mercoledì 21 novembre 2012
Nel libro del Papa il valore autentico di Gesù Bambino (Scaraffia)
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Pedofilia: scoperto il più grande archivio web. Don Di Noto: la grande stampa lo ignora
Su segnalazione di JP leggiamo:
Pedofilia: scoperto il più grande archivio web. Don Di Noto: la grande stampa lo ignora
Scandalo pedofilia in Italia: scoperto su Internet il più grande archivio pedopornografico mai rinvenuto dalla Polizia postale, che ha condotto le indagini per 10 mesi, a partire dalla segnalazione di una ragazza salernitana che, scaricando dei file musicali di Edith Piaf, si è ritrovata il computer inondato da materiale raccapricciante. Dieci le persone indagate in varie regioni d’Italia. Il servizio di Roberta Gisotti:
Cinque milioni di file, tra immagini e video, organizzati per categorie: "soft" con bambini nudi, "hard" con minori violentati, "hurtcore" con violenze sessuali e torture e "death" con piccole vittime abusate e apparentemente uccise. Immagini aberranti che hanno scioccato anche gli investigatori, rinvenute nel cosiddetto deep web. Che cos’è, lo chiediamo a don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, in primo piano nella lotta alla pedofilia on line:
R. - E’ il mondo sommerso del web. Uno spazio vastissimo che vive sotto il web conosciuto, dove nell’anonimato si compiono i traffici più illeciti del mondo: traffico di esseri umani, di mafia, di camorra, di terrorismo, traffico di droga. Da alcuni anni, sia le Forze dell’ordine internazionali, oltre a quelle italiane, sia anche le associazioni che nello specifico, come Meter, si occupano di pedopornografia e di pedocriminalità, cercano di monitorare questo sommerso per far sì che questi criminali vengano fermati.
D. – Ma come si entra in questo deep web? Si scaricano dei programmi, costosi o meno?
R. – Non sono affatto programmi costosi, si scaricano facilmente e gli addetti ai lavori del web conoscono benissimo i programmi software per navigare all’interno di questo mondo. Per fortuna, anche le Forze dell’ordine conoscono quei software per navigare in quello spazio. Comunque, già il web – quello conosciuto – è difficile da controllare nella sua totalità; immaginate il deep web, che è un mondo veramente sommerso.
D. – Questa notizia di quest’ultimo scandalo-pedofilia oggi trova pochissimo o nessuno spazio nei giornali, che non ha trovato spazio sull'edizione cartacea di “Repubblica” e “Corriere della Sera”. Distrazione, resistenze culturali o altro?
R. – A me impressiona quando quotidiani così rinomati e importanti magari pubblicano quattro-cinque pagine di gossip, e non informano la gente su questi fenomeni aberranti, così gravi. Io non credo che oggi la società non sappia contenere queste notizie, non sappia gestirle emotivamente, ma di certo non parlarne favorisce ancora di più la diffusione di una mentalità che quasi tende sempre più a normalizzare il fenomeno. Qui, stiamo parlando di un’operazione importante che ha permesso il sequestro di cinque milioni di file, con cartelle che contengono immagini di neonati violentati e si suppone forse anche uccisi. Allora, se tutto questo non ci indigna e non crea una motivazione per contrastare anche culturalmente il fenomeno, io credo che ci sia da interrogarsi. Noi dobbiamo dire che la pedofilia è un crimine: non possiamo pensare che sia un fenomeno marginale. E’ veramente un fenomeno per cui i criminali si nutrono della carne e dell’innocenza dei bambini. Non riesco a capire perché di conseguenza moltissimi quotidiani poi non ne parlano: questa veramente è un’omissione di soccorso, un’omissione di informazione.
D. – Perché i nomi, non dico dei sospettati di pedofilia, ma anche di chi viene arrestato in flagranza di reato, perfino dei condannati per questo odiosissimo reato non vengono in genere resi noti, e solo in qualche caso pubblicate le iniziali?
R. – Il concetto è sempre, al solito, la garanzia della privacy. Ma qui stiamo parlando di tipi di reati che qualcuno – come noi – definisce crimini contro l’umanità! Cioè, le persone che compiono reati contro i bambini non possono essere tutelate nella loro privacy! Capisco la tutela per evitare il far-west, per evitare azioni che possano arrecare ulteriore danno a chi è stato abusatore, predatore di bambini; però è anche vero che la conoscenza del nome permetterebbe due cose: uno, sarebbe un elemento deterrente perché questi soggetti potrebbero così essere individuati e – perché no? – la società potrebbe proteggersi da ulteriori attacchi. Dall’altra parte, forse anche per il soggetto l’essere conosciuto potrebbe diventare un deterrente per fare meno danni. Certamente, anche qui la discussione è apertissima: se arriva la condanna definitiva, in terzo grado, se la condanna è definita penso che non dovrebbe esserci alcun problema nell’indicare nome e cognome.
D. – Anche perché non c’è tutela della privacy per i condannati di altri reati …
R. – Precisamente. Ma il problema è anche un altro: spesso si ha una condanna più pesante per chi ruba galline di quanto per chi commette questo tipo di reato. Per fortuna, con la ratifica della Convenzione di Lanzarote le cose sono un po’ cambiate per quanto riguarda i livelli di prescrizione del reato: si può arrivare – dipende dalla gravità del reato commesso nei confronti dei minori – anche a 28 anni di prescrizione. Forse, bisogna fare di più, forse bisogna applicare di più applicare di più, forse bisogna che la giustizia sia più celere di quanto non lo sia oggi. Normalmente, in un processo per abuso sessuale su bambini, per avere un primo grado, possono passare anche cinque-sei anni. Figuratevi quanto può passare per avere una condanna definitiva in Cassazione.
© Copyright Radio Vaticana
Alla grande stampa non importa nulla della protezione dei bambini.
Parlano di pedofilia solo quando c'e' di mezzo qualche prete. Del resto basta osservare come hanno liquidato in fretta lo scandalo che ha coinvolto la Bbc.
R.
Pedofilia: scoperto il più grande archivio web. Don Di Noto: la grande stampa lo ignora
Scandalo pedofilia in Italia: scoperto su Internet il più grande archivio pedopornografico mai rinvenuto dalla Polizia postale, che ha condotto le indagini per 10 mesi, a partire dalla segnalazione di una ragazza salernitana che, scaricando dei file musicali di Edith Piaf, si è ritrovata il computer inondato da materiale raccapricciante. Dieci le persone indagate in varie regioni d’Italia. Il servizio di Roberta Gisotti:
Cinque milioni di file, tra immagini e video, organizzati per categorie: "soft" con bambini nudi, "hard" con minori violentati, "hurtcore" con violenze sessuali e torture e "death" con piccole vittime abusate e apparentemente uccise. Immagini aberranti che hanno scioccato anche gli investigatori, rinvenute nel cosiddetto deep web. Che cos’è, lo chiediamo a don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, in primo piano nella lotta alla pedofilia on line:
R. - E’ il mondo sommerso del web. Uno spazio vastissimo che vive sotto il web conosciuto, dove nell’anonimato si compiono i traffici più illeciti del mondo: traffico di esseri umani, di mafia, di camorra, di terrorismo, traffico di droga. Da alcuni anni, sia le Forze dell’ordine internazionali, oltre a quelle italiane, sia anche le associazioni che nello specifico, come Meter, si occupano di pedopornografia e di pedocriminalità, cercano di monitorare questo sommerso per far sì che questi criminali vengano fermati.
D. – Ma come si entra in questo deep web? Si scaricano dei programmi, costosi o meno?
R. – Non sono affatto programmi costosi, si scaricano facilmente e gli addetti ai lavori del web conoscono benissimo i programmi software per navigare all’interno di questo mondo. Per fortuna, anche le Forze dell’ordine conoscono quei software per navigare in quello spazio. Comunque, già il web – quello conosciuto – è difficile da controllare nella sua totalità; immaginate il deep web, che è un mondo veramente sommerso.
D. – Questa notizia di quest’ultimo scandalo-pedofilia oggi trova pochissimo o nessuno spazio nei giornali, che non ha trovato spazio sull'edizione cartacea di “Repubblica” e “Corriere della Sera”. Distrazione, resistenze culturali o altro?
R. – A me impressiona quando quotidiani così rinomati e importanti magari pubblicano quattro-cinque pagine di gossip, e non informano la gente su questi fenomeni aberranti, così gravi. Io non credo che oggi la società non sappia contenere queste notizie, non sappia gestirle emotivamente, ma di certo non parlarne favorisce ancora di più la diffusione di una mentalità che quasi tende sempre più a normalizzare il fenomeno. Qui, stiamo parlando di un’operazione importante che ha permesso il sequestro di cinque milioni di file, con cartelle che contengono immagini di neonati violentati e si suppone forse anche uccisi. Allora, se tutto questo non ci indigna e non crea una motivazione per contrastare anche culturalmente il fenomeno, io credo che ci sia da interrogarsi. Noi dobbiamo dire che la pedofilia è un crimine: non possiamo pensare che sia un fenomeno marginale. E’ veramente un fenomeno per cui i criminali si nutrono della carne e dell’innocenza dei bambini. Non riesco a capire perché di conseguenza moltissimi quotidiani poi non ne parlano: questa veramente è un’omissione di soccorso, un’omissione di informazione.
D. – Perché i nomi, non dico dei sospettati di pedofilia, ma anche di chi viene arrestato in flagranza di reato, perfino dei condannati per questo odiosissimo reato non vengono in genere resi noti, e solo in qualche caso pubblicate le iniziali?
R. – Il concetto è sempre, al solito, la garanzia della privacy. Ma qui stiamo parlando di tipi di reati che qualcuno – come noi – definisce crimini contro l’umanità! Cioè, le persone che compiono reati contro i bambini non possono essere tutelate nella loro privacy! Capisco la tutela per evitare il far-west, per evitare azioni che possano arrecare ulteriore danno a chi è stato abusatore, predatore di bambini; però è anche vero che la conoscenza del nome permetterebbe due cose: uno, sarebbe un elemento deterrente perché questi soggetti potrebbero così essere individuati e – perché no? – la società potrebbe proteggersi da ulteriori attacchi. Dall’altra parte, forse anche per il soggetto l’essere conosciuto potrebbe diventare un deterrente per fare meno danni. Certamente, anche qui la discussione è apertissima: se arriva la condanna definitiva, in terzo grado, se la condanna è definita penso che non dovrebbe esserci alcun problema nell’indicare nome e cognome.
D. – Anche perché non c’è tutela della privacy per i condannati di altri reati …
R. – Precisamente. Ma il problema è anche un altro: spesso si ha una condanna più pesante per chi ruba galline di quanto per chi commette questo tipo di reato. Per fortuna, con la ratifica della Convenzione di Lanzarote le cose sono un po’ cambiate per quanto riguarda i livelli di prescrizione del reato: si può arrivare – dipende dalla gravità del reato commesso nei confronti dei minori – anche a 28 anni di prescrizione. Forse, bisogna fare di più, forse bisogna applicare di più applicare di più, forse bisogna che la giustizia sia più celere di quanto non lo sia oggi. Normalmente, in un processo per abuso sessuale su bambini, per avere un primo grado, possono passare anche cinque-sei anni. Figuratevi quanto può passare per avere una condanna definitiva in Cassazione.
© Copyright Radio Vaticana
Alla grande stampa non importa nulla della protezione dei bambini.
Parlano di pedofilia solo quando c'e' di mezzo qualche prete. Del resto basta osservare come hanno liquidato in fretta lo scandalo che ha coinvolto la Bbc.
R.
La Chiesa Anglicana dice no alle donne vescovo
La Chiesa Anglicana dice no alle donne vescovo
Il Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra ha votato contro l'ordinazione delle donne vescovo. La decisione è giunta alla fine di un'intera giornata di dibattito del Sinodo generale riunito a Londra da lunedì. Il tema è stato al centro delle discussioni all'interno della chiesa Anglicana negli ultimi dieci anni. Per approvare l'ordinazione delle donne vescovo sarebbe stato necessario il voto favorevole dei due terzi del sinodo. (Radio Vaticana)
In libreria da oggi "L'infanzia di Gesù" (Marcolivio)
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Per il Papa i racconti dell'infanzia di Gesù non sono leggende né ricostruzioni fantasiose (Rodari)
Gesù bambino secondo Benedetto XVI
Paolo Rodari
Difficile ricordare un Papa scrittore prolifico alla stregua di Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger.
Da oggi è in libreria la sua ultima fatica, il terzo volume dei libri dedicati a Gesù di Nazaret: L'infanzia di Gesù (Rizzoli-Libreria Editrice Vaticana, 174 pagine, un milione di copie stampate in 20 lingue per una distribuzione che tocca 50 Paesi) dedicato appunto ai racconti dell'infanzia contenuti nei primi capitoli dei Vangeli di Matteo e di Luca.
Ma le fatiche scrittorie non si esauriscono qui: una nuova lettera enciclica dedicata alla fede è in via di stesura, l'uscita prevista col nuovo anno. Senza contare, ancora, l'attenzione spasmodica che il Papa dedica ai suoi discorsi e soprattutto alle catechesi del mercoledì, lezioni di teologia scritte di proprio pugno.
Già nel 2002 Ratzinger - tre anni prima dell'inattesa elezione al soglio di Pietro - disse che il suo sogno più grande era quello di scrivere un libro su Gesù. Un sogno realizzato da Pontefice e non, come disse di voler diventare prima dell'elezione, da bibliotecario di Santa Romana Chiesa. «Era l'anno 1997 - spiegò mesi fa il cardinale Raffaele Farina -. Il cardinale Ratzinger aveva compiuto settanta anni il 16 aprile. Il 24 maggio ero stato nominato prefetto della Biblioteca Vaticana e mano a mano che ne prendevo la guida mi rendevo conto delle difficoltà, soprattutto economiche e gestionali, che avrei dovuto affrontare. Il 22 settembre Ratzinger mi ha ricevuto in udienza per circa quaranta minuti. Non ha aspettato che gli esponessi il problema, ma, come se sapesse già il motivo della mia visita, ha cominciato a parlare e andava avanti per quasi mezz'ora parlando un po' del suo lavoro nella Congregazione della Dottrina della Fede; fino a che, a un certo punto, mettendo assieme i pezzi di quanto ascoltavo, ho realizzato che il cardinale dava per scontato una notizia, che poi è circolata pur se in una cerchia ristretta della curia, che egli, avendo compiuto il 16 aprile i 70 anni, aveva chiesto a Giovanni Paolo II di poter concludere i suoi anni in Vaticano, in Biblioteca Vaticana, come cardinale bibliotecario». Un ruolo particolare che permette di studiare, riflettere e soprattutto scrivere.
La passione di Ratzinger per lo studio e la scrittura è stata ben evidenziata ieri, quando in Vaticano L'infanzia di Gesù è stato presentato in anteprima. Alla conferenza stampa, presieduta da padre Federico Lombardi, c'erano il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero vaticano della Cultura e la teologa brasiliana, Maria Clara Bingemer. Con loro anche don Giuseppe Costa, direttore della Libreria editrice vaticana e Paolo Mieli, presidente di Rcs libri. Difficile per tutti comprendere come sia stato possibile che il Papa si sia ritagliato il tempo necessario per questa trilogia. Non è facile governare la Chiesa, gestire ogni affare e risolvere ogni problema. Impossibile per molti anche solo pensare di poter fare altro. E invece Ratzinger ha fatto anche altro, scrivendo di sera, in vacanza soprattutto, nel ritiro estivo di Castel Gandolfo. Un'opera, la trilogia dedicata a Gesù, iniziata 8 anni fa e che il Papa ha portato avanti, «nella consapevolezza che fosse un'urgenza per tutti i fedeli», ha detto Lombardi.
Per Ravasi i Vangeli dell'infanzia di Gesù non sono solo un testo informativo, ma performativo: «È un libro, quello del Papa, che ci coinvolge perché si confronta con una storia sempre attuale: Io penso al grido delle madri nella strage degli innocenti, che è un grido perenne, perpetuo; è un grido universale, che risuona ancora ai nostri giorni. Muoiono i bambini a Gaza e il grido delle madri è il continuo grido... Vedete, il racconto non è finito là, in quel contesto storico». E ancora: «Questo libro non ha quell'autoreferenzialità oracolare esoterica che hanno certe pagine teologiche o filosofiche illeggibili. Benedetto XVI ha messo in pratica quello che un filosofo importante del linguaggio del secolo scorso - Ludwig Wittgenstein, ndr - ha dichiarato, ma non ha mai messo in pratica: tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente».
Per il Papa i racconti dell'infanzia di Gesù non sono leggende né ricostruzioni fantasiose. E non sono neanche un «midrash», cioè un'interpretazione della Scrittura mediante narrazioni tipica della letteratura ebraica. Sono piuttosto «storia, storia reale, avvenuta, certamente storia interpretata e compresa in base alla Parola di Dio».
© Copyright Il Giornale, 21 novembre 2012 consultabile online anche qui.
Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI. Tre in uno (Guidi)
Tre in uno
di Silvia Guidi
Due libri in uno: una narrazione semplice e piana di un fatto storico, ma anche una raffinata meditazione teologica intessuta di richiami scritturali, citazioni e approfondimenti eruditi; il terzo volume su Gesù di Nazaret, scritto da Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, L'infanzia di Gesù, (Milano - Città del Vaticano, Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, 2012, pagine 173, euro 17) è stato presentato martedì 20 novembre nella sala Pio X, in Vaticano, dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, da Maria Clara Bingemer, che insegna teologia alla Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, da don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana e da Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri.
L'incontro sul volume -- che sarà in libreria da mercoledì 21 novembre -- è stato introdotto e moderato da padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, che ha riassunto la genesi della trilogia del Papa dedicata alle profonde radici storiche di «quell'intima amicizia con Gesù da cui tutto dipende», minacciata da quelle riduzioni spiritualistiche e mitologiche della fede cristiana che di fatto negano il mistero dell'Incarnazione, relegandolo in un limbo fuori dal mondo. Il richiamo all'infanzia del titolo non deve depistare, ha sottolineato più volte il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura nel suo intervento (che pubblichiamo integralmente in questa pagina); in quest'opera non c'è nulla di sentimentale e “infantile” in senso deteriore.
La duplice natura dell'ultimo libro di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, accessibile anche al lettore meno esperto ma ricchissimo di spunti a una lettura più attenta, è stata messa in risalto da tutti i relatori che hanno partecipato alla presentazione. Anzi, a ben guardare di tre libri in uno si tratta, visto che «nessuno potrà leggere il testo senza entrare nel ritmo di preghiera che lo attraversa dall'inizio alla fine e che invita a contemplare il Mistero di Gesù di Nazaret, figlio di Maria e figlio di Dio, salvatore e redentore del mondo» come ha detto Maria Clara Bingemer. «Il tempo liturgico dell'Avvento che sta per cominciare in preparazione della festa del Natale -- ha aggiunto la teologa brasiliana, sottolineando la dimensione pastorale del libro -- sarà grandemente arricchito dalla sua lettura».
«Come editore delegato alla gestione dei diritti e partner della nella pubblicazione di questo terzo volume -- ha detto don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, nel suo intervento di saluto -- vorrei prima di tutto ringraziare l'autore. Grazie Santo Padre per aver voluto portare a termine questo lavoro promesso da tempo ai suoi lettori ed editori. Ora che il libro è pubblicato, leggendolo ci si rende conto che rappresenta non soltanto una piccola “sala d'ingresso” o un “piccolo libro” come scrive lo stesso autore nella premessa, ma qualcosa di più importante. Pellegrini anche noi come Abramo “sulla strada di ciò che deve avvenire”, in questo libro troviamo con il “mattino” di Gesù e di Maria anche quello della nostra fede».
«Le parole di Joseph Ratzinger -- ha aggiunto il direttore della Libreria Editrice Vaticana -- ci fanno pensare e ci coinvolgono fino a convincerci che fa parte “del diventare cristiani l'uscita dall'ambito di ciò che tutti pensano e vogliono, dai criteri dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere e, con questa luce, raggiungere la vita giusta”». E ha continuato: «Desidero aggiungere una parola sullo stile di Joseph Ratzinger scrittore. La sua maieutica è ben dettagliata e scandita. Un discorso scorrevole, stimolante mai debole e ovvio. È un linguaggio che esalta la sua grande capacità di scrittura e di letteratura. L'avventura editoriale di questo terzo volume parte dunque nel migliore dei modi. Così come del resto è avvenuto per gli altri due volumi».
Il primo titolo dedicato a Gesù di Nazaret -- pubblicato il 16 aprile del 2007 -- è stato tradotto in quarantuno edizioni per complessive due milioni di copie e oltre. Il secondo volume, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana il 18 febbraio 2011, conta quaranta edizioni per un milione di copie. L'infanzia di Gesù esce in contemporanea in nove lingue e in cinquanta Paesi, con una tiratura che supera il milione di copie. Nei prossimi mesi sarà tradotto in venti lingue e pubblicato in settantadue Paesi.
«Se si aggiungono le edizioni eBook e audiolibri -- ha aggiunto ancora il direttore della Libreria Editrice Vaticana -- ci si trova di fronte a un fenomeno editoriale di dimensioni imponenti. Estendo i miei ringraziamenti anche agli amici dell'editoria internazionale, con il cui aiuto potrà essere assicurata la diffusione internazionale, la più ampia possibile».
Se in Cristo, dopo il sì di Maria -- un sì libero e fiducioso, ma non irrazionale -- Dio diventa contemporaneo a ogni tempo, è anche vero che solo attraverso la contemporaneità a Cristo gli uomini e le donne di ogni tempo diventano autenticamente cristiani. Per parlare di questo fatto storico sui generis Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri, ha citato l'incipit di Esercizio del cristianesimo di Søren Kierkegaard: «Sono passati ormai diciotto secoli da quando Gesù Cristo camminava sulla terra. Ma non si tratta di un fatto come gli altri i quali, una volta passati, si dileguano nella storia e a lungo andare cadono nell'oblio. Invece la sua presenza in terra non diventerà mai un evento del passato, tanto meno qualcosa di sempre più passato qualora si trovi ancora la fede sulla terra (Luca, 18, 8); infatti, se questa manca, la vita terrena di Cristo diventa un fatto remotissimo. Ma fin quando esiste un credente, bisogna ch'egli per essere divenuto tale, sia stato e, come credente, sia contemporaneo della sua presenza come i primi contemporanei; questa contemporaneità è la condizione della fede o più esattamente essa è la definizione della fede».
Si tratta di un libro -- ha continuato Mieli -- «che ha dentro di sé un altro libro, basti pensare ai passi in cui viene riportato il dibattito scientifico sui magi, o la questione astronomica sulla stella, in cui si cita Keplero, ma anche le tavole cronologiche cinesi coeve alla vita di Gesù. Sono pagine che lasciano a bocca aperta. Non prendetemi per un editore piazzista, ma è davvero un libro che è un affare comprare».
(©L'Osservatore Romano 21 novembre 2012)
di Silvia Guidi
Due libri in uno: una narrazione semplice e piana di un fatto storico, ma anche una raffinata meditazione teologica intessuta di richiami scritturali, citazioni e approfondimenti eruditi; il terzo volume su Gesù di Nazaret, scritto da Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, L'infanzia di Gesù, (Milano - Città del Vaticano, Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, 2012, pagine 173, euro 17) è stato presentato martedì 20 novembre nella sala Pio X, in Vaticano, dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, da Maria Clara Bingemer, che insegna teologia alla Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, da don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana e da Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri.
L'incontro sul volume -- che sarà in libreria da mercoledì 21 novembre -- è stato introdotto e moderato da padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, che ha riassunto la genesi della trilogia del Papa dedicata alle profonde radici storiche di «quell'intima amicizia con Gesù da cui tutto dipende», minacciata da quelle riduzioni spiritualistiche e mitologiche della fede cristiana che di fatto negano il mistero dell'Incarnazione, relegandolo in un limbo fuori dal mondo. Il richiamo all'infanzia del titolo non deve depistare, ha sottolineato più volte il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura nel suo intervento (che pubblichiamo integralmente in questa pagina); in quest'opera non c'è nulla di sentimentale e “infantile” in senso deteriore.
La duplice natura dell'ultimo libro di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, accessibile anche al lettore meno esperto ma ricchissimo di spunti a una lettura più attenta, è stata messa in risalto da tutti i relatori che hanno partecipato alla presentazione. Anzi, a ben guardare di tre libri in uno si tratta, visto che «nessuno potrà leggere il testo senza entrare nel ritmo di preghiera che lo attraversa dall'inizio alla fine e che invita a contemplare il Mistero di Gesù di Nazaret, figlio di Maria e figlio di Dio, salvatore e redentore del mondo» come ha detto Maria Clara Bingemer. «Il tempo liturgico dell'Avvento che sta per cominciare in preparazione della festa del Natale -- ha aggiunto la teologa brasiliana, sottolineando la dimensione pastorale del libro -- sarà grandemente arricchito dalla sua lettura».
«Come editore delegato alla gestione dei diritti e partner della nella pubblicazione di questo terzo volume -- ha detto don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, nel suo intervento di saluto -- vorrei prima di tutto ringraziare l'autore. Grazie Santo Padre per aver voluto portare a termine questo lavoro promesso da tempo ai suoi lettori ed editori. Ora che il libro è pubblicato, leggendolo ci si rende conto che rappresenta non soltanto una piccola “sala d'ingresso” o un “piccolo libro” come scrive lo stesso autore nella premessa, ma qualcosa di più importante. Pellegrini anche noi come Abramo “sulla strada di ciò che deve avvenire”, in questo libro troviamo con il “mattino” di Gesù e di Maria anche quello della nostra fede».
«Le parole di Joseph Ratzinger -- ha aggiunto il direttore della Libreria Editrice Vaticana -- ci fanno pensare e ci coinvolgono fino a convincerci che fa parte “del diventare cristiani l'uscita dall'ambito di ciò che tutti pensano e vogliono, dai criteri dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere e, con questa luce, raggiungere la vita giusta”». E ha continuato: «Desidero aggiungere una parola sullo stile di Joseph Ratzinger scrittore. La sua maieutica è ben dettagliata e scandita. Un discorso scorrevole, stimolante mai debole e ovvio. È un linguaggio che esalta la sua grande capacità di scrittura e di letteratura. L'avventura editoriale di questo terzo volume parte dunque nel migliore dei modi. Così come del resto è avvenuto per gli altri due volumi».
Il primo titolo dedicato a Gesù di Nazaret -- pubblicato il 16 aprile del 2007 -- è stato tradotto in quarantuno edizioni per complessive due milioni di copie e oltre. Il secondo volume, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana il 18 febbraio 2011, conta quaranta edizioni per un milione di copie. L'infanzia di Gesù esce in contemporanea in nove lingue e in cinquanta Paesi, con una tiratura che supera il milione di copie. Nei prossimi mesi sarà tradotto in venti lingue e pubblicato in settantadue Paesi.
«Se si aggiungono le edizioni eBook e audiolibri -- ha aggiunto ancora il direttore della Libreria Editrice Vaticana -- ci si trova di fronte a un fenomeno editoriale di dimensioni imponenti. Estendo i miei ringraziamenti anche agli amici dell'editoria internazionale, con il cui aiuto potrà essere assicurata la diffusione internazionale, la più ampia possibile».
Se in Cristo, dopo il sì di Maria -- un sì libero e fiducioso, ma non irrazionale -- Dio diventa contemporaneo a ogni tempo, è anche vero che solo attraverso la contemporaneità a Cristo gli uomini e le donne di ogni tempo diventano autenticamente cristiani. Per parlare di questo fatto storico sui generis Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri, ha citato l'incipit di Esercizio del cristianesimo di Søren Kierkegaard: «Sono passati ormai diciotto secoli da quando Gesù Cristo camminava sulla terra. Ma non si tratta di un fatto come gli altri i quali, una volta passati, si dileguano nella storia e a lungo andare cadono nell'oblio. Invece la sua presenza in terra non diventerà mai un evento del passato, tanto meno qualcosa di sempre più passato qualora si trovi ancora la fede sulla terra (Luca, 18, 8); infatti, se questa manca, la vita terrena di Cristo diventa un fatto remotissimo. Ma fin quando esiste un credente, bisogna ch'egli per essere divenuto tale, sia stato e, come credente, sia contemporaneo della sua presenza come i primi contemporanei; questa contemporaneità è la condizione della fede o più esattamente essa è la definizione della fede».
Si tratta di un libro -- ha continuato Mieli -- «che ha dentro di sé un altro libro, basti pensare ai passi in cui viene riportato il dibattito scientifico sui magi, o la questione astronomica sulla stella, in cui si cita Keplero, ma anche le tavole cronologiche cinesi coeve alla vita di Gesù. Sono pagine che lasciano a bocca aperta. Non prendetemi per un editore piazzista, ma è davvero un libro che è un affare comprare».
(©L'Osservatore Romano 21 novembre 2012)
Il Papa conclude la trilogia su Gesù di Nazaret fra fede e storia (Ecclesia)
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Il Santo Padre ed il Figlio dell'Uomo (Lucas Wiegelmann)
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Un bambino e una donna. ''L'infanzia di Gesù'' conclude la trilogia iniziata nel 2006 (Sir)
LIBRO DEL PAPA
Un bambino e una donna
''L'infanzia di Gesù'' conclude la trilogia iniziata nel 2006
“L’infanzia di Gesù”, terzo libro della trilogia iniziata nel 2006 da Joseph Ratzinger - Papa Benedetto XVI con il “Gesù di Nazaret”, e proseguita poi nel 2010 con “Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”, è da oggi nelle librerie di 50 Paesi del mondo, tradotto in 9 lingue. La prima edizione, di oltre un milione di copie, sarà presto seguita dalle traduzioni in altre 20 lingue che diffonderanno il volume in altri 72 Paesi. Il Papa offre ai lettori di tutto il mondo uno “spaccato” dei primi anni della vita di Gesù, soffermandosi in particolare sulla genealogia del Salvatore, così come delineata nei Vangeli di Matteo e di Luca (primo capitolo). Passa poi a riflettere sugli eventi che fanno seguito all’annuncio a Maria (secondo capitolo) e al loro significato per l’intera umanità dopo la risposta “libera” della stessa madre di Gesù. Nel terzo capitolo, quello sulla nascita, la figura del Cristo viene collocata nella storia del suo tempo, con la concretezza del dominio da parte dell’impero romano sulla Palestina. Infine, nel quarto capitolo compaiono i Magi, simbolo della ricerca che ogni uomo e donna compiono verso la verità profonda dell’esistenza e del suo senso trascendente. Il libro si chiude poi con l’episodio di Gesù tra i “dottori nel tempio”, prefigurazione della rivelazione piena che verrà nel mondo dal momento in cui il Figlio di Dio inizierà il suo ministero di annuncio.
È vero quanto è stato detto? Questi i contenuti del testo del Papa, che si preannnuncia come “un vero evento editoriale”: così lo ha infatti definito il direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, introducendo l’incontro di oggi alla presenza di un centinaio di ambasciatori, numerosi editori, uomini di cultura, ecclesiastici e giornalisti, presso la Sala Pio X (Roma, via dell’Ospedale 1). “Dopo aver scritto i primi due volumi - ha ricordato p. Lombardi - il Papa aveva promesso un ‘piccolo fascicolo’ sull’infanzia di Gesù. E invece ne è venuto un libro molto importante che ci rimanda alle domande: ‘Cosa intendevano dirci gli evangelisti Matteo e Luca sull’infanzia di Gesù’ e, la seconda, ‘È vero ciò che è stato detto? Riguarda anche me?’”. Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, ha evidenziato che i “180 versetti dei Vangeli sulla vita di Gesù risultano tra i più ripresi a livello artistico insieme alla passione” e che “rispondono alla domanda su Gesù: da dove vieni?”.
Il rispetto di Dio per la libertà. “In Gesù e a partire dall’obbedienza libera e consapevole di Maria - ha affermato la teologa brasiliana Maria Chiara Bingemer, docente a Rio de Janeiro - l’umanità ricomincia e si rinnova. Il Papa sottolinea molto il ruolo centrale di Maria e il rispetto di Dio per la libertà umana che in lei non trova ostacoli”. Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri che insieme alla Libreria Editrice Vaticana ha sostenuto l’iniziativa editoriale, ha invece sottolineato come “la narrazione dell’infanzia di Gesù presentata nel volume ci rimanda a una figura storica vera e convincente”: “È un libro su un bambino e su una donna - ha aggiunto - e sul grande significato della libertà”, citando in particolare il capitolo sui Magi, “sorprendente per la capacità del Papa di sintetizzare secoli di dibattiti e studi sulla storicità della cometa, sul ruolo dei magi e sui misteri dell’astrologia”. Concludendo la presentazione p. Lombardi ha richiamato le parole del card. Carlo Maria Martini che - a proposito dei libri del Papa - aveva parlato di “una grande e ardente testimonianza su Gesù e sul suo significato per la storia dell’umanità”.
Tra mito, pia leggenda e realtà storica. A riguardo della figura di Maria il Papa si sofferma in particolare su eventi dei quali si è discusso per secoli. Nel capitolo sul “parto verginale - mito o verità storica?”, ad esempio, pone senza esitazioni la domanda: “È una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere e interpretare il mistero di Gesù?”. La risposta è articolata. Oltre a riferirsi a varie interpretazioni storiografiche e socio-religiose, Benedetto XVI richiama concezioni religiose dell’antichità (la “nascita dei faraoni egiziani” come “legittimazione teologica del culto del sovrano” che viene collocato nella “sfera del divino”; oppure la “generazione dei figli dei Patriarchi da un seme divino” che ha “un carattere allegorico”). Questi e altri richiami non attenuano - afferma il Papa - la profondità della “differenza di concezioni” che, per quanto riguarda i Vangeli, conserva “l’unicità dell’unico Dio e l’infinita differenza tra Dio e la creatura”.
Come si capisce se Dio è davvero Dio? La risposta forse più sorprendente che Benedetto XVI offre alle grandi domande di senso che vengono sollevate, ad esempio, circa la nascita verginale di Gesù, riguarda il “potere di Dio”. Scrive infatti che “non si tratta di qualcosa d’irragionevole e di contraddittorio, bensì proprio di qualcosa di positivo: del potere creatore di Dio”. Così - prosegue - “questi due punti - il parto verginale e la reale resurrezione dal sepolcro - sono pietre di paragone per la fede. Se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio”. Ma - conclude - “Egli possiede questo potere, e con il concepimento e la Risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato un nuova creazione”.
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Papa: infanzia Gesù, storia non mito (Scaramuzzi)
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Le quattro chiavi di Benedetto e la tenerezza di Sartre (Gianfranco Ravasi)
Da mercoledì 21 novembre in cinquanta Paesi il libro del Papa dedicato ai racconti evangelici dell'infanzia di Gesù
Le quattro chiavi di Benedetto e la tenerezza di Sartre
di Gianfranco Ravasi
Sono 180 versetti distribuiti in quattro capitoli, due posti in apertura al Vangelo di Matteo e due sulla soglia di quello di Luca. Pagine che hanno generato un ininterrotto filo d'oro artistico, letterario, musicale e che sono state assediate da una vera e propria selva bibliografica esegetica. Racconti che si muovono sul binario della narrazione, dotata di uno straordinario montaggio quasi filmico, e su quello della teologia, tant'è vero che sottese a esse incontriamo due nuclei capitali della professione di fede cristiana: da un lato, la discendenza storica davidica e, quindi, messianica di Gesù di Nazaret e, d'altro lato, la sua concezione verginale per opera dello Spirito Santo e, di conseguenza, la divinità filiale dello stesso Cristo.
È ciò che san Paolo pone sul frontone del suo capolavoro teologico, la Lettera ai Romani: «l'evangelo di Dio, promesso per mezzo dei suoi profeti nelle Sacre Scritture, riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità» (1, 2-4).
Stiamo parlando dei cosiddetti “Vangeli dell'infanzia” ai quali Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ha dedicato la terza e ultima tavola del suo trittico su Gesù di Nazaret (L'infanzia di Gesù, Milano - Città del Vaticano, Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, pagine 176, euro 17). Nella premessa egli ci propone una metafora descrittiva per definire questa sua analisi dell'infanzia di Gesù: siamo come nella «sala d'ingresso» di quella solenne architettura già perlustrata nei due volumi precedenti che mettevano in scena la vita pubblica di Cristo e la sua morte con l'approdo alla gloria della risurrezione.
In questo spazio iniziale, però, già si proiettano le ombre e le luci successive: la persecuzione di Erode con la strage degli innocenti è riverberata dal sangue della croce, l'intera Gerusalemme è sconvolta per la notizia della nascita del Bambino, come lo sarà nell'atto supremo del rifiuto finale, i tre giorni trascorsi da Gesù dodicenne nel tempio sembrano prefigurare il triduo della tomba, e l'arte delle icone di Novgorod (XV secolo) ha creato il modulo poi popolare di rappresentare la mangiatoia in cui è deposto il neonato Gesù come il sepolcro o anche l'altare ove “si mangia” il corpo di Cristo eucaristico, per usare una curiosa allegoria della “mangiatoia” evocata da sant'Agostino.
È proprio con la tecnica quasi cinematografica dell'anticipazione che Benedetto XVI apre il suo libro: nella “sala d'ingresso” fa risuonare una domanda che echeggerà più oltre sotto le volte del pretorio romano di Gerusalemme, quando il governatore Pilato interpellerà l'imputato Gesù: Póthen ei sy; «Di dove sei tu?» (Giovanni, 19, 9). Questa domanda dal sapore meramente anagrafico si riveste per il quarto Vangelo di un ammiccamento trascendente ulteriore. È per questo che l'interrogativo serpeggerà altrove nei Vangeli, ed esso ha la sua risposta proprio in questi 180 versetti che ora il Papa perlustra in un itinerario puntuale, ma trasparente e quasi narrativo.
La trama è semplice: nel racconto di Luca, ove la scansione delle scene privilegia Maria, le annunciazioni e le nascite del precursore Giovanni Battista e di Gesù si appaiano, con tutte le differenze che le connotano; l'annunciazione è, invece, rivolta a Giuseppe, il padre legale del Bambino, secondo la narrazione di Matteo, che ha come estuario finale il quadro grandioso dei Magi col successivo esodo-fuga in Egitto e il relativo esodo-ritorno.
Noi ora vorremmo, però, individuare i fili interpretativi che Benedetto XVI dipana all'interno della sua lettura di quei testi. Se conserviamo la metafora edilizia iniziale, potremmo parlare, più che di una sala, di una vera e propria planimetria architettonica a più stanze che richiedono diverse chiavi di accesso. È la metafora che adottava Origene, lo scrittore cristiano del III secolo, per definire la sua esegesi delle Sacre Scritture: sono come tante aule davanti alle quali c'è una chiave, ma non è quella giusta perché sono state scambiate e confuse; è, dunque, necessario verificarle a più riprese.
È evidente il riferimento al conflitto delle interpretazioni che già allora vigeva e che si è ramificato nei secoli successivi. Ecco, allora, le principali chiavi ermeneutiche (si dice appunto “la chiave di un testo” per la sua decifrazione) proposte da Ratzinger per i Vangeli dell'infanzia.
La prima e primaria è quella che fa ruotare in interazione “storia e fede”, sulla base anche dell'asserto centrale del cristianesimo: il Lògos eterno e infinito che è Cristo Dio diviene anche sarx, «carne», contingenza, temporalità, finitudine, mortalità, umanità. Ecco, quindi, di fronte a questi racconti dal taglio originale rispetto a quello delle altre pagine evangeliche, la domanda: «Si tratta veramente di storia avvenuta, o è soltanto una meditazione teologica espressa in forma di storia?».
Ogni quadro dell'infanzia di Gesù è sottoposto, perciò, dal Papa a un'essenziale verifica di storicità, anche perché molti esegeti hanno optato, invece, per una chiave “midrashica” per cui saremmo in presenza di una sorta di narrazione parabolica (l'ebraico midrash) attorno a temi, tesi, testi biblici e cristiani, una specie di drammatizzazione narrativa di verità teologiche.
La chiave impugnata da Benedetto XVI è diversa: si tratta di «avvenimenti storici il cui significato è stato teologicamente interpretato dalla comunità cristiana e dai Vangeli». E ancora: «Gesù non è nato e comparso in pubblico nell'imprecisato “una volta” del mito. Egli appartiene a un tempo esattamente databile e a un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda».
Non per nulla nei testi abbondano i rimandi alle coordinate geopolitiche, destinate a far esercitare l'acribia dell'esegesi storico-critica, da Betlemme a Nazaret, da Augusto a Erode, dal tempio di Gerusalemme col suo culto al censimento imperiale di Quirinio. E a sostegno di questa storicità egli propone la suggestiva classificazione dei racconti sotto il genere delle “tradizioni familiari”, vero e proprio «fondamento giudaico-cristiano proveniente dalla tradizione della famiglia di Gesù».
Nell'antico Vicino Oriente questi memoriali storici clanico-familiari avevano un rilievo tale da essere considerati simili a patrimoni, custoditi con fedeltà, ma anche duttilità nelle pagine vive della fertile memoria corale.
C'è, però, di più: in questi eventi storici strutturali si incrocia anche il trascendente e questo contatto fa scattare scintille a livello di interpretazione. In una pagina molto potente il Papa rimanda al grande teologo protestante Karl Barth il quale definiva nettamente i due punti in cui Dio interviene nel mondo materiale: la nascita di Gesù dalla Vergine e la sua risurrezione dal sepolcro. E commenta: «Questi due punti sono uno scandalo per lo spirito moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirituale, ma non nella materia (...) Ma se Dio non ha anche potere sulla materia, allora egli non è Dio». Come è chiaro, divino e storico s'incontrano in un unico crocevia ed esigono, quindi, un'interpretazione congiunta tra teologia e storia.
C'è una seconda chiave che ci viene messa tra le mani ed è quella del nesso tra “storia e profezia”: è noto, infatti, che Matteo costruisce il suo edificio narrativo dell'infanzia di Gesù su una sequenza di citazioni bibliche. Si crea, così, un contrappunto tra profezia ed evento. Ratzinger usa una bellissima formula: chiama gli annunci profetici «parole in attesa» di ricevere la loro decifrazione piena, il loro “protagonista”. Quelle parole in sé germinali, sbocciano in Cristo, come nel celebre caso dell'oracolo di Isaia (7, 14) sulla “giovane / vergine” che genera l'Emmanuele. Perciò, «nella storia di Gesù, le parole antiche diventano realtà (...) e la storia di Gesù proviene dalla Parola di Dio, sostenuta e tessuta da essa».
Si può anche allargare questo sguardo retrospettivo oltre le profezie bibliche e -- come fa Benedetto XVI -- applicarlo analogicamente alla famosa quarta ecloga di Virgilio con le sue immagini generazionali spesso rilette in chiave cristiana, e persino -- sia pure per superamento -- si può rimandare all'iscrizione augustea di Priene (anno 9 prima dell'era cristiana) ove ci si imbatte in un lessico riletto dal cristianesimo («salvatore, pace, ecumene, vangelo»): forse «i sogni segreti e confusi dell'umanità di un nuovo inizio si sono realizzati nell'avvenimento di Cristo, in una realtà come solo Dio poteva creare». La figura dei Magi diventa, al riguardo, emblematica: «essi rappresentano l'incamminarsi dell'umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l'intera storia».
Ed eccoci alla terza chiave tra quelle che il libro ci offre. Fin dalla premessa, Papa Ratzinger ricorda uno dei capisaldi dell'attuale (ma anche tradizionale) narratologia: in azione sono due attori, “l'autore e il lettore”. Soprattutto di fronte a testi performativi e non meramente informativi come sono quelli religiosi, il puro movimento “centripeto” (“che cosa essi dicono in sé”) deve coniugarsi con un percorso “centrifugo” che giunge fino alla periferia dell'oggi (“che cosa essi dicono per me”). È su questa base che le pagine di Benedetto XVI sono costantemente intarsiate di interpellanze rivolte al lettore, un po' come suggeriva Flaubert per il quale leggere non deve solo divertire o istruire, ma deve essere anche guida per il vivere.
Così, tanto per esemplificare, il rapporto tra fede e politica è ripreso nel suo duplice profilo: «A volte, nel corso della storia, i potenti di questo mondo attraggono a sé il regno di Dio; ma proprio allora esso è in pericolo: essi vogliono collegare il loro potere col potere di Gesù, e proprio così deformano il suo regno, lo minacciano. Oppure esso è sottoposto all'insistente persecuzione da parte dei dominatori che non tollerano alcun regno e desiderano eliminare il re senza potere, il cui potere misterioso, tuttavia, essi temono». O ancora, ecco l'applicazione della tragedia dei bambini trucidati da Erode sulla quale incombe il lamento materno della Rachele biblica: «Nella nostra epoca storica rimane attuale il grido delle madri verso Dio, ma al contempo la risurrezione di Gesù ci rafforza nella speranza della vera consolazione».
C'è un quarto e ultimo criterio, corollario del precedente e apparentemente formale. Esso, però, si rivela una vera e propria chiave ermeneutica, nella consapevolezza che il mezzo linguistico è un rilevante strumento interpretativo. Intendiamo riferirci allo stile adottato da Ratzinger - Benedetto XVI nella sua analisi di questi testi evangelici. A differenza di molti teologi che si avvolgono nel manto dell'autoreferenzialità linguistica, striata di oscurità esoterica e oracolare, invalicabile alla «gente che non conosce la Legge» (Giovanni, 7, 49), egli ricorre a un linguaggio sempre limpido, essenziale, incisivo, persino umile («una spiegazione pienamente convincente di questo finora non l'ho trovata»), com'è tipico anche della sua persona.
Prima est eloquentiae virtus perspicuitas, insegnava quel maestro di retorica che era Quintiliano, convinto che la limpidità di discorso fosse la prima virtù dell'eloquenza. Ratzinger mette in pratica quel principio che Wittgenstein aveva coniato (ma poco seguito) nel suo Tractatus logico-philosophicus: «Tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente», e già quel grande oratore che era san Bernardino da Siena ammoniva che «colui che parla chiaro, ha chiaro l'animo suo». Questa virtù, per altro, è richiesta dall'oggetto stesso di quei 180 versetti, che hanno al centro un Bambino che nasce da «una giovane donna ignota, in una piccola città ignota, in un'ignota casa privata. Il segno della Nuova Alleanza è l'umiltà, il nascondimento».
Alla nostra semplice ed essenziale mappa di lettura dello scritto ratzingeriano con le quattro coordinate fondamentali indicate desidereremmo accostare del tutto marginalmente un'appendice. A Benedetto XVI, come ha avuto occasione di attestare anche nell'omelia di chiusura del recente Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, è cara l'iniziativa del Cortile dei gentili.
Ebbene, ne vorremmo idealmente aprire uno proprio attorno ai Vangeli dell'infanzia di Gesù, convocando un non credente doc, lo scrittore e filosofo esistenzialista francese Jean-Paul Sartre. Era il Natale 1940 e nello Stalag XII d di Treviri ove era internato, egli fu sollecitato dai suoi compagni cristiani di detenzione a comporre una sorta di rappresentazione sacra. Elaborò, così, il suo primo testo teatrale, Bariona o il figlio del tuono.
Ebbene, in quel testo, a un certo punto, entrava in scena Maria che aveva appena dato alla luce il Bambino Gesù e, come ogni madre si era messa a contemplarlo con tenerezza, consapevole dell'unicità della sua esperienza. Ecco alcune righe veramente sorprendenti di quell'opera composta da un autore di netta caratura “gentile”. «Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio (...) Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia!”. Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive».
(©L'Osservatore Romano 21 novembre 2012)
Le quattro chiavi di Benedetto e la tenerezza di Sartre
di Gianfranco Ravasi
Sono 180 versetti distribuiti in quattro capitoli, due posti in apertura al Vangelo di Matteo e due sulla soglia di quello di Luca. Pagine che hanno generato un ininterrotto filo d'oro artistico, letterario, musicale e che sono state assediate da una vera e propria selva bibliografica esegetica. Racconti che si muovono sul binario della narrazione, dotata di uno straordinario montaggio quasi filmico, e su quello della teologia, tant'è vero che sottese a esse incontriamo due nuclei capitali della professione di fede cristiana: da un lato, la discendenza storica davidica e, quindi, messianica di Gesù di Nazaret e, d'altro lato, la sua concezione verginale per opera dello Spirito Santo e, di conseguenza, la divinità filiale dello stesso Cristo.
È ciò che san Paolo pone sul frontone del suo capolavoro teologico, la Lettera ai Romani: «l'evangelo di Dio, promesso per mezzo dei suoi profeti nelle Sacre Scritture, riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità» (1, 2-4).
Stiamo parlando dei cosiddetti “Vangeli dell'infanzia” ai quali Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ha dedicato la terza e ultima tavola del suo trittico su Gesù di Nazaret (L'infanzia di Gesù, Milano - Città del Vaticano, Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, pagine 176, euro 17). Nella premessa egli ci propone una metafora descrittiva per definire questa sua analisi dell'infanzia di Gesù: siamo come nella «sala d'ingresso» di quella solenne architettura già perlustrata nei due volumi precedenti che mettevano in scena la vita pubblica di Cristo e la sua morte con l'approdo alla gloria della risurrezione.
In questo spazio iniziale, però, già si proiettano le ombre e le luci successive: la persecuzione di Erode con la strage degli innocenti è riverberata dal sangue della croce, l'intera Gerusalemme è sconvolta per la notizia della nascita del Bambino, come lo sarà nell'atto supremo del rifiuto finale, i tre giorni trascorsi da Gesù dodicenne nel tempio sembrano prefigurare il triduo della tomba, e l'arte delle icone di Novgorod (XV secolo) ha creato il modulo poi popolare di rappresentare la mangiatoia in cui è deposto il neonato Gesù come il sepolcro o anche l'altare ove “si mangia” il corpo di Cristo eucaristico, per usare una curiosa allegoria della “mangiatoia” evocata da sant'Agostino.
È proprio con la tecnica quasi cinematografica dell'anticipazione che Benedetto XVI apre il suo libro: nella “sala d'ingresso” fa risuonare una domanda che echeggerà più oltre sotto le volte del pretorio romano di Gerusalemme, quando il governatore Pilato interpellerà l'imputato Gesù: Póthen ei sy; «Di dove sei tu?» (Giovanni, 19, 9). Questa domanda dal sapore meramente anagrafico si riveste per il quarto Vangelo di un ammiccamento trascendente ulteriore. È per questo che l'interrogativo serpeggerà altrove nei Vangeli, ed esso ha la sua risposta proprio in questi 180 versetti che ora il Papa perlustra in un itinerario puntuale, ma trasparente e quasi narrativo.
La trama è semplice: nel racconto di Luca, ove la scansione delle scene privilegia Maria, le annunciazioni e le nascite del precursore Giovanni Battista e di Gesù si appaiano, con tutte le differenze che le connotano; l'annunciazione è, invece, rivolta a Giuseppe, il padre legale del Bambino, secondo la narrazione di Matteo, che ha come estuario finale il quadro grandioso dei Magi col successivo esodo-fuga in Egitto e il relativo esodo-ritorno.
Noi ora vorremmo, però, individuare i fili interpretativi che Benedetto XVI dipana all'interno della sua lettura di quei testi. Se conserviamo la metafora edilizia iniziale, potremmo parlare, più che di una sala, di una vera e propria planimetria architettonica a più stanze che richiedono diverse chiavi di accesso. È la metafora che adottava Origene, lo scrittore cristiano del III secolo, per definire la sua esegesi delle Sacre Scritture: sono come tante aule davanti alle quali c'è una chiave, ma non è quella giusta perché sono state scambiate e confuse; è, dunque, necessario verificarle a più riprese.
È evidente il riferimento al conflitto delle interpretazioni che già allora vigeva e che si è ramificato nei secoli successivi. Ecco, allora, le principali chiavi ermeneutiche (si dice appunto “la chiave di un testo” per la sua decifrazione) proposte da Ratzinger per i Vangeli dell'infanzia.
La prima e primaria è quella che fa ruotare in interazione “storia e fede”, sulla base anche dell'asserto centrale del cristianesimo: il Lògos eterno e infinito che è Cristo Dio diviene anche sarx, «carne», contingenza, temporalità, finitudine, mortalità, umanità. Ecco, quindi, di fronte a questi racconti dal taglio originale rispetto a quello delle altre pagine evangeliche, la domanda: «Si tratta veramente di storia avvenuta, o è soltanto una meditazione teologica espressa in forma di storia?».
Ogni quadro dell'infanzia di Gesù è sottoposto, perciò, dal Papa a un'essenziale verifica di storicità, anche perché molti esegeti hanno optato, invece, per una chiave “midrashica” per cui saremmo in presenza di una sorta di narrazione parabolica (l'ebraico midrash) attorno a temi, tesi, testi biblici e cristiani, una specie di drammatizzazione narrativa di verità teologiche.
La chiave impugnata da Benedetto XVI è diversa: si tratta di «avvenimenti storici il cui significato è stato teologicamente interpretato dalla comunità cristiana e dai Vangeli». E ancora: «Gesù non è nato e comparso in pubblico nell'imprecisato “una volta” del mito. Egli appartiene a un tempo esattamente databile e a un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda».
Non per nulla nei testi abbondano i rimandi alle coordinate geopolitiche, destinate a far esercitare l'acribia dell'esegesi storico-critica, da Betlemme a Nazaret, da Augusto a Erode, dal tempio di Gerusalemme col suo culto al censimento imperiale di Quirinio. E a sostegno di questa storicità egli propone la suggestiva classificazione dei racconti sotto il genere delle “tradizioni familiari”, vero e proprio «fondamento giudaico-cristiano proveniente dalla tradizione della famiglia di Gesù».
Nell'antico Vicino Oriente questi memoriali storici clanico-familiari avevano un rilievo tale da essere considerati simili a patrimoni, custoditi con fedeltà, ma anche duttilità nelle pagine vive della fertile memoria corale.
C'è, però, di più: in questi eventi storici strutturali si incrocia anche il trascendente e questo contatto fa scattare scintille a livello di interpretazione. In una pagina molto potente il Papa rimanda al grande teologo protestante Karl Barth il quale definiva nettamente i due punti in cui Dio interviene nel mondo materiale: la nascita di Gesù dalla Vergine e la sua risurrezione dal sepolcro. E commenta: «Questi due punti sono uno scandalo per lo spirito moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirituale, ma non nella materia (...) Ma se Dio non ha anche potere sulla materia, allora egli non è Dio». Come è chiaro, divino e storico s'incontrano in un unico crocevia ed esigono, quindi, un'interpretazione congiunta tra teologia e storia.
C'è una seconda chiave che ci viene messa tra le mani ed è quella del nesso tra “storia e profezia”: è noto, infatti, che Matteo costruisce il suo edificio narrativo dell'infanzia di Gesù su una sequenza di citazioni bibliche. Si crea, così, un contrappunto tra profezia ed evento. Ratzinger usa una bellissima formula: chiama gli annunci profetici «parole in attesa» di ricevere la loro decifrazione piena, il loro “protagonista”. Quelle parole in sé germinali, sbocciano in Cristo, come nel celebre caso dell'oracolo di Isaia (7, 14) sulla “giovane / vergine” che genera l'Emmanuele. Perciò, «nella storia di Gesù, le parole antiche diventano realtà (...) e la storia di Gesù proviene dalla Parola di Dio, sostenuta e tessuta da essa».
Si può anche allargare questo sguardo retrospettivo oltre le profezie bibliche e -- come fa Benedetto XVI -- applicarlo analogicamente alla famosa quarta ecloga di Virgilio con le sue immagini generazionali spesso rilette in chiave cristiana, e persino -- sia pure per superamento -- si può rimandare all'iscrizione augustea di Priene (anno 9 prima dell'era cristiana) ove ci si imbatte in un lessico riletto dal cristianesimo («salvatore, pace, ecumene, vangelo»): forse «i sogni segreti e confusi dell'umanità di un nuovo inizio si sono realizzati nell'avvenimento di Cristo, in una realtà come solo Dio poteva creare». La figura dei Magi diventa, al riguardo, emblematica: «essi rappresentano l'incamminarsi dell'umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l'intera storia».
Ed eccoci alla terza chiave tra quelle che il libro ci offre. Fin dalla premessa, Papa Ratzinger ricorda uno dei capisaldi dell'attuale (ma anche tradizionale) narratologia: in azione sono due attori, “l'autore e il lettore”. Soprattutto di fronte a testi performativi e non meramente informativi come sono quelli religiosi, il puro movimento “centripeto” (“che cosa essi dicono in sé”) deve coniugarsi con un percorso “centrifugo” che giunge fino alla periferia dell'oggi (“che cosa essi dicono per me”). È su questa base che le pagine di Benedetto XVI sono costantemente intarsiate di interpellanze rivolte al lettore, un po' come suggeriva Flaubert per il quale leggere non deve solo divertire o istruire, ma deve essere anche guida per il vivere.
Così, tanto per esemplificare, il rapporto tra fede e politica è ripreso nel suo duplice profilo: «A volte, nel corso della storia, i potenti di questo mondo attraggono a sé il regno di Dio; ma proprio allora esso è in pericolo: essi vogliono collegare il loro potere col potere di Gesù, e proprio così deformano il suo regno, lo minacciano. Oppure esso è sottoposto all'insistente persecuzione da parte dei dominatori che non tollerano alcun regno e desiderano eliminare il re senza potere, il cui potere misterioso, tuttavia, essi temono». O ancora, ecco l'applicazione della tragedia dei bambini trucidati da Erode sulla quale incombe il lamento materno della Rachele biblica: «Nella nostra epoca storica rimane attuale il grido delle madri verso Dio, ma al contempo la risurrezione di Gesù ci rafforza nella speranza della vera consolazione».
C'è un quarto e ultimo criterio, corollario del precedente e apparentemente formale. Esso, però, si rivela una vera e propria chiave ermeneutica, nella consapevolezza che il mezzo linguistico è un rilevante strumento interpretativo. Intendiamo riferirci allo stile adottato da Ratzinger - Benedetto XVI nella sua analisi di questi testi evangelici. A differenza di molti teologi che si avvolgono nel manto dell'autoreferenzialità linguistica, striata di oscurità esoterica e oracolare, invalicabile alla «gente che non conosce la Legge» (Giovanni, 7, 49), egli ricorre a un linguaggio sempre limpido, essenziale, incisivo, persino umile («una spiegazione pienamente convincente di questo finora non l'ho trovata»), com'è tipico anche della sua persona.
Prima est eloquentiae virtus perspicuitas, insegnava quel maestro di retorica che era Quintiliano, convinto che la limpidità di discorso fosse la prima virtù dell'eloquenza. Ratzinger mette in pratica quel principio che Wittgenstein aveva coniato (ma poco seguito) nel suo Tractatus logico-philosophicus: «Tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente», e già quel grande oratore che era san Bernardino da Siena ammoniva che «colui che parla chiaro, ha chiaro l'animo suo». Questa virtù, per altro, è richiesta dall'oggetto stesso di quei 180 versetti, che hanno al centro un Bambino che nasce da «una giovane donna ignota, in una piccola città ignota, in un'ignota casa privata. Il segno della Nuova Alleanza è l'umiltà, il nascondimento».
Alla nostra semplice ed essenziale mappa di lettura dello scritto ratzingeriano con le quattro coordinate fondamentali indicate desidereremmo accostare del tutto marginalmente un'appendice. A Benedetto XVI, come ha avuto occasione di attestare anche nell'omelia di chiusura del recente Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, è cara l'iniziativa del Cortile dei gentili.
Ebbene, ne vorremmo idealmente aprire uno proprio attorno ai Vangeli dell'infanzia di Gesù, convocando un non credente doc, lo scrittore e filosofo esistenzialista francese Jean-Paul Sartre. Era il Natale 1940 e nello Stalag XII d di Treviri ove era internato, egli fu sollecitato dai suoi compagni cristiani di detenzione a comporre una sorta di rappresentazione sacra. Elaborò, così, il suo primo testo teatrale, Bariona o il figlio del tuono.
Ebbene, in quel testo, a un certo punto, entrava in scena Maria che aveva appena dato alla luce il Bambino Gesù e, come ogni madre si era messa a contemplarlo con tenerezza, consapevole dell'unicità della sua esperienza. Ecco alcune righe veramente sorprendenti di quell'opera composta da un autore di netta caratura “gentile”. «Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio (...) Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia!”. Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive».
(©L'Osservatore Romano 21 novembre 2012)
Mons. Mueller, dopo il libro su Gesù il Papa pubblicherà l'enciclica sulla fede (Giansoldati)
Mons. Mueller, dopo il libro su Gesù il Papa pubblicherà l'enciclica sulla fede
di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO -
Monsignor Gerhard Mueller, prefetto della Congregazione della Fede commenta l'uscita del terzo tassello della trilogia sulla vita di Gesù di Nazareth, in attesa dell'uscita dell'enciclica sulla fede.Cosa l'ha colpita di questo libro?
Il fatto che Benedetto XVI è riuscito a mettere a fuoco la storicità dei fatti. Perchè è chiaro che non si tratta di un mito, non si tratta nemmeno di un elenco di valori, ma si tratta di un fatto storico, il Vangelo chiarisce che Dio è entrato nella nostra vita, con tutti noi ed è parte delle nostre sofferenze e delle nostre speranze.
Quali sono gli aspetti sulla storicità che maggiormente emergono?
Ci sono differenti opinioni, ma questo dipende da una ermeneutica fondamentale della rivelazione e chiaramente l’intenzione degli autori biblici era di presentare anche la storicità dei Vangeli. Dio si è fatto carne per mezzo dell'incarnazione e questa incarnazione inizia non tanto nella nascita di Gesù ma nel momento della sua concezione.
Ci saranno altri libri?
Non credo che il Papa scriverà altri libri su Gesù, con questo ha terminato il ciclo. Ora aspettiamo l'enciclica sulla fede. Verrà pubblicata entro l'anno prossimo che, come si sa, è un anno interamente dedicato alla riflessione sulla Fede.
A che punto è il testo?
Non so se l'ha terminata, il Papa so che ci sta lavorando.
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_mueller/notizie/232996.shtml
di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO -
Monsignor Gerhard Mueller, prefetto della Congregazione della Fede commenta l'uscita del terzo tassello della trilogia sulla vita di Gesù di Nazareth, in attesa dell'uscita dell'enciclica sulla fede.Cosa l'ha colpita di questo libro?
Il fatto che Benedetto XVI è riuscito a mettere a fuoco la storicità dei fatti. Perchè è chiaro che non si tratta di un mito, non si tratta nemmeno di un elenco di valori, ma si tratta di un fatto storico, il Vangelo chiarisce che Dio è entrato nella nostra vita, con tutti noi ed è parte delle nostre sofferenze e delle nostre speranze.
Quali sono gli aspetti sulla storicità che maggiormente emergono?
Ci sono differenti opinioni, ma questo dipende da una ermeneutica fondamentale della rivelazione e chiaramente l’intenzione degli autori biblici era di presentare anche la storicità dei Vangeli. Dio si è fatto carne per mezzo dell'incarnazione e questa incarnazione inizia non tanto nella nascita di Gesù ma nel momento della sua concezione.
Ci saranno altri libri?
Non credo che il Papa scriverà altri libri su Gesù, con questo ha terminato il ciclo. Ora aspettiamo l'enciclica sulla fede. Verrà pubblicata entro l'anno prossimo che, come si sa, è un anno interamente dedicato alla riflessione sulla Fede.
A che punto è il testo?
Non so se l'ha terminata, il Papa so che ci sta lavorando.
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_mueller/notizie/232996.shtml
martedì 20 novembre 2012
"Infanzia di Gesù", il Papa: sì, io credo: la verginità di Maria segno per il mondo (Izzo)
LIBRO PAPA: "SI',IO CREDO"; VERGINITA' MARIA SEGNO PER MONDO
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 20 nov.
"Si', io credo". Queste parole Joseph Ratzinger-Benedetto XVI le confida ai lettori nel libro "L'infanzia di Gesu'", dove (contestando diffuse interpretazioni esegetiche ed anche l'ipotesi di Sant'Agostino sul voto di verginita' fatto dalla giovane, che "fuoriesce totalmente dal mondo del giudaismo") affronta in modo ampio e approfondito il mistero della Verginita' di Maria, che tale, ammette, era anche per l'interessata, la quale al momento dell'Annunciazione, "per motivi a noi non accessibili, non vede alcun modo di diventare madre del Messia per via del rapporto coniugale". Ma ugualmente risponde "si'". E poi "resta sola con il compito che in verita' supera ogni capacita' umana". "Oggi - scrive il Papa teologo - dopo tutta la ricerca affannosa dell'esegesi critica, possiamo condividere, in modo del tutto nuovo, lo stupore per il fatto che una parola dell'anno 733 rimasta incomprensibile (ndr, la citazione di Isaia riportata da Matteo: 'Ecco la Vergine concepira' e dara' alla luce un Figlio') si e' avverata al momento del concepimento". Con essa, ragiona Ratzinger, "Dio in effetti ci ha dato un grande segno". Il messaggio, per il Papa, e' molto chiaro, ed e' analogo a quello offertoci con la Risurrezione, sulla quale si basa la fede cristiana: "Dio e' Dio e non si muove soltanto nel mondo delle idee". "Ci sono due punti nella storia di Gesu' nei quali l'operare di Dio interviene immediatamente nel mondo materiale: la nascita della Vergine e la Risurrezione, in cui Gesu' e' rimasto e non ha subito corruzione", scrive il Pontefice riportando Karl Barth, il teologo protestante svizzero citato piu' volte dal Pontefice nel libro presentato oggi. "Questi due punti - continua - sono uno scandalo per il mondo moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirtuale, ma non sulla materia. Cio' disturba. Li' non e' il suo posto". "Ma - osserva Benedetto XVI - proprio di questo si tratta: che cioe' Dio e' Dio, e non si muove soltanto nel mondo delle idee. In questo senso in ambedue i punti si tratta dello stesso essere-Dio di Dio".
Per Benedetto XVI, che indirettamente risponde qui anche alle affermazioni dell'ex sacerdote e teologo Vito Mancuso sulla non onnipotenza, "se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non e' Dio". "Naturalmente - ammette pero' il Pontefice - non si possono attribuire a Dio cose insensate o irragionevoli o in contrasto con la sua creazione. Ma qui - tiene a precisare il Papa teologo riguardo alla Verginita' di Maria e alla Risurrezione - non si tratta di qualcosa di irragionevole e di contraddittorio, bensi' proprio di qualcosa di positivo: del potere di Dio creatore che abbraccia tutto l'essere". Ma sul tema del concepimento e del parto verginali, il libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI contiene anche pagine che vanno al di la' della confutazione di teorie non fondate, e a leggerle in un'ottica di fede sono veramente commoventi. Ad esempio, il Papa definisce "normale" il fatto che "solo dopo la morte di Maria il mistero potesse diventare pubblico ed entrare nella comune tradizione del cristianesimo". Infatti "l'apparire tardivo delle tradizioni mariane trova la sua spiegazione nella discrezione della Madre e dei circoli intorno a Lei: gli avvenimenti sacri al 'mattino' della sua vita non potevano diventare tradizione pubblica finche' lei stessa era ancora in vita". Soprattutto nel libro del Papa la Vergine e' davvero coprotagonista (mediatrice se non corredentrice, come vuole la tradizione cattolica). "La genealogia degli uomini - afferma - ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo. E, ciononostante, alla fine e' Maria, l'umile vergine di Nazaret, colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo l'essere persona umana". In un altro paragrafo, il Pontefice conferma poi la tradizione che vuole Maria come "fonte" dell'evangelista Luca, anche se "l'esegesi critica moderna lascera' intendere di ritenere piuttosto ingenui collegamenti del genere". "Ma perche' - si chiede Joseph Ratzinger-Benedetto XVI - non dovrebbe esserci stata una tale tradizione, conservata e al contempo teologicamente modellata, nel circolo piu' stretto? Perche' Luca dovrebbe aver inventato l'affermazione circa il custodire delle parole e degli eventi nel cuore di Maria, se per questo non c'era alcun riferimento concreto? Perche' avrebbe dovuto parlare del suo meditare sulle parole se al riguardo non si sapeva nulla?".
© Copyright (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 20 nov.
"Si', io credo". Queste parole Joseph Ratzinger-Benedetto XVI le confida ai lettori nel libro "L'infanzia di Gesu'", dove (contestando diffuse interpretazioni esegetiche ed anche l'ipotesi di Sant'Agostino sul voto di verginita' fatto dalla giovane, che "fuoriesce totalmente dal mondo del giudaismo") affronta in modo ampio e approfondito il mistero della Verginita' di Maria, che tale, ammette, era anche per l'interessata, la quale al momento dell'Annunciazione, "per motivi a noi non accessibili, non vede alcun modo di diventare madre del Messia per via del rapporto coniugale". Ma ugualmente risponde "si'". E poi "resta sola con il compito che in verita' supera ogni capacita' umana". "Oggi - scrive il Papa teologo - dopo tutta la ricerca affannosa dell'esegesi critica, possiamo condividere, in modo del tutto nuovo, lo stupore per il fatto che una parola dell'anno 733 rimasta incomprensibile (ndr, la citazione di Isaia riportata da Matteo: 'Ecco la Vergine concepira' e dara' alla luce un Figlio') si e' avverata al momento del concepimento". Con essa, ragiona Ratzinger, "Dio in effetti ci ha dato un grande segno". Il messaggio, per il Papa, e' molto chiaro, ed e' analogo a quello offertoci con la Risurrezione, sulla quale si basa la fede cristiana: "Dio e' Dio e non si muove soltanto nel mondo delle idee". "Ci sono due punti nella storia di Gesu' nei quali l'operare di Dio interviene immediatamente nel mondo materiale: la nascita della Vergine e la Risurrezione, in cui Gesu' e' rimasto e non ha subito corruzione", scrive il Pontefice riportando Karl Barth, il teologo protestante svizzero citato piu' volte dal Pontefice nel libro presentato oggi. "Questi due punti - continua - sono uno scandalo per il mondo moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirtuale, ma non sulla materia. Cio' disturba. Li' non e' il suo posto". "Ma - osserva Benedetto XVI - proprio di questo si tratta: che cioe' Dio e' Dio, e non si muove soltanto nel mondo delle idee. In questo senso in ambedue i punti si tratta dello stesso essere-Dio di Dio".
Per Benedetto XVI, che indirettamente risponde qui anche alle affermazioni dell'ex sacerdote e teologo Vito Mancuso sulla non onnipotenza, "se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non e' Dio". "Naturalmente - ammette pero' il Pontefice - non si possono attribuire a Dio cose insensate o irragionevoli o in contrasto con la sua creazione. Ma qui - tiene a precisare il Papa teologo riguardo alla Verginita' di Maria e alla Risurrezione - non si tratta di qualcosa di irragionevole e di contraddittorio, bensi' proprio di qualcosa di positivo: del potere di Dio creatore che abbraccia tutto l'essere". Ma sul tema del concepimento e del parto verginali, il libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI contiene anche pagine che vanno al di la' della confutazione di teorie non fondate, e a leggerle in un'ottica di fede sono veramente commoventi. Ad esempio, il Papa definisce "normale" il fatto che "solo dopo la morte di Maria il mistero potesse diventare pubblico ed entrare nella comune tradizione del cristianesimo". Infatti "l'apparire tardivo delle tradizioni mariane trova la sua spiegazione nella discrezione della Madre e dei circoli intorno a Lei: gli avvenimenti sacri al 'mattino' della sua vita non potevano diventare tradizione pubblica finche' lei stessa era ancora in vita". Soprattutto nel libro del Papa la Vergine e' davvero coprotagonista (mediatrice se non corredentrice, come vuole la tradizione cattolica). "La genealogia degli uomini - afferma - ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo. E, ciononostante, alla fine e' Maria, l'umile vergine di Nazaret, colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo l'essere persona umana". In un altro paragrafo, il Pontefice conferma poi la tradizione che vuole Maria come "fonte" dell'evangelista Luca, anche se "l'esegesi critica moderna lascera' intendere di ritenere piuttosto ingenui collegamenti del genere". "Ma perche' - si chiede Joseph Ratzinger-Benedetto XVI - non dovrebbe esserci stata una tale tradizione, conservata e al contempo teologicamente modellata, nel circolo piu' stretto? Perche' Luca dovrebbe aver inventato l'affermazione circa il custodire delle parole e degli eventi nel cuore di Maria, se per questo non c'era alcun riferimento concreto? Perche' avrebbe dovuto parlare del suo meditare sulle parole se al riguardo non si sapeva nulla?".
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Il Papa scrittore. Vasta produzione pre e post elezione: Benedetto XVI ha innovato lo stile dei Papi (Ansa)
SCHEDA: Non solo libri Gesu' per Ratzinger scrittore
Vasta produzione pre e post elezione. Ha innovato stile papi
CITTA' DEL VATICANO, 20 NOV
Dedicata ai vangeli dell'infanzia, nella Giornata mondiale dell'infanzia diventa pubblica l'ultima fatica letteraria di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
Oltre un milione di copie, in 9 lingue e 50 paesi, per l'ultimo volume della trilogia dedicata a Gesu' di Nazaret, tra il Gesu' storico e il Cristo della fede, per indagarne gli aspetti scientifici e spirituali che possano parlare all'uomo moderno se in cerca di Dio.
Il primo volume della trilogia e' stato pubblicato nel 2007 e il secondo nel 2011.
Come ha sottolineato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, Benedetto XVI ha tenuto moltissimo a portare a termine la trilogia e gli ha dedicato ogni minuto libero della sua vita da Papa.
Questo "frutto felice e impegnativo" non e' il solo del Papa scrittore che gia' da cardinale vantava una vasta produzione accademica e teologica.
Risale al novembre 2010, poco prima dell'uscita del secondo volume del Gesu' di Nazaret, ''Luce del mondo'', la prima intervista a tutto campo concessa da un Papa, senza concordare le domande ne' censurare la stesura, colloquio con il giornalista tedesco Peter Seewald.
Un libro davvero innovativo nella comunicazione pontificia. Altri testi analoghi a ''Luce del mondo'', per la loro carica innovativa, sono la lettera ai vescovi sul caso Williamson (2009) e quella agli irlandesi sullo scandalo degli abusi sessuali dei membri del clero (2010).
Nella prima, oltre ad ammettere ''errori'' nella gestione della revoca della scomunica al vescovo lefebvriano poi risultato negazionista, Benedetto XVI manifestava dolore e esprimeva sentimenti in modo del tutto inconsueto per un papa. Lo stesso nella seconda, in cui riconosceva la gravita' degli abusi e le inadempienze della chiesa nel perseguirli.
Oltre alle encicliche, tra gli altri testi del pontificato piu' nel solco della tradizione vanno segnalati il motu proprio 'Summorum pontificum' che liberalizza la messa in latino (2007) e, nello stesso anno, la lettera ai cattolici cinesi.
Con il primo papa Ratzinger offre a quanti nella chiesa vogliono celebrare secondo l'antico rito l'opportunita' di farlo senza diventare lefebvriani.
Con la seconda da' sostegno ai cattolici cinesi e nello stesso tempo tenta di allacciare un dialogo con le autorita' di Pechino. La produzione di Joseph Ratzinger prima di essere eletto al soglio di Pietro e' vastissima e ne fa uno dei piu' grandi teologici contemporanei, apprezzato in tutto il mondo cristiano.
Nello stile della comunicazione piu' immediata si colloca l'intervista ''Rapporto sulla fede'', concessa 25 anni fa all'italiano Vittorio Messori, e le due interviste a Seewald, 'Sale della terra' nel '96 e 'Dio e il mondo' nel 2000.
© Copyright Ansa
Vasta produzione pre e post elezione. Ha innovato stile papi
CITTA' DEL VATICANO, 20 NOV
Dedicata ai vangeli dell'infanzia, nella Giornata mondiale dell'infanzia diventa pubblica l'ultima fatica letteraria di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
Oltre un milione di copie, in 9 lingue e 50 paesi, per l'ultimo volume della trilogia dedicata a Gesu' di Nazaret, tra il Gesu' storico e il Cristo della fede, per indagarne gli aspetti scientifici e spirituali che possano parlare all'uomo moderno se in cerca di Dio.
Il primo volume della trilogia e' stato pubblicato nel 2007 e il secondo nel 2011.
Come ha sottolineato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, Benedetto XVI ha tenuto moltissimo a portare a termine la trilogia e gli ha dedicato ogni minuto libero della sua vita da Papa.
Questo "frutto felice e impegnativo" non e' il solo del Papa scrittore che gia' da cardinale vantava una vasta produzione accademica e teologica.
Risale al novembre 2010, poco prima dell'uscita del secondo volume del Gesu' di Nazaret, ''Luce del mondo'', la prima intervista a tutto campo concessa da un Papa, senza concordare le domande ne' censurare la stesura, colloquio con il giornalista tedesco Peter Seewald.
Un libro davvero innovativo nella comunicazione pontificia. Altri testi analoghi a ''Luce del mondo'', per la loro carica innovativa, sono la lettera ai vescovi sul caso Williamson (2009) e quella agli irlandesi sullo scandalo degli abusi sessuali dei membri del clero (2010).
Nella prima, oltre ad ammettere ''errori'' nella gestione della revoca della scomunica al vescovo lefebvriano poi risultato negazionista, Benedetto XVI manifestava dolore e esprimeva sentimenti in modo del tutto inconsueto per un papa. Lo stesso nella seconda, in cui riconosceva la gravita' degli abusi e le inadempienze della chiesa nel perseguirli.
Oltre alle encicliche, tra gli altri testi del pontificato piu' nel solco della tradizione vanno segnalati il motu proprio 'Summorum pontificum' che liberalizza la messa in latino (2007) e, nello stesso anno, la lettera ai cattolici cinesi.
Con il primo papa Ratzinger offre a quanti nella chiesa vogliono celebrare secondo l'antico rito l'opportunita' di farlo senza diventare lefebvriani.
Con la seconda da' sostegno ai cattolici cinesi e nello stesso tempo tenta di allacciare un dialogo con le autorita' di Pechino. La produzione di Joseph Ratzinger prima di essere eletto al soglio di Pietro e' vastissima e ne fa uno dei piu' grandi teologici contemporanei, apprezzato in tutto il mondo cristiano.
Nello stile della comunicazione piu' immediata si colloca l'intervista ''Rapporto sulla fede'', concessa 25 anni fa all'italiano Vittorio Messori, e le due interviste a Seewald, 'Sale della terra' nel '96 e 'Dio e il mondo' nel 2000.
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Il Papa torna professore. Per la terza volta il Pontefice indossa i panni del saggista e conclude una trilogia su Gesù di Nazaret
Papa/ Conclude trilogia su Gesù contro mito e scetticismo
La verginità di Maria, il bue e l'asinello, la cometa 'supernova'
Città del Vaticano, 20 nov. (TMNews)
Il Papa torna professore. Per la terza volta il Pontefice indossa i panni del saggista e conclude una trilogia su Gesù di Nazaret.
Nel 2007 Benedetto XVI ha dato alle stampe il primo volume su Gesù di Nazaret (dal battesimo alla trasfigurazione), nel 2011 quello che copre gli eventi dall'ingresso a Gerusalemme alla risurrezione e da domani arriva in libreria - un milione di copie in nove lingua destinate a cinquanta paesi diversi - il terzo e ultimo libro.
'L'infanzia di Gesù' - "quasi una sala d'ingresso ai due precedenti volumi" - sviscera i racconti contenuti nei Vangeli di Matteo e Luca sull'infanzia del Nazareno e passa in rassegna senza timore questioni fondamentali come la virginità della Madonna, i magi e la stella cometa, il bue e l'asinello. Problematico, coltissimo, il Papa insiste sul fatto che il Vangelo è "storia, storia reale, avvenuta, certamente storia interpretata e compresa in base alla Parola di Dio". Non è né mito né biografia, ma va letto con gli occhi della fede.
L''Osservatore romano' chiosa - in un articolo del direttore Gian Maria Vian intitolato 'La protesta dei magi' - ricordando che "all'inizio degli anni Sessanta del Novecento in alcuni ambienti esegetici anche cattolici cominciò a rafforzarsi un'ondata di scetticismo, se non addirittura di sufficienza, nei confronti dei racconti evangelici canonici dell'infanzia. A farne le spese era in particolare l'episodio dei magi, dei quali si arrivava a proclamare senza esitazioni che non fossero mai esistiti". In quegli anni Joseph Ratzinger iniziava la sua carriera accademica nelle facoltà teologiche di teologia, oggi torna sull'argomento con l'autorità del Pontefice romano.
Ratzinger sottolinea che nella genealogia di Gesù vi sono quattro donne - Tamar, Rahab, Rut e la moglie di Uria - sono tutte peccatrici ("la loro menzione implicherebbe l'indicazione che Gesù avrebbe preso su di sé i peccati e, con questi, il peccato del mondo") e non ebree: "Per loro tramite entra quindi nella genealogia di Gesù il mondo delle genti - si rende visibile la sua missione verso ebrei e pagani". Grande rilievo hanno nel libro del Papa le figure di Maria e Giuseppe. Quest'ultimo è "una persona intimamente attenta al divino, dotata di una peculiare sensibilità per Dio e per le sue vie". La Madonna "appare una donna coraggiosa, che anche di fronte all'inaudito, mantiene l'autocontrollo". Ratzinger si sofferma poi su un tema 'scomodo'. "Il parto verginale - mito o verità storica?", è la domanda. "E' una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere ed interpretare il mistero di Gesù?". Il Papa giunge alla conclusione che Gesù è nato da "Maria Vergine", non senza aver prima parlato degli interrogativi che da secoli pongono fedeli, teologi e uomini di Chiesa e dopo aver preso le distanze, sul tema, anche dal suo amato Sant'Agostino. "Se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio", è la conclusione. "Ma Egli possiede questo potere, e con il concepimento e la risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato una nuova creazione".
Stesso approccio sulla cometa. Con il sorgere dell'astronomia moderna, sviluppata pure da cristiani credenti, è stata posta nuovamente nche la questione circa questo astro", avverte Ratzinger. Il Papa sottolinea che l'anno 7 o 6 avanti Cristo è "l'anno verosimile della nascita di Gesù". Ammette la teoria di Giovanni Keplero, secondo il quale la cometa era una supernova, "stella debole o molto lontana in cui avviene un'enorme esplosione, così che essa per settimane e mesi sviluppa un'intensa luminosità". COncede anche che "la grande congiunzione di Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci negli anni 7-6 a.C. Sembra essere un fatto accertato". Ma la scienza non basta a spiegare perché i re Magi si sono messi in marcia verso il Paese di Giuda: "Non è la stella a determinare il destino del Bambino, ma il bambino guida la stella".
Non ha timore, Ratzinger, di demitizzare anche alcuni capisaldi della devozione popolare. Alla nascita di Gesù nella grotta, "nel Vangelo non si parla di animali", scrive Ratzinger. "Ma la meditazione guidata dalla fede, leggendo l'Antico e il Nuovo Testamento collegati tra loro, ha ben presto colmato questa lacuna". E, con una contaminazione tra il Vangelo e i libri biblici di Isaia, Esodo e Abacuc, sono spuntati, come figure simboliche, il bue e l'asinello. "L'iconografia cristiana - rassicura il Papa - già ben presto ha colto questo motivo. Nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all'asino". Quanto al "canto degli angeli" raccontato dal Vangelo, "si può ben comprendere che il semplice popolo dei credenti abbia poi sentito cantare anche i pastori, e, fino a oggi, nella Notte Santa, si unisca alle loro melodie, esprimendo col canto la grande gioia che da allora sino alla fine dei tempi a tutti è donata".
Il libro, edito insieme da Rizzoli e Libreria editrice vaticana (Lev), è stato presentato stamane dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, dalla teologa brasiliana Maria Clara Bingemer, dal direttore della Lev don Giuseppe Costa e da Paolo Mieli, presidente di Rcs libri. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha moderato la tavola rotonda. I partecipanti sono stati poi ricevuti in udienza dal Papa. L'edizione italiana è stata curata da Ingrid Stampa, ex assistente di Ratzinger il cui nome è stato citato nella vicenda Vatileaks. "Solo un grande coraggio e una grande passione potevano permettere di arrivare in porto in anni in cui gli impegni del governo della Chiesa universale sono così grandi", ha commentato padre Lombardi. "Per molti di noi, che il Papa vi sia riuscito ha dell'incredibile e suscita grande ammirazione e grandissima gratitudine. Il piccolo libro, oggi, è nelle nostre mani: forse è piccolo fisicamente, ma non così piccolo come significato". Dal cardinale Ravasi un intervento colto che non ha mancato di fare riferimento all'attualità: "Io penso al grido delle madri nella strage degli innocenti, che è un grido perenne, perpetuo. E' un grido universale, che risuona ancora ai nostri giorni. Muoiono i bambini a Gaza e il grido delle madri è il continuo grido...".
© Copyright TMNews
La verginità di Maria, il bue e l'asinello, la cometa 'supernova'
Città del Vaticano, 20 nov. (TMNews)
Il Papa torna professore. Per la terza volta il Pontefice indossa i panni del saggista e conclude una trilogia su Gesù di Nazaret.
Nel 2007 Benedetto XVI ha dato alle stampe il primo volume su Gesù di Nazaret (dal battesimo alla trasfigurazione), nel 2011 quello che copre gli eventi dall'ingresso a Gerusalemme alla risurrezione e da domani arriva in libreria - un milione di copie in nove lingua destinate a cinquanta paesi diversi - il terzo e ultimo libro.
'L'infanzia di Gesù' - "quasi una sala d'ingresso ai due precedenti volumi" - sviscera i racconti contenuti nei Vangeli di Matteo e Luca sull'infanzia del Nazareno e passa in rassegna senza timore questioni fondamentali come la virginità della Madonna, i magi e la stella cometa, il bue e l'asinello. Problematico, coltissimo, il Papa insiste sul fatto che il Vangelo è "storia, storia reale, avvenuta, certamente storia interpretata e compresa in base alla Parola di Dio". Non è né mito né biografia, ma va letto con gli occhi della fede.
L''Osservatore romano' chiosa - in un articolo del direttore Gian Maria Vian intitolato 'La protesta dei magi' - ricordando che "all'inizio degli anni Sessanta del Novecento in alcuni ambienti esegetici anche cattolici cominciò a rafforzarsi un'ondata di scetticismo, se non addirittura di sufficienza, nei confronti dei racconti evangelici canonici dell'infanzia. A farne le spese era in particolare l'episodio dei magi, dei quali si arrivava a proclamare senza esitazioni che non fossero mai esistiti". In quegli anni Joseph Ratzinger iniziava la sua carriera accademica nelle facoltà teologiche di teologia, oggi torna sull'argomento con l'autorità del Pontefice romano.
Ratzinger sottolinea che nella genealogia di Gesù vi sono quattro donne - Tamar, Rahab, Rut e la moglie di Uria - sono tutte peccatrici ("la loro menzione implicherebbe l'indicazione che Gesù avrebbe preso su di sé i peccati e, con questi, il peccato del mondo") e non ebree: "Per loro tramite entra quindi nella genealogia di Gesù il mondo delle genti - si rende visibile la sua missione verso ebrei e pagani". Grande rilievo hanno nel libro del Papa le figure di Maria e Giuseppe. Quest'ultimo è "una persona intimamente attenta al divino, dotata di una peculiare sensibilità per Dio e per le sue vie". La Madonna "appare una donna coraggiosa, che anche di fronte all'inaudito, mantiene l'autocontrollo". Ratzinger si sofferma poi su un tema 'scomodo'. "Il parto verginale - mito o verità storica?", è la domanda. "E' una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere ed interpretare il mistero di Gesù?". Il Papa giunge alla conclusione che Gesù è nato da "Maria Vergine", non senza aver prima parlato degli interrogativi che da secoli pongono fedeli, teologi e uomini di Chiesa e dopo aver preso le distanze, sul tema, anche dal suo amato Sant'Agostino. "Se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio", è la conclusione. "Ma Egli possiede questo potere, e con il concepimento e la risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato una nuova creazione".
Stesso approccio sulla cometa. Con il sorgere dell'astronomia moderna, sviluppata pure da cristiani credenti, è stata posta nuovamente nche la questione circa questo astro", avverte Ratzinger. Il Papa sottolinea che l'anno 7 o 6 avanti Cristo è "l'anno verosimile della nascita di Gesù". Ammette la teoria di Giovanni Keplero, secondo il quale la cometa era una supernova, "stella debole o molto lontana in cui avviene un'enorme esplosione, così che essa per settimane e mesi sviluppa un'intensa luminosità". COncede anche che "la grande congiunzione di Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci negli anni 7-6 a.C. Sembra essere un fatto accertato". Ma la scienza non basta a spiegare perché i re Magi si sono messi in marcia verso il Paese di Giuda: "Non è la stella a determinare il destino del Bambino, ma il bambino guida la stella".
Non ha timore, Ratzinger, di demitizzare anche alcuni capisaldi della devozione popolare. Alla nascita di Gesù nella grotta, "nel Vangelo non si parla di animali", scrive Ratzinger. "Ma la meditazione guidata dalla fede, leggendo l'Antico e il Nuovo Testamento collegati tra loro, ha ben presto colmato questa lacuna". E, con una contaminazione tra il Vangelo e i libri biblici di Isaia, Esodo e Abacuc, sono spuntati, come figure simboliche, il bue e l'asinello. "L'iconografia cristiana - rassicura il Papa - già ben presto ha colto questo motivo. Nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all'asino". Quanto al "canto degli angeli" raccontato dal Vangelo, "si può ben comprendere che il semplice popolo dei credenti abbia poi sentito cantare anche i pastori, e, fino a oggi, nella Notte Santa, si unisca alle loro melodie, esprimendo col canto la grande gioia che da allora sino alla fine dei tempi a tutti è donata".
Il libro, edito insieme da Rizzoli e Libreria editrice vaticana (Lev), è stato presentato stamane dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, dalla teologa brasiliana Maria Clara Bingemer, dal direttore della Lev don Giuseppe Costa e da Paolo Mieli, presidente di Rcs libri. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha moderato la tavola rotonda. I partecipanti sono stati poi ricevuti in udienza dal Papa. L'edizione italiana è stata curata da Ingrid Stampa, ex assistente di Ratzinger il cui nome è stato citato nella vicenda Vatileaks. "Solo un grande coraggio e una grande passione potevano permettere di arrivare in porto in anni in cui gli impegni del governo della Chiesa universale sono così grandi", ha commentato padre Lombardi. "Per molti di noi, che il Papa vi sia riuscito ha dell'incredibile e suscita grande ammirazione e grandissima gratitudine. Il piccolo libro, oggi, è nelle nostre mani: forse è piccolo fisicamente, ma non così piccolo come significato". Dal cardinale Ravasi un intervento colto che non ha mancato di fare riferimento all'attualità: "Io penso al grido delle madri nella strage degli innocenti, che è un grido perenne, perpetuo. E' un grido universale, che risuona ancora ai nostri giorni. Muoiono i bambini a Gaza e il grido delle madri è il continuo grido...".
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