mercoledì 21 novembre 2012

Il Papa conclude la trilogia su Gesù di Nazaret fra fede e storia (Ecclesia)

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Il Santo Padre ed il Figlio dell'Uomo (Lucas Wiegelmann)

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Un bambino e una donna. ''L'infanzia di Gesù'' conclude la trilogia iniziata nel 2006 (Sir)


LIBRO DEL PAPA

Un bambino e una donna

''L'infanzia di Gesù'' conclude la trilogia iniziata nel 2006

“L’infanzia di Gesù”, terzo libro della trilogia iniziata nel 2006 da Joseph Ratzinger - Papa Benedetto XVI con il “Gesù di Nazaret”, e proseguita poi nel 2010 con “Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”, è da oggi nelle librerie di 50 Paesi del mondo, tradotto in 9 lingue. La prima edizione, di oltre un milione di copie, sarà presto seguita dalle traduzioni in altre 20 lingue che diffonderanno il volume in altri 72 Paesi. Il Papa offre ai lettori di tutto il mondo uno “spaccato” dei primi anni della vita di Gesù, soffermandosi in particolare sulla genealogia del Salvatore, così come delineata nei Vangeli di Matteo e di Luca (primo capitolo). Passa poi a riflettere sugli eventi che fanno seguito all’annuncio a Maria (secondo capitolo) e al loro significato per l’intera umanità dopo la risposta “libera” della stessa madre di Gesù. Nel terzo capitolo, quello sulla nascita, la figura del Cristo viene collocata nella storia del suo tempo, con la concretezza del dominio da parte dell’impero romano sulla Palestina. Infine, nel quarto capitolo compaiono i Magi, simbolo della ricerca che ogni uomo e donna compiono verso la verità profonda dell’esistenza e del suo senso trascendente. Il libro si chiude poi con l’episodio di Gesù tra i “dottori nel tempio”, prefigurazione della rivelazione piena che verrà nel mondo dal momento in cui il Figlio di Dio inizierà il suo ministero di annuncio.

È vero quanto è stato detto? Questi i contenuti del testo del Papa, che si preannnuncia come “un vero evento editoriale”: così lo ha infatti definito il direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, introducendo l’incontro di oggi alla presenza di un centinaio di ambasciatori, numerosi editori, uomini di cultura, ecclesiastici e giornalisti, presso la Sala Pio X (Roma, via dell’Ospedale 1). “Dopo aver scritto i primi due volumi - ha ricordato p. Lombardi - il Papa aveva promesso un ‘piccolo fascicolo’ sull’infanzia di Gesù. E invece ne è venuto un libro molto importante che ci rimanda alle domande: ‘Cosa intendevano dirci gli evangelisti Matteo e Luca sull’infanzia di Gesù’ e, la seconda, ‘È vero ciò che è stato detto? Riguarda anche me?’”. Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, ha evidenziato che i “180 versetti dei Vangeli sulla vita di Gesù risultano tra i più ripresi a livello artistico insieme alla passione” e che “rispondono alla domanda su Gesù: da dove vieni?”.

Il rispetto di Dio per la libertà. “In Gesù e a partire dall’obbedienza libera e consapevole di Maria - ha affermato la teologa brasiliana Maria Chiara Bingemer, docente a Rio de Janeiro - l’umanità ricomincia e si rinnova. Il Papa sottolinea molto il ruolo centrale di Maria e il rispetto di Dio per la libertà umana che in lei non trova ostacoli”. Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri che insieme alla Libreria Editrice Vaticana ha sostenuto l’iniziativa editoriale, ha invece sottolineato come “la narrazione dell’infanzia di Gesù presentata nel volume ci rimanda a una figura storica vera e convincente”: “È un libro su un bambino e su una donna - ha aggiunto - e sul grande significato della libertà”, citando in particolare il capitolo sui Magi, “sorprendente per la capacità del Papa di sintetizzare secoli di dibattiti e studi sulla storicità della cometa, sul ruolo dei magi e sui misteri dell’astrologia”. Concludendo la presentazione p. Lombardi ha richiamato le parole del card. Carlo Maria Martini che - a proposito dei libri del Papa - aveva parlato di “una grande e ardente testimonianza su Gesù e sul suo significato per la storia dell’umanità”.

Tra mito, pia leggenda e realtà storica. A riguardo della figura di Maria il Papa si sofferma in particolare su eventi dei quali si è discusso per secoli. Nel capitolo sul “parto verginale - mito o verità storica?”, ad esempio, pone senza esitazioni la domanda: “È una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere e interpretare il mistero di Gesù?”. La risposta è articolata. Oltre a riferirsi a varie interpretazioni storiografiche e socio-religiose, Benedetto XVI richiama concezioni religiose dell’antichità (la “nascita dei faraoni egiziani” come “legittimazione teologica del culto del sovrano” che viene collocato nella “sfera del divino”; oppure la “generazione dei figli dei Patriarchi da un seme divino” che ha “un carattere allegorico”). Questi e altri richiami non attenuano - afferma il Papa - la profondità della “differenza di concezioni” che, per quanto riguarda i Vangeli, conserva “l’unicità dell’unico Dio e l’infinita differenza tra Dio e la creatura”.

Come si capisce se Dio è davvero Dio? La risposta forse più sorprendente che Benedetto XVI offre alle grandi domande di senso che vengono sollevate, ad esempio, circa la nascita verginale di Gesù, riguarda il “potere di Dio”. Scrive infatti che “non si tratta di qualcosa d’irragionevole e di contraddittorio, bensì proprio di qualcosa di positivo: del potere creatore di Dio”. Così - prosegue - “questi due punti - il parto verginale e la reale resurrezione dal sepolcro - sono pietre di paragone per la fede. Se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio”. Ma - conclude - “Egli possiede questo potere, e con il concepimento e la Risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato un nuova creazione”.

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"L'infanzia di Gesù": servizio di Lucio Brunelli

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Il Papa e l'infanzia di Gesù (Zavattaro)

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Papa: infanzia Gesù, storia non mito (Scaramuzzi)

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Le quattro chiavi di Benedetto e la tenerezza di Sartre (Gianfranco Ravasi)

Da mercoledì 21 novembre in cinquanta Paesi il libro del Papa dedicato ai racconti evangelici dell'infanzia di Gesù

Le quattro chiavi di Benedetto e la tenerezza di Sartre


di Gianfranco Ravasi


Sono 180 versetti distribuiti in quattro capitoli, due posti in apertura al Vangelo di Matteo e due sulla soglia di quello di Luca. Pagine che hanno generato un ininterrotto filo d'oro artistico, letterario, musicale e che sono state assediate da una vera e propria selva bibliografica esegetica. Racconti che si muovono sul binario della narrazione, dotata di uno straordinario montaggio quasi filmico, e su quello della teologia, tant'è vero che sottese a esse incontriamo due nuclei capitali della professione di fede cristiana: da un lato, la discendenza storica davidica e, quindi, messianica di Gesù di Nazaret e, d'altro lato, la sua concezione verginale per opera dello Spirito Santo e, di conseguenza, la divinità filiale dello stesso Cristo.

È ciò che san Paolo pone sul frontone del suo capolavoro teologico, la Lettera ai Romani: «l'evangelo di Dio, promesso per mezzo dei suoi profeti nelle Sacre Scritture, riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità» (1, 2-4).
Stiamo parlando dei cosiddetti “Vangeli dell'infanzia” ai quali Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ha dedicato la terza e ultima tavola del suo trittico su Gesù di Nazaret (L'infanzia di Gesù, Milano - Città del Vaticano, Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, pagine 176, euro 17). Nella premessa egli ci propone una metafora descrittiva per definire questa sua analisi dell'infanzia di Gesù: siamo come nella «sala d'ingresso» di quella solenne architettura già perlustrata nei due volumi precedenti che mettevano in scena la vita pubblica di Cristo e la sua morte con l'approdo alla gloria della risurrezione.
In questo spazio iniziale, però, già si proiettano le ombre e le luci successive: la persecuzione di Erode con la strage degli innocenti è riverberata dal sangue della croce, l'intera Gerusalemme è sconvolta per la notizia della nascita del Bambino, come lo sarà nell'atto supremo del rifiuto finale, i tre giorni trascorsi da Gesù dodicenne nel tempio sembrano prefigurare il triduo della tomba, e l'arte delle icone di Novgorod (XV secolo) ha creato il modulo poi popolare di rappresentare la mangiatoia in cui è deposto il neonato Gesù come il sepolcro o anche l'altare ove “si mangia” il corpo di Cristo eucaristico, per usare una curiosa allegoria della “mangiatoia” evocata da sant'Agostino.
È proprio con la tecnica quasi cinematografica dell'anticipazione che Benedetto XVI apre il suo libro: nella “sala d'ingresso” fa risuonare una domanda che echeggerà più oltre sotto le volte del pretorio romano di Gerusalemme, quando il governatore Pilato interpellerà l'imputato Gesù: Póthen ei sy; «Di dove sei tu?» (Giovanni, 19, 9). Questa domanda dal sapore meramente anagrafico si riveste per il quarto Vangelo di un ammiccamento trascendente ulteriore. È per questo che l'interrogativo serpeggerà altrove nei Vangeli, ed esso ha la sua risposta proprio in questi 180 versetti che ora il Papa perlustra in un itinerario puntuale, ma trasparente e quasi narrativo.
La trama è semplice: nel racconto di Luca, ove la scansione delle scene privilegia Maria, le annunciazioni e le nascite del precursore Giovanni Battista e di Gesù si appaiano, con tutte le differenze che le connotano; l'annunciazione è, invece, rivolta a Giuseppe, il padre legale del Bambino, secondo la narrazione di Matteo, che ha come estuario finale il quadro grandioso dei Magi col successivo esodo-fuga in Egitto e il relativo esodo-ritorno.
Noi ora vorremmo, però, individuare i fili interpretativi che Benedetto XVI dipana all'interno della sua lettura di quei testi. Se conserviamo la metafora edilizia iniziale, potremmo parlare, più che di una sala, di una vera e propria planimetria architettonica a più stanze che richiedono diverse chiavi di accesso. È la metafora che adottava Origene, lo scrittore cristiano del III secolo, per definire la sua esegesi delle Sacre Scritture: sono come tante aule davanti alle quali c'è una chiave, ma non è quella giusta perché sono state scambiate e confuse; è, dunque, necessario verificarle a più riprese.
È evidente il riferimento al conflitto delle interpretazioni che già allora vigeva e che si è ramificato nei secoli successivi. Ecco, allora, le principali chiavi ermeneutiche (si dice appunto “la chiave di un testo” per la sua decifrazione) proposte da Ratzinger per i Vangeli dell'infanzia.
La prima e primaria è quella che fa ruotare in interazione “storia e fede”, sulla base anche dell'asserto centrale del cristianesimo: il Lògos eterno e infinito che è Cristo Dio diviene anche sarx, «carne», contingenza, temporalità, finitudine, mortalità, umanità. Ecco, quindi, di fronte a questi racconti dal taglio originale rispetto a quello delle altre pagine evangeliche, la domanda: «Si tratta veramente di storia avvenuta, o è soltanto una meditazione teologica espressa in forma di storia?».
Ogni quadro dell'infanzia di Gesù è sottoposto, perciò, dal Papa a un'essenziale verifica di storicità, anche perché molti esegeti hanno optato, invece, per una chiave “midrashica” per cui saremmo in presenza di una sorta di narrazione parabolica (l'ebraico midrash) attorno a temi, tesi, testi biblici e cristiani, una specie di drammatizzazione narrativa di verità teologiche.
La chiave impugnata da Benedetto XVI è diversa: si tratta di «avvenimenti storici il cui significato è stato teologicamente interpretato dalla comunità cristiana e dai Vangeli». E ancora: «Gesù non è nato e comparso in pubblico nell'imprecisato “una volta” del mito. Egli appartiene a un tempo esattamente databile e a un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda».
Non per nulla nei testi abbondano i rimandi alle coordinate geopolitiche, destinate a far esercitare l'acribia dell'esegesi storico-critica, da Betlemme a Nazaret, da Augusto a Erode, dal tempio di Gerusalemme col suo culto al censimento imperiale di Quirinio. E a sostegno di questa storicità egli propone la suggestiva classificazione dei racconti sotto il genere delle “tradizioni familiari”, vero e proprio «fondamento giudaico-cristiano proveniente dalla tradizione della famiglia di Gesù».
Nell'antico Vicino Oriente questi memoriali storici clanico-familiari avevano un rilievo tale da essere considerati simili a patrimoni, custoditi con fedeltà, ma anche duttilità nelle pagine vive della fertile memoria corale.
C'è, però, di più: in questi eventi storici strutturali si incrocia anche il trascendente e questo contatto fa scattare scintille a livello di interpretazione. In una pagina molto potente il Papa rimanda al grande teologo protestante Karl Barth il quale definiva nettamente i due punti in cui Dio interviene nel mondo materiale: la nascita di Gesù dalla Vergine e la sua risurrezione dal sepolcro. E commenta: «Questi due punti sono uno scandalo per lo spirito moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirituale, ma non nella materia (...) Ma se Dio non ha anche potere sulla materia, allora egli non è Dio». Come è chiaro, divino e storico s'incontrano in un unico crocevia ed esigono, quindi, un'interpretazione congiunta tra teologia e storia.
C'è una seconda chiave che ci viene messa tra le mani ed è quella del nesso tra “storia e profezia”: è noto, infatti, che Matteo costruisce il suo edificio narrativo dell'infanzia di Gesù su una sequenza di citazioni bibliche. Si crea, così, un contrappunto tra profezia ed evento. Ratzinger usa una bellissima formula: chiama gli annunci profetici «parole in attesa» di ricevere la loro decifrazione piena, il loro “protagonista”. Quelle parole in sé germinali, sbocciano in Cristo, come nel celebre caso dell'oracolo di Isaia (7, 14) sulla “giovane / vergine” che genera l'Emmanuele. Perciò, «nella storia di Gesù, le parole antiche diventano realtà (...) e la storia di Gesù proviene dalla Parola di Dio, sostenuta e tessuta da essa».
Si può anche allargare questo sguardo retrospettivo oltre le profezie bibliche e -- come fa Benedetto XVI -- applicarlo analogicamente alla famosa quarta ecloga di Virgilio con le sue immagini generazionali spesso rilette in chiave cristiana, e persino -- sia pure per superamento -- si può rimandare all'iscrizione augustea di Priene (anno 9 prima dell'era cristiana) ove ci si imbatte in un lessico riletto dal cristianesimo («salvatore, pace, ecumene, vangelo»): forse «i sogni segreti e confusi dell'umanità di un nuovo inizio si sono realizzati nell'avvenimento di Cristo, in una realtà come solo Dio poteva creare». La figura dei Magi diventa, al riguardo, emblematica: «essi rappresentano l'incamminarsi dell'umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l'intera storia».
Ed eccoci alla terza chiave tra quelle che il libro ci offre. Fin dalla premessa, Papa Ratzinger ricorda uno dei capisaldi dell'attuale (ma anche tradizionale) narratologia: in azione sono due attori, “l'autore e il lettore”. Soprattutto di fronte a testi performativi e non meramente informativi come sono quelli religiosi, il puro movimento “centripeto” (“che cosa essi dicono in sé”) deve coniugarsi con un percorso “centrifugo” che giunge fino alla periferia dell'oggi (“che cosa essi dicono per me”). È su questa base che le pagine di Benedetto XVI sono costantemente intarsiate di interpellanze rivolte al lettore, un po' come suggeriva Flaubert per il quale leggere non deve solo divertire o istruire, ma deve essere anche guida per il vivere.
Così, tanto per esemplificare, il rapporto tra fede e politica è ripreso nel suo duplice profilo: «A volte, nel corso della storia, i potenti di questo mondo attraggono a sé il regno di Dio; ma proprio allora esso è in pericolo: essi vogliono collegare il loro potere col potere di Gesù, e proprio così deformano il suo regno, lo minacciano. Oppure esso è sottoposto all'insistente persecuzione da parte dei dominatori che non tollerano alcun regno e desiderano eliminare il re senza potere, il cui potere misterioso, tuttavia, essi temono». O ancora, ecco l'applicazione della tragedia dei bambini trucidati da Erode sulla quale incombe il lamento materno della Rachele biblica: «Nella nostra epoca storica rimane attuale il grido delle madri verso Dio, ma al contempo la risurrezione di Gesù ci rafforza nella speranza della vera consolazione».
C'è un quarto e ultimo criterio, corollario del precedente e apparentemente formale. Esso, però, si rivela una vera e propria chiave ermeneutica, nella consapevolezza che il mezzo linguistico è un rilevante strumento interpretativo. Intendiamo riferirci allo stile adottato da Ratzinger - Benedetto XVI nella sua analisi di questi testi evangelici. A differenza di molti teologi che si avvolgono nel manto dell'autoreferenzialità linguistica, striata di oscurità esoterica e oracolare, invalicabile alla «gente che non conosce la Legge» (Giovanni, 7, 49), egli ricorre a un linguaggio sempre limpido, essenziale, incisivo, persino umile («una spiegazione pienamente convincente di questo finora non l'ho trovata»), com'è tipico anche della sua persona.
Prima est eloquentiae virtus perspicuitas, insegnava quel maestro di retorica che era Quintiliano, convinto che la limpidità di discorso fosse la prima virtù dell'eloquenza. Ratzinger mette in pratica quel principio che Wittgenstein aveva coniato (ma poco seguito) nel suo Tractatus logico-philosophicus: «Tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente», e già quel grande oratore che era san Bernardino da Siena ammoniva che «colui che parla chiaro, ha chiaro l'animo suo». Questa virtù, per altro, è richiesta dall'oggetto stesso di quei 180 versetti, che hanno al centro un Bambino che nasce da «una giovane donna ignota, in una piccola città ignota, in un'ignota casa privata. Il segno della Nuova Alleanza è l'umiltà, il nascondimento».
Alla nostra semplice ed essenziale mappa di lettura dello scritto ratzingeriano con le quattro coordinate fondamentali indicate desidereremmo accostare del tutto marginalmente un'appendice. A Benedetto XVI, come ha avuto occasione di attestare anche nell'omelia di chiusura del recente Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, è cara l'iniziativa del Cortile dei gentili.
Ebbene, ne vorremmo idealmente aprire uno proprio attorno ai Vangeli dell'infanzia di Gesù, convocando un non credente doc, lo scrittore e filosofo esistenzialista francese Jean-Paul Sartre. Era il Natale 1940 e nello Stalag XII d di Treviri ove era internato, egli fu sollecitato dai suoi compagni cristiani di detenzione a comporre una sorta di rappresentazione sacra. Elaborò, così, il suo primo testo teatrale, Bariona o il figlio del tuono.
Ebbene, in quel testo, a un certo punto, entrava in scena Maria che aveva appena dato alla luce il Bambino Gesù e, come ogni madre si era messa a contemplarlo con tenerezza, consapevole dell'unicità della sua esperienza. Ecco alcune righe veramente sorprendenti di quell'opera composta da un autore di netta caratura “gentile”. «Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio (...) Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia!”. Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive».

(©L'Osservatore Romano 21 novembre 2012)

Mons. Mueller, dopo il libro su Gesù il Papa pubblicherà l'enciclica sulla fede (Giansoldati)

Mons. Mueller, dopo il libro su Gesù il Papa pubblicherà l'enciclica sulla fede

di Franca Giansoldati

CITTA’ DEL VATICANO -

Monsignor Gerhard Mueller, prefetto della Congregazione della Fede commenta l'uscita del terzo tassello della trilogia sulla vita di Gesù di Nazareth, in attesa dell'uscita dell'enciclica sulla fede.Cosa l'ha colpita di questo libro?

Il fatto che Benedetto XVI è riuscito a mettere a fuoco la storicità dei fatti. Perchè è chiaro che non si tratta di un mito, non si tratta nemmeno di un elenco di valori, ma si tratta di un fatto storico, il Vangelo chiarisce che Dio è entrato nella nostra vita, con tutti noi ed è parte delle nostre sofferenze e delle nostre speranze.

Quali sono gli aspetti sulla storicità che maggiormente emergono? 

Ci sono differenti opinioni, ma questo dipende da una ermeneutica fondamentale della rivelazione e chiaramente l’intenzione degli autori biblici era di presentare anche la storicità dei Vangeli. Dio si è fatto carne per mezzo dell'incarnazione e questa incarnazione inizia non tanto nella nascita di Gesù ma nel momento della sua concezione.

Ci saranno altri libri?

Non credo che il Papa scriverà altri libri su Gesù, con questo ha terminato il ciclo. Ora aspettiamo l'enciclica sulla fede. Verrà pubblicata entro l'anno prossimo che, come si sa, è un anno interamente dedicato alla riflessione sulla Fede.

A che punto è il testo?

Non so se l'ha terminata, il Papa so che ci sta lavorando.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_mueller/notizie/232996.shtml

martedì 20 novembre 2012

"Infanzia di Gesù", il Papa: sì, io credo: la verginità di Maria segno per il mondo (Izzo)

LIBRO PAPA: "SI',IO CREDO"; VERGINITA' MARIA SEGNO PER MONDO

Salvatore Izzo

 (AGI) - CdV, 20 nov. 

"Si', io credo". Queste parole Joseph Ratzinger-Benedetto XVI le confida ai lettori nel libro "L'infanzia di Gesu'", dove (contestando diffuse interpretazioni esegetiche ed anche l'ipotesi di Sant'Agostino sul voto di verginita' fatto dalla giovane, che "fuoriesce totalmente dal mondo del giudaismo") affronta in modo ampio e approfondito il mistero della Verginita' di Maria, che tale, ammette, era anche per l'interessata, la quale al momento dell'Annunciazione, "per motivi a noi non accessibili, non vede alcun modo di diventare madre del Messia per via del rapporto coniugale". Ma ugualmente risponde "si'". E poi "resta sola con il compito che in verita' supera ogni capacita' umana". "Oggi - scrive il Papa teologo - dopo tutta la ricerca affannosa dell'esegesi critica, possiamo condividere, in modo del tutto nuovo, lo stupore per il fatto che una parola dell'anno 733 rimasta incomprensibile (ndr, la citazione di Isaia riportata da Matteo: 'Ecco la Vergine concepira' e dara' alla luce un Figlio') si e' avverata al momento del concepimento". Con essa, ragiona Ratzinger, "Dio in effetti ci ha dato un grande segno". Il messaggio, per il Papa, e' molto chiaro, ed e' analogo a quello offertoci con la Risurrezione, sulla quale si basa la fede cristiana: "Dio e' Dio e non si muove soltanto nel mondo delle idee". "Ci sono due punti nella storia di Gesu' nei quali l'operare di Dio interviene immediatamente nel mondo materiale: la nascita della Vergine e la Risurrezione, in cui Gesu' e' rimasto e non ha subito corruzione", scrive il Pontefice riportando Karl Barth, il teologo protestante svizzero citato piu' volte dal Pontefice nel libro presentato oggi. "Questi due punti - continua - sono uno scandalo per il mondo moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirtuale, ma non sulla materia. Cio' disturba. Li' non e' il suo posto". "Ma - osserva Benedetto XVI - proprio di questo si tratta: che cioe' Dio e' Dio, e non si muove soltanto nel mondo delle idee. In questo senso in ambedue i punti si tratta dello stesso essere-Dio di Dio". 
Per Benedetto XVI, che indirettamente risponde qui anche alle affermazioni dell'ex sacerdote e teologo Vito Mancuso sulla non onnipotenza, "se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non e' Dio". "Naturalmente - ammette pero' il Pontefice - non si possono attribuire a Dio cose insensate o irragionevoli o in contrasto con la sua creazione. Ma qui - tiene a precisare il Papa teologo riguardo alla Verginita' di Maria e alla Risurrezione - non si tratta di qualcosa di irragionevole e di contraddittorio, bensi' proprio di qualcosa di positivo: del potere di Dio creatore che abbraccia tutto l'essere". Ma sul tema del concepimento e del parto verginali, il libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI contiene anche pagine che vanno al di la' della confutazione di teorie non fondate, e a leggerle in un'ottica di fede sono veramente commoventi. Ad esempio, il Papa definisce "normale" il fatto che "solo dopo la morte di Maria il mistero potesse diventare pubblico ed entrare nella comune tradizione del cristianesimo". Infatti "l'apparire tardivo delle tradizioni mariane trova la sua spiegazione nella discrezione della Madre e dei circoli intorno a Lei: gli avvenimenti sacri al 'mattino' della sua vita non potevano diventare tradizione pubblica finche' lei stessa era ancora in vita". Soprattutto nel libro del Papa la Vergine e' davvero coprotagonista (mediatrice se non corredentrice, come vuole la tradizione cattolica). "La genealogia degli uomini - afferma - ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo. E, ciononostante, alla fine e' Maria, l'umile vergine di Nazaret, colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo l'essere persona umana". In un altro paragrafo, il Pontefice conferma poi la tradizione che vuole Maria come "fonte" dell'evangelista Luca, anche se "l'esegesi critica moderna lascera' intendere di ritenere piuttosto ingenui collegamenti del genere". "Ma perche' - si chiede Joseph Ratzinger-Benedetto XVI - non dovrebbe esserci stata una tale tradizione, conservata e al contempo teologicamente modellata, nel circolo piu' stretto? Perche' Luca dovrebbe aver inventato l'affermazione circa il custodire delle parole e degli eventi nel cuore di Maria, se per questo non c'era alcun riferimento concreto? Perche' avrebbe dovuto parlare del suo meditare sulle parole se al riguardo non si sapeva nulla?".

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Il Papa scrittore. Vasta produzione pre e post elezione: Benedetto XVI ha innovato lo stile dei Papi (Ansa)

SCHEDA: Non solo libri Gesu' per Ratzinger scrittore

Vasta produzione pre e post elezione. Ha innovato stile papi

CITTA' DEL VATICANO, 20 NOV 

Dedicata ai vangeli dell'infanzia, nella Giornata mondiale dell'infanzia diventa pubblica l'ultima fatica letteraria di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. 
Oltre un milione di copie, in 9 lingue e 50 paesi, per l'ultimo volume della trilogia dedicata a Gesu' di Nazaret, tra il Gesu' storico e il Cristo della fede, per indagarne gli aspetti scientifici e spirituali che possano parlare all'uomo moderno se in cerca di Dio. 
Il primo volume della trilogia e' stato pubblicato nel 2007 e il secondo nel 2011. 
Come ha sottolineato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, Benedetto XVI ha tenuto moltissimo a portare a termine la trilogia e gli ha dedicato ogni minuto libero della sua vita da Papa. 
Questo "frutto felice e impegnativo" non e' il solo del Papa scrittore che gia' da cardinale vantava una vasta produzione accademica e teologica.
Risale al novembre 2010, poco prima dell'uscita del secondo volume del Gesu' di Nazaret, ''Luce del mondo'', la prima intervista a tutto campo concessa da un Papa, senza concordare le domande ne' censurare la stesura, colloquio con il giornalista tedesco Peter Seewald. 
Un libro davvero innovativo nella comunicazione pontificia. Altri testi analoghi a ''Luce del mondo'', per la loro carica innovativa, sono la lettera ai vescovi sul caso Williamson (2009) e quella agli irlandesi sullo scandalo degli abusi sessuali dei membri del clero (2010).
Nella prima, oltre ad ammettere ''errori'' nella gestione della revoca della scomunica al vescovo lefebvriano poi risultato negazionista, Benedetto XVI manifestava dolore e esprimeva sentimenti in modo del tutto inconsueto per un papa. Lo stesso nella seconda, in cui riconosceva la gravita' degli abusi e le inadempienze della chiesa nel perseguirli. 
Oltre alle encicliche, tra gli altri testi del pontificato piu' nel solco della tradizione vanno segnalati il motu proprio 'Summorum pontificum' che liberalizza la messa in latino (2007) e, nello stesso anno, la lettera ai cattolici cinesi.
Con il primo papa Ratzinger offre a quanti nella chiesa vogliono celebrare secondo l'antico rito l'opportunita' di farlo senza diventare lefebvriani. 
Con la seconda da' sostegno ai cattolici cinesi e nello stesso tempo tenta di allacciare un dialogo con le autorita' di Pechino. La produzione di Joseph Ratzinger prima di essere eletto al soglio di Pietro e' vastissima e ne fa uno dei piu' grandi teologici contemporanei, apprezzato in tutto il mondo cristiano. 
Nello stile della comunicazione piu' immediata si colloca l'intervista ''Rapporto sulla fede'', concessa 25 anni fa all'italiano Vittorio Messori, e le due interviste a Seewald, 'Sale della terra' nel '96 e 'Dio e il mondo' nel 2000.

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Il Papa torna professore. Per la terza volta il Pontefice indossa i panni del saggista e conclude una trilogia su Gesù di Nazaret

Papa/ Conclude trilogia su Gesù contro mito e scetticismo

La verginità di Maria, il bue e l'asinello, la cometa 'supernova'

Città del Vaticano, 20 nov. (TMNews) 

Il Papa torna professore. Per la terza volta il Pontefice indossa i panni del saggista e conclude una trilogia su Gesù di Nazaret. 
Nel 2007 Benedetto XVI ha dato alle stampe il primo volume su Gesù di Nazaret (dal battesimo alla trasfigurazione), nel 2011 quello che copre gli eventi dall'ingresso a Gerusalemme alla risurrezione e da domani arriva in libreria - un milione di copie in nove lingua destinate a cinquanta paesi diversi - il terzo e ultimo libro. 
'L'infanzia di Gesù' - "quasi una sala d'ingresso ai due precedenti volumi" - sviscera i racconti contenuti nei Vangeli di Matteo e Luca sull'infanzia del Nazareno e passa in rassegna senza timore questioni fondamentali come la virginità della Madonna, i magi e la stella cometa, il bue e l'asinello. Problematico, coltissimo, il Papa insiste sul fatto che il Vangelo è "storia, storia reale, avvenuta, certamente storia interpretata e compresa in base alla Parola di Dio". Non è né mito né biografia, ma va letto con gli occhi della fede.
L''Osservatore romano' chiosa - in un articolo del direttore Gian Maria Vian intitolato 'La protesta dei magi' - ricordando che "all'inizio degli anni Sessanta del Novecento in alcuni ambienti esegetici anche cattolici cominciò a rafforzarsi un'ondata di scetticismo, se non addirittura di sufficienza, nei confronti dei racconti evangelici canonici dell'infanzia. A farne le spese era in particolare l'episodio dei magi, dei quali si arrivava a proclamare senza esitazioni che non fossero mai esistiti". In quegli anni Joseph Ratzinger iniziava la sua carriera accademica nelle facoltà teologiche di teologia, oggi torna sull'argomento con l'autorità del Pontefice romano.
Ratzinger sottolinea che nella genealogia di Gesù vi sono quattro donne - Tamar, Rahab, Rut e la moglie di Uria - sono tutte peccatrici ("la loro menzione implicherebbe l'indicazione che Gesù avrebbe preso su di sé i peccati e, con questi, il peccato del mondo") e non ebree: "Per loro tramite entra quindi nella genealogia di Gesù il mondo delle genti - si rende visibile la sua missione verso ebrei e pagani". Grande rilievo hanno nel libro del Papa le figure di Maria e Giuseppe. Quest'ultimo è "una persona intimamente attenta al divino, dotata di una peculiare sensibilità per Dio e per le sue vie". La Madonna "appare una donna coraggiosa, che anche di fronte all'inaudito, mantiene l'autocontrollo". Ratzinger si sofferma poi su un tema 'scomodo'. "Il parto verginale - mito o verità storica?", è la domanda. "E' una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere ed interpretare il mistero di Gesù?". Il Papa giunge alla conclusione che Gesù è nato da "Maria Vergine", non senza aver prima parlato degli interrogativi che da secoli pongono fedeli, teologi e uomini di Chiesa e dopo aver preso le distanze, sul tema, anche dal suo amato Sant'Agostino. "Se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio", è la conclusione. "Ma Egli possiede questo potere, e con il concepimento e la risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato una nuova creazione".
Stesso approccio sulla cometa. Con il sorgere dell'astronomia moderna, sviluppata pure da cristiani credenti, è stata posta nuovamente nche la questione circa questo astro", avverte Ratzinger. Il Papa sottolinea che l'anno 7 o 6 avanti Cristo è "l'anno verosimile della nascita di Gesù". Ammette la teoria di Giovanni Keplero, secondo il quale la cometa era una supernova, "stella debole o molto lontana in cui avviene un'enorme esplosione, così che essa per settimane e mesi sviluppa un'intensa luminosità". COncede anche che "la grande congiunzione di Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci negli anni 7-6 a.C. Sembra essere un fatto accertato". Ma la scienza non basta a spiegare perché i re Magi si sono messi in marcia verso il Paese di Giuda: "Non è la stella a determinare il destino del Bambino, ma il bambino guida la stella".
Non ha timore, Ratzinger, di demitizzare anche alcuni capisaldi della devozione popolare. Alla nascita di Gesù nella grotta, "nel Vangelo non si parla di animali", scrive Ratzinger. "Ma la meditazione guidata dalla fede, leggendo l'Antico e il Nuovo Testamento collegati tra loro, ha ben presto colmato questa lacuna". E, con una contaminazione tra il Vangelo e i libri biblici di Isaia, Esodo e Abacuc, sono spuntati, come figure simboliche, il bue e l'asinello. "L'iconografia cristiana - rassicura il Papa - già ben presto ha colto questo motivo. Nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all'asino". Quanto al "canto degli angeli" raccontato dal Vangelo, "si può ben comprendere che il semplice popolo dei credenti abbia poi sentito cantare anche i pastori, e, fino a oggi, nella Notte Santa, si unisca alle loro melodie, esprimendo col canto la grande gioia che da allora sino alla fine dei tempi a tutti è donata".
Il libro, edito insieme da Rizzoli e Libreria editrice vaticana (Lev), è stato presentato stamane dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, dalla teologa brasiliana Maria Clara Bingemer, dal direttore della Lev don Giuseppe Costa e da Paolo Mieli, presidente di Rcs libri. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha moderato la tavola rotonda. I partecipanti sono stati poi ricevuti in udienza dal Papa. L'edizione italiana è stata curata da Ingrid Stampa, ex assistente di Ratzinger il cui nome è stato citato nella vicenda Vatileaks. "Solo un grande coraggio e una grande passione potevano permettere di arrivare in porto in anni in cui gli impegni del governo della Chiesa universale sono così grandi", ha commentato padre Lombardi. "Per molti di noi, che il Papa vi sia riuscito ha dell'incredibile e suscita grande ammirazione e grandissima gratitudine. Il piccolo libro, oggi, è nelle nostre mani: forse è piccolo fisicamente, ma non così piccolo come significato". Dal cardinale Ravasi un intervento colto che non ha mancato di fare riferimento all'attualità: "Io penso al grido delle madri nella strage degli innocenti, che è un grido perenne, perpetuo. E' un grido universale, che risuona ancora ai nostri giorni. Muoiono i bambini a Gaza e il grido delle madri è il continuo grido...".

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Il terzo volume del Papa su Gesù: servizio di Corriere tv

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In libreria "L'infanzia di Gesù": servizio di Rome Reports

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Dalla penna di Ratzinger un "piccolo-grande libro" (Marcolivio)

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"L'infanzia di Gesù", Vian: il Papa risponde allo scetticismo esegetico degli Anni Sessanta


Papa/ 'O. Romano': Risponde a scetticismo esegetico anni '60

Editoriale del direttore Vian sulla "protesta dei magi"

Città del Vaticano, 20 nov. (TMNews) 

Si intitola 'La protesta dei magi' l'editoriale di prima pagina che il direttore dell''Osservatore romano' dedica al libro del Papa sull'infanzia di Gesù, inquadrando la distriba esegetica degli anni Sessanta alla quale Ratzinger implicitamente si riferisce.
"All'inizio degli anni Sessanta del Novecento - scrive Vian - in alcuni ambienti esegetici anche cattolici cominciò a rafforzarsi un'ondata di scetticismo, se non addirittura di sufficienza, nei confronti dei racconti evangelici canonici dell'infanzia (i primi due capitoli di Matteo e di Luca). 
A farne le spese era in particolare l'episodio dei magi, dei quali si arrivava a proclamare senza esitazioni che non fossero mai esistiti. Per reazione si diffuse una storiella, riferita con arguzia da Raymond E. Brown nel suo vastissimo studio 'The Birth of the Messiah'. Negli Stati Uniti uno di questi 'denigratori dei magi' aveva ricevuto una cartolina natalizia dipinta a mano che raffigurava appunto questi personaggi evangelici i quali, arrabbiatissimi, bussavano alla porta dello studioso che li aveva sommariamente liquidati chiamandolo per nome e chiedendo di essere da lui ricevuti".
 In questo senso alla domanda che Pilato rivolge a Gesù - "Di dove sei tu?" - "ruota tutta l'opera del Papa". 
E questa stessa domanda "spinge il cammino dei magi, nei quali il Pontefice vede 'l'attesa interiore dello spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo'. Il bussare dei magi alla porta dell'esegeta incredulo richiama allora quello descritto: 'Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me'".

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L'infanzia di Gesù, esce il terzo libro del Papa ed è già un best seller (Giansoldati)

Su segnalazione di Elisabetta leggiamo:


L'infanzia di Gesù, esce il terzo libro del Papa ed è già un best seller

di Franca Giansoldati

CITTA’ DEL VATICANO - Dopo una lunga attesa esce in libreria il terzo e ultimo best seller di Papa Ratzinger sulla storia di Gesù. Dopo il primo volume (dal battesimo alla trasfigurazione) e il secondo (dall'ingresso a Gerusalemme alla risurrezione), il terzo, presentato stamattina in Vaticano, riguarda «L'infanzia di Gesù». Pubblicato congiuntamente da Rizzoli e dalla Libreria editrice vaticana, il volume è stato stampato in un milione di copie e tradotto in venti lingue. Una produzione monstre. Il volume è stato presentato dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, dalla professoressa Maria Clara Bingemer, docente di teologia alla Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, da don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, e da Paolo Mieli, Presidente di Rcs Libri. Si compone di quattro capitoli e di un epilogo. In tutto sono 150 pagine. Il Papa nella prefazione lo definisce «un piccolo libro» sebbene, per la profondità delle ricerche storiche e teologiche, sia destinato a diventare un punto fermo per comprendere la figura di Gesù di Nazareth.

LA NASCITA. «Il parto verginale - mito o verità storica?» è il titolo di un paragrafo del libro che analizza quanto raccontato dagli evangelisti Matteo e Luca: «è una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere ed interpretare il mistero di Gesù?». Dopo aver escluso analogie con la mitologia greca e Virgilio, quasi che la verginità della Madonna fosse un mito archetipico, il Papa ricorda che il parto verginale e la reale risurrezione dal sepolcro sono pietre di paragone per la fede. «Se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio. Ma Egli possiede questo potere, e con il concepimento e la risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato una nuova creazione».

GESU’ NON E’ UN MITO. I capitoli che l'evangelista Matteo dedica all'infanzia di Gesù «non sono una meditazione espressa in forma di storie. Al contrario: Matteo ci racconta la vera storia, che è stata meditata ed interpretata teologicamente, e così egli ci aiuta a comprendere più a fondo il mistero di Gesù». 

BETLEMME. Il bue e l'asino non erano nella stalla con Gesù e i pastori non cantavano quando venne al mondo il piccolo. «Nel Vangelo non si parla di animali» anche se la meditazione guidata dalla fede, «leggendo l'Antico e il Nuovo Testamento collegati tra loro, ha ben presto colmato questa lacuna, rinviando ad Isaia 1,3: Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende». Probabilmente, racconta il Papa, anche altri due libri della Bibbia di Abacuc e dell'Esodo hanno avuto un'influenza. «L'iconografia cristiana già ben presto ha colto questo motivo. Nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all'asino». Quanto al canto degli angeli raccontato dal Vangelo, «si può ben comprendere che il semplice popolo dei credenti abbia poi sentito cantare anche i pastori, e, fino a oggi, nella Notte Santa, si unisca alle loro melodie, esprimendo col canto la grande gioia che da allora sino alla fine dei tempi a tutti è donata».

LA STELLA COMETA. Il Papa contesta che la cometa sia «un racconto teologico, che non si dovrebbe mescolare con l'astronomia». Scrive Ratzinger: «Con il sorgere dell'astronomia moderna, sviluppata pure da cristiani credenti, è stata posta nuovamente che la questione circa questo astro». In particolare Keplero «ha avanzato una soluzione che sostanzialmente viene riproposta anche da astronomi di oggi. Keplero ha calcolato che, a cavallo tra l'anno 7 e 6 a.C. - che, come già detto, oggi viene considerato l'anno verosimile della nascita di Gesù - si è verificata una congiunzione dei pianeti Giove, Saturno e Marte. Nell'anno 1604, egli stesso aveva notato una congiunzione simile, alla quale si era aggiunta anche una supernova. Con questo termine si indica una stella debole o molto lontana in cui avviene un'enorme esplosione, così che essa per settimane e mesi sviluppa un'intensa luminosità». Keplero tentò di spiegare astronomicamente il fenomeno della luminosissima stella di Betlemme. A questa tesi si aggiunge quella di «Friederich Wiesler di Goettingen: egli ha trovato, in tavole cronologiche cinesi, che nell'anno 4 a.C. era apparsa ed era stata vista durante un tempo prolungato una stella luminosa».

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa/notizie/232985.shtml

Paolo Mieli: il libro su Gesù non è solo l'opera di un Papa ma anche di un uomo, come Joseph Ratzinger, che è tra le figure piu' importanti della cultura europea (Izzo)

LIBRO PAPA: PAOLO MIELI, FIGURA IMPORTANTE DELLA CULTURA EUROPEA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 20 nov. - Presentando il volume "L'infanzia di Gesu', del quale come presidente di Rcs Libri e' coeditore, Paolo Mieli ha affermato che esso "non è solo l'opera di un Papa ma anche di un uomo, come Joseph Ratzinger, che è tra le figure piu' importanti della cultura europea". Per il grande storico e giornalista ebreo e' "Maria la figura fondamentale del libro assieme al Suo bambino". "E' singolare - ha spiegato Paolo Mieli - perche' al centro c'e' la figura di un bambino e di una donna. E' un libro sulla donna: tutta la parte di Maria che riceve l'Annunciazione, la liberta' di Maria, quello e' un punto importantissimo di accettare, di partecipare, di farsi protagonista della nascita di Gesu'". (AGI)

"Gesù di Nazaret", terzo volume. Il quadro storico e teologico della narrazione della nascita nel Vangelo di Luca (brano)


Il quadro storico e teologico della narrazione della nascita nel Vangelo di Luca

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra» (Lc 2,1). Con queste parole Luca introduce il suo racconto sulla nascita di Gesù e spiega perché essa è avvenuta a Betlemme: un censimento con lo scopo di determinare e poi riscuotere le imposte è la ragione per cui Giuseppe con Maria, sua sposa, che è incinta, vanno da Nazaret a Betlemme. La nascita di Gesù nella città di Davide si colloca nel quadro della grande storia universale, anche se l’imperatore non sa nulla del fatto che questa gente semplice, a causa sua, è in viaggio in un momento difficile e così, apparentemente per caso, il bambino Gesù nascerà nel luogo della promessa. Per Luca il contesto storico-universale è importante. Per la prima volta viene registrata «tutta la terra», l’«ecumene» nel suo insieme. 
Per la prima volta esiste un governo e un regno che abbraccia l’orbe. Per la prima volta esiste una grande area pacificata, in cui i beni di tutti possono essere registrati e messi al servizio della comunità. Solo in questo momento, in cui esiste una comunione di diritti e di beni su larga scala e una lingua universale permette ad una comunità culturale l’intesa nel pensiero e nell’agire, un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza può entrare nel mondo: è, difatti, «la pienezza dei tempi». 

Capitolo 3: La nascita di Gesù a Betlemme, pp. 71-72

Da L’infanzia di Gesù, di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, Rizzoli – LEV, 2012

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

"Gesù di Nazaret", terzo volume. Astrologia e religione nella storia dei Magi (brano)

Astrologia e religione nella storia dei Magi

Gregorio Nazianzeno dice che nel momento stesso in cui i Magi si prostrarono davanti a Gesù, sarebbe giunta la fine dell’astrologia, perché da quel momento le stelle avrebbero girato nell’orbita stabilita da Cristo (Poem. dogm. V, 55-64: PG 37, 428-429). Nel mondo antico, i corpi celesti erano guardati come potenze divine che decidevano del destino degli uomini. I pianeti portano nomi di divinità. Secondo l’opinione di allora, essi dominavano in qualche modo il mondo, e l’uomo doveva cercare di venire a patti con queste potenze. La fede nell’unico Dio, testimoniata dalla Bibbia, ha qui operato ben presto una demitizzazione, quando il racconto della creazione, con magnifica sobrietà, chiama il sole e la luna – le grandi divinità del mondo pagano – «lampade» che Dio, insieme con tutta la schiera delle stelle, appende alla volta celeste (cfr. Gen 1,16s). Entrando nel mondo pagano, la fede cristiana doveva nuovamente affrontare la questione delle divinità astrali. Per questo, nelle Lettere dalla prigionia agli Efesini e ai Colossesi, Paolo ha fortemente insistito sul fatto che il Cristo risorto ha vinto ogni Principato e Potenza dell’aria e domina tutto l’universo. In questa linea sta anche il racconto della stella dei Magi: non è la stella a determinare il destino del Bambino, ma il Bambino guida la stella. Volendo, si può parlare di una specie di svolta antropologica: l’uomo assunto da Dio – come qui si mostra nel Figlio unigenito – è più grande di tutte le potenze del mondo materiale e vale più dell’universo intero. 

Capitolo 4: I Magi d’Oriente e la fuga in Egitto, pp. 118-119

Da L’infanzia di Gesù, di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, Rizzoli – LEV, 2012

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

"Gesù di Nazaret", terzo volume. La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì» (brano)


La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì».

[Maria] si dichiara serva del Signore. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).
Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero «sì» alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al «sì» non forzato di una persona umana. Così Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il cielo e la terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà «sì»? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta – le dice Bernardo – non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo «sì»! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: «Avvenga per me secondo la tua parola». È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana. Maria diventa madre mediante il suo «sì». I Padri della Chiesa a volte hanno espresso tutto ciò dicendo che Maria avrebbe concepito mediante l’orecchio – e cioè: mediante il suo ascolto. Attraverso la sua obbedienza, la Parola è entrata in lei e in lei è diventata feconda. In questo contesto, i Padri hanno sviluppato l’idea della nascita di Dio in noi attraverso la fede e il Battesimo, mediante i quali sempre di nuovo il Logos viene a noi, rendendoci figli di Dio. Pensiamo, per esempio, alle parole di sant’Ireneo: «Come l’uomo passerà in Dio, se Dio non è passato nell’uomo? Come abbandoneranno la nascita per la morte, se non saranno rigenerati mediante la fede in una nuova nascita, donata in modo meraviglioso ed inaspettato da Dio, nella nascita dalla Vergine, quale segno della salvezza?» (Adv. haer. IV 33, 4; cfr. H. Rahner, Symbole der Kirche, p. 23). 

Capitolo 2: L’annuncio della nascita di Giovanni Battista e della nascita di Gesù, pp. 46-47

Da L’infanzia di Gesù, di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, Rizzoli – LEV, 2012

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana