martedì 28 febbraio 2012

Presentata la visita del Papa a Milano per l'Incontro mondiale delle famiglie. Intervista con il cardinale Scola (Radio Vaticana)

Presentata la visita del Papa a Milano per l'Incontro mondiale delle famiglie. Intervista con il cardinale Scola

Il Papa torna a Milano 28 anni dopo l’ultima visita per abbracciare tutte le famiglie del mondo. Saranno tre giornate intense quelle di Benedetto XVI al VII incontro mondiale delle famiglie, da venerdì 1 a domenica 3 giugno. Da Milano, il servizio di Fabio Brenna:

Sono già 2600 i volontari e 1280 le famiglie che si sono messe a disposizione per accogliere i partecipanti che arriveranno da ogni parte del mondo. In tutti i continenti ci si sta preparando all’evento. Il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, ha spiegato come le catechesi preparatorie sono già state tradotte in 11 lingue, mentre in Sudamerica sono in programma congressi di avvicinamento all’incontro, con due momenti centrali che saranno vissuti col Papa: la Festa delle testimonianze, la sera di sabato 2 giugno, e la Messa della domenica cui è atteso un milione di partecipanti.

“La linea di questa festa sarà sul tema famiglia lavoro e festa con attenzione sia al versante civile, sociale - la famiglia come risorsa per la società - sia al versante ecclesiale, la famiglia come soggetto di evangelizzazione”.

Benedetto XVI, nelle sue giornate milanesi, assisterà a un concerto in suo onore alla Scala, avrà modo di incontrare il clero, i religiosi e le religiose per una meditazione in Duomo e parteciperà al raduno dei cresimandi, allo stadio Meazza. Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha definito il VII Incontro mondiale delle famiglie “un’occasione per far crescere la vita buona del Vangelo e, parallelamente, la vita buona della società”. Mons. Jean Laffitte, segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha illustrato i contenuti del Congresso internazionale teologico pastorale che si svolgerà a Fieramilanocity e in altre sette località lombarde dal 30 maggio al 1 giugno e che sarà aperto dall’intervento dei cardinali Ravasi, Tettamanzi e O’Malley. L’incontro servirà a sostenere e rilanciare il progetto per il Centro internazionale per la famiglia di Nazareth, le cui caratteristiche sono state illustrate dal cardinale Antonelli:

“Già da tempo è in progetto la costruzione di un centro internazionale a servizio delle famiglie e della Terra Santa e del Medio Oriente prima di tutto e poi a servizio di tutte le famiglie che vanno in pellegrinaggio in Terra Santa per offrire un momento forte di formazione e di spiritualità, in particolare a servizio delle coppie che lavorano per la pastorale delle famiglie. Questo centro internazionale durante l’incontro mondiale sarà presentato, avrà la massima visibilità possibile”.

Gli strumenti interattivi per le catechesi del settimo incontro mondiale delle famiglie sono disponibili sul sito "family2012.com".

Al termine della conferenza stampa a Milano, Luca Collodi ha raggiunto telefonicamente il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Al porporato, ha chiesto anzittuto quanto il mondo della politica guardi oggi alla famiglia:

R. – Mi pare purtroppo non molto. Si sta quindi producendo – soprattutto nelle nostre avanzate società occidentali – una riduzione della forza sociale e civile della famiglia, come se si trattasse, in fondo, di una specie di contratto di joint venture tra due privati che si devono poi arrangiare da soli. Si è quindi perso il senso del valore civico della famiglia come cellula fondamentale della vita sociale e, evidentemente, per quanto riguarda i cristiani, come soggetto privilegiato della testimonianza della bellezza, della verità e della bontà della sequela di Cristo. Speriamo che il settimo Incontro mondiale ci dia l’occasione per mostrare il valore della famiglia come soggetto sociale e politico, come “fatto pubblico” cui un buon governo deve dare molta attenzione e molto ascolto.

D. – Il precariato nel lavoro, e quindi anche la mancanza di garanzie sociali, quanto può mettere a rischio ed in pericolo il nucleo famigliare?

R. – Lo può fare in maniera molto rilevante. Innanzitutto, per quanto riguarda la formazione della famiglia stessa: sappiamo che, oggi, molti giovani non si sposano perché non esistono delle condizioni minime di garanzie e di sicurezza per il loro presente e per il loro futuro. Questo, quindi, è un problema delicato e difficile. Certo, non bisogna confondere e far coincidere automaticamente il problema del precariato con il problema della mobilità. E’ evidente che, in una società come la nostra, che sta andando sempre più verso una mobilità accentuata, anche le forme del lavoro mutano e cambiano. Però mobilità, ovviamente, non può voler dire precariato. Per quanto riguarda la famiglia, se non si fa chiarezza e non c’è un’azione culturale per aiutare i giovani a capire le forme di lavoro dignitose e sicure cui hanno diritto, sarà sempre più grande la tentazione di limitarsi a convivenze frammentate e parziali. Il problema è perciò acuto. Mi sembra geniale un aspetto del settimo Incontro: l’aver cioè voluto guardare in unità la questione della famiglia e del lavoro e quella del riposo e della festa, perché anche quest’ultimo è un aspetto importante.

D. – Un’ultima riflessione: che cosa vi aspettate da questo Congresso internazionale sulla famiglia?

R. – Attraverso questo momento straordinario, ci aspettiamo che si consolidi la modalità ordinaria con cui le comunità cristiane propongono, a tutti gli uomini, la convenienza suprema di questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa e della società, che è la famiglia. Vuole essere quindi un grande gesto di testimonianza, ma di testimonianza in senso pieno, che implichi perciò riflessione e studio – come il Convegno mette in evidenza – scambio di stili di vita da parte delle varie famiglie del mondo ma, soprattutto, che ponga delle basi solide per un rinnovamento della proposta ecclesiale e sociale della realtà famigliare nelle varie culture del mondo odierno. (vv)

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