mercoledì 30 novembre 2011

I malati nel cuore della Chiesa. A colloquio con monsignor Józef Krzysztof Nykiel sul magistero di Benedetto XVI

A colloquio con monsignor Józef Krzysztof Nykiel sul magistero di Benedetto XVI

I malati nel cuore della Chiesa

In margine alla Conferenza Internazionale su «La pastorale sanitaria al servizio della vita alla luce del magistero di Giovanni Paolo II», recentemente organizzata dal Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari, monsignor Józef Krzysztof Nykiel, officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e consultore del dicastero organizzatore, in questa intervista al nostro giornale si sofferma sul senso della salute nel magistero di Benedetto XVI.

Quali sono le linee portanti del magistero di Benedetto XVI sulla pastorale della salute?

Benedetto XVI ritiene che la cura per gli infermi sia uno dei compiti che esprimono l'intima natura della Chiesa. Un tema che trova largo spazio nelle sue prime tre encicliche. Il Papa racconta della continuità con cui la Chiesa, fin dalle sue origini, si fa carico del mondo dei sofferenti. Nel suo insegnamento, la pastorale della salute è dunque esortazione a seguire le orme di Cristo. Quando annunciava il Regno del Padre, Gesù accompagnava la predicazione con la guarigione degli infermi, offrendo un unico messaggio di speranza e di salvezza.

Che eredità affida alla Chiesa Gesù medico e buon Samaritano?

Il Papa evidenzia che, grazie all'azione dello Spirito Santo, l'opera di Gesù in favore dei malati «si prolunga nella missione della Chiesa attraverso le tante attività di assistenza sanitaria che le comunità cristiane promuovono con carità fraterna». Sono numerosi, dice il Papa, i sacerdoti, religiosi e laici che «hanno prestato e continuano a prestare in ogni parte del mondo le loro mani, i loro occhi e i loro cuori a Cristo». Si tratta invero di un'opera che raggiunge tutti, dentro e fuori la Chiesa.

Che risposta dà Benedetto XVI a chi si chiede che senso ha la sofferenza dell'uomo?

Il Papa spiega che «esiste un'intima relazione» fra la Croce di Gesù e il nostro dolore, che «si sublima quando è vissuto nella consapevolezza della vicinanza di Dio». Con la sua morte e resurrezione Gesù ha ottenuto la salvezza per l'umanità e ha mostrato che la sofferenza è uno strumento di redenzione. Così la sofferenza dell'uomo si rivela riflesso della croce di Cristo, e racchiude in sé lo stesso valore salvifico. Per rassicurare l'uomo il Papa pone poi l'accento sulla compassione di Gesù che soffre accanto al malato e partecipa del suo dolore: nell'enciclica Spe salvi afferma che «L'uomo ha per Dio un valore così grande da essersi egli stesso fatto uomo per poter com-patire con l'uomo, in modo molto reale, in carne e sangue, come ci viene dimostrato nel racconto della Passione».

Di fronte al progresso della scienza, il Papa chiede alla medicina di ritrovare la centralità della persona.

Benedetto XVI ribadisce che è l'uomo il fine ultimo della scienza, chiamata a promuoverne la salute nel rispetto della dignità della persona fatta ad immagine di Dio. Nell'enciclica Caritas in veritate afferma che «L'immagine divina impressa nel nostro fratello fonda l'altissima dignità di ogni persona e suscita in ciascuno l'esigenza del rispetto, della cura e del servizio». Pertanto, «la tutela della vita, dal suo concepimento al termine naturale, il rispetto della dignità di ogni essere umano, vanno sostenuti e testimoniati, anche controcorrente».

Gli scenari aperti dal progresso della medicina, con la scoperta di nuove possibilità di cura, interpellano le coscienze. Quale guida è possibile per gli operatori?

Il Papa ribadisce che la Chiesa ha il compito di farsi guida e luce delle coscienze, di «contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali», in particolare fra gli operatori della sanità e presso gli organismi istituzionali «per far sì che ogni nuova scoperta scientifica possa servire al bene integrale della persona, nel costante rispetto della sua dignità».

Nel servizio al malato l'operatore non può non investire anche la propria umanità. Un compito talvolta gravoso.

Il Papa è consapevole di questo impegno e per questo esorta gli operatori sanitari a vedere nel volto del malato il Volto di Cristo. Inoltre, indica nell'Eucarestia la fonte della forza necessaria a «soccorrere efficacemente l'uomo e a promuoverlo secondo la dignità che gli è propria».

I tradizionali concetti di salute e di cura sono dunque superati?

Certamente sono insufficienti a trattare il benessere globale dell'uomo. La Chiesa riconosce che l'uomo è anzitutto persona, unità di corpo e spirito, e si fa carico dell'individuo nella sua totalità unendo alle cure mediche anche il sostegno psicologico, sociale e spirituale. Ne nasce così un concetto di cura integrale che si pone come obiettivo la promozione della salute umana nella sua interezza. Un approccio -- osserva il Papa -- che riflette la cura con cui Gesù si faceva incontro all'uomo sofferente «per guarirlo completamente, nel corpo, nella psiche e nello spirito», e che è proprio delle istituzioni sanitarie cattoliche e dei professionisti che vi operano.

Di fronte al mondo della sofferenza, che ruolo ha Maria nel magistero di Benedetto XVI?

Per Benedetto XVI Maria è la Madre di Dio che conforta dando speranza a chi è nel dolore. Nel suo viaggio apostolico a Lourdes il Papa ricorda che il sorriso di Maria si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo.

(©L'Osservatore Romano 30 novembre 2011)

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