venerdì 23 marzo 2012

Viaggio a Cuba. La voce di un parroco: vivere il Vangelo per noi è una festa della fede

Viaggio a Cuba. La voce di un parroco: vivere il Vangelo per noi è una festa della fede

I giovani di Cuba hanno bisogno di riscoprire nuovi e più alti ideali. È una delle molte voci che, in questi giorni di attesa del Papa, si levano dalla parrocchie cubane, i luoghi dove viene svolto il lavoro più incisivo di evangelizzazione nell’isola. Il nostro inviato a L’Avana, Luca Collodi, ha chiesto a don Boris Moreno – parroco nel paese di San Josè de Las Lajas, nella campagna cubana – in che modo i giovani del posto partecipino alla vita ecclesiale:

R. – Dipende dalle parrocchie, dalla mentalità attuale, dall’influsso del comunismo e dall’onda rivoluzionaria che ha toccato il cuore dei giovani. I gruppi di giovani, di adolescenti e di bambini delle nostre parrocchie non sono grandi e credo che questo sia l’elemento più debole della nostra evangelizzazione. Sia la mentalità attuale che la lontananza dei giovani rispetto al Vangelo, la frattura delle famiglie, tutto questo crea difficoltà, distanza, una separazione dei giovani dalla Chiesa.

D. – Le nuove generazioni sono ancora attratte dagli ideali sociali più che religiosi?

R. – Io credo che a Cuba ci sia stato un cambiamento culturale molto grande con la caduta del comunismo, come nell’Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est, e ciò ha avuto un influsso sulla mentalità delle persone. Ma oggi i giovani, e questo ci fa piangere, non hanno un desiderio, non hanno la capacità di mettere il cuore nelle cose, non hanno idee in cui credere. Tutto ciò è molto preoccupante, perché quando i giovani non mettono il cuore in una Persona o in un’idea diventano deboli. La maggior parte dei giovani, qui a Cuba, pensa soltanto a vivere alla giornata. Tanti altri pensano solo a come andare negli Stati Uniti. Questo è un grande problema per il nostro rapporto con loro e per la nostra capacità di trasmettere il Vangelo.

D. – Allora, come cercate di scuotere i giovani?

R. – Cerchiamo di creare gruppi di giovani e un ambiente in cui si possano riconoscere come amici, possano capire e anche riconoscere l’importanza di stabilire un’amicizia sia con un altra persona che col Signore Gesù. Mettiamo anche in pratica altre iniziative, come la proiezione di film con messaggi importanti e a volte le nostre parrocchie si trasformano in spazi di festa. Questa è anche un’altra maniera di attrarre i giovani, presentando loro la capacità di vivere con gioia, di vivere con un grande desiderio, di ballare, di cantare, e tutto questo farlo vicino e dentro il Signore Gesù.

D. – Il clima della festa entra anche nelle liturgie?

R. – Se le nostre celebrazioni eucaristiche non fossero festose non verrebbe nessuno, perché l’anima cubana è un’anima festosa, che canta, che balla, che piange ma anche che ride. Questo non toglie la devozione, la capacità di riconoscere che siamo in presenza del mistero di Dio. Speriamo che lo saranno anche le celebrazioni con il Papa! Noi non conosciamo molto il latino, ma conosciamo veramente Gesù. La cosa più importante è l’amicizia con Gesù: vogliamo cantare con i nostri canti e pregare con la nostra lingua spagnola.

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