domenica 29 aprile 2012

Nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura, elevato agli onori degli altari Giuseppe Toniolo “economista di Dio” (Radio Vaticana)



Nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura, elevato agli onori degli altari Giuseppe Toniolo “economista di Dio”


Si è svolta questa mattina nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma la cerimonia di Beatificazione di Giuseppe Toniolo, chiamato anche “l’economista di Dio”. Una figura molto importante, che ha avuto il merito di aver indicato “la via del primato della persona umana e della solidarietà”, come ha ricordato oggi Benedetto XVI al termine del Regina Caeli, rivolgendo un saluto ai pellegrini che hanno partecipato al rito celebrato dal cardinale Salvatore De Giorgi. Roberta Barbi:   


Uno scroscio di applausi dei fedeli presenti alla celebrazione, ha accolto oggi Giuseppe Toniolo tra i Beati venerati dalla Chiesa, proprio nella Giornata in cui tutto il mondo si riunisce in preghiera per le Vocazioni. Economista, sociologo, ma anche padre di famiglia, educatore dei giovani, testimone laico del Vangelo, la cui Parola ha portato negli ambiti della politica e della cultura: Toniolo ha risposto a tutte le chiamate che il Signore gli ha rivolto, convinto com’era che il mondo avesse bisogno di Santi, oggi ancora più di allora, come ha sottolineato nell’omelia il cardinale De Giorgi:


“Egli era convinto che tutti, indistintamente, siamo chiamati alla santità, ossia ‘alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità nelle ordinarie condizioni e situazioni di vita; che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano’; che i laici si santificano nel mondo e per la santificazione del mondo, senza fuggire dal mondo, ma senza essere del mondo, attraverso l’esercizio del loro compito proprio: l’animazione cristiana delle realtà temporali”. 


E in questo mondo, anzi, in più mondi, il nuovo Beato fu quanto mai attivo, a partire dalla famiglia, che considerava il luogo primario della sua santificazione e della sua missione:


“La sua fu una famiglia normale, inserita nella vita della parrocchia e aperta a quella della società, serena nell'affrontare le inevitabili difficoltà perché unita dalla forza del Vangelo che si leggeva insieme ogni mattina e animata dalla preghiera che si recitava insieme ogni sera. Una vera chiesa domestica”.


Toniolo, professore universitario a Padova, Modena, e soprattutto a Pisa - il cui arcivescovo, mons. Giovanni Paolo Benotto era presente alla celebrazione ed ha guidato le breve processione delle reliquie insieme con il postulatore della causa di Beatificazione, mons. Domenico Sorrentino, ed il giovane miracolato dal Beato nel 2006 - fu educatore e amico dei suoi studenti, consapevole di volerli formare anche cristianamente, convinto com’era che ci dovesse essere una presenza dei cattolici nel sociale e nel politico per il bene del Paese:


“Avvertiva già allora l'emergenza educativa per il clima universitario indifferente o ostile alle fondamentali istanze religiose e morali, come anche l'urgenza di una solida formazione culturale cristiana che preparasse le nuove generazioni ad affrontare le sfide del futuro”.


Toniolo è stato un uomo che ha amato e servito la Chiesa e l’Italia da cristiano e cittadino esemplare, un esempio di laicità vera per tutto il mondo cattolico, che lui voleva vedere non più diviso e per la cui unità lavorò molto, mettendo a disposizione la sua sconfinata competenza:


“La Società della Gioventù Cattolica, primo nucleo dell'Azione Cattolica Italiana, la Fuci, l'Opera dei Congressi, l'Unione Cattolica per gli Studi sociali, l'Unione popolare, l'avvio delle Settimane Sociali ebbero in lui un eccellente ideatore, animatore, coordinatore di progetti culturali, sociali, politici cristianamente ispirati e di innovative strutture cattoliche pubbliche, come l'Università del Sacro Cuore”.


Molte intuizioni del Beato, infine, hanno trovato conferma e sviluppo anche in seguito nella dottrina sociale della Chiesa, come la centralità della persona nel mondo del lavoro, l’insopprimibile fondamento etico dell’economia, l’importanza del Vangelo nella costruzione della società, le istanze della giustizia distributiva e l’impegno per la pace. Questa la sua eredità e il suo insegnamento più importante, ricordato dal cardinale De Giorgi a conclusione dell’omelia: 
“Ci esorta in particolare a impegnarci con entusiasmo nella nuova evangelizzazione della quale la Dottrina sociale è parte integrante, e di renderla credibile con la testimonianza di una vita coerente con la fede, illuminata dalla verità, sorretta dalla speranza, amante della giustizia e animata dalla carità, soprattutto verso i poveri”. 


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