giovedì 1 novembre 2012

La volta della Cappella Sistina compie 500 anni (Tg2)

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Vaticano, dicasteri attivati per tagliere appalti, spese, consulenze e comunicazione. Stop alle medaglie in omaggio

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BUONA FESTA DI OGNISSANTI :-)

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Raffaella

Sinodo, il Superiore dei Gesuiti: esperienza positiva ma dare spazio ai laici (Izzo)

SINODO: SUPERIORE GESUITI, ESPERIENZA POSITIVA, MA DARE SPAZIO A LAICI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 ott. 

"Uno dei migliori aspetti del Sinodo e' il fatto stesso che i vescovi di tante nazioni hanno la possibilita' di comunicare tra loro e scambiarsi liberamente le esperienze e il pensiero", venendo anche a conoscenza di "iniziative originali in corso, specialmente quelle basate sui progetti di cooperazione, di lavoro in rete e di scambi a livello internazionale, nei quali sono coinvolti a fondo e impegnati i laici e i movimenti". Lo afferma padre Adolfo Nicolas in un'intervista pubblicata dall'Osservatore Romano. Il "papa nero" aveva espresso nei giorni scorsi delle perplessita' sulle metodologie del Sinodo e in particolare sul fatto che e' solo un organo consultivo. Ma oggi corregge il tiro sottolinenando che non e' stato tempo perso quello trascorso in Vaticano dai 262 padri sinodali e afferma in particolare che "l'invito ad approfondire la nostra fede proposto dal Papa puo' aiutarci a portare avanti una dimensione piu' profonda della nuova evangelizzazione".
Nell'intervista-bilancio sul Sinodo, il preposito dei gesuiti, che ha partecipato ai lavori come membro apieno titolo, confida inoltre di aver apprezzato che nel dibattito siano stati messi in rilievo temi come "il riconoscimento dell'importanza dell'esperienza religiosa (l'incontro con Cristo); l'urgenza di una buona formazione spirituale e intellettuale dei nuovi evangelizzatori; il ruolo centrale della famiglia (Chiesa domestica) come luogo privilegiato per la crescita nella fede; l'importanza della parrocchia e delle sue strutture che hanno bisogno di essere rinnovate per diventare sempre piu aperte a un piu vasto impegno e ministero dei laici; la priorita' all'evangelizzazione piuttosto che all'espressione sacramentale". 
Nella riflessione del padre generale non mancano poi le osservazioni e gli stimoli che guardano al futuro. In particolare al ruolo dei laici. In merito, padre Nicolas sostiene che "in primo luogo, occorre piu' spazio perche' la voce del popolo di Dio possa essere ascoltata. Nel Sinodo di vescovi invece "non c'e' molto spazio per la partecipazione dei laici, anche se sono stati invitati un certo numero di esperti e osservatori". "Cio' mi ha fatto venire in mente - conclude - l'affermazione di Steve Jobs che diceva di essere interessato ad ascoltare piu la voce dei clienti piuttosto che quella dei produttori. E al Sinodo tutti siamo stati 'produttori'". 

© Copyright (AGI)

Missione è anche saper riconoscere i segni. Il preposito generale della Compagnia di Gesù, Adolfo Nicolás Pachón, sul Sinodo dei vescovi (O.R.)

Il preposito generale della Compagnia di Gesù, Adolfo Nicolás Pachón, sul Sinodo dei vescovi

Missione è anche saper riconoscere i segni


«La realtà che ci circonda è diventata molto più complessa perché la possiamo affrontare individualmente, e la sfida originaria della nostra missione di servire le anime e la Chiesa continua e si sviluppa in intensità». 

Per questo, «l'invito ad approfondire la nostra fede proposto dal Papa può aiutarci a portare avanti una dimensione più profonda della nuova evangelizzazione». È quanto afferma il preposito generale della Compagnia di Gesù, Adolfo Nicolás Pachón, in un'intervista concessa al servizio d'informazione dei gesuiti a poche ore dalla conclusione del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione. Un'occasione per stilare un primo personale bilancio dell'evento ecclesiale, che lo ha avuto nel novero dei padri sinodali, e metterne così in evidenza le tante luci, come pure la sottolineatura di un cammino ancora da percorrere.
Tra gli «aspetti positivi», padre Nicolás cita l'ampia partecipazione e la rappresentatività geografica dei padri sinodali. 
«Uno dei migliori aspetti del Sinodo è il fatto stesso che i vescovi di tante nazioni hanno la possibilità di comunicare tra loro e scambiarsi liberamente le esperienze e il pensiero». Di qui anche la conoscenza di «iniziative originali in corso, specialmente quelle basate sui progetti di cooperazione, di lavoro in rete e di scambi a livello internazionale, nei quali sono coinvolti a fondo e impegnati i laici e i movimenti». E soprattutto, poi, la riflessione sui fondamenti, il significato e le dimensioni della nuova evangelizzazione come: «L'importanza e la necessità dell'esperienza religiosa (l'incontro con Cristo); l'urgenza di una buona formazione spirituale e intellettuale dei nuovi evangelizzatori; il ruolo centrale della famiglia (Chiesa domestica) come luogo privilegiato per la crescita nella fede; l'importanza della parrocchia e delle sue strutture che hanno bisogno di essere rinnovate per diventare sempre più aperte a un più vasto impegno e ministero dei laici; la priorità all'evangelizzazione piuttosto che all'espressione sacramentale».
Nella riflessione del padre generale dei gesuiti non mancano poi le osservazioni e gli stimoli che guardano al futuro. In particolare al ruolo dei laici e dei religiosi. In primo luogo, occorre più spazio perché la voce del popolo di Dio possa essere ascoltata. «È un Sinodo di vescovi e quindi non c'è molto spazio per la partecipazione dei laici, anche se sono stati invitati un certo numero di “esperti” e “osservatori” (auditores). Ciò mi ha fatto venire in mente l'affermazione di Steve Jobs che diceva di essere interessato ad ascoltare più la voce dei clienti piuttosto che quella dei produttori. E al Sinodo tutti siamo stati “produttori”». In secondo luogo, sulla necessità di una maggiore riflessione sulla prima evangelizzazione e in generale sulla storia dell'evangelizzazione nonché sul ruolo che in essa avuto i religiosi e le religiose. «Non che noi religiosi abbiamo bisogno di ulteriori affermazioni, ma intendo esprimere la mia preoccupazione per il fatto che la Chiesa rischia di perdere la sua stessa memoria».
Da parte del padre generale l'invito a purificare lo sguardo da quelle incrostazioni che impediscono di vedere i segni dell'opera di Dio anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa. «Se i nostri occhi fossero aperti per vedere ciò che Dio opera nel popolo (nei popoli) saremmo capaci di vedere molta più santità attorno a noi e molti di noi sarebbero spinti a vivere la Vita di Dio in modi nuovi che forse sarebbero più adatti al nostro modo di essere o al modo in cui Dio vuole che siamo». In questo senso, aggiunge, «forse non siamo a nostro agio con un Dio delle sorprese, un Dio che non segue necessariamente la logica umana, un Dio che sa sempre tirare fuori il meglio dal cuore umano senza fare violenza alla tradizione culturale, alla religiosità del popolo semplice».


(©L'Osservatore Romano 1° novembre 2012)

Albino Luciani e la fortezza degli umili. Il patriarca Moraglia nel centenario della nascita del Pontefice di Canale d'Agordo

Il patriarca Moraglia nel centenario della nascita del Pontefice di Canale d'Agordo

Albino Luciani e la fortezza degli umili


Venezia, 31. «Un sincero e onesto lavoratore della vigna del Signore», impegnato nell'opera di «annuncio evangelico nella Chiesa e a nome della Chiesa, senza timori e calcoli umani», bensì con la «fortezza degli umili». A delineare così la figura di Albino Luciani, già patriarca di Venezia e per 33 giorni Papa Giovanni Paolo I, è stato monsignor Francesco Moraglia, attuale patriarca della diocesi lagunare, nell'omelia della messa presieduta ieri sera nella basilica di San Marco con i vescovi del Triveneto nel centenario della nascita del Pontefice di Canale d'Agordo.

A Venezia, ha rilevato monsignor Moraglia, «il ricordo di Luciani è ancora vivo nel popolo di Dio e, col passare del tempo, l'affetto si unisce alla crescente stima per la sua santità». E, sottolineando la «libertà dell'uomo e del pastore anche di fronte al rischio dell'impopolarità», Luciani viene descritto come un «uomo profondamente obbediente a Dio e al Suo progetto, chiamato a compiti e decisioni davvero ardue». Infatti, fu chiamato a «svolgere il ministero ecclesiale -- prima come vescovo e poi come Papa -- in un periodo tempestoso come furono gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso». Così, «annunziare il Vangelo senza rinnegarlo, stare di fronte al mondo senza temerlo e senza scendere a compromessi, presiedere a una comunità cristiana ferita nella comunione, senza cedere alla tentazione di conquistarsi una facile notorietà, significa caricarsi della propria parte di sofferenza».
Di qui il richiamo al messaggio Urbi et orbi del 27 agosto 1978, giorno successivo all'elezione sul soglio di Pietro, e all'appello «all'effettiva comunione ecclesiale costruita attorno a Gesù Cristo e al suo Vangelo», alla responsabilità e alla «volontà di conversione, superando le tensioni interne alla Chiesa e, attraverso la vigilanza, l'impegno a resistere alla tentazione di uniformarsi al mondo».
Per quanto riguarda la «breve ma densa» presenza di Luciani sulla cattedra di Pietro, monsignor Moraglia ha osservato come «gli avvenimenti non ricevono senso solo dalla durata; essi hanno significato per ciò che rappresentano in se stessi e per la forza con cui sono capaci di generare futuro. Avvenimenti improvvisi, quindi, possono produrre novità sostanziali mentre avvenimenti di lunga durata non è detto che riescano a generare novità. Talvolta si sente dire che dopo un evento breve, ma carico di significato, le cose non sono state più come prima; vi sono i terremoti e gli tsunami fisici ma anche quelli intellettuali e spirituali».


(©L'Osservatore Romano 1° novembre 2012)

mercoledì 31 ottobre 2012

Il Papa: E' la luce di Dio quella che illumina questi affreschi e l'intera Cappella (Asca)

Su segnalazione di Laura leggiamo:


Papa: Cappella Sistina ci dice che mondo non e' creato da caso ma amore

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 31 ott 

Dopo il completamento dell'affresco della volta della Sistina da parte di Michelangelo, ''nulla rimase piu' come prima''. 
Lo ha detto papa Benedetto XVI che, celebrando questa sera i Vespri nella Cappella Sistina a 500 anni da quelli celebrati da Giulio II della Rovere in occasione dell'inaugurazione della Cappella, ha offerto una meditazione teologica sul capolavoro michelangiolesco.
''E' la luce di Dio quella che illumina questi affreschi e l'intera Cappella. Quella luce che con la sua potenza vince il caos e l'oscurita' per donare vita: nella creazione e nella redenzione'', ha detto papa Ratzinger. Per il pontefice, la Sistina ''narra questa storia di luce, di liberazione, di salvezza, parla del rapporto di Dio con l'umanita'. Con la geniale volta di Michelangelo, lo sguardo viene spinto a ripercorrere il messaggio dei Profeti, a cui si aggiungono le Sibille pagane in attesa di Cristo, fino al principio di tutto''. ''Il mondo non e' prodotto dell'oscurita', del caso, dell'assurdo, ma deriva da un'Intelligenza, da una Liberta', da un supremo atto di Amore''.

La bellezza della Cappella, per papa Ratzinger, non puo' essere disgiunta dal suo contenuto di fede: ''Le opere artistiche che la decorano, in particolare i cicli di affreschi - ha detto Benedetto XVI - trovano nella liturgia, per cosi' dire, il loro ambiente vitale, il contesto in cui esprimono al meglio tutta la loro bellezza, tutta la ricchezza e la pregnanza del loro significato. E' come se, durante l'azione liturgica, tutta questa sinfonia di figure prendesse vita, in senso certamente spirituale, ma inseparabilmente anche estetico, perche' la percezione della forma artistica e' un atto tipicamente umano e, come tale, coinvolge i sensi e lo spirito.
In poche parole: la Cappella Sistina, contemplata in preghiera, e' ancora piu' bella, piu' autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza''.
Riferendosi alla celeberrima rappresentazione della creazione di Adamo da parte di Dio, il pontefice ha osservato: ''In quell'incontro tra il dito di Dio e quello dell'uomo, noi percepiamo il contatto tra il cielo e la terra; in Adamo Dio entra in una relazione nuova con la sua creazione, l'uomo e' in diretto rapporto con Lui, e' chiamato da Lui, e' a immagine e somiglianza di Dio''. La Cappella Sistina, per il papa, rappresenta ''un invito alla lode, un invito ad elevare al Dio creatore, redentore e giudice dei vivi e dei morti, con tutti i Santi del Cielo, le parole del cantico dell'Apocalisse: ''Amen, alleluia'''.

© Copyright Asca

Benedetto XVI: la nostra fede trova conferma, cresce e matura nella Chiesa (Tridente)

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Il Papa: nella Sistina è rappresentata la dinamica di promessa e compimento della salvezza (Ambrogetti)

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La Cappella Sistina (Tg1)

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La luce di Dio illumina gli affreschi della Cappella Sistina. Così il Papa celebrando i Vespri a 500 anni dall’inaugurazione della Volta


La luce di Dio illumina gli affreschi della Cappella Sistina. Così il Papa celebrando i Vespri a 500 anni dall’inaugurazione della Volta 

“Il mondo non è prodotto dell’oscurità, del caso, dell’assurdo, ma deriva da un’Intelligenza, da una Libertà, da un supremo atto di Amore”. Questo il messaggio degli affreschi della Sistina secondo le parole di Benedetto XVI che, a 500 anni dall’inaugurazione della volta michelangiolesca, questo pomeriggio, celebrando i Primi Vespri nella solennità di tutti i Santi all’interno della Cappella Papale, ha voluto rinnovare il gesto compiuto dall’allora Papa Giulio II. E’ la luce di Dio – ha detto il Papa - quella che illumina le figure dipinte da Michelangelo. Il servizio è di Paolo Ondarza: 

Era il 31 ottobre 1512. Lo stupore che colse i presenti all’inaugurazione da parte di Giulio II degli affreschi michelangioleschi della volta della Sistina è ancora lo stesso a 500 anni di distanza. Celebrando i Vespri , come il suo predecessore 5 secoli or sono, Benedetto XVI parla di questo capolavoro- realizzato in quattro anni, dal 1508 al 1512, ed esteso per oltre mille metri quadrati di intonaco - come di uno spartiacque nella storia dell’arte e lo definisce, citando il Vasari, una “lucerna” per il mondo intero. Ma non si tratta – spiega il Papa – solo di luce che viene dal sapiente uso del colore ricco di contrasti o dal movimento che anima il capolavoro michelangiolesco, ma dall’idea che percorre la grande volta”.

E’ la luce di Dio quella che illumina questi affreschi e l’intera Cappella Papale. Quella luce che con la sua potenza vince il caos e l’oscurità per donare vita: nella creazione e nella redenzione. E la Cappella Sistina narra questa storia di luce, di liberazione, di salvezza, parla del rapporto di Dio con l’umanità.

Nella volta Michelangelo accompagna chi guarda a ripercorrere il messaggio dei Profeti a cui si aggiungono le Sibille in attesa di Cristo, fino al principio di tutto: il grande artista disegna il Dio Creatore e la sua azione, la sua potenza, per dire con evidenza che “il mondo non è un prodotto dell’oscurità, dal caso, dell’assurdo, ma deriva da un’Intelligenza, da una Libertà, da un supremo atto di Amore”.

In quell’incontro tra il dito di Dio e quello dell’uomo, noi percepiamo il contatto tra il cielo e la terra; in Adamo Dio entra in una relazione nuova con la sua creazione, l’uomo è in diretto rapporto con Lui, è chiamato da Lui, è a immagine e somiglianza di Dio.

“La Sistina – ha ricordato Benedetto XVI – è per sua natura un’aula liturgica, le opere che la decorano trovano nella liturgia il loro ambiente vitale , il contesto in cui esprimono al meglio tutta la loro bellezza, ricchezza e pregnanza di significato”.

E’ come se, durante l’azione liturgica, tutta questa sinfonia di figure prendesse vita, in senso certamente spirituale, ma inseparabilmente anche estetico, perché la percezione della forma artistica è un atto tipicamente umano e, come tale, coinvolge i sensi e lo spirito.

“Pregare nella Cappella Sistina, avvolti dalla storia del cammino di Dio con l’uomo culminante nel Giudizio Universale, dipinto vent’anni dopo la volta, sempre da Michelangelo – ha constatato il Papa – è “un invito alla lode”.

La Cappella Sistina, contemplata in preghiera, è ancora più bella, più autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza. Qui tutto vive, tutto risuona a contatto con la Parola di Dio.

© Copyright Radio Vaticana

Il Papa celebra i 500 anni degli affreschi di Michelangelo: per chi ha fede la Sistina è ancora più bella (Izzo)

PAPA: CELEBRA NELLA SISTINA 500 ANNI AFFRESCHI DI MICHELANGELO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 31 ott. 

"Quella sera Michelangelo gli aveva presentato la volta affrescata, che ancora oggi possiamo ammirare, con lo stesso stupore di allora". Con queste parole il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato vaticano ha rievocato, accogliendo Papa Ratzinger nella Sistina, la celebrazione del 31 ottobre 1512, quando Michelangelo disvelo' la straordinaria Volta della Sistina. "Siamo profondamente grati a Vostra Santita', che ha voluto rinnovare questa sera il gesto di Papa Giulio II della Rovere, il quale, cinquecento armi or sono, celebro' i primi vespri della Solennita' di Tutti i Santi in questa Cappella Sistina", ha detto il porporato salutando il Pontefice prima del rito. 

© Copyright (AGI)

PAPA: PER CHI HA FEDE LA SISTINA E' ANCORA PIU' BELLA


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 31 ott. 

"La Sistina e', per sua natura, un'aula liturgica, ed e' come se, durante l'azione liturgica, tutta questa sinfonia di figure prendesse vita, in senso certamente spirituale, ma inseparabilmente anche estetico". Lo ha affermato Benedetto XVI nell'omelia pronunciata questa sera in occasione della celebrazione per i 500 anni degli affreschi michelangioleschi. Secondo il Papa, infatti, "la Cappella Sistina, contemplata in preghiera, e' ancora piu' bella, piu' autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza". 
Infatti, "la percezione della forma artistica e' un atto tipicamente umano e, come tale - dunque - coinvolge i sensi e lo spirito".
Entrando nella Sistina, ha continuato il Pontefice, "il nostro sguardo si leva al Giudizio finale michelangiolesco, dove lo sfondo azzurro del cielo, richiamato nel manto della Vergine Maria, dona luce di speranza all'intera visione, assai drammatica, ma stasera la nostra attenzione va principalmente al grande affresco della volta, che Michelangelo, per incarico di Giulio II, realizzo' in circa quattro anni, dal 1508 al 1512". 
Da questo immenso affresco, "piu' di mille metri quadrati di intonaco, e possiamo immaginare che l'effetto prodotto su chi per la prima volta la vide compiuta dovette essere davvero impressionante", secondo il Pontefice (che ha citato in proposito la celebre metafora del Wolfflin) "e' precipitato sulla storia dell'arte italiana ed europea qualcosa di paragonabile a un "violento torrente montano portatore di felicita' e al tempo stesso di devastazione: nulla rimase piu' come prima". 
E se Giorgio Vasari, in un famoso passaggio delle Vite, scrive in modo molto efficace: "Questa opera e' stata ed e' veramente la lucerna dell'arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all'arte della pittura, che ha bastato a illuminare il mondo", Papa Benedetto questa sera nella Sistina ha esaltato "il sapiente uso del colore ricco di contrasti, e il movimento che anima il capolavoro michelangiolesco", affermando pero' che ad essere davvero decisiva e' la luce che percorre la grande Volta: "e' la luce di Dio - ha spiegato - quella che illumina questi affreschi e l'intera Cappella Papale. Quella luce che con la sua potenza vince il caos e l'oscurita' per donare vita: nella creazione e nella redenzione". 
"La Cappella Sistina narra questa storia di luce, di liberazione, di salvezza, parla del rapporto di Dio con l'umanita'", ha poi concluso, confidando a cardinali e vescovi della Curia Romana, riuniti per i vespri, che "pregare stasera in questa Cappella, avvolti dalla storia del cammino di Dio con l'uomo, mirabilmente rappresentata negli affreschi che ci sovrastano e ci circondano, e' un invito alla lode, un invito ad elevare al Dio creatore, redentore e giudice dei vivi e dei morti, con tutti i Santi del Cielo, le parole del cantico dell'Apocalisse: 'Amen, alleluia. Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi! Alleluia. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a Lui gloria". 

© Copyright (AGI)

"Lectio teologica" del Papa su Michelangelo e la Cappella Sistina (TMNews)


Papa/ Lectio teologica su Michelangelo: Sistina più bella con fede

Vespri 500 anni dopo inaugurazione volta con Giulio II nel 1512

Città del Vaticano, 31 ott. (TMNews) 

Più che un discorso, più che una meditazione, è stata una lezione teologica su Michelangelo quella che Benedetto XVI ha pronunciato questa sera nella Cappella Sistina per i primi vespri della solennità di tutti i santi, occasione per commemorare l'atto con cui, 500 anni fa, il 31 ottobre 1512, Papa Giulio II inaugurò l'affresco michelangiolesco della volta.
Nella cappella Sistina - "Cappella magna del Palazzo Apostolico Vaticano" - "le opere artistiche che la decorano, in particolare i cicli di affreschi - ha detto Benedetto XVI - trovano nella liturgia, per così dire, il loro ambiente vitale, il contesto in cui esprimono al meglio tutta la loro bellezza, tutta la ricchezza e la pregnanza del loro significato. E' come se, durante l'azione liturgica, tutta questa sinfonia di figure prendesse vita, in senso certamente spirituale, ma inseparabilmente anche estetico, perché la percezione della forma artistica è un atto tipicamente umano e, come tale, coinvolge i sensi e lo spirito. In poche parole: la Cappella Sistina, contemplata in preghiera, è ancora più bella, più autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza".
Il Papa si è concentrato sul grande affresco della volta, che Michelangelo, per incarico di Giulio II, realizzò in circa quattro anni, dal 1508 al 1512. "Il grande artista, già celebre per capolavori di scultura - ha detto Benedetto XVI - affrontò l'impresa di dipingere più di mille metri quadrati di intonaco, e possiamo immaginare che l'effetto prodotto su chi per la prima volta la vide compiuta dovette essere davvero impressionante. Da questo immenso affresco è precipitato sulla storia dell'arte italiana ed europea - dirà il Woelfflin nel 1899 con una bella e ormai celebre metafora - qualcosa di paragonabile a un 'violento torrente montano portatore di felicità e al tempo stesso di devastazione': nulla rimase più come prima. Giorgio Vasari, in un famoso passaggio delle Vite, scrive in modo molto efficace: 'Questa opera è stata ed è veramente la lucerna dell'arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all'arte della pittura, che ha bastato a illuminare il mondo'".
"Lucerna, lume, illuminare: tre parole del Vasari che non saranno state lontane dal cuore di chi era presente alla Celebrazione dei Vespri di quel 31 ottobre 1512", ha proseguito Ratzinger. "Ma non si tratta solo di luce che viene dal sapiente uso del colore ricco di contrasti, o dal movimento che anima il capolavoro michelangiolesco, ma dall'idea che percorre la grande volta: è la luce di Dio quella che illumina questi affreschi e l'intera Cappella Papale. Quella luce che con la sua potenza vince il caos e l'oscurità per donare vita: nella creazione e nella redenzione. E la Cappella Sistina narra questa storia di luce, di liberazione, di salvezza, parla del rapporto di Dio con l'umanità". Vent'anni dopo, nel Giudizio Universale, "Michelangelo concluderà la grande parabola del cammino dell'umanità, spingendo lo sguardo al compimento di questa realtà del mondo e dell'uomo, all'incontro definitivo con il Cristo Giudice dei vivi e dei morti".
"Pregare stasera in questa Cappella Sistina, avvolti dalla storia del cammino di Dio con l'uomo, mirabilmente rappresentata negli affreschi che ci sovrastano e ci circondano - ha concluso il Papa - è un invito alla lode, un invito ad elevare al Dio creatore, redentore e giudice dei vivi e dei morti, con tutti i Santi del Cielo, le parole del cantico dell'Apocalisse: 'Amen, alleluia. Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi! Alleluia. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria".

© Copyright TMNews

Il Papa: Dopo l’affresco della volta della Sistina, “nulla rimase più come prima” (Sir)


BENEDETTO XVI: VESPRI PER I 500 ANNI DELLA SISTINA, DOPO “NULLA RIMASE COME PRIMA”

Dopo l’affresco della volta della Sistina, “nulla rimase più come prima”. 
Lo ha detto Benedetto XVI, che celebrando questa sera i Vespri nella Cappella Sistina, a 500 anni da quelli analoghi celebrati dal suo predecessore Giulio II della Rovere, ha usato le parole adoperate dal Wöllflin nel 1889, per dire che dall’”immenso affresco” della volta, dipinta da Michelangelo dal 1508 al 1512, “è precipitato sulla storia dell’arte italiana ed europea qualcosa di paragonabile a un ‘violento torrente montano portatore di felicità e al tempo stesso di devastazione’”. Tanto che Giorgio Vasari, in un celebre passo delle “Vite”, scrive: “Questa opera è stata ed è veramente la lucerna dell’arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all’arte della pittura, che ha bastato a illuminare il mondo”. 
“Lucerna, lume, illuminare”: tre parole del Vasari che, per il Papa, “non saranno state lontane dal cuore di chi era presente alla Celebrazione dei Vespri di quel 31 ottobre 1512”. 
“Ma non si tratta solo di luce che viene dal sapiente uso del colore ricco di contrasti, o dal movimento che anima il capolavoro michelangiolesco, ma dall’idea che percorre la grande volta”, ha aggiunto il Santo Padre: “è la luce di Dio quella che illumina questi affreschi e l’intera Cappella. Quella luce che con la sua potenza vince il caos e l’oscurità per donare vita: nella creazione e nella redenzione”.
La Cappella Sistina, per il Papa, “narra questa storia di luce, di liberazione, di salvezza, parla del rapporto di Dio con l’umanità. Con la geniale volta di Michelangelo, lo sguardo viene spinto a ripercorrere il messaggio dei Profeti, a cui si aggiungono le Sibille pagane in attesa di Cristo, fino al principio di tutto”. 
“Il mondo non è prodotto dell’oscurità, del caso, dell’assurdo, ma deriva da un’Intelligenza, da una Libertà, da un supremo atto di Amore”: questa, secondo Benedetto XVI, la verità che il grande pittore intendeva dimostrare con il suo “grande affresco” della volta: “In quell’incontro tra il dito di Dio e quello dell’uomo, noi percepiamo il contatto tra il cielo e la terra; in Adamo Dio entra in una relazione nuova con la sua creazione, l’uomo è in diretto rapporto con Lui, è chiamato da Lui, è a immagine e somiglianza di Dio”. 
Vent’anni dopo, nel Giudizio Universale, Michelangelo “concluderà la grande parabola del cammino dell’umanità, spingendo lo sguardo al compimento di questa realtà del mondo e dell’uomo, all’incontro definitivo con il Cristo Giudice dei vivi e dei morti”, ha concluso il Papa, secondo il quale pregare nella Cappella Sistina rappresenta “un invito alla lode, un invito ad elevare al Dio creatore, redentore e giudice dei vivi e dei morti, con tutti i Santi del Cielo, le parole del cantico dell’Apocalisse: ‘Amen, alleluia’”.

© Copyright Sir

Processo Sciarpelletti, Salvatore Mazza risponde a Dagospia sulle norme del pool giornalistico ammesso alle udienze


Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dagospia,

a proposito di quanto pubblicato sul vostro sito sotto questo avvincente titolo:

1- LA LIBERTÀ DI STAMPA SECONDO LE ANIME BELLE DEL VATICANO. ECCO LE NUOVE ISTRUZIONI E SQUALIFICHE AI GIORNALISTI IN VISTA DEL PROCESSO A SCIARPELLETTI, IL TECNICO INFORMATICO PIZZICATO CON QUELL'ALTRO GENIO DELLO SPIONAGGIO DI PAOLETTO - 2- “RICORDIAMO CHE, A SEGUITO DI QUANTO SUCCESSO DURANTE IL PROCESSO GABRIELE, SONO ESCLUSI DAI POOL PER TUTTA LA DURATA DEL PROCESSO LE TESTATE: TG1, TG2, REPUBBLICA, IL FATTO QUOTIDIANO PER VIOLAZIONI GRAVI DELLE REGOLE DEL POOL E DI EMBARGO” - 3-ANCORA!“ESCLUSE DAL POOL DELLA PRIMA UDIENZA: ANSA, ABC TV PER VIOLAZIONI MINORI” - 4- AMORALE VATICANA: ELEZIONI TRA CRONISTI ACCETTATI E REGOLE DI NEWS-SHARING PER PENNE AL GUINZAGLIO. COSÌ UN ALTRO PROCESSO-FARSA SI SUBLIMERÀ IN REPORTAGGI FARSA! -

Vorrei, giusto per la cronaca, precisare alcune cose riguardo al punto 4. Quello che inizia con “Amorale vaticana” e che, fin da questa specie di titoletto, dimostra che chi l’ha scritto non ha la minima idea di che cosa si stia parlando. Allora ve lo spiego: l’Aigav è un’associazione internazionale nata circa 40 anni fa che non ha niente a che fare col Vaticano, se non per il fatto che associa i giornalisti che si occupano di informazione religiosa e di vaticano: parliamo di circa 450 professionisti di tutto il mondo (e di tutti i credo: cattolici, musulmani, ebrei, buddisti, cristiani di ogni denominazione e così via), in stragrande maggioranza con una lunga carriera alle spalle e piuttosto navigati e, dunque, che difficilmente si fanno manipolare da chicchessia. Le regole dell’Aigav non sono state dettate dal Vaticano, ma sono frutto dell’Aigaiv, così come le esclusioni dai pool per il processo Sciarpelletti sono state decise dall’Aigav, e non dal Vaticano: E ciò semplicemente perché fare un pool è una cosa seria, e che chiede responsabilità, ed è dovere dell’Associazione fare in modo che i pool restino una cosa seria. Se poi la Sala Stampa vaticana abbia deciso o deciderà a sua volta di prendere provvedimenti, e quali, nei confronti di chi ha violato le regole, è una cosa che non riguarda l’Aigav. Quello che è nostro dovere, nel rispetto di regole che impediscano a qualcuno di provare a “fare il furbo”, è assicurare il massimo della copertura possibile al più alto livello possibile. E – come è scritto nella lettera che avete pubblicato – parliamo di regole non provenienti né dall’Aigav né dal Vaticano, ma internazionali, stabilite sulla base di un accordo tra gentiluomini; e dunque chiedere ai colleghi di esprimere liberamente il proprio voto per arrivare alla composizione del pool mi sembra un esempio di trasparenza e correttezza, piuttosto che un’oscura manovra per favorire “cronisti accettati” (e da chi, poi?)
Per tutto questo, pur comprendendo che vi corra l’obbligo di fare sempre gli spiritosi, mi sembra del tutto fuori luogo, oltre che gratuitamente offensivo, parlare di “penne al guinzaglio” e di “reportaggi farsa”. Perfino un foglio satirico come il vostro dovrebbe avere più rispetto soprattutto, ripeto, quando non si ha idea di che cosa si stia parlando, come mi sembra del tutto evidente.
Quanto al fatto che si tratterà di un processo-farsa, o che lo sia stato quello a Gabriele, è un giudizio la cui responsabilità ovviamente lascio a voi. Sicuramente però, lo ribadisco, non è stata una farsa il “reportaggio”, né si può dire che il processo non sia stato trasparente.
Cordialmente 
Salvatore Mazza

Vedi anche:

Processo Sciarpelletti: le regole del pool di giornalisti ammesso alle udienze

VESPRI NELLA CAPPELLA SISTINA: OMELIA DEL PAPA

Il Papa: "La Cappella Sistina, contemplata in preghiera, è ancora più bella, più autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza. Qui tutto vive, tutto risuona a contatto con la Parola di Dio"

Michelangelo e la Cappella Sistina. La "genesi" di un capolavoro (Larcan)

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Il Papa celebra i Vespri nella Cappella Sistina, per i 500 anni degli affreschi di Michelangelo. Intervista con Paolucci


Il Papa celebra i Vespri nella Cappella Sistina, per i 500 anni degli affreschi di Michelangelo. Intervista con Paolucci 

Un grande evento per tutti i fedeli e per tutti i cultori dell'arte. Benedetto XVI presiederà stasera, alle 18.00, nella Cappella Sistina il rito dei Vespri per suggellare i 500 anni della Volta dipinta da Michelangelo, i cui affreschi venivano inaugurati il 31 ottobre del 1512 dal Papa Giulio II, nella vigilia - come oggi - della Festa di Ognissanti. Ma che cosa rende questo luogo dopo 5 secoli un'esperienza indimenticabile per oltre 5 milioni di persone che lo visitano ogni anno, ponendo anche rischi per la sua conservazione? Roberta Gisotti lo ha chiesto al prof. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, che anticipa ai nostri microfoni la notizia di un nuovo impianto di climatizzazione per la Cappella Sistina: 

R. – Bisogna pensare alla Cappella Sistina non soltanto come al luogo eminente dell’arte universale, è infatti uno dei luoghi museali più celebri del mondo. Bisogna pensare anche a ciò che la Cappella Sistina significa nell’immaginario universale. E’ il luogo dove si celebrano le grandi liturgie papali, dove i cardinali eleggono il nuovo Pontefice, e tutto questo ha una suggestione straordinaria sui credenti e sulle donne e sugli uomini di tutto il mondo, di ogni credo o di nessuna religione. Poi, naturalmente, c’è il fatto che Michelangelo è di per sé un’attrazione straordinaria. Credo che fra tutti gli artisti del tempo presente, nella sensibilità dei nostri contemporanei, Michelangelo stia al primo posto insieme a Leonardo Da Vinci. Poi resta importante per il miliardo e passa di cattolici che abitano il mondo, che la Cappella Sistina sia il luogo identitario della Chiesa cattolica. Le sue pitture e i suoi affreschi rappresentano il catechismo basico della nostra fede. La teologia, la dottrina cattolica, sono rappresentate negli affreschi non solo di Michelangelo, ma anche di Botticelli, di Perugino, del Ghirlandaio e di Rosselli: dalla consegna delle chiavi alle storie di Mosé, a quelle di Cristo, l’inizio del mondo e la sua fine, l’Alfa e l’Omega, l’Apocalisse, l’Inferno e il Paradiso... Tutto il catechismo sta, potremmo dire, nelle figure della Cappella Sistina.

D. – Lei ha lanciato un allarme circa le condizioni di conservazione della cappella Sistina e alcuni mass media hanno parlato anche della possibilità di dover adottare un numero chiuso di visitatori…

R. – La mia preoccupazione adesso è quella di controllare e quindi di eliminare le variabili di rischio che una pressione antropica così forte, un numero così grande di visitatori, può portare. Non che ci siano pericoli nel breve periodo per gli affreschi di Michelangelo e degli altri. Ma tutta questa gente, cinque milioni di persone all’anno, in certi giorni anche oltre ventimila persone, portano con la loro stessa presenza rischi: le polveri che ognuno di noi porta con sé venendo da fuori, per esempio l’umidità, la temperatura, l’anidride carbonica, effetto della nostra respirazione. Se si tiene conto che poi l’umidità interna alla Cappella Sistina e la temperatura, non sono a oggi controllate nel modo rigoroso che sarebbe giusto avere, tutti questi elementi inquinanti esterni, sposandosi con una situazione climatica non omogenea, alla lunga possono innescare processi di degrado. Allora, piuttosto che mettere il numero chiuso, io sto esplorando - e lo sto facendo con l’azienda più importante al mondo in questo settore - un nuovo sistema di climatizzazione di ultima generazione dell’ambiente, che permetta di abbattere gli inquinanti, le polveri, che porti a livelli assolutamente controllati l’umidità e la temperatura, quindi a garantire buona salute alla Cappella Sistina e ai suoi affreschi per i prossimi cinque secoli. Siamo vicini a presentare il progetto. E’ questione di qualche settimana e poi potremo presentarlo al pubblico. Poi dopo, siccome i finanziamenti ci sono, entro l’anno prossimo, questo nuovo sistema dovrebbe essere messo in opera.

D. - Quindi c’è già accordo sulla possibilità di portare avanti questo progetto...

R. – Sì, certo, c’è accordo con le autorità vaticane, nessuno poteva dubitare che ci sarebbe stato. La Cappella Sistina sta a cuore a tutti.

D. - Le notizie dunque sono buone, ci sono pericoli ma si provvederà...

R. – Ci sono pericoli che sono sotto controllo e stiamo approntando le necessarie provvidenze per scongiurare effetti possibili nei tempi lunghi su questi fenomeni di ‘cattivo’ clima che ho indicato.

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Benedetto XVI durante l’incontro settimanale con i fedeli si sofferma sul senso della comunione nella Chiesa (O.R.)


Benedetto XVI durante l’incontro settimanale con i fedeli si sofferma sul senso della comunione nella Chiesa

Il luogo della fede

Preghiere e solidarietà per le vittime dell’uragano che ha investito gli Stati Uniti d’America

Preghiera per le vittime e solidarietà con quanti sono alle prese con le conseguenze del devastante uragano che ha investito nei giorni scorsi la costa orientale degli Stati Uniti d’America sono state espresse dal Papa questa mattina, mercoledì 31 ottobre, durante il settimanale incontro con i fedeli in piazza San Pietro.
Prima di rivolgere il suo pensiero alle popolazioni americane colpite dall’uragano, Benedetto XVI aveva proposto una riflessione sul senso della fede personale, per sottolineare come solo nella Chiesa essa trovi la sua origine, il suo fondamento, il suo nutrimento.  
La Chiesa, ha ripetuto il Pontefice, è il luogo della fede e, «malgrado le sue debolezze e i suoi limiti, i cristiani che si lasciano guidare e formare dalla fede della Chiesa diventano come una finestra aperta che riceve la luce divina e la trasmette al mondo».
«La tendenza, oggi diffusa, a relegare la fede nella sfera del privato — ha concluso il Papa — contraddice  quindi la sua stessa natura. Abbiamo bisogno della Chiesa per avere conferma della nostra fede».

(©L'Osservatore Romano 1° novembre 2012)

Udienza generale: servizio di Rome Reports

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