sabato 27 ottobre 2012

Sinodo dei vescovi. Nel segno del concilio (Di Cicco)


Nel segno del concilio

Era iniziato bene e si è concluso meglio. 
Il Sinodo apre il tempo della nuova evangelizzazione chiamando tutte le componenti della Chiesa, ecclesiastici e laici, ai blocchi di partenza per la missione, indicata come un compito di tutti i battezzati. 
Il messaggio al popolo di Dio ribadisce che la Chiesa invita alla missione non perché incalzata dal pessimismo, quanto piuttosto sollecitata dalla speranza, in spirito di vera amicizia con l’umanità attuale. Senza interrompere, anzi consolidando quel filo di novità pastorale ereditata dal Vaticano II.
Iniziato nel segno del concilio, questo Sinodo — momento collegiale per rispondere concretamente alla desertificazione spirituale del nostro tempo — si è richiamato al  Vaticano II, ponendo al centro del proprio orizzonte la fede in Gesù nazareno, proponendolo alla Chiesa quale stella polare di tutta la pastorale. 
Ormai alla conclusione, raccogliendo le iniziali indicazioni di Benedetto XVI, il Sinodo è apparso in forma nitida figlio del concilio. 
Lo stesso Pontefice aprendo i lavori aveva, infatti,  sottolineato la stretta relazione tra l’Anno della fede e l’assemblea sinodale come opportunità per celebrare degnamente i cinquant’anni della più grande assise dell’episcopato cattolico che la storia ricordi. Il magistero del Vaticano II, confluito nel Catechismo,  rimane per il nostro tempo un riferimento sicuro della fede. L’assemblea sinodale ha ribadito la ferma adesione all’insegnamento del concilio e il convinto impegno a continuarne la piena attuazione. Assenti e comunque non determinanti nei lavori i «profeti di sventura».
Si è invece creata una simpatia reale con l’uomo stretto dalle molte difficoltà dell’attuale momento storico. Culminata con l’inusuale decisione di inviare una delegazione sinodale nel pieno  della bufera siriana, la preoccupazione dei padri sinodali di farsi prossimo è stata quella di ribadire la vicinanza della Chiesa a ogni specie  di sofferenza umana. Tante le voci di speciale attenzione al permanere diffuso di restrizioni della libertà non solo religiosa, al persistere della povertà e dell’ingiustizia, della malattia e del lavoro precario, di conflitti, migrazioni, attentati alla dignità e alla vita umana. Nell’aula sinodale è più volte risuonata la volontà dichiarata per una Chiesa che riconosce le debolezze dei fedeli e dei suoi ministri, che intende essere amica dei giovani, della ragione e della scienza, in ascolto dei cercatori di verità anche non credenti, in dialogo con le altre religioni e impegnata a ricucire il tessuto con le altre Chiese e confessioni cristiane come contributo alla pace e al superamento definitivo della violenza.
È apparsa una coscienza più definita nel chiarire la qualità dell’evangelizzazione. Lo ha espresso bene uno dei padri sinodali invitando  tutti a chiedersi «se la buona novella che annunciamo sia buona per i poveri e se noi come Chiesa rendiamo credibile questo annuncio».
Tra le carte pubblicate si legge che all’origine di questa scelta c’è il rinnovamento spirituale che la Chiesa è chiamata a proclamare e realizzare come condizione della nuova evangelizzazione. Decisivo è l’incontro personale di ogni cristiano con Cristo. Si può cogliere in questo obiettivo centrale l’eco della prima preoccupazione che caratterizza gli scritti di Papa Ratzinger che, non a caso, ha dedicato parte del suo tempo a scrivere di Gesù di Nazaret. Solo rimettendolo al centro l’opera di aggiornamento da completare avviene senza che la Chiesa smarrisca la ragione del suo essere e del suo operare.
  
c.d.c.

(©L'Osservatore Romano 28 ottobre 2012)

Mercoledì 31 ottobre, alle 18, il Papa celebrerà i Vespri nella Cappella Sistina in collegamento con Lourdes


Tv2000: in diretta vespri dalla Cappella Sistina con Benedetto XVI

(ASCA) - Roma, 27 ott 

La diretta dei vespri dalla Cappella Sistina con Benedetto XVI. E' l'appuntamento centrale della programmazione settimanale di Tv2000 la televesione della Conferenza episcopale italiana.
Tv2000, in collaborazione con il Ctv, mercoledi' 31 ottobre alle ore 18.00 trasmettera', infatti, in diretta dalla Cappella Sistina i vespri presieduti da Benedetto XVI al termine della recita del Rosario in collegamento da Lourdes. Alle ore 17.30 di questa giornata andra' in onda il Rosario.
Domenica 28 ottobre invece in occasione della conclusione del Sinodo dei vescovi in Vaticano Tv2000 sempre in collaborazione con il Ctv trasmettera' alle ore 9.30 la Messa dalla Basilica Vaticana presieduta dal Papa.
Le televisione trasmettera' inoltre anche un documentario di Nino Criscenti sui 500 anni della Volta di Michelangelo nella Cappella Sistina. Sara' trasmesso mercoledi' 31 ottobre alle ore 13.05 e in replica alle ore 23.05. A raccontare la storia dell'opera e a illustrarla in tutti i suoi dettagli e' Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, che parla all'interno della Cappella stessa. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura spiega il messaggio teologico dell'opera mentre Gianluigi Colalucci, che e' stato restauratore degli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, si sofferma sui metodi e la tecnica adottati dall'artista per il ciclo affrescato.
La notte di Tv2000 si illumina invece con ''Il mondo visto da Lourdes''. Al termine della programmazione serale fino alle ore 6 del mattino va in onda il collegamento in diretta con il Santuario di Lourdes. Nel corso della diretta Tv2000 trasmettera' una composizione di immagini: il meglio di quanto in giornata ci ha trasmesso l'agenzia internazionale Reuters, e che riguarda le principali notizie del giorno da tutto il mondo.

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PAROLE DEL PAPA AI PADRI SINODALI

Il Papa ai Padri sinodali: "Anche se la Chiesa sente venti contrari, tuttavia sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta; e così, con nuovo entusiasmo, mi sembra, siamo in cammino e ringraziamo il Signore perché ci ha dato questo incontro veramente cattolico"

Sinodo, 58 propositiones al Papa che ne concede la pubblicazione


Sinodo: 58 proposte al papa, da famiglia a ecumenismo e secolarizzazione

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 27 ott 

58 proposte (in latino 'propositiones') che papa Benedetto XVI e' libero di rifiutare o incorporare nella Esortazione apostolica post-sinodale che preparera' nei prossimi mesi: sono il frutto delle tre settimane di lavori del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, che si concludera' domani con una messa in San Pietro. L'elenco stilato dai 262 padri sinodali era all'inizio molto piu' lungo - ben 326 'propositiones' - ed e' stato condensato in 25 dal relatore generale del Sinodo, il card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington.
Le proposte toccano un'ampia gamma di temi - la secolarizzazione, il ruolo del Concilio Vaticano II, i diritti umani, la liberta' religiosa, le migrazioni, la dottrina sociale della Chiesa, i catechisti, la teologia, la poverta', la pieta' popolare, il ruolo dei nuovi movimenti, la scienza, fino al dialogo ecumenico e a quello con l'islam.
Il tutto alla luce del fenomeno della secolarizzazione che, intiepidendo la fede nelle zone di antica cristianizzazione, e' stata il vero motivo che ha reso necessario il Sinodo.
''Come cristiani - scrivono i padri sinodali al numero 8 - non possiamo rimanere indifferenti al processo di secolarizzazione. Difatti, siamo in una situazione simile a quella dei primi cristiani, e come tali dovremmo considerare questo processo come una sfida e una possibilita'. Viviamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo''.
Tra le proposte, non manca un accenno agli abusi su minori che hanno scosso la Chiesa negli ultimi anni: ''Di fronte agli scandali che hanno riguardato la vita sacerdotale e il ministero, per i quali ci rammarichiamo profondamente - si legge al punto 49 - proponiamo tuttavia di ringraziare e incoraggiare al fedele servizio di cosi' tanti preti''. Al punto 48 si affronta anche il tema, molto discusso durante il Sinodo, dei divorziati risposati e delle famiglie ''irregolari'', secondo la definizione offerta dal Messaggio conclusivo dell'assemblea diffuso ieri: ''La nuova evangelizzazione deve cercare di affrontare significativi problemi pastorali attorno al matrimonio, il caso dei divorziati e risposati, la situazione dei loro figli, il destino delle spose abbandonate, le coppie che vivono al di fuori del matrimonio e la tendenza nella societa' a ridefinire il matrimonio''.
Sul tema della liberta' religiosa, al punto 10 si sottolinea ''il diritto a proclamare e ad ascoltare il Vangelo'' di tutti gli uomini.

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Sinodo, nelle 'propositiones' finali autocritica scandali e rilancio fede (TMNews)


Sinodo/ In 'propositiones' autocritica scandali e rilancio fede

Città del Vaticano, 27 ott. (TMNews) 

Con 58 'propositiones' finali approvate oggi il sinodo sulla nuova evangelizzazione si avvia alla conclusione, che verrà celebrata domani mattina con una messa del Papa. Le varie proposte emerse nel corso di tre settimane di discussioni vengono condensate in proposte che ora il Papa recepirà nell'esortazione apostolica che - tra diversi mesi - concluderà formalmente l'assemblea. Le 'propositiones' - inizialmente 326 poi riassunte in 58 - toccano tutti i temi già affrontati nel messaggio conclusivo ('nuntius') presentato ieri dal card. Giuseppe Betori in Vaticano: secolarizzazione e Concilio vaticano II, diritti umani e libertà religiosa, immigrati e dottrina sociale, catechesi e teologia, poveri pietà popolare, movimenti e parrocchie, ecumenismo e dialogo con la scienza, vita consacrata e ruolo dei giovani.
Non manca, alla 'propositio' 49, un accenno autocritico, per quanto generico, ai recenti scandali che hanno investito la Chiesa. "Di fronte agli scandali che hanno riguardato la vita sacerdotale e il ministero, per i quali ci rammarichiamo profondamente - si legge in trasparente riferimento alla pedofilia - proponiamo tuttavia di ringraziare e incoraggiare al fedele servizio di così tanti preti".
Un tema che aveva sollevato molti interventi di padri sinodali, quello delle coppie divorziate risposate, viene trattato all'interno di una 'propositio' sulla "famiglia cristiana" (48): "La nuova evangelizzazione deve cercare di affrontare significativi problemi pastorali attorno al matrimonio, il caso dei divorziati e risposati, la situazione dei loro figli, il destino delle spose abbandonate, le coppie che vivono al di fuori del matrimonio e la tendenza nella società a ridefinire il matrimonio".
Due 'propositiones' sono dedicate, rispettivamente, al pontificio consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione di monsignor Rino Fisichella e al 'Cortile dei gentili' del cardinale Gianfranco Ravasi. Il documento è stato approvato a maggioranza dai 'padri sinodali' in una votazione in cui una ventina di presuli si sono astenuti.
"Il testo ufficiale in latino dell'Elenco finale delle Proposizioni delle Assemblee Generali Ordinarie del Sinodo dei Vescovi, oggetto di voto personale da parte dei Padri Sinodali - sottolinea l'introduzione - è destinato al Sommo Pontefice, al quale viene debitamente consegnato. Tale testo per sua natura è riservato e non viene pubblicato per rispettare il carattere consultivo e propositivo dell'Assise sinodale. Per benevola decisione il Santo Padre Benedetto XVI - prosegue il teso - concede in questa occasione che una versione in lingua inglese, provvisoria, ufficiosa e non ufficiale, a cura della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, venga pubblicata nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede".
L'introduzione ricorda, poi, che "le Proposizioni nascono in un determinato momento del processo sinodale aperto all'eventuale promulgazione di un Documento pontificio. Esse non esauriscono la ricchezza degli apporti dei Lineamenta, dell'Instrumentum laboris, della Disceptatio in aula, della Relatio ante disceptationem e della Relatio post disceptationem e del Messaggio (Nuntius)".

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SINODO: ELENCO FINALE DELLE PROPOSIZIONI


SINODO DEI VESCOVI SULLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE (7-28 OTTOBRE 2012): LO SPECIALE DEL BLOG

ELENCO FINALE DELLE PROPOSIZIONI

Secondo le norme dell’Ordo Synodi Episcoporum (cf. Artt. 15 e 39), il testo ufficiale in latino dell’Elenco finale delle Proposizioni delle Assemblee Generali Ordinarie del Sinodo dei Vescovi, oggetto di voto personale da parte dei Padri Sinodali, è destinato al Sommo Pontefice, al quale viene debitamente consegnato. Tale testo per sua natura è riservato e non viene pubblicato per rispettare il carattere consultivo e propositivo dell’Assise sinodale. 
Per benevola decisione il Santo Padre Benedetto XVI concede in questa occasione che una versione in lingua inglese, provvisoria, ufficiosa e non ufficiale, a cura della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, venga pubblicata nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.
Al riguardo occorre precisare che le Proposizioni nascono in un determinato momento del processo sinodale aperto all’eventuale promulgazione di un Documento pontificio. Esse non esauriscono la ricchezza degli apporti dei Lineamenta, dell’Instrumentum laboris, della Disceptatio in aula, della Relatio ante disceptationem e della Relatio post disceptationem e del Messaggio (Nuntius). Il lavoro dei Circoli Minori ha consentito l’elaborazione del consenso sinodale, in un clima di intensa comunione episcopale cum Petro e sub Petro attraverso la preghiera, l’ascolto reciproco, anche nella immediatezza della discussione spontanea.

La versione non ufficiale dell’Elenco finale delle Proposizioni in lingua inglese è pubblicata nelle edizioni plurilingue ed inglese del Bollettino.

FINAL LIST OF PROPOSITIONS

Bollettino del Sinodo dei Vescovi


Tommaso Spinelli, il più giovane dei partecipanti al Sinodo: ritrovare l'entusiasmo della fede


Tomamso Spinelli, il più giovane dei partecipanti al Sinodo: ritrovare l'entusiasmo della fede 

La competenza della catechesi passerà al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. L’annuncio, dato questa mattina dal Papa al Sinodo, evidenzia l’attenzione data dalla Chiesa alla trasmissione della fede. Più volte nei giorni scorsi è stata espressa l’esigenza di nuovi annunciatori del Vangelo che sappiano comunicare al mondo la bellezza di essere cristiani. 
Una testimonianza in tal senso è stata offerta in Aula dal più giovane dei partecipanti, l’uditore Tommaso Spinelli: 23 anni, romano, è catechista di giovani catecumeni. Paolo Ondarza gli ha chiesto chi sono queste persone che in età adulta chiedono di ricevere il Battesimo: 

R. - Il 50 per cento sono italiani e la cosa bella è che sono persone anche di elevato livello culturale che inizialmente erano rimaste fuori dalla fede, magari perché i genitori erano vissuti nell’età della contestazione e avevano deciso di non battezzare i figli. Queste persone, a volte attraverso i loro studi scoprono la bellezza della fede e si chiedono: “ma perché non ho ricevuto il Battesimo?”. A quel punto si rivolgono alla Chiesa e fanno richiesta del Sacramento. L’altro 50 per cento è costituito da persone provenienti dall’estero e la cosa bella è che spesso si verifica un bellissimo scambio: abbiamo, per esempio, badanti che stando al fianco di persone anziane con una fede molto forte e attraverso loro scoprono la bellezza di questa fede. Alcune di queste donne provengono dai Paesi dell’ex-Unione Sovietica dove la fede era stata proibita, però il seme del cristianesimo c’era e, nel momento in cui vivono la libertà, germoglia in loro con tutta la sua forza. In queste persone riscontriamo un entusiasmo nella fede che magari ci fosse altrove!

D. - Per quanto riguarda persone che appartengono di più al tuo contesto, quindi all’Italia, a Roma, e che decidono di iniziare un cammino di conversione al cristianesimo: innanzitutto cosa cercano?

R. - Queste persone arrivano da noi affamate di verità e di eternità. Questa è la cosa più bella che trovano in Cristo. Io credo che la cosa più grave che sta facendo la nostra società sia quella di privare i ragazzi di un’aspettativa verso qualcosa di eterno.

D. - Per te cosa vuol dire evangelizzare?

R. - Credo che prima di tutto evangelizzare sia un servizio svolto a tutta quanta la società, cristiana e non. La società ha bisogno di noi, ha bisogno di un’evangelizzazione, anche se il nostro risultato non sarà quello di rendere cristiana tutta la società. Il problema non è semplicemente riempire le panche durante la Messa. Quando ero ragazzo ho visto sacerdoti e persone che si sono spese totalmente per noi e ho conosciuto cose talmente belle che non riuscirei a tenerle per me. Il solo pensiero che persone e ragazzi possano crescere senza conoscere il messaggio integrale e liberante del Vangelo… è una cosa che mi toglie l’aria!

D. - Cosa ti sentiresti di dire a chi riscontra una difficoltà nella testimonianza nel luogo in cui si trova?

R. - La nostra paura ha il sopravvento quando noi ci dimentichiamo che la nostra testimonianza è importante perché le persone siano salve. Inoltre dobbiamo ricordarci che il Signore non ci abbandona mai, dal momento che evangelizzare è un desiderio Suo, prima che nostro. Quindi è un ruolo che svolge Lui prima di noi. Possiamo avere la certezza che andrà a buon fine se avremo il coraggio di buttarci.

D. - Sei il più giovane qui al Sinodo, come vivi questo tuo essere qui?

R. - La prima impressione è stata un po’ di sana soggezione, però dopo pochi giorni ho avvertito una grande famigliarità. In nessuna aula come in quella del Sinodo c’è una visione globale di tutto quanto il mondo, visto non però attraverso l’occhio economico della speculazione, ma visto con l’occhio dell’attenzione alla persona, alle sue necessità. Le necessità di tutto quanto il mondo sono emerse in questa Aula, attraverso lo sguardo cristiano, lo sguardo di Cristo, lo sguardo che si preoccupa degli ultimi, di quelli che sono nella sofferenza. Ciò che mi colpisce è la grande umiltà dei partecipanti: mi è capitato di parlare con cardinali, vescovi e sono tutte persone che nonostante svolgano compiti di importanza cruciale, non perdono quel loro tratto di amicizia, simpatia e cordialità che deve essere proprio di ogni cristiano. Vedo in loro dei padri, ma anche dei fratelli!

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Il cardinale Wuerl: la nuova evangelizzazione non è una strategia, ma il modo di essere della Chiesa


Il cardinale Wuerl: la nuova evangelizzazione non è una strategia, ma il modo di essere della Chiesa 

L’Elenco finale delle Proposizioni è stato presentato stamani nella Sala Stampa vaticana. Sono intervenuti all’evento il cardinale Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington e relatore generale al Sinodo, mons. Pierre Marie Carré, arcivescovo di Montpellier e segretario speciale all’assemblea sinodale e mons. Józef Michalik, arcivescovo di Przemyśl e presidente della Conferenza episcopale polacca. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Dalle Proposizioni del Sinodo emerge uno sguardo positivo per l’impegno della nuova evangelizzazione: è quanto affermato dal cardinale Wuerl che ha tenuto a sottolineare lo spirito di unità che ha contraddistinto i lavori dell’assemblea sinodale. L’arcivescovo di Washington ha quindi aggiunto che la grande sfida per la Chiesa è ora proprio nel portare avanti l’impegno della nuova evangelizzazione in un tempo segnato dalla secolarizzazione. Ma chi sono dunque oggi i nuovi evangelizzatori?

“That’s everybody. So it talks about families, it talks about young people …”

“Sono tutti – ha detto il cardinale Wuerl – Quindi, la nuova evangelizzazione riguarda le famiglie, i giovani. Riguarda chiunque, nell’ambito della Chiesa, sia impegnato in questa opera”. Le Proposizioni, ha aggiunto, devono far capire che la nuova evangelizzazione non è solo un impegno temporaneo, ma una condizione permanente della Chiesa:

“The new evangelization is just not a programme …”

“La nuova evangelizzazione – ha ribadito - non è semplicemente un programma, ma un modo di vedere il mondo che ci circonda ed un modo di invitare le persone ad aderire al Vangelo. Tutto questo può prendere diverse forme”. Volutamente, ha detto perciò il cardinale Wuerl, “siamo stati cauti nel suggerire come questo avrebbe potuto ‘funzionare’, perché ciascuna Conferenza episcopale vorrà mettere in pratica la nuova evangelizzazione secondo le proprie tradizioni e secondo la propria valutazione della situazione specifica”. Quindi, parlando dei giovani, ha detto che non bisogna ritenerli solo come quelli che devono essere evangelizzati ma anche come degli evangelizzatori. Pensiero, questo, su cui si è soffermato anche mons. Michalik, presidente dei vescovi polacchi:

“Con i giovani bisogna avere il coraggio di essere molto chiari, radicali. Però, il radicalismo cristiano non esiste senza l’amore, senza la comprensione, senza la pazienza. Con un contatto umano, più umano il campo per l’evangelizzazione è più aperto”.

Dal canto suo, mons. Carré ha sottolineato che, al cuore della nuova evangelizzazione, c’è l’incontro con il Signore, un incontro da incoraggiare nelle difficoltà dei nostri tempi. I relatori si sono, infine, trovati d’accordo nel mettere l’accento sul ruolo della bellezza artistica, musicale, culturale quale via per annunciare il Vangelo. Né, infine, hanno mancato di indicare come fondamentale, in un mondo complesso come quello di oggi, il dialogo tra la Chiesa e il mondo scientifico.

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Il Papa: l'assemblea sinodale, specchio della Chiesa universale con le sue gioie e le sue sofferenze (R.V.)


Il Papa: l'assemblea sinodale, specchio della Chiesa universale con le sue gioie e le sue sofferenze 

Intervento conclusivo del Papa, stamani, al Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione. Benedetto XVI ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato allo svolgimento dell’Assemblea ed ha annunciato cambiamenti nella competenza, per i dicasteri vaticani, sui seminari e sulla catechesi. Il Sinodo ha proceduto poi alla votazione delle 58 proposizioni finali, documento conclusivo dei lavori di norma riservato al Pontefice. Tuttavia, Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione di una bozza in lingua inglese. Domattina, alle ore 9.30, nella Basilica Vaticana, il Papa presiederà la Santa Messa a chiusura dell’Assemblea. Concelebreranno i Padri Sinodali. Il servizio di Isabella Piro: 

Sono le parole del Papa a chiudere i lavori in Aula del Sinodo dei vescovi, così come li avevano inaugurati tre settimane fa. Benedetto XVI interviene per annunciare, innanzitutto, un cambiamento: la competenza sui seminari passerà dalla Congregazione per l’Educazione cattolica a quella per il Clero. Allo stesso tempo, la Congregazione per il Clero perderà la competenza sulla catechesi che passerà al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. I documenti relativi a tale cambiamento seguiranno prossimamente, in forma di Motu proprio.

Si tratta di una decisione, ha detto il Papa, scaturita proprio dal contesto delle riflessioni sinodali. Quindi, il Pontefice ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato allo svolgimento dell’Assemblea, la quale - ha detto – è stata edificante ed incoraggiante, specchio della Chiesa universale con le sue sofferenze, ma anche con le sue gioie. Anche oggi il Signore è presente ed operante, ha aggiunto il Papa; si sentono venti contrari, ma si sente soprattutto il vento dello Spirito Santo. Di qui, il sentito grazie che il Papa ha rivolto alle testimonianze commoventi ascoltate in Aula, ai presidenti delegati e al segretario generale che hanno guidato l’Assemblea, agli uditori, a chi ha lavorato giorno e notte in modo indefesso. Infine, Benedetto XVI ha espresso i suoi auguri ai sei cardinali designati, che verranno creati nel Concistoro del prossimo 24 novembre e che mostrano, ha concluso, l’universalità della Chiesa. 

Poi, il Sinodo procede alla votazione delle 58 proposizioni finali: ad una ad una vengono lette in latino dal relatore generale, il cardinale Donald Wuerl, e dal segretario speciale, mons. Pierre-Marie Carré. Ma se la lingua è antica, il contenuto è attuale: in sostanza, le proposizioni affermano che la Chiesa guarda alla nuova evangelizzazione senza paura, con coraggio, considerandola una vera opportunità di annuncio del Vangelo nel complesso contesto del mondo contemporaneo. 

Suddivise in quattro gruppi - la natura della nuova evangelizzazione, il contesto del ministero della Chiesa oggi, le risposte pastorali alle circostanze dei giorni nostri, gli agenti ed i partecipanti della nuova evangelizzazione - più un’introduzione ed una conclusione, le proposizioni definiscono la nuova evangelizzazione come missione permanente della Chiesa, tempo di risveglio e ribadiscono l’importanza dell’inculturazione della fede nella contemporaneità, ma con il giusto discernimento degli elementi positivi da quelli negativi. Di qui, l’accento posto su un mondo secolarizzato sì, ma pur sempre creazione di Dio, al quale i cristiani non possono restare indifferenti perché si vive nel mondo anche se non si è del mondo. 

Centrale, poi, la riflessione sul primo annuncio, per il quale i vescovi suggeriscono la definizione di linee guida precise, anche perché proclamare ed ascoltare il Vangelo è un diritto per ogni persona, credente o no, ed un obbligo per ogni cristiano. La proclamazione della Parola di Dio, dunque, lontana dal proselitismo, rispetti tutti. In questo contesto, il Sinodo incoraggia le diocesi e le parrocchie allo studio della Sacra Scrittura. 

Guardando nello specifico alle sfide attuali, come la globalizzazione, i vescovi ribadiscono che il Vangelo offre una visione di vita che non si impone, ma si propone come messaggio di pace, bellezza, verità e speranza che aiuta l’uomo ad uscire dalla solitudine post-moderna. Oggi, notano i presuli, in un mondo in cui c’è guerra, violenza, individualismo, la Chiesa deve esercitare la riconciliazione in modo calmo e risoluto, portando un messaggio di amore e giustizia. Di qui, l’invito racchiuso in una specifica proposizione affinché ogni opportunità venga colta per tutelare i diritti umani. 

Ampia, poi, la riflessione sulla libertà religiosa, definita dal Sinodo diritto umano fondamentale che include la libertà di coscienza. Considerata la necessità crescente di tutelare tale diritto, il Sinodo suggerisce di pensare ad una Commissione di leader religiosi nel mondo che monitori, anche attraverso il Pontificio Consiglio Giustizia e pace, gli attacchi alla libertà religiosa e di coscienza. Ed in questo senso, le proposizioni riflettono anche sullo sviluppo umano, perché non si può pensare alla nuova evangelizzazione senza un impegno serio in favore della giustizia e contro le cause della povertà. 

Ulteriori suggerimenti guardano agli strumenti che la nuova evangelizzazione ha a disposizione: i mass media, per i quali si richiede la giusta formazione; la bellezza, dimensione speciale di un nuovo annuncio del Vangelo; i migranti, che vanno tutelati nella loro dignità e difesi dalle nuove forme di schiavitù, dalla tratta e dal traffico di organi. I vescovi, inoltre, richiamano la necessità di una conversione personale e collettiva, ribadiscono la chiamata alla santità per ciascuno, chiedono alle istituzioni di difendere il diritto all’educazione e alla libertà di insegnamento e suggeriscono che ogni università cattolica abbia un dipartimento di studi dedicato alla nuova evangelizzazione. Sottolineata poi l’importanza della catechesi degli adulti ed affermato che le Conferenze episcopali possono chiedere alla Santa Sede l’istituzione di un ministero per i catechisti. 

Il Sinodo non dimentica, quindi, la nuova evangelizzazione nei confronti dei poveri e dei malati, in cui si vede il volto di Cristo; ribadisce l’importanza del sacramento della penitenza, chiedendo che sia sempre presente nella vita parrocchiale; riconosce la pietà popolare e il pellegrinaggio come opportunità di crescita della fede. Guardando ai carismi, definiti doni della Chiesa, i vescovi li invitano alla cooperazione con le diocesi, mentre le parrocchie vengono incoraggiate ad essere sempre più ambienti spirituali aperti a tutti i fedeli. 

Proposizioni specifiche sono riservate quindi ai laici, invitati ad operare a fianco della Chiesa nella nuova evangelizzazione; alle donne, delle quali si ribadisce la dignità e se ne riconoscono le capacità, e alla famiglia cristiana, Chiesa domestica, primo agente di vita, di amore e di trasmissione della fede. Senza dimenticare i divorziati e i conviventi, il Sinodo sottolinea che la Chiesa dovrà cercare per loro risposte appropriate. Il pensiero va anche ai giovani: presente, futuro e dono della Chiesa, ricettori e attori della nuova evangelizzazione, dice il Sinodo, vanno accompagnati nella scoperta della loro vocazione di vita. 

Spazio, poi, alla formazione continua dei sacerdoti che devono essere testimoni autentici e credibili, veri modelli di fede. E di fronte agli scandali che colpiscono la vita sacerdotale, i vescovi ringraziano i tanti presbiteri fedeli al loro ministero e chiedono per loro un piano pastorale di accompagnamento. Un incoraggiamento viene rivolto anche ai consacrati, affinché vivano la loro identità radicalmente e con gioia, in comunione con la Chiesa. 

Infine, le proposizioni affrontano il tema del dialogo: quello ecumenico, che dà credibilità all’annuncio del Vangelo e per il quale si auspicano ulteriori progressi; quello interreligioso, che deve essere intensificato soprattutto con i musulmani e che implica il rispetto della libertà di coscienza e di religione, nell’ottica di una collaborazione reciproca per la difesa e la promozione della dignità umana. E ancora: il dialogo tra scienza e fede ed il dialogo con i non credenti, messo in atto dal Cortile dei gentili e diretto, per lo più, a chi non conosce Dio ma non vuole rimanere semplicemente senza di Lui, ma avvicinarlo almeno come sconosciuto. 

Gli ultimi suggerimenti del Sinodo riflettono sulla salvaguardia del Creato, sulla trasmissione della fede a partire dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II, e su Maria, Stella della nuova evangelizzazione. 

Spetterà ora ad un’eventuale esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI raccogliere tali suggerimenti. Ma per ora, i credenti ricordino che portare la gioia del Vangelo nel mondo è compito di tutti, nessuno escluso.

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Il cardinale Bagnasco: il Sinodo, una grande grazia. Cattolici in politica: siano più coerenti e più numerosi


Il cardinale Bagnasco: il Sinodo, una grande grazia. Cattolici in politica: siano più coerenti e più numerosi 

Per un bilancio sui lavori del Sinodo Paolo Ondarza ha intervistato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana: 

R. – Anzitutto devo dire che l’esperienza del Sinodo è stata una grande grazia perché è stata un’immersione nella cattolicità della Chiesa. E’ una esperienza di Pentecoste, perché i vescovi di tutto il mondo hanno portato nell’Aula sinodale, intorno al Santo Padre, la voce di tutto il mondo, con uno sguardo e con un cuore propri dei pastori: liberi da ogni interesse o prospettiva politica o economica o ideologica, ma soltanto con lo sguardo del Signore. E’ molto importante, anche, che sia risuonata da parte di tutti i Padri la necessità che per evangelizzare bisogna essere evangelizzati. Quindi, il tema della conversione personale di noi pastori e di noi comunità cristiana per poter annunciare il Vangelo della gioia che è Cristo: questo è un primo imperativo fondamentale.

D. – Ci sono degli spunti che sono emersi dai lavori sinodali, che vanno ad interessare nello specifico la situazione della Chiesa in Italia?

R. – Direi che ancora una volta è stata messa in evidenza la centralità della parrocchia. Questa è una grande esperienza che viene dalla storia dell’Italia, ma che in tutto il mondo è stata apprezzata e confermata: la pastorale parrocchiale dev’essere sempre più, diventare sempre più la pastorale integrata con tutti i nuovi movimenti, le nuove comunità, le associazioni, perché è chiaro che la parrocchia, pur nella sua necessità assoluta, non è più autosufficiente.

D. – Di fronte al prevalere della questione economica, di fronte alla secolarizzazione, alla crisi della politica, alla Chiesa viene chiesto di ripensare la propria presenza nella società …

R. – Direi che non è soltanto un ripensamento, ma innanzitutto è una conferma della presenza. Quanto più la società viene ferita dal secolarismo o da altre istanze di tipo economico o finanziario che attentano alla centralità e alla dignità della persona umana, tanto più la Chiesa ha il dovere di essere presente secondo l’immagine del sale della terra e della luce del mondo. Senza pretese, senza arroganze ma con la grande convinzione - e in questo probabilmente dobbiamo crescere – che laddove Cristo entra, l’uomo cresce; laddove Cristo entra, è la società intera che cresce, diventa più umana.

D. – Grande attenzione viene data alla famiglia, cuore della nuova evangelizzazione. La Chiesa pensa in tal senso a percorsi di accompagnamento post-matrimoniali che per non lasciare le coppie sole di fronte alle sfide del secolarismo. Ma difesa della famiglia significa anche continuare a difendere il matrimonio tra uomo e donna …

R. – Certamente. La famiglia è stata riconosciuta da parte dei Padri di tutto il mondo come la cellula fondamentale non soltanto della Chiesa, ma innanzitutto della società umana. Come diceva lei, un uomo e una donna nel vincolo pubblico del matrimonio e aperti alla vita, sono veramente il futuro assolutamente indispensabile della società, e quindi incomparabili, degni di tutta l’attenzione culturale delle società moderne e anche di conseguenti adeguate politiche economiche a sostegno della famiglia e dei figli. Abbiamo riconosciuto naturalmente anche come la famiglia sia il primissimo luogo di educazione. Quindi, è vero: la Chiesa deve rinnovare sempre di più, anche in Italia, l’accompagnamento pastorale delle famiglie, non soltanto prima, in preparazione del matrimonio, ma anche dopo il matrimonio.

D. – Attenzione è stata data anche al tema dei divorziati, dei risposati. C’era chi si attendeva novità al riguardo …

R. – La novità: la novità è ciò che è vero, perché ciò che è vero non invecchia, non ha tempo. Naturalmente la misericordia, accompagnata sempre dalla verità, deve essere fatta sentire a queste persone che vivono situazioni difficili, perché, anche se non possono accedere al sacramento della confessione e della Santa Eucaristia, non si sentano escluse, rifiutate, emarginate, ma sappiano che assolutamente sono parte viva della comunità cristiana e possono dedicarsi a servizi come quello della carità al pari di chiunque.

D. – Per chiudere: è stato ribadito come ogni battezzato non possa tirarsi indietro di fronte alla chiamata, al compito di evangelizzare anche nella vita pubblica. Questo vale anche per la presenza di cattolici in politica …

R. – I cattolici nella vita politica devono essere sempre più coerenti con la propria fede e più formati, perché non basta la buona volontà per il servizio pubblico; e poi devono essere più numerosi.

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Con il Papa contro l'omoeresia. Traduzione dell'articolo di Don Dariusz Oko, dottore di ricerca del Dipartimento di Filosofia

Articolo rimosso su richiesta dell'editore italiano.

Un salto in avanti. Domani l'apertura dell'Anno della fede al santuario di Deir Rafat (Sir)

Su segnalazione di Laura leggiamo:

Un salto in avanti


Domani l'apertura dell'Anno della fede al santuario di Deir Rafat

L’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts) aprirà ufficialmente l’Anno della Fede domani domenica 28 ottobre, in occasione della festa della Beata Vergine Maria, Regina di Palestina e Patrona principale del Patriarcato Latino di Gerusalemme e di tutta la Terra Santa. Sarà il patriarca latino emerito, Michel Sabbah, a presiedere la messa che avrà luogo nel santuario di Deir Rafat. Si tratta di un’apertura comunitaria che vedrà presenti tutti i riti cattolici, latino, melkita, maronita, armeno, sirocattolico e caldeo. Daniele Rocchi per il Sir, alla vigilia di questo appuntamento, ha posto alcune domande a mons. William Shomali , vicario patriarcale latino per Gerusalemme e Palestina.

Eccellenza, che significato assume l’Anno della fede per le chiese di Terra Santa? 

"Innanzitutto quello di partecipare ad un evento cattolico, mondiale e questo ci dona una sempre maggiore consapevolezza di far parte della Chiesa universale. Inauguriamo quest’Anno dopo un Sinodo sulla nuova evangelizzazione che ribadisce l’urgenza di ri-dire, testimoniare la nostra fede con le parole e l’esempio. Un primo atto concreto è l’unità nella quale tutti i riti si ritroveranno nel santuario mariano di Deir Rafat per cominciare questo cammino insieme. Saremo tutti sotto il segno della cattolicità e dell’unità".

Riscoprire e rinnovare la propria fede è l’obiettivo primario di questo Anno: in che modo intendete raggiungerlo? 

"L’obiettivo, come detto, è quello di approfondire la propria fede. In Terra Santa, va detto, la fede corre il rischio di avere un carattere sociale che connota fortemente l’identità delle persone e delle comunità. La fede non è solo questo ma è soprattutto un legame forte di fiducia con Dio. Ci sono diversi livelli di appartenenza alla fede, il primo è identitario, stabilisce un’appartenenza sociale, c’è poi quello di conoscenza, che ci permette di conoscere i contenuti della nostra fede anche se ciò non significa necessariamente credere. È importante così fare un atto di fede e affidarsi a Dio e al suo piano di salvezza. Ecco il salto della fede che vorremmo fare con le nostre comunità e i nostri fedeli in questo tempo".

Come pensate di lavorare per ottenere questo salto in avanti nel cammino di fede? 

"Abbiamo approntato programmi di omelie e di catechesi, iniziative volte alla lettura della Bibbia in casa, alla formazione, alla conoscenza del Catechismo. Solo la vicinanza e la pratica quotidiana della Parola può ravvivare e far crescere la fede e spingere all’evangelizzazione".

L’Anno della fede, secondo Benedetto XVI, "è un invito ad una rinnovata conversione al Signore" che rende credibile la testimonianza, anche pubblica, di vita dei credenti. Credere non è un fatto privato, specialmente in un Medio Oriente attraversato da tensioni, conflitti ma anche da istanze di giustizia e di rinnovamento. Che significa evangelizzare per i cristiani mediorientali? 

"Innanzitutto dobbiamo essere evangelizzati e credere al Vangelo che ci può dare la giusta serenità per affrontare le difficoltà e le sofferenze del tempo presente. L’Anno della fede dovrà incidere sulla vita personale di ogni fedele perché da credente diventi anche testimone coerente. Il nostro impegno sociale, scuole, ospedali, centri di formazione, non avrebbe senso senza una testimonianza coerente di fede. Fede e opere devono camminare insieme".

Quali frutti vi aspettate da questo Anno della fede per le Chiese della Terra Santa? 

"La fede diventi la base della vita di ogni nostro fedele e si trasformi in carità. Non possiamo prescindere dall’amore verso i nostri fratelli, siano essi cristiani, ebrei e musulmani. Il dialogo, l’accoglienza, la testimonianza coerente siano i frutti sperati di questo Anno, ma anche il coraggio. Da una fede rinnovata possa scaturire quel coraggio nei nostri fedeli a rimanere in Terra Santa per rispondere così alla chiamata di Dio che qui li ha posto e fatti nascere. Abitare in Terra Santa non è una fatalità, un caso, ma una chiamata, una vocazione".

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Il Papa ha annunciato stamane che varerà prossimamente un atteso passaggio di competenze che coinvolge tre dicasteri vaticani


Papa/ Annuncia riordino di competenze su seminari e catechesi

Benedetto XVI lo ha detto stamane ai padri sinodali

Città del Vaticano, 27 ott. (TMNews) - Il Papa ha annunciato stamane ai vescovi presenti al sinodo che varerà prossimamente un atteso passaggio di competenze che coinvolge tre dicasteri vaticani. Lo ha riferito il portavoce vaticano, Federico Lombardi. La mossa prevede in particolare il passaggio della competenza sui seminari dalla congregazione per l'Educazione cattolica alla congregazione del Clero. Se il ministero vaticano per i sacerdoti guadagnerà una competenza, un'altra la perderà. La catechesi, finora una delle materie di cui si occupa la congregazione del Clero, passerà infatti al neonato dicastero per la nuova evangelizzazione. (TMNews)

Collegialità e comunione. La democrazia con la chiesa non c’entra. Cardinal Betori spiega al Foglio che la chiesa non si compromette con le mode (Rodari)

Clicca qui per leggere l'intervista.

Il Papa: Con il "piccolo Concistoro" convocato per il 24 novembre "volevo completare quelli di febbraio"


Papa: 'Piccolo concistoro' mostra che Chiesa è universale

Città del Vaticano, 27 ott. (TMNews) - Con il "piccolo Concistoro" convocato per il 24 novembre "volevo completare quelli di febbraio": lo ha detto il Papa rivolgendosi stamane ai vescovi che prendono parte al sinodo che si conclude domani in Vaticano. Benedetto XVI ha sottolineato che con la creazione di altri sei cardinali - tutti non europei - appare chiaro che "la Chiesa non è di un solo continente, ma universale". (TMNews)

Il Papa ai Padri sinodali: mini-concistoro per mostrare che la Chiesa e' di tutti, non di un Continente


Papa: nuovi cardinali per dire Chiesa e' di tutti, non di un Continente

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 27 ott 

Papa Benedetto XVI e' intervenuto questa mattina nell'ultimo giorno di lavori del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione. Parlando a braccio, il pontefice ha spiegato ai padri sinodali che con il mini-concistoro annunciato per fine novembre, in cui verranno creati sei nuovi cardinali di cui nessuno europeo, ha voluto ''completare il concistoro di febbraio nel contesto della Nuova Evangelizzazione, con un gesto della universalita' della Chiesa, mostrando che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, parla in tutte le lingue, e' Chiesa di pentecoste non Chiesa di un Continente ma Chiesa universale''.
Quetsta ''universalita' della Chiesa'', per papa Ratzinger, e' stata in evidenza anche al Sinodo: ''E' per me veramente edificante, consolante, incoraggiante - ha detto - vedere lo specchio della Chiesa universale, con le sue sofferenze, minacce, pericoli e gioie, esperienza della presenza del Signore anche in situazioni difficili''. ''Anche se la Chiesa sente venti contrari - ha concluso - tuttavia sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta e cosi' con nuovo entusiasmo mi sembra siamo in cammino e ringraziamo il Signore che ci ha dato questo incontro veramente cattolico''.

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I lefebvriani hanno indicato alla Santa Sede di aver bisogno di ulteriore tempo di riflessione e studio per preparare la propria risposta


Vaticano/ Santa Sede: Pazienza e fiducia con i Lefebvriani

Nota di commissione Ecclesia dei dopo espulsione Williamson

Città del Vaticano, 27 ott. (TMNews) 

I lefebvriani hanno indicato alla Santa Sede di aver bisogno di "ulteriore tempo di riflessione e studio, per preparare la propria risposta" alla Santa Sede in vista di un rientro nella Chiesa cattolica e Roma è attualmente "in attesa della risposta ufficiale". Ma "dopo trent'anni di seperazione, è comprensibile che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato" dei "recenti sviluppi" segnati da un negoziato dottrinale bilaterale. 
Lo afferma la pontificia commissione Ecclesia dei, responsabile in Vaticano per i tradizionalisti, che, in una nota diffusa oggi, a pochi giorni dall'espulsione del controverso vescovo britannico Richard Williamson dai lefebvriani, aggiunge: "Mentre il nostro Santo Padre Benedetto XVI cerca di promuovere e preservare l'unità della Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro - una potente manifestazione del munus Petrinum all'opera - sono necessarie pazienza, serenità, perseveranza e fiducia".
La Pontificia commissione Ecclesia Dei "coglie l'occasione", si legge nella nota, "per annunciare che, nella sua più recente comunicazione (6 settembre 2012) la Fraternità sacerdotale di S. Pio X ha indicato di aver bisogno per parte sua di ulteriore tempo di riflessione e di studio, per preparare la propria risposta alle ultime iniziative della Santa Sede. Lo stadio attuale delle discussioni in corso fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale - ricorda la nota - è frutto di tre anni di dialoghi dottrinali e teologici, durante i quali una commissione congiunta si è riunita otto volte per studiare e discutere, fra le altre questioni, alcuni punti controversi nell'interpretazione di certi documenti del Concilio Vaticano II. Quando tali dialoghi dottrinali si conclusero, fu possibile procedere ad una fase di discussione più direttamente focalizzata sul grande desiderio di riconciliazione della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro".
 "Altri passi fondamentali in questo processo positivo di graduale reintegrazione - sottolinea ancora la pontificia commissione Ecclesia dei - erano stati intrapresi dalla Santa Sede nel 2007 mediante l'estensione alla Chiesa universale della Forma Straordinaria del Rito Romano con il Motu Proprio Summorum Pontificum e, nel 2009, con l'abolizione delle scomuniche. Solo alcuni mesi orsono in questo cammino difficile fu raggiunto un punto fondamentale quando, il 13 giugno 2012, la Pontificia Commissione ha presentato alla Fraternità sacerdotale di S. Pio X una dichiarazione dottrinale unitamente ad una proposta per la normalizzazione canonica del proprio stato all'interno della Chiesa cattolica".
"Attualmente la Santa Sede è in attesa della risposta ufficiale dei Superiori della Fraternità sacerdotale a questi due documenti. Dopo trent'anni di separazione, è comprensibile che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato di questi recenti sviluppi. Mentre il nostro Santo Padre Benedetto XVI cerca di promuovere e preservare l'unità della Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro - una potente manifestazione del munus Petrinum all'opera - sono necessarie pazienza, serenità, perseveranza e fiducia".

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I Lefebvriani chiedono più tempo per rispondere alla proposta di riconciliazione della Santa Sede (Asca)

Vaticano: Lefebvriani chiedono piu' tempo

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 27 ott 

La Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incaricata dei rapporti con i gruppi tradizionalisti, rende noto oggi che i lefebvriani della Fraternita' sacerdotale di S. Pio X hanno chiesto lo scorso 6 settembre ''ulteriore tempo di riflessione e di studio'' per rispondere alla proposta di riconciliazione della Santa Sede.
''Mentre il nostro Santo Padre Benedetto XVI - ricorda l'organo della Congregazione per la dottrina della fede - cerca di promuovere e preservare l'unita' della Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternita' sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro - una potente manifestazione del 'munus Petrinum' all'opera - sono necessarie pazienza, serenita', perseveranza e fiducia''.
Nel comunicato - che arriva dopo l'espulsione da parte dei lefebvriani del negazionista mons. Richard Williamson ma fa alcun riferimento esplicito alla vicenda - Ecclesia Dei traccia anche un breve riassunto del percorso di riavvicinamento tra i tradizionalisti e il Vaticano, fortemente voluto da papa Ratzinger: ''Lo stadio attuale delle discussioni in corso fra la Santa Sede e la Fraternita' sacerdotale e' frutto di tre anni di dialoghi dottrinali e teologici, durante i quali una commissione congiunta si e' riunita otto volte per studiare e discutere, fra le altre questioni, alcuni punti controversi nell'interpretazione di certi documenti del Concilio Vaticano II. Quando tali dialoghi dottrinali si conclusero, fu possibile procedere ad una fase di discussione piu' direttamente focalizzata sul grande desiderio di riconciliazione della Fraternita' sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro. Altri passi fondamentali in questo processo positivo di graduale reintegrazione erano stati intrapresi dalla Santa Sede nel 2007 mediante l'estensione alla Chiesa universale della Forma Straordinaria del Rito Romano con il Motu Proprio Summorum Pontificum e, nel 2009, con l'abolizione delle scomuniche''.
Un ''punto fondamentale'' in questo ''cammino difficile'' e' stato raggiunto il 13 giugno di quest'anno, quando la ''Pontificia Commissione ha presentato alla Fraternita' sacerdotale di S. Pio X una dichiarazione dottrinale unitamente ad una proposta per la normalizzazione canonica del proprio stato all'interno della Chiesa cattolica''.
''Attualmente - ricorda Ecclesia Dei - la Santa Sede e' in attesa della risposta ufficiale dei Superiori della Fraternita' sacerdotale a questi due documenti. Dopo trent'anni di separazione, e' comprensibile che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato di questi recenti sviluppi''.

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I lefebvriani dopo aver espulso Wiliamson chiedono ancora tempo. Fino a quando? (Ambrogetti)

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Commissione “Ecclesia Dei”: con la Fraternità San Pio X serve pazienza, perseveranza e fiducia


Commissione “Ecclesia Dei”: con la Fraternità San Pio X serve pazienza, perseveranza e fiducia 

La Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” annuncia, con un comunicato, che, nella sua più recente comunicazione del 6 settembre scorso, la Fraternità sacerdotale di S. Pio X, fondata da mons. Lefebvre, ha indicato di aver bisogno di “ulteriore tempo di riflessione e di studio, per preparare la propria risposta alle ultime iniziative della Santa Sede”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Dopo trent’anni di separazione, è comprensibile che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato” dei “recenti sviluppi”. E’ quanto sottolinea la Commissione “Ecclesia Dei” che aggiunge: mentre il Papa “cerca di promuovere e preservare l’unità nella Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro – una potente manifestazione del munus Petrinum all’opera – sono necessarie pazienza, serenità, perseveranza e fiducia”. “Lo stadio delle attuali discussioni fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale – ricorda dunque il comunicato – è frutto di tre anni di dialoghi dottrinali e teologici, durante i quali una commissione congiunta si è riunita otto volte per studiare e discutere, fra le altre questioni, alcuni punti controversi nell’interpretazione di certi documenti del Concilio Vaticano II”. 

E aggiunge che: “quando tali dialoghi dottrinali si conclusero, fu possibile procedere ad una fase di discussione più direttamente focalizzata sul grande desiderio di riconciliazione della Fraternità sacerdotale di San Pio X con la Sede di Pietro”. Il comunicato rammenta così altri passi fondamentali in questo “processo positivo di graduale reintegrazione” come “l’estensione alla Chiesa universale della Forma Straordinaria del Rito Romano con il Motu Proprio Summorum Pontificum” e, “nel 2009, con l’abolizione delle scomuniche”. Solo alcuni mesi orsono, sottolinea la nota, “in questo cammino difficile fu raggiunto un punto fondamentale” quando, il 13 giugno scorso, la Pontificia Commissione “ha presentato alla Fraternità sacerdotale di S. Pio X una dichiarazione dottrinale unitamente ad una proposta per la normalizzazione canonica del proprio stato all’interno della Chiesa cattolica”. Attualmente, sottolinea il comunicato, “la Santa Sede è in attesa della risposta ufficiale dei Superiori della Fraternità sacerdotale a questi due documenti”. 

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DICHIARAZIONE DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE "ECCLESIA DEI" SUI COLLOQUI CON LA FRATERNITA' SAN PIO X




DICHIARAZIONE DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE "ECCLESIA DEI"

La Pontificia Commissione Ecclesia Dei coglie l’occasione per annunciare che, nella sua più recente comunicazione (6 settembre 2012) la Fraternità sacerdotale di S. Pio X ha indicato di aver bisogno per parte sua di ulteriore tempo di riflessione e di studio, per preparare la propria risposta alle ultime iniziative della Santa Sede. 
Lo stadio attuale delle discussioni in corso fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale è frutto di tre anni di dialoghi dottrinali e teologici, durante i quali una commissione congiunta si è riunita otto volte per studiare e discutere, fra le altre questioni, alcuni punti controversi nell’interpretazione di certi documenti del Concilio Vaticano II. 
Quando tali dialoghi dottrinali si conclusero, fu possibile procedere ad una fase di discussione più direttamente focalizzata sul grande desiderio di riconciliazione della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro. 
Altri passi fondamentali in questo processo positivo di graduale reintegrazione erano stati intrapresi dalla Santa Sede nel 2007 mediante l’estensione alla Chiesa universale della Forma Straordinaria del Rito Romano con il Motu Proprio Summorum Pontificum e, nel 2009, con l’abolizione delle scomuniche. Solo alcuni mesi orsono in questo cammino difficile fu raggiunto un punto fondamentale quando, il 13 giugno 2012, la Pontificia Commissione ha presentato alla Fraternità sacerdotale di S. Pio X una dichiarazione dottrinale unitamente ad una proposta per la normalizzazione canonica del proprio stato all’interno della Chiesa cattolica. 
Attualmente la Santa Sede è in attesa della risposta ufficiale dei Superiori della Fraternità sacerdotale a questi due documenti. Dopo trent’anni di separazione, è comprensibile che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato di questi recenti sviluppi. Mentre il nostro Santo Padre Benedetto XVI cerca di promuovere e preservare l’unità della Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro – una potente manifestazione del munus Petrinum all’opera – sono necessarie pazienza, serenità, perseveranza e fiducia. 

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Sinodo: i peccati dei pastori pesano sulla credibilità della Chiesa. Dai fedeli orientali utile contributo alle chiese d'Occidente. In Europa avanza una secolarizzazione eccessiva (Izzo)

SINODO: PECCATI DEI PASTORI PESANO SU CREDIBILITA' CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 26 ott. 

"Con umilta' dobbiamo riconoscere che le poverta' e le debolezze dei discepoli di Gesu', specialmente dei suoi ministri, pesano sulla credibilita' della missione". Lo afferma il Sinodo nel suo tradizionale "Messaggio al Popolo di Dio", che senza citarlo esplicitamente affronta cosi' il tema degli abusi sessuali compiuti dai preti pedofili e in passato non sufficientemente combattuti dai vescovi. "L'invito ad evangelizzare - affermano i 262 padri sinodali - si traduce in un appello alla conversione. Sentiamo sinceramente di dover convertire anzitutto noi stessi alla potenza di Cristo, che solo e' capace di fare nuove tutte le cose, le nostre povere esistenze anzitutto".
"Siamo certo consapevoli, noi vescovi per primi, che non potremo mai essere - ammettono i padri sinodali - all'altezza della chiamata da parte del Signore e della consegna del suo Vangelo per l'annuncio alle genti". "Sappiamo - continuano i presuli dei 5 continenti - di dover riconoscere umilmente la nostra vulnerabilita' alle ferite della storia e non esitiamo a riconoscere i nostri peccati personali. Siamo pero' anche convinti che la forza dello Spirito del Signore puo' rinnovare la sua Chiesa e rendere splendente la sua veste, se ci lasceremo plasmare da lui. Lo mostrano le vite dei santi, la cui memoria e narrazione e' strumento privilegiato della nuova evangelizzazione". "Se questo rinnovamento fosse affidato alle nostre forze, ci sarebbero seri motivi di dubitare, ma la conversione, come l'evangelizzazione, nella Chiesa - ricordano i sinodali nel Messaggio al Popolo di Dio - non ha come primi attori noi poveri uomini, bensi' lo Spirito stesso del Signore". "Sta qui la nostra forza e la nostra certezza che il male non avra' mai l'ultima parola, ne' nella Chiesa ne' nella storia", assicurano i padri citando la raccomandazione evangelica "non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore". "L'opera della nuova evangelizzazione - concludono - riposa su questa serena certezza. Noi siamo fiduciosi nell'ispirazione e nella forza dello Spirito, che ci insegnera' cio' che dobbiamo dire e cio' che dobbiamo fare, anche nei frangenti piu' difficili. E' nostro dovere, percio', vincere la paura con la fede, l'avvilimento con la speranza, l'indifferenza con l'amore". 

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SINODO: DA FEDELI ORIENTALI UTILE CONTRIBUTO A CHIESE OCCIDENTE



Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 26 ott. 

I cattolici dei riti orientali che sono "costretti all'emigrazione possono dare "il proprio contributo alla cura pastorale e all'opera di evangelizzazione" nei paesi che li hanno accolti, "mantenendo viva l'appartenenza alle proprie comunita' di origine". Lo scrivono i padri sinodali nel loro tradizionale Messaggio al Popolo di Dio, che - pur senza sollevare la questione dei preti orientali sposati, ai quali in alcuni paesi, come l'Italia, non viene data la possibilita' di seguire come pastori i loro fedeli - esprimono "affetto fraterno e gratitudine" a tutti cristiani delle Chiese Orientali Cattoliche, quelle eredi della prima diffusione del Vangelo, esperienza custodita con amore e fedelta', e quelle presenti nell'Est dell'Europa".
"In non pochi contesti - rilevano i presuli dei 5 continenti in riferimento soprattutto alla situazione dei cristiani del Medio Oriente - le vostre Chiese sono in mezzo a prove e tribolazioni, in cui testimoniano la partecipazione alla croce di Cristo". Anche in queste situazioni difficili, rilevano i sinodali, "oggi il Vangelo si ripropone come nuova evangelizzazione tramite la vita liturgica, la catechesi, la preghiera familiare quotidiana, il digiuno, la solidarieta' tra le famiglie, la partecipazione dei laici alla vita delle comunita' e al dialogo con la societa'". "Il Signore - concludono - continui a benedire la vostra fedelta' e sul vostro futuro si staglino orizzonti di serena confessione e pratica della fede in una condizione di pace e di liberta' religiosa". 

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SINODO: IN EUROPA AVANZA UNA SECOLARIZZAZIONE AGGRESSIVA


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 26 ott. 

"Il Continente Europeo e' oggi in parte segnato da una forte secolarizzazione, a volte anche aggressiva, e in parte ancora ferito dai lunghi decenni di potere di ideologie nemiche di Dio e dell'uomo". Lo scrivono i vescovi di tutto il mondo nel tradizionale Messaggio del Sinodo al Popolo di Dio. I sinodali rivolgono "una parola di riconoscenza e di speranza" alle Chiese Europee. "La riconoscenza - spiegano - e' verso un passato, ma anche un presente, in cui il Vangelo ha creato in Europa consapevolezze ed esperienze di fede singolari e decisive per l'evangelizzazione dell'intero mondo, spesso traboccanti di santita'".
Doni del cristianesimo europeo, elencano i presuli, sono "la ricchezza del pensiero teologico, le varieta' di espressioni carismatiche, le forme piu' varie di servizio della carita' verso i poveri, profonde esperienze contemplative, creazione di una cultura umanistica che ha contribuito a dare volto alla dignita' della persona e alla costruzione del bene comune". "Le difficolta' del presente - esortano i vescovi del mondo rivolgendosi ai fedeli cattolici dell'Europa - non vi abbattano, cari cristiani europei: siano invece percepite come una sfida da superare e un'occasione per un annuncio piu' gioioso e piu' vivo di Cristo e del suo Vangelo di vita". 

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Sinodo: card. Betori: Non dobbiamo accettare una visione catastrofista della Chiesa


Sinodo: card. Betori, nessun catastrofismo, la Chiesa e' 'viva'

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 26 ott 

''Non dobbiamo accettare una visione catastrofista della Chiesa. Fra la prima e la seconda versione del messaggio conclusivo del sinodo, non a caso e' stata aggiunta una frase: la Chiesa e' viva''. Lo ha detto il card. Giuseppe Betori, presidente della Commissione del messaggio conclusivo del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, durante una conferenza stampa in Vaticano. ''La Chiesa e' viva, che ha grandi esperienze, che vanno piu' comunicate e condivise'', ha ribadito l'arcivescovo di Firenze, per cui il messaggio e' un ''incoraggiamento'' alle Chiese del mondo mentre le proposte concrete si concentrano nell'elenco di proposizioni presentate al papa, che verra' annunciato domani.
Non si tratta di un ottimismo fuori luogo, secondo mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Maila e vice-presidente della Commissione per il messaggio, da poco nominato cardinale da papa Benedetto XVI: ''Non c'era cecita' nel Sinodo, nessuno ha finto che non ci fossero problemi'', ha detto durante l'incontro con i giornalisti. ''L'ottimismo - ha aggiunto - non ci ha mai abbandonati. Ci da' un senso di serenita', la spinta per trovare le modalita' di affrontare anche gli scandali che hanno colpito la Chiesa''. Quella che emerge dal messaggio del Sinodo, ha proseguito mons. Tagle, e' ''una Chiesa umile. L'umilta' - ha precisato - per la Chiesa non e' una strategia, e' il modo in cui Gesu' ci ha insegnato ad essere. E' una scelta per noi essere umili''. In Asia, ha testimoniato mons. Tagle, ''la Chiesa e' molto viva, nonostante sia una minoranza''.

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Per educare gli adulti a credere. Contemplazione, comunità e discernimento come priorità (Mariano Crociata)

Contemplazione, comunità e discernimento come priorità

Per educare gli adulti a credere


«Educare gli adulti alla fede... per la famiglia, il lavoro e la festa» è il tema del Convegno nazionale dei direttori degli Uffici di pastorale sociale delle diocesi italiane in corso a Bari dal 25 al 28 ottobre. L'appuntamento si colloca nel solco del VII Incontro mondiale delle famiglie, svoltosi a Milano l'estate scorsa, e in preparazione alla 47ª Settimana sociale dei cattolici italiani, che nel 2013 a Torino approfondirà il tema della famiglia. I lavori sono stati aperti dalla relazione del vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intitolata «Educare a una fede adulta», della quale pubblichiamo alcuni stralci.


di Mariano Crociata


Molti studi e rilevazioni concordano nel constatare la ridotta capacità di maturità di tanti adulti di oggi. Ci sono in tal senso segnali estrinseci di non poco rilievo: basti osservare il fenomeno dell'andamento demografico, pari ormai allo zero se non inferiore nella nostra Italia, e l'inaridimento della passione e della dedizione educativa che questa stagione storica conosce. L'uomo di oggi appare ripiegato su se stesso, incapace di aprirsi e di dedicarsi agli altri, di darsi a un compito, a una missione. Sembra condannarsi all'autoreferenzialità e all'incapacità di farsi carico della vita, degli altri e perfino di se stesso. La qualità che è stata sempre riconosciuta come tipica della maturità umana sembra ormai completamente dimenticata, come se essere adulti non fosse più una possibilità, qualcosa di buono e di desiderabile, qualcosa che rende la persona umana veramente se stessa. La ricerca dell'autorealizzazione e dell'appagamento fine a se stesso è diventata la cifra della condanna a un infantilismo e a una eterna adolescenza come condizione psicologica, spirituale, culturale insuperabile. E qui si coglie -- a proposito di famiglia, lavoro e festa -- come il ripiegamento egoistico e solipsistico su di sé renda ciechi a una evidenza madornale, perché la chiusura alla vita e il disprezzo per essa sono l'altra faccia della incapacità a dare soluzione ai drammatici problemi sociali, anzi denunciano le cause e l'origine ultima delle scelte e degli atteggiamenti che hanno generato la crisi anche economica in atto.

Si comprende, così, la ragione e insieme il valore della scelta compiuta dai vescovi italiani negli orientamenti pastorali del decennio di mettere al primo posto gli adulti come destinatari primi di una proposta educativa, prima di guardare a loro come educatori e prima di portare l'attenzione su ragazzi e giovani in quanto destinatari propri della dedizione educativa degli adulti anche in prospettiva cristiana.
Ma quale forma deve prendere la proposta cristiana rivolta ad adulti e l'accompagnamento che deve seguire? Per prima cosa bisogna constatare che l'istanza antropologica della maturità non può che incrociarsi e trovare adempimento nell'orizzonte cristiano. E il luogo di tale adempimento è la Chiesa. Ci è chiesto che la Chiesa si mostri, innanzitutto ai nostri stessi occhi, come il luogo in cui aspetti e dimensioni fondamentali come la visione intellettuale, l'esperienza vissuta e il coinvolgimento affettivo trovino proprio in essa lo spazio adeguato. E ciò che noi possiamo constatare in una successione che può apparire giustapposta, in realtà è destinato a rivelare l'ordine vero delle cose, e cioè il riconoscimento che in Cristo l'umanità adempiuta che noi cerchiamo e a cui siamo destinati ha trovato la suprema esemplare realizzazione, così che possiamo semplicemente riconoscerla, cioè credere.
La Chiesa è per sua natura educante: questa è la sua missione, far crescere figli di Dio, attraverso il sostegno materno offerto con la parola, i sacramenti, la guida verso coloro che sono stati resi suoi membri per la chiamata alla fede e il dono del battesimo.
Come si esprime questa attenzione specifica, questa dimensione costitutivamente educativa dell'agire ordinario della Chiesa? Io direi a diversi livelli.
Il livello più fondamentale è anche quello più dato per scontato, considerato ovvio. In realtà a plasmare la fede dei credenti è l'ascolto della Parola e la celebrazione dei sacramenti, in un clima e in uno stile di preghiera personale e comunitario che confessa con i gesti, prima che con le parole, il primato assoluto di Dio nella vita dei credenti e della Chiesa tutta.
Su questa base si innesta quell'azione pastorale chiamata a dare efficacia e concretezza personale e comunitaria all'opera istituzionale e costitutiva della Chiesa. Essa interessa innanzitutto la cura e le forme pratiche dell'ascolto e della celebrazione. Su questo punto si colloca il tratto specifico e primordiale dell'azione educativa della Chiesa, perché innanzitutto in esso opera con la massima efficacia il principale e vero educatore del suo popolo, che è Dio stesso per il suo Cristo nello Spirito. La fede in tale primato e la cura per la sua massima evidenza nella coscienza e per la forma e la qualità dell'ascoltare e del celebrare costituiscono il primo atto educativo di una comunità cristiana e la sua più grande responsabilità.
Intimamente connesso con tale impegno è ciò che costituisce l'effetto che ne risulta. Esso non è un risultato automatico ma un frutto personale, cioè conseguito per la grazia comunicata dalla risposta personale e comunitaria dei fedeli. Una comunità che ascolta e celebra in uno spirito di fervorosa preghiera vede crescere nel proprio seno relazioni nuove. La fede di adulti che si lasciano educare dal Signore nella Chiesa si mostra in un modo nuovo di stare insieme e di condividere l'esperienza della vita, come effetto di risposta personale e comune elaborata in una vita ordinata sotto la guida dei propri pastori.
In questo modo fiorisce spontaneamente l'elaborazione di una attenzione specifica all'educazione degli adulti nella comunità ecclesiale. Essa fondamentalmente ha un obiettivo: rendere il singolo adulto, inserito nella rete di rapporti della comunità, capace di diventare sempre più soggetto responsabile del proprio cammino di credente, all'interno della stessa comunità e in qualsiasi ambiente egli si venga a trovare. L'unico modo di educare un adulto è quello di renderlo protagonista del proprio cammino di vita, soggetto della propria formazione, responsabile della propria storia e riconciliato con il proprio passato, per riconoscere e accettare il proprio presente e procedere con impegno generoso verso il futuro. Senza questa capacità di coinvolgimento personale sarà difficile vedere risultati di percorsi educativi di sorta.
In maniera sintetica e conclusiva, allora, si potrebbe raccogliere il senso dell'impegno educativo degli adulti alla fede attorno a tre prospettive operative: innanzitutto, coltivare la dimensione contemplativa come formazione di una capacità di giudizio, frutto di ascolto e di riflessione; poi, condividere l'esperienza della vita nella luce della fede secondo le attività di comunità e il dialogo a vari livelli al fine di riappropriarsi narrativamente del senso del proprio percorso di vita, con una attenzione specifica agli ambiti antropologicamente qualificati; infine, esercitare il discernimento della storia e dei suoi segni nelle varie situazioni della vita del mondo di oggi, avvalendosi della dottrina sociale della Chiesa, per imparare la forza illuminante della fede nella comprensione della realtà e nelle decisioni da assumere, per sperimentare e mostrare che dalla fede viene un inizio di trasformazione dell'uomo e della società intera, e così capire e far capire che la fede non è estranea alla vita reale e ai suoi problemi, ma vi porta dentro in maniera originale per incidere sempre più profondamente, cioè alleandosi con il mistero pasquale che in esso è già intimamente operante.
In questo modo si potrà fare l'esperienza di scoprire ogni giorno che la fede è un dono che ti precede e ti accompagna sempre, al sorgere del giorno come al cadere della notte e nello scorrere delle ore; ma è anche e sempre, proprio per questo, l'oggetto mai posseduto definitivamente di una quotidiana libera e vigile riconquista.

(©L'Osservatore Romano 27 ottobre 2012)

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