venerdì 2 marzo 2012

Rito delle esequie: molte novità nella nuova edizione presentata oggi (Sir)

RITO DELLE ESEQUIE: MOLTE NOVITÀ NELLA NUOVA EDIZIONE PRESENTATA OGGI

Una risposta alla tendenza, diffusa soprattutto nei contesti urbani, a “privatizzare” l‘esperienza del morire e a “nascondere” i segni della sepoltura e del lutto: nasce così la seconda edizione del Rito delle esequie, predisposto dalla Conferenza episcopale italiana e presentato oggi a Roma.
Il testo liturgico, il cui uso diverrà obbligatorio in Italia a partire dal 2 novembre 2012, risponde appunto alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti.
Il volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, offre una più ampia e articolata proposta rituale, a partire dal primo incontro del sacerdote con la famiglia del defunto fino alla tumulazione del feretro. E fornisce, in appendice, alcune indicazioni circa la cremazione dei corpi. Il tutto nel solco dell‘impegno nell‘applicazione della riforma liturgica conciliare. La nuova pubblicazione in lingua italiana del Rito delle esequie, infatti, fa seguito alla prima edizione apparsa nel 1974 sulla base di quella tipica del 1969.
Numerosi sono i cambiamenti di natura rituale e testuale introdotti nella seconda edizione italiana. Una prima novità, non presente nell‘edizione latina del 1969 e nemmeno in quella italiana del 1974, riguarda la “visita alla famiglia del defunto”.
Il primo incontro con la famiglia diventa per il parroco un momento di condivisione del dolore, di ascolto dei familiari, di conoscenza di alcuni aspetti della vita del defunto in vista di un corretto e personalizzato ricordo durante la celebrazione delle esequie. Una seconda novità riguarda la “Preghiera alla chiusura della bara”: la sequenza rituale è stata rivista e arricchita per sottolineare e leggere alla luce della Parola di Dio e della speranza cristiana un momento molto doloroso. Quanto alla celebrazione delle esequie nella messa o nella liturgia della Parola, l‘arricchimento più significativo è dato da una più varia proposta di esortazioni per introdurre il rito dell‘ultima raccomandazione e commiato. Un rito che costituisce l‘ultimo saluto rivolto dalla comunità cristiana a un suo membro prima della sepoltura. Ora vengono offerte dodici proposte di esortazione. Inoltre, nella seconda edizione non compare più il capitolo V dell‘edizione precedente, corrispondente all’Ordo exsequiarum: “Esequie nella casa del defunto”. I vescovi italiani hanno ritenuto questa possibilità estranea alla consuetudine locale e “non esente dal rischio di indulgere a una privatizzazione intimistica, o circoscritta al solo ambito familiare, di un significativo momento che di sua natura dovrebbe vedere coinvolta l‘intera comunità cristiana, radunata per la celebrazione”.
Una delle novità più significative è costituita dall‘appendice dedicata alle esequie in caso di cremazione, nella quale si legge che “la Chiesa, anche se non si oppone alla cremazione dei corpi quando non viene fatta in odium fidei, continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea”.
In questa prospettiva, è previsto che la celebrazione delle esequie preceda di norma la cremazione.
Mentre, eccezionalmente, i riti previsti nella cappella del cimitero o presso la tomba si possono svolgere nella stessa sala crematoria. Particolarmente importante l‘affermazione che la cremazione si ritiene conclusa con la deposizione dell‘urna nel cimitero. Ciò soprattutto per contrastare la prassi di spargere le ceneri in natura o di conservarle in luoghi diversi dal cimitero. Tale prassi infatti “solleva non poche perplessità sulla sua piena coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche”. E, anche se il rituale non prende netta posizione sul versante disciplinare, “offre però sufficienti elementi per una catechesi e un‘azione pastorale che sappiano sapientemente educare il popolo di Dio alla fede nella risurrezione dei morti, alla dignità del corpo, all‘importanza della memoria dei defunti, alla testimonianza della speranza nella risurrezione”.

© Copyright Sir

Ai Neocatecumenali: riflessioni de iure liturgico (Guglielmo di Occam)

Clicca qui per leggere il commento gentilmente segnalatoci.

Rito delle esequie: La Chiesa accetta la cremazione, se non è decisa in odio alla fede, ma non la incoraggia (Sir)

RITO DELLE ESEQUIE: LA CHIESA “ACCETTA LA CREMAZIONE” MA “NON LA INCORAGGIA”

“La Chiesa accetta la cremazione, se non è decisa in odio alla fede, cioè per negare la risurrezione dei corpi proclamata nel Credo, ma non la incoraggia”.
A spiegarlo ai giornalisti è stato mons. Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato e presidente della Commissione Cei per la liturgia, che oggi è intervenuto alla presentazione del nuovo libro liturgico del Rito delle Esequie.
Dietro l’aumento del numero delle cremazioni, ha commentato mons. Catella, “c’è anche il grande sforzo pubblicitario delle agenzie funebri che gestiscono queste pratiche”.
L’Appendice con testi e riti liturgici che accompagnano le varie fasi della cremazione è la novità più significativa di questa seconda edizione del Rituale, e non ha un corrispondente né nell’edizione originale latina del 1969, pubblicata dopo la riforma conciliare, né nella prima edizione italiana del 1974.
A precisarlo è stato mons. Angelo Lameri, collaboratore dell’Ufficio liturgico della Cei, che ha puntualizzato come “la stessa denominazione di Appendice - vuole richiamare il fatto che la Chiesa continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea a esprimere la fede nella risurrezione della carne, ad alimentare la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici”.

© Copyright Sir

RITO DELLE ESEQUIE: MONS. POMPILI (CEI), “NON SONO UNO SPETTACOLO”

“Le esequie cristiane non sono uno spettacolo, anche se utilizzano la ricchezza e la pluralità di codici della liturgia”.
Lo ha detto mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, presentando oggi - presso la sede di Radio Vaticana - la seconda edizione in lingua italiana del Rito delle Esequie. Il nuovo rito, ha spiegato mons. Pompili, può essere “un contributo ad umanizzare il momento della morte, sottraendolo alla sua invisibilità e alla sua individualità, quando non alla sua spettacolarizzazione”.
Grazie alla liturgia, infatti, “ritroviamo una grammatica e una sintassi in grado di dar voce alla morte, anzi di farne una parola che interpella la vita di tutti”. In una società in cui la morte è “rimossa dall’orizzonte della vita quotidiana”, o al massimo intesa come “un evento che si affronta in solitudine”, un “fatto privato per le persone comuni o ‘pubblico’ per le celebrità”, per il sottosegretario della Cei è urgente riscoprire il “carattere di mistero” e il “carattere collettivo” di questo evento, che in una prospettiva cristiana “riguarda il defunto, la sua famiglia, ma anche tutto il genere umano”.
Di fronte alla spettacolarizzazione della morte, che a volte “si consuma sotto i riflettori”, il rito funebre - ha concluso mons. Pompili - ha la funzione di far riscoprire la morte come “cammino collettivo e comune”.

© Copyright Sir

Mons.Crociata (Cei): i politici credenti hanno più doveri (Izzo)

CATTOLICI: CROCIATA (CEI), POLITICI CREDENTI HANNO PIU' DOVERI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 mar.

L'Italia di oggi ha un "vitale bisogno di una cultura del bene comune e della responsabilita' sociale condivisa". Lo afferma monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei.
"La visione cristiana della cosa pubblica - spiega il vescovo aprendo a Roma l'incontro nazionale dei responsabili degli enti di formazione socio-politica promossi dalla Chiesa - richiede responsabili nel pubblico motivati e attrezzati, ma anche credenti coerenti nello svolgimento della loro vita di cittadini".
"Veri credenti e buoni cittadini: a questo - ricorda il presule - siamo chiamati ad educare noi stessi e tutti i fedeli delle nostre comunita' ecclesiali". Secondo monsignor Crociata, "il senso civico e' parte integrante della coscienza morale del credente e presupposto di ogni progetto e iniziativa politica di credenti e di non credenti". E da parte loro, "le scuole di formazione socio-politica sono chiamate dunque a svolgere questa azione indiretta, volta a far crescere la coscienza della propria responsabilita' di ogni credente nella vita sociale e la necessita' dello sviluppo del senso civico".
Negli anni '90, rileva nel suo intervento il segretario della Cei, "l'invenzione di queste scuole ha risposto, al di la' delle contingenze, alla maturazione di una consapevolezza ormai raggiunta circa la necessita' di dare forma organizzata e coerente alla preparazione ad un impegno socio-politico adeguato ai tempi".
Ed oggi "il mutato contesto, anche solo a distanza di venti anni, fa ancora meglio vedere che il loro scopo non e' la preparazione immediata di un personale politico pronto a spendersi - per cosi' dire - sul mercato del confronto istituzionale e della dialettica partitica".
Per monsignor Crociata, queste iniziative "tuttavia rappresentano un passaggio, che si puo' rivelare perfino insostituibile, la' dove chi si sente chiamato a servire la collettivita' nella forma dell'impegno politico prende coscienza dell'esigenza di far maturare la propria vocazione in un percorso ecclesiale che, nel quadro ordinario della vita cristiana, fornisca elementi specifici di conoscenza scientifica e di giudizio illuminato dalla fede, per esercitare il giusto discernimento e operare le scelte opportune". Fermo restando, conclude il vescovo, che la vocazione alla politica "puo' essere solo una chiamata personale, non certo un mandato ecclesiale".

© Copyright (AGI)

Il rito delle esequie: la seconda edizione italiana: motivazioni e caratteristiche

Clicca qui per leggere il documento della Cei.

Vedi anche:

Rito delle esequie. Edizioni Minore e Maggiore (Lev)

Il nuovo Rito delle esequie: no allo spargimento delle ceneri del defunto

Il nuovo Rito delle esequie: no allo spargimento delle ceneri del defunto

Le novità, gli adattamenti riguardanti le celebrazioni funebri sono state al centro della presentazione stamani, nella sede della nostra emittente, della seconda edizione in lingua italiana del “Rito delle esequie”, volume edito dalla Libreria Editrice Vaticana. La novità più significativa è legata alla cremazione. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

La seconda edizione del “Rito delle esequie”, che presenta in questo ambito una revisione di tutti i testi biblici e di preghiera, risponde anche a un dominante orientamento di distacco della società nei confronti della morte. Mons Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali:

“La morte, in realtà, è rimossa dall’orizzonte della vita quotidiana, anche dal punto di vista percettivo, mentre proliferano le sue spettacolarizzazioni. I malati terminali spesso scompaiono nella solitudine degli hospice e si muore per lo più lontano dalla famiglia. Ai bambini non si fa vedere la salma dei nonni, perché potrebbero rimanerne turbati e così si resta analfabeti e muti di fronte a un evento che è, invece, parte rilevante della vita”.

Una prima novità presente nel volume “Rito delle esequie” riguarda il momento della visita alla famiglia, al centro di un paragrafo non presente nella precedente edizione. Mons. Angelo Lameri, dell’Ufficio Liturgico nazionale della Cei:

“Per un sacerdote, è un momento di condivisione del dolore, di ascolto dei familiari colpiti dal lutto, di conoscenza di alcuni aspetti della vita della persona defunta in vista di un corretto e personalizzato ricordo durante la celebrazione delle esequie”.

Una seconda novità riguarda la sequenza rituale, rivista e arricchita, nel momento doloroso della chiusura della bara:

“Si è andati nella direzione di cercare di proporre dei testi anche adatti a diverse tipologie, diverse situazioni. Sono proposti dei testi che sono per una persona anziana, per una persona giovane, per una persona morta improvvisamente e così via. Si è cercato di essere attenti a questi vari contesti”.

In riferimento al Rito delle esequie, un altro adattamento consente di pronunciare parole di cristiano ricordo del defunto nel momento del commiato. Un ulteriore adattamento riguarda la conclusione della celebrazione con l’introduzione della benedizione. Viene anche aggiunta una più ricca e varia proposta di formulari per la preghiera dei fedeli. Ma la novità più significativa è costituita dall’appendice dedicata alle esequie in caso di cremazione. Ancora Mons. Angelo Lameri:

“La denominazione 'appendice', oltre a segnalare che non esiste una sua corrispondenza nell’edizione tipica latina di riferimento, vuole richiamare il fatto che la Chiesa – anche se non si oppone alla cremazione dei corpi quando non viene fatta in odium fidei – continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea a esprimere la fede nella Resurrezione della carne, ad alimentare la pietà dei fedeli e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici. Va posta particolare attenzione, appunto, alla scelta dei testi più adatti alla circostanza. Eccezionalmente, i riti previsti nella cappella del cimitero o presso la tomba si possono svolgere nello stesso luogo della cremazione. Si raccomanda anche l’accompagnamento del feretro, per quanto possibile, al luogo della cremazione. Particolarmente importante, poi, è l’affermazione che la cremazione si 'ritiene conclusa con la deposizione dell’urna nel cimitero'. Da leggersi come conseguenza di quanto affermato al numero 165 dello stesso rituale a proposito della prassi di spargere le ceneri in natura o di conservarle in luoghi diversi dal cimitero. Sappiamo che queste due possibilità sono contemplate dalla legislazione civile italiana. Ma queste prassi, soprattutto quella dello spargimento delle ceneri in natura, sollevano non poche perplessità sulla sua piena coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche”.

Il volume “Rito delle esequie”, vuole essere anche uno strumento per approfondire la ricerca sul senso della morte. Mons Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato, presidente della Commissione episcopale per la liturgia:

“Questo libro attesta la fede dei credenti e condivide il valore del rispetto e della pietas verso i defunti, il rispetto per il corpo umano, anche morto. Attesta l’esigenza forte di poter coltivare la memoria, di aver un luogo certo per deporre la salma o le ceneri, nella certezza profonda che questo sia autentica fede e umanesimo autentico”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, mons. Catella ha infine confermato che “vi è certamente un incremento delle richieste di cremazione”, sottolineando peraltro che “questo è l’esito anche di una forte azione pubblicitaria delle agenzie specializzate”.

© Copyright Radio Vaticana

Rito delle esequie. Edizioni Minore e Maggiore (Lev)

Clicca qui per i nuovi testi.

AbcNews pubblica un altro estratto dal libro "Mio fratello, il Papa"

Clicca qui per leggere l'estratto segnalatoci dal nostro Alberto. Qui una traduzione.

Aperto alla Lateranense il ciclo di conferenze "Rileggere il Concilio". Intervista con mons. Dal Covolo

Aperto alla Lateranense il ciclo di conferenze "Rileggere il Concilio". Intervista con mons. Dal Covolo

Nell’anno del 50.mo anniversario del Vaticano II, si è aperto ieri all’Università Lateranense il ciclo di conferenze "Rileggere il Concilio", in collaborazione con il Centre Saint-Louis de France e l’ambasciata di Francia presso la Santa Sede. In ognuno dei sei incontri previsti, uno storico e un teologo prenderanno in esame importanti documenti conciliari: le quattro Costituzioni, il Decreto sull’ecumenismo, la Dichiarazione sulla libertà religiosa. A spiegare le finalità dell’intera iniziativa, al microfono di Davide Maggiore, è stato mons. Enrico Dal Covolo, rettore della Lateranense, che ha presieduto la prima conferenza, dedicata alla Costituzione Sacrosanctum Concilium:

R. - Di fronte a una situazione nella quale molti interpretano il Concilio in modi differenti, mi pare importante assumere elementi in più per poter dare una valutazione più sicura, più affidabile. E questo deve essere fatto proprio a un livello scientifico, quale quello di una Università pontificia.

D. – Rileggere il Concilio significa anche inquadrarlo all’interno della grande tradizione della Chiesa, mostrando quelli che sono gli elementi di continuità con essa?

R. – Questa è proprio la linea del Magistero del Papa Benedetto XVI che noi intendiamo convalidare attraverso questa ricerca – che si inaugura solo adesso, ma lo faremo nell’arco di questi anni – condotta sulla rivisitazione di archivi che finora non sono stati sufficientemente consultati.

D. – Il Beato Giovanni Paolo II ha scritto: “Per molti il messaggio del Concilio Vaticano II è stato percepito innanzitutto mediante la riforma liturgica”, che è oggetto della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium”…

R. – Ritengo che la Sacrosanctum Concilium vada ristudiata oggi e attentamente: la liturgia è centrale nella tradizione della Chiesa. C’è un’interazione reciproca tra il modo di celebrare e di pregare e i contenuti della nostra fede. (mg)

A inquadrare dal punto di vista storico e spirituale la Sacrosanctum Concilium è stato, al microfono di Davide Maggiore, il prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa moderna e contemporanea alla Lateranense e direttore del Centro studi e ricerche sul Concilio Vaticano II della stessa Università:

R. – E’ stato il primo documento approvato dal Concilio, all’origine della grande riforma liturgica post-conciliare. Tuttavia, è un documento che è passato un po’ nell’ombra, rispetto ad altri, nei commenti fatti dopo il Concilio. Anche perché è stato superato dalla riforma che esso stesso ha suscitato negli anni che seguirono al Concilio. Dunque, mi sembra giusto iniziare questa rilettura dei grandi documenti del Concilio con questa Costituzione, Sacrosanctum Concilium.

D. – La Sacrosanctum Concilium si inscrive nell’intera storia della Chiesa...

R. – E’ ovviamente un posto particolare: occupa il movimento liturgico, che nacque alla fine del 1800, nelle gradi abbazie benedettine e che, dopo la Prima Guerra Mondiale, si spostò verso gli ambienti della Gioventù cattolica e poi anche verso le parrocchie. Lo stesso Pio XII dedicò una grande Enciclica, Mediator Dei, nel 1947, alla liturgia, che è una forma di riconoscimento di questo movimento liturgico, che troverà poi la sua consacrazione durante il Concilio Vaticano II.

D. – Quali possono essere definiti i frutti più duraturi della Sacrosanctum Concilium?

R. – Essa ha previsto una migliore partecipazione dei fedeli alla liturgia. La liturgia è la preghiera ufficiale della Chiesa, e dunque non riguarda solo il sacerdote ma l’intera comunità dei fedeli. Per questo, era anche importante introdurre, nella liturgia, le lingue volgari. (vv)

© Copyright Radio Vaticana

Mons. Tomasi: attacchi anticristiani aumentati del 309%, emarginazione della fede in Occidente (Radio Vaticana)

Mons. Tomasi: attacchi anticristiani aumentati del 309%, emarginazione della fede in Occidente

Peggiora nel mondo la situazione per la libertà religiosa: è l’allarme lanciato ieri a Ginevra da mons. Silvano Maria Tomasi nel corso della sessione del Consiglio per i Diritti Umani. Il presule, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite nella città elvetica, ha detto che sono circa 2 miliardi e 200 milioni i credenti che subiscono restrizioni religiose; inoltre, dal 2003 al 2010 sono aumentati del 309% gli attacchi terroristici contro i cristiani in Africa, Medio Oriente e Asia, mentre in Occidente c’è una cultura che tende ad emarginare sempre più chi crede in Cristo. Ascoltiamo l'arcivescovo Silvano Maria Tomasi al microfono di Sergio Centofanti:

R. - L’attenzione che viene data dai mezzi di comunicazione si concentra soprattutto sui casi eclatanti che toccano minoranze cristiane o altre minoranze religiose nei Paesi in via di sviluppo perché in queste situazioni la violenza è visibile, drammatica e crea sensazionalismo. Però, il problema non è limitato ai Paesi in via di sviluppo; anche nei Paesi occidentali, nei grandi Paesi ricchi, troviamo una tendenza che porta alla privatizzazione della religione e al rigetto culturale e alle volte a un’ostilità anche aperta all’esercizio del proprio diritto alla libertà di fede, alla libertà di credo, e quando tocca l’arena pubblica non si accetta volentieri, o addirittura si rifiuta completamente che le convinzioni religiose possano avere qualcosa da dire in questo campo.

D. - Cosa fare per superare questa tendenza a emarginare il cristianesimo nella vita pubblica in Occidente?

R. – Il primo passo è puntare l’attenzione sulle modalità quotidiane di convivenza che devono essere improntate a un rispetto reciproco e alla capacità di accettarsi nelle differenze che esistono. Poi, direi che un ruolo vitale, importante, è giocato dai mezzi di comunicazione, dalla formazione nelle scuole, dal tipo di manuali scolastici che devono riflettere un senso di accettazione reciproca piuttosto che insegnare l’odio verso gruppi diversi. Lo stesso per la televisione, per i telegiornali, per i giornali, in modo che venga disseminata una informazione corretta ed equilibrata su tutti i gruppi che compongono una società perché la mancanza di un’informazione e la mancanza di educazione facilita la manipolazione della gente per vantaggi politici immediati che poi portano all’abuso, addirittura, alle volte, alla persecuzione dei gruppi, soprattutto minoritari, di fede diversa. Infine, dobbiamo anche lavorare per una più grande giustizia sociale perché solo evitando l’estrema povertà, aiutando lo sviluppo, facendo in modo che tutte le persone possano partecipare nella gestione della vita pubblica, creiamo l’ambiente giusto per la libertà di religione.

D. – Un anno fa veniva ucciso il ministro cattolico pakistano Shahbaz Bhatti, probabilmente da estremisti che volevano difendere la legge sulla blasfemia. Un suo pensiero…

R. – Purtroppo la legge contro la blasfemia si presta a grandi equivoci perché punta a difendere una religione piuttosto che a difendere i diritti degli individui che praticano una fede. Quando noi mettiamo premesse di questo tipo, che puntano su concetti astratti invece che sui diritti delle persone concrete, apriamo la strada all’abuso. Abbiamo avuto casi di ragazze, per esempio, che vengono accusate di aver bestemmiato, di avere usato frasi improprie contro una religione in particolare; abbiamo casi di presunte offese al profeta Maometto e all’islam che portano a prendere queste persone, metterle in prigione, oppure forzarle a cambiare religione e questo utilizzando il meccanismo delle leggi contro la blasfemia. Sarebbe veramente una cosa giusta per il bene comune eliminare questo tipo di legislazione e, invece, affrontare il problema della convivenza, garantendo a ogni cittadino, a ogni persona che risiede nel territorio di uno Stato, il diritto fondamentale e inalienabile alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di pratica religiosa. (bf)

© Copyright Radio Vaticana

Esercizi spirituali in Vaticano: riflessioni su povertà, castità e obbedienza

Su segnalazione di Laura leggiamo:

Esercizi spirituali in Vaticano: riflessioni su povertà, castità e obbedienza

Si avviano alla conclusione gli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano. Questa mattina, l’autore delle meditazioni – il cardinale arcivescovo di Kinshasa, Laurent Monsengwo Pasinya – ha proposto al Papa e ai membri della Curia Romana una riflessione su povertà, castità e obbedienza e sul tema della preghiera. La meditazione pomeridiana sarà incentrata invece sullo Spirito Santo. Gli esercizi spirituali termineranno domattina con la celebrazione delle Lodi e la meditazione conclusiva, in programma a partire dalle ore 9.00.

© Copyright Radio Vaticana

Papa/ A ritiro meditazione su povertà castità e obbedienza

Gli esercizi spirituali della Quaresima si concludono domani

Città del Vaticano, 2 mar. (TMNews)

Si avviano alla conclusione gli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano.
Questa mattina, l'autore delle meditazioni - il cardinale arcivescovo di Kinshasa, Laurent Monsengwo Pasinya - ha proposto al Papa e ai membri della Curia romana una riflessione su povertà, castità e obbedienza e sul tema della preghiera. La meditazione pomeridiana sarà incentrata invece sullo Spirito Santo.
Gli esercizi spirituali termineranno domattina con la celebrazione delle lodi e la meditazione conclusiva, in programma a partire dalle ore 9.

© Copyright TMNews

La Chiesa nelle crisi. Considerazioni di Giuseppe Rusconi (Tempi)

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

ROSSOPORPORA APPARSO SUL SETTIMANALE ‘TEMPI’ 9/2012 DEL 7 MARZO 2012

LA CHIESA NELLE CRISI

DI GIUSEPPE RUSCONI

La rivolta in Siria che minaccia di concludersi molto male per i cristiani. Il Portogallo costretto a sacrifici greci da un’Europa fin troppo cinica. Le galere del regime comunista in compagnia di Havel.
Chi conosce “Rossoporpora” sa che la rubrica rifugge da gossip e intrighi, che nella Chiesa (non solo a livello vaticano) sono una costante storica. Certo in tempi come i nostri (già caratterizzati dall’emergere di scandali gravissimi) anche solo un briciolo di saggezza sconsiglierebbe la pubblica deambulazione fuori le Mura leonine di documenti di spessore diverso: deambulano testi sostanzialmente veritieri, altri intrisi di menzogna, altri ancora frutto di elucubrazioni a dir poco audaci. Tutto questo gran deambulare danneggia tutto e tutti pur se in misura diversa, produce tonnellate di chiacchiere accompagnate dalle più ardite dietrologie: soprattutto turba l’animo – per collaudato che sia - di tanti (ma tanti) cattolici, ‘semplici’ o perfino ‘adulti’.
Anche per Benedetto XVI non sono giorni facili.
Nella lectio divina tenuta al Seminario maggiore romano il 15 febbraio, ha evidenziato che “oggi si parla molto della Chiesa di Roma, di tante cose, ma speriamo che si parli anche della nostra fede”.
Tre giorni dopo, nell’omelia del Concistoro – certo riferendosi anche all’attualità disdicevole – lo stesso papa Ratzinger ha ricordato che “non è facile entrare nella logica del Vangelo e lasciare quella del potere e della gloria. (…) Il Figlio dell’uomo non è venuto a farsi servire, ma per servire e dare la vita in riscatto di molti”. Sono parole queste che “illuminano con singolare intensità l’odierno Concistoro pubblico”; esse “risuonano nel profondo dell’anima e rappresentano un invito e un richiamo, una consegna e un incoraggiamento” specialmente (ma non soltanto) per i 22 nuovi porporati.
Dopo il doveroso ‘preambolo’ occupiamoci di politica internazionale. L’esperienza in tale ambito non manca al cardinale Renato Raffaele Martino, per 16 anni Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e per altri 7 presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il porporato salernitano ha sempre seguito con attenzione gli sviluppi di quella che l’Occidente ha etichettato come “primavera araba” e che invece ad esempio il direttore della TV di Hezbollah libanese chiama “risveglio islamico”. Oggi è in particolare la Siria a occupare il proscenio. Il cardinale Martino è “preoccupato” per il fatto che i cristiani di Siria stiano sostanzialmente dalla parte di Assad: “Hanno sempre avuto con lui e già con suo padre una buona libertà di movimento e temono che, se vincessero i ribelli, il potere sarebbe preso dai fondamentalisti islamici”. Per il nostro interlocutore “tale timore non è però reale”. Infatti “noi osserviamo dal di fuori e possiamo avere davanti agli occhi il quadro completo della situazione. Perciò io non credo che ci sia la possibilità di un avvento di musulmani fanatici”. Tuttavia i cristiani libanesi sono in apprensione, a partire dal nuovo patriarca maronita Béchara Raï ... “Ciò che avviene in Siria ha sempre dei riflessi immediati in Libano. Comprendo i timori dei cristiani libanesi, ma dal di fuori si vedono le cose un po’ diversamente e io resto assai ottimista”. Il cardinale Martino è però deluso per il mancato intervento internazionale, “che in altre situazioni analoghe c’è stato”. Secondo lui lo “stare sostanzialmente a guardare” da parte della comunità internazionale “va ricondotto al rischio di un intervento dell’Iran, alleato di Assad. Perfino Israele non si è mossa”. Certo va riconosciuto, conclude il settantanovenne porporato, che “la prospettiva di ritrovarsi con un ‘secondo Iraq’ sarebbe disastrosa”. In ogni caso “il veto di Russia e Cina rende al momento l’ipotesi di intervento solo teorica”.
L’odierna situazione economica europea vede la Grecia costretta a una inaudita macelleria sociale per volontà di una trojka formata dalla Commissione dell’UE, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale, che l’hanno per il momento ‘salvata’ dal fallimento, espropriandola de facto nel contempo della sovranità nazionale. Se però ugualmente la Grecia non dovesse farcela, si legge che dovrebbe tremare in primo luogo il Portogallo (cui spesso è associata anche l’Irlanda). E’ parso allora utile ascoltare il parere di un cardinale portoghese: José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, a Roma da 58 anni (tant’è vero che è un accanito tifoso della Lazio), ma pur sempre in stretti rapporti con il Paese d’origine. L’ottantenne presule lusitano evidenzia subito che il Portogallo non può essere paragonato alla Grecia: “I portoghesi sono molto pazienti, realisti, un po’ come i romani, gli italiani in genere. Non come i greci, non come gli spagnoli, che si infiammano più facilmente”. Bisogna riconoscere, continua, che in Portogallo “le dure misure di austerità stanno funzionando; il primo ministro portoghese Pedro Passos Coelho è stato straordinariamente coraggioso e sta facendo più o meno ciò che ha intrapreso Mario Monti in Italia”. A differenza poi di quel che accade con la Grecia, “il Portogallo può contare fin qui sull’indispensabile appoggio di Angela Merkel”. Del resto il popolo portoghese “non scende in piazza come quello greco”, perché “è pienamente consapevole della durezza, ma anche della necessità della cura”.
A Lisbona insomma prevale il realismo. Là come altrove in Europa occidentale “la gente sa che ha vissuto per anni al di sopra delle proprie possibilità: si guadagnavano 40 euro e si viveva a livello di 80”. Tra i sacrifici richiesti ce n’è uno che può apparire minore, ma che dà adito a discussioni: il taglio di quattro giorni festivi, due civili e due religiosi. Per l’individuazione di queste ultime, osserva il cardinale Saraiva Martins, le trattative sono in corso: il ministro degli esteri Paulo Portas ha colto l’occasione del Concistoro per incontrare in Segreteria di Stato l’arcivescovo Dominique Mamberti. Non si tratta certo di sopprimere la festività dell’Immacolata, “una vera festa nazionale anche civile per la patrona del Portogallo”, ma di pensare allo “spostamento alla domenica del Corpus Domini e dell’Assunzione”.
Per il porporato portoghese l’Unione “ha dimenticato i valori umani fondamentali, che sono anche cristiani” e non si comporta “come una vera comunità, perché due Stati sovrastano gli altri, considerati inferiori”.
E’ così che “la Grecia è stata umiliata… un trattamento che non sarebbe possibile con il Portogallo”. La crisi, conclude l’ottantenne porporato, ha comunque un importante risvolto positivo: “Ci richiama al realismo, a una vita basata più sull’essere che sull’avere, sull’autenticità più che sui lustrini dell’apparenza”.
Torniamo al Concistoro del 18 febbraio. Spulciando tra i “cenni biografici” dei neo-porporati - una ‘fatica’ sostenuta dai giornalisti de L’Osservatore Romano - riscontriamo come tra i ventidue prescelti non manchi chi, in veste di nunzio apostolico, ha servito la Chiesa in Paesi e in tempi delicati. Incominciamo dal pugliese Fernando Filoni, da quasi un anno prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli: ha operato in Sri Lanka, Iran (1983-85), Brasile, Filippine con residenza ad Hong Kong (osservatorio ideale per seguire l’evoluzione cinese), Giordania e Iraq (2001-06, ultimi due anni di Saddam Hussein, guerra, i primi tre anni dopo lo scoppio del conflitto), di nuovo un anno nelle Filippine, prima di essere nominato sostituto (per quattro anni) della Segreteria di Stato. Per l’odierno penitenziere maggiore, il portoghese Manuel Monteiro de Castro, sicuramente interessanti i periodi trascorsi con la delegazione apostolica in Vietnam e Cambogia (1972-75), poi come nunzio in El Salvador e Honduras (1990-97) e dal 2001 al 2007 (primi tre anni zapaterici) a Madrid. Il neo-arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, lo spagnolo Santos Abril y Castelló, ha alle spalle una delicata, doppia esperienza balcanica: dal 1996 al 2000 è stato nunzio a Belgrado (crisi della guerra del Kosovo), dal 2003 al 2011 nunzio in Slovenia, Bosnia-Erzegovina , poi anche in Macedonia. In Africa dal 1989 al 1997, il marchigiano Antonio Maria Vegliò - odierno presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti - è stato nunzio in Libano, Kuwait e delegato apostolico nella Penisola Arabica dal 1997 al 2001, anno in cui è stato nominato significativamente segretario della Congregazione per le Chiese orientali. Per il neo-governatore dello Stato della Città del Vaticano, il piemontese Giuseppe Bertello, un’esperienza particolare: nel 1987 ha presieduto la delegazione di osservatori della Santa Sede alla conferenza dei ministri degli esteri dei Paesi non allineati a Pyongyang, primo sacerdote cattolico a visitare i cristiani nord-coreani dopo la guerra del 1950-armistizio del 1953. Altro periodo intenso quello della nunziatura in Ruanda (1991-95), durante la guerra civile tra tutsi e hutu. Dal 2007 al 2011 è stato nunzio in un Paese tutt’altro che facile come l’Italia e nella Repubblica di San Marino.
In Vietnam come cappellano (1971-72), il neo-cardinale Edwin Frederick O’ Brien - oggi Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro - da ordinario militare statunitense (1997-2005) ha visitato anche i soldati americani impegnati nelle “missioni di pace” all’estero (vedi Afghanistan). Nella biografia del cardinale indiano George Alencherry si legge tra l’altro: “Non nasconde il problema della condizione di minoranza e quello del confronto con chi in India fomenta il fondamentalismo, anche se in Kerala la situazione è più tranquilla che in altre parti del Paese”. Un’infanzia travagliata a causa dell’invasione giapponese ha avuto il cinese John Tong Hon, oggi vescovo di Hong Kong e dunque successore del cardinale Joseph Zen Ze-kiun. A due anni la sua famiglia dovette trasferirsi a Macao, poi fino a sei anni fu mandato dalla nonna paterna in un villaggio della provincia di Guangdong. Solo nel 1945 la famiglia potè ritrovarsi a Canton. Morì presto il padre, la madre si convertì al cattolicesimo, la famiglia riuscì infine a raggiungere Hong Kong.
Dall’est europeo ecco il greco-cattolico rumeno Lucian Muresan, perseguitato dalla Securitate, la polizia segreta del regime, operaio per quasi dieci anni in una cava di pietra. Ma c’è un altro neo-cardinale che ha subito le vessazioni del paradiso comunista, l’arcivescovo di Praga Dominik Duka, successore del cardinale (già costretto a fare il lavavetri) Miloslav Vlk. Il sessantanovenne benedettino ha dovuto lavorare per alcuni anni come tornitore, per altri come disegnatore in una fabbrica automobilistica e per quindici mesi (1981-82) è stato internato nel carcere di Pilsen-Bory per “attività religiose, organizzazione dello studio dei chierici domenicani, pubblicazione di stampa clandestina, collaborazione con l’estero”. L’abbiamo incontrato e felicitato nell’Aula Nervi nell’ambito delle “visite di cortesia” ai nuovi cardinali: si è commosso quando gli abbiamo chiesto della sua amicizia con il simbolo della “rivoluzione di velluto” e della dissidenza, Václav Havel, eletto nel 1989 presidente della Repubblica e morto poco prima di Natale. “Per me era un grande amico. Con lui in prigione ho giocato a scacchi, una sua brillante idea perché io potessi intanto approfittarne per leggere il testo della santa messa”. Continua il cardinale Duka: “Václav Havel secondo me non era un agnostico, ma aveva sempre nel cuore una grande nostalgia di verità e amore. Me lo ricordo quando pianse entrando nella cattedrale di Praga in occasione del Te Deum dopo l’elezione alla presidenza della Repubblica. E ancora nello scorso novembre, per la festa di Agnese di Boemia, principessa e badessa, ha voluto inviarci un biglietto in cui ringraziava la santa per aver steso la sua mano sul Paese. E la pregava di continuare a farlo, dato che forse ne avremmo avuto ancora bisogno”.
Tra i “cenni biografici” dei neo-cardinali ci si permetterà di segnalarne in conclusione ancora un paio. Del sessantacinquenne Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, veniamo a sapere il titolo della tesi di dottorato (elaborata nel 1980, ma – diremmo – quanto mai attuale): “Perseguitati a causa del Nome. Struttura dei racconti di persecuzione in Atti 1, 12 – 8, 4. Di Rainer Maria Woelki, già ausiliare di Colonia (dunque stretto collaboratore del cardinale Joachim Meisner) e da sei mesi in funzione come arcivescovo di Berlino, si ricordano invece tra l’altro le parole con cui ha salutato Benedetto XVI in visita il 22 settembre: Berlino è “una città nella quale solo circa una persona su tre appartiene a una Chiesa cristiana; una città dove Dio è stato dimenticato e che è caratterizzata dall’ateismo” e tuttavia in essa “molte persone chiedono Dio e chiedono di Lui”.

© Copyright Tempi

I vescovi cubani scrivono al Papa: la sua presenza rafforzerà le radici cristiane nell'isola

I vescovi cubani scrivono al Papa: la sua presenza rafforzerà le radici cristiane nell'isola

Un viaggio che possa “rafforzare le radici cristiane della nostra nazione”. Con questo auspicio i vescovi cubani concludono il loro messaggio di benvenuto a Benedetto XVI, atteso in visita apostolica sull’Isola caraibica tra il 26 e il 28 marzo. I presuli descrivono un clima di “particolare entusiasmo” sia nelle parrocchie sia in quei “molti cubani che si identificano o si sentono parte della Chiesa cattolica” e che vedono nella visita del Papa la “realizzazione di un desiderio”. E questo, scrivono, “era anche il desiderio del Papa che, nonostante i limiti imposti dall’età e dalla grande responsabilità nella Chiesa e nel mondo, ha desiderato venire per accompagnare i cubani” nelle celebrazioni del quarto centenario della scoperta e della presenza dell’immagine di Nostra Signora della Carità, Patrona del Paese.

Dopo aver ricordato le tappe del lungo pellegrinaggio dell’immagine mariana – che in tre anni ha attraversato tutta l’isola rinnovando sentimenti di “gratitudine e di riconciliazione tra tutti i cubani” – i presuli concludono proponendo, nei giorni precedenti l’arrivo di Benedetto XVI, una giornata dedicata alla preghiera eucaristica in tutte le comunità (15 marzo), un giorno di digiuno (16 marzo) e uno dedicato alle opere di misericordia, da offrire – concludono – “per i frutti spirituali della visita del Santo Padre”. (A cura di Alessandro De Carolis)

© Copyright Radio Vaticana

La svolta editoriale di Benedetto XVI. Intervista al direttore della Libreria Editrice Vaticana (O.R.)

La svolta editoriale di Benedetto XVI

Che situazione vive oggi il libro religioso?

L'editoria religiosa vive oggi dopo la crisi delle vecchie ideologie e della stessa educazione, e, risentendo dell'invadenza della comunicazione multimediale, si delinea sempre più come una necessità di identità nella babele multietnica.
Benedetto XVI, per esempio, ha portato un cambiamento significativo dal punto di vista culturale. Con i suoi libri e le sue encicliche seguiti dai lettori e posizionatisi nei primi posti delle classifiche. Il Papa ha costretto le librerie laiche a vendere i suoi scritti!
E dietro ai volumi del Pontefice, stanno emergendo anche altre pubblicazioni che richiamano l'attenzione delle librerie laiche. In questo senso si sta aprendo una prospettiva interessante, sebbene siamo ancora agli inizi.
Anche nelle più recenti Fiere internazionali, come quella di Francoforte, uno dei temi centrali è stato quello legato alla dimensione religiosa. Molti editori si stanno avvicinando al libro di carattere religioso inserendo diversi titoli in catalogo. Questo passo in avanti è stato reso possibile grazie anche al fatto che il libro di religione ha ampliato il proprio orizzonte esplorativo, non è più concentrato sulla sola liturgia, ma ha allargato lo sguardo al rapporto con la fede, la società, l'attualità e il linguaggio. Un simile spostamento dei confini ha favorito la diffusione di questo genere di libro.
La Libreria Editrice Vaticana è stata tra le promotrici di questa nuova tendenza, avvantaggiandosi con la vendita dei diritti d'autore del Papa, il che ha agevolato notevolmente il contatto con gli altri editori.

Occuparsi di produzione religiosa per l'editoria italiana, fatta eccezione di quella nata nell'alveo cattolico, è un fatto non ampiamente diffuso.

La distribuzione libraria italiana risente della nostra storia civile dove fra cattolici e laici spesso è esistito uno iato, una separazione netta. E così le librerie si sono organizzate come librerie religiose o come librerie laiche. Soltanto a partire dagli anni Sessanta, sulla spinta di quel grande evento massmediale che fu il concilio Vaticano II, qualcosa è incominciato a cambiare. Poi con la caduta del Muro di Berlino (1989) l'evento religioso, quasi per osmosi, è entrato anche nelle librerie laiche.

Quando si è rafforzato il cambiamento?

Negli anni Novanta. Quando cadute le ideologie e crollati i miti del «non credere», del «tutto è politica» e dell'«è vero solo lo sperimentabile», alcuni editori come Mondadori e Laterza hanno cominciato ad aprirsi pubblicando opere di storiografia e di saggistica religiosa. Certamente, in questo cambiamento è stata fondamentale la funzione degli ultimi Pontefici e in particolare di Papa Ratzinger.

(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)

Chi spara contro Bertone (Valli)

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Eufemia ed Alessia.

Aria di governo tecnico in Vaticano? (Rodari)

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Raffaele.

La proposta di Galli Della Loggia: tutti i vescovi siano elettori del Papa. La replica di Melloni: «Così si snatura il suo essere vescovo di Roma» (Tornielli)

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.
L'autorita' del vescovo di Roma si rafforza solo pretendendo l'obbedienza che ciascun prete giura al proprio vescovo il quale presta lo stesso giuramento al Santo Padre. I cardinali poi giurano fedelta' fino all'effusione del sangue (il loro, non quello di Benedetto XVI!).
Se poi ogni sacerdote pretende di essere "papa" nella sua parrocchia e ogni vescovo nella sua diocesi...

Un cinguettio tra silenzio e parola. L'arcivescovo Celli spiega l'iniziativa quaresimale (O.R.)

L'arcivescovo Celli spiega l'iniziativa quaresimale

Un cinguettio tra silenzio e parola

Benedetto XVI non è ancora su Twitter, ma la sua parola c'è già. Ed è diventata un appuntamento quotidiano per decine di migliaia di giovani, grazie a un'iniziativa del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali partita il mercoledì delle Ceneri. Si intitola «Silenzio e Parola»; sottotitolo «Quaresima: un tweet al giorno per riflettere con il Papa». In pratica il messaggio di Benedetto XVI per l'itinerario quaresimale che conduce alla Pasqua 2012 è stato suddiviso in 40 frasi, ciascuna delle quali viene riversata quotidianamente sul sito Pope2you nelle principali lingue del mondo. Ne abbiamo parlato con l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del dicastero organizzatore.

Com'è nata l'idea?

Non è stata l'idea di un momento, anche se un punto di svolta è possibile individuarlo: quando il Papa ha lanciato il primo tweet, in occasione del varo del nuovo portale news.va, ci siamo resi conto che il grande successo subito delineatosi, non poteva restare un fatto isolato. E d'altra parte, come non tenere conto della vera e propria esplosione di questa forma di comunicazione innovativa, che ha già superato la soglia di 500 milioni di persone? All'ingresso del Papa in Twitter si stava, quindi, pensando già da qualche tempo. Del resto i «cinguetii» che vengono dal mondo vaticano riempiono, per così dire, l'aere: twittano cardinali, vescovi e tutta una serie di importanti organismi della comunicazione sociale.

Un tempo come quello quaresimale, che richiede silenzio e riflessione, si presta alla tempistica veloce e alla modalità sintetica di Twitter?

Certamente. Anche perché bisogna considerare un tweet nel senso più ampio, senza fermarsi, se così si può dire, alla restrizione dei 140 caratteri. Il messaggio va considerato non solo in sé ma in proiezione: il tweet è come un impulso, un primo impulso che rimanda a una forma di comunicazione più ampia e più completa. È come un naturale link alla riflessione e all'approfondimento. Quale periodo, allora, più propizio della Quaresima, un tempo forte che esorta i credenti e tutti gli uomini a guardare dentro di sé, a interrogarsi, a porsi problemi che il ritmo frenetico della vita quotidiana tende sempre a mettere da parte? D'altra parte come Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, abbiamo, in qualche modo, aperto la strada, attraverso Pope2you che ha dato il via a quella che possiamo definire una vera e propria campagna quaresimale per diffondere e porre in rilievo il messaggio di Benedetto XVI.

Quale è stata la risposta della rete?

Dal momento in cui è stato lanciato il primo tweet, nel giorno del mercoledì delle Ceneri, abbiamo potuto contare oltre ventiduemila followers, che hanno chiesto, peraltro, di rimanere in contatto per l'intero periodo della Quaresima. Il sito è stato visitato da più di centomila persone. In pratica sedicimila followers hanno chiesto di «abbonarsi» al nostro servizio. Se si considera che molti di questi rilanciano a loro volta i tweet quaresimali, si può capire la dimensione quasi «virale>» di questa forma di comunicazione così incisiva e così moderna. Per parte nostra non ci siamo limitati a vedere che cosa accadeva. Siamo andati oltre e abbiamo seguito attentamente le discussioni che si sono sviluppate. Nella stragrande maggioranza ci siamo trovati di fronte a commenti e contenuti molto positivi. Del resto, lanciare un tweet somiglia molto alla funzione di un seminatore che sparge i semi su un terreno che si vuol render fertile.

La logica di Twitter implica un dialogo. Si potrà realizzare concretamente con Benedetto XVI?

Il dialogo può avere varie forme. Quando accende interesse e fa riflettere, il messaggio ha una sua fertilità naturale, che può riguardare per prima se stessi. Nel testo scritto per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest'anno, il Papa, indicando il silenzio come un valore integrante della comunicazione, estende il concetto del rispetto e della sobrietà comunicativa a una forma di brevità che non intacca, ma addirittura esalta il contenuto del messaggio. Benedetto XVI parla di «brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico», nei quali «si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità». In questa frase c'è l'essenza non solo della presenza del Papa su Twitter, ma della visione corretta e profonda del suo modo di comunicare: essere al passo coi tempi, ma senza mai trascurare il dato irrinunciabile della riflessione e dell'approfondimento. Direi di più: ci si può cimentare con i tweet solo dopo che tali riflessioni sono diventate così naturali da prendere anche un passo così veloce come quello a cui obbliga Twitter.

Ma è possibile che il Papa, oltre a proporre, risponda anche personalmente a qualche giovane interlocutore?

Naturalmente non sarà il Papa in persona a cliccare sul tasto del tweet, com'è avvenuto, per la prima volta, dal web di Radio Vaticana per il lancio di news.va. Tutti i messaggi saranno certamente da lui approvati. Ma il fatto che non possa essere lui a lanciare direttamente il tweet, rende impossibile che possa rispondere di persona a qualche interlocutore.

(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)

Al fianco dei cristiani in Terra Santa. Lettera della Congregazione per le Chiese Orientali in occasione della tradizionale colletta

Lettera della Congregazione per le Chiese Orientali in occasione della tradizionale colletta

Al fianco dei cristiani in Terra Santa

In occasione dell'annuale Colletta per la Terra Santa, la Congregazione per le Chiese Orientali ha indirizzato in questo tempo di Quaresima una lettera ai vescovi di tutto il mondo. Il documento -- firmato dal cardinale prefetto Leonardo Sandri e dall'arcivescovo segretario Cyril Vasil'-- raccomanda il sostegno della Chiesa universale ai cristiani d'oriente, che portano la responsabilità di custodire i luoghi delle origini della nostra fede e ancor più di essere essi stessi i testimoni viventi di quelle origini. Il giorno scelto dai Pontefici per l'importante iniziativa di fraternità è il Venerdì Santo. Le singole diocesi potranno trovare altri momenti consoni ad esprimere la possibile sollecitudine verso la Chiesa latina e le altre Chiese cattoliche orientali operanti nella Terra della Redenzione. È un dovere di gratitudine a Cristo e alla Chiesa collaborare perché la celebrazione dei misteri della salvezza sia garantita là dove ebbe inizio l'annunzio del Vangelo.
L'attesa quaresimale della Pasqua del Signore è una occasione propizia per sensibilizzare l'intera Chiesa Cattolica a favore della Terra Santa, promuovendo particolari iniziative di preghiera e di carità fraterna.
Rivolgo, perciò, un cordiale invito a tutte le comunità ecclesiali affinché si pongano al fianco dei cristiani di Gerusalemme, Israele e Palestina, come dei Paesi circostanti, Giordania, Siria, Libano, Cipro, Egitto, i quali compongono insieme quella Terra benedetta. Il Figlio di Dio fatto uomo, dopo averla attraversata per annunciare il Regno ed aver confermato la parola con prodigi e segni (cfr. At 2, 22), è salito alla Santa Città per immolare Sé stesso: ha patito, è morto sulla Croce, è risorto e ci ha donato lo Spirito. Da allora ogni cristiano ritrova se stesso in quella Città e in quella Terra. Ciò è possibile perché ancora oggi i pastori posti dal Signore Gesù vi raccolgono i fratelli e le sorelle nella fede a celebrare l'amore di Colui che «fa nuove tutte le cose» (Ap 21, 5).
La Congregazione per le Chiese Orientali ricorda ai vescovi del mondo intero la costante richiesta di Papa Benedetto XVI affinché sia generosamente sostenuta la missione della Chiesa nei Luoghi Santi. È una missione specificamente pastorale, ma nel contempo offre a tutti indistintamente un encomiabile servizio sociale. Così cresce quella fraternità che abbatte le divisioni e le discriminazioni per inaugurare sempre di nuovo il dialogo ecumenico e la collaborazione interreligiosa. Ciò costituisce un'ammirevole opera di pace e di riconciliazione, tanto più necessaria oggi, preoccupati come siamo col Santo Padre «per le popolazioni dei Paesi in cui si susseguono tensioni e violenze, in particolare la Siria e la Terra Santa» (Discorso agli Ambasciatori presso la Santa Sede, 9 gennaio 2012). Ed anche in seguito Sua Santità ha pregato accoratamente per la Siria, rinnovando «il pressante appello a porre fine alla violenza... per il bene comune dell'intera società e della Regione» (Angelus, domenica 12 febbraio 2012).
Il giorno che i Sommi Pontefici hanno scelto per la Collecta pro Terra Sancta è il venerdì che precede la Pasqua, anche se ogni comunità potrà scegliere altra opportuna circostanza per proporre ai fedeli la solidale iniziativa. Il Venerdì Santo quest'anno sembra interpretare ancor più le necessità dei pastori e dei fedeli, le quali sono racchiuse nelle sofferenze di tutto il Medio Oriente. Per i discepoli di Cristo le ostilità sono il pane quotidiano che alimenta la fede e talora fanno risuonare l'eco del martirio in tutta la sua attualità. L'emigrazione cristiana è acuita dalla mancanza di pace, che tenta di impoverire la speranza, mutandosi nella paura di essere soli davanti ad un futuro che sembra non esistere se non come abbandono della propria patria.
Come per l'evangelico chicco di frumento (cfr. Gv 12, 24), la fatica dei cristiani di Terra Santa prepara senz'altro un domani di bene, ma chiede oggi di sostenere scuole, assistenza sanitaria, necessità abitative, luoghi di aggregazione e tutto quanto ha saputo suscitare la generosità della Chiesa. Quanta fede scopriamo nei giovani, desiderosi di testimoniare le beatitudini, amando i loro Paesi nell'impegno per la giustizia e per la pace con i mezzi della non violenza evangelica. Quanta orgogliosa fede, quanta fermezza, ci viene trasmessa da chi proferisce parole di riconciliazione e di perdono, sapendo di dover rispondere in tal modo alla violenza e talora al sopruso.
Abbiamo il dovere di restituire il patrimonio spirituale ricevuto dalla loro millenaria fedeltà alle verità della fede cristiana. Lo possiamo e lo dobbiamo fare con la nostra preghiera, con la concretezza del nostro aiuto, con i pellegrinaggi. L'Anno della Fede, nel cinquantesimo del concilio Ecumenico Vaticano II, fornirà motivazioni singolari per muovere i nostri passi verso quella Terra, peregrinando ancor prima col cuore tra i misteri di Cristo in compagnia della Santa Madre del Signore. Il prossimo Venerdì Santo, attorno alla Croce di Cristo, ci sentiremo insieme a questi nostri fratelli e alle sorelle: la solitudine che talora si affaccia fortemente nella loro esistenza sia vinta dalla nostra fraternità. Ed essi possano proclamare nella serenità del corpo e dello spirito che «Gesù è il Signore» (At 11, 20), affinché «la porta della fede» (At 14, 27) continui a spalancarsi proprio da quella Terra ad assicurare il perdono e la bontà di Dio per l'intera famiglia umana.
La nostra Congregazione si fa portavoce della gratitudine che Papa Benedetto XVI esprime ai pastori, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai giovani e a quanti si prodigano per la Terra di Gesù. Ed è sicura di interpretare il grazie della Diocesi patriarcale di Gerusalemme, della Custodia Francescana e delle locali Chiese Orientali Cattoliche.
Con l'augurio migliore nella gioia del Signore Crocifisso e Risorto.

(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)

Con Rosmini e Benedetto XVI in cammino nel periodo più forte dell'anno liturgico. Compagni di viaggio lungo la Quaresima (Cutaia)

Con Rosmini e Benedetto XVI in cammino nel periodo più forte dell'anno liturgico

Compagni di viaggio lungo la Quaresima

di Roberto Cutaia

«Una volta passeggiando verso l'ospedale, udì un bambino a piangere, si sofferma il passo, ascolta e s'accorge che doveva essere solo il bambino; ritorna in traccia della porta per entrare in casa di Petrogiacum, e là vi trova la culla, dove ebbe la pazienza di fermarsi buona pezza a ninnare, fino al ritorno della madre dalla campagna (Caterinin la Vezza). Gradita soddisfazione fu allora per la giovane Martina (...) che accorse di soppiatto ad osservare che cosa facesse il Rosmini in quel tugurio; e bello era il vederlo tutto cura per quietare quel bambolo ninnando la culla, e non bastando, guardava attorno su quei muri affumicati, e veduta la tazza appesa sopra la secchia, prese dell'acqua e col dito intinto lasciava di quando in quando una gocciuola d'acqua sulla lingua del bambino: questo esercizio di carità industriosa, spontanea, credo che sia durato circa due ore, finché ritornata la madre gliene fece la debita correzione».
Questa di suor Petronilla Tadini, rosminiana, è una delle centinaia attestazioni della santità di vita, raccolte dai padri rosminiani dopo la morte del beato Rosmini. E cos'altro ci propone in questo tempo di Quaresima Benedetto XVI, tempo di grazia per la penitenza e la conversione? «Quest'anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei (10, 24): “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”». Bell'esempio quello del roveretano, nutritosi fin dall'età di sei anni delle Sacre Scritture e successivamente «arando con il possente vomere della carità intellettuale» le opere dei grandi pilastri della sua cultura teologica e della sua spiritualità, sant'Agostino, san Tommaso e sant'Ignazio, visse in grado eccelso e integrale la carità universale. Dando vita a una spiritualità come scrive Pier Paolo Ottonello in Amore e Preghiera: «Pleromatica, compitiva, radicata nel paolino -- praticare la verità nella carità -- è sintesistica, ossia è caratterizzata dalla costruzione metafisica e logica del significato del tutto come dialettica Essere-enti, il cui rigore, la cogente coerenza, la cui interezza fondano le inesauribili ricchezze antropologiche, teologiche, spirituali».
Dunque “carità” la via maestra per migliorare noi stessi e gli altri come insegnano Rosmini e il Papa. «Se noi abbiamo un vivo zelo per la salute delle anime, noi faremo tutto il possibile per acquistarle ed avvicinarle a Gesù Cristo; epperò nemici di tutte le parole inutili od oziose, e parimenti delle superflue e di ogni vana curiosità. Ma per fare che ogni nostra parola, ogni nostra operazione, sia indirizzata a migliorare gli altri e noi stessi e quindi a portare frutti di vita eterna, ci vogliono due cose; la prima e principale è, che la carità sia sempre quella che ci diriga e poi che domandiamo a Gesù Cristo il lume della sua prudenza, il quale moltiplica i frutti della carità. Un'anima che si propone, in tutto quello che fa o che dice, il bene delle anime, sì delle altrui che della propria, starà sempre raccolta anche in mezzo a molte opere esterne, perché il suo spirito è sempre inteso alla carità e chi pensa sempre alla carità di Gesù Cristo e non altro in cuore è sempre raccolto in Gesù Cristo ed in Dio, perché la Scrittura dice “Dio è carità”» (Epistolario Ascetico vol. III, p. 640, 324).
Un'altra forte lezione che giunge dal messaggio per la Quaresima 2012 del Papa e che trova sintonia con Rosmini è quello della correzione fraterna e del male nel mondo. «Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l'importanza della correzione fraterna -- spiega Benedetto XVI -- per camminare insieme verso la santità. Persino “il giusto cade sette volte” (Proverbi, 24, 16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr. 1 Giovanni, 1, 8). È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C'è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr. Luca, 22, 61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi». Necessità più che mai attuale quella della riscoperta dell'importanza della correzione fraterna, da far prevalere, al primo dei vizi capitali la superbia, sempre gonfia tra quegli uomini che presumono di salvarsi senza merito. E poi il male nel mondo, dove male c'è perché è in noi, come sottolineò Rosmini a un figlio spirituale Guglielmo Agar il 3 febbraio 1844: «Vorrei incoraggiare ad acquistare un gran dolore ed orrore dei propri peccati. Un sol peccato, una sola offesa a Dio è materia sufficiente per piangere mille anni. Se una persona acquista questa cognizione e quest'orrore dell'offesa di Dio, sarà ben premunito contro la superbia, perché un solo peccato, se l'uomo ben ne conosce la deformità, basta ad umiliarlo sotto tutte le creature, e a non più riputarsi che un mostro, la feccia della natura, uno strumento degno solo del fuoco». Dunque quale altra via d'uscita propone la Chiesa all'umanità? Ebbene la medesima di sempre la “Santità”, a imitazione di colui che è sempre stato santo: «L'istinto che porta Dio a essere beato e l'istinto che porta Dio a essere santo, è un solo e identico istinto, è l'istinto che lo porta a essere perfetto, assoluto: poiché la santità essenziale che risiede nell'Essere supremo non è altro che l'atto ordinatissimo col quale egli rende continuamente beato se medesimo; e quest'atto è sempre ab eterno compiuto, per cui Iddio continuamente e compiutamente è beato e così santissimo» (Teosofia, n. 1035).

(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)

Benedetto è il Papa più longevo dell'ultimo secolo: il servizio di Lucio Brunelli

Clicca qui per vedere il bel servizio :-)

Don Costa (Lev): Con i suoi libri e le sue encicliche seguiti dai lettori e posizionatisi nei primi posti delle classifiche, il Papa ha costretto le librerie laiche a vendere i suoi scritti! (Agi)

PAPA: DON COSTA ALL’OSSERVATORE, “HA PORTATO SVOLTA EDITORIALE”

(AGI) - CdV, 1 mar.

“L’editoria religiosa vive oggi dopo la crisi delle vecchie ideologie e della stessa educazione, e, risentendo dell’invadenza della comunicazione multimediale, si delinea sempre piu’ come una necessita’ di identita’ nella babele multietnica”.
Lo afferma sull’Osservatore Romano don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, per il quale “Benedetto XVI ha portato un cambiamento significativo dal punto di vista culturale.
Con i suoi libri e le sue encicliche seguiti dai lettori e posizionatisi nei primi posti delle classifiche, il Papa ha costretto le librerie laiche a vendere i suoi scritti! E dietro ai volumi del Pontefice, stanno emergendo anche altre pubblicazioni che richiamano l’attenzione delle librerie laiche. In questo senso si sta aprendo una prospettiva interessante, sebbene siamo ancora agli inizi”. Nell’intervista a suor Maria Trigila, riportata anche nel volume “Percorsi di editoria religiosa ed altro” edito da Rubbettino, don Costa rileva che “anche nelle piu’ recenti Fiere internazionali, come quella di Francoforte, uno dei temi centrali e’ stato quello legato alla dimensione religiosa”.
“Molti editori - sottolinea don Costa - si stanno avvicinando al libro di carattere religioso inserendo diversi titoli in catalogo. Questo passo in avanti e’ stato reso possibile grazie anche al fatto che il libro di religione ha ampliato il proprio orizzonte esplorativo, non e’ piu’ concentrato sulla sola liturgia, ma ha allargato lo sguardo al rapporto con la fede, la societa’, l’attualita’ e il linguaggio”.
Secondo il direttore della Libreria Editrice Vaticana, “un simile spostamento dei confini ha favorito la diffusione di questo genere di libro”.
“La Lev - rivendica in proposito il salesiano - e’ stata tra le promotrici di questa nuova tendenza, avvantaggiandosi con la vendita dei diritti d’autore del Papa, il che ha agevolato notevolmente il contatto con gli altri editori”, anche se “la distribuzione libraria italiana risente della nostra storia civile dove fra cattolici e laici spesso e’ esistito uno iato, una separazione netta”.
Oggi, tuttavia, conclude don Costa, “alcuni editori come Mondadori e Laterza hanno cominciato ad aprirsi pubblicando opere di storiografia e di saggistica religiosa. Certamente, in questo cambiamento e’ stata fondamentale la funzione degli ultimi Pontefici e in particolare di Papa Ratzinger”.

© Copyright (AGI)

Michael Hesemann: Come ho scritto "Mio fratello, il Papa" (Da Benoît et moi)

Clicca qui per leggere il testo gentilmente segnalatoci. Qui una traduzione.

16 APRILE 1927 - 19 APRILE 2005: DA JOSEPH A BENEDETTO. LO SPECIALE DEL BLOG

giovedì 1 marzo 2012

Il parere sul corvo di Jean Mercier

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Mariateresa. Qui una traduzione.

Bertone nel mirino per questioni finanziarie e per i malumori suscitati fra i diplomatici (Tosatti)

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Mariateresa.
Diciamo che i nomi non mi entusiasmano per nulla...sarebbe un passo indietro.

Il Papa in visita alla parrocchia del Torrino (Piccini)

Il Papa in visita alla parrocchia del Torrino

Domenica 4 marzo Benedetto XVI sarà a San Giovanni Battista de la Salle: prima tra i bambini, poi la Messa. Il parroco don Perugini: oltre 400 i partecipanti alla catechesi sacramentale

di Daniele Piccini

Pochi giorni fa, durante il Concistoro per la creazione dei nuovi cardinali, il Santo Padre ha chiesto di pregare per lui perché possa «reggere con mite fermezza il timone della Chiesa». Domenica 4 marzo il Pontefice, visitando in occasione della Quaresima la parrocchia di San Giovanni Battista De La Salle al quartiere Torrino, periferia sud di Roma, presiederà la Messa da un presbiterio cui l’architetto Giovanni Spina ha voluto dare proprio la forma della barca di Pietro.
Alle ore 9 il Santo Padre verrà accolto dai bambini della parrocchia e alle 9,30, sull’altare poggiato su una base del colore del mare, Benedetto XVI celebrerà l’eucaristia insieme al cardinale vicario Agostino Vallini, al vescovo ausiliare per il settore Sud Paolo Schiavon, ai sacerdoti della parrocchia e della prefettura. Dal presbiterio, con il pavimento in lastre di travertino color noce come il pontile di una nave, le due vetrate triangolari a forma di vele e il fonte battesimale a ricordare una prua, il Pontefice sarà plasticamente il nocchiero della diocesi di Roma.
«In questo tempo di preparazione - spiega don Giampaolo Perugini, dal settembre 2009 parroco di San Giovanni Battista De La Salle - abbiamo sensibilizzato la comunità a conoscere più da vicino la figura del Santo Padre e il suo ministero petrino: durante le celebrazioni domenicali, nelle riunioni dei vari gruppi e anche attraverso una catechesi rivolta a tutta la parrocchia». Eretta il 1 ottobre 2000 dall’allora cardinale vicario Camillo Ruini, la parrocchia è stata dedicata il 12 dicembre 2009 dal cardinale vicario Vallini in onore di San Giovanni Battista De La Salle. «Per i primi tre anni - racconta il parroco - l’attività pastorale si è svolta all’interno dell’Istituto «Santa Chiara», poco distante dal sito designato per la costruzione della nuova struttura. Poi, per tre anni e mezzo, in un prefabbricato sull’area da edificare. Infine, quando è iniziata la realizzazione dell’opera edilizia parrocchiale, durata due anni e mezzo, in un garage affittato nelle vicinanze».
Provvidenziale che una parrocchia dedicata al Santo patrono degli educatori abbia trovato collocazione in una delle zone più "giovani" di Roma. «Il quartiere - prosegue don Perugini - è prevalentemente costituito da famiglie giovani con bambini che frequentano scuole elementari e medie. La popolazione si aggira intorno ai 12mila abitanti. Nel territorio parrocchiale ci sono 3.116 famiglie, la maggior parte delle quali composte da giovani coppie con figli piccoli o adolescenti. Abbiamo un auditorium che utilizziamo per gli spettacoli teatrali, i musical con i bambini e gli incontri con le famiglie. Comunichiamo con i parrocchiani attraverso un giornale, "L’Astro nascente", e il sito internet www.parrocchiadelasalle.org. Dal 2009, anno in cui ci siamo trasferiti, sono nate nuove realtà, in particolare quella dell’oratorio, con diversi laboratori, tra cui una scuola di musica dove i ragazzi imparano a suonare la chitarra, il violino o il pianoforte, un campo di calcetto, uno di basket e uno di pallavolo».
«All’interno dell’oratorio "Stella polare" -aggiunge Claudio Parisini, ingegnere di 48 anni, volontario al "Laboratorio sportivo" per il calcetto - ci sono tante attività, tra cui lo sport. Sono iscritti circa 70 ragazzi, dai 6 ai 12 anni. Io, insieme ad altri due volontari, mi occupo delle lezioni di calcetto, su un campo di erba sintetica di quarta generazione, cui sono iscritti 58 bambini. Poi ci sono altri due volontari per insegnare basket, e due per la pallavolo. Ovviamente lo scopo è educativo: dare ai giovani del quartiere un luogo di aggregazione al di là del Centro commerciale Euroma2».
A San Giovanni Battista De La Salle vanno a "gonfie vele" anche le attività di evangelizzazione e le iniziative delle numerose associazioni. «Oltre ai gruppi di catechismo classico, i 2 anni per la prima comunione e i 3 anni per la cresima raccolgono un totale di 278 bambini e 140 ragazzi, negli ultimi due anni - conclude il parroco - sono nati altri gruppi parrocchiali come il gruppo liceali, quello degli universitari e lavoratori, un gruppo post-cresima e uno post-comunione. Presenti fin dalla nascita della parrocchia invece i gruppi della "Gioventù ardente mariana", la Legio Mariaee il movimento del "Rinnovamento nello Spirito"».

http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=8166

I quattro grandi Dottori della Chiesa orientale al centro delle prediche di Quaresima in Vaticano

I quattro grandi Dottori della Chiesa orientale al centro delle prediche di Quaresima in Vaticano

Il 9 marzo prossimo il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, inizierà nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, le prediche per la Quaresima. Le meditazioni prenderanno spunto da alcuni Padri della Chiesa e si svolgeranno sul tema “Ricordatevi dei vostri capi e imitatene la fede” (Ebrei 13, 7).
“In preparazione all'anno della fede indetto da Benedetto XVI (12 ottobre 2012 - 24 novembre 2013), le quattro prediche di Quaresima – spiega un comunicato della Prefettura della Casa Pontificia - si propongono di attingere slancio e ridare freschezza al nostro credere, mediante un rinnovato contatto con i ‘giganti della fede’ del passato. Ci metteremo ogni volta alla scuola di uno dei ‘quattro grandi Dottori della Chiesa orientale’ – Atanasio, Basilio, Gregorio Nazianzeno e Gregorio Nisseno – per vedere cosa ognuno di essi dice a noi oggi a proposito del dogma di cui è stato il campione; rispettivamente: la divinità di Cristo, lo Spirito Santo, la Trinità e la conoscenza di Dio”. Le altre prediche si terranno il 16, 23 e 30 marzo.

© Copyright Radio Vaticana

Il Segretario del Sinodo: la secolarizzazione colpisce anche i paesi del primo annuncio (Ambrogetti)

Clicca qui per leggere il commento.

In Vaticano la mostra “Verbum Domini”: 150 reperti biblici esposti nel Braccio di Carlo Magno

In Vaticano la mostra “Verbum Domini”: 150 reperti biblici esposti nel Braccio di Carlo Magno

“Verbum Domini” è il titolo della mostra che verrà inaugurata domani in Vaticano nel Braccio di Carlo Magno. Riuniti per la prima volta oltre 150 oggetti di rilevanza storica, provenienti dalla Collezione Green - la più grande raccolta privata al mondo di testi e documenti biblici rari – e da collezioni private di vari Paesi. L’iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura, è stata presentata stamani alla stampa nella sede della nostra emittente. Il servizio di Roberta Gisotti:

Una mostra interreligiosa ed ecumenica, aperta al grande pubblico gratuitamente, per avvicinare i visitatori alla storia della Bibbia, approfondire le radici comuni della fede cristiana ed ebraica, ricordare l’opera di quanti credenti nel corso del tempo si sono accostati a questo Libro sacro, per conoscerlo, tradurlo e tramandarlo. Tra i reperti in mostra, il Codex Climaci Rescriptus, una delle Bibbie più antiche al mondo, nella lingua madre di Gesu, l’aramaico palestinese. E ancora, la stele di Jeselsohn, alta circa un metro, scoperta in Giordania vicino al Mar Morto, con 87 righe del testo ebraico del I secolo a.C. Un percorso affascinante supportato da suggestive ambientazioni, come le Grotte di Qumran, dove furono ritrovati i Rotoli del Mar Morto, o la riproduzione della tipografia di Gutemberg. Mons. Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Cultura:

“La Bibbia, come l’Esortazione Verbum Domini l’ha definita, è il grande Codice della cultura occidentale, il grande Libro che ha modellato la nostra cultura: non solo le espressioni artistiche, ma anche le grandi categorie del pensiero, il concetto di persona, dei rapporti tra le persone, la vita in comunità, la gastronomia popolare, il folklore…”.

La Bibbia, un testo forse ancora poco conosciuto? Ancora mons. Sanchez:

“E’ una storia lunga e complessa. Nel mondo cattolico molto si imputa al fatto che le traduzioni nelle lingue volgari sono relativamente recenti. Però, non si può dimenticare il passo da gigante compiuto in tutta la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, che ha riportato ai fedeli grandi parti della Bibbia nella Messa domenicale e feriale. Oggi, praticamente, nel giro di tre anni si legge tutta la Scrittura”.

Ma quale valore riveste la mostra? Scott Carroll, esperto di manoscritti antichi e medievali, direttore dell’originale raccolta, iniziata solo nel 2009, che comprende 50 mila pezzi:

"The Bible is by far and away the most important Book …

Intanto, la Bibbia è sicuramente il Libro più importante che sia mai stato scritto. In secondo luogo, questa mostra riunisce esemplari meravigliosi da collezioni private di ebrei, greco-ortodossi, cattolici e protestanti, che illustrano come le diverse confessioni abbiano collaborato per preservare la Bibbia. Questa mostra è la dimostrazione del lavoro di collaborazione interreligiosa delle genti del Libro, edallo stesso tempo illustra anche che la Bibbia non si è conservata solamente grazie a istituzioni meravigliose o alle Chiese, ma anche grazie a collezionisti privati di tutto il mondo. Tutti gli esemplari sono di notevole effetto".

© Copyright Radio Vaticana

I cardinali provano malessere per quanto accade in curia? Oh, poverini. Non sanno quanto malessere abbiamo provato noi nel 2010 quando il silenzio dei porporati era assordante...(R.)

Cari amici, leggo che alcuni cardinali provano malessere e/o disagio per i veleni ed i corvi che girano nei corridoi del Vaticano.
Oh, poverini! Chissa' quanto soffrono!
E' ben strano che si ricordino di provare tutte queste emozioni solo ora.
Evidentemente erano sottoposti a qualche cura rilassante all'epoca in cui un'auto della polizia italiana attendeva che Marcinkus uscisse dal Vaticano per "fargli qualche domanda" o quando Maciel veniva incensato ed adulato in tutte le occasioni.
E' ovvio che gli stessi porporati dormivano il sonno dei giusti all'epoca del caso Groer...
Devo continuare?
E gia' che ci siamo: dov'erano anche i giornalisti?
E' molto bizzarro che ci si svegli dal letargo solo ora quando, guarda caso, e' stata fatta un'operazione di pulizia radicale contro i preti pedofili ed e' stata promossa una riforma in direzione della trasparenza dello Ior.
Certo fa impressione leggere che, durante e dopo il concistoro, si e' parlato di un eventuale conclave.
Ma dove credete di andare, signori cardinali? Allo stato delle cose pensate che ci sia una sola persona in grado di prendere il posto di Benedetto XVI? Avete cosi' da camminare!
Noto che il pettegolezzo dilaga e non e' una prerogativa degli italiani.
Complimenti!
Quante parole, quanti commenti.
Una sola domanda per i cardinali cosi' loquaci: dove eravate tutti nel 2010, quando Papa Benedetto veniva bersagliato dai media di tutto il mondo?
Non mi pare di avere letto molte dichiarazioni e di sicuro non si parlava di "papabili" visto che la situazione era scomoda ed esclusiva.
Ora che Benedetto ha ripulito la "casa" vi permettete di giocare al "totopapa"?
Enno', cari miei!
Nel 2010 ben pochi hanno preso la parola. E meno male che c'era il cardinale di Vienna!
Francamente e' un po' comodo attaccare il cardinale Bertone sapendo perfettamente che mai la curia e' stata pulita come ora
.
R.

Bertone e il disagio tra gli episcopati dei Paesi europei (Vecchi)

Clicca qui per leggere l'articolo.

Corvi e veleni, il malessere di alcuni cardinali stranieri (Tornielli)

Clicca qui per leggere l'articolo.

Per una conversione sempre rinnovata. Le prime meditazioni durante gli esercizi spirituali in Vaticano (O.R.)

Le prime meditazioni durante gli esercizi spirituali in Vaticano

Per una conversione sempre rinnovata

Dal segno della Croce alla coscienza del peccato, attraverso un percorso di riscoperta della verità della fede che deve coinvolgere la stessa Chiesa, chiamata a vivere le beatitudini evangeliche rigettando ipocrisie e menzogne. È questo l'itinerario di riflessione scelto dal cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, per la prima parte degli esercizi spirituali quaresimali in corso in questa settimana nella cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, alla presenza di Benedetto XVI.
Sviluppando il tema «La comunione del cristiano con Dio», il porporato è partito dal segno della Croce come ideale introduzione per sviluppare i temi che hanno scandito le meditazioni sulla prima lettera di san Giovanni dettate tra domenica 26 e mercoledì 29 febbraio: Dio è vita, Dio è luce, Dio è verità, Dio è misericordia e pietà, Dio è una guida amorevole, la comunione definitiva escatologica, l'amore del mondo, gli “anticristi” o la mancanza di fede in Gesù, il Cristo e il peccato del sacerdote.
«Non che opere e azioni abbiano bisogno di una nuova consacrazione, quando il nucleo profondo dell'esistenza è già consacrato dal battesimo -- ha ricordato riferendosi appunto al segno di croce -- ma con questo atto aggiungiamo a ogni azione lo splendore della coscienza, il dinamismo della libertà». Cosa significa questo gesto? Il cardinale non ha dubbi: vuol dire «sacrificio per amore: è la morte per la risurrezione». Questo implica anche rinunciare alla vanità, al prestigio, alla brama di possedere o di dominare, per consacrare la propria opera a Cristo. Se un'azione, infatti, è compiuta per pura vanità, «non può portare il segno della croce, non è crocifissa, non è santificata cristianamente; un'opera di apostolato, per amore del prossimo, è offerta e consacrata». Il segno della croce è quindi molto più di un'abitudine. Per il porporato, il modo per «annullare il senso egoistico di un'azione è segnarla con la croce; questo vuol dire anche liberarla e renderla disponibile per un dinamismo nuovo, trinitario».
Alla meditazione sul segno della Croce sono seguite tre riflessioni che hanno avuto per tema Dio come via, luce, verità e vita. In questo contesto il cardinale ha fatto riferimento ad alcuni dei fenomeni più drammatici che segnano il nostro tempo -- guerre, corsa agli armamenti, genocidi, violenza politica, aborto e ogni forma di strumentalizzazione dell'uomo per ragioni economiche o commerciali -- invitando a non restare indifferenti di fronte «alla repressione e allo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, a non abbassare la guardia, anche se il mistero del peccato sembra superarci, e a non banalizzare la vita umana». Dal porporato un accenno particolare alla difficile situazione che vive in questi giorni la Siria e all'appello lanciato da Benedetto XVI all'Angelus di domenica 12 febbraio.
«Occorre camminare nella luce -- ha raccomandato -- ossia decidersi ad abbandonare il peccato» e a lasciare trasformare la propria vita dalla verità attraverso un cammino di «conversione sempre rinnovata». Questa comprensione di Dio-verità interpella soprattutto coloro che «non hanno più coscienza dei loro peccati, quelli che hanno perduto il senso del peccato perché non si pongono più il problema di Dio. Sono interpellati anche quanti non hanno più criteri di moralità, che confondono il bene e il male». Una tendenza, questa, che il cardinale ha messo in relazione con l'«indifferentismo religioso che afferma che tutte le religioni sono valide, ma, in realtà, vuole una morale facile».
Anche il prete -- ha ammesso l'arcivescovo di Kinshasa -- «non è al riparo da questi errori nella misura in cui l'aridità spirituale lo conduce spesso agli stessi difetti. Il ministero sacerdotale si trasforma allora in funzionariato, senza un vero senso di Dio: occasione perduta di una vera comunione con il Signore». Riprendendo il tema in una successiva meditazione il cardinale ha esaminato il caso emblematico degli apostoli Giuda e Pietro. Riguardo a quest'ultimo, ha ricordato che «è stato tradito dalla sua generosità e dal suo attaccamento a Cristo, tuttavia è caduto perché è stato temerario e si è esposto da vicino al pericolo. Ma subito, abbandona il luogo della sua caduta e piange amaramente il suo peccato». Da qui, una lezione per tutti i sacerdoti: «La nostra generosità non ci mette al riparo dal peccato. Occorre prendere delle misure di prudenza ed evitare la temerarietà esponendosi alle cadute. In ogni situazione, qualunque cosa succeda, il Signore è sempre al nostro fianco. La più grande ingiuria che possiamo fargli è di dubitare della sua misericordia, come Giuda».
«Vivere nella verità -- ha sottolineato ancora il porporato -- è vivere secondo le beatitudini. È ripudiare le menzogne nelle nostre parole e nelle nostre azioni. È rigettare l'ipocrisia che ci spinge ad apparire diversamente da come siamo o agiamo». Ma, ha avvertito, non si tratta solo di una questione individuale. Anche la società in quanto tale deve lottare per la verità. E la stessa Chiesa deve combattere contro la menzogna e l'inganno al suo interno e nel mondo; e «deve soprattutto lottare affinché la verità del Vangelo di Cristo sia conosciuta e vissuta».
Ciò che è importante, ha detto il cardinale, è avere fiducia nella misericordia di Dio. «Se noi confessiamo pubblicamente i nostri peccati -- ha affermato durante la terza giornata di meditazioni parlando di Dio come luce -- Gesù il giusto e fedele li perdonerà e ci purificherà da ogni inquietudine». In Lui infatti abbiamo un difensore, vittima d'espiazione per le nostre colpe. Per orientare il nostro cammino verso di Lui, ci dà i suoi comandamenti, in particolare la carità. «Sarebbe sbagliato -- ha sottolineato -- considerare l'osservanza dei comandamenti come se fosse ciò che fa la comunione con Dio. È piuttosto un segno o un criterio della nostra comunione con Dio. In effetti, Giovanni considera la comunione come una realtà effettiva che si riconosce dall'osservanza dei comandamenti. Si potrebbe paragonare al gesto di un organista o di un pianista: più commette degli errori, meno la sua esecuzione è perfetta».
E proprio al tema del peccato come rottura della comunione con Dio il cardinale ha dedicato le meditazioni di oggi, mercoledì 29. In questo contesto, il porporato ha parlato della questione delle sette e dei problemi che la loro proliferazione pone alla Chiesa. «Ci sembra -- ha detto in proposito -- che sola una buona interpretazione della Parola di Dio può far venire a capo delle difficoltà».

(©L'Osservatore Romano 1 marzo 2012)

Mons. Ratzinger: «Quando con Joseph guardavamo il commissario Rex»

Clicca qui per leggere l'articolo.

Quando era ancora cardinale, Joseph Ratzinger avrebbe voluto diventare il "bibliotecario" del Vaticano (Gagliarducci)

IL «BIBLIOTECARIO» RATZINGER

Il papa voleva andare a lavorare tra gli scaffali del Vaticano

Come Papa, Benedetto XVI è il proprietario dell'Archivio Segreto Vaticano.
Ma quando era ancora cardinale, Joseph Ratzinger avrebbe voluto diventare il bibliotecario del Vaticano. Lo aveva rivelato la rivista «Inside the Vatican», in una intervista di Angela Ambrogetti al cardinal Renato Raffaele Farina. Era l'anno 1997.
Il cardinale Ratzinger aveva compiuto 70 anni il 16 aprile. Il 24 maggio, Farina viene nominato alla guida della Biblioteca. Subito ha diversi problemi. Tra gli altri, sa già che dovrà dimettere dal lavoro 39 dipendenti, e in più c'è una ragazza bavarese che chiede insistentemente di essere assunta.
Ad agosto 1997, Ratzinger gli scrive da Monaco, e gli raccomanda la ragazza, che gli aveva fatto visita insieme ai genitori, dicendosi disposto a pagare lui stesso una borsa di studio per due anni. Farina e Ratzinger parlano faccia a facca il 22 settembre. Per oltre mezzora, Ratzinger parla del suo lavoro alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla fine Farina capisce: Ratzinger pensa che era scontato che si fosse saputo che, allo scoccare dei 70 anni, il prefetto dell'ex Sant'Uffizio aveva chiesto a Giovanni Paolo II di poter concludere i suoi anni in Vaticano, in Biblioteca Vaticana, come cardinale bibliotecario. E alcuni volumi provenienti dalla Biblioteca Vaticana e dalla dalla Green Collection, la più grande collezione privata al mondo di testi e documenti biblici rari, sono esposti alla mostra «Verbum Domini» nel Braccio di Carlo Magno in piazza San Pietro. A. G.

© Copyright Il Tempo, 1° marzo 2012 consultabile online anche qui.

Card. Ravasi: «Porto la chiesa nel cortile di twitter» (L'Unità)

Clicca qui per leggere l'intervista segnalataci da Eufemia.

Prof. Giovanni Reale: la visita del Papa a Milano è un segnale forte (Brambilla)

Clicca qui per leggere l'intervista segnalataci da Eufemia.
Non descriverei in modo cosi' roseo la situazione della diocesi di Milano. Speriamo che il card. Scola riesca ad imprimere la marcia in piu'.