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Mi piacciono i riferimenti alla trasparenza, al diritto positivo ed alla corte...
lunedì 1 ottobre 2012
Ecco nomi e cognomi della fronda anti Ratzinger. Un articolo del febbraio 2009
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Mi pare un articolo quanto mai interessante...
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Il Papa cita Sant'Agostino: «Come nella Cattolica - cioè nella Chiesa - si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico»
BENEDETTO XVI ESORTA AL BENE COMUNE NEL SEGNO DELL'EQUITÀ
Il Papa censura i soprusi dei ricchi disonesti
Il Papa, nel suo Angelus a Castelgandolfo - l'ultimo pronunciato nella residenza estiva - ha saputo dare uno spaccato del difficile periodo storico, con una serie di punteggiature, profonde quanto la gravità dei problemi da affontare.
Non esiste una ricetta, ma il solco dell'insegnamento del pontefice-teologo è apparso ieri nitido, pieno di indicazioni per un viaggio spirituale praticabile sul terreno reale delle realizzazioni. Subito concetti da metabolizzare rapidamente: no alle divisioni, sì alla «fantasia» di Dio che si manifesta nella Chiesa. No ai «ricchi disonesti» e alle loro «ricchezze accumulate a forza di soprusi». Con un ammonimento a rifuggire invidie e «gelosie» nella Chiesa e scorgere anche il bene che è fuori di essa, e con un'esortazione a usare le ricchezze per il bene comune, «con equità e moralità, a tutti i livelli».
Ma Papa Ratzinger non ha tralasciato il resto del mondo, ricordando la situazione della Repubblica democratica del Congo, «oggetto in questi giorni di attenzione anche da parte di una riunione ad alto livello presso le Nazioni Unite».
Quindi, ha citato i profughi, donne e bambini in «sofferenza» chiedendo «vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti». Oggi il ritorno in Vaticano del Pontefice coincide con l'inizio del processo contro il suo maggiordomo infedele, Paolo Gabriele, accusato di aver sottratto documenti e beni direttamente dalla scrivania papale e dallo studio pontificio. Inoltre, in Italia la politica è sottosopra - e i cittadini sconfortati - per l'ennesimo scandalo emerso nella Regione Lazio, con sospetti di uso di danaro pubblico a vantaggio personale.
Quella di ieri, come accennavamo all'inizio, è stata dunque una riflessione di grande attualità, di stremna aderenza ai fatti che - obtorto collo - stanno strangolando la gioia di vivere per lasciare spazio all'ansia. Benedetto XVI è partito come sempre dai brani della liturgia del giorno, citando un testo di San Marco nel quale i discepoli protestano con Gesù perché un tale, che non era tra i suoi seguaci, aveva scacciato i demoni in nome del Messia. Cristo insegna, ha detto il Papa, che «Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi», e ha citato sant'Agostino: «Come nella Cattolica - cioè nella Chiesa - si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico». «Perciò, - ha commentato Papa Ratzinger - i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché‚ lo faccia con intenzione retta e con rispetto. Anche all'interno della Chiesa stessa, - ha aggiunto subito dopo - può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali. Invece dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l'infinita "fantasia" con la quale opera nella Chiesa e nel mondo».
Poi, il Pontefice ha ricordato come nella liturgia di ieri «risuoni anche l'invettiva dell'apostolo Giacomo contri i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi». «Le parole dell'apostolo Giacomo - ha proseguito - mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli». In conclusione, una preghiera: «Per intercessione di Maria Santissima, preghiamo affinché sappiamo gioire per ogni gesto e iniziativa di bene, senza invidie e gelosie, e usare saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni». Insomma, la ricchezza non può declinarsi come sopruso ma va coniugata con la solidarietà, bene comune, equità e moralità, a tutti i livelli. Così è appartsa completa la riflessione del Papa: mentre in Italia si dibatte sui costi della politica e si affronta l'ennesimo scandalo da uso di danaro pubblico per vantaggi privati, Ratzinger, a partire dai brani della Bibbia della liturgia di ieri, ha rilanciato alcuni capisaldi del suo magistero sociale.
© Copyright Il Tempo, 1° ottobre 2012 consultabile online anche qui.
Con infinita fantasia. L'opera di Dio nella Chiesa e nel mondo. Appello per il Congo (Sir)
Con infinita fantasia
L'opera di Dio nella Chiesa e nel mondo. Appello per il Congo
“Dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita ‘fantasia’ con cui opera nella Chiesa e nel mondo”. Lo ha detto stamattina Benedetto XVI, prima di guidare la recita dell’Angelus, da Castel Gandolfo. Un invito anche a usare i beni materiali “nella prospettiva della solidarietà e del bene comune”. Dopo l’Angelus l’appello a favore della “popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo”. Nel frattempo è giunta la notizia di un attentato a una chiesa in Kenya che, per quanto al momento risulta, ha provocato la morte di un bambino.
Mai gelosie. “Il Vangelo di questa domenica – ha sottolineato il Papa - presenta uno di quegli episodi della vita di Cristo che, pur essendo colti, per così dire, en passant, contengono un profondo significato. Si tratta del fatto che un tale, che non era dei seguaci di Gesù, aveva scacciato dei demoni nel suo nome. L’apostolo Giovanni, giovane e zelante com’era, vorrebbe impedirglielo, ma Gesù non lo permette, anzi, prende spunto da quella occasione per insegnare ai suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d’acqua ad un missionario”. Ha ricordato, quindi, quanto scrive a questo proposito Sant’Agostino: “Come nella Cattolica – cioè nella Chiesa – si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico”. Perciò, ha osservato il Pontefice, “i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto”. Anche all’interno della Chiesa stessa, “può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali”. Invece “dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita ‘fantasia’ con cui opera nella Chiesa e nel mondo”.
Usare con saggezza i beni terreni. Richiamando “l’invettiva dell’apostolo Giacomo contri i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi”, il Santo Padre ha ripreso le parole di Cesario di Arles “La ricchezza non può fare del male a un uomo buono, perché la dona con misericordia, così come non può aiutare un uomo cattivo, finché la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione”. “Le parole dell’apostolo Giacomo – ha precisato -, mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli”. Di qui la preghiera, “per intercessione di Maria Santissima”, “affinché sappiamo gioire per ogni gesto e iniziativa di bene, senza invidie e gelosie, e usare saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni”.
Preoccupazione per la Repubblica Democratica del Congo. “Seguo con affetto e preoccupazione le vicende della popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo, oggetto, in questi giorni, di attenzione anche da parte di una Riunione di alto livello, presso le Nazioni Unite”, ha sostenuto dopo l’Angelus Benedetto XVI. “Sono particolarmente vicino – ha chiarito - ai profughi, alle donne e ai bambini, che a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi. Invoco Dio, perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti e affinché torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione così provata, come pure nell’intera Regione”. Proprio in queste ore un bambino è rimasto ucciso e diversi altri sono stati feriti nell’esplosione di una bomba a mano nella chiesa di St. Polycarp’s ACK a Eastleigh, Nairobi, in Kenya.
Saluti plurilingue. Nei saluti in varie lingue, in francese ha dichiarato: “In questo periodo dell’anno accademico, incoraggio gli insegnanti e gli educatori nella loro alta missione al servizio dei giovani. Donate agli studenti il desiderio di apprendere per avere un lavoro e prendere il loro posto nella società. L'università può essere un luogo dove già si vive la fraternità. Un luogo in cui Dio non può essere assente. Invito gli adulti a educare in tutte le circostanze i più giovani alla reciproca stima, all’attenzione per l’altro e alla ricerca di Dio. Che Gesù sia la nostra guida nel cammino dell’amore per il prossimo e la preghiera!”. Nei saluti ai polacchi ha evidenziato che “oggi la liturgia della Chiesa ci ricorda che tutti abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo, che ci rende capaci di compiere il bene ed evitare il male, e unisce coloro che con un cuore sincero vogliono eseguire la volontà di Dio. La sua luce ci aiuti nel conoscere i disegni divini, e la sua potenza ci sostenga nella loro realizzazione”. Nei saluti in italiano, si è rivolto innanzitutto ai “membri del rinnovato Consiglio pastorale della parrocchia di Castel Gandolfo”. “Come sapete – ha affermato -, domani rientrerò in Vaticano; con affetto vi dico ‘arrivederci’ e vi prego di portare il mio saluto all’intera comunità”. Saluti anche al Gruppo Scout di Bisuschio e il Lions Club di Castellabate Cilento Antico. “Vorrei rivolgere anche il mio augurio – ha concluso alla nuova missione ‘Gesù al centro’, della diocesi di Roma, che in questa settimana si svolgerà nel territorio di Ostia. Prego per questo momento forte di testimonianza e di annuncio”.
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Prima udienza del processo a Gabriele: il resoconto di Marco Ansaldo
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Il processo a Gabriele nel commento di Franca Giansoldati
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Sono profondamente convinta che il processo al tecnico informatico sara' molto piu' "interessante" di quello a Gabriele.
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domenica 30 settembre 2012
Loreto, la seconda volta del Papa (Carla Falconi)
Loreto, la seconda volta del Papa
Carla Falconi
Benedetto XVI torna nella città mariana ripercorrendo le orme di Giovanni XXIII
Cinquantanni dopo il pellegrinaggio di papa Giovanni XXIII, Benedetto XVI tornerà nella città mariana di Loreto.
La visita, annunciata ufficialmente lo scorso giugno dall’arcivescovo delegato pontificio di Loreto, monsignor Giovanni Tonucci, avverrà il prossimo 4 ottobre. Per il Pontefice si tratta del ritorno in un luogo che ha già visitato nel settembre del 2007, questa volta però il suo viaggio ha un valore simbolico più forte perché questa visita vuole ricordare quella compiuta il 4 ottobre del 1962 da Angelo Giuseppe Roncalli, il “Papa buono”, o forse, più semplicemente, il primo Pontefice ad entrare nelle case degli italiani attraverso la televisione. Con tutta la sua serena umanità.
Giovanni XXIII fu protagonista allora di un viaggio dal significato memorabile: in treno da Roma a Loreto, con migliaia di fedeli in attesa in tutte le stazioni ferroviarie e nei due santuari meta del tragitto. Ad Assisi, persino i frati per vederlo salirono sui tetti di fronte alla Basilica di San Francesco. E una volta arrivato nella città marchigiana il vescovo di Roma affidò alla benedizione della Madonna di Loreto il Concilio Vaticano II che si sarebbe aperto di lì a poco e che avrebbe modificato il corso e la storia della Chiesa cristiana.
Per la prima volta dall’Unità d’Italia, un Papa varcava i confini del Lazio ripercorrendo proprio quei territori che anticamente erano appartenuti allo Stato pontificio. Quel tragitto fu breve ma nell’immaginario cristiano ripristinò l’antica figura del Pontefice pellegrino, esempio che poi è stato seguito anche dai suoi successori. In particolar modo da Giovanni Paolo II.
Il mesaggio della visita del quattro ottobre, allora, è quanto mai chiaro e quello che si vuole ricordare o commemorare, infatti, non è solo la visita di Giovanni XXIII ma anche l’apertura del Concilio Vaticano II a cinquanta anni di distanza, per rinnovare o riflettere su tutti gli impegni presi dalla Chiesa. Non a caso, pochi giorni dopo questo evento, esattamente il 7 ottobre, si aprirà il Sinodo dei vescovi che sarà dedicato proprio ai temi all’evangelizzazione.
Benedetto XVI arriverà in elicottero al Centro Giovanni Paolo II di Montorso, verso le dieci del mattino, e raggiungerà Loreto in auto. Alle undici celebrerà la messa, che sarà trasmessa in diretta Tv, sul sagrato della Basilica della Santa Casa, insieme al segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, a monsignor Salvatore Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, e a monsignor Nikola Eterovi, segretario generale del Sinodo dei vescovi.
Poi, il fitto programma della giornata loretana prevede il ritorno al Centro Giovanni Paolo II per il pranzo e l’incontro con i religiosi. La partenza per Roma avverrà intorno alle cinque del pomeriggio dopo che l’amministrazione del comune marchigiano avrà offerto in dono a Sua Santità “La corona della luce”, ossia la corona dei misteri della luce istituiti da Karol Wojtyla. Si tratta di un rosario di oro giallo, ambra ed ebano che simboleggia il legame tra uomo e Dio, l’umano e il divino. All’inizio di ogni decina ci sono dei tondi di ebano che rappresentano l’icona del mistero che viene meditato: battesimo di Gesù, nozze di Cana, Annuncio del Regno, Trasfigurazione e istituzione dell’Eucaristia.
«La scelta di regalare al Santo Padre proprio questo oggetto - ha spiegato il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti - è scaturita dalla volontà di fare un dono capace di racchiudere in sé sia il valore devozionale che la tipicità produttiva di una zona come la nostra dove la produzione di oggetti sacri è profondamente radicata e sviluppata. Un oggetto che sarà sicuramente apprezzato e che racconta la storia della nostra città e della realtà in cui viviamo, una realtà dove l’aspetto sacro e spirituale ha coinvolto e coinvolge da sempre ogni sfera della vita e delle attività dei suoi abitanti».
Questo però non è l’unico omaggio della città mariana al Pontefice. Presso il Palazzo Apostolico di Loreto, infatti, è stata allestista una mostra dedicata a “Giovanni XXIII pellegrino a Loreto e Assisi”. La rassegna, che resterà aperta fino al 27 gennaio del 2013 nelle Cantine del Bramante, documenta tutti i momenti salienti del viaggio-pellegrinaggio papale del 1962 attraverso l’esposizione di oggetti liturgici, foto, resoconti giornalistici, testimonianze e la proiezione di filmati storici.
Saranno esposti centinaia di documenti e di oggetti come, ad esempio, la Mercedes Benz 300d che condusse il Papa dalla stazione ferroviaria di Loreto al Santuario, il Triregno con cui fu incoronato Giovanni XXIII e il faldistorio in legno dorato del XVIII secolo. Fra gli oggetti personali di papa Roncalli: la corona del rosario, i suoi guanti bianchi ed i calzari, l’anello in oro con smeraldo e brillanti, la mitria, il razionale, la croce pettorale donata a Sua Santità dall’allora sindaco di Loreto e il cappello papale con cui si recò in viaggio. Fra gli oggetti sacri e d’arte, invece, le gestatorie di Pio IX e di Pio VII, il paravento giapponese, omaggio del primo ministro del Giappone. Molto ampia è anche la sezione in cui sono allestiti gli Atti della Visita Apostolica di S. Carlo Borromeo a Bergamo (1575) a cura di Angelo Giuseppe Roncalli, le Lettere di Giovanni XXIII (1958-1963) a cura di monisgnor Loris Francesco Capovilla, il regesto dei documenti di Loreto, corrispondenza fra la Santa Casa e la Santa Sede.
© Copyright La Discussione, 30 settembre 2012 consultabile online anche qui.
Joseph Ratzinger ha deciso di affrontare gli scandali che stanno investendo la Chiesa cattolica in questi anni con spirito di trasparenza (Scaramuzzi)
Vaticano, una lezione di trasparenza
di Iacopo Scaramuzzi
Tra slanci di trasparenza e impulsi alla segretezza l’opinione pubblica e i mass media di tutto il mondo possono curiosare in uno dei luoghi più segreti del mondo, l’appartamento personale del romano pontefice, vicario di Cristo in terra e sovrano assoluto di uno Stato plurisecolare.
Paolo Gabriele assisteva Benedetto XVI come un’ombra, ne conosceva i segreti, ne ha tradito la fiducia. Pensava di aiutarlo - o almeno così ha detto - denunciando al mondo la corruzione che aveva visto in Vaticano, ma ha provocato uno dei più gravi scandali degli ultimi anni per lo Stato pontificio.
Ora la Santa Sede è combattuta. Il Papa proclama il messaggio evangelico ‘urbi et orbi’, ma i sacri palazzi non sono abituati a esporre in pubblico i propri conflitti interni. Questa volta è diverso.
Personalità schiva e integerrima, profondamente tedesco, Joseph Ratzinger ha deciso di affrontare gli scandali che stanno investendo la Chiesa cattolica in questi anni con spirito di trasparenza. Dalla pedofilia allo Ior, dalla controversia con i lefebvriani ai rapporti con ebrei e musulmani, ha preferito il linguaggio franco alle astuzie della diplomazia. A costo di qualche polemica con il mondo esterno e di qualche malumore nella Curia romana.
E ora, con il suo ex maggiordomo, Benedetto XVI ha voluto che gli inquirenti vaticani indagassero e che il processo venisse celebrato. Anche a costo di scandalizzare qualcuno che, in Vaticano, avrebbe preferito un profilo più basso. E che adesso spera che, chiudendo velocemente il processo, si concluda anche la vicenda Vatileaks.
A parte la storia personale di Paolo Gabriele la fuga di documenti riservati ha fatto emergere divisioni e veleni, scontri tra vecchia guardia wojtyliana e nuove leve ratzingeriane, un governo a tratti malaccorto della segreteria di Stato e una fronda impietosa.
Difficile voltare pagina come se il maggiordomo del Papa avesse agito da solo e come se gli ultimi mesi non avessero mostrato un ingranaggio inceppato. Tanto più difficile se il Papa è Joseph Ratzinger.
© Copyright Il Resto del Carlino, 30 settembre 2012 consultabile online anche qui.
Chiamato a deporre Carlo Maria Polvani, il nipote del nunzio Viganò all'origine di Vatileaks (Calabrò)
Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:
Tutto partì dal trasferimento di Viganò negli Stati Uniti
Chiamato a deporre il nipote del nunzio all'origine di Vatileaks
Maria Antonietta Calabrò
Il processo all'informatico Claudio Sciarpelletti è stato stralciato ma la lista dei testimoni che saranno ascoltati nel suo caso con i nomi in chiaro è stata già fornita.
Tra essi spicca il nome di monsignor Carlo Maria Polvani, responsabile del Centro documentazione della Segreteria di Stato, incaricato di tenere i contatti tra la Segreteria di Stato e i media vaticani, Osservatore Romano e Radio Vaticana e CTV, il capo dell'ufficio di Sciarpelletti (e che sarà sentito proprio per questo durante il dibattimento).
Un incarico non di primissimo piano nella nomenclatura vaticana, sicuramente sconosciuto all'opinione pubblica, ma strategico.
Un nome che tuttavia negli anni scorsi è venuto alla ribalta in quanto nipote dell'attuale nunzio apostolico negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, l'ex numero due del Governatorato della Città del Vaticano, il cui trasferimento a Washington ha dato fuoco alle polveri dello scandalo di Vatileaks, all'inizio di quest'anno.
Zio e nipote sono saliti agli onori della cronaca all'inizio del 2009, quando un attacco micidiale contro monsignor Viganò era arrivato dalla Francia. Il serissimo e documentatissimo quindicinale cattolico «L'Homme Nouveau» aveva ospitato un'inchiesta in due puntate dell'abbé Claude Barthe, nella quale questo sacerdote conosciuto e stimato da Benedetto XVI aveva inserito Viganò e suo nipote, monsignor Polvani appunto, nella lista di presunti «frondisti» di Curia accusati di remare contro il Papa e il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.
«Y a-t-il une opposition romaine au Pape?».
Questo era il titolo — retorico nell'uso del punto interrogativo — del periodico, la cui casa editrice distribuisce Oltralpe l'edizione francese de L'Osservatore Romano.
Secondo l'articolo sarebbe esistita «une couronne sacrée», «una specie di segreteria di Stato interna alla segreteria di Stato» che avrebbe agito «con vedute divergenti dal Papa e dal segretario di Stato Tarcisio Bertone». Ne avrebbero fatto parte tra gli altri — secondo Barthe — Viganò, che a quel tempo era ancora in Segreteria di Stato, dove occupava la casella importantissima di «Capo del personale» e suo nipote Polvani, accusato da Barthe di essere anche un «ammiratore rétro di Che Guevara». Di lì a qualche mese, nel luglio del 2009, tuttavia, Viganò venne promosso a segretario (cioè numero due) del Governatorato, l'organismo che amministra lo Stato della Città del Vaticano.
Nel 2010 una nuova campagna, a base di e-mail inviate a cardinali e a nunzi pontifici era tuttavia tornata a bersagliare Viganò con l'accusa di favorire la carriera del nipote.
Il 5 febbraio dell'anno scorso (2011) infine era uscito un articolo in cui, senza che se ne facesse il nome, Viganò era accusato di volersi intromettere in delicate questioni attinenti alla sicurezza, occupandosi di sistemi di sorveglianza ed intelligence. A maggio, dopo l'arresto di Gabriele, nel cassetto di Sciarpelletti in segreteria di Stato è stata trovata una busta con il contenuto di un capitolo del libro «Sua Santità», molto polemico nei confronti del capo della Gendarmeria, Domenico Giani, soprannominato «Napoleone in Vaticano». Una risposta a quelle vecchie accuse? Alla fine, Viganò ha dovuto lasciare il Governatorato, sia pure per il prestigiosissimo incarico di Nunzio negli Usa. Due sue lettere scritte (4 aprile e 7 luglio 2011) direttamente al Papa per protestare (scavalcando il cardinal Bertone), furono mostrate in tv nella trasmissione Gli Intoccabili, il 25 gennaio 2012. Era l'inizio di Vatileaks, e delle indagini che hanno portato all'arresto dell'ex maggiordomo del Pontefice.
© Copyright Corriere della sera, 30 settembre 2012
Paolo Gabriele resta l’unico imputato in un processo-lampo. Restano sullo sfondo ma fuori dall’aula nomi pesanti, scenari da intrigo internazionale, lotte di potere in Curia (Galeazzi)
Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:
Retroscena
La solitudine del maggiordomo tra intrighi e lotte di potere
Esclusi dal procedimento tutti i comprimari
GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
In aula Paolo Gabriele ieri nella piccola aula del Tribunale di piazza Santa Marta Il «corvo» si è presentato sorridente nonostante rischi una condanna di sei anni
Per chi si definisce un «infiltrato dello Spirito Santo» e si attribuisce la missione di proteggere il Papa, in fondo è una vittoria. Nessuno gli farà più ombra. Paolo Gabriele resta l’unico imputato in un processo-lampo. Restano sullo sfondo ma fuori dall’aula nomi pesanti, scenari da intrigo internazionale, lotte di potere in Curia. Del resto «Paoletto» ha già confessato.
Ha agito da solo, ha detto nel corso dell’istruttoria, per creare uno choc salutare, per «aiutare il Papa», che vedeva circondato da «male e corruzione». Ora l’unico protagonista sarà lui: rischia una condanna fino a sei anni. Stralciato Claudio Sciarpelletti, l’informatico che sarà processato «a data da destinarsi», nell’aula vaticana il quadro invece di allargarsi si focalizza sempre più sulle responsabilità di «Paoletto»: i giudici hanno persino deciso di escludere dagli atti del processo l’articolo di «Die Welt» che ipotizzava il coinvolgimento in Vatileaks del cardinale Paolo Sardi, ex responsabile della stesura dei testi papali, del vescovo Joseph Clemens, ex segretario del cardinale Ratzinger, e di Ingrid Stampa, storica collaboratrice del Pontefice tedesco. La decisione è stata presa su richiesta dell’avvocato del maggiordomo infedele, Cristiana Arrù. L’articolo era stato redatto dal vaticanista Paul Badde, considerato vicino al segretario del Papa, monsignor Georg Gaenswein, che sarà invece chiamato a deporre.
Resta fuori dall’aula giudiziaria anche Gianluigi Nuzzi (che su Twitter esorta a «non lasciare solo» l’ex maggiordomo) il giornalista al quale Gabriele ha consegnato le copie dei documenti riservati da lui sottratti dall’appartamento insieme ai valori: almeno un assegno di 100 mila euro (donato al Papa dal rettore di un’università cattolica spagnola), una pepita d’oro e una cinquecentina (una copia dell’Eneide di Annibal Caro, che vale alcune migliaia di euro).
L’eventuale reato di ricettazione che potrebbe essere addebitato a Nuzzi sarebbe stato compiuto all’estero (cioè in Italia) e i giudici vaticani non sono competenti né le parti hanno pensato di convocarlo in qualità di testimone, accettando quindi passivamente l’improbabile versione fornita dall’imputato che ha dichiarato di averlo contattato attraverso il centralino della sua redazione a «La7». E non saranno nemmeno acquisiti i verbali delle audizioni della commissione d’inchiesta cardinalizia voluta dal Papa, il cui lavoro ha approfondito anche i rapporti di Paolo Gabriele con il mondo dei media, in particolare con alcuni giornalisti con i quali il maggiordomo del Pontefice era assiduamente in contatto, vicini anche alla sua famiglia. Il risvolto mediatico di Vatileaks sembra dunque destinato a restare fuori dal processo, sebbene il caso sia nato in questo ambito. Alla fine gli unici giornalisti che resteranno agli annali della Giustizia Vaticana saranno così i vaticanisti sorteggiati per assistere ad ogni udienza. Inoltre, con lo stralcio della posizione dell’informatico della Segreteria di Stato accusato di favoreggiamento, non deporrà nel processo a Gabriele nemmeno Carlo Maria Polvani, nipote del nunzio a Washington in rotta di collisione con il segretario di Stato Bertone .
Non verranno acquisiti neppure i verbali delle testimonianze raccolte dalla commissione cardinalizia (Herranz, De Giorgi, Tomko)incaricata da Benedetto XVI di indagare sulla fuga di documenti. «E’ una scelta “politica”, ispirata ma non dettata dal codice di diritto canonico», ammettono in Curia. La commissione è stata istituita secondo l’ordinamento canonico con l’incarico di riferire al Pontefice, per cui non ha rilevanza per l’ordinamento vaticano. «Abbiamo a disposizione quattro udienze e potrebbero bastare», spiegano i giudici. La difesa di Gabriele chiedeva una planimetria dello studio di don Georg. Negata anch’essa per motivi di sicurezza.
© Copyright La Stampa, 30 settembre 2012
Il Papa: basta gelosie nella Chiesa, impariamo a stimarci a vicenda. No a bramosia dei beni materiali, serve moralità a tutti i livelli (Izzo)
PAPA: BASTA GELOSIE NELLA CHIESA, IMPARIAMO A STIMARCI A VICENDA
Salvatore Izzo
(AGI) - Castel Gandolfo, 30 set.
"I membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunita' opera il bene nel nome di Cristo, purche; lo faccia con intenzione retta e con rispetto".
Lo raccomanda Benedetto XVI nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus, commentando l'episodio evangelico dei discepoli che si lamentano perche' altri scacciano i demoni a nome di Gesu'.
"Anche all'interno della Chiesa stessa, puo' capitare, a volte - osserva il Papa - che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle
varie realta' ecclesiali".
"Invece - esorta il Pontefice - dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a
vicenda, lodando il Signore per l'infinita 'fantasia' con cui opera nella Chiesa e nel mondo".
"Cari amici - e' infine la conclusione di Joseph Ratzinger, in occasione dell'ultimo Angelus di quest'anno da Castel Gandolfo - per intercessione di Maria Santissima, preghiamo affinche' sappiamo gioire per
ogni gesto e iniziativa di bene, senza invidie e gelosie".
© Copyright (AGI)
PAPA: NO A BRAMOSIA BENI MATERIALI, SERVE MORALITA' A TUTTI I LIVELLI
Salvatore Izzo
(AGI) - Castel Gandolfo, 30 set.
Benedetto XVI ha fatto sua oggi "l'invettiva dell'apostolo Giacomo contri i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi", che risuona anche nella liturgia odierna.
Ed ha sottolineato che "le parole dell'apostolo Giacomo, mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarieta' e del bene comune, operando sempre con equita' e moralita', a tutti i livelli".
Il Pontefice invita dunque a riscoprire la dimensione spirituale per imparare anche a "usare saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni".
"Oggi - riassume infine parlando ai polacchi presenti nei 4mila che gremivano, per l'ultima domenica quest'anno, il cortile della residenza estiva - la liturgia della Chiesa ci ricorda che tutti abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo, che ci rende capaci di compiere il bene ed evitare il male, e unisce coloro che con un cuore sincero vogliono eseguire la volonta' di Dio: la sua luce ci aiuti nel conoscere i disegni divini, e la sua potenza ci sostenga nella loro realizzazione".
© Copyright (AGI)
Il Papa: dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l'infinita 'fantasia' con cui opera nella Chiesa e nel mondo
Papa: No gelosie nella Chiesa, stimiamoci, lodiamo fantasia di Dio
Citta del Vaticano (Vaticano), 30 set. (LaPresse)
"I membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto".
Lo ha affermato il Papa Benedetto XVI all'Angelus, aggiungendo che "anche all'interno della Chiesa stessa, può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali". "Invece - ha detto il Pontefice - dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l'infinita 'fantasia' con cui opera nella Chiesa e nel mondo".
Le parole del Pontefice partono da un brano del Vangelo di Marco in cui i discepoli protestano con Gesù perché un tale, che non era tra i suoi seguaci, aveva scacciato i demoni in nome di Gesù. "L'apostolo Giovanni, giovane e zelante- ha spiegato il papa Benedetto XVI - vorrebbe impedirglielo, ma Gesù non lo permette, anzi, prende spunto da quella occasione per insegnare ai suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d'acqua ad un missionario.Il Papa poi ha ricordato: "Scrive a questo proposito Sant'Agostino: 'Come nella Cattolica - cioè nella Chiesa - si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico'".
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Il Papa: gioite del bene senza invidie e gelosie (Angela Ambrogetti)
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Il Papa: Anche fuori della Chiesa cattolica può esservi qualcosa di cattolico (AsiaNews)
Su segnalazione di Laura leggiamo:
Papa: Anche fuori della Chiesa cattolica può esservi qualcosa di cattolico
I cristiani non devono essere gelosi per quanto si fa di bene fuori della Chiesa cattolica. E all'interno, occorre apprezzare e stimare le cose compiute dalle diverse realtà ecclesiali. Usare le ricchezze "nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli". Appello per i profughi della Repubblica democratica del Congo. Domani il papa ritorna in Vaticano.
Castel Gandolfo (AsiaNews)
"Gesù - continua il papa - prende spunto da quella occasione per insegnare ai suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d'acqua ad un missionario (v. 41)".
Benedetto XVI ha riportato l'insegnamento "ecumenico" di Gesù al nostro tempo:" i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto". Allo stesso tempo, egli ha insistito che spesso gelosie e voglia di bloccare l'azione di qualcuno esistono anche all'interno della Chiesa: "Anche all'interno della Chiesa stessa - ha aggiunto - può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali. Invece dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l'infinita 'fantasia' con cui opera nella Chiesa e nel mondo".
Il papa ha poi commentato anche la seconda lettura della messa di oggi, tratta dalla lettera di san Giacomo, che riguarda "l'invettiva... contro i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi" (cfr Gc 5,1-6).
"Le parole dell'apostolo Giacomo - ha sottolineato il pontefice - mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli".
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha rivolto un appello per la situazione del Congo- Kinshasa, Paese africano con una grande comunità cattolica, caratterizzato da grandi ricchezze naturali, ma anche profondamente instabile dal punto di vista politico ed etnico. Fra gli ultimi sviluppi si segnalano alcune accuse dell'Onu al Rwanda, che sosterrebbe gruppi di guerriglia all'interno dei confini del Congo. "Seguo con affetto e preoccupazione - ha detto il papa - le vicende della popolazione dell'Est della Repubblica Democratica del Congo, oggetto, in questi giorni, di attenzione anche da parte di una Riunione di alto livello, presso le Nazioni Unite. Sono particolarmente vicino ai profughi, alle donne e ai bambini, che a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi. Invoco Dio, perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti e affinché torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione così provata, come pure nell'intera Regione".
Il pontefice ha anche salutato i fedeli di Castel Gandolfo, dato che da domani egli ritorna a trasferirsi in Vaticano.
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Il Papa all’Angelus: appello per le popolazioni congolesi; no a gelosie nella Chiesa; invettiva contro i ricchi disonesti (R.V.)
Su segnalazione di Laura leggiamo:
Il Papa all’Angelus: appello per le popolazioni congolesi; no a gelosie nella Chiesa; invettiva contro i ricchi disonesti
Appello del Papa stamane, dal Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, per le popolazioni congolesi travolte dal conflitto civile. Prima dell’Angelus Benedetto XVI ha puntato il dito contro “i ricchi disonesti” ed ha ricordato che Dio può operare il bene anche fuori della Chiesa. Il servizio di Roberta Gisotti:
Si è detto preoccupato Benedetto XVI per le popolazioni nell’Est della Repubblica democratica del Congo, sofferenti per le violenze armate che continuano ad insanguinare il Paese, e di cui si è parlato nei giorni scorsi in ambito Onu.
“Sono particolarmente vicino ai profughi, alle donne e ai bambini, che a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi. Invoco Dio, perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti e affinché torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione così provata, come pure nell’intera Regione”.
Prima dell’Angelus, il Papa, ispirato dal Vangelo domenicale, ha ricordato “che Dio può operare cose buone e persino prodigiose” fuori della cerchia dei fedeli e “che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d’acqua ad un missionario”. Sant’Agostino insegna infatti che come nella Chiesa “si può trovare ciò che non è cattolico”, così fuori della Chiesa “può esservi qualcosa di cattolico”.
“Perciò, i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto”.
Al tempo stesso “anche all’interno della Chiesa” – ha osservato Benedetto XVI - “può capitare”, “che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare”, “le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali”.
“Invece dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita ‘fantasia’ con cui opera nella Chiesa e nel mondo”.
Traendo ancora spunto dalla Liturgia il Papa ha ripreso “l’invettiva dell’apostolo Giacomo contro i ricchi disonesti che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi”.
“Le parole dell’apostolo Giacomo, mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli”.
Nei saluti finali ai fedeli raccolti nel cortile del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI non ha dimenticato alla ripresa delle attività accademiche gli studenti universitari e tutti gli educatori ed insegnanti, incoraggiandoli “nella loro alta missione a servizio della gioventù. L’università – ha detto può essere un luogo dove si vive già la fraternità. Un luogo nel quale Dio non può essere assente.
“J’invite les adultes à éduquer en toutes circonstances les plus jeunes à l’estime mutuelle, à l’attention à l’autre et à la recherche de Dieu.”
Da qui l’invito “agli adulti ad educare in tutte le circostanze i più giovani alla stima reciproca, all’attenzione all’altro e alla ricerca di Dio”.
Infine un affettuoso “arrivederci” a tutta la comunità di Castel Gandolfo: Benedetto XVI rientrerà infatti domani in Vaticano.
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Appello del Papa per il Congo: l'Onu aiuti la pace ed a accogliere i profughi. Benedetto XVI saluta la parrocchia di Castel Gandolfo, domani rientra in Vaticano (Izzo)
PAPA: APPELLO PER IL CONGO, ONU AIUTI PACE E AD ACCOGLIERE PROFUGHI
Salvatore Izzo
(AGI) - Castel Gandolfo, 30 set.
Benedetto XVI segue "con affetto e preoccupazione" le vicende della popolazione dell'Est della Repubblica Democratica del Congo, e invoca che "si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti
e affinche' torni al piu' presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione cosi' provata, come pure nell'intera Regione".
Nel suo intervento, letto dopo la preghiera dell'Angelus, il Papa tedesco ha voluto attirare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale anche sulla "Riunione di alto livello" che si tiene presso le Nazioni Unite proprio su questa crisi.
"Sono particolarmente vicino - ha assicurato infine - ai profughi, alle donne e ai bambini, che a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi".
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PAPA: DOMANI RIENTRA IN VATICANO, SALUTA PARROCCHIA CASTEL GANDOLFO
Salvatore Izzo
(AGI) - Castel Gandolfo, 30 set.
Benedetto XVI, che domani lascera' definitivamente, per quest'anno, la residenza estiva di Castel Gandolfo, ha salutato dopo la preghiera dell'Angelus i membri del rinnovato Consiglio pastorale della parrocchia locale, intitolata a San Tommaso di Villanova.
"Cari amici - ha detto loro - come sapete, domani rientrero' in Vaticano; con affetto vi dico 'arrivederci' e vi prego di portare il mio saluto all'intera comunita'".
Al termine dell'Angelus, il Papa e anche rivolto il suo augurio alla nuova missione "Gesu' al centro", della Diocesi di Roma, "che in questa settimana - ha ricordato - si svolgera' nel territorio di Ostia". "Prego - ha assicurato - per questo momento forte di testimonianza e di annuncio".
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