sabato 3 novembre 2012

Mons. Pozzo lascia Ecclesia Dei per diventare Elemosiniere (Izzo)

PAPA: POZZO LASCIA ECCLESIA DEI PER DIVENTARE ELEMOSINIERE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 3 nov. 

Monsignor Guido Pozzo, finora segretario della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", e' stato nominato oggi dal Papa nuovo elemosiniere pontificio ed elevato in pari tempo alla Sede Arcivescovile titolare di Bagnoregio. Sostituisce il diplomatico spagnolo Felix del Blanco Prieto, dimissionario per raggiunti limiti d'eta'. 
Nato a Trieste 61 anni fa, monsignor Pozzo ha studiato alla Pontificia Universita' Gregoriana ed era in servizio presso la Congregazione per la Dottrina della Fede dal maggio 1987. Era segretario della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" dal luglio 2009.
Alcune dichiarazioni rilasciate dopo la sua nomina dal nuovo prefetto della Congregazione della Fede e presidente di Ecclesia Dei, monsignor Gerhard Muller, che sembrava volesse chiudere la porta al possibile rientro dei Lefebvriani - indicando un tempo molto breve per la risposta definitiva e escludendo nuovi colloqui e modifiche della dichiarazione dottrinaria e d'impegni sottoposta al successore di Lefebvre, monsignor Bernard Fellay - erano apparse divergenti rispetto alla linea seguita fin qui da monsignor Pozzo e dal predecessore di Muller, cardinale Joseph William Levada. Ma questa difformita' non giustifica l'ipotesi che la nomina del prelato triestina ad elemosiniere pontificio rappresenti una sorta di "promoveautur ut amoveatur", in quanto una nota ispirata dal Papa nei giorni scorsi esclude qualunque ultimatum alla Fraternita' San Pio X. 
"La Santa Sede e' in attesa della risposta ufficiale dei superiori della Fraternita' San Pio X. Dopo trent'annni di separazione, e' comprensibile che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato di questi recenti sviluppi", ha chiarito infatti una nota della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
L'importante dichiarazione vaticana ha ribadito soprattutto che "il nostro Santo Padre Benedetto XVI cerca di promuovere e preservare l'unita' della Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternita' sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro, sono necessarie pazienza, serenita', perseveranza e fiducia". 
Ed e' il Papa in persona, che ha annoverato oggi monsignor Pozzo nella famiglia Pontificia, ad aver deciso di concedere piu' tempo ai seguaci di monsignor Lefebvre e al loro capo Fellay. Quest'ultimo del resto proprio nei giorni scorsi ha compiuto un atto oggettivamente di apertura al rientro fortemente auspicato dal Pontefice con la decisione di espellere il negazionista Richard Williamson, le cui assurde dichiarazioni sulla Shoa' avevano creato grande scandalo e imbarazzo anche nella Chiesa Cattolica, visto che il Papa aveva deciso di perdonare le disobbedienze dei lefebvriani. Dunque non verranno sepolte con l'uscita di Pozzo da Ecclaesia Dei (dove peraltro si e' gia' insediato un vicepresidente nella persona di monsignor Augustin Di Noia, arcivescovo domenicano di origine statunitense e storico collaboratore del cardinale Ratzinger nell'ex Sant'Uffizio) le speranze di un rientro dei seguaci di Lefebvre nella piena comunione cattolica.
"Quando i dialoghi dottrinali si conclusero, fu possibile - ha ricostruito il recente comunicato vaticano - procedere ad una fase di discussione piu' direttamente focalizzata sul grande desiderio di riconciliazione della Fraternita' sacerdotale di San Pio X con la Sede di Pietro. 
Altri passi fondamentali in questo processo positivo di graduale reintegrazione erano stati intrapresi dalla Santa Sede nel 2007 mediante l'estensione alla Chiesa universale della Forma Straordinaria del Rito Romano con il Motu Proprio Summorum Pontificum e, nel 2009, con l'abolizione delle scomuniche". 
Secondo la nota ispirata dal Papa tedesco, infine, "solo alcuni mesi or sono in questo cammino difficile fu raggiunto un punto fondamentale quando, il 13 giugno 2012, la Pontificia Commissione ha presentato alla Fraternita' sacerdotale di S. Pio X una dichiarazione dottrinale unitamente ad una proposta per la normalizzazione canonica del proprio stato all'interno della Chiesa cattolica". Per questo, dunque, viene accolta la richiesta dello scorso 6 settembre, con la quale "la Fraternita' sacerdotale di S. Pio X ha indicato di aver bisogno per parte sua di ulteriore tempo di riflessione e di studio, per preparare la propria risposta alle ultime iniziative della Santa Sede". E la Chiesa Cattolica resta "in attesa della risposta ufficiale dei Superiori della Fraternita' sacerdotale". 

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La Santa Sede “Osservatore fondatore” di un Centro per il dialogo interreligioso promosso dal Re d'Arabia

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Il Papa: la vita eterna non è un doppione infinito di quella terrena


Papa: la vita eterna non e' un doppione infinito di quella terrena

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 3 nov 

Celebrando questa mattina la messa per i cardinali e i vescovi defunti nel corso dell'ultimo anno, papa Benedetto XVI ha ricordato che la vita eterna non e' un mero ''doppione'' di quella terrena ma ''qualcosa di completamente nuovo''. 
Il cristiano, per il papa, risponde con ''solida speranza'' alla ''questione della morte'': ''Allora - ha spiegato - la morte apre alla vita, a quella eterna, che non e' un infinito doppione del tempo presente, ma qualcosa di completamente nuovo. La fede ci dice che la vera immortalita' alla quale aspiriamo non e' un'idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente''. Si tratta della vita ''giunta alla sua pienezza: quella in Dio; una vita che noi ora possiamo soltanto intravedere come si scorge il cielo sereno attraverso la nebbia''.
Papa Ratzinger ha infine ricordato l'importanza del visitare i nostri cari nei cimiteri: ''I luoghi della sepoltura - ha detto - costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere''.

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Mons. Guido Pozzo nominato Elemosiniere del Papa


Mons. Guido Pozzo nominato Elemosiniere del Papa 

Mons. Guido Pozzo è stato nominato nuovo Elemosiniere di Sua Santità: succede a mons. Felix del Blanco Prieto, che lascia per raggiunti limiti di età. Mons. Pozzo, triestino, 61 anni il prossimo 26 dicembre, era finora segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incarico che ricopriva dal 2009; in precedenza, sin dal 1987, aveva lavorato presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Papa lo ha elevato contemporaneamente alla sede arcivescovile titolare di Bagnoregio. L’Elemosineria Pontificia è l’organismo della Santa Sede che ha il compito di esercitare la carità verso i poveri a nome del Papa. Il servizio di Cecilia Seppia:  

Piccoli gesti quotidiani compiuti silenziosamente e con discrezione a nome del Papa verso tutti i bisognosi, i poveri, i sofferenti in ogni angolo della terra. Questo è quello che fa l’Elemosineria Apostolica, istituita per la prima volta nel XIII secolo dal Beato Gregorio X. Fu poi Alessandro V con una bolla del 1409 a regolarne le formalità e le norme, mentre Leone XIII per favorire la raccolta di fondi per le opere di carità ha delegato all’Elemosiniere anche la facoltà di concedere la benedizione apostolica. Questo avviene ancora oggi in modo gratuito per le diverse circostanze, attraverso diplomi in pergamena. Ogni anno tantissime richieste di aiuto arrivano in questo luogo da parte di famiglie, immigrati, studenti, disoccupati che chiedono un piccolo contributo per andare avanti: pagare l’affitto, le bollette, per poter studiare o per ricevere cure mediche. L’importo che generalmente oscilla dai 100 ai 500 euro viene deciso, dopo un primo visto del parroco di riferimento, in base alla situazione e alla gravità – spiega mons. Felix del Blaco Prieto, già Elemosiniere, - in un’intervista all’Osservatore Romano e ogni anno le donazioni effettuate superano il milione di euro. Dunque una carità mirata e feriale che il Papa incoraggia e sostiene personalmente, assicurandosi che non venga mai a mancare e che chi lavora in questo organismo svolge in modo esemplare, con pazienza e dedizione avendo come obiettivo quello di portare gioia e risollevare i cuori e far sentire la vicinanza e l’attenzione della Chiesa alla singola persona. 

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Il Papa: il buon ladrone ha preceduto anche i cardinali sulle via della salvezza. La morte è rimasta uguale, la visita ai cimiteri rinsalda la fede (Izzo)

PAPA: BUON LADRONE HA PRECEDUTO ANCHE CARDINALI SU VIA SALVEZZA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 3 nov. 

La speranza cristiana "riposa sull'amore di Dio che risplende nella Croce di Cristo e che fa risuonare nel cuore le parole di Gesu' al buon ladrone: 'Oggi con me sarai nel Paradiso'". 
Lo ha ricordato Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata all'altare della Cattedra della Basilica di San Pietro in memoria dei cardinali e vescovi morti negli ultimi dodici mesi, un lungo elenco letto dal Pontefice, che si chiudeva con i nomi dei cardinali italiani Carlo Maria Martini e Fortunato Baldelli.
"Possiamo riconoscere in essi - ha detto Papa Ratzinger - quei discepoli miti, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace di cui ci ha parlato il Vangelo: amici del Signore che, fidandosi della sua promessa, nelle difficolta' e anche nelle persecuzioni hanno conservato la gioia della fede, ed ora abitano per sempre la casa del Padre e godono della ricompensa celeste, ricolmi di felicita' e di grazia". "I pastori che oggi ricordiamo - ha aggiunto - hanno servito la Chiesa con fedelta' e amore, affrontando talvolta prove onerose, pur di assicurare al gregge loro affidato attenzione e cura. Nella varieta' delle rispettive doti e mansioni, hanno dato esempio di solerte vigilanza, di saggia e zelante dedizione al Regno di Dio, offrendo un prezioso contributo alla stagione post-conciliare, tempo di rinnovamento in tutta la Chiesa". 
"La Mensa eucaristica, alla quale si sono accostati, dapprima come fedeli e poi, quotidianamente, come ministri, anticipa nel modo piu' eloquente quanto il Signore ha promesso nel 'discorso della montagna': il possesso del Regno dei cieli, il prendere parte alla mensa della Gerusalemme celeste. Preghiamo - ha concluso il Pontefice - perche' cio' si compia per tutti". 

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PAPA: MORTE E' RIMASTA UGUALE, VISITA CIMITERI RINSALDA LA FEDE


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 3 nov. 

Anche se la cultura moderna sembra averla rimossa come tema dai nostri orizzonti, "la morte riguarda l'uomo di oggi esattamente come quello di allora; e anche se tante cose dei tempi passati ci sono diventate estranee, la morte e' rimasta la stessa: di fronte a questa realta', l'essere umano di ogni epoca cerca uno spiraglio di luce che faccia sperare, che parli ancora di vita, e anche la visita alle tombe esprime questo desiderio". 
Benedetto XVI lo ha ricordato nell'omelia della messa celebrata in San Pietro per i cardinali e vescovi morti negli ultimi dodici mesi.
Per il Papa, "i luoghi della sepoltura costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere". "Qui a Roma, in quei cimiteri peculiari che sono le catacombe, avvertiamo, come in nessun altro luogo - ha osservato - i legami profondi con la cristianita' antica, che sentiamo cosi' vicina. 
Quando ci inoltriamo nei corridoi delle catacombe romane, come pure in quelli dei cimiteri delle nostre citta' e dei nostri paesi, e' come se noi varcassimo una soglia immateriale ed entrassimo in comunicazione con coloro che li' custodiscono il loro passato, fatto di gioie e di dolori, di sconfitte e di speranze". Nella sua riflessione di oggi, il Pontefice ha sottolineato soprattutto che "come cristiani rispondiamo alla questione della morte con la fede in Dio, con uno sguardo di solida speranza che si fonda sulla Morte e Risurrezione di Gesu' Cristo". 
"La morte - ha spiegato - apre alla vita, a quella eterna, che non e' un infinito doppione del tempo presente, ma qualcosa di completamente nuovo. 
La fede ci dice che la vera immortalita' alla quale aspiriamo non e' un'idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente: e' lo stare nelle sue mani, nel suo amore, e diventare in Lui una cosa sola con tutti i fratelli e le sorelle che Egli ha creato e redento, con l'intera creazione". "Questa - ha quindi concluso Papa Bendetto - e' la vita giunta alla sua pienezza: quella in Dio; una vita che noi ora possiamo soltanto intravedere come si scorge il cielo sereno attraverso la nebbia". 

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La Vergine e il ciclone. Riflessione di don Antonio Ucciardo

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Siria, padre Gheddo: sia Assad sia gli insorti prendono di mira i Cristiani. Ciad, protesta dei presuli del Congo per il vescovo italiano espulso (Izzo)

SIRIA: PADRE GHEDDO,SIA ASSAD CHE INSORTI PRENDONO MIRA CRISTIANI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 3 nov. 

I cristiani della Siria sono le prime vittime della guerra civile in corso, "presi di mira dagli insorti e dai governativi, braccati nell'area di Wadi Sayed", che abitano da sempre con i sunniti. Lo denuncia padre Piero Gheddo, missionario e giornalista, fondatore di Mondo e Missioni. "I cristiani in Siria - ricorda il religioso del Pime - rappresentano circa il 10 per cento della popolazione e, in passato, alcuni di loro hanno ricoperto anche importanti cariche all'interno di ministeri e uffici pubblici".
"Oggi tutto e' cambiato e, secondo fonti vicine alla Santa Sede, sarebbero almeno 300mila i cristiani sfollati e che hanno perso tutto", afferma l'anziano missionario giornalista, per il quale altri ancora fuggiranno. "Si fa sempre piu' incerto il loro futuro e la paura - scrive Gheddo su il Sussidiario.net - e' che li attenda il destino dei tanti cristiani che, dopo l'invasione americana dell'Iraq nel 2003, hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, lasciare tutto e fuggire". Secondo padre Gheddo, questo stesso destino in un recente passato "ha colpito piu' di 700mila persone, che hanno dovuto lasciare l'Iraq". 

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CIAD: PROTESTA PRESULI CONGO PER VESCOVO ITALIANO ESPULSO



Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 3 nov. 

"Disapprovazione" e' stata espressa dall'Episcopato del Congo Brazzaville in una nota - diffusa da Radio Vaticana - per l'espulsione dal Ciad di monsignor Michele Russo, vescovo di Doba, allontanato dal Paese dove operava da anni prima come missionario e poi come ordinario diocesano "per aver criticato lo scorso 30 settembre, durante un'omelia, la gestione dei proventi del petrolio nel Paese.
"E' proprio della missione della Chiesa - ricordano i presuli del Congo - il dovere di parlare in circostanze in cui le condizioni di poverta' del popolo non fanno che aggravarsi". 
"Ogni cittadino ha il diritto di esprimersi liberamente, quali che siano le sue convinzioni politiche, sociali o religiose", proseguono i vescovi che si dicono "sorpresi delle misure sproporzionate prese dal governo ciadiano i fatti denunciati da monsignor Russo avrebbero potuto essere oggetto di un dibattito nell'interesse di un cambiamento positivo in cui tutte le parti avrebbero potuto guadagnarci". 
La Commissione Episcopale Giustizia e Pace del Congo Brazzaville sottolinea poi che "il messaggio di mons. Michele Russo traduce in maniera profetica l'appoggio della Chiesa alle condizioni di poverta' del popolo ciadiano". Nella nota la Commissione ha auspicato "che abbia luogo una vera riconciliazione e che un giorno, in questo Paese fratello, il Ciad, si stabiliscano vere condizioni per la giustizia sociale". Da parte loro, le autorita' del Ciad hanno motivato la decisione spiegando che monsignor Russo e' stato "dedito ad attivita' incompatibili con il suo ruolo".

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Il Papa: La vita eterna non è un doppione del tempo presente


Papa/ Benedetto XVI: Vita eterna non è doppione di quella attuale

Pontefice: Aspirare all'immortalità è stare nelle mani di Dio

Roma, 3 nov. (TMNews) 

La vita eterna "non è un doppione del tempo presente" e l'immortalità a cui aspiriamo "non è una idea o un concetto". Lo ha detto il Papa nella omelia della messa celebrata in San Pietro per ricordare i cardinali e i vescovi defunti nell'anno.
"Allora - ha aggiunto - la morte apre alla vita, a quella eterna, che non è un infinito doppione del tempo presente, ma qualcosa di completamente nuovo. 
La fede ci dice che la vera immortalità alla quale aspiriamo non è un'idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente: è lo stare nelle sue mani, nel suo amore, e diventare in Lui una cosa sola con tutti i fratelli e le sorelle che Egli ha creato e redento, con l'intera creazione".

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Il segretario di Ecclesia Dei, mons. Guido Pozzo, diventa Elemosiniere del Papa

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Processo Vatileaks atto secondo (Grana)

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Il Papa: per il cristiano la morte è stare per sempre nelle mani e nell'amore di Dio (Ambrogetti)

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Il Papa: la morte, paradossalmente, conserva ciò che la vita non può trattenere


Papa/ Benedetto XVI: Morte non interrompe vincoli affetto

Pontefice: Tombe sono come assemblea di morti e viventi

Roma, 3 nov. (TMNews) 

"La visita ai cimiteri ci ha permesso di rinnovare il legame con le persone care che ci hanno lasciato; la morte, paradossalmente, conserva ciò che la vita non può trattenere". 
Lo ha detto Papa Benedetto XVI celebrando stamani, all'Altare della cattedrale della Basilica vaticana, la messa in suffragio dei cardinali e dei vescovi scomparsi quest'anno.
"Come i nostri defunti hanno vissuto, che cosa hanno amato, temuto e sperato, che cosa hanno rifiutato, lo scopriamo, infatti, in modo singolare proprio dalle tombe, che sono rimaste quasi come uno specchio della loro esistenza, del loro mondo: esse ci interpellano e ci inducono a riannodare un dialogo che la morte ha messo in crisi - ha aggiunto il Papa -. 
Così, i luoghi della sepoltura costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere". 
"Quando ci inoltriamo nei corridoi delle catacombe romane - come pure in quelli dei cimiteri delle nostre città e dei nostri paesi -, è come se noi - ha concluso il Pontefice - varcassimo una soglia immateriale ed entrassimo in comunicazione con coloro che lì custodiscono il loro passato, fatto di gioie e di dolori, di sconfitte e di speranze".

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Messa per i vescovi defunti. Il Papa: la vita eterna è la comunione piena con Dio (Radio Vaticana)


Messa per i vescovi defunti. Il Papa: la vita eterna è la comunione piena con Dio 

Il cristiano deve guardare con speranza alla morte, perché solo varcandola possiamo contemplare Dio. E’ quanto affermato stamani da Benedetto XVI durante la Messa celebrata nella Basilica Vaticana per i cardinali e vescovi defunti nell’ultimo anno. Il Papa ha ribadito che la nostra speranza riposa sull’amore di Dio che risplende nella Croce di Cristo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Come rispondiamo noi cristiani alla questione della morte?”. Benedetto XVI muove da questo fondamentale interrogativo nella sua omelia tutta dedicata al significato che l’uomo di ogni tempo attribuisce alla fine della sua esistenza terrena. Il cristiano, è l’esortazione del Papa, è chiamato a rispondere “con la fede in Dio, con uno sguardo di solida speranza che si fonda sulla Morte e Risurrezione di Gesù Cristo”:

“Allora la morte apre alla vita, a quella eterna, che non è un infinito doppione del tempo presente, ma qualcosa di completamente nuovo. La fede ci dice che la vera immortalità alla quale aspiriamo non è un’idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente”.

Una comunione, ha aggiunto, che è “stare nelle sue mani, nel suo amore, e diventare in Lui una cosa sola con tutti i fratelli e le sorelle che Egli ha creato e redento con l’intera creazione”. La nostra speranza allora, ha soggiunto, “riposa sull’amore di Dio che risplende nella Croce di Cristo e che fa risuonare nel cuore le parole di Gesù al buon ladrone: ‘Oggi con me sarai nel paradiso’”:

“Questa è la vita giunta alla sua pienezza: quella in Dio; una vita che noi ora possiamo soltanto intravedere come si scorge il cielo sereno attraverso la nebbia”.

Quindi il Papa si è soffermato sulla testimonianza offerta dai dieci cardinali e dagli arcivescovi e vescovi morti nell’ultimo anno. In loro, ha detto, possiamo riconoscere gli amici del Signore che, fidandosi della sua promessa, “anche nelle persecuzioni” hanno conservato la gioia della fede:

“I Pastori che oggi ricordiamo hanno, infatti, servito la Chiesa con fedeltà e amore, affrontando talvolta prove onerose, pur di assicurare al gregge loro affidato attenzione e cura”.

Inoltre, ha aggiunto, questi pastori hanno “offerto un prezioso contributo alla stagione post-conciliare, tempo di rinnovamento in tutta la Chiesa”. Il Papa ha quindi ribadito che la nostra speranza è garantita da Cristo che “ha voluto viere nella carne l’esperienza della morte per trionfare su di essa” con la Risurrezione. La nostra giustizia, come la nostra speranza, ha avvertito si basa “sulla fede in Cristo”. E grazie al suo Mistero pasquale “varcando la soglia della morte, i nostri occhi potranno vedere Dio, contemplare il suo Volto”. Il Papa non ha infine mancato di mettere l’accento sull’importanza del visitare i nostri cari nei cimiteri:

“I luoghi della sepoltura costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere”.

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Il Papa: la vita eterna non è "un doppione" del presente, ma essere in piena comunione con Dio (AsiaNews)



Papa: la vita eterna non è "un doppione" del presente, ma essere in piena comunione con Dio

Benedetto XVI celebra la messa di suffragio per i cardinali e i vescovi morti durante l'anno. "La morte, paradossalmente, conserva ciò che la vita non può trattenere" e le visite ai cimiteri "inducono a riannodare un dialogo che la morte ha messo in crisi. Così, i luoghi della sepoltura costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere".

Città del Vaticano (AsiaNews) 

La morte per il cristiano non è la fine di tutto, ma "apre alla vita, a quella eterna, che non è un infinito doppione del tempo presente, ma qualcosa di completamente nuovo. La fede ci dice che la vera immortalità alla quale aspiriamo non è un'idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente: è lo stare nelle sue mani, nel suo amore, e diventare in Lui una cosa sola con tutti i fratelli e le sorelle che Egli ha creato e redento, con l'intera creazione".
La "speranza che non delude" della fede è stata evocata oggi da Benedetto XVI nella messa celebrata, come ogni anno, in suffragio dei cardinali e dei vescovi morti durante l'anno. Un rito che, in una affollata basilica di san Pietro, il Papa ha legato a quelli dei giorni scorsi, al "clima della comunione dei santi e della commemorazione dei defunti". E' così che le visite ai cimiteri "inducono a riannodare un dialogo che la morte ha messo in crisi. Così, i luoghi della sepoltura costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere". "La morte, paradossalmente, conserva ciò che la vita non può trattenere. Come i nostri defunti hanno vissuto, che cosa hanno amato, temuto e sperato, che cosa hanno rifiutato, lo scopriamo, infatti, in modo singolare proprio dalle tombe, che sono rimaste quasi come uno specchio della loro esistenza, del loro mondo: esse ci interpellano e ci inducono a riannodare un dialogo che la morte ha messo in crisi".
"Così, i luoghi della sepoltura costituiscono come una sorta di assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri defunti e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha potuto interrompere. E qui a Roma, in quei cimiteri peculiari che sono le catacombe, avvertiamo, come in nessun altro luogo, i legami profondi con la cristianità antica, che sentiamo così vicina. Quando ci inoltriamo nei corridoi delle catacombe romane - come pure in quelli dei cimiteri delle nostre città e dei nostri paesi -, è come se noi varcassimo una soglia immateriale ed entrassimo in comunicazione con coloro che lì custodiscono il loro passato, fatto di gioie e di dolori, di sconfitte e di speranze. Ciò avviene, perché la morte riguarda l'uomo di oggi esattamente come quello di allora; e anche se tante cose dei tempi passati ci sono diventate estranee, la morte è rimasta la stessa".
"Di fronte a questa realtà, l'essere umano di ogni epoca cerca uno spiraglio di luce che faccia sperare, che parli ancora di vita, e anche la visita alle tombe esprime questo desiderio".
Alla "questione della morte" il cristiano risponde con la fede, con la "solida speranza che si fonda sulla Morte e Risurrezione di Gesù Cristo". Quella che hanno avuto i cardinali e i vescovi che hanno lasciato quest'anno la vita terrena. Sono "amici del Signore che, fidandosi della sua promessa, nelle difficoltà e anche nelle persecuzioni hanno conservato la gioia della fede, ed ora abitano per sempre la casa del Padre e godono della ricompensa celeste, ricolmi di felicità e di grazia. I Pastori che oggi ricordiamo hanno, infatti, servito la Chiesa con fedeltà e amore, affrontando talvolta prove onerose, pur di assicurare al gregge loro affidato attenzione e cura. Nella varietà delle rispettive doti e mansioni, hanno dato esempio di solerte vigilanza, di saggia e zelante dedizione al Regno di Dio, offrendo un prezioso contributo alla stagione post-conciliare, tempo di rinnovamento in tutta la Chiesa".

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SANTA MESSA PER I VESCOVI ED I CARDINALI DEFUNTI: OMELIA DEL PAPA

Il Papa: "La fede ci dice che la vera immortalità alla quale aspiriamo non è un’idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente: è lo stare nelle sue mani, nel suo amore, e diventare in Lui una cosa sola con tutti i fratelli e le sorelle che Egli ha creato e redento, con l’intera creazione"

La solidarietà della Chiesa del Congo a mons. Russo espulso dal Ciad

La solidarietà della Chiesa del Congo a mons. Russo espulso dal Ciad

“Vogliamo manifestare la nostra disapprovazione di questa misura ingiusta, che manifesta la mancanza di libertà d’espressione e il rifiuto del dialogo del governo ciadiano”: con queste parole la commissione episcopale Giustizia e Pace del Congo Brazzaville ha espresso in un messaggio la propria solidarietà a mons. Michele Russo, vescovo di Doba, nel Ciad, espulso per aver criticato lo scorso 30 settembre, durante un’omelia, la gestione dei proventi del petrolio nel Paese. Le autorità del Ciad hanno motivato la decisione spiegando che mons. Russo è stato “dedito ad attività incompatibili con il suo ruolo”. “E’ proprio della missione della Chiesa il dovere di parlare in circostanze in cui le condizioni di povertà del popolo non fanno che aggravarsi” scrivono in un messaggio i presuli congolesi. “Ogni cittadino ha il diritto di esprimersi liberamente quali che siano le sue convinzioni politiche, sociali o religiose – proseguono i vescovi –. Siamo sorpresi delle misure sproporzionate prese dal governo ciadiano … i fatti denunciati da mons. Russo avrebbero potuto essere oggetto di un dibattito nell’interesse di un cambiamento positivo in cui tutte le parti avrebbero potuto guadagnarci”. La commissione episcopale Giustizia e Pace sottolinea poi che “il messaggio di mons. Michele Russo traduce in maniera profetica l’appoggio della Chiesa alle condizioni di povertà del popolo ciadiano”. Riunita dal 24 al 28 ottobre a Vouela, la commissione ha auspicato “che abbia luogo una vera riconciliazione e che un giorno, in questo Paese fratello, il Ciad, si stabiliscano vere condizioni per la giustizia sociale”. (T.C.)

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SANTA MESSA PER I VESCOVI DEFUNTI: DIRETTA IN CORSO

La vita eterna: editoriale di padre Lombardi


La vita eterna: editoriale di padre Lombardi 

“Solo la fede nella vita eterna ci fa amare veramente la storia e il presente, ma senza attaccamenti, nella libertà del pellegrino, che ama la terra perché ha il cuore in Cielo”: è quanto ha detto il Papa all’Angelus di giovedì scorso nella Solennità di Tutti i Santi, invitando tutti a ritrovare il vero senso di ciò che facciamo qui in terra. Ascoltiamo in proposito il nostro direttore, padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per Octava Dies, il Settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:

Nei primi giorni di novembre la Chiesa ci invita ad alzare lo sguardo, a squarciare il cielo chiuso sopra le nostre teste e a vedere aldilà. Vedere la comunità dei salvati, dei santi, viva con il Signore, sentirne la presenza e l’unione spirituale con noi in cammino. Esprimere il nostro rapporto spirituale con i defunti, nel ricordo, nella preghiera, nella speranza.

Nel recente Messaggio conclusivo del Sinodo al popolo di Dio si ricorda che “alla donna samaritana Gesù non si presenta semplicemente come colui che dà la vita, ma come colui che dona la ‘vita eterna’(Giov 4,14). Il dono di Dio non è semplicemente la promessa di condizioni migliori in questo mondo, ma l’annuncio che il senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo, in quella comunione piena con Dio che attendiamo alla fine dei tempi”. 

E il Messaggio continua ricordando che nella Chiesa le persone consacrate a Dio totalmente, in povertà, castità e obbedienza, devono essere proprio i testimoni di questo orizzonte dell’esistenza umana che va oltre la morte, testimoni dell’attesa di un compimento che si trova solo aldilà di quanto sperimentiamo su questa terra. Vocazione splendida, ma quanto esigente!

L’impegno in questo mondo è doveroso e necessario, ma dev’essere alimentato da una speranza che sia capace di motivarlo, che ne orienti il cammino, verso “cieli nuovi e terra nuova”. Senza questa speranza non era possibile la prima evangelizzazione e non sarà possibile quella nuova. Leviamo dunque il capo per vedere il Signore che viene accompagnato dai suoi santi.

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Così Papa Ratzinger aggiorna la fede (Magister)

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Il Papa presiede la Messa per cardinali e vescovi morti nell'ultimo anno, ieri la preghiera nelle Grotte Vaticane


Il Papa presiede la Messa per cardinali e vescovi morti nell'ultimo anno, ieri la preghiera nelle Grotte Vaticane 

Questa mattina, alle ore 11.30, Benedetto XVI celebrerà, nella Basilica Vaticana, una Santa Messa in suffragio dei 10 cardinali e 143 vescovi morti nel corso dell’ultimo anno. Ieri sera, nella giornata in cui la Chiesa commemora solennemente i defunti, il Papa, in forma strettamente privata, ha presieduto nelle Grotte Vaticane un momento di preghiera per i Pontefici defunti. “In queste Grotte Vaticane – ha detto - affidiamo alla Misericordia del Padre, coloro che hanno qui il loro sepolcro e attendono la resurrezione della carne. In particolare, i Sommi Pontefici che hanno svolto il servizio di pastori della Chiesa universale perché siano partecipi dell’eterna liturgia del cielo”. Nel servizio di Alessandro Gisotti, riproponiamo alcune riflessioni del Papa sul significato della morte per un cristiano:

“La separazione dagli affetti terreni è certo dolorosa, ma non dobbiamo temerla” perché essa “non può spezzare il legame profondo che ci unisce a Dio”. Benedetto XVI sottolinea questa certezza del cristiano che mette in luce il paradosso dell’uomo contemporaneo: da una parte ha largamente dismesso la spiritualità cristiana, dall’altra di fronte alla morte cerca una qualche trascendenza parallela:

“L’uomo moderno l’aspetta ancora questa vita eterna, o ritiene che essa appartenga a una mitologia ormai superata? In questo nostro tempo, più che nel passato, si è talmente assorbiti dalle cose terrene, che talora riesce difficile pensare a Dio come protagonista della storia e della nostra stessa vita” (Udienza generale del 2 novembre 2005)

Di qui il suo appello a “riappropriarsi” della dimensione della morte, parole pronunciate quattro anni fa, ma che sembrano riecheggiare il tema del Sinodo appena conclusosi in Vaticano:

“E’ necessario anche oggi evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna, realtà particolarmente soggette a credenze superstizione e a sincretismi, perché la verità cristiana non rischi a di mischiarsi con mitologie di vario genere” (Angelus del 2 novembre 2008)

L’interrogativo fondamentale – ribadisce il Papa – è cosa sia davvero la morte per un cristiano. La mentalità dominante, osserva, ci porta a credere che al di là della morte ci sia il nulla. Ma chi crede in Cristo e nella Sua Risurrezione sa che la strada della morte è in realtà “una via della speranza”. Non è la fine, ma l’inizio della vita piena. Per questo, chi riconosce una grande speranza nella morte, “può anche vivere una vita a partire dalla speranza”:

“L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata (…) L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio”. (Udienza generale 2 novembre 2011)

Questa vita, ha quindi ribadito giovedì scorso il Papa all’Angelus, ha senso solo se c’è l’amore, un amore che non finisce. “Vediamo – ha affermato - che seguire Cristo porta alla vita, alla vita eterna, e dà senso al presente, ad ogni attimo che passa, perché lo riempie d’amore, di speranza”.

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Un video di relax e di affetto filiale al Papa Benedetto XVI

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Vatileaks atto secondo, lunedì processo-stralcio (TMNews)

Vaticano/ Vatileaks atto secondo, lunedì processo-stralcio

Imputato l'informatico Sciarpelletti, testi gendarmi e Polvani


Città del Vaticano, 2 nov. (TMNews) 


Dopo la condanna del maggiordomo del Papa, parte lunedì il secondo - e, prevedibilmente, ultimo - processo vaticano relativo alla fuga di documenti riservati della Santa Sede (Vatileaks), quello a carico di Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreteria di Stato. 

Su richiesta della difesa, la sua posizione era stata stralciata all'inizio del procedimento che ha condotto all'arresto di Paolo Gabriele per furto dei documenti poi finiti nel bestseller di Gianluigi Nuzzi 'Sua Santità'.
Sciarpelletti, cittadino italiano, era stato arrestato in Vaticano per una notte il 25 maggio, due giorni dopo l'arresto dell'ex assistente di Camera del Pontefice. 
La notizia non è però trapelata sino al momento del rinvio a giudizio dei due indagati, lo scorso 13 agosto. Sciarpelletti è imputato per favoreggiamento. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha precisato che Sciarpelletti ha avuto un ruolo minore. 
L'informatico era stato trovato in possesso di una busta con alcuni documenti "non riservati" - ha precisato il suo legale, Gianluca Benedetti - ossia una "corrispondenza mail" e un "libello inqualificabile". La requisitoria del 'promotore di giustizia' (pm) Nicola Picardi ha rivelato che si tratta di "una relazione dal titolo 'Napoleone in Vaticano' riprodotta da Nuzzi nel volume 'Sua Santità'". In un primo momento - è sempre la ricostruzione del pm - Sciarpelletti aveva affermato che la busta (con timbro a secco sul retro della segreteria di Stato ufficio Informazioni e documentazioni) gli era stata consegnata da Paolo Gabriele, poi ha rettificato dicendo che gli era invece stata consegnata da un monsignore - coperto per omissis dalla lettera W - con lo scopo di recapitarla a Paolo Gabriele. In questo senso, ha sostenuto il suo avvocato, il tecnico informatico, che si dichiara non colpevole, ha indirizzato gli inquirenti verso Paolo Gabriele e il favoreggiamento si configurerebbe, di conseguenza, a carico del monsignore. "Tra me e Paolo Gabriele non c'era una grande amicizia, ma ci conoscevamo e scambiavamo opinioni", ha peraltro puntualizzato Sciarpelletti per bocca del suo legale. Il capitolo del libro di Nuzzi racconta di una misteriosa vicenda relativa ad un'auto dei gendarmi vaticani crivellata di colpi di arma da fuoco in territorio italiano, si focalizza sulla figura del comandante della gendarmeria, Domenico Giani, e si conclude con una ricostruzione che solleva la questione del "conflitto di interessi" in cui incorrerebbe, per le sue attività in Italia, un gendarme, Gianluca Gauzzi Broccoletti. Se Sciarpelletti si presenterà lunedì in aula, sarà la prima volta, poiché all'udienza alla quale ha ottenuto lo stralcio era rappresentato dal suo legale.
Al processo che inizia lunedì nel tribunale alle spalle della basilica di San Pietro sono previsti cinque testimoni: lo stesso maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, il vicecomandante della Guardia svizzera, William Kloter, il comandante della gendarmeria vaticana, Domenico Giani e il gendarme Gauzzi Broccoletti. Prevista inoltre la testimonianza di mons. Carlo Polvani, responsabile informazione della segreteria di Stato vaticana nonché nipote di quel mons. Carlo Maria Viganò che, oggi nunzio apostolico negli Stati Uniti, contestò l'anno scorso la decisione del cardinale Tarcisio Bertone di allontanarlo dalla segreteria del governatorato vaticano con lettere di denuncia della corruzione vaticana che finirono sui giornali italiani e costituirono l'antefatto del caso Vatileaks.
Nel corso del primo processo i magistrati - Giuseppe Della Torre, Paolo Papanti-Pellettier e Venerando Marano - hanno stabilito che nel corso del processo-stralcio verrà analizzato anche il materiale informatico che i gendarmi vaticani avevano rinvenuto nella perquisizione a casa di Paolo Gabriele. 
L'ex maggiordomo del Pontefice è stato arrestato in una cella della gendarmeria lo scorso 25 ottobre con una pena, scontata, di 18 mesi. Cinque mesi sono già trascorsi tra arresti domiciliari e carcerazione preventiva. Se la Santa Sede non esclude che il Papa gli conceda la grazia, l'ipotesi è sembrata affievolirsi con la pubblicazione di una dura nota della segreteria di Stato vaticana, che ha precisato che il perdono papale "presuppone ragionevolmente il ravvedimento del reo e la sincera richiesta di perdono al Sommo Pontefice e a quanti sono stati ingiustamente offesi". Il dibattimento ha fatto emergere il ruolo ambiguo di altre personalità a partire dal confessore di Gabriele, don Giovanni Luzi, al quale il maggiordomo pontificio aveva consegnato copia dei documenti proditoriamente raccolti. La nota, però, ha precisato che "il dibattimento ha potuto accertare i fatti, appurando che il Sig. Gabriele ha messo in atto il suo progetto criminoso senza istigazione o incitamento da parte di altri, ma basandosi su convinzioni personali in nessun modo condivisibili. Le varie congetture circa l'esistenza di complotti o il coinvolgimento di più persone si sono rivelate, alla luce della sentenza, infondate".

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Vescovi in Siria per fermare la guerra (defezioni a parte). L'importanza della lectio di Ratisbona (Di Giacomo)

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"Il Concilio è vivo se unito alla tradizione della chiesa". Colloquio con Roberto de Mattei (Rolandi)

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Come lucerna dell'arte. I 500 anni della Volta della Cappella Sistina (O.R.)

Come lucerna dell'arte

«La lucerna dell'arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all'arte della pittura, che ha bastato a illuminare il mondo». 

Queste parole di Giorgio Vasari nella celebre opera in cui raccoglie le biografie dei più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani -- parole riproposte dal Papa durante la celebrazione dei primi vespri della solennità di Tutti i santi mercoledì pomeriggio, 31 ottobre -- ben sintetizzano lo splendore della Cappella Sistina che la celebrazione ha ospitato. Quella Cappella magna del Palazzo Apostolico Vaticano, la cui volta venne affidata da Giulio ii a Michelangelo Buonarroti per affrescarla, e che ancora oggi è meta di milioni di visitatori, il luogo d'arte più ricercato al mondo.
A cinquecento anni dall'inaugurazione della volta, Benedetto XVI ha voluto ricordare l'anniversario con lo stesso gesto compiuto da Giulio ii della Rovere il 31 ottobre 1512, quando, con la celebrazione dei primi vespri della solennità di Tutti i santi, venne svelata al mondo la magnificenza del capolavoro michelangiolesco.
Il Pontefice ha sottolineato quel connubio tra arte e liturgia che nella Cappella Sistina trova una delle sue massime espressioni. Così come allora, sono risuonate tra le mura di quello scrigno d'arte le note dei salmi e degli inni liturgici, intonati dai cantori della Cappella musicale Pontificia -- diretta dal maestro Palombella -- che prende il nome proprio da quel luogo sacro. Le preghiere e le invocazioni di lode e di supplica in latino hanno quasi invitato a ripensare al tempo in cui Michelangelo dipinse la volta, disteso vicino al soffitto, per ben quattro anni, dal 1508 al 1512. È sembrato come rivivere lo stupore di quanti assistettero alla sua inaugurazione quando osservarono, per la prima volta, le scene delle storie della Genesi, commissionate all'artista da Papa della Rovere, quel Giulio ii che volle portare a termine la decorazione della cappella del Palazzo Apostolico, fatta affrescare già da suo zio Sisto iv, dal quale prende il nome.
Seduto sul lato sinistro della navata, Benedetto XVI ha tenuto la sua omelia e ha salutato i presenti, tra i quali quattordici cardinali: oltre al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e ai due porporati che l'hanno accompagnato al suo arrivo -- Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, il quale gli ha rivolto un breve saluto, e Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura -- vi erano Leonardo Sandri, Antonio Cañizares Llovera, Domenico Calcagno, Santos Abril y Castelló, Manuel Monteiro de Castro, José Saraiva Martins, Giovanni Coppa, Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Francesco Monterisi, Giovanni Battista Re, Walter Brandmüller.
Tra i presuli e i prelati della Curia Romana, gli arcivescovi Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi, Artur Roche, segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario generale del Governatorato, e i monsignori Peter Bryan Wells, assessore della Segreteria di Stato, e Paolo Nicolini, delegato per i settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani, e padre Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia. Tra le personalità presenti, il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, con il delegato per i Dipartimenti scientifici ed i laboratori, Arnold Nesselrath, e numerosi responsabili e dipendenti dell'istituzione.
Il Papa era accompagnato dall'arcivescovo James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, dai monsignori Georg Gänswein, suo segretario particolare, e Alfred Xuereb, della segreteria particolare, e dal medico personale Patrizio Polisca.

(©L'Osservatore Romano 2-3 novembre 2012)

Finito il Sinodo, facciamo vivere il Sinodo (Ambrogetti)

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Fede e dogma (Agnoli)

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Chiesa e potere (Bandinelli)

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La luce di Dio sulla Volta della Sistina (Paolucci)

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È tempo di spending review anche in Vaticano (Bevilacqua)


Spending review d'Oltretevere

 di Andrea Bevilacqua  

È tempo di spending review anche in Vaticano. 
La scure non risparmia i sacri palazzi: colpendo di tutto, dalle spese di cancelleria, agli appalti esterni, fino addirittura agli omaggi per gli ospiti in visita. I bilanci d'Oltretevere soffrono di un pesante rosso e i dicasteri vaticani devono ora correre ai ripari presentando piani di spesa impostati al rigore più assoluto. Pontifici consigli, Congregazioni e Segreteria di stato si sono quindi messi al lavoro per individuare tutti i tagli possibili, dalle consulenze alle fotocopie in eccesso, passando persino per le medaglie del Papa. Il tema è all'ordine del giorno di riunioni dicastero per dicastero. Se la linea vaticana è comunque quella di non sacrificare il personale nell'ondata di tagli, l'indicazione per i capitoli di spesa è invece quella di ridurli all'osso, soprattutto per le voci esterne. Il dato da prendere come riferimento per quantificare il buco da ripianare in Vaticano è quello risalente al 5 luglio, quando la Santa Sede ha pubblicato il consuntivo di bilancio: per il 2011 si è chiuso con un disavanzo di quasi 15 milioni di euro (263,7 milioni di costi e 248,8 milioni di ricavi). In quell'occasione veniva spiegato che «i capitoli di spesa più impegnativi sono stati quelli relativi al costo del personale che, al 31 dicembre contava 2.832 unità, e ai mezzi di comunicazione sociali nel loro complesso». Questi ultimi sono da anni una delle maggiori voci di passivo, mentre sul disavanzo avevano pesato anche gli investimenti finanziari meno redditizi rispetto al passato a causa della crisi mondiale. Un discorso a parte è quello dell'amministrazione autonoma del Governatorato (1.887 dipendenti), che dal 2010 ha risultati positivi stabili e per il 2011 ha fatto segnare ancora un attivo, pari a 21,8 milioni di euro, anche grazie all'apporto dei Musei vaticani (ricavi per 91,3 milioni). Nonostante ciò, il tema della spending review sarà al centro della prossima riunione della Commissione cardinalizia del Governatorato.

© Copyright Italia Oggi, 3 novembre 2012 consultabile online anche qui.

Tommaso Spinelli a 'La Vigna del Signore': il Sinodo una grande famiglia riunita per un'occasione importante...

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Dal Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione una nuova speranza (Tabarro)

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Cultura di Pentecoste sul Sinodo (Zenit)

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Sfida Obama-Romney, i cattolici ago della bilancia (Galeazzi)

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Wojtyla, Wanda Poltawska: amava tutti senza giudicare nessuno (Izzo)

WOJTYLA: POLTAWSKA, AMAVA TUTTI SENZA GIUDICARE NESSUNO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 nov. 


"Non giudicate, per non essere giudicati", questa massima evangelica "e' rimasta impressa per tutta la vita" nella mente di Karol Wojtyla", il quale da sacerdote, vescovo e Papa "attirava le persone perche' amava veramente tutti e questo la gente lo capiva". 
Lo racconta - in un'intervista all'Osservatore Romano - la professoressa Wanda Poltawska, ex cavia umana torturata dai nazisti nel campo di concentramento di Ravensbruck e poi - come medico psichiatra - stretta collaboratrice prima di don Karol Wojtyla nell'elaborazione della sua innovativa pastorale familiare, quindi incaricata del Consultorio da lui promosso a Cracovia quando divenne arcivescovo, e infine consulente del Papa polacco per tutti i temi attinenti alla sessualita' e all'amore familiare, che sono stati  centrali nei 27 anni del suo Pontificato. Un rapporto che andava oltre la collaborazione professionale, datava dai tempi della gioventu' ed era stato rinsaldato da un evento straordinario:  nel 1962 la allora giovane mamma e dottoressa era miracolasamente guarita da un tumore per intercessione di Padre Pio, al quale si era rivolto per lei li stesso monsignor Wojtyla .
"La vera amicizia - spiega la Poltawska nell'intervista - dura per sempre, percio' dopo l'elezione a Pontefice nei nostri rapporti d'amicizia non e' cambiato niente. Andavo a incontrarlo quando stavo a Roma. Ma piu' che altro con la mia famiglia passavamo le vacanze estive con lui a Castel Gandolfo". E durante i lunghi ricoveri al Gemelli e l'ultima fase della malattia vissuta  nell'Appartamento Pontificio, il Papa sofferente la voleva accanto e lasciava che fosse lei a leggergli ad alta voce molti libri. 

Papa Wojtyla, infatti,  la considerava una sorella, e in merito la professoressa Poltawska cita una delle lettere ricevute dopo l'elezione del 16 ottobre 1978. "In tutto questo - scrisse il neo Pontefice riferendosi al trambusto di quei giorni emozionanti e sconvolgenti seguiti al Conclave - penso a te. 
Da oltre vent'anni, da quando Andrzej mi disse per la prima volta: 'Duska e' stata a Ravensbruck', e' nata nella mia consapevolezza la convinzione che Dio mi dava e mi assegnava te, affinche' in un certo senso io 'compensassi' quello che avevi sofferto li''. E ho pensato: lei ha sofferto al mio posto. A me Dio ha risparmiato quella prova, perche' lei e' stata li'. Si puo' dire che questa convinzione fosse 'irrazionale', tuttavia essa e' sempre stata in me e continua a rimanerci. Su questa convinzione si e' sviluppata gradualmente tutta la consapevolezza della 'sorella'".
Una familiarita' con il capo della Chiesa che in tutto il Poantificato ha certamente attirato sulla psichiatra polacca molta invidia. "Con Karol Wojtyla - rivela oggi la Poltaska - da sempre discutevo di Dio e dei problemi del mondo. Insomma le nostre conversazioni riguardavano i problemi teologici e pastorali, non c'era posto per i pettegolezzi. Io portavo a Roma i libri che avevo letto e discutevamo di questi libri. Ovviamente, parlavamo anche delle faccende personali, della famiglia, dei figli. Ma lui si interessava di tutti perche' amava la gente e non parlava mai male di nessuno". 

Quanto alla collaborazione scientifica offerta dalla Poltawska, Karol Wojtyla - ricostruisce la psichiatra - "si interessava di antropologia da sempre. E in questo contesto si interessava dell'amore tra l'uomo e la donna e della santita' della famiglia. A Cracovia collaborai con lui alla stesura di Amore e responsabilita'".
Tra il futuro Papa e la sua amica ex deportata l'aiuto era scambievole. "Ero allora - ricorda Wanda al giornale vaticano - una giovane psichiatra impegnata nel consultorio per i giovani. Venivano da me in cerca di aiuto anche tante coppie in crisi. Subito mi resi conto che avevo bisogno di un sacerdote. Don Wojtyla si occupava di questo tipo di pastorale e cosi' ha cominciato ad aiutarmi".
"Durante la prigionia a Ravensbruck - rievoca oggi Wanda Poltawska - vedevo i nazisti buttare i neonati nei forni crematori: mi ripromisi che, se fossi sopravissuta, avrei studiato medicina e difeso la vita. Nel 1956 nella Polonia comunista fu varata la legge sull'aborto. Io come medico, e lui come sacerdote (responsabile della pastorale dei medici) ne fummo impressionati. Iniziammo cosi' un lavoro comune contro questa legge. L'impegno di salvare una vita nuova che sboccia cominciò allora ed e' durato per oltre cinquant'anni. Nel 1967, con l'aiuto del cardinale Wojtyla, ho organizzato a Cracovia l'Istituto teologico della famiglia che ho diretto per 33 anni".
Nel 1979, gia' da Pontefice, Wojtyla comincio' un ciclo di catechesi sull'amore umano nel piano divino, E non ci scordiamo che diede il suo grande contributo nella preparazione dell'Humanae vitae". In proposito la Poltaska cita un'altra lettera ricevuta poco dopo l'elezione del 1978, nella quale Wojtyla le scrive: "Sei stata per me il mio esperto personale nel campo di Humanae Vitae. E' stato cosi' per piu' di vent'anni e questo bisogna continuare a mantenerlo". In sostanza, il Papa da poco eletto chiese alla dottoressa di "seguire e riferire" a lui "tutto quello che succede in questo campo". "E io - conclude la donna - ho continuato a farlo come mi aveva chiesto". 


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venerdì 2 novembre 2012

L’edizione in spagnolo dell’Osservatore Romano” ha una nuova direttrice: colloquio con la giornalista spagnola Marta Lago (Alvarez)

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Tra il cielo e la terra. I Vespri nella Cappella Sistina e l'Angelus di Ognissanti (O.R.)


Il Papa celebra i vespri nella Cappella Sistina a cinque secoli dall’inaugurazione della volta michelangiolesca

Tra il cielo e la terra

E all’Angelus di Tutti i santi ricorda che la Chiesa è in cammino verso la Gerusalemme celeste

Una «festa senza fine» che si vive in comunione «tra cielo e terra». 
È il senso  della solennità liturgica di Tutti i Santi così come sintetizzato da Benedetto XVI nei due momenti significativi che hanno caratterizzato quest’anno la ricorrenza. 
Nel tardo pomeriggio di mercoledì 31 ottobre, infatti, il Papa  ha presieduto la celebrazione dei vespri nella Cappella Sistina, per ricordare il cinquecentesimo anniversario dell’inaugurazione dell’affresco michelangiolesco che ne impreziosisce la volta. E il giorno dopo, giovedì 1° novembre, a mezzogiorno, ha guidato il consueto incontro di preghiera con i fedeli che si sono recati in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus nel giorno di festa.
Nello splendore della Cappella magna del Palazzo Apostolico Vaticano, Benedetto XVI ha colto l’immagine di una Chiesa in cammino verso la Gerusalemme celeste di cui si parla nella Lettera agli Ebrei, dove accanto «a miriadi di angeli»  e nell’«adunanza festosa» che «ha per centro Dio» si realizzano per i cristiani «le promesse dell’Antica Alleanza». 
Una «dinamica di promessa e compimento» rappresentata in Sistina, ha notato il Pontefice, «negli affreschi delle pareti lunghe» che trovano poi la sintesi nel giudizio finale michelangiolesco, rappresentazione meravigliosa  della grande vittoria del Dio creatore,  della sua potenza, del suo diretto rapporto con l’uomo. E proprio «in quell’incontro tra il dito di Dio e quello dell’uomo — ha concluso il Papa — noi percepiamo il contatto tra il cielo e la terra».
In questo toccarsi di  cielo e terra si esprime tutta la pienezza della vita dell’uomo in Dio. 
Benedetto XVI lo ha spiegato ai fedeli in piazza San Pietro per l’Angelus di Tutti i santi, coloro i quali «hanno vissuto intensamente» la dinamica di cui aveva parlato ai vespri.  È «nella comunione dei santi» che si realizza l’unione delle due dimensioni di una Chiesa che cammina nel tempo e che partecipa «alla festa senza fine» nella Gerusalemme celeste.  Ed è questa una realtà «che comincia quaggiù sulla terra — ha spiegato ancora il Papa — e raggiunge il suo compimento in cielo». 
Essere cristiani, fare parte della  Chiesa «significa aprirsi a questa comunione — ha concluso il Pontefice — come un seme che si schiude nella terra, morendo, e germoglia verso l’alto, verso il cielo». Con questa fede piena di speranza «veneriamo tutti i santi», anche quelli che «solo Dio conosce».

(©L'Osservatore Romano 2-3 novembre 2012)

Vaticano, il biografo di Wojtyla: il ritorno al clericalismo è in agguato (Izzo)

VATICANO: BIOGRAFO WOJTYLA, RITORNO A CLERICALISMO È IN AGGUATO
Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 nov. 

«La Chiesa ha perduto una parte almeno della autorevolezza morale che aveva un tempo», e dunque con urgenza «serve un governo ecclesiastico che si distingua per il «servizio» e non per «logiche di potere». 
Lo chiede l'ex vicedirettore dell'Osservatore Romano e vaticanista di lungo corso Gian Franco Svidercoschi, nel suo ultimo libro, significativamente intitolato «Il ritorno dei chierici». Biografo di Giovanni Paolo II e cosceneggiatore della fiction tv «Karol, un uomo diventato Papa», Svidercoschi sostiene che la Cheisa «sta vivendo una profonda crisi di fede ma anche di leadership, di uomini, di progetti, di strutture, di linguaggi, di rapporti con la modernità».
Secondo Svidercoschi, finora il Concilio è «un'opera rimasta a metà, una rivoluzione incompiuta».Così restano senza soluzione «questioni sempre più scottanti» come la mancanza di sacerdoti e lo scarso riconoscimento del ruolo della donna nella Chiesa ma anche  il «dramma ricorrente» dei divorziati risposati, per i quali «sarebbe il caso che anche i vescovi potessero dire la loro e ottenere da Roma il permesso di sperimentare una propria strada a livello locale». 

Del resto, ricorda il vaticanista, già al Concilio, era stata richiamata la pratica («seguita nei primi mille anni di unione e poi solo dalle Chiese orientali separate») di non privare il coniuge innocente, ingiustamente abbandonato, del diritto di contrarre nuove nozze.
Molte critiche alla situazione attuale sembrano rivolte nel libro ai collaboratori del Pontefice tedesco, dimenticando che a frenare spesso sono invece i co-protagonisti del Pontificato precedente, gli stessi che impedirono a lungo alla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger di processare i pedofili Maciel e Groer. 
«Papa Benedetto ha ricevuto un pesante lascito. Anche oggi la sua azione di pulizia, che nessuno può negare, viene contrastata», replica a Svidercoschi una lettrice intervenendo sul suo libro con un post pubblicato dal blog degli «Amici di Papa Ratzinger» 

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Mi pare che in tanti dimostrino di avere una memoria "selettiva" e tentino di attribuire ogni responsabilita' ad un solo Papa (ed ai suoi collaboratori). Operazione ambiziosa ma destinata a naufragare in partenza scontrandosi con la "dura" realta' espressa, per esempio, in questo speciale.
R.

Italia, in vigore nuovo Rito delle esequie. Mons. Pompili: celebrazioni più comunitarie


Italia, in vigore nuovo Rito delle esequie. Mons. Pompili: celebrazioni più comunitarie 

Oggi, 2 novembre, entra in vigore la seconda edizione italiana del nuovo rito delle esequie, che sostituisce quella del 1974. La pubblicazione riflette l’impegno della Chiesa ad evitare, da un lato, la spettacolarizzazione mediatica della morte, sempre più frequente, e dall’altro la trasformazione di questo evento in una questione privata. Lo spiega, nell’intervista di Davide Maggiore, il direttore dell’ufficio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per le comunicazioni sociali, mons. Domenico Pompili: 

R. – Mi pare che il nuovo rito delle esequie risponda alla spettacolarizzazione, spesso riservata ai cosiddetti “vip”, attraverso un incontro ricercato fin dall’inizio con la famiglia del defunto, cioè attraverso una ricerca di contatto che sia il più possibile tempestivo per garantire la vicinanza della Chiesa, e risponde alla privatizzazione attraverso una proposta, scandita in tre tempi, che chiama in causa l’intera comunità cristiana: in primo luogo, nella casa del defunto, poi nella chiesa e nel luogo del cimitero. La liturgia è una dimensione comunitaria che riesce a dare il senso della prossimità della Chiesa e anche a rielaborare il senso di questo drammatico passaggio in una forma ispirata alla Parola di Dio e quindi alla speranza.

D. – D’altra parte, sempre più spesso oggi la morte avviene in contesti come quello ospedaliero, dove la burocrazia si concilia male con il necessario raccoglimento…

R. – In primo luogo, il cappellano, e poi le persone che con lui animano la presenza della Chiesa in ciascun ospedale, ha il compito di garantire quella forma di vicinanza raccolta che aiuta ad elaborare il senso del lutto. Certamente, l’ospedale è un luogo necessariamente più anonimo e – se vogliamo – burocratizzato. Però, credo che sia interesse di tutti, una sorta di bene comune da tutelare, far sì che – ad esempio – le camere mortuarie siano luoghi dignitosi, luoghi nei quali sia possibile anche l’incontro tra le persone che vanno a fare visita al defunto, e non siano semplicemente ripostigli o luoghi segnati, anche da un punto di vista fisico, da disattenzione o approssimazione.

D. – Una caratteristica della nuova edizione del Rito è l’appendice dedicata alla cremazione. Qual è l’importanza di queste puntualizzazioni?

R. – La cremazione, come è noto, è stata accettata dalla Chiesa dal 1963 e tuttavia l’appendice è inserita proprio per aiutare a vivere questo momento che nasce oggi dalle mutate condizioni, soprattutto legate al fenomeno dell’urbanizzazione. Va detto che la Chiesa non incentiva la cremazione, ma la permette. La sepoltura rimane la forma più idonea per dare anche il senso della dignità del corpo, che non è semplicemente un rifiuto da smaltire ma ha profondamente a che fare con l’integrità della persona. E tuttavia, siccome la cremazione è un dato di fatto, la Chiesa non vuole mancare a questo momento che, soprattutto per le persone coinvolte, rappresenta una dimensione difficile da gestire.

D. – La morte, tuttavia, non va vista semplicemente come una fine, ma nel suo legame inscindibile con la risurrezione…

R. – Questo è il cuore del rito delle esequie, che consiste precisamente nella riproposta dell’annuncio del Vangelo della Risurrezione di Gesù Cristo in questo nostro conteso culturale ed ecclesiale mutato. La morte è una cosa profondamente innaturale, perché l’uomo si ribella interiormente a questo esito e certamente la maniera cristiana di intendere la morte è quella definitivamente svelata dalla vicenda di Gesù che, attraverso la sua morte e risurrezione, rappresenta per tutti i credenti la mèta. Nella morte di ogni uomo si realizza, in fondo, una misteriosa comunione proprio con la Pasqua di Cristo che, risorgendo, ha distrutto la morte.


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Le tue nostalgie. Nel mese di novembre (Pier Giordano Cabra)


Nel mese di novembre

Le tue nostalgie

Pier Giordano Cabra

Il mese di novembre inizia avvolgendoti nella nostalgia. La visita ai cimiteri risveglia ricordi unici  e incancellabili, fa riemergere  rimpianti e rammarichi, riporta alle radici dolci e amare del tuo passato.
Il passato riprende la sua forza sul presente, rivivendo di luce intensa, coprendo  persone e avvenimenti col manto della nostalgia, di quell’intenso desiderio di rivivere con i tuoi cari. Eppure l’oggi, mentre ti immerge nella memoria del passato, ti proietta  anche nell’attesa del futuro.
Perché, e tu lo sai,  se i tuoi cari non possono ritornare a te, tu  andrai a loro. Tu li ricordi, loro ti attendono. Tu pensi al tuo passato con loro, essi pensano al  futuro assieme a te. Tu li vedi come ombre, loro dalla Luce, ti vedono nell’ombra del tempo.
E mentre tu hai nostalgia di loro, essi hanno nostalgia di te. Una nostalgia di te, un desiderio di rivederti, che ti induce a orientare diversamente la tua nostalgia, la quale dal passato si affaccia  sul futuro,  da rimpianto diventa attesa,  da timore diventa speranza.
Come non pensare al Padre che dona la vita ai suoi figli perché possano stare, riuniti tra di loro e per  sempre con Lui? E assieme  ha  dato  a ciascuno  il dolce compito di costruirsi una casa che non passa attraverso le impalcature delle cose che passano.
Cammina, fatica e lotta per innalzare le impalcature che ti permettono di costruire la tua casa bella, confortevole, accogliente, accanto alla loro
Nello stesso tempo, la nostalgia dei tuoi cari ti sostenga a non prendere l’abbaglio di scambiare i mezzi con il fine, l’impalcatura con la casa. Che varrebbe spendere tutte le tue energie nelle impalcature, senza poi costruire l’unica casa perennemente tua?
Novembre: nostalgia dei tuoi cari, nostalgia del loro amore, nostalgia di quell’Amore nel quale sono immersi  e del quale essi sono segno, quell’Amore che ti ha preceduto, ti accompagna e ti attende, per consegnarti le chiavi della tua casa. Novembre: presagio e alba della grande nostalgia di un mondo senza nostalgia, di quel  mondo preparato per noi e da noi, nel quale  «per sempre saremo con il Signore»(1 Tessalonicesi, 4, 18).
  
(©L'Osservatore Romano 2-3 novembre 2012)

Il mio amico che divenne Papa. A colloquio con Wanda Półtawska (O.R.)

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Nostra Aetate: lo sguardo nuovo della Chiesa sulle altre religioni (Amina Makhlouf)

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Mons. Marchetto: ristabilire la verità storica sul Concilio Vaticano II


Mons. Marchetto: ristabilire la verità storica sul Concilio Vaticano II 

A 50 anni dalla sua apertura, il Concilio Ecumenico Vaticano II rimane una bussola per tutta la Chiesa. Ne è convinto mons. Agostino Marchetto, segretario emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e noto studioso del Vaticano II. Il presule presenterà mercoledì prossimo a Roma il suo ultimo libro sull’argomento, intitolato “Il Concilio ecumenico Vaticano II. Per la sua corretta ermeneutica”. Per mons. Marchetto, infatti, oggi più che mai, occorre che i testi conciliari siano letti e interpretati in modo corretto. Federico Piana lo ha intervistato:

R. – Naturalmente, perché la bussola funzioni ci devono essere delle condizioni, e le condizioni sono che ci sia una storia veritiera del Concilio, perché penso, purtroppo, che ancora non ci sia; e ci deve essere un’accettazione dell’interpretazione del Concilio che sia corretta – quindi l’ermeneutica conciliare – per avere alla fine la ricezione, cioè l’attuazione delle grandi linee conciliari, e al centro del pensiero del Vaticano II, la Chiesa. Fondamentalmente, infatti, come diceva Guardini tanti anni fa, la fede si gioca anche sulla realtà “Chiesa”. 

D. – Quando lei parla di non accettazione o accettazione parziale del Concilio Vaticano II, cosa intende?

R. – La non accettazione vuol dire che non si accettano i criteri stabiliti per l’interpretazione conciliare. Il Papa ha indirizzato la corretta ermeneutica conciliare, cioè un’ermeneutica della riforma, nella continuità dell’unico soggetto Chiesa, per cui è difficile poter comprendere che ci sia una giusta ricezione, se non c’è stata un’interpretazione corretta del Vaticano II.

D. – I testi del Concilio andrebbero in qualche modo ancora di più metabolizzati e fatti conoscere al popolo di Dio…

R. – Io credo che in questo abbiamo una nota positiva: in vista di quest’Anno della Fede c’è un ritorno ai testi conciliari. In tutti gli incontri cui ho partecipato si rileva certamente il desiderio di tornare ai testi, di conoscerli e di approfondirli. C’è, dunque, la consolazione che stiamo rivenendo ai testi e quindi c’è una prospettiva di una maggior facilità di ricezione del Vaticano II e dei suoi testi. Come dice il Santo Padre: lo Spirito non può essere staccato da questi testi.

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