giovedì 18 ottobre 2012

Rinnovamento della Chiesa. Un tema richiamato durante la quattordicesima e la quindicesima congregazione generale (O.R.)


Un tema richiamato durante la quattordicesima e la quindicesima congregazione generale

Rinnovamento della Chiesa

L'azione dei rappresentanti pontifici è volta «non alla ricerca di anacronistici privilegi, bensì a garantire alla Chiesa, nella misura migliore possibile, quella libertà nel governo interno e nell'esercizio della propria missione che essa rivendica legittimamente». Lo ha ribadito il cardinale segretario di Stato nel suo intervento preordinato durante la quindicesima congregazione generale svoltasi questa mattina, mercoledì 17 ottobre, alla quale hanno partecipato 253 sinodali, sotto la presidenza del cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, presidente delegato di turno.
Tra gli interventi di questa prima fase della congregazione il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, si è soffermato sui tanti inviti al rinnovamento della Chiesa ripetuti in queste giornate sinodali. Un rinnovamento, ha precisato, che deve riguardare tutti, anche i membri della vita consacrata. «Nelle relazioni tra gerarchia e vita consacrata -- ha notato -- sono sorti non pochi disagi: talora per una certa ignoranza dei carismi e del loro ruolo nella missione e nella comunione ecclesiale; talaltra per l'inclinazione di alcuni consacrati alla contestazione del magistero». La nuova evangelizzazione invece può trovare un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati.
Altro argomento spesso al centro del dibattito sinodale è la parrocchia. Questa mattina ne ha parlato il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ne ha sottolineato il ruolo fondamentale soprattutto nel contesto attuale ma ha denunciato una certa fatica ad aprirsi con più decisione verso una pastorale di evangelizzazione. «Una conversione pastorale di questo tipo, ha detto, è più che mai necessaria, ma -- ha anche riconosciuto -- non è semplice da realizzare». Ha quindi indicato alcune linee operative.
Di evangelizzazione in contesti difficili si è parlato a lungo nella seconda parte della mattinata. Sono stati fatti alcuni esempi specifici: dalla Guinea -- da cui nel 1967 furono cacciati tutti i missionari -- all'Egitto, dove, come ha ricordato monsignor Kyrillos William, vescovo di Assiut dei copti, nonostante la progressiva islamizzazione dello Stato «la presenza dei seguaci di Gesù va molto al di là delle dimensioni della comunità, con 170 scuole, frequentate spesso da allievi musulmani, e moltissimi ospedali e dispensari presenti su tutto il territorio».
Un richiamo all'umiltà è venuto da monsignor Soane Patita Paini Mafi, vescovo di Tonga. Tutti i cristiani, ha detto in sostanza il presule, non devono dimenticare la semplicità, e non devono farsi travolgere dal desiderio di essere famosi, conosciuti e rispettati, seguendo così la mentalità del “divo” prevalente nella nostra epoca: «in questo Gesù ci deve essere da modello, perché tra i suoi era noto come “il figlio del carpentiere”».
Dello stesso tenore l'intervento di monsignor Petro Herkulan Malchuk, arcivescovo-vescovo della diocesi ucraina di Kyiv-Zhytomyr. Ha parlato di una fede che sta fiorendo in Ucraina. «Se vuoi correre -- ha detto tra l'altro citando un proverbio locale -- devi sapere due cose: perché corri e dove devi andare»; per l'evangelizzazione, ha sottolineato il vescovo, è importante soprattutto capire la posta in gioco e il valore del dono ricevuto. Al termine della congregazione è stato proiettato un minuto del film «Jerzy Popiełuszko, messenger of truth». La proiezione dell'intera pellicola è stata fissata per le 20 di mercoledì 17 ottobre presso la chiesa romana di Maria Bambina.
La quattordicesima congregazione generale, svoltasi martedì pomeriggio 16 ottobre, è stata caratterizzata dall'annuncio del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, circa la decisione del Papa di inviare una delegazione in Siria per portare la solidarietà del Sinodo alla popolazione vittima di inaudite sofferenze. L'intervento del cardinale è pubblicato in questa stessa pagina.
La notizia ha avuto immediata eco tra i Padri sinodali. In particolare sua beatitudine Gregorio III Laham ha ringraziato Benedetto XVI per l'iniziativa. «Questo gesto del Papa -- ha detto -- va oltre le nostre aspettative. Grazie a tutti coloro che hanno parlato della Siria. E non dimentichiamo che i conflitti non sono mai religiosi, ma politici e che il fondamentalismo non fa male soltanto ai cristiani, ma ai musulmani stessi».
Oltre alla delicata situazione della Siria i sedici padri sinodali intervenuti ai lavori -- su 242 presenti condotti dal presidente delegato, cardinale Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara, -- si sono soffermati sul ruolo determinante delle parrocchie e sulla necessità di un lavoro comune tra Chiesa cattolica e ortodossa a difesa della cristianità. «La presenza di 25.000 parrocchie in Italia -- ha sottolineato l'arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana cardinale Angelo Bagnasco -- costituisce una rete di prossimità e un patrimonio da non disperdere. Esiste nel popolo cristiano un diffuso tesoro di eroismo umile e quotidiano, che non fa notizia ma costruisce la storia». Secondo il porporato, «la presenza di tanti emigrati cristiani in Italia è una grazia che spesso edifica i credenti».
Successivamente è intervenuto il metropolita Hilarion, presidente del dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il quale, dopo aver espresso profonda preoccupazione per la catastrofe umanitaria che si sta verificando in Siria, ha esortato cattolici e ortodossi a fare fronte comune per impedire che i cristiani subiscano violenze e soprusi. «Occorre lavorare insieme -- ha sottolineato -- dobbiamo difendere con determinazione i nostri valori. Non possiamo permettere che migliaia di cristiani lascino i propri Paesi perché perseguitati. Le comunità cristiane stanno gridando per avere aiuto nell'indifferenza dei mass media e dei politici. Dobbiamo attirare l'attenzione della comunità internazionale sulla triste realtà nella quale sono costretti a vivere i cristiani. Uniamo i nostri sforzi per rispondere alle nuove sfide».
Di diritti umani si è parlato spesso al sinodo. In particolare gli sono stati dedicati interventi nella congregazione di lunedì scorso, 15 ottobre, guidata dal presidente delegato, cardinale John Tong Hon. In particolare ne hanno parlato il ministro generale dell'Ordine dei Frati minori, padre José Rodríguez Carballo, e il suo confratello cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, che ha presentato l'esperienza fatta in comune nell'ultimo decennio dalle Chiese dell'Africa australe, soprattutto sui temi sociali. Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, cardinale Leonardo Sandri, di quelle Chiese ha ricordato le persecuzioni e gli esodi, ma anche la determinazione a sentirsi non minoranza, ma presenza viva e vitale.
E c'era stato anche spazio per la santità, argomento trattato dal prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato, il quale ne ha sottolineato il peculiare aspetto di chiave dell'evangelizzazione. Sempre nella sessione di sabato si sono registrati diversi interventi liberi tra i quali da segnalare quelli che hanno messo in evidenza l'immediatezza e la capacità d'impatto dei moderni mezzi di comunicazione, in particolare audiovisiva.

(©L'Osservatore Romano 18 ottobre 2012)

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