sabato 29 settembre 2012
Rai Storia racconta il Papa in Libano. Domenica 30 settembre, alle 21
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Prima udienza del processo istruito per la sottrazione di documenti riservati (O.R.)
Prima udienza del processo istruito per la sottrazione di documenti riservati
Separazione dei processi penali a carico di Paolo Gabriele e di Claudio Sciarpelletti: l’udienza del procedimento in cui il primo è imputato per furto aggravato è stata fissata alle 9 di martedì 2 ottobre, mentre quella per il secondo è stata rinviata a data da destinarsi. È la decisione presa dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano questa mattina, sabato 29 settembre, al termine della prima udienza del processo istruito in seguito alla sottrazione e alla diffusione di documenti riservati del Papa.
Il collegio giudicante — composto dal presidente Giuseppe Dalla Torre, e dai giudici Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano — si è pronunciato anche su alcune eccezioni pregiudiziali proposte dagli avvocati difensori Cristina Arru per Paolo Gabriele e Gianluca Benedetti per Claudio Sciarpelletti; eccezioni sulle quali è intervenuto anche il promotore di giustizia del Tribunale Vaticano Nicola Picardi.
All’udienza era presente il solo Paolo Gabriele. Claudio Sciarpelletti ha scelto invece di farsi rappresentare dall’avvocato difensore.
La prima udienza è durata 2 ore e 15 minuti. Per adottare le sue prime decisioni il collegio giudicante è rimasto in camera di consiglio poco più di un’ora. All’udienza ha assistito un pool internazionale di giornalisti accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede.
(©L'Osservatore Romano 30 settembre 2012)
Al processo contro Gabriele deporrà don Georg. Via dagli atti processuali articolo su cardinale e vescovo (Izzo)
VATICANO: AL PROCESSO CONTRO MAGGIORDOMO DEPORRA' DON GEORG
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 set.
Il nome di monsignor Georg Gaenswein figura tra quelli degli otto testimoni che deporranno nel processo per furto aggravato a carico del maggiordomo infedele di Papa Ratzinger. Il segretario particolare di Benedetto XVi pero' all'udienza di questa mattina era assente, trovandosi con il Papa a Castel Gandolfo. Assente per la stessa ragione anche Cristina Cernetti, memores domini, anche lei in servizio nell'Appartamento Pontificio da cui sono stati sottratti valori e documenti riservati. Gli altri sei testimoni sono tutti funzionari del Corpo della Gendarmeria Vaticana: Giuseppe Pesce, Costanzo Alessandrini, Luca Cintia, Stefano De Santis, Silvano Carli e Luca Bassetti.
Nell'elenco non figura il generale Domenico Giani, comandante del Corpo, che invece era stato indicato come testimone per Sciarpelletti, la cui posizione e' stata stralciata. Nel processo all'informatico deporranno anche il vice comandante della Guardia Svizzera, William Kloter, l'ispettore della Gendarmeria Vaticana Gianluca Broccoletti e monsignor Carlo Maria Polvani della Segeretria di Stato, nipote dell'attuale nunzio a Washington, Carlo Maria Vigano', protagonista di una controversia sulla gestione del Governatorato che e' venuta alla luce grazie ai documenti sottratti da Paolo Gabriele e pubblicati. L'inserimento di Polvani - attualmente incaricato dei rapporti della Segreteria di Stato con i media vaticani e la Sala Stampa - nell'elenco dei testimoni sembrerebbe finalizzata alla necessita' di fare luce su chi in effetti abbia consegnato a Sciarpelletti la busta ritrovata nella perquisizione, al cui interno c'erano un libello polemico sulla gestione vaticana e una mail. Sciarpelletti aveva attribuito la consegna in un primo momento a Paolo Gabriele, che invece ne era il destinatario, poi a un monsignore della Segreteria di Stato, che nella requisitoria del promotore di giustizia Nicola Picardi e nella sentenza del giudice istruttore Piero Bonnet era finora coperto da una sigla.
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VATICANO: VIA DA ATTI ARTICOLO SU CARDINALE E VESCOVO
(AGI) - CdV, 29 set.
Riuniti in camera di consiglio, i giudici del Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Dalla Torre hanno deciso di escludere dagli atti del processo a Paolo Gabriele l'articolo di Die Velt che ipotizzava il coinvolgimento in Vatileaks del cardinale Paolo Sardi, ex responsabile della stesura dei testi papali, del vescovo Joseph Clemens, ex segretario del cardinale Ratzinger, e di Ingrid Stampa, storica collaboratrice del Pontefice tedesco. La decisione e' stata presa su richiesta dell'avvocato del maggiordomo infedele, Cristiana Arru'.
L'articolo era stato redatto dal vaticanista Paul Badde, considerato vicino al segretario del Papa, monsignor Georg Gaenswein, che sara' invece chiamato a deporre. Resta fuori dall'aula giudiziaria anche Gianluigi Nuzzi, il giornalista al quale Gabriele ha consegnato le copie dei documenti riservati da lui sottratti dall'Appartamento Pontificio insieme ai valori: almeno un assegno di 100 mila euro (donato al Papa dal rettore di un'universita' cattolica spagnola), una pepita d'oro e una cinquecentina (una copia dell'Eneide di Annibal Caro, che vale alcune migliaia di euro). Il promotore di giustizia della Corte d'appello, professor Giovanni Giacobbe, ha detto infatti che l'eventuale reato di ricettazione che potrebbe essere addebitato a Nuzzi sarebbe stato compiuto all'estero (cioe' in Italia) e i giudici vaticani non sono competenti, ne' le parti hanno pensato di convocarlo in qualita' di testimone, accettando quindi passivamente l'improbabile versione fornita dall'imputato che ha dichiarato di averlo contatto attraverso il centralino della sua redazione a "La7".
E non saranno nemmeno acquisiti i verbali delle audizioni della commissione d'inchiesta cardinalizia voluta dal Papa, il cui lavoro ha riguardato anche i rapporti di Paolo Gabriele con il mondo dei media, in particolare con alcuni giornalisti con i quali il maggiordomo del Pontefice era assiduamente in contatto, vicini anche alla sua famiglia. Il risvolto mediatico di Vatileaks sembra dunque destinato a restare fuori dal processo, sebbene il caso sia nato in questo ambito. Fa riflettere anche il fatto che con lo stralcio della posizione di Claudio Sciarpelletti, l'informatico della Segreteria di Stato accusato di favoreggiamento, non deporra' nel processo a Paolo Gabriele nemmeno Carlo Maria Polvani, incaricato della Segreteria di Stato per i rapporti con i media vaticani e la Sala Stampa della Santa Sede, nonche' nipote del nunzio a Washington protagonista di una divergenza con il segretario di Stato Tarcisio Bertone finita sui giornali con le lettere indirizzate al Papa e diffuse dal maggiordomo spergiuro. Alla fine gli unici giornalisti che resteranno agli annali della Giustizia Vaticana saranno cosi' i redattori delle agenzie internazionali e i 4 vaticanisti sorteggiati per assistere ad ogni udienza. Per qualche imperscrutabile ragione il Vaticano ha imposto che due dei quattro posti fissi del pool andassero ad agenzie anglofone lasciando fuori la Efe che riferisce nella lingua parlata da oltre meta' dei cattolici del mondo. E nessuna protesta ha convinto a rivedere questa decisione punitiva per l'intera area spagnola. Il sorteggio pero' ha reso giustizia agli esclusi, recuperando per le prime due udienze la Efe e l'agenzia messicana Notimex.
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Processo a Gabriele in 5 udienze, fino al 6 ottobre. I giudici separano il processo a Sciarpelletti (Izzo)
VATICANO: PROCESSO A MAGGIORDOMO IN 5 UDIENZE, FINO AL 6/X
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 29 set.
Si dovrebbe concludere entro sabato 6 ottobre il processo al maggiordomo infedele di Papa Ratzinger. I giudici del Tribunale Vaticano hanno infatti fissato quattro udienze per la prossima settimana, e il presidente Giuseppe Dalla Torre ha detto, al termine di quella di oggi, di ritenere probabile che siano sufficienti per concludere il dibattimento e andare alla sentenza.
Stralciata la posizione di Claudio Sciarpelletti, nella prima udienza sono state esaminate e respinte una serie di eccezioni presentate dalla difesa di Paolo Gabriele, alcune delle quali molto complesse sotto il profilo giuridico, in quanto riguardavano il tema del "segreto pontificio" (il maggiordomo era tenuto a rispettarlo da un giuramento e quindi divulgando i documenti riservati si e' esposto alla scomunica, ma i giudici vaticani hanno spiegato di non volerlo perseguire per tale reato, che e' regolato dal Codice di Diritto Canonico). Ugualmente e' stata respinta la richiesta di acquisire agli atti verbali dell'inchiesta parallela affidata dal Papa a tre cardinali, che per il suo carattere squisitamente canonico e' stata dichiarata non di competenza del Tribunale della Citta' del Vaticano. E' da sottolineare pero' che l'avvocato Cristiana Arru' ha ottenuto oggi alcune "vittorie" significative: sono stati esclusi dagli atti del processo i verbali dei primi interrogatori a Paolo Gabriele condotti dal generale Domenico Giani senza che fossero presenti gli avvocati, come pure quello relativo a una conversazione dello stesso Giani con monsignor Gaenswein, tendente - e' stato detto - a verificare la possibilita' che l'assegno di 100 mila euro sottratto dal Gabriele potesse essere da questi incassato. Respinta invece e' stata la richiesta di una perizia dattiloscopica sulla pepita rubata, che avrebbe dovuto servire a identificare le persone che l'avevano toccata. In merito ai valori sottratti da Gabriele, il pm Nicola Piccardi ha detto che essi non aggravano in modo eccessivo la posizione del maggiordomo spergiuro. E il tribunale si e' riservato di acquisire i verbali di sequestro agli atti dopo il dibattimento. Nello stesso modo e' stata rinviata la decisione relativa all'acquisizione dei documenti ritrovati nell'abitazione di Paolo Gabriele a Castel Gandolfo, in territorio non dello Stato Citta' del Vaticano.
Per quanto riguarda la perquisizione avvenuta a Castel Gandolfo, e' stato chiarito in aula dal promotore di giustizia Piccardi che il corpo della Gendarmeria aveva chiesto l'autorizzazione al sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Giovanni Becciu, che e' responsabile dei rapporti con le autorita' italiane. In ogni caso restano di certo agli atti ben 82 scatole di documenti sequestrati nell'abitazione di Paolo Gabriele in Vaticano, come ha potuto precisare lo stesso Giani in aula, correggendo il pm che parlava di 52. Tali materiali comprendono anche supporti informatici e la Arru' ha chiesto di non acquisirne la "disamina" in quanto il codice Zanardelli attualmente in vigore in Vaticano non prevedeva questa possibilita', ma i giudici hanno risposto che dal 2008 vige in Vaticano una legge sulle fonti del diritto in base alla quale su materie non regolate si segue la legislazione italiana. Tra le richieste respinte c'era anche l'esclusione dagli atti delle riprese fatte dalla Gendarmeria con una telecamera posizionata sul pianerottolo dell'abitazione vaticana del maggiordomo. In merito, il pm ha precisato oggi che il giudice istruttore aveva autorizzato il posizionamento della telecamera l'8 giugno scorso. Martedi' alla ripresa del processo dovrebbe essere interrogato Paolo Gabriele, che oggi e' apparso - hanno detto i presenti in aula - "elegantissimo e impassibile come una statua di sale". L'imputato, e' stato riferito dai giornalisti ammessi in aula (che occupavano 8 su 18 sedie per il pubblico, in compagnia solo di alcuni dignitari vaticani) ha mantenuto un atteggiamento serio e compunto per tutta l'udienza tranne che per alcuni minuti, durante l'interruzione che era stata decisa per consentire la camera di consiglio, quando e' stato visto ridere con l'avvocatessa Arru' e il legale di Sciarpelletti. Un atteggiamento certo non consono alla gravita' della sua attuale situazione processuale e professionale.
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VATICANO: GIUDICI SEPARANO PROCESSO A SCIARPELLETTI
(AGI) - CdV, 29 set.
I giudici del Tribunale Vaticano hanno accolto la richiesta della difesa di Claudio Sciarpelletti, l'informatico della Segreteria di Stato accusato di favoreggiamento, di separare la propria posizione da quella di Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa accusato di furto aggravato. Il legale, avvocato Gianluca Bendetti, ha motivato l'istanza con il fatto che il reato contestato sarebbe stato commesso dal suo assistito "in una manciata di ore" ed e' dunque marginale. La corte ha deciso dunque di processare Sciarpelletti separatamente, in data da destinarsi.
Sciarpelletti, che oggi non era presente all'udienza a causa, ha detto il suo avvocato, di "un imprevisto dovuto all'agitazione", attraverso lo stesso legale si e' dichiarato "non colpevole". Nello stesso modo l'informatico della Segreteria di Stato, ha tenuto a far sapere di essere stato "colpito dal modo gentile" con il quale e' stato trattato dagli inquirenti nelle diverse fasi dell'inchiesta. La separazione dei processi consentira' ora all'informatico di ritornare a una vita anonima, come evidentemente desidera. Ed ha visto comunque affermata la marginalita' del suo ruolo.
Tra le dichiarazioni fatte dall'avvocato Benedetti in questo senso una e' stata salutata da Paolo Gabriele con un cenno di assenso: "il mio assistito - ha detto il legale - non e' in rapporti di grande amicizia con il maggiordomo del Papa, ne' c'era una intensa frequentazione, solo si conoscevano e scambiavano opinioni". L'avvocato rotale ha anche ammesso che "e' stato positivo per il diritto alla difesa il fatto che i due procedimenti fossero uniti, perche' questo ha permesso di vedere gli atti, ma le imputazioni piu' gravi sono tutte decadute e l'episodio contestato e' circoscritto in una manciata di ore".
Secondo Bendetti, inoltre, le dichiarazioni rilasciate da Sciarpelletti negli interrogatori non favoriscono Paolo Gabriele, anzi quando l'informatico ha cambiato versione affermando che la busta ritrovata dalla Gendarmeria nel suo ufficio gli era stata consegnata non da Paolo Gabriele ma da un monsignore che voleva farla avere al maggiordomo egli avrebbe ammesso implicitamente di aver semmai favorito quest'ultimo. Su tale circostanza fara' luce comunque il nuovo processo, e se saranno confermati i testimoni elencati oggi, potra' spiegare meglio cosa e' accaduto il sacerdote Carlo Maria Polvani, il nipote del nunzio a Washigton Carlo Maria Vigano', le cui lettere riservate al Papa e al segretario di Stato Tarcisio Bertone su presunti scandali economici del Governatorato, hanno dato l'avvio al caso Vatileaks. Nella busta di Sciarpelletti - secondo quanto e' emerso oggi - non c'erano documenti riservati ma un libello definito "inqualificabile" e una mail.
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Vaticano, sfilano i testimoni: il processo si concluderà in 5 udienze
Vaticano, sfilano i testimoni: il processo si concluderà in 5 udienze
Città del Vaticano, 29 set. (LaPresse/AP)
Il segretario personale del Papa, monsignore Georg Gaenswein, è stato chiamato come testimone al processo in Vaticano all'ex maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele. A testimoniare sono stati chiamati anche una delle quattro religiose che si occupano dell'appartamento di Sua Santità, un monsignore della segreteria di Stato vaticana, il vicecomandante delle guardie svizzere e il capo della polizia vaticana. Anche otto membri della gendarmeria vaticana sono stati chiamati come testimoni, ma non sono stati ascoltati oggi. In aula anche Domenico Giani, la guardia del corpo personale del Papa. La prossima udienza è fissata per martedì 2 ottobre. Il processo si concluderà nell'arco di altre quattro udienze. Gabriele, che sarà interrogato martedì, è apparso calmo ma teso nelle oltre due ore di udienza, serrando frequentemente le mani. Si è presentato con un vestito grigio chiaro e la cravatta.
Durante una pausa ha scambiato qualche parola con il suo legale Cristiana Arru. La Arru ha sollevato una serie di obiezioni all'inizio dell'udienza, solo una parte delle quali è stata accettata. Una ha riguardato due conversazioni tra Gabriele e il capo della polizia, avvenuta senza che i suoi legali fossero presenti. Il giudice ha dichiarato la prova inammissibile. Non è noto il contenuto delle conversazioni. La legale ha anche chiesto accesso al rapporto redatto dalla commissione di cardinali nominata dal Papa per indagare sul caso insieme ai magistrati vaticani. Richiesta, anche questa, che è stata respinta.
La moglie e i tre figli di Gabriele non sono stati ammessi all'udienza. Lo spazio per il pubblico era di 18 posti, 8 dei quali riservati a giornalisti che poi hanno riferito ai colleghi che attendevano all'esterno. Non è stato ammesso in aula alcun dispositivo di registrazione. I controlli sono stati molto severi. I cellulari sono stati sequestrati e persino le penne controllate per verificare che non contenessero registratori. Non ammesse ovviamente le telecamere, eccetto quelle dei media vaticani che hanno filmato i primi momenti all'inizio dell'udienza.
Nonostante le restrizioni, il processo rappresenta un tentativo del Vaticano di mostrare maggiore trasparenza. Il Papa avrebbe potuto infatti perdonare Gabriele ed evitare il procedimento, ma, ha spiegato il portavoce della sala stampa vaticana padre Lombardi, ha scelto con "coraggio" di proseguire sulla strada del processo che, pur con tutte le limitazioni di accesso, è essenzialmente pubblico. Si tratta di una novità importante che fa seguito, ha sottolineato, alla decisione di sottoporre le istituzioni finanziarie vaticane all'esame della Moneyval Committee del Consiglio d'Europa.
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Benedetto XVI sarà il primo Papa a celebrare Messa all'aperto a Loreto
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Apre il processo a Paolo Gabriele testimone anche padre Georg (Tg1)
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L'avvocato di Gabriele ha contestato la competenza del tribunale vaticano, il decreto di rinvio a giudizio e l'utilizzo di una telecamera sul pianerottolo di casa di Gabriele. Eccezioni respinte dal tribunale
Vaticano/ Avvocato maggiordomo contesta tribunale (e telecamera)
La legale di Paolo Gabriele contro sentenza di rinvio a giudizio
Città del Vaticano, 29 set. (TMNews)
Ha contestato la competenza del tribunale vaticano, il decreto di rinvio a giudizio, una telecamera piazzata sul pianerottolo di casa del maggiordomo del Papa dopo che egli era stato arrestato, l'avvocata Cristiana Arru, unica rimasta ad assistere Paolo Gabriele dopo l'improvviso ritiro dell'avvocato Carlo Fusco nel corso dell'estate.
La legale di Gabriele ha iniziato la seduta d'avvio del processo ha contestato innanzitutto l'incompetenza del collegio cardinalizio, sostenendo che ad occuparsi della violazione del segreto pontificio dovrebbe essere la Santa Sede (in base al diritto canonico) e non lo Stato della Città del Vaticano (in base ai codici di procedura penale in vigore all'interno delle Mura leonine). Il tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Dalla Torre, ha però rigettato la richiesta sottolineando che il processo è relativo al solo capo di imputazione del furto aggravato di documenti riservati della Santa Sede, e non riguarda, pertanto, il diritto canonico ma quello vaticano.
Cristiana Arru ha poi chiesto la nullità della sentenza di rinvio a giudizio per la genericità delle accuse contenute in merito a corpo del reato e materiale sequestrato. Eccezione anch'essa respinta. Rigettata anche - perché considerata inutile - la richiesta di una perizia dattiloscopica tesa a rilevare le impronte digitali sulla pepita d'oro (o presunta tale) rinvenuta a casa di Paolo Gabriele. Bocciata - in quanto infondata - la contestazione che l'avvocata ha avanzato nei confronti di una telecamera installata sul pianerottolo di casa di Paolo Gabriele.
Il dispositivo, ha argomentato il tribunale, era stato autorizzato dalle competenti autorità l'otto giugno (Paolo Gabriele era stato arrestato il 23 maggio). In una memoria scritta consegnata prima dell'avvio del processo, infine, la legale del maggiordomo chiedeva anche una planimetria dello studio del segretario personale del Papa, mons. Georg Gaenswein, e l'acquisizione nel dibattimento delle testimonianze rese sul caso Vatileaks ad una commissione cardinalizia creata 'ad hoc' dal Papa.
La planimetria è stata negata per motivi di sicurezza, mentre la commissione, ha ricordato il presidente del tribunale, è stata istituita secondo l'ordinamento canonico con l'incarico di riferire esclusivamente al Pontefice, per cui non ha rilevanza per l'ordinamento vaticano. "Me lo aspettavo", ha ammesso l'avvocata ai cronisti che le hanno potuto rivolgere una domanda.
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Prima udienza del processo a Gabriele: servizio di Lucio Brunelli
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Processo in Vaticano: separati i procedimenti a carico di Gabriele e Sciarpelletti (Radio Vaticana)
Processo in Vaticano: separati i procedimenti a carico di Gabriele e Sciarpelletti
Si separano i processi a carico di Paolo Gabriele, l’ex assistente di camera del Papa, e del tecnico informatico Claudio Sciarpelletti, oggi assente, accusati l’uno di furto aggravato di documenti riservati e l’altro di favoreggiamento. Lo hanno deciso oggi i tre giudici guidati dal presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe dalla Torre, al termine della prima udienza apertasi questa mattina in Vaticano. La prossima comparizione sarà il 2 ottobre con l’interrogatorio di Paolo Gabriele e di altri testi. Respinta l’eccezione pregiudiziale di parte che chiedeva l’acquisizione agli atti delle testimonianze della Commissione Cardinalizia voluta dal Papa. A seguire il dibattimento c’era per la Radio Vaticana, Massimiliano Menichetti:
Il prossimo 2 ottobre alle ore 9, mezz’ora prima di oggi, sarà solo Paolo Gabriele a essere in aula per processo che lo vede imputato di furto aggravato di documenti riservati. I magistrati vaticani, questa mattina, hanno infatti accolto l’istanza dell’avvocato di Claudio Sciarpelletti, accusato di favoreggiamento, oggi assente per non meglio precisati “improvvisi motivi”, di separate i due procedimenti. L’avvocato Benedetti, ricordato che il suo assistito si è dichiarato innocente, ha evidenziato la distanza tra i due capi d’accusa e lo svolgersi dei fatti, “che a differenza di un primo momento – ha evidenziato – portano, ora, a prendere vie diverse”. Presenti, per due ore e quindici minuti, nella piccola aula delle udienze del tribunale vaticano 9 testi dei 13 convocati (8 per Gabriele e 5 per Sciarpelletti), tra i quali lo stesso Gabriele. Tra gli assenti, giustificati per mortivi di servizio, anche mons. Georg Gänswein, segretario del Papa.
Molte le eccezioni presentate dall’avocato Arru, legale di Paolo Gabriele, respinte dai giudici, dopo circa un'ora e venti di Camera di consiglio. Non sarà possibile acquisire, come richiesto dal legale di parte, le testimonianze della Commissione Cardinalizia voluta da Benedetto XVI. Respinta l’eccezione pregiudiziale sulla incompetenza “Sub secreto pontificio”, fattispecie, precisano i magistrati, non presente nell’ordinamento vaticano. Ribadita la liceità della istallazione di telecamere nei pressi dell’abitazione di Gabriele da parte della Gendarmeria vaticana. Tolti invece dagli atti processuali, sempre su richiesta della Arru, le due conversazioni avute dal capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, con Paolo Gabriele, senza la presenza di un legale quando era in stato di arresto. Esclusa anche la conversazione avuta da Giani con mons. Georg, in relazione alle prove ritrovate a casa di Gabriele. Accolta anche l’istanza che ha chiesto lo stralcio, ovvero la rimozione dagli atti, di un articolo in lingua tedesca sulla vicenda, realizzato, per Die Welt, da Paul Badde.
Rimangono aperte invece le eccezioni sollevate dall’avvocato Arru sull’acquisizione del cosiddetto materiale informatico, ovvero 82 scatole di diverse dimensioni, sequestrate all’ex assistente di camera e quelle relative alle modalità delle perquisizioni: si valuterà durante il procedimento. Respinta poi, per motivi di sicurezza, la richiesta di una perizia planimetrica dell’appartamento di mons. Georg e la perizia per rilevare le impronte digitali sulla presunta pepita d’oro trovata in casa di Gabriele.
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Prima udienza del processo a Gabriele: il commento audio di Ansaldo
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Respinti dal tribunale vaticano due interrogatori (senza legale) di Gabriele e un articolo di Welt
Vaticano/ Interrogatori Giani e 'Welt' via da prove processo
Articolo di giornale tedesco indicava ex collaboratori Ratzinger
Città del Vaticano, 29 set. (TMNews)
Un articolo apparso sul quotidiano tedesco 'Die Welt' a firma di Paul Badde - che indicava nel caso Vatileaks il coinvolgimento di tre ex collaboratori di Benedetto XVI - e gli interrogatori svolti dal comandante della gendarmeria vaticana Domenico Giani al maggiordomo del Papa in assenza dei suoi avvocati sono prove che vengono espunte dal dibattimento del processo iniziato oggi a carico di Paolo Gabriele. E' quanto ha stabilito il tribunale guidato da Giuseppe Dalla Torre accogliendo così alcune delle richieste avanzate dalla legale di Gabriele, Cristiana Arru (e contestate dal 'promotore di giustizia' Nicola Picardi).
L'articolo della 'Welt' è stato considerato "non pertinente". Il giornalista tedesco focalizzava la propria attenzione sul ruolo che avrebbero svolto nella vicenda l'ex segretario di Ratzinger Josef Clemens, la sua ex governante Ingrid Stampa e l'ex 'ghostwriter' del Pontefice Paolo Sardi telecamera. Quanto al comandante dei gendarmi Giani, egli ha condotto due interrogatori con Paolo Gabriele nella cella di sicurezza della caserma della gendarmeria senza la presenza degli avvocati. Espunto dalle prove processuali anche il colloquio avuto tra lo stesso Giani e mons. Georg Gaenswein a proposito della riscossione dell'assegno di centomila euro intestato al Papa e rinvenuto a casa di Paolo Gabriele (obolo - è emerso oggi - dell'università cattolica di Sant'Antonio di Mursia, in Spagna, consegnato al Papa durante il suo recente viaggio a Cuba).
Il tribunale vaticano ha invece sospeso il giudizio su altre due richieste dell'avvocata Cristiana Arru. Sarà deciso all'esito del dibattimento, infatti, se utilizzare o meno come materiale probatorio le carte trovate nella casa usata da Paolo Gabriele a Castel Gandolfo (il comandante Giani ha chiesto al proposito a mons. Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato, se fosse materiale probatorio pur essendo stato trovato in zona extra-territoriale e il prelato ha risposto affermativamente) e gli altri oggetti rinvenuti a casa di Paolo Gabriele: l'assegno, una pepita presunta d'oro e una traduzione antica della traduzione dell'Eneide di Annibal Caro. Materiale, quest'ultimo, definito "dolo non eccessivo" anche dal pm Nicola Picardi.
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Vaticano: per Gabriele due interrogatori senza avvocato, giudice li stralcia
Vaticano: per Gabriele interrogatori senza avvocato, giudice li stralcia
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 29 set - Cristiana Arru, l'avvocato dell'ex-maggiordomo di papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, ha chiesto e ottenuto lo stralcio, dal fascicolo del processo Vatileaks che si apre oggi, di due interrogatori condotti dal capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, senza che con Gabriele fosse presente un avvocato. La decisione e' stata presa questa mattina dal presidente del tribunale vaticano, Giuseppe dalla Torre, dopo una camera di consiglio durata un'ora e 20 minuti. (Asca)
Prima udienza del processo contro Gabriele. Il resoconto dell'Ansa
Paolo Gabriele a processo, nuova udienza 2 ottobre
Separati i procedimenti nei confronti dell'ex maggiordomo del Papa e di Claudio Sciarpelletti
CITTA' DEL VATICANO - E' arrivato nell'aula del tribunale vaticano da solo, scortato dai gendarmi ma senza l'accompagnamento di alcun familiare, e con qualche minuto di anticipo sull'orario fissato per l'udienza, le 9.30, Paolo Gabriele, ex maggiordomo del Papa, a giudizio per furto aggravato in seguito all'inchiesta sul trafugamento dei documenti riservati del Papa. Gabriele ha assistito impassibile allo svolgersi della prima udienza durata circa due ore e un quarto.
Completo grigio chiaro, cravatta grigio scuro, camicia bianca, Gabriele nel corso dell'udienza si è mostrato con un'espressione un po' tesa, ma senza esternare sentimenti particolare. Ha ascoltato il dibattimento per la maggior parte del tempo seduto e a braccia conserte. Di tanto in tanto, in particolare durante la sospensione dell'udienza per la camera di consiglio, ha scambiato qualche commento con il suo avvocato, Cristiana Arru, che gli sedeva davanti nella piccola aula del tribunale, che tra testimoni, spettatori, membri della corte, cancellieri e legali ha contenuto circa una trentina di persone.
La prima udienza è durata due ore e quindici minuti. Alla sbarra anche Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreria di stato, imputato per favoreggiamento. Durante l'udienza, che ha preso inizio al suono di una campanella, la corte composta di tre giudici laici, si è riunita in camera di consiglio per circa un'ora e venti per decidere sulle eccezioni della difesa. Gabriele e Sciarpelletti sono imputati a seguito dell'inchiesta sul trafugamento delle carte riservate di Benedetto XVI.
Il Tribunale vaticano, su richiesta dell'avvocato Gianluca Benedetti, difensore di Sciarpelletti, ha deciso che i processi a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento per la vicenda della fuga di documenti del Papa, procederanno separatamente. Martedì 2 ottobre, alle ore 9.00, ci sarà la seconda udienza che, ha detto il presidente Dalla Torre, sarà dedicata all'interrogatorio dello stesso Gabriele e ad altre deposizioni.
Fra i testimoni che verranno sentiti nel processo a carico di Paolo Gabriele c'é anche il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein. La lista dei testimoni finora citati comprende, oltre a Gaenswein, la 'memores' Cristina Cernetti, e i gendarmi Pesce, Alessandrini, Cintia, De Santis, Carli e Bassetti. All'inizio dell'udienza è stato fatto l'appello dei testimoni, che in tutto dovevano essere 13 comprendendo anche i cinque per Claudio Sciarpelletti, la cui posizione però è stata al termine separata da quella di Paolo Gabriele. Otto, quindi i testimoni per Gabriele: due oggi assenti perché a Castel Gandolfo col Papa, Cristiana Cernetti e mons. Georg Gaenswein, e gli altri sei presenti, gli agenti della Gendarmeria Giuseppe Pesce, Costanzo Alessandrini, Luca Cintia, Stefano de Santis, Silvano Carli, Luca Bassetti. Se ci saranno richieste delle parti, altri testimoni potrebbero essere accolti dal Tribunale durante il processo.
Cinque i testimoni previsti invece finora per Sciarpelletti, il cui processo andrà avanti in data da destinarsi: lo stesso Paolo Gabriele, mons. Carlo Maria Polvani della Segreteria di Stato, il vice comandante della Guardia Svizzera William Kloter (questi due oggi assenti, e per la Gendarmeria il capo Domenico Giani e Gianluca Gauzzi Broccoletti.
Oltre che dal presidente del tribunale Dalla Torre, il collegio giudicante è composto dal giudice Paolo Papanti-Pelletier, e dal giudice Venerando Marano. Il promotore di giustizia, corrispondente a un pm italiano, è Nicola Picardi. L' imputato Gabriele, assistito dall'avvocato Cristiana Arru, é presente in aula, mentre Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato Gianluca Benedetti. Paolo Gabriele rischia una pena fino a quattro anni di carcere, un massimo di tre per il furto dei documenti e uno in più per l'aggravante. Sciarpelletti, tecnico informatico dipendente della segreteria di Stato, rischia invece fino a un anno di detenzione.
A fianco di Paolo Gabriele si schiera Gianluigi Nuzzi, autore del volume 'Sua Santita'' sui documenti riservati del Papa. "In bocca al lupo, coraggioso Paoletto, non lasciamolo solo" si legge sul profilo Twitter del giornalista. Gabriele ha ammesso nel corso degli interrogatori dell'inchiesta formale che ha portato al rinvio al giudizio, di essere colui che ha fornito i documenti a Nuzzi per il suo libro.
Il tweet di Nuzzi, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, fa riferimento all'hashtag #Iostoconilmaggiordomo.
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Installata una telecamera fuori dalla casa di Gabriele. Accolta l'eccezione della difesa volta ad escludere dal fascicolo l'articolo di Badde
Vaticano: installata telecamera fuori abitazione Paolo Gabriele
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 29 set - La gendarmeria vaticana ha installato una telecamera sul pianerottolo dell'appartamento di Paolo Gabriele in Vaticano: il dato e' emerso oggi durante la prima udienza del processo per il caso Vatilkeas in Vaticano, in cui l'ex-maggiordomo del papa e' imputato per ''furto aggravato''.
L'installazione della telecamera e' stata autorizzata dal giudice istruttore vaticano, Piero Antonio Bonnet, l'8 giugno, per registrare con immagini i movimenti di entrata e di uscita dalla sua abitazione. L'avvocato di Gabriele, Cristiana Arru, aveva sollevato una obiezione davanti al giudice per chiedere in base a quale ordinanza fosse stata installata la telecamera.
Tra le alte numerose eccezioni presentata da Arru, quella - accolta dai giudici - per escludere dal fasciolo processuale un articolo apparso sul quotidiano tedesco 'Die Welt' a firma di Paul Badde che indicava nel caso Vatileaks il coinvolgimento di tre ex collaboratori di Benedetto XVI, considerato ''non pertinente''. (Asca)
Alcune delle prove raccolte durante l'indagine su Gabriele sono state respinte dal tribunale. L'imputato sarà interrogato il 2 ottobre
Vaticano, tribunale respinge alcune prove su Paolo Gabriele
Città del Vaticano, 29 set. (LaPresse/AP) - Alcune delle prove raccolte durante l'indagine sul maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, al centro dello scandalo sui documenti segreti del Vaticano, sono state respinte dal tribunale. E' quanto ha fatto sapere il Vaticano nel corso del briefing al termine dell'udienza di stamane (LaPresse News)
Vaticano, Gabriele sarà interrogato il 2 ottobre
Città del Vaticano, 29 set. (LaPresse/AP) - La prossima udienza del processo a Paolo Gabriele si terrà in Vaticano martedì 2 ottobre, data nella quale l'ex maggiordomo del Papa sarà interrogato. E' quanto ha fatto sapere il Vaticano nel corso del briefing al termine dell'udienza di stamane. (LaPresse News)
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