domenica 29 gennaio 2012
Il Papa: l'autorità è servizio, e ricorda la beata laica Hildegard Burjan (Ambrogetti)
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"Illustre uomo cattolico di Stato": così il Papa ricorda Scalfaro, ex capo di Stato morto a 93 anni, nel telegramma alla figlia. Telegramma alla figlia e a Napolitano dal card. Bertone. Ai nostri microfoni l'omaggio personale di padre Lombardi
"Illustre uomo cattolico di Stato": così il Papa ricorda Scalfaro, ex capo di Stato morto a 93 anni, nel telegramma alla figlia. Telegramma alla figlia e a Napolitano dal card. Bertone. Ai nostri microfoni l'omaggio personale di padre Lombardi
E’ scomparso all’età di 93 anni Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica italiana dal 1992 al 1999. Papa Benedetto XVI esprime, in un telegramma, le sue più sentite condoglianze alla figlia dell’ex presidente, ricordandolo come un “illustre uomo cattolico di Stato”, che “si adoperò per la promozione del bene comune e dei perenni valori etico-religiosi cristiani propri della tradizione storica e civile dell’Italia”. A firma del cardinale di Stato Tarcisio Bertone, due telegrammi: uno alla figlia e uno al capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano, in cui il porporato ricorda il “fedele servitore delle istituzioni e uomo di fede".
Una vita al servizio dello Stato, Scalfaro era stato membro dell’Assemblea Costituente del 1946 e aveva ricoperto più volte il ruolo di ministro e di sottosegretario. Divenuto presidente della Camera nell’aprile 1992, fu eletto al Quirinale un mese più tardi, pochi giorni dopo la strage di Capaci in cui perse la vita il giudice Falcone e gli agenti della scorta. In ricordo del presidente Scalfaro, il direttore della nostra emittente, padre Federico Lombardi porge un piccolo omaggio che definisce "personale e riconoscente”:
Vorrei ricordare semplicemente due aspetti della vita e della personalità del Presidente Scalfaro. E’ uno degli ultimi e più eminenti rappresentanti di quella generazione che nel fiore delle sue forze si impegnò generosamente per la ricostruzione del Paese alla fine della tragedia del fascismo e della guerra, e lo fece con intensa passione ideale, serietà culturale e assoluta integrità morale, come testimonianza dell’impegno sociale e politico che scaturiva da una fede profonda e vissuta quotidianamente. Per questo fu un punto di riferimento importante, insieme ad altri, prima in Piemonte e poi nel Paese intero, non solo per i cattolici, ma per tutti coloro che vivevano il servizio all’Italia con grande rigore morale anche in tempi in cui questo diveniva purtroppo gradualmente assai più raro. A quella generazione di politici cattolici, che conobbi e ammirai in Piemonte nella mia prima giovinezza - e quindi al Presidente Scalfaro -, resterò sempre immensamente grato per la fiducia che seppero ispirarci nel valore di un impegno sociale, civile e politico, leale e disinteressato.
Inoltre è una persona che non ha mai tenuta nascosta la sua fede cristiana, la sua piena partecipazione alla vita della Chiesa cattolica, e perfino la sua schietta devozione mariana. Così ha dimostrato efficacemente come si può essere allo stesso tempo profondamente credenti e convinti assertori – e nel suo caso anche massimi garanti - dei valori comuni fondanti della vita civile e politica del Paese, nel rispetto del pluralismo delle posizioni.
Giorgio Napolitano, che si è recato stamane a casa di Scalfaro per un saluto, ricorda oggi “con profonda commozione” il suo predecessore, definendolo “un amico” e un esempio di “coerenza ideale e integrità morale”, in particolare per aver affrontato la presidenza con “fermezza e linearità”, in uno dei periodi “tra i più difficili della storia italiana”. Lo stesso Scalfaro parlava così del ruolo di Presidente della Repubblica:
“Dev’essere dentro, come impegno. Ma dev’essere sempre al di sopra. Essere ‘al di sopra’ vuol dire fare ogni sforzo, con i limiti umani, per rispettare la verità, quindi dare torto anche agli amici o dare ragione all’avversario quando ce l’ha”.
Fortemente critico sulla crisi dei valori della società contemporanea, Oscar Luigi Scalfaro interveniva così ai microfoni del nostro Alessandro Guarasci, in un'intervista ad aprile scorso:
"In tutti i dibattiti, e sono molti, che ho con giovani e non giovani, do una mia definizione sulla realtà in cui viviamo: noi siamo nella miseria più profonda, culturale e morale. Dobbiamo avere la certezza assoluta che la verità vincerà sulla menzogna e il bene vincerà sul male. Questa sofferenza durerà ancora? Temo di sì, però dobbiamo avere dentro di noi questa certezza assoluta che la vittoria non può essere né del male, né dell’ipocrisia, né di questa serie di marciume che si è moltiplicato in questi anni anche da noi!".
I funerali di Oscar Luigi Scalfaro avranno luogo in forma privata domani pomeriggio nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma. Il saluto al presidente potrà essere reso, sempre nella giornata di domani, nella vicina chiesa di Sant'Egidio dalle ore 10.30 alle ore 13.30.
© Copyright Radio Vaticana
E’ scomparso all’età di 93 anni Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica italiana dal 1992 al 1999. Papa Benedetto XVI esprime, in un telegramma, le sue più sentite condoglianze alla figlia dell’ex presidente, ricordandolo come un “illustre uomo cattolico di Stato”, che “si adoperò per la promozione del bene comune e dei perenni valori etico-religiosi cristiani propri della tradizione storica e civile dell’Italia”. A firma del cardinale di Stato Tarcisio Bertone, due telegrammi: uno alla figlia e uno al capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano, in cui il porporato ricorda il “fedele servitore delle istituzioni e uomo di fede".
Una vita al servizio dello Stato, Scalfaro era stato membro dell’Assemblea Costituente del 1946 e aveva ricoperto più volte il ruolo di ministro e di sottosegretario. Divenuto presidente della Camera nell’aprile 1992, fu eletto al Quirinale un mese più tardi, pochi giorni dopo la strage di Capaci in cui perse la vita il giudice Falcone e gli agenti della scorta. In ricordo del presidente Scalfaro, il direttore della nostra emittente, padre Federico Lombardi porge un piccolo omaggio che definisce "personale e riconoscente”:
Vorrei ricordare semplicemente due aspetti della vita e della personalità del Presidente Scalfaro. E’ uno degli ultimi e più eminenti rappresentanti di quella generazione che nel fiore delle sue forze si impegnò generosamente per la ricostruzione del Paese alla fine della tragedia del fascismo e della guerra, e lo fece con intensa passione ideale, serietà culturale e assoluta integrità morale, come testimonianza dell’impegno sociale e politico che scaturiva da una fede profonda e vissuta quotidianamente. Per questo fu un punto di riferimento importante, insieme ad altri, prima in Piemonte e poi nel Paese intero, non solo per i cattolici, ma per tutti coloro che vivevano il servizio all’Italia con grande rigore morale anche in tempi in cui questo diveniva purtroppo gradualmente assai più raro. A quella generazione di politici cattolici, che conobbi e ammirai in Piemonte nella mia prima giovinezza - e quindi al Presidente Scalfaro -, resterò sempre immensamente grato per la fiducia che seppero ispirarci nel valore di un impegno sociale, civile e politico, leale e disinteressato.
Inoltre è una persona che non ha mai tenuta nascosta la sua fede cristiana, la sua piena partecipazione alla vita della Chiesa cattolica, e perfino la sua schietta devozione mariana. Così ha dimostrato efficacemente come si può essere allo stesso tempo profondamente credenti e convinti assertori – e nel suo caso anche massimi garanti - dei valori comuni fondanti della vita civile e politica del Paese, nel rispetto del pluralismo delle posizioni.
Giorgio Napolitano, che si è recato stamane a casa di Scalfaro per un saluto, ricorda oggi “con profonda commozione” il suo predecessore, definendolo “un amico” e un esempio di “coerenza ideale e integrità morale”, in particolare per aver affrontato la presidenza con “fermezza e linearità”, in uno dei periodi “tra i più difficili della storia italiana”. Lo stesso Scalfaro parlava così del ruolo di Presidente della Repubblica:
“Dev’essere dentro, come impegno. Ma dev’essere sempre al di sopra. Essere ‘al di sopra’ vuol dire fare ogni sforzo, con i limiti umani, per rispettare la verità, quindi dare torto anche agli amici o dare ragione all’avversario quando ce l’ha”.
Fortemente critico sulla crisi dei valori della società contemporanea, Oscar Luigi Scalfaro interveniva così ai microfoni del nostro Alessandro Guarasci, in un'intervista ad aprile scorso:
"In tutti i dibattiti, e sono molti, che ho con giovani e non giovani, do una mia definizione sulla realtà in cui viviamo: noi siamo nella miseria più profonda, culturale e morale. Dobbiamo avere la certezza assoluta che la verità vincerà sulla menzogna e il bene vincerà sul male. Questa sofferenza durerà ancora? Temo di sì, però dobbiamo avere dentro di noi questa certezza assoluta che la vittoria non può essere né del male, né dell’ipocrisia, né di questa serie di marciume che si è moltiplicato in questi anni anche da noi!".
I funerali di Oscar Luigi Scalfaro avranno luogo in forma privata domani pomeriggio nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma. Il saluto al presidente potrà essere reso, sempre nella giornata di domani, nella vicina chiesa di Sant'Egidio dalle ore 10.30 alle ore 13.30.
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Il Papa incoraggia la lotta alla lebbra e invoca la pace in Terra Santa. Oggi la beatificazione di una parlamentare austriaca (Izzo)
PAPA: INCORAGGIA LA LOTTA ALLA LEBBRA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"In questa domenica ricorre la Giornata mondiale dei malati di lebbra: vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la poverta' e l'emarginazione, vere cause del permanere del contagio".
Lo ha affermato Benedetto XVI che dopo l'Angelus ha voluto salutare l'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau.
© Copyright (AGI)
M.O. PAPA INVOCA PACE PER LA TERRA SANTA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"In profonda comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, invochiamo il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio".
Lo ha detto il Papa al termine della preghiera dell'Angelus, ricordando la "Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa".
© Copyright (AGI)
PAPA: SUGLI ALTARI UNA PARLAMENTARE AUSTRIACA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"Oggi, a Vienna, viene proclamata Beata Hildegard Burjan, laica, madre di famiglia, vissuta tra Ottocento e Novecento e fondatrice della Societa' delle Suore della Caritas socialis". Lo ha detto il Papa dooo la preghiera dell'Angelus.
"Lodiamo il Signore per questa bella testimonianza del Vangelo", ha esortato rivolto ai 30 mila fedeli presenti in piazza San Pietro.
A rappresentare il Pontefice alla celebrazione e' stato il cardinale Angelo Amato prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Nei giorni scorsi il cardinale di Vienna, Christopher Schoenborn ha presentato la figura di questa straordinaria donna attiva in campo sociale, quale prima donna membro del parlamento della prima Repubblica Austriaca tra i Cristiano-Sociali e quale fondatrice di una comunita' religiosa denominata "Caritas Socialis".
"Nella vita della nuova beata - ha detto il cardinale Schoenborn - ci sono state molteplici tensioni: tra politica e chiesa, tra matrimonio, famiglia e la fondazione di una comunita' di suore, tra obblighi di una famiglia signorile e l'impegno per i più' poveri della societa', tra la sua fede semplice e il comportamento attivo, coraggioso quale donna nella chiesa. Mai lei non si e' sottratta a queste tensioni, bensi' le ha affrontate e cio' la rende anche oggi affascinante e modello per molte persone".
© Copyright (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"In questa domenica ricorre la Giornata mondiale dei malati di lebbra: vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la poverta' e l'emarginazione, vere cause del permanere del contagio".
Lo ha affermato Benedetto XVI che dopo l'Angelus ha voluto salutare l'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau.
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M.O. PAPA INVOCA PACE PER LA TERRA SANTA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"In profonda comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, invochiamo il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio".
Lo ha detto il Papa al termine della preghiera dell'Angelus, ricordando la "Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa".
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PAPA: SUGLI ALTARI UNA PARLAMENTARE AUSTRIACA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"Oggi, a Vienna, viene proclamata Beata Hildegard Burjan, laica, madre di famiglia, vissuta tra Ottocento e Novecento e fondatrice della Societa' delle Suore della Caritas socialis". Lo ha detto il Papa dooo la preghiera dell'Angelus.
"Lodiamo il Signore per questa bella testimonianza del Vangelo", ha esortato rivolto ai 30 mila fedeli presenti in piazza San Pietro.
A rappresentare il Pontefice alla celebrazione e' stato il cardinale Angelo Amato prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Nei giorni scorsi il cardinale di Vienna, Christopher Schoenborn ha presentato la figura di questa straordinaria donna attiva in campo sociale, quale prima donna membro del parlamento della prima Repubblica Austriaca tra i Cristiano-Sociali e quale fondatrice di una comunita' religiosa denominata "Caritas Socialis".
"Nella vita della nuova beata - ha detto il cardinale Schoenborn - ci sono state molteplici tensioni: tra politica e chiesa, tra matrimonio, famiglia e la fondazione di una comunita' di suore, tra obblighi di una famiglia signorile e l'impegno per i più' poveri della societa', tra la sua fede semplice e il comportamento attivo, coraggioso quale donna nella chiesa. Mai lei non si e' sottratta a queste tensioni, bensi' le ha affrontate e cio' la rende anche oggi affascinante e modello per molte persone".
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Il Papa libera le colombe della pace. Una rientra nello studio (video)
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Il Papa: autorità significa servizio, umiltà e amore. Dio non agisce come forza della natura. Giovedì è la Giornata della Vita Consacrata (Izzo)
PAPA: AUTORITA' SIGNIFICA SERVIZIO, UMILTA' E AMORE
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"Spesso per l'uomo l'autorita' significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l'autorita' significa servizio, umilta', amore".
Lo ha ricordato Benedetto XVI nel breve discorso che ha preceduto la preghiera dell'Angelus, nel quale ha evocato "la logica di Gesu' che si china a lavare i piedi dei discepoli che cerca il vero bene dell'uomo, che guarisce le ferite, che e' capace di un amore cosi' grande da dare la vita, perche' e' l'Amore".
Per il suo ragionamento, Papa Ratzinger e' partito dalla pagina del Vangelo letta oggi nelle liturgie che racconta come Gesu' insegnasse, scacciasse i demoni e guarisse i malati "con autorita'".
La sua parola, ha spiegato, "apre immediatamente l'accesso al volere del Padre e alla verita' di se stessi. Non cosi', invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni". Inoltre, "all'efficacia della parola, Gesu' univa quella dei segni di liberazione dal male".
"Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinche' - ha detto ancora il Papa - guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanita', ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell'amore".
© Copyright (AGI)
PAPA: DIO NON AGISCE COME UNA FORZA DELLA NATURA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"L'autorita' divina non e' una forza della natura" ma "il potere dell'amore di Dio che crea l'Universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanita', risana il mondo corrotto dal peccato".
Lo ha affermato Papa Ratzinger nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus, citando il grande teologo italo tedesco Romano Guardini, suo maestro, per il quale "l'intera esistenza di Gesu' e' traduzione della potenza in umilta', e' la sovranita' che qui si abbassa alla forma di servo".
© Copyright (AGI)
PAPA: GIOVEDI' E' LA GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"Cari amici, giovedi' prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata".
Lo ha affermato Benedetto XVI prima dell'Angelus.
"Siamo grati - ha poi aggiunto il Papa teologo ricordando la ricorrenza ai pellegrini di lingua polacca - ai religiosi e alle religiose per il loro ministero di preghiera, per l'attivita' apostolica e caritativa nella Chiesa, preghiamo per le nuove vocazioni".
"Lo Spirito Santo - ha concluso - susciti in tanti cuori il desiderio della totale dedizione a Cristo nella poverta', nell'obbedienza e nella castita'".
© Copyright (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"Spesso per l'uomo l'autorita' significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l'autorita' significa servizio, umilta', amore".
Lo ha ricordato Benedetto XVI nel breve discorso che ha preceduto la preghiera dell'Angelus, nel quale ha evocato "la logica di Gesu' che si china a lavare i piedi dei discepoli che cerca il vero bene dell'uomo, che guarisce le ferite, che e' capace di un amore cosi' grande da dare la vita, perche' e' l'Amore".
Per il suo ragionamento, Papa Ratzinger e' partito dalla pagina del Vangelo letta oggi nelle liturgie che racconta come Gesu' insegnasse, scacciasse i demoni e guarisse i malati "con autorita'".
La sua parola, ha spiegato, "apre immediatamente l'accesso al volere del Padre e alla verita' di se stessi. Non cosi', invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni". Inoltre, "all'efficacia della parola, Gesu' univa quella dei segni di liberazione dal male".
"Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinche' - ha detto ancora il Papa - guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanita', ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell'amore".
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PAPA: DIO NON AGISCE COME UNA FORZA DELLA NATURA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"L'autorita' divina non e' una forza della natura" ma "il potere dell'amore di Dio che crea l'Universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanita', risana il mondo corrotto dal peccato".
Lo ha affermato Papa Ratzinger nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus, citando il grande teologo italo tedesco Romano Guardini, suo maestro, per il quale "l'intera esistenza di Gesu' e' traduzione della potenza in umilta', e' la sovranita' che qui si abbassa alla forma di servo".
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PAPA: GIOVEDI' E' LA GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 gen.
"Cari amici, giovedi' prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata".
Lo ha affermato Benedetto XVI prima dell'Angelus.
"Siamo grati - ha poi aggiunto il Papa teologo ricordando la ricorrenza ai pellegrini di lingua polacca - ai religiosi e alle religiose per il loro ministero di preghiera, per l'attivita' apostolica e caritativa nella Chiesa, preghiamo per le nuove vocazioni".
"Lo Spirito Santo - ha concluso - susciti in tanti cuori il desiderio della totale dedizione a Cristo nella poverta', nell'obbedienza e nella castita'".
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Nella logica di Dio l’autorità non è potere ma servizio: così il Papa all’Angelus. Poi il pensiero ad alcune ricorrenze e il lancio delle colombe della pace
Nella logica di Dio l’autorità non è potere ma servizio: così il Papa all’Angelus. Poi il pensiero ad alcune ricorrenze e il lancio delle colombe della pace
L’autorità non è potere ma servizio: all’Angelus il Papa invita a non dimenticare la logica di amore di Dio che si distingue dalla sete di successo e che “risana dal peccato”. Poi un pensiero alla festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata, che si celebrerà il 2 febbraio e il ricordo di Hildegard Burjan che verrà proclamata Beata oggi pomeriggio. Ma anche una parola sulla Giornata mondiale dei malati di lebbra e sulla Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa. Il servizio di Fausta Speranza
“Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo”. Lo ricorda Benedetto XVI spiegando che la logica di Dio è diversa:
“Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore.”
“L’autorità divina non è una forza della natura”, afferma il Papa.
“È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato.”
Il Papa ricorda che giovedì prossimo si celebra la Giornata Mondiale della Vita consacrata:
"Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinchè guidi i nsotri cuori ad attingere sempre alla Misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità."
Poi, dopo la preghiera mariana, il ricordo di Hildegard Burjan, laica, madre di famiglia, vissuta tra Ottocento e Novecento e fondatrice della Società delle Suore della Caritas socialis, proclamata Beata a Vienna:
“Lodiamo il Signore per questa bella testimonianza del Vangelo!”
Ma anche una parola forte sulla Giornata mondiale dei malati di lebbra.
“Nel salutare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio.”
E una preghiera nella Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa.
“In profonda comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, invochiamo il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio.”
Nei saluti in varie lingue, in francese l’incoraggiamento a riconoscere la “fedeltà instancabile di Dio” e a sperimentare quanto “la sua Parola rende liberi e ci invita a uscire dal silenzio”. In inglese, l’auspicio che “nonostante le distrazioni della vita e l’apparente progredire del male, possiamo continuare a riporre fiducia in Gesù, Via, verità e Vita”. In tedesco, la citazione delle parole della laica proclamata Beata: ‘So per certo che esiste una sola vera felicità, ed è l’amore di Dio! Tutto il resto può dare soddisfazione, ma avrà valore soltanto se verrà da questo amore, se sarà fondato in esso’. “Lei – dice il Papa - ha vissuto di questo amore e in quanto fondatrice della Società delle Suore “Caritas Socialis” ha riunito attorno a sé donne che fino ad oggi continuano a voler essere sorgenti di quell’amore, per portare consolazione ed aiuto a persone sofferenti”. In spagnolo, l’invito a “rispondere alla Parola di Dio con una preghiera sincera, costante, umile”. In polacco un riferimento alla Giornata della vita consacrata con una preghiera per le vocazioni, sottolineando l’importanza del ministero di religiose e religiosi, la loro attività apostolica e caritativa nella Chiesa”. In italiano il saluto ai ragazzi dell’Azione cattolica che, accompagnati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini, con i loro educatori e familiari, hanno dato vita alla “Carovana della Pace”.
“Vi ringrazio e vi incoraggio a portare dappertutto la pace di Gesù.”
Due bambini, un maschietto e una femminuccia, sono accanto al Papa per il tradizionale lancio delle colombe. La bimba, leggendo un comunicato, ricorda l’impegno nell’ambito dell’Associazione a riflettere, anche nel silenzio, sul valore della pace, ricordando bambini che nascono in situazioni di difficoltà e raccontando dell’iniziativa per un centro di detenzione alternativo al carcere per ragazze minorenni promosso in Bolivia. E al Papa chiede:
“Ti chiediamo di pregare insieme con noi per i nostri genitori, educatori e sacerdoti affinchè ci formino a essere testimoni e operatori di pace”.
Il Papa libera le colombe, “come segno di pace per la città di Roma e per il mondo intero” e visto che in un primo momento sembrano voler ritornare all'interno, scherzosamente afferma: "Vogliono stare nella casa del Papa".
© Copyright Radio Vaticana
L’autorità non è potere ma servizio: all’Angelus il Papa invita a non dimenticare la logica di amore di Dio che si distingue dalla sete di successo e che “risana dal peccato”. Poi un pensiero alla festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata, che si celebrerà il 2 febbraio e il ricordo di Hildegard Burjan che verrà proclamata Beata oggi pomeriggio. Ma anche una parola sulla Giornata mondiale dei malati di lebbra e sulla Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa. Il servizio di Fausta Speranza
“Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo”. Lo ricorda Benedetto XVI spiegando che la logica di Dio è diversa:
“Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore.”
“L’autorità divina non è una forza della natura”, afferma il Papa.
“È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato.”
Il Papa ricorda che giovedì prossimo si celebra la Giornata Mondiale della Vita consacrata:
"Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinchè guidi i nsotri cuori ad attingere sempre alla Misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità."
Poi, dopo la preghiera mariana, il ricordo di Hildegard Burjan, laica, madre di famiglia, vissuta tra Ottocento e Novecento e fondatrice della Società delle Suore della Caritas socialis, proclamata Beata a Vienna:
“Lodiamo il Signore per questa bella testimonianza del Vangelo!”
Ma anche una parola forte sulla Giornata mondiale dei malati di lebbra.
“Nel salutare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio.”
E una preghiera nella Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa.
“In profonda comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, invochiamo il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio.”
Nei saluti in varie lingue, in francese l’incoraggiamento a riconoscere la “fedeltà instancabile di Dio” e a sperimentare quanto “la sua Parola rende liberi e ci invita a uscire dal silenzio”. In inglese, l’auspicio che “nonostante le distrazioni della vita e l’apparente progredire del male, possiamo continuare a riporre fiducia in Gesù, Via, verità e Vita”. In tedesco, la citazione delle parole della laica proclamata Beata: ‘So per certo che esiste una sola vera felicità, ed è l’amore di Dio! Tutto il resto può dare soddisfazione, ma avrà valore soltanto se verrà da questo amore, se sarà fondato in esso’. “Lei – dice il Papa - ha vissuto di questo amore e in quanto fondatrice della Società delle Suore “Caritas Socialis” ha riunito attorno a sé donne che fino ad oggi continuano a voler essere sorgenti di quell’amore, per portare consolazione ed aiuto a persone sofferenti”. In spagnolo, l’invito a “rispondere alla Parola di Dio con una preghiera sincera, costante, umile”. In polacco un riferimento alla Giornata della vita consacrata con una preghiera per le vocazioni, sottolineando l’importanza del ministero di religiose e religiosi, la loro attività apostolica e caritativa nella Chiesa”. In italiano il saluto ai ragazzi dell’Azione cattolica che, accompagnati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini, con i loro educatori e familiari, hanno dato vita alla “Carovana della Pace”.
“Vi ringrazio e vi incoraggio a portare dappertutto la pace di Gesù.”
Due bambini, un maschietto e una femminuccia, sono accanto al Papa per il tradizionale lancio delle colombe. La bimba, leggendo un comunicato, ricorda l’impegno nell’ambito dell’Associazione a riflettere, anche nel silenzio, sul valore della pace, ricordando bambini che nascono in situazioni di difficoltà e raccontando dell’iniziativa per un centro di detenzione alternativo al carcere per ragazze minorenni promosso in Bolivia. E al Papa chiede:
“Ti chiediamo di pregare insieme con noi per i nostri genitori, educatori e sacerdoti affinchè ci formino a essere testimoni e operatori di pace”.
Il Papa libera le colombe, “come segno di pace per la città di Roma e per il mondo intero” e visto che in un primo momento sembrano voler ritornare all'interno, scherzosamente afferma: "Vogliono stare nella casa del Papa".
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Benedetto XVI: "L'autorità per il cristiano è servizio e amore"
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Il Papa: invochiamo il dono della pace per la Terra Santa (AsiaNews)
Papa: invochiamo il dono della pace per la Terra Santa
All’Angelus Benedetto XVI parla della “autorità di Dio”, che non è “possesso, potere, dominio, successo”, ma “servizio, umiltà, amore”. Incoraggiamento a tutte le persone affette dalla lebbra, “come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio”.
Città del Vaticano (AsiaNews)
“Invochiamo il dono della pace” per la Terra Santa. Benedetto XVI ha ricordato oggi l’odierna Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa, rivolgendosi alle 25mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita dell’Angelus.
Un’invocazione alla quale si è unita, simbolicamente, la liberazione da parte del Papa, delle due colombre “come segno di pace per la città di Roma e per il mondo intero”, portate, come ogni anno, da due ragazzi dell’Azione cattolica di Roma. Una "liberazione" che ha anche suscitato lo scherzoso commento di Benedetto XVI sul fatto che le colombe "non vogliono lasciare la casa del Papa".
Prima della recita della preghiera mariana, prendendo spunto dall’episodio del Vangelo di oggi - Gesù che predica nella singoga di Cafarnao e libera un uomo da “uno spirito impuro” – il Papa ha sottolineato che “all’efficacia della parola, Gesù univa quella dei segni di liberazione dal male” e quindi ha.invitato a riflettere sul “potere di Dio”.
“L’autorità divina - ha osservato - non è una forza della natura. È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato. Scrive Romano Guardini: «L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo» (Il Potere, Brescia 1999, 141.142)”.
“Spesso – ha proseguito - per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore. In una delle sue Lettere, santa Caterina da Siena scrive: «E’ necessario che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è l’Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro
bene» (Ep. 13 in: Le Lettere, vol. 3, Bologna 1999, 206)”.
Benedetto XVI ha poi ricordato che “questa domenica ricorre la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Nel salutare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio”.
Prima del saluto finale, infine, il Papa ha ricordato che “giovedì prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinché guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità, ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell’amore”.
© Copyright AsiaNews
All’Angelus Benedetto XVI parla della “autorità di Dio”, che non è “possesso, potere, dominio, successo”, ma “servizio, umiltà, amore”. Incoraggiamento a tutte le persone affette dalla lebbra, “come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio”.
Città del Vaticano (AsiaNews)
“Invochiamo il dono della pace” per la Terra Santa. Benedetto XVI ha ricordato oggi l’odierna Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa, rivolgendosi alle 25mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita dell’Angelus.
Un’invocazione alla quale si è unita, simbolicamente, la liberazione da parte del Papa, delle due colombre “come segno di pace per la città di Roma e per il mondo intero”, portate, come ogni anno, da due ragazzi dell’Azione cattolica di Roma. Una "liberazione" che ha anche suscitato lo scherzoso commento di Benedetto XVI sul fatto che le colombe "non vogliono lasciare la casa del Papa".
Prima della recita della preghiera mariana, prendendo spunto dall’episodio del Vangelo di oggi - Gesù che predica nella singoga di Cafarnao e libera un uomo da “uno spirito impuro” – il Papa ha sottolineato che “all’efficacia della parola, Gesù univa quella dei segni di liberazione dal male” e quindi ha.invitato a riflettere sul “potere di Dio”.
“L’autorità divina - ha osservato - non è una forza della natura. È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato. Scrive Romano Guardini: «L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo» (Il Potere, Brescia 1999, 141.142)”.
“Spesso – ha proseguito - per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore. In una delle sue Lettere, santa Caterina da Siena scrive: «E’ necessario che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è l’Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro
bene» (Ep. 13 in: Le Lettere, vol. 3, Bologna 1999, 206)”.
Benedetto XVI ha poi ricordato che “questa domenica ricorre la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Nel salutare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio”.
Prima del saluto finale, infine, il Papa ha ricordato che “giovedì prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinché guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità, ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell’amore”.
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Benedetto XVI si è mosso da tempo per rimettere in ordine la Curia. Secondo il metodo che gli è abituale. Un metodo collegiale e moderno (Gagliarducci)
Ratzinger mette in riga i cardinali
Il Papa ha richiamato tutti i dicasteri a una maggiore attenzione sui documenti Pontifici. Per evitare fughe di notizie dannose.
Andrea Gagliarducci
Benedetto XVI non doveva partecipare.
Invece il Papa ha voluto presenziare la riunione di coordinamento dei dicasteri vaticani che si è svolta ieri, anche se non riguardava direttamente quella che qualcuno già chiama la «wikileaks vaticana», la diffusione di lettere riservate inviate dall'ex segretario generale del governatorato di Città del Vaticano Carlo Maria Viganò al Papa e al segretario di Stato vaticano Bertone, per denunciare la «corruzione» vaticana e scongiurare un suo trasferimento da Roma.
Il tema del vertice - «Il processo di elaborazione, pubblicazione e recezione dei documenti della Santa Sede» - e l'accenno di Bertone, nella sua relazione introduttiva al dilagare della «passione per le notizie minute del pettegolezzo ecclesiastico, che minano il prestigio della Santa Sede e giungono talora ad ostacolare il clima di fiducia e collaborazione tra i suoi diversi organismi» raccontano che molto si sta muovendo dentro le mura vaticane.
E che Benedetto XVI si è mosso da tempo per rimettere in ordine la Curia. Secondo il metodo che gli è abituale. Un metodo collegiale e moderno. Il cardinal Bertone, che oggi è Segretario di Stato, ma un tempo era stato numero due di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la Dottrina della Fede, indica proprio nel «metodo Ratzinger» la stella polare per riordinare la Curia. Un metodo basato sulla collegialità e la collaborazione tra tutti i membri del dicastero.
«Sulla base dell'esperienza personale - dice Bertone ai capi dicastero - ricordo, ad esempio, come si mostrasse particolarmente efficace il metodo di lavoro della Congregazione della Dottrina della Fede: esso prevede il coinvolgimento del personale del dicastero nell'istruzione di una questione, l'affidamento del suo studio ai Consultori, sia singolarmente che riuniti nella Consulta, e, infine, sulla base del lavoro compiuto, il pronunciamento dei Padri, nella cosiddetta Feria IV».
Bertone suggerisce maggiore collegialità, armonizzazione dei testi, coordinamento al momento della pubblicazione perché non vengano sovrapposti ad altre attività di Benedetto XVI e riservatezza. Fa anche una critica agli uffici della Segreteria di Stato, che «talora trascurano inopportunamente» la produzione degli originali dei documenti da sottoporre alla firma del Papa. E si chiede anche «come mantenere la riservatezza sui contenuti, un aspetto che dovrebbe accompagnare tutto il processo di redazione dei documenti».
Il processo di riorganizzazione e riordino della Curia prosegue, nonostante il caso Viganò. Un caso che in fondo - se non fosse per il fatto che le lettere del monsignore sono fuoriuscite dal Vaticano - si configura simile a molti altri che avvengono dentro le mura leonine. E alle lettere dell'allora numero due del Governatorato Vaticano si diede anche seguito, con una inchiesta interna, affidata ad una commissione interdisciplinare. Inchiesta che si è conclusa con un nulla di fatto: quanto denunciato da Viganò nelle lettere è stato definito «indimostrabile», e «non fondate» sono state giudicate le accuse relative a monsignor Nicolini. Niente resta senza seguito all'interno di Città del Vaticano. Così, mentre il caso-Viganò sembra cominciare a smorzarsi - a meno che altre lettere del monsignore non vengano rivelate - Oltretevere si ricostruiscono i passaggi del caso. Quello di Viganò è «un omicidio organizzato da lontano», almeno dai tempi in cui era capo del personale nella Segreteria di Stato.
È di quei tempi - inizio 2009 - l'inchiesta dell'abbé Claude Barthe nel quindicinale cattolico L'Homme Nouveau. aveva inserito Viganò e suo nipote Carlo Maria Polvani nella lista di presunti frondisti di Curia accusati di remare contro il Papa e Bertone. È proprio a Polvani che i maligni guardano quando cercano di comprendere da quale mano le lettere di Viganò siano arrivate sul tavolo dei giornalisti.
Quando entra in Governatorato, Viganò interviene anche su meccanismi consolidati che regolavano gli appalti delle ristrutturazioni edilizie e nella gestione dei giardini vaticani. In molti riconoscono il merito della sua opera. Ma questi ricordano anche che «la portò avanti con autoritarismo, e senza considerare gli equilibri degli uffici vaticani». Nel 2010 una nuova campagna a base di e-mail inviate a cardinali e nunzi pontifici attacca Viganò con l'accusa di favorire la carriera del nipote Polvani.
E poi, la serie di articoli su «Il Giornale», una serie di messaggi in codice, che fanno capire che il tempo di Viganò al Governatorato è finito. Isolato, in una situazione di tensione, Viganò cominciò a scrivere lettere ai piani alti. La tensione aumentò, la necessità di rimettere tutto in equilibrio crebbe. E fu deciso di inviarlo nella prestigiosa nunziatura di Washington.
© Copyright Il Tempo, 29 gennaio 2012 consultabile online anche qui.
Il Papa ha richiamato tutti i dicasteri a una maggiore attenzione sui documenti Pontifici. Per evitare fughe di notizie dannose.
Andrea Gagliarducci
Benedetto XVI non doveva partecipare.
Invece il Papa ha voluto presenziare la riunione di coordinamento dei dicasteri vaticani che si è svolta ieri, anche se non riguardava direttamente quella che qualcuno già chiama la «wikileaks vaticana», la diffusione di lettere riservate inviate dall'ex segretario generale del governatorato di Città del Vaticano Carlo Maria Viganò al Papa e al segretario di Stato vaticano Bertone, per denunciare la «corruzione» vaticana e scongiurare un suo trasferimento da Roma.
Il tema del vertice - «Il processo di elaborazione, pubblicazione e recezione dei documenti della Santa Sede» - e l'accenno di Bertone, nella sua relazione introduttiva al dilagare della «passione per le notizie minute del pettegolezzo ecclesiastico, che minano il prestigio della Santa Sede e giungono talora ad ostacolare il clima di fiducia e collaborazione tra i suoi diversi organismi» raccontano che molto si sta muovendo dentro le mura vaticane.
E che Benedetto XVI si è mosso da tempo per rimettere in ordine la Curia. Secondo il metodo che gli è abituale. Un metodo collegiale e moderno. Il cardinal Bertone, che oggi è Segretario di Stato, ma un tempo era stato numero due di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la Dottrina della Fede, indica proprio nel «metodo Ratzinger» la stella polare per riordinare la Curia. Un metodo basato sulla collegialità e la collaborazione tra tutti i membri del dicastero.
«Sulla base dell'esperienza personale - dice Bertone ai capi dicastero - ricordo, ad esempio, come si mostrasse particolarmente efficace il metodo di lavoro della Congregazione della Dottrina della Fede: esso prevede il coinvolgimento del personale del dicastero nell'istruzione di una questione, l'affidamento del suo studio ai Consultori, sia singolarmente che riuniti nella Consulta, e, infine, sulla base del lavoro compiuto, il pronunciamento dei Padri, nella cosiddetta Feria IV».
Bertone suggerisce maggiore collegialità, armonizzazione dei testi, coordinamento al momento della pubblicazione perché non vengano sovrapposti ad altre attività di Benedetto XVI e riservatezza. Fa anche una critica agli uffici della Segreteria di Stato, che «talora trascurano inopportunamente» la produzione degli originali dei documenti da sottoporre alla firma del Papa. E si chiede anche «come mantenere la riservatezza sui contenuti, un aspetto che dovrebbe accompagnare tutto il processo di redazione dei documenti».
Il processo di riorganizzazione e riordino della Curia prosegue, nonostante il caso Viganò. Un caso che in fondo - se non fosse per il fatto che le lettere del monsignore sono fuoriuscite dal Vaticano - si configura simile a molti altri che avvengono dentro le mura leonine. E alle lettere dell'allora numero due del Governatorato Vaticano si diede anche seguito, con una inchiesta interna, affidata ad una commissione interdisciplinare. Inchiesta che si è conclusa con un nulla di fatto: quanto denunciato da Viganò nelle lettere è stato definito «indimostrabile», e «non fondate» sono state giudicate le accuse relative a monsignor Nicolini. Niente resta senza seguito all'interno di Città del Vaticano. Così, mentre il caso-Viganò sembra cominciare a smorzarsi - a meno che altre lettere del monsignore non vengano rivelate - Oltretevere si ricostruiscono i passaggi del caso. Quello di Viganò è «un omicidio organizzato da lontano», almeno dai tempi in cui era capo del personale nella Segreteria di Stato.
È di quei tempi - inizio 2009 - l'inchiesta dell'abbé Claude Barthe nel quindicinale cattolico L'Homme Nouveau. aveva inserito Viganò e suo nipote Carlo Maria Polvani nella lista di presunti frondisti di Curia accusati di remare contro il Papa e Bertone. È proprio a Polvani che i maligni guardano quando cercano di comprendere da quale mano le lettere di Viganò siano arrivate sul tavolo dei giornalisti.
Quando entra in Governatorato, Viganò interviene anche su meccanismi consolidati che regolavano gli appalti delle ristrutturazioni edilizie e nella gestione dei giardini vaticani. In molti riconoscono il merito della sua opera. Ma questi ricordano anche che «la portò avanti con autoritarismo, e senza considerare gli equilibri degli uffici vaticani». Nel 2010 una nuova campagna a base di e-mail inviate a cardinali e nunzi pontifici attacca Viganò con l'accusa di favorire la carriera del nipote Polvani.
E poi, la serie di articoli su «Il Giornale», una serie di messaggi in codice, che fanno capire che il tempo di Viganò al Governatorato è finito. Isolato, in una situazione di tensione, Viganò cominciò a scrivere lettere ai piani alti. La tensione aumentò, la necessità di rimettere tutto in equilibrio crebbe. E fu deciso di inviarlo nella prestigiosa nunziatura di Washington.
© Copyright Il Tempo, 29 gennaio 2012 consultabile online anche qui.
Giacomo Galeazzi parla di Papa Benedetto a Telelombardia
Clicca qui per vedere l'intervista gentilmente segnalataci :-)
A 50 anni dal Concilio: mons. Capovilla rievoca i sentimenti della vigilia di Giovanni XXIII
Clicca qui per leggere l'intervista segnalataci da Laura.
sabato 28 gennaio 2012
Vaticano II, se il cardinale progressista mette in guardia dal mito (Galeazzi)
Clicca qui per leggere il commento.
Il Papa incontra i capi dicastero della Curia Romana. Domani l'Angelus con il lancio delle colombe dei ragazzi di Azione cattolica
Il Papa incontra i capi dicastero della Curia Romana. Domani l'Angelus con il lancio delle colombe dei ragazzi di Azione cattolica
Benedetto XVI questa mattina ha incontrato i responsabili dei vari dicasteri della Curia Romana, per fare il punto dei lavori e del coordinamento tra le Congregazioni e gli altri organismi che collaborano con lui.
Domani, il Papa presiederà come di consueto l’Angelus di mezzogiorno dalla finestra del suo studio privato, alla presenza, fra gli altri, dei ragazzi dell’Azione cattolica della diocesi di Roma, che al termine concluderanno l’Angelus – come sempre alla fine del mese della pace – con il lancio di due colombe, secondo una tradizione iniziata nel 1985.
© Copyright Radio Vaticana
Benedetto XVI questa mattina ha incontrato i responsabili dei vari dicasteri della Curia Romana, per fare il punto dei lavori e del coordinamento tra le Congregazioni e gli altri organismi che collaborano con lui.
Domani, il Papa presiederà come di consueto l’Angelus di mezzogiorno dalla finestra del suo studio privato, alla presenza, fra gli altri, dei ragazzi dell’Azione cattolica della diocesi di Roma, che al termine concluderanno l’Angelus – come sempre alla fine del mese della pace – con il lancio di due colombe, secondo una tradizione iniziata nel 1985.
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Il Papa invita a pregare per chi non ha accesso all'acqua e alle risorse per sopravvivere
Il Papa invita a pregare per chi non ha accesso all'acqua e alle risorse per sopravvivere
Per il mese di febbraio, il Papa chiede preghiere perché “tutti i popoli abbiano accesso all’acqua e alle risorse necessarie al sostentamento quotidiano”. Benedetta Capelli ha chiesto un commento a questa intenzione di preghiera ad Andrea Masullo, presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord:
R. – Questo del Santo Padre non è un richiamo nuovo, perché è contenuto in tanti suoi scritti e in tanti suoi discorsi, ossia la necessità di riporre l’uomo al centro dell’azione economica. L’uomo, ma anche la natura ed il Creato. L’economia deve quindi garantire un’equa distribuzione dei beni della terra, e quale bene è più essenziale alla vita dell’acqua? Purtroppo, questa non è ancora garantita per tutti, anzi: le prospettive sono di un peggioramento di questa “garanzia”. Basti pensare all’aggravamento che verrà causato dai cambiamenti climatici.
D. – Ci sono dei dati, in merito, che possono farci capire qual è la reale situazione di negazione di accesso all’acqua?
R. – Sì. Oggi, ci sono circa due miliardi di persone, al mondo, che non hanno un accesso sicuro all’acqua. In molti Paesi in via di sviluppo, proprio le acque inquinate sono la causa di malattie mortali, soprattutto per l’infanzia. La situazione perciò è drammatica, ma sarà ancora peggiore, perché questo numero – già di per sè enorme – è destinato addirittura a raddoppiare entro questo secolo. Bisogna assolutamente che l’acqua venga gestita in maniera più consapevole.
D. – Nell’Enciclica Caritas in veritate, il Papa aveva parlato della necessità di “una coscienza solidale”, in grado cioè di considerare l’alimentazione e l’accesso all’acqua diritti universali di tutti. Sono stati fatti dei passi avanti verso questo traguardo?
R. – Oggi, stiamo vivendo una grande contraddizione. Da una parte, gli studi e le analisi mostrano una situazione che va man mano peggiorando: ci troviamo di fronte a un sistema economico fondato sul consumismo che – per garantire il superfluo ai Paesi ricchi – porta spesso a impoverire quelli più poveri. Viviamo quindi quest’assurdità, dettata da una produzione fine a se stessa e soprattutto finalizzata al consumismo, al consumo sfrenato. Anche dall’insegnamento del Santo Padre viene quindi la necessità per poter parlare di sviluppo equo e sostenibile, di riporre l’uomo e la natura al centro dell’azione economica. Tutti i dati, sia nazionali sia internazionali, ci mostrano un mondo in cui le diseguaglianze, anziché diminuire, aumentano.
D. – In questo senso, come guardare alla possibilità di una privatizzazione dell’acqua?
R. – Le risorse essenziali, come l’acqua ed il cibo, vanno garantite a tutti: ce lo insegna la Dottrina sociale della Chiesa, prima ancora di qualsiasi discorso economico e di profitto. In particolare l’acqua, che è fondamentale per la vita, se finisse in mani private e se dovesse obbedire esclusivamente alle ragioni del profitto, come una merce, finirebbe convogliata verso altri indirizzi piuttosto che a quelli vitali. Anche qui, va aperto un discorso rispetto all’agricoltura: l’agricoltura industriale, che viene diffusa a livello mondiale, ha un uso eccessivo e dissipativo, spreca davvero tanta acqua. Anche in questo caso, quindi, dovremmo tornare a un’agricoltura di tipo biologico, con terreni più sani organicamente, che facciano un uso minore dell’acqua, perché si tratta di una risorsa che, in tante parti del mondo, comincia a scarseggiare. Per quanto riguarda quindi la gestione di una risorsa così preziosa, si dovrebbe tornare a delle pratiche “conservative” e non “dissipative”. E la privatizzazione, in tal senso, rappresenta un grande pericolo.
D. – Negare l’accesso al cibo, e quindi anche all’acqua, significa sostanzialmente negare anche la pace tra i popoli?
R. – Certamente. Noi viviamo il paradosso dei Paesi poveri, come alcuni di quelli africani, che godono di una certa fertilità e che tuttavia hanno una sotto-alimentazione; dei Paesi ricchi – come la Cina – che acquistano terreni agricoli, e dei Paesi costretti a esportare prodotti alimentari verso il mondo ricco che hanno un’alimentazione insufficiente. C’è quindi un discorso di giustizia fondamentale, perché poi questi Paesi sono costretti, a loro volta, a importare gli alimenti essenziali, come i cereali. Il prezzo dei cereali dipende dal prezzo del petrolio, il prezzo del petrolio dipende dal nostro livello di consumo e di spreco, e quindi ecco che si crea questa morsa viziosa e drammatica per questi Paesi, e il miliardo di persone che soffrono per la fame rischia sempre di aumentare. Basta poco: pochi centesimi di aumento nel prezzo del petrolio fanno passare il numero di persone che soffrono la fame da un miliardo a due. (vv)
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Per il mese di febbraio, il Papa chiede preghiere perché “tutti i popoli abbiano accesso all’acqua e alle risorse necessarie al sostentamento quotidiano”. Benedetta Capelli ha chiesto un commento a questa intenzione di preghiera ad Andrea Masullo, presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord:
R. – Questo del Santo Padre non è un richiamo nuovo, perché è contenuto in tanti suoi scritti e in tanti suoi discorsi, ossia la necessità di riporre l’uomo al centro dell’azione economica. L’uomo, ma anche la natura ed il Creato. L’economia deve quindi garantire un’equa distribuzione dei beni della terra, e quale bene è più essenziale alla vita dell’acqua? Purtroppo, questa non è ancora garantita per tutti, anzi: le prospettive sono di un peggioramento di questa “garanzia”. Basti pensare all’aggravamento che verrà causato dai cambiamenti climatici.
D. – Ci sono dei dati, in merito, che possono farci capire qual è la reale situazione di negazione di accesso all’acqua?
R. – Sì. Oggi, ci sono circa due miliardi di persone, al mondo, che non hanno un accesso sicuro all’acqua. In molti Paesi in via di sviluppo, proprio le acque inquinate sono la causa di malattie mortali, soprattutto per l’infanzia. La situazione perciò è drammatica, ma sarà ancora peggiore, perché questo numero – già di per sè enorme – è destinato addirittura a raddoppiare entro questo secolo. Bisogna assolutamente che l’acqua venga gestita in maniera più consapevole.
D. – Nell’Enciclica Caritas in veritate, il Papa aveva parlato della necessità di “una coscienza solidale”, in grado cioè di considerare l’alimentazione e l’accesso all’acqua diritti universali di tutti. Sono stati fatti dei passi avanti verso questo traguardo?
R. – Oggi, stiamo vivendo una grande contraddizione. Da una parte, gli studi e le analisi mostrano una situazione che va man mano peggiorando: ci troviamo di fronte a un sistema economico fondato sul consumismo che – per garantire il superfluo ai Paesi ricchi – porta spesso a impoverire quelli più poveri. Viviamo quindi quest’assurdità, dettata da una produzione fine a se stessa e soprattutto finalizzata al consumismo, al consumo sfrenato. Anche dall’insegnamento del Santo Padre viene quindi la necessità per poter parlare di sviluppo equo e sostenibile, di riporre l’uomo e la natura al centro dell’azione economica. Tutti i dati, sia nazionali sia internazionali, ci mostrano un mondo in cui le diseguaglianze, anziché diminuire, aumentano.
D. – In questo senso, come guardare alla possibilità di una privatizzazione dell’acqua?
R. – Le risorse essenziali, come l’acqua ed il cibo, vanno garantite a tutti: ce lo insegna la Dottrina sociale della Chiesa, prima ancora di qualsiasi discorso economico e di profitto. In particolare l’acqua, che è fondamentale per la vita, se finisse in mani private e se dovesse obbedire esclusivamente alle ragioni del profitto, come una merce, finirebbe convogliata verso altri indirizzi piuttosto che a quelli vitali. Anche qui, va aperto un discorso rispetto all’agricoltura: l’agricoltura industriale, che viene diffusa a livello mondiale, ha un uso eccessivo e dissipativo, spreca davvero tanta acqua. Anche in questo caso, quindi, dovremmo tornare a un’agricoltura di tipo biologico, con terreni più sani organicamente, che facciano un uso minore dell’acqua, perché si tratta di una risorsa che, in tante parti del mondo, comincia a scarseggiare. Per quanto riguarda quindi la gestione di una risorsa così preziosa, si dovrebbe tornare a delle pratiche “conservative” e non “dissipative”. E la privatizzazione, in tal senso, rappresenta un grande pericolo.
D. – Negare l’accesso al cibo, e quindi anche all’acqua, significa sostanzialmente negare anche la pace tra i popoli?
R. – Certamente. Noi viviamo il paradosso dei Paesi poveri, come alcuni di quelli africani, che godono di una certa fertilità e che tuttavia hanno una sotto-alimentazione; dei Paesi ricchi – come la Cina – che acquistano terreni agricoli, e dei Paesi costretti a esportare prodotti alimentari verso il mondo ricco che hanno un’alimentazione insufficiente. C’è quindi un discorso di giustizia fondamentale, perché poi questi Paesi sono costretti, a loro volta, a importare gli alimenti essenziali, come i cereali. Il prezzo dei cereali dipende dal prezzo del petrolio, il prezzo del petrolio dipende dal nostro livello di consumo e di spreco, e quindi ecco che si crea questa morsa viziosa e drammatica per questi Paesi, e il miliardo di persone che soffrono per la fame rischia sempre di aumentare. Basta poco: pochi centesimi di aumento nel prezzo del petrolio fanno passare il numero di persone che soffrono la fame da un miliardo a due. (vv)
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Anche il silenzio è comunicazione (Introvigne)
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La Chiesa testimoni il suo amore preferenziale per i poveri: così mons. Francesco Antonio Soddu, nuovo direttore di Caritas Italiana
La Chiesa testimoni il suo amore preferenziale per i poveri: così mons. Francesco Antonio Soddu, nuovo direttore di Caritas Italiana
Sarà presto a Roma, mons. Francesco Antonio Soddu, per assumere il suo incarico di nuovo direttore della Caritas Italiana, nominato dal Consiglio permanente della Cei. Mons. Soddu, finora direttore della Caritas diocesana di Sassari e parroco della cattedrale del capoluogo sardo, subentra a mons. Vittorio Nozza, che ha diretto la Caritas Italiana dal 2001 ad oggi. 52 anni, mons. Soddu ha compiuto gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. “La nomina a direttore della Caritas Italiana – ha confidato – crea in me uno stato di vertigine indescrivibile”. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:
R. – Ho accolto questa notizia con molta meraviglia e la sto vivendo con molta trepidazione. Capisco più che mai lo stato d’animo degli Apostoli, di tutti i profeti, quando sono stati chiamati da Dio. In un primo momento il loro atteggiamento poteva forse sembrare riluttante, ma dinanzi ad una chiamata così grande, tutte le forze e le sicurezze vengono chiaramente a mancare. Davanti alla chiamata autentica di Dio non si può che rispondere: “Eccomi!”. Con questa risposta si vuole dire che si è pieni di fiducia e che il Signore saprà agire attraverso la nostra incapacità ed anche il nostro essere indegni.
D. – Lei dal 2005 è stato direttore della Caritas diocesana di Sassari ed ora riveste quest’importante incarico. Quali sfide sente di dover affrontare arrivando a Roma, alla Caritas italiana?
R. – La prima sfida è verso me stesso, perché ho ancora molto da imparare. Sotto questo punto di vista sono ancora molto spaventato, ma metterò in pratica quello che è il metodo della Caritas, che cercherò di portare avanti e di incarnare nella mia persona: ascoltare, osservare e discernere. Credo che questa sfida possa essere ben superata.
D. – Viene spontaneo pensare al fatto che il suo trasferimento coincida con un periodo non certo facile per l’Italia…
R. – Tutte le stagioni e tutte le epoche sono state particolari per chi le ha vissute. Questo è il nostro tempo. In questo nostro tempo, ed in questo nostro Paese, la Chiesa deve testimoniare sempre il suo amore preferenziale per i poveri, partendo dagli ultimi, rispecchiando la legalità e tutti quelli che sono i capisaldi del messaggio evangelico.
D. – In conclusione, cosa augura a se stesso?
R. – Auguro a me stesso di essere all’altezza di ciò che il Signore, mediante la Chiesa, mi sta affidando. Quasi 27 anni fa – vi faccio questa confidenza - quando diventai sacerdote, nel santino della prima Messa che generalmente si dà, ho fatto stampare la frase della Sacra Scrittura: “Signore, io vengo per fare la tua volontà”. Soltanto in nome della volontà di Dio si affronta tutto ciò che la Chiesa ci affida, con quel grande senso di fiducia che si accompagna a quel sano timore che non deve mai mancare, altrimenti si possono creare un po’ di pasticci. (vv)
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Sarà presto a Roma, mons. Francesco Antonio Soddu, per assumere il suo incarico di nuovo direttore della Caritas Italiana, nominato dal Consiglio permanente della Cei. Mons. Soddu, finora direttore della Caritas diocesana di Sassari e parroco della cattedrale del capoluogo sardo, subentra a mons. Vittorio Nozza, che ha diretto la Caritas Italiana dal 2001 ad oggi. 52 anni, mons. Soddu ha compiuto gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. “La nomina a direttore della Caritas Italiana – ha confidato – crea in me uno stato di vertigine indescrivibile”. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:
R. – Ho accolto questa notizia con molta meraviglia e la sto vivendo con molta trepidazione. Capisco più che mai lo stato d’animo degli Apostoli, di tutti i profeti, quando sono stati chiamati da Dio. In un primo momento il loro atteggiamento poteva forse sembrare riluttante, ma dinanzi ad una chiamata così grande, tutte le forze e le sicurezze vengono chiaramente a mancare. Davanti alla chiamata autentica di Dio non si può che rispondere: “Eccomi!”. Con questa risposta si vuole dire che si è pieni di fiducia e che il Signore saprà agire attraverso la nostra incapacità ed anche il nostro essere indegni.
D. – Lei dal 2005 è stato direttore della Caritas diocesana di Sassari ed ora riveste quest’importante incarico. Quali sfide sente di dover affrontare arrivando a Roma, alla Caritas italiana?
R. – La prima sfida è verso me stesso, perché ho ancora molto da imparare. Sotto questo punto di vista sono ancora molto spaventato, ma metterò in pratica quello che è il metodo della Caritas, che cercherò di portare avanti e di incarnare nella mia persona: ascoltare, osservare e discernere. Credo che questa sfida possa essere ben superata.
D. – Viene spontaneo pensare al fatto che il suo trasferimento coincida con un periodo non certo facile per l’Italia…
R. – Tutte le stagioni e tutte le epoche sono state particolari per chi le ha vissute. Questo è il nostro tempo. In questo nostro tempo, ed in questo nostro Paese, la Chiesa deve testimoniare sempre il suo amore preferenziale per i poveri, partendo dagli ultimi, rispecchiando la legalità e tutti quelli che sono i capisaldi del messaggio evangelico.
D. – In conclusione, cosa augura a se stesso?
R. – Auguro a me stesso di essere all’altezza di ciò che il Signore, mediante la Chiesa, mi sta affidando. Quasi 27 anni fa – vi faccio questa confidenza - quando diventai sacerdote, nel santino della prima Messa che generalmente si dà, ho fatto stampare la frase della Sacra Scrittura: “Signore, io vengo per fare la tua volontà”. Soltanto in nome della volontà di Dio si affronta tutto ciò che la Chiesa ci affida, con quel grande senso di fiducia che si accompagna a quel sano timore che non deve mai mancare, altrimenti si possono creare un po’ di pasticci. (vv)
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