mercoledì 14 novembre 2012

Aborto, Santa Sede: situazioni deprecabili anche in centri cattolici (Izzo)

ABORTO: S.SEDE, SITUAZIONI DEPRECABILI ANCHE IN CENTRI CATTOLICI 

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 13 nov. 

Nel mondo le strutture sanitarie cattoliche sono 120mila e in alcune "arrivano pressioni politiche che spingono sul sentiero che l'aborto venga fatto". Il ministro della Sanita' della Santa Sede, l'arcivescovo polacco Zygmunt Zimowski, lo ha ammesso rispondendo ai giornalisti a margine della presentazione della XXVII Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute), in programma dal 15 al 17 novembre nell'Aula nuova del Sinodo in Vaticano e che quest'anno ha per tema 'L'Ospedale, luogo di evangelizzazione: missione umana e spirituale'.
"Non possiamo elencare quanti sono ne' dove sono gli ospedali che nella loro attivita' si discostano dalla dottrina cattolica", ha precisato il presule ai giornalisti. "Purtroppo - ha aggiunto il sottosegretario del dicastero, padre Augusto Chendi - ci sono situazioni deprecabili anche all'interno delle strutture cattoliche: noi riceviamo le segnalazioni e in accordo con la Congregazione della Dottrina della Fede cerchiamo di ovviare, ma sempre in accordo con vescovi locali".
"Le scelte che i responsabili della sanita' sono chiamati a compiere e che gli operatori sanitari hanno il dovere di attuare implicano orientamenti culturali che fanno un immediato riferimento a principi sia di etica generale sia di etica particolare", ha ricordato da parte sua monsignor Jean-Marie Mupendawatu, numero due del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria, per il quale "gli operatori sanitari che si ispirano alla fede e alla morale cristiana devono farsi promotori e pionieri di una formazione etica che accompagni la loro preparazione professionale" senza "delegare al moralista o all'esperto di etica problemi che invece lo chiamano direttamente in causa". "Senza una cultura della salute che scaturisca da una visione etica dell'uomo e quindi da una cultura della vita, non potra' aversi - ha osservato - vero servizio all'uomo, alla sua persona e alla sua dignita'. I problemi chiamati in causa da questo principio sono molteplici e attendono alla vita umana, dal primo concepimento fino al suo naturale tramonto (questioni relative all'aborto, alla limitazione delle nascita, alla diagnosi prenatale, al rispetto della vita nei portatori di handicap, alla terza eta', alla fecondazione artificiale, ai trapianti delle cellule), conoscono soluzioni persino aberranti quando venga a mancare l'irrinunciabile orientamento etico". Secondo l'ecclesiastico africano, "non deve e non puo' sfuggire all'occhio dell'opinione pubblica che le piu' gravi carenze, che si registrano anche nelle varie politiche sanitarie del mondo e nelle relative riforme sanitarie, hanno un chiaro risvolto etico e morale". "Il sodalizio medicina-morale, etica e scienza deve tradursi in costante attenzione per chiunque e' chiamato a servire l'uomo", ha concluso il prelato sottolineando che "non si puo' pensare all'esperto di etica come a persona o a istituzione che, dall'alto di una cattedra, guardi con sospetto e diffidenza al necessario ed esaltante progresso della scienza e della tecnica limitandosi a formulare sentenze astratte". 

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1 commento:

Andrea ha detto...

I "Vescovi locali" sanno che chi ha praticato aborti è scomunicato?

Lo sanno, e preferiscono (temo) guardare da un'altra parte