mercoledì 3 ottobre 2012

Il Papa all'udienza generale: pregare è stare con Dio come con un amico, ma la preghiera non è individualista (Radio Vaticana)


Il Papa all'udienza generale: pregare è stare con Dio come con un amico, ma la preghiera non è individualista 

Benedetto XVI, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, è tornato a soffermarsi nella catechesi su una delle fonti privilegiate della preghiera cristiana: la sacra liturgia, “partecipazione alla preghiera di Cristo, rivolta al Padre nello Spirito Santo”. La Chiesa – ha detto il Papa - si rende visibile in molti modi: nell’azione caritativa, nei progetti di missione, nell’apostolato. Però il luogo in cui la si sperimenta pienamente come Chiesa è nella liturgia, “atto nel quale crediamo che Dio entra nella nostra realtà e noi lo possiamo incontrare, lo possiamo toccare”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Nella liturgia “ogni preghiera cristiana trova la sua sorgente e il suo termine”. Ma nella nostra vita – domanda il Papa - riserviamo uno spazio sufficiente alla preghiera?

“La preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo (cfr ibid., 2565). Quindi la vita di preghiera consiste nell’essere abitualmente alla presenza di Dio e averne coscienza, nel vivere in relazione con Dio come si vivono i rapporti abituali della nostra vita, quelli con i familiari più cari, con i veri amici; anzi quella con il Signore è la relazione che dona luce a tutte le nostre altre relazioni”.

La preghiera cristiana – ricorda il Santo Padre – consiste nel “guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo”... 

“ ... parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui”.

Il cristiano “riscopre la sua vera identità in Cristo”. E trovare la propria identità in Cristo significa giungere a una comunione con Lui. Pregare – aggiunge il Papa – significa “elevarsi all’altezza di Dio” e partecipando alla liturgia, “facciamo nostra la lingua madre della Chiesa”:

“Naturalmente questo avviene in modo graduale, poco a poco. Devo immergermi progressivamente nelle parole della Chiesa, con la mia preghiera, con la mia vita, con la mia sofferenza, con la mia gioia, con il mio pensiero. E’ un cammino che ci trasforma”.

Ma come si impara a pregare, come crescere nella preghiera?

“Guardando al modello che ci ha insegnato Gesù, il Padre nostro, noi vediamo che la prima parola è ‘Padre’ e la seconda è 'nostro'. La risposta, quindi, è chiara: apprendo a pregare, alimento la mia preghiera, rivolgendomi a Dio come Padre e pregando-con-altri, pregando con la Chiesa, accettando il dono delle sue parole, che mi diventano poco a poco familiari e ricche di senso”.

La liturgia - spiega il Papa - non è una “specie di auto–manifestazione della comunità”, ma è invece l’uscire dal semplice "essere-se-stessi" ed entrare “nella grande comunità vivente, nella quale Dio stesso ci nutre”. La liturgia implica universalità:

“La liturgia cristiana è il culto del tempio universale che è Cristo Risorto, le cui braccia sono distese sulla croce per attirare tutti nell’abbraccio dell’amore eterno di Dio. E’ il culto del cielo aperto. Non è mai solamente l’evento di una comunità singola, con una sua collocazione nel tempo e nello spazio. E’ importante che ogni cristiano si senta e sia realmente inserito in questo ‘noi’ universale, che fornisce il fondamento e il rifugio all’’io’, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa”.

"Non si può pregare Dio in modo individualista". "La liturgia non è un nostro 'fare', ma è azione di Dio in noi e con noi. Non è il singolo – sacerdote o fedele – o il gruppo che celebra la liturgia, ma essa è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa":

“Anche nella liturgia della più piccola comunità è sempre presente la Chiesa intera. Per questo non esistono ‘stranieri’ nella comunità liturgica. In ogni celebrazione liturgica partecipa assieme tutta la Chiesa, cielo e terra, Dio e gli uomini”. 

La liturgia cristiana, “anche se si celebra in un luogo e uno spazio concreti, ed esprime il ‘sì’ di una determinata comunità, è per sua natura cattolica”: 

“… proviene dal tutto e conduce al tutto, in unità con il Papa, con i Vescovi, con i credenti di tutte le epoche e di tutti i luoghi. Quanto più una celebrazione è animata da questa coscienza, tanto più fruttuosamente in essa si realizza il senso autentico della liturgia”. 

Nelle riflessioni sulla liturgia – conclude il Santo Padre – l’attenzione è centrata spesso sul come renderla attraente, interessante ma si rischia di "dimenticare l’essenziale: la liturgia si celebra per Dio e non per noi stessi", è opera del Signore. Dobbiamo lasciarci guidare da Dio e dal suo Corpo che è la Chiesa. 

Al termine dell'udienza generale, Benedetto XVI ha ricordato che domani si recherà in visita al Santuario di Loreto, nel 50.mo anniversario del celebre pellegrinaggio del Beato Papa Giovanni XXIII in quella località mariana, avvenuto una settimana prima dell’apertura del Concilio Vaticano II. 

“Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera nel raccomandare alla Madre di Dio i principali eventi ecclesiali che ci apprestiamo a vivere. L’Anno della fede e il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione. Possa la Vergine Santa accompagnare la Chiesa nella sua missione di annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo”.

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Vaticano, gendarme: In casa Gabriele documenti 'da distruggere'. Il sorriso sarcastico dell'imputato


Vaticano, gendarme: In casa Gabriele documenti 'da distruggere'

Città del Vaticano, 3 ott. (LaPresse) 

Nei documenti sequestrati a casa di Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo del Papa alla sbarra per furto aggravato, c'erano anche carte segretissime della segreteria di Stato vaticana, alcuni avevano anche la scritta 'distruggere'. 
Lo rivela Stafano De Santis, uno dei gendarmi che il 23 maggio scorso hanno perquisito e sequestrato tutta la documentazione che ha inchiodato Gabriele. De Santis, insieme ad altri tre gendarmi, è stato ascoltato dal presidente del Tribunale Giuseppe Dalla Torre. Paolo Gabriele era presente in aula con il suo avvocato per la terza udienza del suo processo. 
"I documenti - continua De Santis - erano sia originali sia fotocopie. Tra loro lettere di cardinali che scrivono al Papa con proposte e richieste di consigli e risposte con firma autografa del Santo Padre". Mentre De Santis parlava delle carte segretissime, Gabriele, che per tutto il tempo dell'udienza ha tenuto un atteggiamento fermo e composto, ha sorriso in modo sarcastico. (LaPresse)

Gendarme: Tra i documenti sequestrati a Paolo Gabriele un migliaio risultano importanti


Vaticano, gendarme: Mille documenti importanti, anche quelli Nuzzi

Città del Vaticano, 3 ott. (LaPresse) - Tra i documenti sequestrati a Paolo Gabriele un migliaio risultano importanti. E questi erano in mezzo a fogli sparsi, in modo da nasconderli. Stefano De Santis, uno dei gendarmi che ha ispezionato e sequestrato il materiale che ha inchiodato l'ex maggiordomo del Papa, davanti al presidente del tribunale dello Stato Vaticano, durante le terza udienza a carico di Gabriele per furto aggravto, descrive le modalità dell'ispezione iniziata alle 15,50 e terminata alle 23,50. Tra i documenti rinvenuti c'erano ovviamente quelli, fotocopiati, che sono stati consegnati al giornalista Nuzzi per il suo libro sul Papa. (LaPresse)

Francesco, Newman e il Vangelo. Alla vigilia dell'Anno della fede (Imbelli)


Alla vigilia dell'Anno della fede

Francesco, Newman e il Vangelo

di Robert P. Imbelli

John Henry Newman nella Grammatica dell'assenso distingue tra due forme di conoscenza, una “nozionale” e l'altra “reale”. Potrebbero però essere indicate anche come “conoscenza astratta”, della testa, e “conoscenza esperienziale”, del cuore. Newman non ne sceglie una a scapito dell'altra. Entrambe sono importanti, necessarie per una visione comprensiva dell'uomo, per un umanesimo integrale. Nelle questioni religiose, però, la vera conoscenza, il vero assenso, è fondamentale.
Si possono e si dovrebbero conoscere gli articoli del Credo e i passi del Catechismo. Ma se rimangono solo proposizioni astratte, nozionali, non raggiungeranno la realtà viva alla quale mira la religione. Da qui l'obiettivo dell'evangelista, del predicatore, del catechista, di mediare, in chi lo ascolta, il passaggio dal meramente nozionale al reale. Una delle parole preferite di Newman era “realizzazione”, cioè, per grazia di Dio, rendere reali per noi stessi e aiutare gli altri a rendere reali per sé gli immensi misteri della fede.
Questa sfida di rendere reale la nostra fede per noi stessi e per gli altri è al centro dell'Anno della fede. Newman, i cui scritti hanno tanto influenzato il giovane teologo Joseph Ratzinger, ha riflettuto molto anche su come rendere più facile il passaggio dal meramente nozionale al reale. Suggerisce che è in primo luogo l'immaginazione a muovere i nostri affetti e a ispirarci all'azione. In un passo rilevante della Grammatica dell'assenso scrive: «Di solito il cuore non è raggiunto attraverso la ragione ma attraverso l'immaginazione». Aggiunge poi le seguenti parole, tanto caratteristiche della sua visione: «Le persone ci influenzano, le voci ci sciolgono, gli sguardi ci soggiogano, gli atti ci infiammano».
Non c'è dunque da stupirsi che, quando fu creato cardinale, New-man scelse come motto cor ad cor loquitur (“cuore parla a cuore”). Riassume la sua visione profondamente personalistica delle relazioni umane, ovvero di ogni realtà che procede dall'amore del Dio Trino.
Pochi personaggi nella storia della Chiesa incarnano con più forza di san Francesco d'Assisi la verità dell'intuizione di Newman. Nella sua Vita prima sancti Francisci, scritta a tre anni dalla morte del santo, Tommaso da Celano descrive l'enorme impatto che Francesco ha avuto sugli uomini e le donne del suo tempo.
Tendiamo a pensare al XIII secolo come al culmine dell'“età della fede”. Tuttavia, Tommaso da Celano descrive la situazione in Umbria al tempo in cui Francesco ha iniziato il suo ministero in termini che hanno una straordinaria somiglianza con la nostra epoca secolarizzata: una «profonda dimenticanza di Dio» oscurava il paese e «l'incuria verso i comandamenti di Dio» permeava la vita della gente. Secondo i termini usati da New-man, buona parte del cristianesimo che caratterizzava quell'epoca era solo nozionale e non reale.
È interessante osservare che Tommaso descrive Francesco come novus evangelista, il “nuovo evangelista” inviato da Dio per risvegliare il cuore degli uomini e delle donne a un vero senso della presenza e dell'azione di Dio nella loro vita. Ciò in cui Francesco s'imbarcò fu una nuova evangelizzazione della società e della cultura.
Che cosa aveva di nuovo l'evangelizzazione di Francesco? Certamente non il Vangelo -- egli proclamò con le parole e con i fatti, con tutto il suo essere, l'unica Buona Novella di Gesù Cristo -- ma una nuova realizzazione del Vangelo, con appassionato impegno e incarnazione creativa. Ravvivò l'immaginazione cristiana della sua epoca.
Alla base di tutto, e a sostenere Francesco, c'era il suo rapporto d'amore con Gesù Cristo. Il cuore del cuore di Francesco era Gesù. Come scrive Tommaso da Celano: «I frati che vissero con lui sanno molto bene come ogni giorno, anzi ogni momento affiorasse sulle sue labbra il ricordo di Cristo […] e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva dentro, traboccava anche di fuori. Era davvero molto occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra».
Naturalmente il portare Gesù «in tutte le altre membra» per Francesco si perfezionò nell'onerosa grazia delle stigmate. E fu un grande evangelista non solo perché predicava -- cosa che certamente fece -- ma anche perché viveva Gesù pienamente: morendo con Gesù, per poter risorgere con lui.
Mentre iniziamo questo Anno della fede, mentre i vescovi del mondo si riuniscono per il sinodo sull'evangelizzazione, possiamo imparare da John Henry Newman e da Francesco d'Assisi che una fede meramente nozionale non basta. Ancora una volta veniamo invitati a realizzare la nostra fede con maggior pienezza, così da poter diventare evangelisti più generosi e creativi. Di fatto, solo il cuore può davvero parlare al cuore.

(©L'Osservatore Romano 3 ottobre 2012)

2° round: Paolo Gabriele cambia linea difensiva (e ora parla di maltrattamenti) . Il commento di Marchese Ragona

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Il racconto sulla fuga di carte riservate appare lacunoso nonostante le prove pesantissime a carico di Gabriele (Giansoldati)

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Gabriele accusa la Gendarmeria che definisce certe affermazioni un "colpo basso" (Galeazzi)

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:


“Maltrattato in cella”; “No, con lui guanti bianchi”

GIACOMO GALEAZZI

CITTA’ DEL VATICANO

Maltrattato nelle prigioni del Papa. Alla Gendarmeria lo definiscono «un colpo basso». Con una mossa a sorpresa Paolo Gabriele ha denunciato in aula abusi nella detenzione e il tribunale ha aperto un fascicolo , il numero 53/12. Alla polizia vaticana cadono dalle nuvole: «Per due mesi è stato trattato in guanti bianchi, la sera gli portavamo pure un bicchierino di grappa». Eppure «Paoletto» teneva d’occhio da tempo anche i gendarmi. Quattro mesi fa gli perquisirono casa e trovarono migliaia di documenti su Gendarmeria, servizi segreti, massoneria, P3, P4, Luigi Bisignani, oltre a dossier sui casi Boffo e Orlandi, manuali d’intelligence su pedinamenti e intercettazioni. Gabriele riferì al segretario papale don Georg le informazioni riservate che aveva raccolto sull’allontanamento del cappellano della Gendarmeria, don Giulio Viviani.
Spiega l’ex maggiordomo:«Lì ho cominciato a sentire il peso di queste confidenze». Ieri Gabriele, rispondendo alle domande del suo difensore Cristiana Arru ha riferito di essere stato rinchiuso 20 giorni in una piccola cella: «Non potevo neanche allargare le braccia». Con la luce accesa 24 ore su 24. «Non c’era interruttore e ciò mi ha causato un abbassamento della vista». All’imputato è stato domandato se avesse subito pressioni. «La prima notte sì - ha risposto - mi è stato anche negato il cuscino».
«L’impedimento del sonno causato dalla luce è una pratica di tortura, come l’isolamento prolungato- protesta Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri-. Ci sono standard europei sotto ai quali scatta la condanna della Corte dei diritti umani: 7 metri quadrati per detenuto». E i Radicali invocano osservatori internazionali. La luce è rimasta accesa «per evitare eventuali atti autolesionistici dell’imputato e per esigenze di sicurezza», ribatte la Gendarmeria. Lo stesso Gabriele aveva «chiesto che luce rimanesse accesa durante la notte perché la riteneva di compagnia». Gli «è stata fornita una mascherina notturna che consentiva il più completo oscuramento». Perciò l’ex maggiordomo è «passibile di controdenuncia per accuse infondate: il Vaticano aderisce alla convenzione sulla Tortura e rispetta le convenzioni internazionali». La detenzione è stata «molto umana», garantisce il portavoce vaticano padre Federico Lombardi: «Sono stati presi 39 provvedimenti in favore di una sua buona condizione, gli è stata assicurata l’assistenza medica, spirituale, ha ricevuto visite della famiglia e degli avvocati, ora i magistrati accerteranno i fatti».
Un’esposizione continua alla luce «altera il ciclo sonno-veglia, impedisce la concentrazione, provoca insonnia cronica e danni seri», elenca il neurologo Fabio Cirignotta dell’università di Bologna. «Paoletto», insomma, rovescia il tavolo. In commedia recita da vittima, non più da colpevole, commentano in Curia dove nessuno lo ritiene un «capro espiatorio».

© Copyright La Stampa, 3 ottobre 2012

Gabriele: sono innocente ma ho tradito la fiducia del Papa (Alvarez)

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Mons. Cavina: conoscevo e frequentavo Gabriele, ma non abbiamo mai parlato di lavoro (La Rocca)

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Ingrid Stampa: se Gabriele avesse parlato con me di ciò che stava facendo gli avrei detto di fermarsi (Vecchi)

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La solitudine di Papa Ratzinger (Tornielli)

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Mons. Gaenswein: «Durante gli anni del suo servizio non ho mai avuto ragione di dubitare dell'operato di Gabriele»


MONS. GAENSWEIN
LA TESTIMONIANZA DEL SEGRETARIO DI BENEDETTO XVI

«Mai avuto sospetti fino a maggio»

«Durante gli anni del suo servizio non ho mai avuto ragione di dubitare del suo operato».
Lo ha detto il segretario del Papa mons. Georg Gaenswein testimoniando per circa 35 minuti al processo contro Gabriele. Padre Georg ha detto di aver cominciato a nutrire sospetti quando leggendo il libro «Sua Santità» si è reso conto che c'erano due lettere mai uscite dal suo ufficio. «Erano due lettere originali indirizzate a me, una di Bruno Vespa e una di un direttore di banca milanese - ha spiegato - Questi documenti non sono mai usciti dal mio ufficio, ne avevo solo riferito al Papa verbalmente». Perciò, ha continuato mons. Gaenswein, nella riunione con la famiglia pontificia del 21 maggio, agli atti dell'istruttoria, «ho detto a Gabriele che avevo sospetti ma mai pensavo in quel momento alle cose molto più gravi, come quelle di cui mi sono reso conto potendo poi vedere le carte sequestrate dalla Gendarmeria» in casa dell'ex maggiordomo. Mons. Gaenswein, che ha giurato sul Vangelo prima di rispondere alle domande e non ha rivolto alcuno sguardo all'imputato, rispondendo a domande sulla gestione dell'ufficio ha sottolineato: «Mi giudico una persona precisa, anzi molto precisa e non ho mai riscontrato mancanza di documenti. Quando siamo andati con i gendarmi per controllare il materiale sequestrato - ha proseguito - ho visto sia fotocopie, sia originali. I primi originali risalgono all'inizio del servizio di Gabriele, del 2006, 2007, 2008». Comunque, ha aggiunto, «erano pochi». Ieri sono stati ascoltati anche Cristina Cernetti, una delle «memores» che prestano servizio nell'appartamento del Papa, e i gendarmi Pesce, Gauzzi Broccoletti e Alessandrini. Oggi nuova udienza con altri quattro testimoni. La sentenza potrebbe arrivare sabato. An. Ac.

© Copyright Il Tempo, 3 ottobre 2012 consultabile online anche qui.

Pronta la nuova enciclica del Papa: sarà dedicata alla fede (Rodari)


Nel giorno del Corvo il Papa lancia la sfida: riconquistare i fedeli

di Paolo Rodari

La notizia di una nuova enciclica papale dedicata alla fede e pronta per essere pubblicata (si parla del prossimo gennaio) è arrivata ieri nelle ore che hanno preceduto la confessione dell'ex aiutante di camera, Paolo Gabriele al processo presso il tribunale vaticano dove è accusato di furto aggravato di documenti riservati.
È arrivata proprio mentre Gabriele parlava davanti ai giudici vaticani e la coincidenza non è sembrata essere un caso. La volontà del Vaticano, infatti, è di spostare il più possibile l'attenzione da Vatileaks ai temi che contano.
 Su tutti, nell'anno che Papa Benedetto XVI dedica alla fede (l'anno inizia solennemente l'11 ottobre in concomitanza con l'anniversario dei cinquanta anni di apertura del Concilio Vaticano II e dei venti di pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica), il tema appunto della fede con un inedito testo papale dedicato all'unica virtù teologale sulla quale il Pontefice ancora non si è esercitato.Dopo la Deus Caritas est del 2006 (carità) e la Spe Salvi del 2007 (speranza), dunque un'enciclica dedicata alla fede. Il testo dovrebbe in sostanza contenere in forma più ampia i contenuti dei temi che il Papa andrà ad affrontare nei discorsi durante l'anno della fede. Fra questi il tema capitale della trasmissione della fede in tempi di forte secolarizzazione. Paesi un tempo cattolici oggi hanno popolazioni sostanzialmente non credenti. La sfida è riconquistarli. In pochi decenni terre un tempo fertili di vocazioni al sacerdozio come l'Irlanda, il Quebec, e anche l'Austria, hanno visto un'emorragia di fedeli e insieme di vocazioni. La maggior parte dei cittadini si dichiara oggi non credente e, se crede, ha una fede che la Chiesa definisce «tiepida».Parlare della trasmissione della fede, inoltre, significa per il Papa tornare a parlare del Concilio Vaticano II. Il punto che ancora divide la Chiesa è come interpretare il Concilio stesso. Il Papa propone una lettura che non rompe con la tradizione passata. Anime più liberal spingono invece per una rottura nel nome di una forte apertura al mondo. Di certo a non essere in discussione è il Concilio stesso. Alcune frange più tradizionaliste come gli scismatici lefebvriani, nel nome di una non accettazione del Concilio, sono ancora fuori dalla Chiesa. E senz'altro sono destinate a rimanervi.Il Papa ha scritto l'enciclica a Castel Gandolfo questa estate, durante i tre mesi del riposo estivo. Mentre terminava l'ultima lettura del terzo volume del libro dedicato a Gesù di Nazaret, Papa Ratzinger ha lavorato anche a questo testo che dimostra come una delle vene principali del suo pontificato sia quella dello scrittore e insieme del teologo. Prima dell'uscita dell'enciclica comunque, dovrebbe uscire il libro su Gesù editato dalla Rizzoli. Un alto prelato della curia ha sottolineato che il testo dell'enciclica «è bellissimo» e che il Papa «con il suo linguaggio semplice» è riuscito a «esprimere anche delle verità complesse e molto profonde».Già un paio di mesi fa, tuttavia, era stato il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone a confermare l'uscita del testo.In Vaticano dopo l'annus horribilis, il 2010, nel quale il Papa e diversi cardinali e vescovi vennero accusati di aver coperto i preti pedofili, non si vuole che un altro scandalo, appunto Vatileaks, offuschi l'immagine di un importante papato. Spiegano in curia che Benedetto XVI arriva dopo quattro Pontefici in odore di santità (Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II). Dicono: «è un momento pieno di luce per la Chiesa. Ma questi scandali amplificati dai media fanno sembrare ogni cosa diversa». Il 6 ottobre arriveranno a Roma per il Sinodo dei vescovi decine di presuli da tutto il mondo. Tutto si spera tranne che Vatileaks e il processo al maggiordomo siano ancora in itinere.

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Gabriele cita l'ex vice camerlengo e il vicario del Vaticano, ma fa accuse vaghe (Borgia)


Gabriele cita l'ex vice camerlengo e il vicario del Vaticano, ma fa accuse vaghe

Pier Francesco Borgia 

Roma
E finalmente venne il giorno di Paolo Gabriele.
Il maggiordomo di Benedetto XVI, accusato di furto aggravato, ha parlato durante la seconda udienza del processo a suo carico. Dopo l'isolamento carcerario e il silenzio imposto dai suoi legali una volta torna a casa ai domiciliari, a «Paoletto» è stata data finalmente la parola per offrire la sua versione. «Riguardo al furto aggravato - ha detto il maggiordomo davanti alla corte presieduta da Giuseppe Dalla Torre - mi dichiaro innocente. Mi sento colpevole solo per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre». Nel corso della deposizione, «Paoletto» ha poi spiegato di non avere avuto complici nel suo maldestro tentativo di far uscire dall'appartamento privato del pontefice carte e documenti privati. Tuttavia Gabriele, rispondendo al presidente Dalla Torre e al promotore di giustizia Nicola Picardi, ha ricordato che nel corso degli interrogatori cui è stato sottoposto durante la fase istruttoria aveva «fatto il nome di altre persone con cui era entrato in contatto» che, però, rimarrebbero fuori dalle responsabilità dirette su ciò di cui viene accusato. Il maggiordomo del papa ha inoltre raccontato con dovizia di particolari come si è procurato i documenti e di averli fotocopiati nell'ufficio stesso dei due segretari del papa anche durante l'orario di servizio. Il momento saliente dell'udienza è però l'intervento con il quale il presidente Della Torre ha tentato di arrivare al nocciolo della questione, vale a dire se Gabriele ha compiuto davvero il tradimento in solitudine o se è stato spinto o aiutato da altri. E il primo nome sul quale si appunta l'attenzione del presidente è quello del cardinale Paolo Sardi. Un nome importante e che già quest'estate era uscito, insieme con quelli del vescovo Joseph Clemens e della governante Ingrid Stampa, come presunti ispiratori del «corvo». «Il cardinale Sardi per lei era una specie di guida spirituale?» tuona Dalla Torre. È la prima volta che nell'inchiesta su Vatileaks compare ufficialmente il nome di un cardinale. E non di uno qualsiasi, visto che si tratta addirittura dell'ex vice camerlengo, che ha diretto a lungo l'ufficio dove vengono redatti i documenti papali. «Sono stato suggestionato - questa la risposta dell'imputato - da circostanze ambientali, in particolare dalla consapevolezza di trovarmi in uno Stato in cui c'erano misteri non risolti. Ho avuto molti contatti, ricevuto molte confidenze». E fa anche i nomi del cardinale Angelo Comastri e del vescovo di Carpi,Francesco Cavina. Persone, in buona sostanza, che già facevano parte, a vario titolo, dell'entourage di papa Ratzinger quando era prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede. E che, secondo fonti vaticane, erano entrate in ombra una volta che Ratzinger era divenuto papa. Secondo quanto si può capire, gli interrogatori della fase inquirente avrebbero portato alla luce un articolato quadro di ripicche e gelosie. E l'attenzione degli inquirenti potrebbe puntare proprio su questa ricostruzione, una volta archiviata la posizione di Paolo Gabriele. Scontata, invece, la deposizione di monsignor Georg Gaenswein che ha ricordato come sono nati i suoi sospetti sul corvo, una volta letto il libro di Gianluigi Nuzzi, e come la sua fiducia su Gabriele sia crollata dopo l'ammissione di colpa di quest'ultimo. Intanto ha fatto rumore la denuncia con la quale lo stesso Gabriele ha iniziato il suo interrogatorio di ieri mattina. Ha parlato di alcune grave violazioni dei diritti del detenuto, in base alla quale il Tribunale ha stabilito di aprire un fascicolo a parte per indagare su quanto denunciato. Gabriele sarebbe stato trattenuto per una ventina di giorni in una cella dove non riusciva ad aprire le braccia tanto era stretta e in cui la luce è rimasta accesa 24 ore su 24.

© Copyright Il Giornale, 3 ottobre 2012 consultabile online anche qui.

Molto grave l'editoriale di Franco Cardini

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Caro Cardini, rimpiange i tempi in cui i panni sporchi si lavavano in famiglia? Si nasconde dietro un imputato (sabato, grazia o non grazia, scriveremo se e' colpevole o innocente) per affermare che il Pontificato e' inadeguato addirittura per l'ingenuita' del Papa? Ma davvero vogliamo tornare ai tempi in cui i media si accontentavano di un comunicato senza porsi troppe domande? Suvvia...
La verita' e' che la curia romana ed i suoi uffici non sono e non sono mai stati all'altezza di Benedetto XVI.
E non parliamo solo di prelati ma anche di laici che si sono dimostrati piu' di ostacolo che di aiuto in questi anni. Esiste in Vaticano (come in Italia e in tantissimi altri Paesi) tutto un sottobosco che vive di gossip, di pettegolezzi, di maldicenze e di diffamazioni. Papa Benedetto, con un coraggio inaudito, ha fatto pulizia in tanti settori. Credo che, purtroppo, sia venuto il momento di azionare l'aspirapolvere anche nelle stanze in cui  vivono  e/o lavorano anche persone di cui ci si dovrebbe fidare.

Gabriele ammette di avere tradito il Papa e, in aula, fa sette nomi (Calabrò)

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Padre Georg: «Mi fidavo di Gabriele. Poi ho letto quel libro...»

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Gabriele, pentito senza sentirsi colpevole (Scaramuzzi)

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La seconda udienza del processo a Gabriele nella ricostruzione di TMNews


Vaticano/ Scontro maggiordomo-gendarmi: Maltrattato in cella

Non colpevole ma ho tradito Papa. La deposizione di don Georg

Città del Vaticano, 2 ott. (TMNews) 

Attriti, veleni e divergenze, emersi da mesi in Vaticano con il caso della fuga di documenti riservati (Vatileaks), si sono trasformati oggi in un vero e proprio scontro tra i protagonisti della vicenda. Da una parte Paolo Gabriele, il maggiordomo accusato di furto delle carte, dall'altra gli uomini che lo hanno arrestato e detenuto, i gendarmi vaticani del comandante Domenico Giani, già bersaglio di un capitolo di 'Sua Santità', il bestseller che Gianluigi Nuzzi avrebbe scritto grazie ai documenti avuti dal maggiordomo.
Arrestato il 23 maggio, ai domiciliari dal 21 luglio, Paolo Gabriele è rimasto in una cella di sicurezza della caserma della gendarmeria vaticana per quasi sessanta giorni e oggi ha deposto al processo che lo vede come unico imputato. L'ex assistente di camera del Pontefice si è dichiarato, a sorpresa, innocente: "Riguardo al furto aggravato mi dichiaro innocente. Mi sento colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre, che io sento di amare come un figlio". Paolo Gabriele ha precisato di non avere avuto complici ("Nessun altro, né su mia richiesta né su mia iniziativa"), ma di essere stato "suggestionato dall'ambiente".
In particolare, ha confermato di essere stato in contatto con sette persone che aveva citato negli interrogatori durante l'istruttoria: "padre Giovanni", suo confessore, i cardinali Angelo Comastri, vicario del Papa per la basilica di San Pietro, Paolo Sardi, ex 'ghostwriter' di Benedetto XVI ed ex vice-camerlengo, monsignor Francesco Cavina - oggi vescovo di Carpi ma fino al 2011 funzionario della segreteria di Stato - e l'ex governante di Ratzinger Ingrid Stampa. Sardi e Stampa, in particolare, erano stati menzionati in un'articolo del quotidiano tedesco 'Die Welt' che faceva anche il nome dell'ex segretario personale del Papa, il vescovo Josef Clemens, che, ascoltato nell'istruttoria, non è stato invece nominato oggi.
Il maggiordomo del Papa ha poi citato "il dottor Mauriello e Luca Catano". Il secondo, in particolare, gli sarebbe stato presentato da un amico di liceo, Enzo Vangeli, che gli era sembrato "molto addentro" alle questioni della gendarmeria vaticana, tanto da scambiarlo per un magistrato, e con cui aveva poi stretto "amicizia". "Sapeva delle cose riguardanti il comandante Giani e mi ha consegnato l'articolo 'Napoleone in Vaticano'" poi finita nel libro di Gianluigi Nuzzi 'Sua Santità'. "Posso precisare - ha detto - che era un momento particolare nella gendarmeria e i gendarmi erano sconcertati per il trattamento poco corretto nei confronti del cappellano", mons. Giulio Viviani, tornato nella sua Trento nel 2010.
Proprio con la gendarmeria è nato un contenzioso giuridico velocemente sfociato in scontro. In un primo momento - gli ha domandato nel corso dell'interrogatorio la sua avvocata, Cristiana Arru - Gabriele sarebbe stato tenuto in una "cella di isolamento" nella quale non c'era spazio neppure per "allargare le braccia". "Sì è vero", ha risposto l'imputato. La legale ha domandato se vi è rimasto per venti giorni e il 'pm' Nicola Picardi ha precisato che si è trattato di "meno di venti"), per poi precisare che il tribunale ha poi organizzato una cella più adeguata e anche il pranzo gli veniva dato non attraverso la presa d'aria ma consegnato personalmente. Gabriele - è stato spiegato - sarebbe stato tenuto in quella cella anche perché un'altra è stata occupata per una notte dall'altro imputato Claudio Sciarpelletti. L'avvocato Arru ha allora domandato conferma del fatto che nella cella è stata tenuta accesa la luce 24 ore su 24 e non vi era interruttore. "E' vero che non c'era l'interruttore e che la luce è rimasta accesa 24 ore al giorno, ciò che mi ha provocato un abbassamento della vista". Gabriele ha parlato anche di "pressione psicologiche" ed ha raccontato che la prima notte non li è stato dato neppure il cuscino. Su invito del presidente del tribunale Giuseppe Dalla Torre, il 'promotore di giustizia' (pm) del Vaticano, Nicola Picardi, ha immediatamente aperto un fascicolo per "accertare se vi siano stati abusi nel corso della detenzione" di Paolo Gabriele.
Dando la notizia, il portavoce vaticano, Federico Lombardi,ha precisato che anche la prima cella in cui è stato detenuto è "a norma degli standard internazionali fissati dalle convenzioni firmate dalla Santa Sede". Il fascicolo, ha detto, è stato aperto sia per accertare le eventuali violazioni che per verificare "se sono state fatte accuse non giuste verso l'autorità giudiziaria". Lombardi ha poi ricordato che nella sentenza di rinvio a giudizio, al punto numero due, sono stati elencati 39 provvedimenti a favore del detenuto (come l'assistenza sanitaria e spirituale), ed ha concluso: "Che venga fuori adesso una condizione apparentemente inumana pone qualche interrogativo".
Nel giro di pochi minuti, la sala stampa vaticana ha poi diffuso un duro e dettagliato comunicato della gendarmeria vaticana, nel quale il corpo guidato dal comandante Giani ha assicurato di aver trattato Paolo Gabriele con il "massimo rispetto", ha sottolineato le "attenzioni" di cui è stato oggetto in ragione della "pregressa amicizia e conoscenza", ha chiarito che Gabriele è stato tenuto nella prima cella perché le altre erano in ristrutturazione ed ha sottolineato che la luce era accesa per assicurarsi che il maggiordomo non compisse gesti autolesionistici. "Nel caso dovessero risultare infondate" le sue accuse di maltrattamento - è la conclusione della nota - "egli potrebbe essere passibile di una controdenuncia".
Nel corso dell'udienza odierna sono stati ascoltati, oltre al maggiordomo, i testimoni monsignor Georg Gaenswein, segretario particolare del Papa, Cristina Cernetti, una delle 'memores domini' che svolgono servizio presso l'appartamento pontificio, e i gendarmi Giuseppe Pesce, Gianluca Gauzzi Broccoletti, Costanzo Alessandrini. 'Don Georg' è apparso poco a suo agio, schermendosi con una battuta: "E' la prima volta che faccio una cosa del genere".
"Durante gli anni del suo servizio non ho avuto mai ragione di dubitare di lui", ha detto il prelato tedesco, seduto a pochi metri da Paolo Gabriele. I due non si sono scambiati nessuno sguardo, sebbene l'ex assistente di camera di Ratzinger si sia alzato ogni volta che Georg Gaenswein è entrato nell'aula. Il segretario del Papa ha detto di aver dubitato per la prima volta di Paolo Gabriele quando ha visto nel libro di Gianluigi Nuzzi 'Sua Santità' tre documenti che aveva solo lui: una lettera a lui indirizzata da Bruno Vespa, una seconda lettera di una banca milanese e un appunto del portavoce vaticano Federico Lombardi sul caso di Emanuela Orlandi. "Non mi sono accorto che gli originali mancavano", ha detto più in generale Gaenswein, "ma erano riconoscibili perché avevano il timbro dell'ufficio". Il 21 don Georg ha convocato una riunione dell'appartamento pontificio ed ha formulato le prime accuse a Paolo Gabriele, che le ha respinte, poi, il 23 maggio, dopo una decisione della commissione cardializia responsabile, ha comunicato a Gabriele la sospensione 'ad cautelam'. Quel pomeriggio stesso i gendarmi hanno perquisito casa del maggiordomo e lo hanno portato in cella.
Nel tempo "ho maturato la convinzione che è facile manipolare la persona che ha un potere decisionale così importante", ha detto il maggiordomo a proposito del Papa. "A volte, quando sedevamo a tavola, il Papa faceva domande su cose di cui doveva essere informato". L'ex assistente di camera del Papa ha spiegato: "Cercavo una persona di fiducia con cui sfogare il mio stato d'animo di sconcerto per la situazione divenuta insopportabile, uno sconcerto che in Vaticano era ad ampio raggio". Paolo Gabriele ha anche precisato: "Non ero così illuso da non sapere di doverne pagare le conseguenze ma non mi ritengo l'unico ad aver dato nel corso degli anni documenti riservati alla stampa". Il maggiordomo ha chiarito che quando ha raccolto le informazioni sulla gendarmeria, "ho cominciato a sentire la responsabilità di come gestire le informazioni che raccoglievo, tanto che fu il segretario particolare del Papa (mons. Georg Gaenswein, ndr) a chiedermi cosa sapevo della gendarmeria. Io ho risposto aprendogli il mio cuore, offrendogli la possibilità di fargli conoscere chi mi aveva fatto queste confidenze". Ciò, ha spiegato Gabriele, perché già "a inizio del mio incarico chiesi a don Giorgio come comportarmi quando raccoglievo informazioni, cosa che accedeva poiché lavoro in Vaticano dal 1997 sono conosciuto e avevo la fiducia di tantissime persone". Don Georg ha riferito che gli sono stati trovati in casa documenti fotocopiati e originali. Tra questi, carte che risalgono al 2008, quando ha preso servizio.
Il processo prosegue domani, con una nuova udienza - la terza - nella quale verranno ascoltati gli ultimi quattro testimoni, i gendarmi vaticani Luca Cintia, Stefano de Santis, Silvano Carli e Luca Bassetti. Giovedì 4 ottobre, con ogni probabilità, non ci sarà udienza poiché il Papa si recherà a Loreto nel giorno di San Francesco patrono d'Italia. Le ultime udienze dovrebbero svolgersi nei giorni seguenti, con l'arringa difensiva della legale di Paolo Gabriele, Cristiana Arru, la replica del 'pm' Nicola Picardi, la camera di consiglio e la sentenza.

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Gabriele: No complici. Ma fa sette nomi, pure cardinali

Vaticano/ Maggiordomo: No complici. Ma fa 7 nomi, pure cardinali


"Ero suggestionato da ambiente, ma non hanno collaborato con me"

Città del Vaticano, 2 ott. (TMNews)

Il maggiordomo del Papa ha affermato di aver agito senza complici, nella deposizione dell'odierna udienza nel processo Vatileaks. Paolo Gabriele, che si è dichiarato "innocente" dell'accusa di furto aggravato dei documenti riservati della Santa Sede, ha però fatto i nomi di sette persone che lo avrebbero "suggestionato": il dottor Mauriello, Luca Catano ("che sapeva cose relative al comandante della gendarmeria Domenico Giani"), e poi i cardinali Angelo Comastri, Paolo Sardi, monsignor Francesco Cavina e l'ex governante di Ratzinger Ingrid Stampa.
Nel corso dell'interrogatorio, Gabriele, su richiesta del pm Nicola Picardi ha dapprima confermato alcuni nomi che aveva fatto nel corso dell'istruttoria. In particolare, ha spiegato di aver consegnato una copia dei documenti riservati che aveva raccolto al suo confessore, "padre Giovanni". Poi ha confermato di aver raccolto informazioni sulla gendarmeria vaticana dal "dottor Mauriello" e da "Luca Catano", membro della confraternita dei santi Pietro e Paolo, che gli era stato presentato da un amico di liceo, Enzo Vangeli, e che gli era sembrato "molto addentro" alle questioni della gendarmeria, tanto da scambiarlo per un magistrato, e con cui aveva poi stretto "amicizia". "Sapeva delle cose riguardanti il comandante Giani e mi ha consegnato l'articolo 'Napoleone in Vaticano'" poi finita nel libro di Gianluigi Nuzzi 'Sua Santità'. "Posso precisare - ha detto - che era un momento particolare nella gendarmeria e i gendarmi erano sconcertati per il trattamento poco corretto nei confronti del cappellano".

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martedì 2 ottobre 2012

Seconda udienza del processo a Gabriele: servizio di Lucio Brunelli

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Aperta inchiesta sulle condizioni di carcerazione di Gabriele. La Gendarmeria: celle conformi agli standard internazionali (Izzo)

Vedi anche:

















































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VATICANO: APERTA INCHIESTA SU CONDIZIONI CARCERAZIONE GABRIELE 

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 ott. 

Nel corso di una drammatica udienza del processo che lo vede imputato per furto aggravato, il maggiordomo infedele del Papa, Paolo Gabriele, ha denunciato di aver subito condizioni inumane di carcerazione nella Caserma della Gendarmeria Vaticana, soprattutto nei primi giorni seguiti all'arresto. 
"La cella era tamente stretta che non potevo aprire le braccia, la luce era tenuta accesa 24 ore su 25 e mi e' stato negato anche un cuscino", ha dichiarato ai giudici. Il presidente del Tribunale, Giuseppe dalla Torre, ha chiesto al promotore di giustizia Nicola Picardi di aprire un fascicolo su tali corcostanze. Accogliendo l'invito del presidente, il pm ha voluto pero' precisare che "e' stato fatto il possibile per organizzare una cella piu' adeguata, che all'inizio non c'era nella caserma, anche perche' i fermati erano due, Gabriele e Sciarpelletti". 
Picardi ha aggiunto che la situazione si e' protratta "per meno di 20 giorni" e che i pasti venivano serviti al detenuto non attraverso lo spioncino. Quanto alla luce accesa 24 ore su 24 (misura che presa nelle carceri quando un detenuto e' considerato a rischio di suicidarsi) Paolo Gabriele ha fatto a mettere oggi a verbale che cio' gli ha provocato un abbassamento della vista. 
"A seguito di alcune informazioni - ha dichiarato da parte sua dopo l'udienza di oggi il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi - il promotore di giustizia ha aperto un fascicolo per verificare se vi siano stati eventuali abusi.
Ma posso fin d'ora precisare che anche la cella piu' piccola nella quale era stato rinchiuso il detenuto rispettava gli standard internazionali. E che dagli atti risulta che sono stati presi ben 39 provvedimenti in favore della condizione del detenuto, con visite mediche, colloqui con i familiari e il confessore". "Che si descriva ora una situazione apparentemente inumana, appare - ha osservato Lombardi - un po' strano, ma ora lo vedranno i magistrati. E' chiaro che l'inchiesta riguardera' le condizioni di carcerazioni ma anche eventuali accuse non fondate".


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VATICANO: GENDARMERIA, CELLE CONFORMI A STANDARD INTERNAZIONALI


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 2 ott. 

"Paolo Gabriele al momento del suo arresto e' stato custodito in una cella di isolamento presso la Caserma della Gendarmeria Vaticana. Detta cella di custodia segue gli standard di detenzione previsti anche per altri Paesi, per situazioni analoghe". Lo precisa un comunicato della Gendarmeria Vaticana. "Circa l'asserita presenza di luce nelle ventiquattro ore, si rappresenta - afferma la nota - che la stessa e' rimasta accesa per evitare eventuali atti autolesionistici dell'imputato e per esigenze di sicurezza. Lo stesso detenuto, nei giorni a venire, ha chiesto che la medesima luce rimanesse accesa durante la notte perche' la riteneva di compagnia". "Allo stesso detenuto - inoltre - sin dall'inizio e' stata fornita anche una mascherina notturna che gli consentisse il piu' completo oscuramento".
La nota precisa anche che "al detenuto sono stati dati i completi di biancheria e cuscino, costantemente rinnovati. Senza mai essere disturbato veniva infine discretamente controllato nel corso delle ore notturne e per qualunque necessita' poteva contare sull'immediata assistenza essendo la cella provvista di idoneo citofono collegato con la Sala Operativa. I suoi principali diritti, anche riguardo l'intimita', non sono mai stati violati".
"Durante il suo trattamento detentivo - si legge ancora - il detenuto, secondo gli standard previsti, ha usufruito quotidianamente di pasti completi consumati in compagnia dei Gendarmi che lo avevano in custodia, dell'ora d'aria, di momenti di relax e di socializzazione (con personale del Corpo della Gendarmeria, con il quale per evidenti motivi esistevano rapporti di pregressa amicizia e conoscenza); avrebbe potuto usufruire della palestra del Corpo della Gendarmeria (cosa dallo stesso rifiutata), e' stato sottoposto continuamente a visita medica da parte di un sanitario, all'uopo designato, della Direzione di Sanita' ed Igiene del Governatorato (come risulta da apposito registro sanitario), dichiarando altresi' al sanitario di riposare serenamente ed addirittura di aver risolto alcuni problemi di carattere nervoso; ha avuto costanti contatti, soprattutto anche nei primissimi giorni, con Assistenti spirituali, ha potuto partecipare alla messa con la famiglia, ha altresi' usufruito di colloqui senza limiti di orario secondo l'autorizzazione dell'Autorita' Giudiziaria con i propri familiari ed infine di incontri con i propri legali, tutto nel massimo rispetto della persona".
"Piu' volte - racconta il comunicato - l'imputato ha richiesto di incontrare il Comandante del Corpo per una parola di conforto. A Gabriele infatti, per i predetti motivi di legame preesistente, sono state concesse una serie di particolari attenzioni per far si' che potesse trascorrere questo periodo nella maniera piu' serena possibile". "Dopo circa 20 giorni, finiti i lavori di ristrutturazione, Paolo Gabriele e' stato trasferito - infine - nella nuova cella".
A seguito delle dichiarazioni rese nel corso del dibattimento nella mattinata odierna il Promotore di Giustizia ha aperto la procedura n. 53/12 al fine di verificare la verita' o meno delle accuse mosse dal Gabriele. "Nel caso esse dovessero risultare infondate egli - conclude il comunicato - potrebbe essere passibile di una controdenuncia".


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La difesa di Gabriele si gioca la carta della "tortura" (Andrea Gagliarducci)

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Vatileaks, la verità di Gabriele (Valle)

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Padre Lombardi: ''Paolo Gabriele si è dichiarato colpevole'' (video)

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Processo Gabriele. Il comunicato della Gendarmeria Vaticana

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Interrogato Don Georg: fino al 21 maggio nessun sospetto. Tra i documenti di Gabriele molte pagine su Massoneria. La pepita d'oro era conservata in una scatola di scarpe (Izzo)


VATICANO: INTERROGATO DON GEORG, FINO A 21 MAGGIO NO SOSPETTI


Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 ot. 


All'Udienza di oggi e' stato interrogato anche il segretario del Papa, monsignor Georg Gaenswein, il quale ha dichiarato di non aver mai avuto sospetti su Paolo Gabriele fino al 21 maggio scorso e di aver poi constato con meraviglia che tra le carte trovate al maggiordomo c'erano anche documenti del 2006-2007, cioe' risalenti a subito dopo il suo arrivo nell'Appartamento Pontificio. Monsignor Gaenswein ha raccontato anche le modalita' con le quali ha comunicato a Gabriele che era sospettato di essere lui il "corvo". In buona sostanza, don Georg ha ammesso nell'interrogatorio di essere caduto dalle nuvole quando ha dovuto constatare che proprio Paolo Gabriele, al quale aveva accordato la massima fiducia, fino a dargli un tavolo e un computer nell'ufficio dei segretari del Papa, affidandogli mansioni ben superiori a quelle di un cameriere: rendicontava infatti alla Segreteria di Stato i doni conseganti al Pontefice e rispondeva alle lettere di accompagnamento degli stessi. Ma non aveva accesso, ha spiegato, all'archivio personale del Papa, che e' custodito dalla suor Brigitte, che non se ne allontana mai. 
Paolo, ha chiarito, ha fotocopiato i documenti mentre erano di passaggio nella stanza dei segretari ed e' stato identificato perche' alcune carte (e cioe' il famoso appunto di padre Lombardi sul caso Orlandi e le lettere di Bruno Vespa e Giovanni Bazoli pubblicate nel libro "Sua Santita'") non erano mai uscite dall'ufficio che ha una porta comunicante con lo studio privato di Bendetto XVI. "A quel punto - ha detto ancora don Georg - mi e' sembrato che fosse corretto convocare una riunione con gli altri collaboratori dell'Appartamento per informare che Gabriele era sospeso 'ad cautelam'". 
Interrogata dal giudice Dalla Torre, la 'memores' Cristina Cernetti, che presta servizio domestico nell'Appartamento, ha confermato le cose detta da don Georg, rivelando che i sospetti si erano appuntati su Gabriele anche perche' era l'unico che poteva aver compiuto quei furti tra i collaboratori del Papa. Lo stesso Gabriele - nel suo interrogatorio di questa mattina - ha confermato le affermazioni del segretario del Papa: "avevo una postazione stabile - ha detto - nella stanza dei segretari, con un tavolo e un pc, che utilizzavo quando non avevo altro da fare e svolgevo mansioni di ufficio, tipo fare la rassegna stampa. 
Nella stessa stanza - ha detto ancora - stava la fotocopiatrice di cui mi sono servito, che si trovava all'angolo opposto rispetto al mio tavolo. Le fotocopie le facevo in orario di ufficio, godendo di liberta' di movimento e non avendo io un fine malvagio ho fotocopiato anche in presenza di altre persone in ufficio, ma sempre in orario che comprendeva la mia presenza li': io arrivavo all' Appartamento per la santa messa delle 7 e chiudevo l'orario alle 14,30". In proposito, Gabriele ha detto che non si limitava a servire il pranzo al Papa ma questi lo faceva mangiare alla sua tavola e quindi nelle conversazioni aveva potuto cogliere che da parte dei collaboratori non venivano dette al Pontefice "tutte le cose che per il suo ruolo avrebbe dovuto sapere".
 


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VATICANO: TRA I DOCUMENTI DI GABRIELE MOLTE PAGINE SU MASSONERIA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 ott. 

Nelle migliaia di pagine di documenti sequestrati nell'abitazione di Paolo Gabriele, "moltissime riguardavano la Massoneria e i servizi segreti". Lo hanno dichiarato in aula gli agenti della Gendarmeria che hanno effettuato le perquisizioni. 

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VATICANO: LA PEPITA ERA CONSERVATA DA GABRIELE IN SCATOLA SCARPE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 2 ott. 

La pepita sequestrata nell'abitazione di Paolo Gabriele e descritta nel verbale come "apparentemente d'oro" era conservata dal maggiordomo infedele del Papa in una scatola di scarpe. Lo hanno dichiarato in aula i gendarmi vaticani che hanno effettuato la perquisizione. La cinquecentina dell'Eneide, ugualmente sottratta dall'Appartamento Pontificio - hanno precisato - e' stata reperita nella stessa perquisizione. Mentre l'assegno da 100 mila euro "e' saltato fuori successivamente, quando sonmo state repertate le carte trovate nell'abitazione di Gabriele". 


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Prosegue domani il processo a carico di Paolo Gabriele


Vaticano/ Domani udienza, verso sentenza maggiordomo in settimana

Mancano testimonianze di 4 gendarmi, poi arringhe e conclusione

Città del Vaticano, 2 ott. (TMNews) 

Prosegue domani il processo a carico del maggiordomo del Papa, con una nuova udienza - la terza - nella quale verranno ascoltati gli ultimi quattro testimoni, i gendarmi vaticani Luca Cintia, Stefano de Santis, Silvano Carli e Luca Bassetti.
Giovedì 4 ottobre, con ogni probabilità, non ci sarà udienza poiché il Papa si recherà a Loreto nel giorno di San Francesco patrono d'Italia.
Le ultime udienze dovrebbero svolgersi nei giorni seguenti, con l'arringa difensiva della legale di Paolo Gabriele, Cristiana Arru, la replica del 'pm' Nicola Picardi, la camera di consiglio e la sentenza. Oggi sono stati ascoltati lo stesso maggiordomo del Papa, e inoltre i testimoni monsignor Georg Gaenswein, segretario particolare del Papa, Cristina Cernetti, una delle 'memores domini' che svolgono servizio presso l'appartamento pontificio, e i gendarmi Giuseppe Pesce, Gianluca Gauzzi Broccoletti, Costanzo Alessandrini.

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Massoneria, servizi segreti, Bisignani: le ossessioni di Paoletto (Galeazzi)

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