sabato 29 settembre 2012

Prima udienza per Gabriele. Il resoconto di TMNews e quella relazione dal titolo "Napoleone in Vaticano"...



Vaticano/ Maggiordomo resta unico imputato in processo-lampo

Martedì parla Paolo Gabriele, possibile conclusione in 4 udienze

Città del Vaticano, 29 set. (TMNews) 

Lui ha già confessato. Ha agito - ha detto nel corso dell'istruttoria - per "aiutare il Papa", che vedeva circondato da "male e corruzione". E ora Paolo Gabriele, il maggiordomo di Benedetto XVI arrestato il 24 maggio per furto aggravato dei documenti riservati della Santa Sede finiti sui giornali italiani e, da ultimo, nel bestseller 'Sua Santità' di Gianluigi Nuzzi, rischia una condanna fino a sei anni. In un processo che si annuncia breve fin dalla prima seduta, quella che si è svolta stamane nell'aula del tribunale vaticano alle spalle della basilica di San Pietro. Tanto più che la posizione dell'altro imputato, il tecnico informatico della segreteria di Stato Claudio Sciarpelletti, è stata stralciata e verrà esaminata in un successivo processo che verrà celebrato "a data da destinarsi". 
Alla prossima udienza, martedì due ottobre, deporrà lo stesso Gabriele. Poi verranno sentiti i testimoni, tra cui il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein. Il processo - è l'auspicio espresso dal presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre - potrebbe esaurirsi nel giro di altre quattro sedute, comunque entro la prossima settimana. Prima che si celebrino due appuntamenti molto attesi in Vaticano, l'avvio del sinodo sulla nuova evangelizzazione, il sette ottobre, e l'avvio dell'anno della fede, l'undici ottobre.
In una sala del tribunale 15 metri, alla presenza di un pubblico composto da un 'pool' di dieci giornalisti e pochi altri dipendenti vaticani, Paolo Gabriele è apparso "impassibile". Completo grigio chiaro, ben rasato, l'ex assistente di camera di Benedetto XVI è entrato salutando silenziosamente, poi si è seduto su una panca alla destra dello scranno dei giudici e, sempre silenziosamente, ha seguito la prima udienza braccia spesso conserte, pochi segni di nervosismo, lo sguardo a tratti assente. Solo durante la pausa per la camera di consiglio - con un colloquio fitto e qualche risata - con la sua avvocata, Cristiana Arru, e l'avvocato dell'altro imputato assente. La seduta, iniziata alle 9.30, si è conclusa alle 11.50 ed è stata interrotta per un'ora e venti, dalle 10.20 alle 11.40, per la camera di consiglio. Durante la seduta il comandante dei gendarmi vaticani, Domenico Giani, ha precisato che presso le abitazioni di Paolo Gabriele sono stati sequestrati documenti e file informatici che hanno riempito 82 scatoloni di cartone. Tra le tante carte, anche quelle trafugate o fotocopiate nel Palazzo apostolico.
Nella mattinata di oggi il collegio giudicante (composto dal presidente Dalla Torre e dai giudici Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano) ha preso in esame - e per lo più respinto - le eccezioni sollevate dagli avvocati Cristiana Arru (legale di Paolo Gabriele) e Gianluca Benedetti (legale dell'assente Sciarpelletti) e contestate dal pm Nicola Picardi. L'avvocata Arru - unica rimasta a difendere il maggiordomo del Papa dopo la defezione improvvisa, questa estate, dell'altro legale, il focolarino Carlo Fusco - ha avanzato alcune contestazioni tanto raffinate da un punto di vista giuridico quanto difficili da accogliere per i giudici vaticani. Cristiana Arru ha chiesto l'annullamento della sentenza di rinvio a giudizio, ha contestato l'incompetenza del collegio giudicante, ha chiesto una planimetria dello studio del segretario del Papa. Tutte istanze rigettate, come è stata respinta la richiesta di acquisire nel dibattimento le testimonianze rese sul caso Vatileaks ad una commissione cardinalizia creata 'ad hoc' dal Papa. La commissione, ha ricordato il presidente del tribunale, è stata istituita secondo l'ordinamento canonico con l'incarico di riferire esclusivamente al Pontefice, per cui non ha rilevanza per l'ordinamento vaticano. "Me lo aspettavo", ha ammesso l'avvocata ai cronisti che le hanno potuto rivolgere una domanda. Bocciata - in quanto infondata - anche la contestazione che l'avvocata ha avanzato nei confronti di una telecamera installata sul pianerottolo di casa di Paolo Gabriele. Il dispositivo, ha argomentato il tribunale, era stato autorizzato dalle competenti autorità l'otto giugno (Paolo Gabriele era stato arrestato il 23 maggio).
L'avvocata Cristiana Arru ha poi chiesto di espungere alcune delle prove documentali che erano state inserite nel fascicolo. Per alcune di essere il tribunale vaticano ha acconsentito. In particolare, salta un articolo apparso settimane fa sul quotidiano tedesco 'Die Welt' nel quale il giornalista Paul Badde focalizzava la propria attenzione sul coinvolgimento dell'ex segretario di Ratzinger Josef Clemens, della sua ex governante Ingrid Stampa e e dell'ex 'ghostwriter' del Pontefice Paolo Sardi. Espunti anche i due interrogatori che il comandante dei gendarmi Domenico Giani ha condotto con Paolo Gabriele nella cella di sicurezza della caserma della gendarmeria senza la presenza degli avvocati, nonché il colloquio avuto tra lo stesso Giani e mons. Georg Gaenswein a proposito della possibilità di riscuotere un assegno di centomila euro intestato al Papa e rinvenuto a casa di Paolo Gabriele. Al processo a carico di Paolo Gabriele è prevista la testimonianza di otto persone: il segretario del Papa, mons. Ganswein, Cristina Cernetti, una delle quattro 'memores domini' (laiche consacrate di Comunione e liberazione) che servono il Papa in appartamento, e sei gendarmi vaticani: Giuseppe Pesce, Costanzo Alessandrini, Luca Cintia, Stefano De Santis, Silvano Carli, Luca Bassetti.
Il tribunale vaticano, oggi, ha accolto la richiesta sollevata dall'avvocato del coimputato Sciarpelletti, Gianluca Benedetti, di stralciare la propria posizione. Sciarpelletti, al contrario di Paolo Gabriele, si dichiara "non colpevole". E' stato arrestato in Vaticano per una notte il 25 maggio perché trovato in possesso di una busta con alcuni documenti "non riservati", ha precisato il legale, una "corrispondenza mail" e un "libello inqualificabile" ossia - lo aveva rivelato la requisitoria del 'promotore di giustizia' (pm) Nicola Picardi - "una relazione dal titolo 'Napoleone in Vaticano' riprodotta da Nuzzi nel volume 'Sua Santità'" e relativa alla gendarmeria vaticana. In un primo momento - è sempre la ricostruzione del pm - Sciarpelletti aveva affermato che la busta (con timbro a secco sul retro della segreteria di Stato ufficio Informazioni e documentazioni) gli era stata consegnata da Paolo Gabriele, poi ha rettificato dicendo che gli era invece stata consegnata da un monsignore - coperto per omissis dalla lettera W - per Paolo Gabriele. In questo senso, ha sostenuto il suo avvocato, il tecnico informatico ha indirizzato gli inquirenti verso Paolo Gabriele e il favoreggiamento si configurerebbe, di conseguenza, a carico del monsignore. "Tra me e Paolo Gabriele non c'era una grande amicizia, ma ci conoscevamo e scambiavamo opinioni", ha peraltro puntualizzato Sciarpelletti per bocca del suo legale.
Al processo - rinviato - a carico di Sciarpelletti sono previsti cinque testimoni: lo stesso maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, il vicecomandante della Guardia svizzera William Kloter, il comandante della gendarmeria vaticana Domenico Giani e il gendarme Gianluca Gauzzi Broccoletti (citati entrambi in 'Napoleone in Vaticano) e mons. Carlo Polvani. Quest'ultimo è responsabile informazione della segreteria di Stato vaticana nonché nipote di quel mons. Carlo Maria Viganò che, oggi nunzio apostolico negli Stati Uniti, contestò l'anno scorso la decisione del cardinale Tarcisio Bertone di allontanarlo dalla segreteria del governatorato vaticano con lettere di denuncia della corruzione presente in Vaticano che finirono sui giornali italiani e costituirono l'antefatto del caso Vatileaks.

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Il Papa: i social network sono nuovi spazi da evangelizzare. Il ciellino Camisasca vescovo a Reggio Emilia, Agostinelli a Prato (Izzo)


PAPA: SOCIAL NETWORK SONO NUOVI SPAZI DA EVANGELIZZARE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 29 set. 

"Reti Sociali: porte di verita' e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". 
E' questo il tema che Benedetto XVI ha scelto per la 47esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013. 
Lo ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede in occasione della odierna festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
"Una tra le sfide piu' significative dell'evangelizzazione oggi - commenta il Pontificio Consiglio pe rle comunciazioni sociali in una nota - e' quella che emerge dall'ambiente digitale. E' su questa sfida - spiega - che intende richiamare l'attenzione il tema che quest'anno papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell'Anno della Fede". 
"Gli elementi di riflessione - sottolinea ancora il dicastero presieduto dall'arcivescovo Claudio Maria Celli - sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, e' necessario chiedersi: puo' essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta piu' il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma e' necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada".
Il Pontificio Consiglio prevede che "sara' anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale che impone oggi un atteggiamento piu' definito: non si tratta piu' di utilizzare internet come un 'mezzo' di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell'uomo di oggi si esprime anche nell'ambiente digitale". 
"E' necessario tener conto in particolare - conclude infine - dello sviluppo e della grande popolarita' dei social network, che hanno consentito l'accentuazione di uno stile dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione". 
La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l'unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II ("Inter Mirifica", 1963), viene celebrata in molti paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (nel 2013, il 12 maggio). Il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio). 

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PAPA:IL CIELLINO CAMISASCA VESCOVO R. EMILIA, AGOSTINELLI A PRATO 


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 29 set. 

Il sacerdote Massinmo Camisasca, storico collaboratore del fondatore di Comunione e Liberazione Luigi Giussani, e' il nuovo vescovo di reggio Emilia. Il Papa ha trasferito inoltre il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, alla sede di Prato.

Nato a Milano nel 1946, monsignor Camisasca ha partecipato negli anni '60 alla Gioventu' Studentesca sotto la guida di Giussani, per poi divenirne uno dei responsabili. Nel 1970 si e' laureato in Filosofia presso l'Universita' Cattolica di Milano con una tesi di Storia della Teologia su padre Yves Congar ed ha poi ricoperto l'incarico di assistente presso la cattedra di Filosofia. Ordinato sacerdote il 4 novembre 1975 dal 1978 e' uno dei responsabili di Comunione e Liberazione a Roma, occupandosi delle relazioni esterne del Movimento. Il 14 settembre 1985 ha fondato la Fraternita' Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, riconosciuta dal Vicariato di Roma nel settembre 1985 e poi eretta in Societa' di Vita Apostolica Clericale di diritto diocesano nel 1989. Nel 1999 la Fraternita' Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo e' stata poi dichiarata di diritto pontificio e Camisasca riconfermato superiore generale. Ha studiato e insegnato anche alla Pontificia Universita' Lateranense, presso l'Istituto Giovanni Poalo II di studi per la famiglia, del quale e' stato anche vice preside. A Reggio Emilia sostituisce monsignor Adriano caprioli che lascia per ragioni di eta'. Il nuovo vescovo di Prato, Franco Agostinelli, e' nato ad Arezzo nel 1944 ed e' sacerdote dal 1968. Ha studiato Teologia presso la Pontificia Universita' Lateranense e successivamente si e' laureato in Teologia Morale alla Pontificia Accademia Alfonsiana di Roma. Ad Arezzo ha insegnato morale in seminario ed e' stato anche vicario generale. Era vescovo di Grosseto dal 2001 ed a Prato sostituisce monsignor Gastone Simoni, che lascia anche lui per ragioni di eta'. 

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Cronaca di un processo in Vaticano (Angela Ambrogetti)

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Rai Storia racconta il Papa in Libano. Domenica 30 settembre, alle 21

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La prima udienza del processo a Gabriele nel resoconto di Ap

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Prima udienza del processo istruito per la sottrazione di documenti riservati (O.R.)

Sabato mattina presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano

Prima udienza del processo istruito per la sottrazione di documenti riservati

Separazione dei processi  penali a carico di Paolo Gabriele e di Claudio Sciarpelletti: l’udienza del procedimento  in cui il primo è imputato per furto aggravato è   stata fissata alle 9 di martedì 2 ottobre, mentre quella per il secondo è stata rinviata a data da destinarsi. È la decisione presa dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano questa mattina, sabato 29 settembre, al termine della prima udienza del processo istruito in seguito alla sottrazione e alla diffusione di documenti riservati del Papa.
Il collegio giudicante — composto dal presidente Giuseppe Dalla Torre, e dai giudici Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano — si è pronunciato anche su alcune eccezioni pregiudiziali proposte dagli avvocati difensori  Cristina Arru per Paolo Gabriele e Gianluca Benedetti per Claudio Sciarpelletti; eccezioni sulle quali è intervenuto anche il promotore di giustizia del Tribunale Vaticano Nicola Picardi.
All’udienza era presente il solo Paolo Gabriele.  Claudio Sciarpelletti ha scelto invece di farsi rappresentare dall’avvocato difensore.
La prima udienza è durata  2 ore e 15 minuti. Per adottare le sue prime decisioni il collegio giudicante è rimasto in camera di consiglio poco più di un’ora. All’udienza ha assistito un pool internazionale di giornalisti accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede.

(©L'Osservatore Romano 30 settembre 2012)

Al processo contro Gabriele deporrà don Georg. Via dagli atti processuali articolo su cardinale e vescovo (Izzo)


VATICANO: AL PROCESSO CONTRO MAGGIORDOMO DEPORRA' DON GEORG

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 29 set. 

Il nome di monsignor Georg Gaenswein figura tra quelli degli otto testimoni che deporranno nel processo per furto aggravato a carico del maggiordomo infedele di Papa Ratzinger. Il segretario particolare di Benedetto XVi pero' all'udienza di questa mattina era assente, trovandosi con il Papa a Castel Gandolfo. Assente per la stessa ragione anche Cristina Cernetti, memores domini, anche lei in servizio nell'Appartamento Pontificio da cui sono stati sottratti valori e documenti riservati. Gli altri sei testimoni sono tutti funzionari del Corpo della Gendarmeria Vaticana: Giuseppe Pesce, Costanzo Alessandrini, Luca Cintia, Stefano De Santis, Silvano Carli e Luca Bassetti.
Nell'elenco non figura il generale Domenico Giani, comandante del Corpo, che invece era stato indicato come testimone per Sciarpelletti, la cui posizione e' stata stralciata. Nel processo all'informatico deporranno anche il vice comandante della Guardia Svizzera, William Kloter, l'ispettore della Gendarmeria Vaticana Gianluca Broccoletti e monsignor Carlo Maria Polvani della Segeretria di Stato, nipote dell'attuale nunzio a Washington, Carlo Maria Vigano', protagonista di una controversia sulla gestione del Governatorato che e' venuta alla luce grazie ai documenti sottratti da Paolo Gabriele e pubblicati. L'inserimento di Polvani - attualmente incaricato dei rapporti della Segreteria di Stato con i media vaticani e la Sala Stampa - nell'elenco dei testimoni sembrerebbe finalizzata alla necessita' di fare luce su chi in effetti abbia consegnato a Sciarpelletti la busta ritrovata nella perquisizione, al cui interno c'erano un libello polemico sulla gestione vaticana e una mail. Sciarpelletti aveva attribuito la consegna in un primo momento a Paolo Gabriele, che invece ne era il destinatario, poi a un monsignore della Segreteria di Stato, che nella requisitoria del promotore di giustizia Nicola Picardi e nella sentenza del giudice istruttore Piero Bonnet era finora coperto da una sigla. 

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VATICANO: VIA DA ATTI ARTICOLO SU CARDINALE E VESCOVO

Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 29 set.

Riuniti in camera di consiglio, i giudici del Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Dalla Torre hanno deciso di escludere dagli atti del processo a Paolo Gabriele l'articolo di Die Velt che ipotizzava il coinvolgimento in Vatileaks del cardinale Paolo Sardi, ex responsabile della stesura dei testi papali, del vescovo Joseph Clemens, ex segretario del cardinale Ratzinger, e di Ingrid Stampa, storica collaboratrice del Pontefice tedesco. La decisione e' stata presa su richiesta dell'avvocato del maggiordomo infedele, Cristiana Arru'.
L'articolo era stato redatto dal vaticanista Paul Badde, considerato vicino al segretario del Papa, monsignor Georg Gaenswein, che sara' invece chiamato a deporre. Resta fuori dall'aula giudiziaria anche Gianluigi Nuzzi, il giornalista al quale Gabriele ha consegnato le copie dei documenti riservati da lui sottratti dall'Appartamento Pontificio insieme ai valori: almeno un assegno di 100 mila euro (donato al Papa dal rettore di un'universita' cattolica spagnola), una pepita d'oro e una cinquecentina (una copia dell'Eneide di Annibal Caro, che vale alcune migliaia di euro). Il promotore di giustizia della Corte d'appello, professor Giovanni Giacobbe, ha detto infatti che l'eventuale reato di ricettazione che potrebbe essere addebitato a Nuzzi sarebbe stato compiuto all'estero (cioe' in Italia) e i giudici vaticani non sono competenti, ne' le parti hanno pensato di convocarlo in qualita' di testimone, accettando quindi passivamente l'improbabile versione fornita dall'imputato che ha dichiarato di averlo contatto attraverso il centralino della sua redazione a "La7".
E non saranno nemmeno acquisiti i verbali delle audizioni della commissione d'inchiesta cardinalizia voluta dal Papa, il cui lavoro ha riguardato anche i rapporti di Paolo Gabriele con il mondo dei media, in particolare con alcuni giornalisti con i quali il maggiordomo del Pontefice era assiduamente in contatto, vicini anche alla sua famiglia. Il risvolto mediatico di Vatileaks sembra dunque destinato a restare fuori dal processo, sebbene il caso sia nato in questo ambito. Fa riflettere anche il fatto che con lo stralcio della posizione di Claudio Sciarpelletti, l'informatico della Segreteria di Stato accusato di favoreggiamento, non deporra' nel processo a Paolo Gabriele nemmeno Carlo Maria Polvani, incaricato della Segreteria di Stato per i rapporti con i media vaticani e la Sala Stampa della Santa Sede, nonche' nipote del nunzio a Washington protagonista di una divergenza con il segretario di Stato Tarcisio Bertone finita sui giornali con le lettere indirizzate al Papa e diffuse dal maggiordomo spergiuro. Alla fine gli unici giornalisti che resteranno agli annali della Giustizia Vaticana saranno cosi' i redattori delle agenzie internazionali e i 4 vaticanisti sorteggiati per assistere ad ogni udienza. Per qualche imperscrutabile ragione il Vaticano ha imposto che due dei quattro posti fissi del pool andassero ad agenzie anglofone lasciando fuori la Efe che riferisce nella lingua parlata da oltre meta' dei cattolici del mondo. E nessuna protesta ha convinto a rivedere questa decisione punitiva per l'intera area spagnola. Il sorteggio pero' ha reso giustizia agli esclusi, recuperando per le prime due udienze la Efe e l'agenzia messicana Notimex. 

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Processo a Gabriele in 5 udienze, fino al 6 ottobre. I giudici separano il processo a Sciarpelletti (Izzo)


VATICANO: PROCESSO A MAGGIORDOMO IN 5 UDIENZE, FINO AL 6/X

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 29 set. 

Si dovrebbe concludere entro sabato 6 ottobre il processo al maggiordomo infedele di Papa Ratzinger. I giudici del Tribunale Vaticano hanno infatti fissato quattro udienze per la prossima settimana, e il presidente Giuseppe Dalla Torre ha detto, al termine di quella di oggi, di ritenere probabile che siano sufficienti per concludere il dibattimento e andare alla sentenza.
Stralciata la posizione di Claudio Sciarpelletti, nella prima udienza sono state esaminate e respinte una serie di eccezioni presentate dalla difesa di Paolo Gabriele, alcune delle quali molto complesse sotto il profilo giuridico, in quanto riguardavano il tema del "segreto pontificio" (il maggiordomo era tenuto a rispettarlo da un giuramento e quindi divulgando i documenti riservati si e' esposto alla scomunica, ma i giudici vaticani hanno spiegato di non volerlo perseguire per tale reato, che e' regolato dal Codice di Diritto Canonico). Ugualmente e' stata respinta la richiesta di acquisire agli atti verbali dell'inchiesta parallela affidata dal Papa a tre cardinali, che per il suo carattere squisitamente canonico e' stata dichiarata non di competenza del Tribunale della Citta' del Vaticano. E' da sottolineare pero' che l'avvocato Cristiana Arru' ha ottenuto oggi alcune "vittorie" significative: sono stati esclusi dagli atti del processo i verbali dei primi interrogatori a Paolo Gabriele condotti dal generale Domenico Giani senza che fossero presenti gli avvocati, come pure quello relativo a una conversazione dello stesso Giani con monsignor Gaenswein, tendente - e' stato detto - a verificare la possibilita' che l'assegno di 100 mila euro sottratto dal Gabriele potesse essere da questi incassato. Respinta invece e' stata la richiesta di una perizia dattiloscopica sulla pepita rubata, che avrebbe dovuto servire a identificare le persone che l'avevano toccata. In merito ai valori sottratti da Gabriele, il pm Nicola Piccardi ha detto che essi non aggravano in modo eccessivo la posizione del maggiordomo spergiuro. E il tribunale si e' riservato di acquisire i verbali di sequestro agli atti dopo il dibattimento. Nello stesso modo e' stata rinviata la decisione relativa all'acquisizione dei documenti ritrovati nell'abitazione di Paolo Gabriele a Castel Gandolfo, in territorio non dello Stato Citta' del Vaticano.
Per quanto riguarda la perquisizione avvenuta a Castel Gandolfo, e' stato chiarito in aula dal promotore di giustizia Piccardi che il corpo della Gendarmeria aveva chiesto l'autorizzazione al sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Giovanni Becciu, che e' responsabile dei rapporti con le autorita' italiane. In ogni caso restano di certo agli atti ben 82 scatole di documenti sequestrati nell'abitazione di Paolo Gabriele in Vaticano, come ha potuto precisare lo stesso Giani in aula, correggendo il pm che parlava di 52. Tali materiali comprendono anche supporti informatici e la Arru' ha chiesto di non acquisirne la "disamina" in quanto il codice Zanardelli attualmente in vigore in Vaticano non prevedeva questa possibilita', ma i giudici hanno risposto che dal 2008 vige in Vaticano una legge sulle fonti del diritto in base alla quale su materie non regolate si segue la legislazione italiana. Tra le richieste respinte c'era anche l'esclusione dagli atti delle riprese fatte dalla Gendarmeria con una telecamera posizionata sul pianerottolo dell'abitazione vaticana del maggiordomo. In merito, il pm ha precisato oggi che il giudice istruttore aveva autorizzato il posizionamento della telecamera l'8 giugno scorso. Martedi' alla ripresa del processo dovrebbe essere interrogato Paolo Gabriele, che oggi e' apparso - hanno detto i presenti in aula - "elegantissimo e impassibile come una statua di sale". L'imputato, e' stato riferito dai giornalisti ammessi in aula (che occupavano 8 su 18 sedie per il pubblico, in compagnia solo di alcuni dignitari vaticani) ha mantenuto un atteggiamento serio e compunto per tutta l'udienza tranne che per alcuni minuti, durante l'interruzione che era stata decisa per consentire la camera di consiglio, quando e' stato visto ridere con l'avvocatessa Arru' e il legale di Sciarpelletti. Un atteggiamento certo non consono alla gravita' della sua attuale situazione processuale e professionale. 

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VATICANO: GIUDICI SEPARANO PROCESSO A SCIARPELLETTI

Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 29 set. 

I giudici del Tribunale Vaticano hanno accolto la richiesta della difesa di Claudio Sciarpelletti, l'informatico della Segreteria di Stato accusato di favoreggiamento, di separare la propria posizione da quella di Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa accusato di furto aggravato. Il legale, avvocato Gianluca Bendetti, ha motivato l'istanza con il fatto che il reato contestato sarebbe stato commesso dal suo assistito "in una manciata di ore" ed e' dunque marginale. La corte ha deciso dunque di processare Sciarpelletti separatamente, in data da destinarsi.
Sciarpelletti, che oggi non era presente all'udienza a causa, ha detto il suo avvocato, di "un imprevisto dovuto all'agitazione", attraverso lo stesso legale si e' dichiarato "non colpevole". Nello stesso modo l'informatico della Segreteria di Stato, ha tenuto a far sapere di essere stato "colpito dal modo gentile" con il quale e' stato trattato dagli inquirenti nelle diverse fasi dell'inchiesta. La separazione dei processi consentira' ora all'informatico di ritornare a una vita anonima, come evidentemente desidera. Ed ha visto comunque affermata la marginalita' del suo ruolo.
Tra le dichiarazioni fatte dall'avvocato Benedetti in questo senso una e' stata salutata da Paolo Gabriele con un cenno di assenso: "il mio assistito - ha detto il legale - non e' in rapporti di grande amicizia con il maggiordomo del Papa, ne' c'era una intensa frequentazione, solo si conoscevano e scambiavano opinioni". L'avvocato rotale ha anche ammesso che "e' stato positivo per il diritto alla difesa il fatto che i due procedimenti fossero uniti, perche' questo ha permesso di vedere gli atti, ma le imputazioni piu' gravi sono tutte decadute e l'episodio contestato e' circoscritto in una manciata di ore". 
Secondo Bendetti, inoltre, le dichiarazioni rilasciate da Sciarpelletti negli interrogatori non favoriscono Paolo Gabriele, anzi quando l'informatico ha cambiato versione affermando che la busta ritrovata dalla Gendarmeria nel suo ufficio gli era stata consegnata non da Paolo Gabriele ma da un monsignore che voleva farla avere al maggiordomo egli avrebbe ammesso implicitamente di aver semmai favorito quest'ultimo. Su tale circostanza fara' luce comunque il nuovo processo, e se saranno confermati i testimoni elencati oggi, potra' spiegare meglio cosa e' accaduto il sacerdote Carlo Maria Polvani, il nipote del nunzio a Washigton Carlo Maria Vigano', le cui lettere riservate al Papa e al segretario di Stato Tarcisio Bertone su presunti scandali economici del Governatorato, hanno dato l'avvio al caso Vatileaks. Nella busta di Sciarpelletti - secondo quanto e' emerso oggi - non c'erano documenti riservati ma un libello definito "inqualificabile" e una mail. 

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Vaticano, sfilano i testimoni: il processo si concluderà in 5 udienze


Vaticano, sfilano i testimoni: il processo si concluderà in 5 udienze

Città del Vaticano, 29 set. (LaPresse/AP) 

Il segretario personale del Papa, monsignore Georg Gaenswein, è stato chiamato come testimone al processo in Vaticano all'ex maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele. A testimoniare sono stati chiamati anche una delle quattro religiose che si occupano dell'appartamento di Sua Santità, un monsignore della segreteria di Stato vaticana, il vicecomandante delle guardie svizzere e il capo della polizia vaticana. Anche otto membri della gendarmeria vaticana sono stati chiamati come testimoni, ma non sono stati ascoltati oggi. In aula anche Domenico Giani, la guardia del corpo personale del Papa. La prossima udienza è fissata per martedì 2 ottobre. Il processo si concluderà nell'arco di altre quattro udienze. Gabriele, che sarà interrogato martedì, è apparso calmo ma teso nelle oltre due ore di udienza, serrando frequentemente le mani. Si è presentato con un vestito grigio chiaro e la cravatta. 
Durante una pausa ha scambiato qualche parola con il suo legale Cristiana Arru. La Arru ha sollevato una serie di obiezioni all'inizio dell'udienza, solo una parte delle quali è stata accettata. Una ha riguardato due conversazioni tra Gabriele e il capo della polizia, avvenuta senza che i suoi legali fossero presenti. Il giudice ha dichiarato la prova inammissibile. Non è noto il contenuto delle conversazioni. La legale ha anche chiesto accesso al rapporto redatto dalla commissione di cardinali nominata dal Papa per indagare sul caso insieme ai magistrati vaticani. Richiesta, anche questa, che è stata respinta.
La moglie e i tre figli di Gabriele non sono stati ammessi all'udienza. Lo spazio per il pubblico era di 18 posti, 8 dei quali riservati a giornalisti che poi hanno riferito ai colleghi che attendevano all'esterno. Non è stato ammesso in aula alcun dispositivo di registrazione. I controlli sono stati molto severi. I cellulari sono stati sequestrati e persino le penne controllate per verificare che non contenessero registratori. Non ammesse ovviamente le telecamere, eccetto quelle dei media vaticani che hanno filmato i primi momenti all'inizio dell'udienza. 
Nonostante le restrizioni, il processo rappresenta un tentativo del Vaticano di mostrare maggiore trasparenza. Il Papa avrebbe potuto infatti perdonare Gabriele ed evitare il procedimento, ma, ha spiegato il portavoce della sala stampa vaticana padre Lombardi, ha scelto con "coraggio" di proseguire sulla strada del processo che, pur con tutte le limitazioni di accesso, è essenzialmente pubblico. Si tratta di una novità importante che fa seguito, ha sottolineato, alla decisione di sottoporre le istituzioni finanziarie vaticane all'esame della Moneyval Committee del Consiglio d'Europa. 

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Benedetto XVI sarà il primo Papa a celebrare Messa all'aperto a Loreto

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Apre il processo a Paolo Gabriele testimone anche padre Georg (Tg1)

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Vatileaks, infuria la battaglia legale. Sfilza di eccezioni presentate dall’avvocato del maggiordomo (Galeazzi)

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L'avvocato di Gabriele ha contestato la competenza del tribunale vaticano, il decreto di rinvio a giudizio e l'utilizzo di una telecamera sul pianerottolo di casa di Gabriele. Eccezioni respinte dal tribunale


Vaticano/ Avvocato maggiordomo contesta tribunale (e telecamera)

La legale di Paolo Gabriele contro sentenza di rinvio a giudizio

Città del Vaticano, 29 set. (TMNews) 

Ha contestato la competenza del tribunale vaticano, il decreto di rinvio a giudizio, una telecamera piazzata sul pianerottolo di casa del maggiordomo del Papa dopo che egli era stato arrestato, l'avvocata Cristiana Arru, unica rimasta ad assistere Paolo Gabriele dopo l'improvviso ritiro dell'avvocato Carlo Fusco nel corso dell'estate.
La legale di Gabriele ha iniziato la seduta d'avvio del processo ha contestato innanzitutto l'incompetenza del collegio cardinalizio, sostenendo che ad occuparsi della violazione del segreto pontificio dovrebbe essere la Santa Sede (in base al diritto canonico) e non lo Stato della Città del Vaticano (in base ai codici di procedura penale in vigore all'interno delle Mura leonine). Il tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Dalla Torre, ha però rigettato la richiesta sottolineando che il processo è relativo al solo capo di imputazione del furto aggravato di documenti riservati della Santa Sede, e non riguarda, pertanto, il diritto canonico ma quello vaticano.
Cristiana Arru ha poi chiesto la nullità della sentenza di rinvio a giudizio per la genericità delle accuse contenute in merito a corpo del reato e materiale sequestrato. Eccezione anch'essa respinta. Rigettata anche - perché considerata inutile - la richiesta di una perizia dattiloscopica tesa a rilevare le impronte digitali sulla pepita d'oro (o presunta tale) rinvenuta a casa di Paolo Gabriele. Bocciata - in quanto infondata - la contestazione che l'avvocata ha avanzato nei confronti di una telecamera installata sul pianerottolo di casa di Paolo Gabriele.
Il dispositivo, ha argomentato il tribunale, era stato autorizzato dalle competenti autorità l'otto giugno (Paolo Gabriele era stato arrestato il 23 maggio). In una memoria scritta consegnata prima dell'avvio del processo, infine, la legale del maggiordomo chiedeva anche una planimetria dello studio del segretario personale del Papa, mons. Georg Gaenswein, e l'acquisizione nel dibattimento delle testimonianze rese sul caso Vatileaks ad una commissione cardinalizia creata 'ad hoc' dal Papa.
La planimetria è stata negata per motivi di sicurezza, mentre la commissione, ha ricordato il presidente del tribunale, è stata istituita secondo l'ordinamento canonico con l'incarico di riferire esclusivamente al Pontefice, per cui non ha rilevanza per l'ordinamento vaticano. "Me lo aspettavo", ha ammesso l'avvocata ai cronisti che le hanno potuto rivolgere una domanda.

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Prima udienza del processo a Gabriele: servizio di Lucio Brunelli

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Processo in Vaticano: separati i procedimenti a carico di Gabriele e Sciarpelletti (Radio Vaticana)


Processo in Vaticano: separati i procedimenti a carico di Gabriele e Sciarpelletti 

Si separano i processi a carico di Paolo Gabriele, l’ex assistente di camera del Papa, e del tecnico informatico Claudio Sciarpelletti, oggi assente, accusati l’uno di furto aggravato di documenti riservati e l’altro di favoreggiamento. Lo hanno deciso oggi i tre giudici guidati dal presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe dalla Torre, al termine della prima udienza apertasi questa mattina in Vaticano. La prossima comparizione sarà il 2 ottobre con l’interrogatorio di Paolo Gabriele e di altri testi. Respinta l’eccezione pregiudiziale di parte che chiedeva l’acquisizione agli atti delle testimonianze della Commissione Cardinalizia voluta dal Papa. A seguire il dibattimento c’era per la Radio Vaticana, Massimiliano Menichetti: 

Il prossimo 2 ottobre alle ore 9, mezz’ora prima di oggi, sarà solo Paolo Gabriele a essere in aula per processo che lo vede imputato di furto aggravato di documenti riservati. I magistrati vaticani, questa mattina, hanno infatti accolto l’istanza dell’avvocato di Claudio Sciarpelletti, accusato di favoreggiamento, oggi assente per non meglio precisati “improvvisi motivi”, di separate i due procedimenti. L’avvocato Benedetti, ricordato che il suo assistito si è dichiarato innocente, ha evidenziato la distanza tra i due capi d’accusa e lo svolgersi dei fatti, “che a differenza di un primo momento – ha evidenziato – portano, ora, a prendere vie diverse”. Presenti, per due ore e quindici minuti, nella piccola aula delle udienze del tribunale vaticano 9 testi dei 13 convocati (8 per Gabriele e 5 per Sciarpelletti), tra i quali lo stesso Gabriele. Tra gli assenti, giustificati per mortivi di servizio, anche mons. Georg Gänswein, segretario del Papa.

Molte le eccezioni presentate dall’avocato Arru, legale di Paolo Gabriele, respinte dai giudici, dopo circa un'ora e venti di Camera di consiglio. Non sarà possibile acquisire, come richiesto dal legale di parte, le testimonianze della Commissione Cardinalizia voluta da Benedetto XVI. Respinta l’eccezione pregiudiziale sulla incompetenza “Sub secreto pontificio”, fattispecie, precisano i magistrati, non presente nell’ordinamento vaticano. Ribadita la liceità della istallazione di telecamere nei pressi dell’abitazione di Gabriele da parte della Gendarmeria vaticana. Tolti invece dagli atti processuali, sempre su richiesta della Arru, le due conversazioni avute dal capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, con Paolo Gabriele, senza la presenza di un legale quando era in stato di arresto. Esclusa anche la conversazione avuta da Giani con mons. Georg, in relazione alle prove ritrovate a casa di Gabriele. Accolta anche l’istanza che ha chiesto lo stralcio, ovvero la rimozione dagli atti, di un articolo in lingua tedesca sulla vicenda, realizzato, per Die Welt, da Paul Badde.

Rimangono aperte invece le eccezioni sollevate dall’avvocato Arru sull’acquisizione del cosiddetto materiale informatico, ovvero 82 scatole di diverse dimensioni, sequestrate all’ex assistente di camera e quelle relative alle modalità delle perquisizioni: si valuterà durante il procedimento. Respinta poi, per motivi di sicurezza, la richiesta di una perizia planimetrica dell’appartamento di mons. Georg e la perizia per rilevare le impronte digitali sulla presunta pepita d’oro trovata in casa di Gabriele.

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Prima udienza del processo a Gabriele: il commento audio di Ansaldo

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Vatileaks, per il Corvo un processo breve (Galeazzi)

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Respinti dal tribunale vaticano due interrogatori (senza legale) di Gabriele e un articolo di Welt


Vaticano/ Interrogatori Giani e 'Welt' via da prove processo

Articolo di giornale tedesco indicava ex collaboratori Ratzinger

Città del Vaticano, 29 set. (TMNews) 

Un articolo apparso sul quotidiano tedesco 'Die Welt' a firma di Paul Badde - che indicava nel caso Vatileaks il coinvolgimento di tre ex collaboratori di Benedetto XVI - e gli interrogatori svolti dal comandante della gendarmeria vaticana Domenico Giani al maggiordomo del Papa in assenza dei suoi avvocati sono prove che vengono espunte dal dibattimento del processo iniziato oggi a carico di Paolo Gabriele. E' quanto ha stabilito il tribunale guidato da Giuseppe Dalla Torre accogliendo così alcune delle richieste avanzate dalla legale di Gabriele, Cristiana Arru (e contestate dal 'promotore di giustizia' Nicola Picardi).
L'articolo della 'Welt' è stato considerato "non pertinente". Il giornalista tedesco focalizzava la propria attenzione sul ruolo che avrebbero svolto nella vicenda l'ex segretario di Ratzinger Josef Clemens, la sua ex governante Ingrid Stampa e l'ex 'ghostwriter' del Pontefice Paolo Sardi telecamera. Quanto al comandante dei gendarmi Giani, egli ha condotto due interrogatori con Paolo Gabriele nella cella di sicurezza della caserma della gendarmeria senza la presenza degli avvocati. Espunto dalle prove processuali anche il colloquio avuto tra lo stesso Giani e mons. Georg Gaenswein a proposito della riscossione dell'assegno di centomila euro intestato al Papa e rinvenuto a casa di Paolo Gabriele (obolo - è emerso oggi - dell'università cattolica di Sant'Antonio di Mursia, in Spagna, consegnato al Papa durante il suo recente viaggio a Cuba).
Il tribunale vaticano ha invece sospeso il giudizio su altre due richieste dell'avvocata Cristiana Arru. Sarà deciso all'esito del dibattimento, infatti, se utilizzare o meno come materiale probatorio le carte trovate nella casa usata da Paolo Gabriele a Castel Gandolfo (il comandante Giani ha chiesto al proposito a mons. Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato, se fosse materiale probatorio pur essendo stato trovato in zona extra-territoriale e il prelato ha risposto affermativamente) e gli altri oggetti rinvenuti a casa di Paolo Gabriele: l'assegno, una pepita presunta d'oro e una traduzione antica della traduzione dell'Eneide di Annibal Caro. Materiale, quest'ultimo, definito "dolo non eccessivo" anche dal pm Nicola Picardi.

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Vaticano: per Gabriele due interrogatori senza avvocato, giudice li stralcia


Vaticano: per Gabriele interrogatori senza avvocato, giudice li stralcia

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 29 set - Cristiana Arru, l'avvocato dell'ex-maggiordomo di papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, ha chiesto e ottenuto lo stralcio, dal fascicolo del processo Vatileaks che si apre oggi, di due interrogatori condotti dal capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, senza che con Gabriele fosse presente un avvocato. La decisione e' stata presa questa mattina dal presidente del tribunale vaticano, Giuseppe dalla Torre, dopo una camera di consiglio durata un'ora e 20 minuti. (Asca)

Prima udienza del processo contro Gabriele. Il resoconto dell'Ansa

Paolo Gabriele a processo, nuova udienza 2 ottobre

Separati i procedimenti nei confronti dell'ex maggiordomo del Papa e di Claudio Sciarpelletti

CITTA' DEL VATICANO - E' arrivato nell'aula del tribunale vaticano da solo, scortato dai gendarmi ma senza l'accompagnamento di alcun familiare, e con qualche minuto di anticipo sull'orario fissato per l'udienza, le 9.30, Paolo Gabriele, ex maggiordomo del Papa, a giudizio per furto aggravato in seguito all'inchiesta sul trafugamento dei documenti riservati del Papa. Gabriele ha assistito impassibile allo svolgersi della prima udienza durata circa due ore e un quarto.
Completo grigio chiaro, cravatta grigio scuro, camicia bianca, Gabriele nel corso dell'udienza si è mostrato con un'espressione un po' tesa, ma senza esternare sentimenti particolare. Ha ascoltato il dibattimento per la maggior parte del tempo seduto e a braccia conserte. Di tanto in tanto, in particolare durante la sospensione dell'udienza per la camera di consiglio, ha scambiato qualche commento con il suo avvocato, Cristiana Arru, che gli sedeva davanti nella piccola aula del tribunale, che tra testimoni, spettatori, membri della corte, cancellieri e legali ha contenuto circa una trentina di persone.
La prima udienza è durata due ore e quindici minuti. Alla sbarra anche Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreria di stato, imputato per favoreggiamento. Durante l'udienza, che ha preso inizio al suono di una campanella, la corte composta di tre giudici laici, si è riunita in camera di consiglio per circa un'ora e venti per decidere sulle eccezioni della difesa. Gabriele e Sciarpelletti sono imputati a seguito dell'inchiesta sul trafugamento delle carte riservate di Benedetto XVI.
Il Tribunale vaticano, su richiesta dell'avvocato Gianluca Benedetti, difensore di Sciarpelletti, ha deciso che i processi a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento per la vicenda della fuga di documenti del Papa, procederanno separatamente. Martedì 2 ottobre, alle ore 9.00, ci sarà la seconda udienza che, ha detto il presidente Dalla Torre, sarà dedicata all'interrogatorio dello stesso Gabriele e ad altre deposizioni.
Fra i testimoni che verranno sentiti nel processo a carico di Paolo Gabriele c'é anche il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein. La lista dei testimoni finora citati comprende, oltre a Gaenswein, la 'memores' Cristina Cernetti, e i gendarmi Pesce, Alessandrini, Cintia, De Santis, Carli e Bassetti. All'inizio dell'udienza è stato fatto l'appello dei testimoni, che in tutto dovevano essere 13 comprendendo anche i cinque per Claudio Sciarpelletti, la cui posizione però è stata al termine separata da quella di Paolo Gabriele. Otto, quindi i testimoni per Gabriele: due oggi assenti perché a Castel Gandolfo col Papa, Cristiana Cernetti e mons. Georg Gaenswein, e gli altri sei presenti, gli agenti della Gendarmeria Giuseppe Pesce, Costanzo Alessandrini, Luca Cintia, Stefano de Santis, Silvano Carli, Luca Bassetti. Se ci saranno richieste delle parti, altri testimoni potrebbero essere accolti dal Tribunale durante il processo.
Cinque i testimoni previsti invece finora per Sciarpelletti, il cui processo andrà avanti in data da destinarsi: lo stesso Paolo Gabriele, mons. Carlo Maria Polvani della Segreteria di Stato, il vice comandante della Guardia Svizzera William Kloter (questi due oggi assenti, e per la Gendarmeria il capo Domenico Giani e Gianluca Gauzzi Broccoletti.
Oltre che dal presidente del tribunale Dalla Torre, il collegio giudicante è composto dal giudice Paolo Papanti-Pelletier, e dal giudice Venerando Marano. Il promotore di giustizia, corrispondente a un pm italiano, è Nicola Picardi. L' imputato Gabriele, assistito dall'avvocato Cristiana Arru, é presente in aula, mentre Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato Gianluca Benedetti. Paolo Gabriele rischia una pena fino a quattro anni di carcere, un massimo di tre per il furto dei documenti e uno in più per l'aggravante. Sciarpelletti, tecnico informatico dipendente della segreteria di Stato, rischia invece fino a un anno di detenzione.
A fianco di Paolo Gabriele si schiera Gianluigi Nuzzi, autore del volume 'Sua Santita'' sui documenti riservati del Papa. "In bocca al lupo, coraggioso Paoletto, non lasciamolo solo" si legge sul profilo Twitter del giornalista. Gabriele ha ammesso nel corso degli interrogatori dell'inchiesta formale che ha portato al rinvio al giudizio, di essere colui che ha fornito i documenti a Nuzzi per il suo libro.
Il tweet di Nuzzi, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, fa riferimento all'hashtag #Iostoconilmaggiordomo.

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Installata una telecamera fuori dalla casa di Gabriele. Accolta l'eccezione della difesa volta ad escludere dal fascicolo l'articolo di Badde


Vaticano: installata telecamera fuori abitazione Paolo Gabriele

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 29 set - La gendarmeria vaticana ha installato una telecamera sul pianerottolo dell'appartamento di Paolo Gabriele in Vaticano: il dato e' emerso oggi durante la prima udienza del processo per il caso Vatilkeas in Vaticano, in cui l'ex-maggiordomo del papa e' imputato per ''furto aggravato''.
L'installazione della telecamera e' stata autorizzata dal giudice istruttore vaticano, Piero Antonio Bonnet, l'8 giugno, per registrare con immagini i movimenti di entrata e di uscita dalla sua abitazione. L'avvocato di Gabriele, Cristiana Arru, aveva sollevato una obiezione davanti al giudice per chiedere in base a quale ordinanza fosse stata installata la telecamera.
Tra le alte numerose eccezioni presentata da Arru, quella - accolta dai giudici - per escludere dal fasciolo processuale un articolo apparso sul quotidiano tedesco 'Die Welt' a firma di Paul Badde che indicava nel caso Vatileaks il coinvolgimento di tre ex collaboratori di Benedetto XVI, considerato ''non pertinente''. (Asca)

Alcune delle prove raccolte durante l'indagine su Gabriele sono state respinte dal tribunale. L'imputato sarà interrogato il 2 ottobre


Vaticano, tribunale respinge alcune prove su Paolo Gabriele

Città del Vaticano, 29 set. (LaPresse/AP) - Alcune delle prove raccolte durante l'indagine sul maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, al centro dello scandalo sui documenti segreti del Vaticano, sono state respinte dal tribunale. E' quanto ha fatto sapere il Vaticano nel corso del briefing al termine dell'udienza di stamane (LaPresse News)


Vaticano, Gabriele sarà interrogato il 2 ottobre

Città del Vaticano, 29 set. (LaPresse/AP) - La prossima udienza del processo a Paolo Gabriele si terrà in Vaticano martedì 2 ottobre, data nella quale l'ex maggiordomo del Papa sarà interrogato. E' quanto ha fatto sapere il Vaticano nel corso del briefing al termine dell'udienza di stamane. (LaPresse News)

Paolo Gabriele a processo, nuova udienza 2 ottobre

Paolo Gabriele a processo, nuova udienza 2 ottobre

Separati i procedimenti nei confronti dell'ex maggiordomo del Papa e di Claudio Sciarpelletti

CITTA' DEL VATICANO - E' durata due ore e quindici minuti nel tribunale del Vaticano la prima udienza del processo a Paolo Gabriele, ex maggiordomo del Papa imputato per furto aggravato e Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreria di stato, imputato per favoreggiamento. Durante l'udienza, che ha preso inizio al suono di una campanella, la corte composta di tre giudici laici, si è riunita in camera di consiglio per circa un'ora e venti per decidere sulle eccezioni della difesa. Gabriele e Sciarpelletti sono imputati a seguito dell'inchiesta sul trafugamento delle carte riservate di Benedetto XVI.
Il Tribunale vaticano, su richiesta dell'avvocato Gianluca Benedetti, difensore di Sciarpelletti, ha deciso che I processi a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento per la vicenda della fuga di documenti del Papa, procederanno separatamente. Martedì 2 ottobre, alle ore 9.00, ci sarà la seconda udienza che, ha detto il presidente Dalla Torre, sarà dedicata all'interrogatorio dello stesso Gabriele e ad altre deposizioni.
Fra i testimoni che verranno sentiti nel processo a carico di Paolo Gabriele c'é anche il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein. La lista dei testimoni finora citati comprende, oltre a Gaenswein, la 'memores' Cristina Cernetti, e i gendarmi Pesce, Alessandrini, Cintia, De Santis, Carli e Bassetti.
Oltre che dal presidente del tribunale Dalla Torre, il collegio giudicante è composto dal giudice Paolo Papanti-Pelletier, e dal giudice Venerando Marano. Il promotore di giustizia, corrispondente a un pm italiano, è Nicola Picardi. L' imputato Gabriele, assistito dall'avvocato Cristiana Arru, é presente in aula, mentre Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato Gianluca Benedetti. Paolo Gabriele rischia una pena fino a quattro anni di carcere, un massimo di tre per il furto dei documenti e uno in più per l'aggravante. Sciarpelletti, tecnico informatico dipendente della segreteria di Stato, rischia invece fino a un anno di detenzione.

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Vaticano, processo separato per Gabriele. Mons. Georg Gaenswein tra i testimoni (Repubblica)

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Il Tribunale vaticano decide di "stralciare" la posizione di Sciarpelletti

Vaticano: Tribunale, avanti processo a Gabriele stop giudizio su Sciarpelletti

Citta' del Vaticano, 29 set. (Adnkronos) - Il tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha deciso di accogliere la richiesta della difesa del tecnico informatico Claudio Sciarpelletti - l'avvocato Gianluca Benedetti - nell'ambito del processo sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano, di separare il procedimento dello stesso Sciarpelletti da quello di Paolo Gabriele. Il Tribunale ha cosi' stabilito che andra' avanti la prossima settimana a partire dal 2 ottobre il procedimento contro Paolo Gabriele, accusato di furto aggravato mentre quello contro Sciarpelletti e' stato rinviato a data da destinarsi. E' questa la principale decisione emersa dalla prima udienza del processo sul caso vatileaks iniziato stamane in Vaticano. (Adnkronos)

Vatileaks, Sciarpelletti non è presente in aula (Galeazzi)

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Reti sociali e Vangelo. Reso noto oggi il tema della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2013 (Sir)


Su segnalazione di Laura leggiamo:

Reti sociali e Vangelo

Reso noto oggi il tema della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2013

“Una tra le sfide più significative dell’evangelizzazione oggi è quella che emerge dall’ambiente digitale. È su questa sfida che intende richiamare l’attenzione il tema che quest’anno papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell’Anno della fede, per la 47a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali (12 maggio): ‘Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione’”.
Il Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali apre con questa considerazione il comunicato con il quale rende noto oggi il tema della prossima Giornata delle Comunicazioni sociali. “Gli elementi di riflessione - prosegue il Pontificio Consiglio - sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada. Sarà anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale che impone oggi un atteggiamento più definito: non si tratta più di utilizzare internet come un ‘mezzo’ di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale. È necessario tener conto, in particolare, dello sviluppo e della grande popolarità dei social network, che hanno consentito l’accentuazione di uno stile dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione”.
La Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II (‘Inter Mirifica’, 1963), viene celebrata in molti Paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la domenica che precede la Pentecoste (nel 2013, il 12 maggio). Il messaggio del Santo Padre per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

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Dedicata a reti sociali ed evangelizzazione la Giornata mondiale delle comunicazioni (AsiaNews)

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Giornata Comunicazioni Sociali 2013 sulle "Reti Sociali". P. Spadaro: il Papa ci esorta a evangelizzare Internet

Giornata Comunicazioni Sociali 2013 sulle "Reti Sociali". P. Spadaro: il Papa ci esorta a evangelizzare Internet 

“Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. E’ questo il tema, annunciato oggi, scelto da Benedetto XVI per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. “Non si tratta più di utilizzare Internet come un ‘mezzo’ di evangelizzazione – informa un comunicato del dicastero per le Comunicazioni sociali - ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale”. Sul tema del messaggio e le sfide dell’era digitale per la nuova evangelizzazione, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di “Civiltà Cattolica”, padre Antonio Spadaro:   

R. - Certamente nel contesto dell’Anno della Fede, Benedetto XVI, nel tema del messaggio usa delle metafore molto belle, molto pregnanti: quella della porta e quella dello spazio, collegando a queste, la verità, la fede, l’evangelizzazione. E questo è un gesto sorprendente, perché molti ritengono che i social network siano forme di comunicazione, di condivisione, altri invece che siano un pericolo insidioso per le relazioni e anche per l’educazione dei più giovani. Scegliendo questo tema, il Papa ha saltato a piè pari, l’approccio di tipo moralistico andando al sodo, cioè al significato profondo delle reti sociali. È come se il Papa dicesse: “La prima cosa da fare, è capire cosa succede”, cioè di cosa stiamo parlando, cosa sono i social network, individuandoli come un ambiente di relazione, di conoscenza, capace di fornire opportunità, e quindi le immagini della porta e dello spazio, che poi è la figura dell’ambiente antropologico, che si sta creando in rete grazie proprio alle nuove tecnologie. 

D. - Il Papa parlando di nuovi spazi di evangelizzazione, supera anche quel concetto di Internet come semplice e mero strumento, mezzo...

R. - Esattamente. Non si parla più di media in questo senso, cioè di mezzi di comunicazione. Il Papa è interessato al fatto che in un tempo in cui la tecnologia è diventata direi qualcosa di più che l’ambiente, il tessuto connettivo di fatto di molte esperienze umane, quali appunto la relazione, la conoscenza, proprio in questo tempo è necessario chiedersi: “Può la tecnologia della comunicazione, aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella Fede?”. Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, quasi come se la comprensione dell’evangelizzazione fosse un adeguamento del linguaggio della Chiesa: no, qui siamo su un altro livello, e ovviamente non si pensa più alla rete come un mezzo di evangelizzazione, ma come un contesto nel quale l’uomo di oggi vive, e nel quale la Parola del Vangelo deve essere portata.

D. - E ovviamente questa è una sfida che riguarda tutti i cristiani. Qui davvero ognuno nel suo ambito, viene chiamato dal Papa ad evangelizzare, ad assumersi le proprie responsabilità di evangelizzazione…

R. - Assolutamente sì, e -direi- qui viene valorizzato anche un aspetto importante della dinamica evidentemente positiva dei social network, cioè l’emergere delle relazioni, quindi l’accentuazione di uno stile dialogico, interattivo nella comunicazione, e dunque anche nell’evangelizzazione. Certo è che la vita dell’uomo oggi si esprime in questo ambiente, quindi il Papa sembra far crollare, attraverso questo breve titolo, quello del messaggio evidentemente, le pareti del cosiddetto “dualismo digitale”, cioè finché si dirà che bisogna uscire dalle relazioni in rete, per vivere delle relazioni reali, si confermerà una sorta di schizofrenia che la generazione di oggi fa fatica a tollerare. Quindi la sfida che viene posta, è quella di vivere una vita umana al tempo di oggi, in cui la tecnologia svolge un ruolo significativo. Anche l’evangelizzazione deve confrontarsi con questa sfida.

D. - La Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II, con l’Inter Mirifica. Anche qui si vede la lungimiranza, potremmo dire la profezia dei padri conciliari, cinquanta anni dopo…

R. - È assolutamente interessante che questo messaggio, questo tema, giunga proprio nell’anniversario Concilio, perché indica appunto come il Vangelo abbia a che fare con la vita degli uomini, e quindi la Chiesa è lì dove sono gli uomini. La tecnologia non è più un puro strumento, ma a che fare con la vita evangelica e con la vita spirituale. L’appello del Papa è a non sottrarsi a questa sfida, ma con atteggiamento criticamente positivo, vivere la propria vita, vivere bene la vita del Vangelo al tempo della rete.

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TEMA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2013 E COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


TEMA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2013 , 29.09.2012

Viene reso pubblico oggi, Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il tema che il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013:

Italiano

Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

Francese

Réseaux Sociaux: portes de vérité et de foi ; nouveaux espaces pour l’évangélisation

Inglese

Social Networks: portals of truth and faith; new spaces for evangelization

Tedesco

Soziale Netzwerke: Portale der Wahrheit und des Glaubens; neue Räume der Evangelisierung

Spagnolo

Redes Sociales: portales de verdad y de fe; nuevos espacios para la evangelización

Portoghese

Redes Sociais: portais de verdade e de fé; novos espaços de evangelização

Polacco

Portale Społecznościowe: bramy prawdy i wiary; nowe przestrzenie dla ewangelizacji

COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI  

TESTO IN LINGUA ITALIANA

Una tra le sfide più significative dell’evangelizzazione oggi è quella che emerge dall’ambiente digitale. E’ su questa sfida che intende richiamare l’attenzione il tema che quest’anno papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell’Anno della Fede, per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".
Gli elementi di riflessione sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada.
Sarà anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale che impone oggi un atteggiamento più definito: non si tratta più di utilizzare internet come un «mezzo» di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale.
E’ necessario tener conto, in particolare, dello sviluppo e della grande popolarità dei social network, che hanno consentito l’accentuazione di uno stile dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione.
La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II ("Inter Mirifica", 1963), viene celebrata in molti paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (nel 2013, il 12 maggio).
Il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

Bollettino Ufficiale Santa Sede

Vatileaks, processo al via. Gabriele in aula (AdnKronos)

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“Il modo migliore per ricordarsi è quello della preghiera”. Il Papa si congeda da Castel Gandolfo (Gagliarducci)

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Il Papa saluta Castel Gandolfo e invita a pregare per il viaggio a Loreto, il Sinodo e l'Anno della Fede


Il Papa saluta Castel Gandolfo e invita a pregare per il viaggio a Loreto, il Sinodo e l'Anno della Fede 

Castel Gandolfo “gareggia” con la sede romana del Papa in quanto a capacità di accogliere visitatori e fedeli. È il riconoscimento tributato questa mattina alla cittadina dei Castelli Romani da Benedetto XVI, che lunedì prossimo rientrerà in Vaticano per presiedere nei giorni successivi gli eventi pastorali celebrativi fissati in ottobre. Un saluto che si aggiunge a quello reso ieri pomeriggio dal Papa ai dipendenti delle Ville Pontificie. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Mente e cuore sono fissi, e non potrebbe essere altrimenti, a quel concentrato di spirito e grazia che tra pochi giorni prenderà forma e visibilità nei grandi appuntamenti di ottobre: Sinodo, Anno della Fede, anniversario del Vaticano II. Ma non così assorbiti da lasciare sullo sfondo chi in questi mesi ha, in certo modo, custodito la “genesi” di tali eventi nella mente e nel cuore del Papa. Per questo, Benedetto XVI spende parole di gratitudine e “ammirazione” per ciò che, anzitutto la cittadina di Castel Gandolfo ha saputo fare durante la sua permanenza nel Palazzo Apostolico:
“Nel periodo estivo Castel Gandolfo si conferma come una ‘seconda sede’ del Vescovo di Roma, che gareggia con la ‘prima’ nella capacità di accogliere i visitatori e pellegrini venuti a pregare per l’Angelus domenicale o per le udienze generali del mercoledì”. 

Dal vescovo di Albano Laziale ai vari corpi militari e di sicurezza – Guardia Svizzera, Gendarmeria vaticana, Forze dell’ordine italiane – tutti hanno trovato posto nell’ideale abbraccio di Benedetto XVI, che in particolare alle comunità religiose e laicali sparse sul territorio ha affidato il suo desiderio più profondo: continuate a “farmi sentire – ha detto loro – la vostra vicinanza spirituale anche dopo la mia partenza, così come è accaduto in questo periodo della mia permanenza”. Un concetto analogo a quello che Benedetto XVI aveva espresso ieri, nel saluto di congedo ai dipendenti delle Ville Pontificie, ai quali aveva anzitutto evidenziato l’importanza dei suoi prossimi impegni:

“Penso alla mia imminente visita a Loreto, con la quale desidero ricordare il 50° anniversario del pellegrinaggio del Beato Giovanni XXIII, compiuto a quel Santuario mariano per affidare a Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II; penso al Sinodo dei Vescovi, che rifletterà sulla nuova evangelizzazione nell’oggi della Chiesa e del mondo; e infine - nel 50° dell’inizio del Concilio - all’apertura dell’Anno della fede, da me indetto per aiutare ogni uomo a spalancare il proprio cuore e la propria vita a Gesù Signore e alla Parola di salvezza”.

Ringraziando tutti per il “generoso servizio” svolto durante la sua permanenza a Castel Gandolfo – specie “per il tempo sereno e tranquillo” goduto durante l’estate in “un clima di famiglia e di viva cordialità” – Benedetto XVI ha così concluso:

“Affido perciò alla vostra preghiera, cari amici, questi importanti momenti ecclesiali che siamo chiamati a vivere. Il Signore ci assista, perché essi aiutino ciascuno di noi a crescere nella fede, a riscoprire Gesù come la perla preziosa e vero il tesoro della nostra vita. La Vergine Maria, Madre della Chiesa e Madre nostra, che invocheremo fiduciosi nel prossimo mese di ottobre con la recita quotidiana del santo Rosario, vi protegga sempre e vi sostenga nel realizzare tutti i propositi di bene che portate nel cuore”.

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Il Premio Ratzinger a Rémi Brague e Brian E. Daley (Guidi)

Il Premio Ratzinger a Rémi Brague e Brian E. Daley

Ancore fissate al cielo

di Silvia Guidi

Il filosofo e storico del pensiero Rémi Brague e il gesuita Brian Edward Daley sono i vincitori di quello che ormai è stato ribattezzato il Nobel per la teologia, ovvero il premio conferito dalla Fondazione Joseph Ratzinger. L'annuncio è stato dato ufficialmente il 28 settembre nella Sala Stampa della Santa Sede dal cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato scientifico, e da monsignor Giuseppe Antonio Scotti, presidente della Fondazione. Il premio verrà consegnato dal Papa ai due studiosi il prossimo 20 ottobre nella Sala Clementina, alla presenza dei premiati dell'edizione 2011: Manlio Simonetti, Olegario González de Cardedal e Maximilian Heim.
Il criterio fondamentale per l'assegnazione del Premio Ratzinger è la compresenza di rigore scientifico e testimonianza personale «allo scopo -- ha spiegato monsignor Scotti -- di riportare al centro del dibattito culturale Dio come il primo e il più grande “investimento” per l'uomo; siamo solo alla seconda edizione, ma le università interessate sono già quasi triplicate rispetto ai 35 atenei del 2011». E accanto al premio, ha spiegato il presidente della Fondazione, «ci sono anche le borse di studio messe a disposizione per i dottorandi in teologia e i convegni: il prossimo si svolgerà a Rio de Janeiro l'8 e il 9 novembre».
Sia Daley che Brague, ha chiosato il cardinale Ruini, sono «studiosi di lungo corso»: il curriculum del gesuita americano spazia dalla patrologia alla teologia storica, comprendendo anche un'approfondita conoscenza del mondo ortodosso; attualmente, infatti, è segretario esecutivo della Consulta cattolica-ortodossa per il Nord America, oltre a insegnare teologia presso l'università di Notre Dame in Indiana, nella cattedra intitolata a Catherine F. Huisking. Si è occupato in particolare del tema della speranza nella Chiesa primitiva, della dormizione di Maria nelle prime omelie patristiche, dell'opera di Gregorio di Nazianzo e dell'opera di Leonzio Bizantino, ha inoltre tradotto Liturgia Cosmica. L'universo secondo Massimo il Confessore di Hans Urs von Balthasar.
Una profonda e radicale riscoperta della metafisica è invece al centro degli ultimi studi di Rémi Brague che, come ha sottolineato il cardinale Ruini, «unisce alla forza speculativa e alla visione storica una fede cristiana e cattolica profonda ed esplicita, senza complessi». Il titolo dell'ultimo libro del filosofo francese è, a questo proposito, tanto poetico quanto esplicito: Les ancres dans le Ciel: L'infrastructure métaphysique (Paris, Seuil, 2011, pagine 135, euro 16,20).
«L'Occidente sembra oggi odiare se stesso. Perché?»: è la domanda a cui Brague, docente di filosofia araba alla Sorbona e successore di Romano Guardini  alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera, cerca di rispondere nelle sue lezioni e nei suoi libri. «Con un'immagine -- afferma -- potremmo dire che il più carino ed educato degli elefanti potrebbe creare più danni in un negozio di cristallerie rispetto a un topolino cattivissimo; la discriminante è semplicemente la dimensione». E allora l'Occidente odia se stesso «perché è intervenuto così tanto su diverse altre parti del mondo creando inevitabilmente qualche disastro (...) Possiamo batterci il petto per la nostra colpa ma se lo facciamo senza aspettarci un perdono questo può portare solo ed esclusivamente all'odio di sé».
Per questo Brague non teme di definire l'Europa di oggi «uno zombie che non sa di essere morto e continua a respirare e camminare per abitudine»; non c'è sciagura più grande, diceva Teilhard de Chardin, della perdita del gusto di vivere.

(©L'Osservatore Romano 29 settembre 2012)

DISCORSO DEL SANTO PADRE AI DIPENDENTI DELLE VILLE PONTIFICIE

Il Papa ai dipendenti delle Ville Pontificie: "Tutto passa in questo mondo! Ogni cosa che inizia, anche la più positiva e più bella, porta poi con sé, inevitabilmente, la propria conclusione. Così è anche per il tempo sereno e tranquillo che ho trascorso qui con voi, nella bella cornice di Castel Gandolfo, dove, ancora una volta, ho potuto respirare un clima di famiglia e di viva cordialità"

IL PAPA SI CONGEDA DA CASTEL GANDOLFO: IL DISCORSO

Il Papa: "Sono lieto di accogliervi al termine del mio soggiorno estivo a Castel Gandolfo. Esso mi ha consentito di vivere un periodo di studio, preghiera e riposo, durante il quale ho notato con ammirazione la sollecitudine e la premura di tutte le persone impegnate a garantire assistenza ed ospitalità a me, ai miei collaboratori, come anche agli ospiti e ai pellegrini qui giunti per incontrare il Successore di Pietro"

Il maggiordomo del Papa, i mass media e la massoneria (Iacopo Scaramuzzi)

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La trasparenza e' perfetta quando ad occuparsi di tutto, fino all'ultimo dettaglio, e' il Papa in persona.
In questo caso non e' possibile sia perche' e' il Santo Padre la vittima del reato sia perche' egli non puo' occuparsi anche dei processi penali.
E' ormai consolidato che Benedetto XVI ha impresso una svolta epocale nell'ambito della trasparenza a tutti i livelli. Non mi pare giusto continuare a pretendere di piu' quando per anni si e' taciuto. Non mi riferisco a Scaramuzzi in particolare ma ai media in generale.

Padre Lombardi: il Papa a Loreto, primo passo del nuovo cammino della Chiesa

P. Lombardi: il Papa a Loreto, primo passo del nuovo cammino della Chiesa 


Con l’inizio dell’Anno della Fede e l’apertura dell’assise sinodale sulla nuova evangelizzazione, sullo sfondo del 50.mo del Concilio, la settimana prossima sarà dunque per la Chiesa una lunga vigilia di preparazione ai questi grandi appuntamenti. Ma sarà soprattutto una vigilia mariana, perché alla Vergine di Loreto Benedetto XVI si appresta ad affidare l’importanza di questo periodo. Il nostro direttore, padre Federico Lombardi, lo sottolinea nel suo editoriale per “Octava dies”, il settimanale d’informazione del Centro Televisivo Vaticano: 

Benedetto XVI va a Loreto il prossimo 4 ottobre, nel 50.mo anniversario del famoso pellegrinaggio di Giovanni XXIII una settimana prima della solenne apertura del Concilio Vaticano II. L’idea è di raccomandare alla Madre di Dio le grandi intenzioni di preghiera della Chiesa in questo tempo, in particolare l’imminente Anno della Fede e il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione. Non è la prima volta che Papa Benedetto va pellegrino a Loreto. Da cardinale vi è stato almeno sette volte, e già una da Papa. Quella che nella devozione del popolo cristiano è l’umile casa di Maria e della Sacra Famiglia, fonte di memoria viva dell’Annunciazione e del mistero dell’Incarnazione, è luogo spiritualmente e simbolicamente quanto mai adatto per prepararsi a vivere un tempo forte di rinnovamento nella missione di annunciare il Vangelo al mondo di oggi.

Il Concilio Vaticano II, aperto e chiuso nelle due festività mariane della Maternità divina e dell’Immacolata Concezione, dedica il capitolo conclusivo del grande documento sulla Chiesa - la Lumen Gentium - proprio a Maria “segno di certa speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino”. La Chiesa, il popolo di Dio in cammino, è mariana. Mettendoci dunque in cammino, come Giovanni XXIII, con Papa Benedetto, per rivivere in umiltà il mistero e la gioia dell’Annunciazione e dell’Incarnazione del Figlio di Dio, potremo vivere un mese sinodale e un Anno di grazia, accompagnati e incoraggiati dalla Madre di Gesù e nostra.

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