venerdì 20 aprile 2012

Concerto per gli 85 anni di Benedetto XVI. Intervista con il direttore d'orchestra Riccardo Chailly

Concerto per gli 85 anni di Benedetto XVI. Intervista con il direttore d'orchestra Riccardo Chailly

Dopo i numerosi messaggi d’augurio ricevuti per gli anniversari celebrati in questi giorni, nel pomeriggio di oggi Benedetto XVI si appresta a vivere un nuovo momento di festa. Alle 18, in Aula Paolo VI, l’85.mo compleanno del Pontefice sarà celebrato con il concerto offerto dall’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, sulle note della Sinfonia n. 2 in Si bemolle maggiore “Lobgesang” (op. 52), composta nel 1840 da Felix Mendelssohn. Della scelta di questa partitura, la collega della redazione tedesca della nostra emittente, Gudrun Sailer, ha parlato con il direttore dell’orchestra di Lipsia, Riccardo Chailly:

R. - Io credo che sia una delle composizioni più significative di Felix Mendelssohn nel periodo lipsiano. Ricordo che è stato identificato come Sinfonia n. 2, ma è la penultima nell'ordine cronologico delle sue composizioni; quindi un Felix Mendelssohn alla summa della maturità artistica. Il testo, formato da testi sacri riadattati da Mendelssohn stesso, come fonte di ispirazione alla sua musica, sono di altissimo valore religioso. Quindi un inno di lode a Dio molto profondo, molto espressivo, con una grandezza qualitativa musicale assoluta. Per la Gewandhausorchester, l’Mdr Rundfunkchor, e il Gewanghaus Chor che rappresentano la città di Lipsia, è molto importante portare un capolavoro di Mendelssohn, nato in quella città nel 1840.

D. - Perché avete scelto un compositore protestante per questa occasione?

R. - Ho pensato di portare un omaggio di lode a Dio. Per me il significato è profondamente religioso, al di là delle specifiche differenze di un credo, come può essere il credo cattolico o il credo protestante. Mi sembra che il testo delle Heiligen Schriften, adoperati da Mendelssohn, siano completamente dedicati a un atteggiamento spirituale profondissimo di lode a Dio.

D. - Lei discende da una famiglia cattolica di Milano. Suo padre era compositore, e fra le altre cose, ha composto una Messa dedicata proprio a Paolo VI. Ci sono quindi dei legami di famiglia con i Papi?

R. - Ricordo che da ragazzo quando mio padre ha composto la Missa Papae Pauli, andammo tutti - tutta la famiglia - in Vaticano a consegnare a Papa Montini la partitura originale. Questo è un ricordo per me di grande emozione e di grande spiritualità. Questa Missa Papae Pauli l’ho eseguita a Lipsia due settimane fa, ma quella era una specifica mia volontà personale per ricordare il decennale dalla scomparsa di mio padre: un pezzo profondamente religioso, profondamente legato al suo credo cristiano, ma anche molto ispirato dalla personalità di Papa Montini. Chiaramente, andando a Roma a rendere omaggio all’85.mo anniversario di Papa Benedetto XVI, abbiamo voluto portare un brano solamente che rappresentasse il più possibile la tradizione del Gewandhaus di Lipsia.

D. - Visto questo legame, infatti molto personale, che cosa significa per lei ora suonare davanti a questo Papa tedesco che, come è risaputo, ama la musica classica?

R. - Infatti in lui io vedo prima di tutto il musicista, il Papa musicista. Questa è una cosa straordinaria e molto diversa dal passato. Quindi non solo colui che ama la musica, ma che è particolarmente dedito, lui stesso, ad eseguire musica classica. Questo è un fatto molto significativo per me e per tutti i componenti di questo concerto in Vaticano.

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