domenica 22 aprile 2012

Albino Luciani fu il Papa dell'umiltà. Il trauma della morte improvvisa oscurò la sua statura di Capo della Chiesa (Nunnari)

IN LIBRERIA "GIOVANNI PAOLO I. ALBINO LUCIANI" DI MARCO RONCALLI

Fu il papa dell'umiltà

Il trauma della morte improvvisa oscurò la sua statura di Capo della Chiesa

Domenico Nunnari

«Quella di Giovanni Paolo I resta una figura fasciata di mistero, quando stai per raggiungerla ti sfugge» disse del papa dei trentatré giorni di pontificato Jean Guitton, filosofo e scrittore cattolico francese, primo uditore laico al Concilio Vaticano II. In effetti, per molto tempo, tutte le domande sul pontificato breve di Giovanni Paolo II sono rimaste senza risposta, come avvolte nello strano mistero di quella sua morte improvvisa. Come se il caso di quel decesso imprevisto avesse oscurato tutto il resto di una figura che a ben analizzare si trova, invece, al centro del confronto tra il cattolicesimo e le sfide della contemporaneità per un lungo periodo del secolo passato.
I suoi successori sulla cattedra di Pietro, prima Giovanni Paolo II e adesso Benedetto XVI, gli hanno riconosciuto questa sua dedizione assoluta alla Chiesa ed alla comunità dei credenti. Una virtù praticata «fino all'ultimo respiro», come disse Giovanni Paolo II, mentre Benedetto XVI ha intravisto essenzialmente nell'umiltà la grandezza e allo stesso tempo il testamento spirituale di Albino Luciani. «Bastarono trentatré giorni perché entrasse nel cuore della gente» ha scritto papa Ratzinger.
Sono stati in tanti, nella Chiesa, a chiedersi, in tutti questi anni, per quali vie avrebbe camminato il pontificato di Giovanni Paolo I e tutte le risposte di coloro che lo hanno conosciuto e gli sono stati vicini concordano con le percezioni del cardinale brasiliano Aloísio Lorscheider che il suo magistero sarebbe stato senza dubbio la simplicitas evangelica. A cento anni dalla nascita (Canale d'Agordo, 17 ottobre 1912) di Albino Luciani, lo scrittore Marco Roncalli, studioso di storia della Chiesa e della cultura del Novecento, ne ricostruisce la storia in una biografia che finalmente va molto oltre la cronaca del "colpo di scena" della scomparsa di un papa dal regno breve, durato poco di più di quello di Leone XI che nel 1605 regnò soltanto ventisei giorni.
Roncalli, pronipote e principale biografo di Giovanni XXIII, abituato a muoversi con confidenza e competenza tra le carte conciliari e gli archivi papali e della Chiesa, con il ponderoso volume "Giovanni Paolo I" (edizioni San Paolo) ha scritto il primo profilo completo, documentato e rigoroso, su un uomo a cui è mancato il tempo di rivelarsi nel suo pontificato di appena un mese. Un papa eletto al quarto scrutinio e con una votazione "plebiscitaria", come si lasciò scappare poche ore dopo la fumata bianca il portavoce vaticano padre Romeo Panciroli. E qualcuno dei cardinali che aveva preso parte al Conclave osservò che «il mondo rimarrebbe stupito se si sapesse quanti voti ha preso». Un modo per dire che il nuovo papa era stato eletto con la quasi totalità dei suffragi.
Marco Roncalli ripercorre l'intera vita di papa Luciani, dalla nascita nel piccolo villaggio in provincia di Belluno sino all'addio avvolto nel mistero la notte del 28 settembre 1978. Viene fuori un profilo di papa Luciani immerso completamente nell'azione di quella Chiesa che avverte l'urgenza di orientare le coscienze, formare le nuove generazioni passate attraverso la Seconda Guerra e soprattutto ancorare ai propri valori le nuove classi chiamate a dirigere il Paese. Sulle macerie del conflitto si devono rifare l'Italia e gli italiani ed emergono figure di cattolici come Alcide De Gasperi e di altri politici laici e cattolici che si fanno interpreti di bisogni generali più che di interessi propri. Proprio in quel periodo della storia italiana Albino Luciani si impegna alla "ricostruzione spirituale del dopoguerra" che ritiene indispensabile e propedeutica ad una valida ricostruzione terrena. Luciani, come raccontano i testimoni che lo hanno a lungo conosciuto, tra cui il vescovo Ovidio Poletto di Pordenone, dietro il sorriso di sempre era un uomo fermo, ma nello stesso tempo con un'apertura mentale «che faceva respirare un nuova primavera» a chi gli parlava.
Sulle altre religioni Luciani aveva idee che molti cattolici faticano ad accettare ancora oggi. I buddisti hanno il diritto di fare la loro propaganda – sosteneva Albino Luciani – come i musulmani hanno diritto di costruire la loro moschea a Roma: «Non c'è niente da dire, bisogna solo lasciarli fare».
Roncalli racconta le stagioni della vita di Albino Luciani senza indulgere nell'aneddotica e poggiando sul rigore documentario della sua ricerca. Prova a seguire le orme del figlio di contadini dalla povera terra di emigranti del Veneto fino al "labirinto di Cnosso", come papa Luciani stesso definì il Vaticano in una lettera inviata a padre Bartolomeo Sorge subito dopo l'elezione. Due giorni prima dell'apertura del conclave, invece, senza nulla presagire, aveva scritto una lettera ad una nipote parlando delle difficoltà a scegliere il successore di Paolo VI. «Difficile trovare – aveva scritto – una persona adatta ad andare incontro a tanti problemi che sono croci pesantissime. Per fortuna, io sono fuori pericolo. È già gravissima difficoltà dare il voto in questa circostanza».
Invece, nell'arco di 26 ore, una maggioranza "regale", come allora fu definita, si raccolse proprio intorno a lui che, rivolgendosi ai cardinali che lo avevano eletto, commentò: «Cosa avete fatto. Che Dio vi perdoni».

© Copyright Gazzetta del sud, 22 aprile 2012

1 commento:

laura ha detto...

A me è rimasto nel cuore e, senza dubbio, in 33 giorni ha cambiato il modo di essere Papa. Senza di Lui non ci sarebbero stati né Giovanni Paolo II, né Benedetto XVI. Sono sicura che abbia aperto la porta ad un nuovo vento dello Spirito. Ricordo di aver sofferto molto per la Sua morte