Divino è segno e testimone?
Dal mese di agosto un piccolo passo sarà fatto in questo senso: due sacerdoti ogni giorno saranno a disposizione dei visitatori per un dialogo. Niente di istituzionale, o pretenzioso, un tavolino, due sedie, nulla più. Quasi a evangelica memoria. Saranno lì, in due punti strategici del percorso e chi vorrà potrà avvicinarsi a loro per scambiare due parole, per avere un consiglio, una riflessione, un conforto. 
È una proposta nuova, tutta da sperimentare, ma alla quale gli attuali responsabili del Governatorato e la direzione dei Musei in particolare guardano con attenzione, nella consapevolezza che va a intercettare un bisogno presente, anche se spesso celato, nel cuore di ogni uomo.
Piace pensare che un giorno in una di quelle sedie possa sedersi un turista qualunque che, “ferito” dalle possenti immagini del Giudizio michelangiolesco abbia poi sentito forte la domanda di senso sulla sua vita e sul suo destino ultimo e incrociando il volto, sorridente e accogliente, di un sacerdote si sia sentito in animo di voler capire che cosa può dare risposta a questa sua “sete”. Se ciò avverrà, come ci si augura, avremmo la certezza che ne sarà valsa la pena. Varrà più questo di milioni di biglietti staccati. I Musei Vaticani avranno allora davvero compiuto sino in fondo la missione per cui sono stati creati.
I Musei Vaticani -- ci dice ancora monsignor Sciacca -- «accolgono tutti, al di là del credo e della provenienza, ma a ciascuno ricordano attraverso una statua, un oro, un manufatto, un dipinto, un affresco, ciò a cui siamo chiamati». Un annuncio proposto «con discrezione e con accortezza», conclude, lasciando affiorare quella Bellezza che è lo splendore del Vero.


(©L'Osservatore Romano 26 luglio 2012)

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