venerdì 19 ottobre 2012

In Campidoglio l'incontro e la testimonianza dei padri sinodali (O.R.)

In Campidoglio l'incontro e la testimonianza dei padri sinodali

Una bella notizia per Roma


Roma, 18. Roma incontra il Sinodo dei vescovi. Incrocia gli sguardi, ascolta la testimonianza dei protagonisti di questa grande assise ecclesiale. Voci che parlano di continenti e terre lontane dove la pace e il pane quotidiano non sono scontati ma, soprattutto, dove l'annuncio di Cristo risuona con il particolare accento di una novità di vita buona. È avvenuto oggi in Campidoglio con una giornata speciale di confronto e dialogo, intitolata «Una bella notizia» e dedicata appunto al Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione.

Nella cornice solenne della protomoteca, il sindaco Gianni Alemanno, ha accolto tre padri sinodali: gli arcivescovi di Manila e di Abuja (Nigeria), Luis Antonio G. Tagle e John Olorunfemi Onaiyekan, e il vescovo ordinario militare per la Colombia, Fabio Suescún Mutis. Ad accompagnarli l'arcivescovo segretario generale del Sinodo Nicola Eterović, l'arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Claudio Maria Celli, e il direttore della Sala stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi.
A fornire una testimonianza anche tre uditori dell'assise sinodale nonché responsabili di importanti aggregazioni laicali come la presidente dei focolari, Maria Voce, il presidente dell'Azione cattolica italiana, Franco Miano, e la fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti, Chiara Amirante. «L'incontro di oggi è stato pensato per creare uno scambio tra città e Sinodo, perché non si viva in mondi separati e non comunicativi», ha detto padre Lombardi, il quale ha sottolineato la vocazione di Roma come «città sempre più varia e piena di esperienze diverse che vengono da tutte le parti del mondo».
Introducendo l'incontro il sindaco ha posto l'accento sull'importante contributo che la riflessione sulla nuova evangelizzazione può dare al superamento della crisi morale e politica e alla costruzione di un nuovo umanesimo che sappia valorizzare in modo particolare i valori della famiglia.
L'importanza della famiglia e dai suoi valori è stata sottolineata anche dall'arcivescovo Eterović. «La famiglia cristiana -- egli ha rilevato -- è già in sé una testimonianza», principalmente «nei Paesi nei quali i cristiani non hanno quasi diritto di cittadinanza». Per questo, ha aggiunto il presule, fondamentali sono anche i moderni mezzi di comunicazione che plasmano immagini e modelli di comportamento.
E al ruolo, insostituibile, dei mass media si è richiamato l'arcivescovo Celli, per il quale la «sfida» presente in questo momento culturale è racchiusa nella comprensione di come «annunciare il Vangelo con un linguaggio nuovo». Infatti, «la nuova evangelizzazione non inventa un altro Vangelo, ma lo dona con una lingua che l'uomo di oggi possa capire». Di qui, anche l'invito a cogliere le opportunità fornite dagli strumenti digitali diffusissimi tra i giovani. «Messaggi fatti da scritti, immagini, suoni, ma soprattutto caratterizzati dalla interattività». Strumenti, insomma, che implicitamente invitano alla partecipazione e alla condivisione di esperienze.
L'incontro è poi culminato con l'ascolto delle testimonianze dei padri sinodali che hanno fatto risuonare le esperienze della Chiesa in continenti lontani. Al tema della giornata si è richiamato direttamente l'arcivescovo di Abuja, il quale ha sottolineato come anche in Nigeria accadano ogni giorno «belle notizie», anche se «i giornali occidentali si accorgono di noi solo quando facciamo qualche sciocchezza». Il riferimento è ovviamente alle violenze anti religiose compiute dal gruppo terroristico di Boko Haram espressione dell'islam radicale. Tuttavia, ha detto il presule, «in Nigeria siamo in 170 milioni, cristiani e musulmani, provenienti da 250 tribù diverse. E ogni giorno ci sforziamo di vivere insieme, e insieme cerchiamo di sopravvivere». Alla base di questa convivenza e degli ottimi rapporti che quotidianamente i cristiani hanno con i musulmani «c'è una comune visione, la cultura dei nostri padri africani che ci hanno tramandato il valore della fede in un Dio creatore che vuole l'onestà e ripudia la malvagità». Dell'esperienza evangelizzatrice della Chiesa in Asia ha parlato l'arcivescovo di Manila, il quale ha sottolineato l'importanza del «dialogo della vita», attraverso una presenza che oltre alle parrocchie si ramifica nelle scuole, negli ospedali e nella società. Per offrire, cioè un «reale contributo alla promozione della vita, allo sviluppo e alla difesa della donna, dei bambini, delle popolazioni indigene». Insomma, come ha sottolineato monsignor Suescún Mutis richiamando l'esperienza della Colombia e, più in generale dell'America latina, «la nuova evangelizzazione non è uno slogan pubblicitario». In questo senso, la Chiesa del continente, rispondendo anche all'invito del magistero pontificio, «avverte la necessità di passare da una pastorale di conservazione a uno stato di missione permanente».

(©L'Osservatore Romano 19 ottobre 2012)

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