martedì 31 gennaio 2012

Genova come Brisighella, ma non è Bertone che impone (Izzo)

CHIESA: GENOVA COME BRISIGHELLA, MA NON E' BERTONE CHE IMPONE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

Quando anche il nuovo patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, avra’ ricevuto la porpora cardinalizia, la citta’ di Genova si trovera’ a essere la chiesa di ben quattro membri elettori del Sacro Collegio: oltre al neo patriarca, infatti, "appartengono" alla diocesi che fu del cardinale Giuseppe Siri l’attuale arcivescovo, Angelo Bagnasco, il prefetto della Congregazione del Clero, Mauro Piacenza, e il segretario di Stato Tarcisio Bertone, arcivescovo emerito.
Altri due ex arcivescovi di Genova, inoltre, fanno parte del Sacro Collegio: Dionigi Tettamanzi, che pero’ e’ oggi arcivescovo emerito di Milano, e Giovanni Canestri, che e’ ultraottantenne e quindi non piu’ elettore.
Solo la cittadina romagnola di Brisighella - si sottolinea in Vaticano - ha fatto di piu’, dando nel tempo i natali a ben otto cardinali, tutti provenienti pero’ dalle file del Corpo Diplomatico (e qualche volta anche imparentati tra loro).
Di essi, pero’, sopravvive soltanto l’ex ministro degli Esteri di Papa Wojtyla, Achille Silvestrini, oggi anche lui ultraottantenne.
Alcuni affermano che dietro le promozioni di tanti presuli genovesi al cardinalato ci sia proprio l’influentissimo cardinale Tarcisio Bertone: una spiegazione che non convince per la nomina di Moraglia a Venezia, in quanto ha certamente contato l’opinione del presidente della Cei, Bagnasco, che ha una sua linea, molto spesso diversa da quella di Bertone, al quale contesto’ apertamente il tentativo di dirigere come segretario di Stato i rapporti con la politica italiana.
Ad essere determinante per la scelta di fare cardinali tanti presuli genovesi e’ piuttosto la grande eredita’ del cardinale Giuseppe Siri, primo presidente della Cei e da arcivescovo vero padre per tutti i genovesi stremati prima dalla seconda guerra mondiale e poi dalle travagliate vicende economiche della citta’ e del suo porto.
La sensibilita’ tradizionale di Siri e il suo amore per la liturgia ricordano infatti alcune caratteristiche proprie di Joseph Ratzinger e certamente rivivono in Bagnasco, Piacenza e Moraglia. Mentre il salesiano Bertone e’ di "scuola" diversa.
"Con Siri, il piu’ fedele e autorevole interprete del pontificato di Pio XII, Genova - sottolinea oggi il sito Vatican insider - diventava la roccaforte della difesa della cristianita’ e il suo cardinale il punto di riferimento di una chiesa piu’ attenta alla tradizione che all’aggiornamento, isolandosi, soprattutto dopo il Concilio, dal resto del paese", mentre "a Bologna, citta’ di adozione del genovese Giuseppe Dossetti, Giacomo Lercaro era il vescovo delle apertura alla modernita’ e poi protagonista al Vaticano II come moderatore e guida italiana della componente progressista".
Secondo Luca Rolandi che ha ricostruito approfonditamente lo scenario ecclesiale genovese, pero’, le cose non sono poi cosi’ schematiche: se "la compattezza dottrinale di Siri ridimensionava la ricezione innovativa del Concilio", nella stessa citta’ "i gruppi di minoranza esprimevano il loro dissenso nelle esperienze della comunita’ di base dei camilliani e di don Zerbinati, della rivista ’Il Gallo’ di Nazareno Fabretti e di don Andrea Gallo, fino all’eclettismo dinamico e imprevedibile di Gianni Baget Bozzo che ebbe con il cardinale Siri un rapporto di amicizia e confronto molto travagliato".

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Personalità defilata, poco nota ai più, profilo spirituale, monsignor Francesco Moraglia è il nuovo patriarca di Venezia

Papa/ Discrezione e equilibrio, Moraglia patriarca di Venezia

Città del Vaticano, 31 gen. (TMNews)

Personalità defilata, poco nota ai più, profilo spirituale, monsignor Francesco Moraglia è il nuovo patriarca di Venezia una sede cardinalizia che nel solo Novecento ha dato alla Chiesa cattolica tre Papi (Pio X, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I).
Il Papa lo ha scelto senza consultare - come aveva fatto per Milano ma non per Torino eFirenze- la congregazione ordinaria dei vescovi.
"Con grande gioia vi annuncio che, dopo alcuni mesi di attesa, il Patriarcato ha il suo nuovo Pastore", ha detto daVenezial'amministratore apostolico, mons. Beniamino Pizziol, mentre l'annuncio veniva data in contemporanea dalla sala stampa vaticana e nella diocesi diLa Speziadove Moraglia era vescovo dal 2007. La sede veneziana era infatti vacante dal 28 giugno scorso, quando Benedetto XVI ha nominato il patriarca di Venezia Angelo Scola nuovo arcivescovo diMilanoLa procedura si è protratta nel tempo principalmente a causa del fatto che il nunzio apostolico in Italia, monsignor Adriano Bernardini, è stato nominato solo lo scorso 15 novembre, in sostituzione di monsignor Giuseppe Bertello, nuovo presidente del Governatorato vaticano nonché cardinale 'in pectore' al prossimo Concistoro del 18 febbraio. Solo a fine dicembre il nunzio ha iniziato la consultazione dei vescovi veneti e dei cardinali italiani per scegliere il successore di Scola. Diversi i nomi circolati per la diocesi sulla Laguna: il vescovo diTerniVincenzo Paglia, quello di Udine, Andrea Bruno Mazzoccato, l'osservatore del Vaticano al Consiglio d'Europa Aldo Giordano, nonché il vescovo diPiacenzaGianni Ambrosio, quello di San Marino Luigi Negri e quello di Trieste Giampaolo Crepaldi. Nessuno di queste candidatura trovava però d'accordo i vescovi veneziani e, soprattutto, i grandi elettori. Papa Ratzinger si sarebbe perciò convinto che il nome di Moraglia poteva trovare il consenso di tutti.
Di certo Moraglia è stimato e conosciuto da cardinali come Bagnasco, che nel 2000 lo ha nominato alla testa del consiglio di amministrazione della fondazione 'Comunicazione e Cultura' da cui dipende la televisione dei vescovi Tv2000; dal cardinale MauroPiacenzaprefetto della congregazione vaticana per il Clero; e dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, che lo ha avuto come collaboratore all'epoca in cui era arcivescovo diGenovaAd ogni modo tutti e quattro - Bertone, Bagnasco Piacenza e Moraglia - sono 'genovesi' e hanno nel cardinale Giuseppe Siri (1906-1989) un punto di riferimento.
Nato il 25 maggio del 1953 nel capoluogo ligure, Moraglia è stato ordinato sacerdote dal cardinale Siri nel 1977. Ha un dottorato in teologia dogmatica. L'insediamento è dato per probabile il prossimo 25 marzo, festa dell'annunciazione a Maria per la Chiesa nonché giorno legendario di fondazione diVeneziaVenezia è, nella Chiesa cattolica romana, sede patriarcale assieme a Lisbona e Gerusalemme, nonché sede cardinalizia.
"Non conto su particolari doti e doni personali, non vengo a voi con ricchezza di scienza e intelligenza ma col desiderio e il fermo proposito d'essere il primo servitore della nostra Chiesa che è in Venezia", ha scritto Moraglia nel primo messaggio ai fedeli veneziani. "Faccio mie le parole dell'apostolo Paolo che, nella seconda lettera ai Corinzi, scrive: 'Non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi'". In un'intervista a 'Radio vaticana', Moraglia ha sottolineato che la crisi che attraversa l'Italia "prima che sociale, prima che politica, prima che finanziaria" è "una crisi antropologica culturale". Il nuovo patriarca di Venezia si è detto preoccupato per la disoccupazione giovanile: "Solo in Italia i dati fanno rabbrividire, perché parliamo di un 30 per cento di giovani tra i 14 e i 25 anni che non hanno lavoro, con tutto quello che questo determina a livello di insicurezza di questi ragazzi di fronte al futuro".
Moraglia ha mostrato anche uno spiccato senso spirituale, quando, in un messaggio ai fedeli spezzini, oltra a ricordare l'inondazione dello scorso 25 ottobre ("In tale frangente mi ha colpito la saggezza, l'equilibrio, la forza composta, la volontà di reagire ma, soprattutto, la visione di fede di non pochi tra i più provati"), ha affermato: "L'ultima cosa di cui ringrazio il Signore, è che si è aperta la scorsa domenica l'instaurazione dell'adorazione perpetua in diocesi: 365 giorni all'anno, per 24 ore al giorno, con 700 adoratori impegnati ed un altro movimento, che si è impegnato in questi mesi con la diocesi, che sta muovendo i primi passi in modo davvero promettente". In passato, in una intervista al mensile 'Jesus', aveva affrontato anche il tema del calo delle vocazioni in Italia: "La realtà dei preti 'fidei donum', ossia sacerdoti stranieri a cui - per un certo periodo - è affidata la cura pastorale di parrocchie, è già operante e lo è anche nella diocesi della Spezia. Ma una Chiesa che, sotto l'azione della grazia di Dio, non si rigenera nei suoi carismi, ministeri e stati di vita, e ha continuamente bisogno di ricorrere ad aiuti esterni, presenta qualcosa di anomalo, che non funziona". Per molti fedeli e per molti dei suoi confratelli vescovi, mons. Moraglia è una personalità tutta da scoprire. Parlando con la 'Nuova Venezia' quando si era ormai diffusa la notizia che il Papa aveva scelto Moraglia per Venezia il vescovo di Chioggia monsignor Adriano Tessarollo, aveva commentato così: "Le cose son fatte, del resto esiste l'obbedienza e c'è la voce dello Spirito che parla, perciò per noi sarà un dono. Le tradizioni diverse ci segnano Moraglia entrerà in un contesto nuovo, con problemi diversi, ma essendo un uomo intelligente si abituerà velocemente".

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Lombardi: dicastero santi estraneo a investimenti di Ricci (Izzo)

VATICANO: LOMBARDI, DICASTERO SANTI ESTRANEO A INVESTIMENTI RICCI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

Padre Francesco Maria Ricci e’ un religioso domenicano e la Santa Sede non c’entra nulla con eventuali suoi investimenti affidati al cosiddetto "Madoff dei Parioli".
Lo ha precisato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ribadendo "la totale estraneita’ della Congregazione delle Cause dei Santi, del suo prefetto, cardinale Angelo Amato, e di tutti i suoi officiali, alla vicenda".
Padre Ricci, ha spiegato Lombardi, "non appartiene in alcun modo alla Congregazione delle Cause dei Santi". "Occorre infatti notare - sottolinea il gesuita - che Postulazioni e postulatori sono ’clienti’ della Congregazione, a cui si rivolgono per promuovere le cause di cui si occupano, ma non fanno assolutamente parte della Congregazione".

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Per Venezia il Papa ha fatto tutto da solo

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Anonimo genovese.

Mons. Moraglia è il nuovo Patriarca di Venezia. Il vescovo carmelitano Iannone nominato vicegerente di Roma. Sacerdote medico diventa vescovo per gli ospedali di Roma ed il parroco di Torre Angela nuovo ausiliare di Roma. Zuppi e Leuzzi saranno ordinati il 14 aprile (Izzo)

PAPA: MONSIGNOR FRANCESCO MORAGLIA NUOVO PATRIARCA DI VENEZIA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

Il genovese Francesco Moraglia, 59 anni, dal 2007 vescovo di La Spezia, e' il successore che Benedetto XVI ha scelto per guidare il patriarcato di Venezia dopo la nomina, avvenuta nel giugno 2011, di Angelo Scola quale arcivescovo di Milano.
Lo ha reso noto oggi la Sala Stampa della Santa Sede.
Ordinato sacerdote il 29 Giugno 1977, il nuovo patriarca di Venezia ha studiato a Roma presso la Pontificia Universita’ Urbaniana conseguendo il dottorato in Teologia Dogmatica nel 1981.
Nel suo ministero e’ stato chiamato a svolgere il compito di educatore presso il Seminario arcivescovile maggiore e di vice-parroco in una parrocchia di Genova.
E’ stato insegnante di Teologia Dogmatica presso la Facolta’ Teologica dell’Italia Settentrionale, preside presso l’Istituto di Scienze Religiose Ligure e assistente diocesano del Meic, il Movimento ecclesiale d’impegno culturale. Ha, inoltre, diretto l’Ufficio diocesano per la Cultura e il Centro Studi "Didascaleion".
Nel 2007 e’ stato eletto alla sede vescovile di La Spezia-Sarzana-Brugnato ed e’ presidente del Consiglio di amministrazione della fondazione "Comunicazione e Cultura" e consultore della Congregazione per il Clero. In una dichiarazione rilasciata alla Radio Vaticana poco
prima che fosse ufficializzata la nomina, monsignor Moraglia ha detto che uno dei primi compiti di un vescovo "e’ quello di amare la sua gente, di far capire alla gente che c’e’ questo sentimento di amore, di vicinanza: stare in mezzo a loro".
"Poi - ha aggiunto - un vescovo deve anche parlare, deve anche guidare.
Pero’ - ha concluso il nuovo patriarca - credo che il parlare, il guidare non possa mai prescindere dallo stare in mezzo a loro anche se con la caratteristica propria della missione del vescovo".

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PAPA: VESCOVO CARMELITANO IANNONE NOMINATO VICEGERENTE ROMA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

Il religioso carmelitano Filippo Iannone e' il nuovo vicegerente della diocesi di Roma.
Lo ha nominato oggi il Papa elevandolo a dignita’ arcivescovile. Dal 2009 era vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo, dopo essere stato ausiliare del cardinale Michele Giordano a Napoli. Ha 54 anni.
Il precedente vicegerente, monsignor Luigi Moretti, era stato promosso l’anno scorso alla guida dell’arcidiocesi di Salerno e si era detto allora che il cardinale vicario Agostino Vallini riteneva di non sostituirlo.
Quella del vicegerente e’ del resto una figura del tutto singolare nella gerarchia cattolica: ha dignita’ arcivescovile, e’ vescovo ordinario (e non ausiliare) e ha diritto ad accedere direttamente al Papa.
Insomma, come il sostituto della Segreteria di Stato, che ugualmente ha accesso diretto al Pontefice, il vicegerente e’ al contempo un vice ma anche un garante-controllore dell’operato del cardinale vicario di Roma al quale il Papa lo affianca.
In ogni caso, la successione di Moretti e’ toccata ad un presule che aveva gia’ collaborato con
Vallini (come vicario episcopale) quando questi era ausiliare del cardinale Giordano a Napoli, salendo poi allo stesso incarico nel 2001.
Nell’Ordine Carmelitano ha guidato la Commissione per la revisione delle Costituzioni.
Dottore in Diritto Canonico ha insegnato, come professore associato, nella Pontificia Facolta’ Teologica dell’Italia Meridionale e, come professore inviato, presso la Facolta’ di Giurisprudenza dell’Universita’ Federico II.
E’ stato difensore del Vincolo del Tribunale Regionale Campano e vicario giudiziale aggiunto del Tribunale diocesano di Napoli. E’ membro della Segnatura Apostolica, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, e nella Cei guida il Comitato per l’edilizia di culto.

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PAPA: SACERDOTE MEDICO DIVENTA VESCOVO PER GLI OSPEDALI DI ROMA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

Per la prima volta un sacerdote medico diventa vescovo ausiliare di Roma e il Papa ha deciso di affidargli la responsabilita’ della pastorale sanitaria, dopo la morte improvvisa di monsignor Armando Brambilla.
Si tratta di monsignor Lorenzo Leuzzi, originario di Trani, nato nel 1955, da lungo tempo direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma, nonche’, dal settembre 2010, cappellano di Montecitorio e Palazzo Madama.
Leuzzi e’ medico ed e’ diventato sacerdote in eta’ adulta, ha fatto per quattro anni l’assistente spirituale alla facolta’ di Medicina della Cattolica a Roma. Continuera’ anche a ricoprire gli incarichi attuali.

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PAPA: PARROCO TORRE ANGELA MATTEO ZUPPI NUOVO AUSILIARE DI ROMA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

Amatissimo parroco di Santa Maria in Trastevere, aveva accettato due anni fa di guidare la mega parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, nella periferia est della capitale.
E oggi il Papa lo ha nominato vescovo ausiliare. Si tratta di don Matteo Zuppi, nato a Roma nel 1955 e pronipote del cardinale Carlo Confalonieri (che fu segretario particolare di Pio XI). Ordinato prete nel 1981 a Palestrina, incardinato a Roma sette anni dopo, e’ stato assistente ecclesiastico della Comunita’ di Sant’Egidio sostituendo anche in questo incarico monsignor Vincenzo Paglia, promosso nel 2000 vescovo di Terni.
Come ausiliare incaricato del settore Roma-centro, sostituira’ invece monsignor Ernesto Mandara che e’ stato designato nel giugno scorso alla diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto.

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CHIESA: ZUPPI E LEUZZI SARANNO ORDINATI VESCOVI IL 14 APRILE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 gen.

I due vescovi ausiliari nominati oggi dal Papa per la diocesi di Roma, don Matteo Zuppi e monsignor Lorenzo Leuzzi, saranno consacrati il 14 aprile. Lo rende noto il Vicariato di Roma che conferma, con una dichiarazione del cardinale Agostino Vallini, la scelta di mantenere monsignor Leuzzi quale direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma.
"Da vescovo, titolare della sede di Cittanova - ha affermato Vallini - conserva la responsabilita’ della Pastorale universitaria e succede a monsignor Brambilla come delegato per la Pastorale sanitaria".
Nella nota, il cardinale vicario parla anche del vescovo Iannone, nominato dal Papa nuovo vicegerente della diocesi di Roma.
"Ha un carattere mite e accogliente - ha detto di lui il cardinale Vallini - unito a una grande esperienza e competenza".

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Pubblicato il programma del viaggio del Papa in Messico e a Cuba

Papa/ Pubblicato il programma del viaggio in Messico e a Cuba

Da 23 a 29 marzo, 27 visita a Raul Castro in palazzo Rivoluzione

Benedetto XVI arriverà in Messico il pomeriggio di venerdì 23 marzo, all'aeroporto di Leon nello Stato di Guanajuato, dove si svolgerà la cerimonia di benvenuto.
Quindi, sabato 24, dopo la visita di cortesia al presidente, il Papa saluterà e benedirà i bambini messicani raccolti nella Plaza de la Paz della città di Guanajuato. La mattina dopo, domenica 25 marzo, il Pontefice celebrerà una grande messa nel Parco Bicentenario di Leon. Infine, nel pomeriggio, nella cattedrale della Madre Santissima della Luce, celebrerà i vespri assieme ai vescovi messicani e dell'America Latina. Il Papa non si recherà a Città del Messico per evitare l'alta quota.
La mattina dopo, il Papa si trasferirà a Cuba dove nel primo pomeriggio si terrà la cerimonia di benvenuto nell'aeroporto internazionale di Santiago de Cuba. Quindi, celebrerà una messa nella Piazza Antonio Maceo, in occasione del 400.mo anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre.
La mattina del 27 marzo, dopo la visita al Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre, il Papa si trasferirà in aereo all'Avana, dove nel pomeriggio si recherà al Palazzo della Rivoluzione per la visita di cortesia al presidente Raul Castro. Non escluso anche un incontro con Fidel Castro nel corso della visita. Il 28 marzo, infine, il Papa presiederà la messa nella Piazza della Rivoluzione José Marti dell'Avana, quindi nel pomeriggio si trasferirà all'aeroporto dell'Avana per fare ritorno a Roma
L'arrivo è previsto all'aeroporto diCiampinointorno alle ore 10 di giovedì 29 marzo.

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In Messico e a Cuba il Papa incontrerà i presidenti Calderon e Castro

Papa: in Messico e a Cuba incontrera' i presidenti Calderon e Castro

Citta' del Vaticano, 31 gen. - (Adnkronos) - Sara' la citta' messicana di Le'on la prima tappa toccata dal Papa nel suo ventitreesimo viaggio apostolico oltre i confini italiani, che, dal 23 al 28 marzo prossimo, lo portera' in Messico e a Cuba. Il programma ufficiale della visita e' stato diffuso oggi dagli organi d'informazione vaticana. Secondo quanto scrive l'Osservatore romano, ''si trattera' di un viaggio essenzialmente religioso e mariano. In Messico il Papa si reca per rafforzare la fede ultracinquecentenaria di un popolo che ha legato la sua storia alla devozione alla Vergine di Guadalupe. A Cuba va a rendere omaggio alla Vergine della Carita' del Cobre nel quattrocentesimo anniversario del ritrovamento dell'immagine miracolosa''. (Adnkronos)

La Santa Sede ha reso pubblica l’agenda del viaggio in Messico e a Cuba (Il Velino)

MESSICO-CUBA, AGENDA "ASCIUTTA" PER BENEDETTO XVI

Roma

La Santa Sede ha reso pubblica l’agenda del viaggio in Messico e a Cuba che Benedetto XVI compirà a fine marzo. Un programma molto diverso dalle “marce forzate” dei viaggi svolti finora. Gli appuntamenti sono ridotti al minimo e sempre distribuiti in modo da lasciare libere le ore centrali della giornata (tarda mattinata e fino a metà pomeriggio). Piccole accortezze in un viaggio che si preannuncia stancante per il lungo spostamento che impegnerà il Papa, e per alcune condizioni – specie in Messico – non ottimali per la sua salute.
Nel pomeriggio di venerdì 23, alle 16.30, il pontefice sbarcherà all’aeroporto messicano di Guanajuato, dove pronuncerà un discorso in occasione della cerimonia di benvenuto. Si tratta dell’unico intervento: il resto della giornata sarà dedicata al riposo. La mattina del sabato comincerà con la Messa in privato nella Cappella del Colegio Miraflores, alle 8. La visita di cortesia al presidente Felipe Calderon, nella Casa del Conde Rul di Guanajuato, è prevista per le 18, poco prima del saluto che il Papa rivolgerà ai bambini nella locale Plaza de la Paz.
La Messa domenicale presieduta da Benedetto XVI, si terrà alle 10 del 25 marzo nei vasti spazi del “Parque del Bicentenario” di León, pronto ad attendere diverse centinaia di migliaia di fedeli. La giornata si chiuderà, alle 18, con la celebrazione dei Vespri assieme ai vescovi del Messico e dell’America Latina, nella cattedrale della Madre santissima della Luce. Il Pontefice lascerà il Paese la mattina di lunedì 26 e riceverà il benvenuto all’aeroporto di Santiago de Cuba alle 14. Alle 17.30 presiederà la Messa in occasione del 400esimo anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre nella Piazza Antonio Maceo di Santiago de Cuba. La Virgen de la Caridad - o “Cachita”, come chiamata dai fedeli - è patrona di Cuba dal 1916, per decisione di Benedetto XV. La sua immagine è custodita nel santuario che il Papa visiterà la mattina del martedì, prima di volare all’Avana dove - nel pomeriggio - incontrerà il presidente Raul Castro. Alle 19.15 cena con i vescovi isolani e con il seguito papale nella nunziatura apostolica della capitale. La mattina di mercoledì nuovo appuntamento pubblico per la Messa nella centralissima Plaza de la revolucion. Alle 16.30 la cerimonia di congedo e la partenza per Roma.

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Pubblicato il programma del viaggio del Papa in Messico e Cuba: intervista con l'ambasciatore messicano presso la Santa Sede (Radio Vaticana)

Pubblicato il programma del viaggio del Papa in Messico e Cuba: intervista con l'ambasciatore messicano presso la Santa Sede

La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato stamani il programma del viaggio apostolico che il Papa compirà in Messico e a Cuba, dal 23 al 28 marzo prossimo. Si tratta del 23.mo viaggio internazionale di Benedetto XVI che torna in America Latina dopo la visita in Brasile del 2007. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Sei giorni ricchi di momenti ecclesiali ed eventi di alto significato sociale. Si presenta così il viaggio di Benedetto XVI in Messico e Cuba, fra meno di due mesi. Il Papa - informa la Sala Stampa vaticana - arriverà in Messico il pomeriggio di venerdì 23 marzo, all’aeroporto di León nello Stato di Guanajuato, dove si svolgerà la cerimonia di benvenuto. Quindi, sabato 24, dopo la visita di cortesia al presidente, il Papa saluterà e benedirà i bambini messicani raccolti nella “Plaza de la Paz” della città di Guanajuato. La mattina dopo, domenica 25 marzo, il Pontefice celebrerà una grande Messa nel Parco Bicentenario di León. Infine, nel pomeriggio, nella Cattedrale della Madre Santissima della Luce, celebrerà i Vespri assieme ai vescovi messicani e dell’America Latina.

La mattina dopo, il Papa si trasferirà a Cuba dove nel primo pomeriggio si terrà la cerimonia di benvenuto nell’aeroporto internazionale di Santiago de Cuba. Quindi, celebrerà una Messa nella Piazza “Antonio Maceo”, in occasione del 400.mo anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre. La mattina del 27 marzo, dopo la visita al Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre, il Papa si trasferirà in aereo all’Avana, dove nel pomeriggio si recherà al Palazzo della Rivoluzione per la visita di cortesia al presidente. Il 28 marzo, infine, il Papa presiederà la Messa nella Piazza della Rivoluzione “José Marti” dell’Avana, quindi nel pomeriggio si trasferirà all’aeroporto dell’Avana per fare ritorno a Roma. L’arrivo è previsto all’aeroporto di Ciampino intorno alle ore 10 di giovedì 29 marzo.

Nonostante manchino due mesi all’arrivo di Benedetto XVI, la comunità ecclesiale del Messico, ma non solo, non nasconde la propria gioia per il prossimo appuntamento. A farsi interprete di questo crescente entusiasmo è l’ambasciatore messicano presso la Santa Sede, Héctor Ling Altamirano, intervistato da Luis Badilla:

R. – La información que tengo hasta este momento ...

Per le informazioni che ho ricevuto fino a questo momento posso dire che l’annuncio ufficiale della visita fatto dal Santo Padre lo scorso 12 dicembre, dopo le prime indiscrezioni, ha suscitato sentimenti di entusiasmo. Dopo la conferma del viaggio e del luogo, lo Stato di Guanajuato, questo entusiasmo è cresciuto per così dire a cerchi concentrici e dunque l’attesa è diventata nazionale e coinvolge ormai tutto il Paese. Ho notizie di persone e gruppi disposti a viaggiare oltre 2mila chilometri, da Tijuana o Merida per esempio, per arrivare a vedere e ascoltare il Papa a Guanajuato. Gli stessi abitanti di Guanajuato sono entusiasti ed euforici. La gente aspetta di sapere dagli organizzatori del pellegrinaggio come, quando e dove sarà possibile ascoltare e vedere il Santo Padre.

D. – Come spiega Lei questo clima di entusiasmo e attesa?

R. – Yo creo que es la verificación oportuna del tipo de ....

A mio avviso è una conferma della natura del cattolicesimo messicano. Il nostro ovviamente è un cattolicesimo molto latino e fortemente ispanico, con non pochi elementi tipicamente messicani. Basterebbe ricordare la Madonna di Guadalupe, le nostre battaglie per la libertà nel nostro Paese – cui hanno partecipato sacerdoti e uomini di Chiesa -, o per la libertà religiosa. E ancora: penso all’eredità, al ricordo marcato a fuoco nel cuore dei messicani, lasciato dal Beato Giovanni Paolo II che visitò il Paese cinque volte dimostrando un grande amore e predilezione per la nostra Nazione. Ricordo quando davanti a 150mila persone nello Stadio Azteca disse: “Io sono messicano”. Questo tipo di cristianesimo, fortementemente mariano, e profondamente rispettoso del Papa, del Successore di Pietro, è una grande forza per il Messico, che come tante altre nazioni, affronta problemi seri come la crisi economica e la violenza.

D. – Ecco, fermiamoci un attimo su questo grave problema della violenza che colpisce regioni importanti del Messico, per capire meglio cosa sta accadendo e dunque come reagire adeguatamente: a suo giudizio che aiuto potrebbe dare il Papa? Cosa vi aspettate da Benedetto XVI?

R. – Yo creo que Su Santidad lo verbaliza en algunos de sus mensajes ...

Secondo me che il Santo Padre traduca o meno in parole questa speranza nei suoi messaggi, quello che conta per noi è la sua vicinanza spirituale e fisica, la sua indiscussa autorità morale, riconosciuta da tutti noi, in particolare da 87 milioni di cattolici, l’83% della popolazione secondo gli ultimi dati disponibili. Il Papa è una speranza, è un “sursum corda”, un’esortazione ad alzare “in alto i cuori", a non versare più lacrime, ma ad impegnarci piuttosto insieme per superare le sfide come è già accaduto in altri momenti difficili nella vita del nostro Paese.

D. – Il Senato messicano sta discutendo la modifica dell’articolo 24 della Costituzione, (già approvata dalla Camera il 15 dicembre scorso), sulla libertà religiosa che riguarda specificamente la professione della propria fede religiosa in pubblico e in privato. Alcuni organi di stampa sostengono che la visita del Papa potrebbe interferire in questo dibattito. Come stanno veramente le cose a suo avviso?

R. – Es natural que en algunas personas que tienen come método ...

Mi sembra naturale che alcune persone che sospettano sistematicamente di tutto vedano seconde intenzioni e nessi di causa-effetto nei dibattiti costituzionali o nelle elezioni politiche traendone una serie di conclusioni il cui unico fondamento è, appunto, il sospetto. Se vogliamo però essere veramente oggettivi e onesti, ci rendiamo conto che nessuno è in grado di fissare l’agenda del Papa per farla coincidere con altri eventi che nulla hanno a che fare con la sua missione pastorale. Da tempo in Messico si discutono questioni attinenti alla libertà religiosa e sicuramente sarà così anche in futuro, perché a mio avviso è giunto forse il momento di approfondire la materia, vale a dire, tutti gli aspetti che toccano la libertà religiosa e come essa s’inserisce nella cornice di uno Stato, ufficialmente e autenticamente laico.

D. – La storia messicana dimostra che il Messico sa affrontare le sfide, i problemi e cambiamenti. Sarà così anche oggi di fronte alle attuali pressanti questioni?

R. – Sí, sí ...sí, claro! Es un reto formidable. Y creo yo que ...

Sì, certo! Si tratta di sfide straordinarie. Penso che il Messico, come altre nazioni importanti dell’America Latina, ha saputo destreggiarsi bene nelle situazioni di crisi anche se con il sudore e le lacrime del popolo. Il mio Paese, grazie anche allo stimabile contributo di economisti autorevoli, è riuscito a contenere o limitare i danni di questa crisi per certi versi devastante. Il Messico, il Cile, e anche diversi altri Paesi, hanno continuato a crescere nonostante la crisi: quest’anno dovremmo crescere del 3,5%. E’ un successo. In questo contesto, c’è l’altra sfida prioritaria che è la lotta contro la disoccupazione che da noi è importante, ma non raggiunge le percentuali europee. C’è poi un terzo problema: la violenza del crimine organizzato attorno al quale stiamo discutendo sul modo migliore per ottenere risultati effettivi e duraturi. L’orizzonte è sempre uno: la legge, la sua applicazione e il suo rispetto.

D. – A proposito della violenza in Messico, vale la pena ricordare che la sua collocazione geografica lo ha trasformato in un “corridoio” attraversato da nord a sud da ondate di violenza...Condivide queste affermazioni?

R. – No tan exactamente, pero sì sono ingredientes. No es ...

Non è esattamente così, anche se questa è una delle componenti del problema. Non possono esserci rapporti facili con il nord quando di mezzo c’è un muro di acciaio di 3mila chilometri di lunghezza per impedire i flussi migratori dal Messico agli Stati Uniti. Da un lato, hanno bisogno della mano d’opera messicana e, dall’altro, incoraggiano l’immigrazione clandestina. Va aggiunto che per altro verso questo muro è molto poroso e dunque passano armi per il crimine organizzato. C’è poi il consumo di droga oltre i nostri confini ....

D. – Droga che viene in buona parte dal sud del Continente...

R. – Exactamente. Y esto que le daba a México la ...

Proprio così. E il Messico, che era un Paese di “passaggio” del traffico di droga, deve ora fare i conti con le misure di controllo adottate dagli Stati Uniti, negli aeroporti, nelle dogane, alle frontiere. Il narcotraffico dunque trova difficoltà a passare oltre-confine e si ferma nel Paese con la conseguenza che, purtroppo, in alcune aree importanti del Paese è nato e cresciuto il consumo di droga. In questo contesto si è inserita presto la microcriminalità per soddisfare le esigenze di approvvigionamento personale, il reclutamento della manovalanza per lo spaccio in tutti gli ambiti sociali, non solo povera gente, magari ignorante , ma anche persone istruite, con alti titoli di studio. Occorre inoltre tenere presente che oltre al consumo in Messico è cresciuta anche la produzione di droga e questo aggrava il problema. A volte la disoccupazione facilita l’azione della criminalità organizzata. Infine, bisogna ricordare la vera e propria ondata migratoria dal Centro-America: migliaia di honduregni, salvadoregni, ecc. che cercano di raggiungere il confine statunitense per trovarsi poi di fronte allo stesso problema dei messicani: quello di non poter varcare la frontiera. Sono tutti elementi complessi e delicati di una situazione non facile da gestire.

D. – Tornando alla visita del Papa, ci sembra significativo che il Messico, insieme al Brasile, alla Colombia, a Cuba e agli Stati Uniti, rientri nell’elenco dei pochi Paesi americani visitati da due Papi diversi ...

R. – Me parece un dato muy digno de notarse, sobre todo ...

Mi sembra un dato degno di rilievo, soprattutto perché il rapporto formale, ufficiale, tra il Messico e la Santa Sede è giovane, recente. Le nostre relazioni sono state stabilite 20 anni fa, nel 1992, e perciò alla fine dell’anno celebremo questa importante ricorrenza. Abbiamo ricevuto la visita di Giovanni Paolo II ben cinque volte e nelle prime due tra noi non c’era alcun rapporto diplomatico formale. Si aggiunga la canonizzazione di Juan Diego e ora la visita di Benedetto XVI. A mio avviso la visita del Santo Padre può offrire molta materia per una seria e profonda riflessione religiosa, sociologica e culturale su ciò che rappresenta oggi il cattolicesimo in Messico. Le nostre relazioni sono state molto buone e ciò si misura con l’intensa collaborazione reciproca sui temi di interesse bilaterale e internazionale. L’elenco dei campi di collaborazione, delle convergenze e dei punti di consenso è lungo. Fra ottobre e novembre avremo molte cose da celebrare.

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Il programma ufficiale del viaggio del Papa in Messico e Cuba a marzo

Papa: il programma ufficiale del viaggio in Messico e Cuba a marzo

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 31 gen

Tornera' per sei giorni in America Latina (dal 23 al 29 marzo prossimi) papa Benedetto XVI per le visite in Messico e a Cuba.
Oggi la Sala stampa della Santa Sede ha diffuso il programma ufficiale del nuovo viaggio apostolico. Papa Ratzinger ed il suo seguito partira' alla volta del Messico venerdi', 23 marzo, Il papa, il giorno seguente, incontrera' il presidente Federale nella 'Casa del Conde Rul' di Guanajuato, e poi la popolazione locale.
Domenica, 25 marzo, alle 10, celebrera' la messa nel Parco del Bicentenario di Leo'n dove terra' anche l'omelia. Quindi, incontro con i vescovi del Messico e dell'America Latina nella Cattedrale della Madre Santissima della Luce di Leon.
Lunedi', invece, papa Benedetto XVI si trasferira' a Santiago de Cuba dove alle 14, si svolgera' la cerimonia di benvenuto nell'aeroporto internazionale Antonio Maceo dove terra' il suo primo discorso nell'isola caraibica.
Nella stessa giornata il papa celebrera' la messa in occasione del 400* anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre nella Piazza Antonio Maceo di Santiago de Cuba. Martedi' visitera' il Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre di Santiago de Cuba per poi trasferirsi all'Avana. Dopo un incontro con il presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri della Repubblica al Palacio de la Revolucio'n di La Habana, il papa incontrera' e cena con i Vescovi cubani e il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica di La Habana.
Mercoledi', 28 marzo, invece, messa nella Plaza de la Revolucio'n dell'Avana prima del ritorno in Italia.

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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012) - PROGRAMMA

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012): LO SPECIALE DEL BLOG

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN MESSICO E NELLA REPUBBLICA DI CUBA (23 - 29 MARZO 2012) - PROGRAMMA, 31.01.2012

Venerdì, 23 marzo 2012

Roma

09.30

Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Roma/Fiumicino per León/Guanajuato.

León

16.30

CERIMONIA DI BENVENUTO nell’Aeroporto Internazionale di Guanajuato (in località Silao). Discorso del Santo Padre.

Sabato, 24 marzo 2012

08.00

Santa Messa in privato nella Cappella del Colegio Miraflores.

18.00

VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE FEDERALE nella Casa del Conde Rul di Guanajuato.

18.45

SALUTO AI BAMBINI nella Plaza de la Paz di Guanajuato. Saluto del Santo Padre.

Domenica, 25 marzo 2012

10.00

SANTA MESSA nel Parque del Bicentenario di León. Omelia del Santo Padre.

RECITA DELL’ANGELUS DOMINI. Parole del Santo Padre.

18.00

CELEBRAZIONE DEI VESPRI con i Vescovi del Messico e dell’America Latina nella Cattedrale della Madre Santissima della Luce di León. Discorso del Santo Padre.

Lunedì, 26 marzo 2012

09.00

CERIMONIA DI CONGEDO nell’Aeroporto Internazionale di Guanajuato (in località Silao). Discorso del Santo Padre.

09.30

Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Guanajuato (in località Silao) per Santiago de Cuba.

Santiago de Cuba

14.00

CERIMONIA DI BENVENUTO nell’Aeroporto Internazionale Antonio Maceo di Santiago de Cuba. Discorso del Santo Padre.

17.30

SANTA MESSA in occasione del 400° anniversario del ritrovamento della Virgen de la Caridad del Cobre nella Piazza Antonio Maceo di Santiago de Cuba. Omelia del Santo Padre.

Martedì, 27 marzo 2012

09.30

VISITA AL SANTUARIO DELLA VIRGEN DE LA CARIDAD DEL COBRE di Santiago de Cuba.

10.30

Partenza dall’Aeroporto Internazionale Antonio Maceo di Santiago de Cuba per La Habana.

La Habana

12.00

Arrivo all’Aeroporto Internazionale José Martí de La Habana.

17.30

VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri della Repubblica al Palacio de la Revolución di La Habana.

19.15

Incontro e cena con i Vescovi cubani e con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica di La Habana.

Mercoledì, 28 marzo 2012

09.00

SANTA MESSA nella Plaza de la Revolución di La Habana. Omelia del Santo Padre.

16.30

CERIMONIA DI CONGEDO nell’Aeroporto Internazionale José Martí di La Habana. Discorso del Santo Padre.

17.00

Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale José Martí di La Habana per Roma.

Giovedì, 29 marzo 2012

Roma

10.15

Arrivo all’Aeroporto di Roma/Ciampino.

Fuso orario:

Roma (fino al 24 marzo 2012): + 1 UTC
Messico: - 6 UTC
Cuba: - 5 UTC
Roma (dal 25 marzo 2012): + 2 UTC

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Padre Lombardi sulla vicenda del padre domenicano Ricci: non fa parte del dicastero delle Cause dei Santi (R.V.). E sull'articolo del Fatto?

Clicca qui per leggere l'articolo.
Francamente mi pare piu' importante intervenire su quanto scritto da "Il Fatto" visto che coinvolge direttamente il Santo Padre e non uno o piu' cardinali.

Il Papa nomina mons. Francesco Moraglia Patriarca di Venezia: “in mezzo alla gente per servire”

Il Papa nomina mons. Francesco Moraglia Patriarca di Venezia: “in mezzo alla gente per servire”

Il Papa ha nominato oggi il nuovo Patriarca di Venezia: è mons. Francesco Moraglia, finora vescovo della Spezia-Sarzana-Brugnato. Mons. Moraglia è nato a Genova il 25 maggio 1953: fra poco meno di quattro mesi compirà quindi 59 anni. Ordinato sacerdote il 29 Giugno 1977, ha proseguito gli studi presso la Pontificia Università Urbaniana conseguendo il Dottorato in Teologia Dogmatica nel 1981. Nel suo ministero è stato chiamato a svolgere il compito di educatore presso il Seminario arcivescovile maggiore e di vice-parroco in una parrocchia di Genova. È stato insegnante di Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, preside presso l'Istituto di Scienze Religiose Ligure e assistente diocesano del Meic, il movimento ecclesiale d’impegno culturale. Ha, inoltre, diretto l'Ufficio diocesano per la Cultura e il Centro Studi "Didascaleion". È stato membro del Consiglio presbiterale diocesano e canonico del Capitolo. Il 6 dicembre 2007 è stato eletto alla sede vescovile di La Spezia-Sarzana-Brugnato, ricevendo l’ordinazione episcopale il 3 febbraio 2008. È presidente del Consiglio di amministrazione della fondazione “Comunicazione e Cultura” e consultore della Congregazione per il Clero. Sergio Centofanti ha intervistato mons. Francesco Moraglia, chiedendogli innanzitutto come abbia accolto la nomina del Papa:

R. – Lo stato d’animo al momento è stato quello di trepidare. Trepidare perché uno si sente proiettato in una situazione che finora non gli apparteneva e per molti versi non immaginava neanche. Quindi, la prima sensazione è stata proprio questo interrogarsi su questa nuova realtà. Poi, sono andato in cappella e parlando con il Signore nel tabernacolo gli ho detto: “In fin dei conti ci sei tu, e quindi mi fido di te”.

D. – Lei va nella sede di Venezia in un momento molto critico per l’Italia, per l’Europa. Che cosa dire in proposito?

R. – La realtà ecclesiale partecipa, ovviamente, di tutta la contestualizzazione sociale, politica, economica e finanziaria che grava questo preciso momento storico. Con l’idea di essere vescovo e di cercare di guardare la situazione a partire dall’uomo, e quindi immaginando che la crisi prima che sociale, prima che politica, prima che finanziaria sotto certi punti di vista sia una crisi antropologica culturale, e quindi avere un po’ questa attenzione a tutto ciò che è umano, a tutto ciò che caratterizza l’uomo, a tutto ciò che costituisce l’uomo, evidentemente con una prospettiva cristiana, poi, perché tutto ciò che è umano è cristiano, e tutto ciò che è cristiano appartiene all’umano. Ecco, direi in questa prospettiva.

D. – Come ridare fiducia alla gente, oggi?

R. – Io penso che un primo modo, per il vescovo, sia quello di amare la sua gente, di far capire alla gente che c’è questo sentimento di amore, di vicinanza: stare in mezzo a loro. Poi, conoscersi reciprocamente perché certamente un vescovo deve anche parlare, deve anche guidare … Però credo che il parlare, il guidare non possa mai prescindere dall’essere uno di loro, stare in mezzo a loro anche se con la caratteristica propria della missione del vescovo.

D. – In particolare, la priorità di oggi sono i giovani: pensiamo ai tanti giovani senza lavoro …

R. – Solo in Italia i dati fanno rabbrividire, perché parliamo di un 30 per cento di giovani tra i 14 e i 25 anni che non hanno lavoro, con tutto quello che questo determina a livello di insicurezza di questi ragazzi di fronte al futuro. Io molte volte dico ai nostri giovani: “Voi siete il futuro!”, ma dobbiamo dirglielo in modo coerente, dando loro un presente diverso. E certamente, questo 30 per cento di giovani senza lavoro ha poi una ricaduta anche sulle scelte che chiaramente debbono essere fatte in questa fascia di età, tra i 14 e i 25-30 anni, e che non possono essere fatte e che vengono posticipate evidentemente con una situazione di distorsione anche nelle generazioni future. Anche questa è una cosa su cui dobbiamo riflettere molto.

D. – Lei lascia La Spezia: con quali sentimenti e con quale bilancio?

R. – Il bilancio lo lascio fare al Signore e poi anche alle persone che hanno partecipato a questo cammino ecclesiale di quattro anni. Io lascio La Spezia con l’idea di essere stato ancora solo nella fase iniziale del mio ministero. La lascio con nostalgia, ma con vera nostalgia, perché alla Spezia con l’aiuto del Signore mi sono trovato bene, ho cercato di fare quello che ho potuto. Ringrazio il Signore per gli incontri con la gente, per le visite pastorali, purtroppo interrotte, per l’esperienza della pastorale giovanile vocazionale perché da sette seminaristi siamo passati ad averne 17: una comunità seminaristica, quindi, che fa sperare bene anche perché c’è bisogno nel presbiterio di avere questa luce sul futuro. E poi, la religiosità popolare che ha avuto dei momenti alti, dei momenti di preghiera nei pellegrinaggi del primo sabato del mese in cui, oltre alla preghiera mariana, alla celebrazione eucaristica ed alla meditazione, c’è stato anche un incontro con le persone nelle ore che seguivano lo spazio religioso. Credo che in quella mezza giornata mensile si siano costruite molte cose a livello ecclesiale, perché poi queste persone le ritrovavamo anche in altri momenti della vita ecclesiale. L’ultima cosa di cui ringrazio il Signore, è che si è aperta la scorsa domenica l’instaurazione dell’adorazione perpetua in diocesi: 365 giorni all’anno, per 24 ore al giorno, con 700 adoratori impegnati ed un altro movimento, che si è impegnato in questi mesi con la diocesi, che sta muovendo i primi passi in modo davvero promettente.

D. – Il Papa ha proclamato, per quest’anno, l’Anno della fede. Come riportare la fede tra gli uomini?

R. – L’Anno della fede, a 50 anni dal Concilio Vaticano II e a vent’anni dalla promulgazione del Catechismo nella Chiesa cattolica, è un’opportunità che dobbiamo cogliere attraverso un ascolto profondo dello Spirito Santo. Penso che il punto di partenza di ogni realtà ecclesiale, sia per fedeli e sia per i pastori, sia indubbiamente una fede forte. La fede è una realtà personale, non individuale, e questo Anno della fede credo che debba proprio segnare una novità in tal senso. Nella mia diocesi della Spezia si era discusso un po’ per trovare e creare qualche evento e qualche avvenimento. Tra poco mi recherò a Venezia e vedrò quello che era già stato programmato e deciso. Prima di tutto ascolterò la realtà che incontrerò, però vorrei anche che l’Anno della fede fosse colto ed individuato all’interno di quello che è già il cammino della Chiesa veneziana, all’interno anche del Triveneto, che sta facendo un cammino importante verso Aquileia 2. Proprio lì, durante questi mesi e queste settimane, mi sembra stiano ormai tirando le fila di un cammino biennale. Ho già posto la mia attenzione nel vedere quello che è stato fatto e quello che si sta facendo, proprio per poter entrare in sintonia con il cammino della Chiesa di Venezia.

D. – Quali sono, a questo punto, le sue speranze più profonde?

R. – Le speranze più profonde sono quelle di essere in mezzo alla gente come colui che è mandato per servire la fede. Non essere, quindi, padrone della fede della mia gente quanto piuttosto collaboratore della gioia di queste persone. Penso quindi che la prima cosa che un vescovo deve fare è pregare per la sua Chiesa. Inoltre, lo ripeto, stare in mezzo a loro e, quando si è maturato un discernimento – ascoltando anche gli altri -, vedere “il possibile”. La pastorale vuol dire proprio misurarsi col “possibile” all’interno di una situazione concreta. (gf ) (vv)

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Chiaro come un mattino di maggio. San Giovanni Bosco secondo Paul Claudel (Biffi)

San Giovanni Bosco secondo Paul Claudel

Chiaro come un mattino di maggio

di INOS BIFFI

Giovanni Bosco è tra i santi cantati da Paul Claudel nella corona benignitatis anni Dei. Nel suo Journal, il 31 gennaio 1938, festa di don Bosco, il poeta annota: "Mi viene improvvisamente l'idea di scrivere un poema su Giovanni Bosco e la attuo quasi di getto". Ad attrarre Claudel e a infondergli fiducia è anzitutto il volto del santo, definito "patrono dell'eterna adolescenza": "Si vede subito che non è solo un santo, ma un uomo onesto. È chiaro come un mattino di maggio, tondo come una mela. Mi piacciono questi capelli folti arricciati sulla fronte e questa impressione di forza e di agilità che egli procura. Dovunque questo Bosco metta la mano, vi si sente l'autorità, autorità e dolcezza, amore di Dio e amore di questi suoi fanciulli poveri. Dovunque ci siano fanciulli poveri, egli si ritrova".
In questo accordo tra "autorità e dolcezza" e tra amore di Dio e amore della gioventù, il poeta ha reso con profondo intuito i tratti che contrassegnano il carisma di don Bosco, così come è felice l'immagine della Chiesa da lui auspicata: una Chiesa popolata da questa gioventù e da questa povertà "con la stella del mattino sulla fronte", edificata "a grandi colpi d'ascia e di martello", "che lavora e che canta a squarciagola", e lui, il santo, che sta in mezzo ai giovani, per ordinarli, per renderli saggi, per parlare loro e consolarli, e distribuire i sacramenti.
Scrive Claudel, cogliendo ancora perfettamente i variegati e multiformi aspetti del ministero e della missione di Giovanni Bosco: "E lui in mezzo ad essi, come Mosè, pieno di ordine e di sapienza, e di parole, e di consolazioni e di sacramenti". "È lui - prosegue - che rifarà il mondo, e sa in che modo: Voi altri tenetevi le vostre teorie, le vostre dispute e il vostro Governo. Io ho intorno a me tutta questa folla di ragazzi che cresce e con me impara a conoscere il buon Dio! Tutta questa folla che con me impara a leggere e a servirsi delle proprie dita. "Il Padre mio non cessa di lavorare con Me, e Io lavoro con lui". Ascoltate questo, figli miei, poiché sono le parole di Gesù Cristo. Nel lavoro nessuno può fare a meno di tutti gli altri; in un turno di braccia, tutti insieme ci si impegna a continuare la creazione, che ci appartiene".
E così è posto in evidenza ed esaltato un terzo aspetto dell'opera educativa di don Bosco: l'educazione al lavoro, inteso come associazione e conformità a Dio e a Cristo, incessantemente all'opera; il lavoro elevato, si direbbe, a dignità teologica. ""Venite a me, voi tutti che siete affaticati e sovraccaricati", dice il Signore". Ecco "la croce e il Mio corpo quando ne vogliate mangiare"; "Io ve l'avrei detto ci fosse qualcosa di migliore".
La croce e il corpo di Cristo: sono il dono e il ristoro largiti a fine settimana a chi ha lavorato. "Domani sarà domenica, l'operaio, impregnato di ferrugine e di olio si lava, ha indossato la sua camicia bianca. Ed esigendo ciò che gli è stato insegnato, che è simile a pane e simile ad acqua, come un figlio e come un ragazzo si getta tra le braccia di san Giovanni Bosco": è l'aperto e vivace oratorio domenicale salesiano.
E qui il poema si fa preghiera perché accolga con animo paterno, qualunque sia la sua età, chi lavora per il pane quotidiano: "Ecco, padre, tra le vostre braccia quest'uomo colmo di semplicità e di confidenza e di meccanica: Diteci, è vero che andremo tutti in cielo? Padre, adesso so lavorare e mi cresce la barba sul mento, ma non è una ragione perché cessi di essere il vostro ragazzetto"; "Apro il cuore e apro la bocca, e voi, Padre, dite a Dio che mi doni il pane quotidiano, che doni a tutti i miei compagni la giustizia, poiché si è cristiani. Si è ricominciato a credere in Dio"; "L'essere vecchio non è un motivo per cessare di essere dei fanciulli"; "I fanciulli, gli uomini, le donne: sono stretti da un solo vincolo, tutti insieme sono intimamente uniti: nella loro piccolezza sono una cosa immensa "; "Pregate per noi, Giovanni Bosco, patrono dell'eterna adolescenza!".
Alla sua scuola Paul Claudel vede rinascere la dignità e la fede popolare. Nel fanciullo educato nell'oratorio si fissa un'impronta, che resterà incancellabile e che lo accompagnerà fino all'età adulta e fino alla vecchiaia, nel permanere della freschezza operosa e gioiosa dello spirito.

(©L'Osservatore Romano 30-31 gennaio 2012)

Il talpone vaticano è di nuovo all'opera e consegna al Fatto un documento "riservato" sullo Ior. Che cosa aspetta la Segreteria di Stato a derattizzare?

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Alessia nel quale vengono coinvolti tutti: dal Papa al ministro Severino passando per il segretario personale di Benedetto XVI.
Il talpone che consegno' le lettere di Vigano' a Nuzzi ed al Fatto e' di nuovo all'opera e probabilmente ha deciso di farsi beffe della riunione di sabato nella quale il card. Bertone chiedeva piu' coesione alla curia e condannava le fughe di notizie.
Ormai le parole non bastano piu'. E' assolutamente necessario e non piu' procrastinabile che la Segreteria di Stato proceda (finalmente!) ad una disinfestazione completa dei propri uffici.
Se non e' possibile scovare il talpone e le rane dalla bocca larga, si prenda direttamente il toro per le corna trasferendo TUTTO il personale ad altri incarichi. Se invece il colpevole e' stato individuato lo si metta alla gogna pubblicamente e si proceda al piu' classico dei calci laddove non batte il sole.
Come fedele sono stufa di questa situazione e voglio finalmente vedere fatti e bastoni. Non mi pongo nemmeno il problema se i documenti siano veri o falsi. Dico stop alla perfidia che abita in Vaticano.


Un quotidiano pubblica un «memo» riservato sui rapporti tra lo Ior e la nuova Autorità di vigilanza interna, e conclude che non c’è vera volontà di trasparenza. Ma le cose non stanno così (Tornielli)

lunedì 30 gennaio 2012

La sfida delle nuove tecnologie. A convegno i giornalisti cattolici di Italia e Francia (O.R.)

A convegno i giornalisti cattolici di Italia e Francia

La sfida delle nuove tecnologie

La stampa cattolica di fronte all'era digitale. Blog, twitter, facebook: le nuove formule e gli strumenti più innovativi della comunicazione interpellano in primo luogo gli addetti ai lavori. E richiamano i battezzati a un impegno più puntuale. E anche sempre più credibile. Dall'Italia alla Francia, i giornalisti cattolici nei giorni immediatamente successivi alla ricorrenza del proprio santo patrono, Francesco di Sales (24 gennaio) hanno affrontato un percorso di profonda riflessione che Oltralpe ha portato alla pubblicazione di un "libro bianco" sulle nuove tecnologie e nella Penisola alla redazione di un nuovo statuto dell'Unione cattolica stampa italiana (Ucsi). Con sullo sfondo ben presenti le parole di Benedetto XVI contenute nel messaggio diffuso proprio negli stessi giorni in vista della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si terrà il 20 maggio prossimo: "Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare".
Un richiamo autorevole a far meglio interagire i due momenti portanti della comunicazione, il silenzio e la parola, che spesso nel vortice del mondo mediatico finiscono per escludersi a vicenda. Nella consapevolezza - come ha ricordato il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Mariano Crociata, parlando a Caserta al congresso dell'Ucsi - che il giornalista svolge anche un servizio irrinunciabile per il bene della società. "La verità per quanti operano nel campo dell'informazione è un orizzonte irrinunciabile e la condizione della propria onestà. Un orizzonte per il quale, a latitudini diverse dalle nostre - è bene non dimenticarlo - si può anche perdere la vita. In tempi come questi, nei quali la stessa dimensione del "pubblico" ha assunto spesso un significato negativo, dinanzi al prevalere dell'interesse privato e alla mitologia che ne ha segnato in questi anni l'affermazione socio-economico-politica, il solo parlare di "informazione come servizio pubblico" può apparire un atto temerario, se non una sfida culturale. A noi, che come credenti intendiamo stare dentro quest'ora drammatica ed esigente, viene invece naturale intendere così il servizio dell'informazione".
Di qui la necessità di un'azione più incisiva e competente. Anche e soprattutto attraverso le nuove tecnologie. In Francia, dove il 2011 ha rappresentato un anno di svolta per la stampa - con la chiusura di numerose testate in versione cartacea e il contemporaneo lancio di nuovi siti d'informazione partecipativa - tutto ciò è stato al centro della 16ª edizione delle Giornate di studio della Federazione francese della stampa cattolica tenutesi il 26 e 27 gennaio ad Annecy. Tema: "Il digitale, un sfida per la stampa cattolica e i media cristiani".
La Chiesa accoglie la sfida del digitale perché la "sua missione è annunciare la Parola" e per farlo deve essere in grado "di utilizzare tutto ciò che è a sua disposizione per annunciare il Vangelo e la sua visione dell'uomo", ha sottolineato l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che ha parlato ai partecipanti alle giornate francesi in una registrazione-video. "La Santa Sede è profondamente consapevole di questa evoluzione". La linea indicata è quella di mantenere sempre "un atteggiamento di accoglienza e di rispetto". Si tratta "di fare un cammino insieme. Ed è spesso un cammino nel deserto, nel deserto delle solitudini contemporanee". Ai convegnisti - tramite facebook - ha fatto arrivare un saluto anche il vescovo di Soissons, presidente del consiglio per la comunicazione dell'episcopato francesce, Hervé Giraud, uno tra i più entusiasti utilizzatori delle cosiddette "twittomelie". Il presule ha fatto cenno alle sette sfide individuate dal "libro bianco" dei giornalisti cattolici francesi - l'identità, il contenuto, i destinatari, l'opinione pubblica, lo sviluppo, l'immagine, il digitale - e sulla necessità di trovare un punto d'unione, una convergenza d'azione. Anche perché, come ha sottolineato il presidente dei giornalisti cattolici d'oltralpe, Bernard Bienvenu, "né la stampa cattolica né la Chiesa fuggono di fronte a questa rivoluzione digitale".
Una sfida, quella del mondo digitale, ben presente anche nel nuovo statuto dell'Ucsi presentato a Caserta nel corso dei tre giorni di congresso nazionale che si è concluso domenica 29. Uno statuto aperto a "tutti i comunicatori". L'obiettivo, ha precisato il presidente Andrea Melodia, è "rinnovarci, ringiovanirci, aprirci a tutti i "comunicatori" interessati al nostro mondo e insieme fare rete". Sono sempre più numerosi, infatti, coloro che - soprattutto giovani - comunicano usando "vecchi" e "nuovi" media e, anche se non si possono definire a tutti gli effetti giornalisti, meritano "attenzione e collaborazione, in una comune opera formativa. Pensiamo ai nuovi media e a chi li realizza: questi sono interessati dagli stessi problemi di qualità e di etica dei media tradizionali e un'associazione come la nostra non può ignorarli".
In questo senso, ha sottolineato il consulente ecclesiastico nazionale dell'Ucsi, padre Francesco Occhetta, occorre "recuperare la testimonianza profetica del comunicatore per dire le cose che tutti vedono, ma non sanno riconoscere". Anche perché come ha detto Melodia citando un "dato sconcertante" contenuto in un recente rapporto Censis-Ucsi, i giornalisti sono ritenuti poco affidabili dal 49,8% degli italiani, poco oggettivi dal 53,2%, poco indipendenti addirittura dal 67,2%.

(©L'Osservatore Romano 30-31 gennaio 2012)

L’uomo di oggi teme il silenzio: il commento del prof. Rivoltella al Messaggio del Papa per le comunicazioni sociali

L’uomo di oggi teme il silenzio: il commento del prof. Rivoltella al Messaggio del Papa per le comunicazioni sociali

Silenzio e parola non sono elementi contrapposti nella comunicazione, ma devono equilibrarsi per avere “autentico dialogo” e “profonda vicinanza” tra le persone. L’invito a riflettere su luci ed ombre di una società immersa nei media arriva dal Messaggio di Benedetto XVI per la prossima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, celebrata in tutto il mondo il 20 maggio. Roberta Gisotti ha intervistato il prof. Pier Cesare Rivoltella, esperto di media, ordinario nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano:

D. – Prof. Rivoltella, invocare il silenzio da parte di Benedetto XVI può apparire una provocazione in tempi saturi di parole?

R. – Direi che non è una provocazione ma è un necessario ricordarci quello di cui abbiamo tremendamente bisogno. I media digitali, portabili e pervasivi – lo sappiamo bene – sono per noi straordinarie opportunità di lavoro, di relazione, di costruzione della nostra conoscenza, ma hanno – purtroppo – tra le tante caratteristiche di cui dispongono anche di saturare i nostri spazi ed i nostri tempi. Ci tolgono tempo, colonizzano tutti i nostri tempi, ci consegnano ad un rumore costante. Troppo rumore vuol dire non trovare più isole, spazi in cui rimanere con se stessi o anche semplicemente osservare un paesaggio. Ecco, da questo punto di vista mi sembra che il Papa colga alla perfezione uno degli elementi che spesso, nei tempi recenti, i sociologi della comunicazione hanno indicato come tipici della nostra società, e cioè la fuga dal silenzio. Le nostre società sembrano essere impegnate in una gigantesca fuga dal silenzio. Rimanere in silenzio fa paura all’uomo di oggi, e i media lo aiutano ad avere sempre compagnia.

D. – La rete sempre più è il luogo delle domande, anche delle domande ultime sul senso della vita. “Ma l’uomo – ammonisce il Papa – non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita”, così scrive il Papa …

R. – Certo. Io sono solito dire che il volume enorme di comunicazione che si libera quotidianamente nella rete può essere inteso come uno dei segni del bisogno religioso dell’uomo, di una religiosità immanente che spinge ad andare oltre il sé e ad aprirsi verso l’Altro: un altro con la “A” minuscola, però. E quindi sono perfettamente d’accordo che questa trascendenza immanente - se mi si consente il gioco di parole - debba poi trovare il modo di essere inverata in una Trascendenza altra, in una Trascendenza con la “T” maiuscola, solo alla luce della quale possa trovar senso. E quindi, sembra che anche questa seconda indicazione, questo richiamo del Santo Padre, sia assolutamente condivisibile e colga alla perfezione uno degli snodi dei dispositivi dell’antropologia della rete.

D. – C’è ancora un aspetto critico che pone in evidenza Benedetto XVI, laddove nota che "l’uomo contemporaneo è bombardato – usa proprio questo termine – da risposte a quesiti che non si è mai posto e a bisogni che non avverte" …

R. – Eh sì, è il gioco della comunicazione, fa parte del gioco della comunicazione. Nella misura in cui accedo al web, che qualcuno ha ben definito “il database dei desideri”, evidentemente io ho la possibilità di avere accesso alle rappresentazioni, alle aspirazioni, ai modelli di comportamento, agli orizzonti valoriali che molti individui e gruppi sociali si scambiano ma che si scambiano spesso anche dietro sollecitazione di altro tipo, di interessi commerciali, che sono interessi che hanno tutto il vantaggio a costruire le nostre rappresentazioni perché siano coerenti – ad esempio – con i comportamenti di consumo che ci vengono richiesti. Quindi, la pressione di conformità che la rete ci restituisce bilancia la possibilità della rete di essere anche uno straordinario spazio di libertà di espressione, ma come pure nella realtà. In fondo, il positivo e il negativo si bilanciano sempre e la criticità è sempre in agguato non appena si volta l’angolo ed è veramente l’altra faccia dell’opportunità. Opportunità e criticità non vanno mai disgiunte. Ma – mi permetto di ribadire – come in tutte le forme dell’esperienza umana.

D. – Questo Messaggio del Papa è un invito dunque a fermarsi, in qualche modo, a non perdere l’identità in questo ambiente digitale …

R. – E' un invito ad essere equilibrati. E’ un invito a giocare la partita della comunicazione, della relazione su tutti i tavoli. E’ un invito ad evitare chiusure unilaterali; è un invito a non focalizzarsi troppo solo sugli strumenti. E’ un richiamo – come dire – alla nostra saggezza digitale. E’ un messaggio veramente profondissimo, ricchissimo ed assolutamente aggiornato, con le indicazioni che la ricerca più recente sembra nettamente restituirci su questi temi. (gf)

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La sindrome di Giuda (Riccardo Cascioli)

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.

Benedetto XVI: sostenere gli operatori sanitari nei Paesi poveri. La testimonianza del dr. Angi di Cbm

Benedetto XVI: sostenere gli operatori sanitari nei Paesi poveri. La testimonianza del dr. Angi di Cbm

“Perché il Signore sostenga lo sforzo degli operatori sanitari delle regioni più povere nell'assistenza ai malati e agli anziani”. E’ l’intenzione missionaria di preghiera di Benedetto XVI per il mese di febbraio. Sull’importanza della fede nella cura dei sofferenti, specie degli emarginati, Alessandro Gisotti ha intervistato il dottor Mario Angi, presidente di Cbm - Missioni Cristiane per i Ciechi nel Mondo:

R. - Mi viene in mente la frase del Salmo che dice “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori”. Mi rendo conto che gli sforzi che noi possiamo mettere in atto, pur lodevoli, pur delicati, non riescono a colmare l’immenso bisogno di aiuti che hanno i Paesi poveri. Quindi, la sensazione è che proprio ci voglia un aiuto provvidenziale, una presenza dello Spirito per poter mandare avanti i progetti e per poter aiutare le popolazioni che sono nel bisogno.

D. - Accanto alla scienza, alla medicina, quanto è importante l’amore nella cura dei malati, soprattutto di malati in situazioni così gravi?

R. – La percezione del rapporto umano è fondamentale nel creare una fiducia ed un afflusso dei malati all’ospedale. Ci sono degli studi che affermano che anche solo offrendo una tazza di te negli ospedali in India, si aumenta del trecento percento l’affluenza dei malati nelle strutture sanitarie che operano la cataratta! Il paziente ha bisogno di essere curato, ma anche di sentirsi persona umana, e trattata come tale dal medico.

D. – Lei ha avuto tante esperienze in tanti Paesi: cosa le resta, pensando anche ad una crescita della fede?

R. – Devo dire che a distanza di anni, resta il legame con delle persone e il ricordo di progetti svolti insieme. Resta soprattutto la presenza e il volto delle persone che ho incontrato: missionari, suore, bambini, anziani… Se devo portare a casa proprio un bilancio, mi vengono in mente una serie di situazioni umane, in cui mi sono messo al fianco di queste persone con le quali ho condiviso le loro necessità, ricevendo in cambio un ritorno di affetto e di umanità che tuttora mi riempie il cuore.

D. – Cosa consiglierebbe ad un giovane medico che magari voglia impegnarsi in missione, in realtà di Paesi poveri…

R. – La mia esperienza personale è sempre stata legata a dei missionari o persone religiose. Consiglierei di seguire un filo rosso, cioè di individuare un referente, una persona buona di cui fidarsi, con la quale ci si possa mettere in contatto per conoscere i problemi del posto. E attraverso questo primo contatto, poi si aprono una serie di possibilità. Il legame con una struttura ecclesiale, un missionario di cui fidarsi e a cui dare il proprio sostegno, è stata per me la “chiave di ingresso” in molti continenti, dal Sud America all’Africa. Quindi io consiglierei di non partire come turisti, ma partire come fratelli in Cristo appoggiandosi a un missionario. (bi)

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Telegrammi di cordoglio del Papa per la morte del Presidente emerito della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro

TELEGRAMMI DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LA MORTE DEL PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, SENATORE OSCAR LUIGI SCALFARO, 30.01.2012

Appresa la notizia della morte del Senatore Oscar Luigi Scalfaro, Presidente emerito della Repubblica Italiana, il Santo Padre Benedetto XVI ha espresso ieri la sua partecipazione al dolore della famiglia e del popolo italiano con messaggi di condoglianze inviati rispettivamente alla figlia del Senatore e al Presidente della Repubblica.
Questi i testi dei messaggi di cordoglio:


TELEGRAMMA ALLA SIGNORINA MARIANNA SCALFARO

PREGIATISSIMA SIGNORINA MARIANNA SCALFARO

SPIRITUALMENTE VICINO IN QUESTO MOMENTO DI DOLORE PER LA MORTE DELL'AMATO GENITORE SENATORE OSCAR LUIGI SCALFARO PRESIDENTE EMERITO DELLE REPUBBLICA ITALIANA DESIDERO PORGERE LE MIE PIÙ SENTITE CONDOGLIANZE CON L'ASSICURAZIONE DELLA MIA SINCERA PARTECIPAZIONE AL GRAVE LUTTO CHE COLPISCE ANCHE L'INTERA NAZIONE ITALIANA (.) NEL RICORDARE CON VIVO AFFETTO E CON SPECIALE GRATITUDINE QUESTO ILLUSTRE UOMO CATTOLICO DI STATO INTEGERRIMO MAGISTRATO E FEDELISSIMO SERVITORE DELLE ISTITUZIONI CHE NELLE PUBBLICHE RESPONSABILITÀ RICOPERTE SEMPRE SI ADOPERO' PER LA PROMOZIONE DEL BENE COMUNE E DEI PERENNI VALORI ETICO-RELIGIOSI CRISTIANI PROPRI DELLA TRADIZIONE STORICA E CIVILE DELL'ITALIA ELEVO FERVIDE PREGHIERE DI SUFFRAGIO INVOCANDO PER LA SUA ANIMA DALLA DIVINA BONTÀ PER INTERCESSIONE DELLA VERGINE MARIA DA LUI PARTICOLARMENTE VENERATA LA PACE ETERNA E DI CUORE IMPARTO A LEI E A TUTTI I FAMILIARI LA CONFORTATRICE BENEDIZIONE APOSTOLICA

BENEDICTUS PP XVI

TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

A SUA ECCELLENZA GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

INFORMATO SCOMPARSA SENATORE OSCAR LUIGI SCALFARO PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E PER LUNGO TEMPO PROTAGONISTA DELLA VITA PUBBLICA E GENEROSO SERVITORE DELLE ISTITUZIONI DI CODESTA NAZIONE SOMMO PONTEFICE DESIDERA FAR PERVENIRE AT VOSTRA ECCELLENZA ET INTERA NAZIONE ITALIANA ESPRESSIONE SUO PROFONDO CORDOGLIO MENTRE ELEVA FERVIDE PREGHIERE DI SUFFRAGIO PER ILLUSTRE CARO DEFUNTO

CARDINALE TARCISIO BERTONE
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

"Vogliono stare nella casa del Papa". Benedetto XVI e le colombe che non volano via (Adnkronos)

"Vogliono stare nella casa del Papa". Ratzinger e le colombe che non volano via

Roma - (Ign)

Imprevisto per Benedetto XVI al termine dell'Angelus: la colomba, simbolo della pace, invece di librarsi nell'aria fa retromarcia e rientra nello studio su piazza San Pietro da cui il Pontefice si è affacciato. "Vogliono stare nella casa del Papa", ha detto Ratzinger ai due ragazzi che gli stavano a fianco e che gli hanno appunto portato le colombe per l'appuntamento della Carovana della Pace, organizzato dall'Azione cattolica'.

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"Autorità significa servizio e amore". Messaggio del Papa all'Angelus

Roma, 29 gen. (Adnkronos/Ign)

"Spesso per l'uomo l'autorita' significa possesso, potere, dominio, successo.
Per Dio, invece, l'autorita' significa servizio, umilta', amore. Significa entrare nella logica di Gesu' che si china a lavare i piedi dei discepoli, che cerca il vero bene dell'uomo, che guarisce le ferite, che e' capace di un amore cosi' grande da dare la vita, perche' e' l'Amore". Lo ha detto Benedetto XVI nel corso dell'Angelus in piazza San Pietro, ricordando, inoltre, che il prossimo 2 febbraio si celebrera' la giornata della vita consacrata.
Dopo l'Angelus, il Papa ha invocato "il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio", la Terra Santa, ricordando la Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa "in profonda comunione con il patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa".
Benedetto XVI ha quindi concluso il tradizionale appuntamento della Carovana della pace organizzata dai giovani di Azione cattolica, liberando alcune colombe.
"Grazie Noemi, hai fatto molto bene. Liberiamo le colombe, che i ragazzi hanno portato, come segno di pace per la citta' di Roma e per il mondo intero". La prima colomba però si e' fermata sul davanzale mentre la seconda e' rientrata nello studio, per uscirne poco dopo. "Vogliono stare nella casa del Papa'", ha commentato il Papa. Alla sua destra un ragazzo, alla sua sinistra una ragazza, Noemi, che, prima del lancio della colomba, ha letto un messaggio a nome dei ragazzi di Azione Cattolica di tutta Italia.
Benedetto XVI ha poi ricordato che oggi è la Giornata mondiale dei malati di lebbra. "Nel salutare l'associazione italiana amici di Raoul Follerau, aggiungo il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia e a chi li assiste ed anche a chi, in diversi modi, si impegna per eliminare la poverta' e l'emarginazione, vere cause del permanere del contagio".

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Spioni e cimici in Vaticano (Bonface). Caso Viganò, è caccia al talpone. Raccolti alcuni indizi che porterebbero al personale di segreteria legato alla precedente gestione

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Beh, sarebbe anche ora di individuale talponi e rane dalla bocca larga. Non credo sia affatto difficile basta un po' di sana e buona volonta' di usare la ramazza.
Speriamo che stavolta si arrivi ad una conclusione e non finisca tutto nel nulla, come al solito, per poi lamentarsi alla prossima fuga si notizie. Si agisca e pulizia!

Sandro Magister sul caso Viganò: il carteggio rivela una assenza di coscienza da parte di tutti i protagonisti (Gagliarducci)

Intervista Parla Sandro Magister, vaticanista de «L'Espresso»: «Il carteggio rivela assenza di coscienza da parte di tutti i protagonisti»

«Come Wikileaks. E chi esce peggio è la Segreteria di Stato»

«Credo che si sia scoperchiato un fenomeno analogo a quello di Wikileaks», e che «chi esce in cattiva luce dai testi delle lettere di Viganò è la Segreteria di Stato».

A parlare è Sandro Magister, vaticanista dell'Espresso, moderatore del sito multilingue www.chiesa.it.
Non ritiene che l'affaire Viganò sia una vicenda «dai contorni limpidi».

Perché «il carteggio rivela una assenza di coscienza da parte di tutti i protagonisti». Cosa insegna la vicenda di Viganò?

«Credo che si sia scoperchiato un fenomeno analogo a quello di Wikileaks. Non siamo in presenza di investigazioni esterne che abbiano individuato malaffari all'interno delle mura vaticane e le abbiano portate alla luce del sole. Siamo in presenza di fasci di luce gettati l'uno sull'altro, retroscena fatti appunto anche di pagine non nobili che prima si nascondevano e oggi un po' meno».

Di lettere come quelle di monsignor Carlo Maria Viganò è pieno il Vaticano. Come mai ora vengono alla luce?

«Credo che questo sia l'effetto di un decadimento crescente. Siamo arrivati a un punto di rottura della capacità di governo della Curia da parte delle autorità che dovrebbero essere preposte. Chi esce più in cattiva luce da questi testi è la Segreteria di stato, quell'ufficio centrale che dovrebbe assicurare un disciplinato lavoro da parte degli uffici curiali e che si è mostrato clamorosamente non all'altezza. Si dice segreteria di Stato, si intende il capo, il cardinal Tarcisio Bertone».

Quale aspetto della vicenda la colpisce maggiormente?

«La figura di Viganò si è rivelata inizialmente sotto una luce quasi da eroe incontaminato, impegnatosi in una battaglia improba contro il malaffare. La mia impressione è che le cose non stanno affatto in questi termini così limpidi.
Il carteggio rivela una assenza di coscienza da parte di tutti i protagonisti. Non direi che sia venuto alla luce qualcosa di penalmente criminoso, ma una serie di comportamenti scorretti, favoritismi, carrierismi, piccoli e grandi interessi mescolati.
Tutto questo denota elementi che non possono essere divisi tra una parte buona e una cattiva in modo netto».

E per quanto riguarda Viganò?

«Lo stesso Viganò ha una ambizione abbastanza sfrenata, che oltretutto si esplica nel pretendere un cardinalato, quello legato alla carica di governatore, che di per sé non dovrebbe essere una pretesa corretta secondo il codice deontologico che dovrebbe animare la Curia.
Stando anche ai vari richiami contro il carrierismo di Benedetto XVI. Abbiamo notato da questo carteggio che ci sono personalità in Vaticano che usano promettere cariche, quando il codice corretto assegna questo potere esclusivamente al Papa».
A. G.

© Copyright Il Tempo, 29 gennaio 2012 consultabile online anche qui.

Sergio Romano continua a parlare del Papa. Eppure solo un mese fa considerava i suoi interventi "sopravvalutati"

Clicca qui per leggere l'ennesima risposta di Romano che evidentemente non puo' fare a meno di parlare del Pontefice e della Chiesa.
Ora se la prende con la Rai. Eppure la televisione di Stato, pur mandando in onda qualche Messa del Papa, non si occupa mai di Benedetto XVI. Chissa' come mai Romano non ha sollevato obiezioni negli anni che hanno preceduto il 19 aprile 2005 quando non si assisteva solo agli Angelus ed alle Messe ma a speciali in prima e seconda serata (Porta a Porta in primis).
Si lamenta perche' Benedetto XVI avrebbe troppo spazio in Rai? Beh, noi ci lamentiamo dell'esatto contrario.

IL PAPA E LE COLOMBE: FOTO ANSA

Clicca qui per vedere le foto segnalateci da Laura.

Giro di vite di Bertone: «Bisogna porre fine all'uscita dalla Santa Sede di documenti riservati» (Ansaldo)

Giro di vite di Bertone
"Basta fughe di notizie"


Marco Ansaldo

«Bisogna porre fine all'uscita dalla Santa Sede di documenti riservati».
L'invito risuona forte nella grande sala del Palazzo apostolico.
Il caso delle lettere inviate dall'ex segretario del Governatorato, monsignor Carlo Maria Viganò, che denunciavano episodi di corruzione al Papa e al Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, fanno discutere tutta Città del Vaticano.
E quando ieri Bertone ha introdotto la riunione "Processo di elaborazione, pubblicazione e recezione dei documenti della Santa Sede", ognuno aveva in mente anche a cosa avrebbe alluso il braccio destro del Papa. Con il Pontefice presente.
Non c'è stato bisogno di riferimenti diretti.
Bertone ha così pensato a un giro di vite. E lo ha fatto con il metodo in uso al Sant'Uffizio, quando a capo vi era Joseph Ratzinger e lui il suo braccio destro.
Ha inviato ai dicasteri una relazione di 14 pagine, scrive "Korazym", quotidiano online specializzato sulla Chiesa. E li ha indotti al confronto.
Senza rivendicare controlli, ma indicando «la necessità della Curia di ri-organizzarsi» per un «un maggiore coordinamento reciproco».
Richiamando tutti alle proprie responsabilità e lanciando frecciate a chi rema contro.
Ampia la discussione. Ma tutti, in corridoio, tornavano al caso Viganò, e agli Omissis che in una lettera gravano come ombre su Marco Simeon, il giovane capo di RaiVaticano, figlio di un benzinaio di Sanremo, emerso al tempo in cui Bertone era arcivescovo di Genova.
Viganò lo accusa delle veline scritte contro di lui, passate al Giornale.
Commenta una fonte ben addentro ai Sacri Palazzi: «È opinione molto forte che si stia cercando di far passare quello che è un attacco di monsignor Viganò al Segretario di Stato, come un attacco al Papa. Quando è esattamente il contrario».

© Copyright Repubblica, 29 gennaio 2012 consultabile online anche qui.

domenica 29 gennaio 2012

Una colomba rientra nell'appartamento papale. Benedetto XVI: "Vogliono stare nella casa del Papa!" (Izzo)

PAPA: UNA COLOMBA RIENTRA E COMMENTA, VUOLE STARE NELLA MIA CASA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 29 gen.

Due colombe sono state liberate al termine della preghiera dell'Angelus, come ogni anno, in occasione della "Carovana della Pace" promossa dall'Azione Cattolica Ragazzi.
La prima l'ha liberata personalmente Benedetto XVI, e quando - per non affrontare il gran freddo di oggi - si e' poggiata sul davanzale della finestra alla terza loggia del Palazzo Apostolico, il Papa ha tamburellato leggermente le dita e la colomba ha preso il volo.
La seconda, invece, liberata da un bambino che aveva preso posto alla sinistra del Pontefice, e' subito rientrata nello studio privato di Papa Ratzinger che ha commentato: "si vede che vogliono stare nella casa del Papa".
Prima della breve cerimonia, un'altra bambina dell'Acr, cha aveva preso posto alla destra del Pontefice, ha letto molto lentamente un lungo messaggio, al termine del quale paternamente Ratzinger l'ha rincuorata dicendole "Noemi, hai fatto molto bene".
I ragazzi dell'Azione Cattolica di Roma erano accompagnati in piazza San Pietro dal cardinale vicario Agostino Vallini, con i loro educatori e familiari.
"Cari ragazzi - ha detto loro Benedetto XVI - anche quest'anno avete dato vita alla 'Carovana della Pace. Vi ringrazio e vi incoraggio a portare dappertutto la pace di Gesu'".

© Copyright (AGI)

Un'altra logica. L'autorità come umile servizio nelle parole all'Angelus di oggi (Sir)

Un'altra logica

L'autorità come umile servizio nelle parole all'Angelus di oggi

“Per Dio l’autorità significa servizio, umiltà, amore”.
Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVI, in occasione della recita dell’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in piazza San Pietro. Presenti oggi, tra gli altri, i ragazzi dell’Azione cattolica della diocesi di Roma che concludono con la “Carovana della pace” il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace.

Parola e azione. “Il Vangelo di questa domenica – ha rammentato il Papa - ci presenta Gesù che, in giorno di sabato, predica nella sinagoga di Cafarnao, la piccola città sul lago di Galilea dove abitavano Pietro e suo fratello Andrea. Al suo insegnamento, che suscita la meraviglia della gente, segue la liberazione di ‘un uomo posseduto da uno spirito impuro’, che riconosce in Gesù il ‘santo di Dio’, cioè il Messia”. Così “in poco tempo, la sua fama si diffonde in tutta la regione, che Egli percorre annunciando il Regno di Dio e guarendo i malati di ogni genere: parola e azione”. Il Pontefice ha ripreso il commento di San Giovanni Crisostomo che fa osservare come il Signore “alterni il discorso a beneficio degli ascoltatori, procedendo dai prodigi alle parole e passando di nuovo dall’insegnamento della sua dottrina ai miracoli”.

Potere dell’amore. “La parola che Gesù rivolge agli uomini – ha osservato il Santo Padre - apre immediatamente l’accesso al volere del Padre e alla verità di se stessi. Non così, invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni”. Inoltre, “all’efficacia della parola, Gesù univa quella dei segni di liberazione dal male”. Benedetto XVI ha ricordato le parole di Sant’Atanasio: “Comandare ai demoni e scacciarli non è opera umana ma divina”; infatti, il Signore “allontanava dagli uomini tutte le malattie e ogni infermità. Chi, vedendo il suo potere … avrebbe ancora dubitato che Egli fosse il Figlio, la Sapienza e la Potenza di Dio?”. “L’autorità divina – ha precisato il Papa - non è una forza della natura. È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato”. Poi il richiamo a Romano Guardini, che scriveva: “L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo”.

La logica di Gesù. “Spesso per l’uomo – ha sostenuto il Pontefice - l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli, che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore”. Ancora un richiamo, stavolta a santa Caterina da Siena, che in una delle sue Lettere scrive: “E’ necessario che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è l’Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro bene”. Benedetto XVI ha ricordato poi che “giovedì prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata mondiale della vita consacrata. Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinché guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità, ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell’amore”.

Per la pace in Terra Santa. Dopo l’Angelus, il Papa ha rivolto un pensiero a Vienna, dove oggi pomeriggio viene proclamata beata Hildegard Burjan, laica, madre di famiglia, vissuta tra Ottocento e Novecento e fondatrice della Società delle Suore della Caritas socialis. “Lodiamo il Signore per questa bella testimonianza del Vangelo!”, ha affermato. In occasione della Giornata mondiale dei malati di lebbra, che si celebra oggi, il Pontefice, salutando l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, ha fatto giungere il suo “incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio”. Il Santo Padre ha ricordato, inoltre, la Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa: “In profonda comunione con il patriarca latino di Gerusalemme e il custode di Terra Santa, invochiamo il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio”, ha dichiarato.

Una sola felicità. Nei saluti in varie lingue, in tedesco Benedetto XVI ha rivolto un pensiero particolare a coloro che nel duomo di Santo Stefano a Vienna parteciperanno alla beatificazione di Hildegard Burjan, di cui ha ricordato le parole: “Io so con certezza che vi è una sola felicità, cioè l’amore di Dio. Tutto il resto può rallegrare, ma ha valore solo se viene da questo amore, è fondato in esso”. Di questo amore, ha evidenziato Benedetto XVI, la nuova beata “ha vissuto. E come fondatrice delle Suore della Caritas socialis ha raccolto intorno a sé delle donne che fino ad oggi vogliono essere fonte di questo amore e far giungere ai sofferenti conforto e aiuto”. Di qui l’auspicio: “Seguendo l’esempio di Hildegard Burjan siamo anche noi annunciatori del caritatevole amore di Dio”. In polacco, in occasione della prossima festa della Presentazione del Signore, in cui si celebra la Giornata della vita consacrata, il Papa ha voluto esprimere gratitudine “ai religiosi e alle religiose per il loro ministero di preghiera, per l’attività apostolica e caritativa nella Chiesa” e ha pregato “per le nuove vocazioni. Lo Spirito Santo susciti in tanti cuori il desiderio della totale dedizione a Cristo nella povertà, nell’obbedienza e nella castità”.

Le colombe della pace. In italiano ha salutato tra gli altri i numerosi ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma, accompagnati dal cardinale vicario Agostino Vallini, con i loro educatori e familiari. “Cari ragazzi, anche quest’anno avete dato vita alla ‘Carovana della pace’. Vi ringrazio e vi incoraggio a portare dappertutto la pace di Gesù”, ha detto il Pontefice. Poi ha ceduto la parola alla piccola Noemi che ha letto il messaggio a nome dei ragazzi dell’Acr di Roma, annunciando che con i risparmi dei ragazzi dell’Acr sarà costruito un centro di detenzione alternativo al carcere per ragazze minorenni in Bolivia, vicino a La Paz. “Speriamo – ha detto Noemi leggendo il messaggio - che con il nostro aiuto le ragazze boliviane possano essere incoraggiate a riconquistare la dignità e la fiducia degli altri”. “Ti chiediamo - ha concluso Noemi - di pregare insieme con noi per i nostri genitori, educatori e sacerdoti, affinché ci formino ad essere testimoni ed operato di pace. Ricordati sempre che l’Acr di Roma ti vuole tanto bene”. Alla conclusione del messaggio, il Santo Padre ha ringraziato Noemi e poi ha invitato a liberare le colombe “come segno di pace per la città di Roma e per il mondo intero”. Una colomba si è fermata sul davanzale della finestra e una è rientrata nello studio del Pontefice, che ha commentato: “Vogliono stare nella casa del Papa”.

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