mercoledì 6 giugno 2012

Cultura, confronto Muti-Ravasi: Verdi non agnostico, Cassiodoro profetico (Izzo)

CULTURA: MUTI-RAVASI, VERDI NON AGNOSTICO, CASSIODORO PROFETICO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 5 giu. 

Per il maestro Riccardo Muti, "difficilmente si puo’ pensare a Verdi come a un agnostico se si ascoltano i finali del Requiem del Don Carlos, della Forza del destino o del Rigoletto". 
"Sono opere - ha affermato in un confronto pubblico con il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura - che tendono a Dio". 
Ma, ha ammonito il porporato milanese, "Se noi continueremo a commettere ingiustizie, Dio ci lascera’ senza la musica, come diceva Cassiodoro". 
Intanto, per Ravasi, e’ stata una perdita sacrificare il Gregoriano nella liturgia. E se Muti si domanda, "come puo’ una persona che non crede scrivere un finale in cui si canta ’Libera me Domine de morte aeterna in die ille’?" in quanto chi si dice ateo non potrebbe "interpretare un simile momento di musica senza porsi una domanda", e conclude che "non e’ possibile" e dunque e’ necessario che "nelle chiese torni musica realmente capace di essere strumento per pregare", Ravasi non puo’ che convenire: nelle parrocchie "il ricorso a musica semplice troppo spesso diventa banale. 
A Dio non possiamo dare certe cose. Servono musicisti di alto livello.
Perche’ l’ascolto e’ l’altro volto della parola. E’ un esercizio faticoso. Quando dobbiamo dire che una realta’ e’ incomprensibile, diciamo che e’ assurda, che viene da ’sordo’".
Per Ravasi, insomma, "la chitarra rende la musica semplice e forse piu’ comprensibile, ma la vera musica non ha bisogno di comprensione, la vera musica e’ rapimento. Lo dice con grande efficacia Dante nel Paradiso quando di fronte alla visione celeste in cui gli spiriti beati si dispongono in forma di croce sente una musica che non intende ma che lo rapisce. 
Cio’ che conta non e’ la tecnica della musica. Mozart diceva che la musica piu’ profonda e’ quella che giace fra le note. E’ li’ che si trova la verita’. E’ il rapimento verso l’alto che conquista nella musica".
Nasce da queste considerazioni "alte" l’auspicio del cardinale Ravasi accolto con grande favore dalla folla di musicologi e semplici fedeli cattolici che gremiva la Basilica dell’Ara Coeli: "dobbiamo tornare a fare buona musica nelle chiese tenendo presente che, come diceva il filosofo Jean Guitton, la liturgia e’ costituita di due momenti in perfetto connubio fra loro, uno in cui c’e’ il mistero divino che si rende presente e che ha bisogno di musica rispettosa, l’altro in cui c’e’ la rappresentazione, la partecipazione di tutti.
Ecco, abbiamo bisogno di musicisti che ci consentano di vivere questo dualismo con un nuovo linguaggio... Elie Wiesel spiega la musica attraverso la visione di Giacobbe nel sogno in cui scende una scala dal cielo, sulla quale salgono e scendono angeli. Giacobbe si sveglia e riparte. E Wiesel dice che gli angeli quella scala si sono dimenticati di ritirarla ed e’ la scala musicale, capace di unire la terra al cielo". 

© Copyright (AGI)

1 commento:

Andrea ha detto...

L'unica scala che unisce la terra al cielo è la Croce (Albero della Vita).
Tutto il resto sono tentativi inizatici di andare in Cielo senza sacrificio, e soprattutto senza seguire la via di Dio con la forza data da Dio:senza Cristo.

Per quanto riguarda Verdi: era una persona fondamentalmente sana immersa in un ambiente fondamentalmente perverso (quello massonico del tardo Ottocento).
Avrebbe voluto credere cattolicamente, ma gli pareva impossibile, una cosa "di altri tempi"