mercoledì 15 agosto 2012

Il cammino di Maria. All'omelia e all'Angelus una riflessione su origini, significato e messaggio dell'Assunzione (Sir)

Il cammino di Maria

All'omelia e all'Angelus una riflessione su origini, significato e messaggio dell'Assunzione

La messa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo e l’Angelus sono stati i due appuntamenti di stamattina, nella solennità dell’Assunta, per Benedetto XVI. La messa, presieduta dal Papa, è stata concelebrata dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, e don Pascual Chávez Villanueva, rettor maggiore dei salesiani.

Consolazione e gioia. La solennità dell’Assunta, ha detto nell’omelia della messa il Pontefice, è “un invito a lodare Dio, a guardare alla grandezza della Madonna” perché “chi è Dio lo conosciamo dai suoi”. Ma perché Maria viene glorificata con l’assunzione al Cielo? “Ella – ha chiarito il Santo Padre - ha vissuto con fedeltà esemplare e ha custodito nel più intimo del suo cuore le parole di Dio al suo popolo, le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, facendone il contenuto della sua preghiera: la Parola di Dio nel Magnificat era diventata la parola di Maria, lampada del suo cammino, così da renderla disponibile ad accogliere anche nel suo grembo il Verbo di Dio fatto carne”. L’odierna pagina evangelica “richiama questa presenza di Dio nella storia anche nello stesso svolgersi degli eventi”: “Maria in attesa della nascita del Figlio Gesù è l’Arca Santa che porta in sé la presenza di Dio, una presenza che è fonte di consolazione, di gioia piena”.

Vicina a noi. Ma “cosa dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria”? Parlando, da questo punto, a braccio, Benedetto XVI ha affermato che la prima risposta è che “nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio stesso è la casa dai tanti appartamenti della quale parla Gesù. Dio è la casa dell’uomo”. E “Maria unita a Dio non si allontana da noi, non va su una galassia sconosciuta, va a Dio” e così “si avvicina perché Dio è vicino a tutti noi e Maria unita a Dio partecipa nella presenza di Dio, è vicinissima a ognuno di noi”. “C’è – ha aggiunto - una bella parola di San Gregorio Magno su San Benedetto che possiamo applicare anche a Maria: San Gregorio Magno dice che il cuore di San Benedetto è divenuto così grande che tutto il creato poteva entrare in questo cuore. Questo vale ancora di più per Maria. Maria, unita totalmente a Dio, ha un cuore così grande che tutta la creazione può entrare in questo cuore e gli ex voto in tutte le parti della terra lo dimostrano”. Ma c’è anche un “altro aspetto”: “Non solo in Dio c’è spazio per l’uomo – ha osservato il Papa -, nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria: l’Arca santa, che porta la presenza di Dio. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi problemi”, “si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita e cammino al nostro essere. In noi c’è spazio, apriamoci, come Maria si è aperta, dicendo ‘sia fatta la tua volontà, sono la serva del Signore’”. “Aprendoci a Dio – ha avvertito - non perdiamo niente; al contrario, la nostra vita diventa ricca e grande”.

Per un mondo migliore. Per il Pontefice, “così fede e speranza e amore si combinano”. Oggi “la nostra speranza” è la venuta di “un mondo migliore”, ma “non sappiamo se e quando questo mondo migliore viene. Sicuro è che un mondo che si allontana da Dio non diventa migliore, ma peggiore. Solo la presenza di Dio può garantire anche un mondo buono”, ha evidenziato il Santo Padre. C’è “una speranza sicura: Dio ci aspetta, ci attende, non andiamo verso il vuoto”. E “troviamo, andando nell’altro mondo, la bontà della Madre, troviamo i nostri, l'Amore eterno. Dio ci aspetta: questa è la nostra grande gioia e la grande speranza che nasce proprio da questa festa. Maria ci visita ed è la gioia della nostra vita. E la gioia è speranza”. Per Benedetto XVI, “cuore grande, presenza di Dio nel mondo, spazio di Dio in noi e spazio di Dio per noi, speranza, essere aspettati: questa è la sinfonia di questa festa, l’indicazione che la nostra meditazione di questa solennità ci dona”. Di qui l’invito ad affidarci alla “materna intercessione” di Maria, “affinché ci ottenga dal Signore di rafforzare la nostra fede nella vita eterna; ci aiuti a vivere bene il tempo che Dio ci offre con speranza. Una speranza cristiana, che non è soltanto nostalgia del Cielo, ma vivo e operoso desiderio di Dio qui nel mondo che ci rende pellegrini infaticabili, alimentando in noi il coraggio e la forza della fede”, che “nello stesso tempo è coraggio e forza dell’amore”.

Il mistero di salvezza. “Nel cuore del mese di agosto – ha ricordato il Papa all’Angelus, recitato nel cortile interno del palazzo apostolico a Castel Gandolfo - la Chiesa in Oriente e in Occidente celebra la solennità dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo”. Nella Chiesa cattolica, il dogma dell’Assunzione “fu proclamato durante l’Anno santo del 1950 dal venerabile Pio XII. La celebrazione, però, di questo mistero di Maria affonda le radici nella fede e nel culto dei primi secoli della Chiesa, per quella profonda devozione verso la Madre di Dio che è andata sviluppandosi progressivamente nella Comunità cristiana”. Per capire l’Assunzione, ha sostenuto il Pontefice, “dobbiamo guardare alla Pasqua, il grande Mistero della nostra Salvezza, che segna il passaggio di Gesù alla gloria del Padre attraverso la passione, morte e risurrezione. Maria, che ha generato il Figlio di Dio nella carne, è la creatura più inserita in questo mistero, redenta fin dal primo istante della sua vita, e associata in modo del tutto particolare alla passione e alla gloria del suo Figlio. L’Assunzione al Cielo di Maria è pertanto il mistero della Pasqua di Cristo pienamente realizzato in Lei. Ella è intimamente unita al suo Figlio risorto, vincitore del peccato e della morte, pienamente conformata a Lui”. Ma l’Assunzione è “una realtà che tocca anche noi, perché ci indica in modo luminoso il nostro destino, quello dell’umanità e della storia. In Maria, infatti, contempliamo quella realtà di gloria a cui è chiamato ciascuno di noi e tutta la Chiesa”.

Affidarsi a Dio. Nel Magnificat, la Madonna si colloca tra i “poveri” e gli “umili”, che “non fanno affidamento sulle proprie forze, ma che si fidano di Dio, che fanno spazio alla sua azione capace di operare cose grandi proprio nella debolezza. Se l’Assunzione ci apre al futuro luminoso che ci aspetta, ci invita anche con forza ad affidarci di più a Dio, a seguire la sua Parola, a ricercare e compiere la sua volontà ogni giorno: è questa – ha dichiarato il Santo Padre - la via che ci rende ‘beati’ nel nostro pellegrinaggio terreno e ci apre le porte del Cielo”.

Sul modello dell’Immacolata. Nei saluti in varie lingue dopo l’Angelus, Benedetto XVI salutando i pellegrini polacchi, che gli hanno dedicato un coro, ha rammentato anche “tutti coloro che si stanno recando in pellegrinaggio a Jasna Góra (Częstochowa). L’Assunzione della Beata Vergine Maria ci ricorda che la mèta del nostro cammino terreno è il cielo. Camminando, impariamo dall’Immacolata l’abbandono a Dio, il compimento della Sua volontà e il servizio al prossimo”.

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3 commenti:

gemma ha detto...

Qualcuno conosce la preghiera di ferragosto delle cento croci? Pare sia diffusa in alcune zone del sud durante il giorno dell'Assunta

laura ha detto...

Per Gemma:Pensa, anima mia, ca imu murire;
alla Valle ti Gesufàttu imu scire
e lu nimìcu ‘nnanti ni ole issìre.

Fèrmate, nimìcu mia!
No mi tantàre e no mi ‘ttirrire,
ca centu cruci fici ‘n vita mia

lu giurnu ti la Ergine Maria.
Iò mi li fici, iò mi li scrissi,
parte ti l’anima mia te non d’abbìsti.
P. Veneziano, Dormitio Virginis. Vicenza, Museo Civico

P. Veneziano, Dormitio Virginis. Vicenza, Museo Civico

Ovvero: Pensa, anima mia, che dovremo morire! / Nella Valle di Giòsafat dovremo andare / e il nemico (il demonio) cercherà di venirci incontro. / Fermati, nemico mio! / Non mi tentare e non mi atterrire, / perché feci cento segni di croce (e qui ci si segna) durante la mia vita / nel giorno dedicato alla Vergine Maria. / Mi segnai, ascrivendo ciò a mio merito, / e tu non avesti potere sulla mia anima. vedi http://culturasalentina.wordpress.com/2009/08/17/l%E2%80%99antica-preghiera-delle-cento-croci/

gemma ha detto...

Grazie :) in vacanza in un paesino del sud mi e' capitato di vedere donne recitarla riunite in gruppetti